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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Omaggio ad Oriana Fallaci

  Un post luuuuuuuuuungo per chi ha voglia di leggerlo…

Un doveroso omaggio ad Oriana Fallaci che ha precorso i tempi su tematiche sempre attuali.  In queste pagine ho colto lo stile incisivo di una professionista della scrittura, ispirato alla ragione, ma soprattutto le profonde riflessioni di una donna che ha scritto con il cuore .

Il blitz della polizia nel Nuovo Policlinico di Napoli in occasione di un aborto terapeutico e la campagna di Giuliano Ferrara ispirata alla moratoria sull’aborto (e ad un ulteriore frazionamento partitico), hanno suscitato un’indignata protesta delle donne di tutta Italia che rivendicano il principio di autodeterminazione sul tema della vita . Fermo restando che la procreazione dovrebbe essere consapevole e responsabilmente condivisa, lo stato di emergenza nel nostro paese non è causato dall’ aborto bensì dalla natalità. La difesa della legge 194 è l’espressione dell’orgoglio delle donne in quanto tali.” (Lucia Annunziata). Non a caso la legge è ispirata alla tutela sociale della maternità e successivamente all’interruzione volontaria della gravidanza e contempla forme e procedure prima per assistere la donna in stato di gravidanza, poi qualora decida volontariamente di interromperla. La casistica dimostra che sono diminuiti notevolmente gli aborti volontari e vi ricorrono per lo più extracomunitarie o donne con lavori precari, aventi comunque difficoltà economiche a mantenere un posto di lavoro o un figlio. E’ anche vero che molte donne si recano all’estero per interruzioni di gravidanza clandestine, mascherate da aborti spontanei, o per procurarsi la pillola Ru486 non ammessa in Italia. Da tempo si registra un calo demografico perché la maternità non è tutelata né garantita non solo per carenza di strutture ,ma anche non percepita come valore a livello socio culturale. In Italia latitano i padri galantuomini… Ebbene sì: la precarietà del lavoro,l’incertezza del futuro e l’immaturità di bamboccioni ( in questo caso credo che l’appellativo sia più che azzeccato) incrementano la mentalità della toccata e fuga , del conseguimento del piacere fine a se stesso ove il sentimento è un optional e il senso di responsabilità è volutamente rinnegato. A distanza di 30 anni dalla legge 194 le donne sono ancora sole in una scelta che rivendicano propria sapendo di poter contare quasi esclusivamente sulle proprie forze in caso di nascita e di accudimento di un figlio. Credo siano molto meno i casi di interruzioni di gravidanza voluti soltanto dalle donne e non condivisi dai padri ( che in tali casi effettivamente hanno meno voce in capitolo).


Ho riletto “Lettera ad un bambino mai nato” capolavoro di Oriana Fallaci, scritto nel 1975 ma sempre attuale ,incisivo e profondo nel quale una maternità inaspettata crea nella protagonista conflittualità di cuore e pensiero, complicità , affetto, amore e rimpianti. Alcuni passi del monologo non solo mettono a fuoco l’aspetto umano del dilemma ( nascere o non nascere?) ma forse suggeriscono risposte. Mi sovviene la reazione dell’amica che aggredisce il padre del nascituro “Vigliacco, ipocrita vigliacco!Vi spaventate e ci lasciate sole e al massimo tornate da noi in nome della paternità. Tanto che vi costa la paternità?…Non avete che da dargli un cognome se siete sposati, neanche quello se siete fuggiti. Ogni responsabilità è della donna, ogni sofferenza, ogni insulto…Sono millenni che usate il nostro corpo senza rimetterci nulla. .. In qualsiasi donna cercate una mamma. A qualsiasi donna chiedete di farvi da mamma: perfino se è vostra figlia… Eterni bambini, fino alla vecchiaia restate bambini da imboccare, pulire,servire, consigliare, consolare , proteggere nelle vostre debolezze e nelle vostre pigrizie. Io vi disprezzo e disprezzo me stessa per non saper fare a meno di voi, per non gridarvi più spesso: siamo stanche d’esservi mamme. Siamo stanche di questa parola che avete santificata per il vostro interesse , il vostro egoismo.”


La protagonista, donna senza nome né età, dopo perplessità iniziali (“E’ paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per agganciarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato. Mi sono sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? . .. Molte donne si chiedono: metter al mondo un figlio, perchè? Perchè abbia fame, perchè abbia freddo, perchè venga tradito ed offeso, perchè muoia ammazzato alla guerra o da una malattia? E negano la speranza che la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per tentar di cancellare le malattie e la guerra”) decide di accogliere la nuova vita perchè nascere è meglio di non nascere. Eppure essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio ,una sfida che non annoia mai. … Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. E’ solo un diritto fra tanti diritti…. Ma se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. E forse di più perché ti saranno risparmiate tante umiliazioni, tante servitù, tanti abusi….Naturalmente ti toccheranno altre schiavitù, altre ingiustizie:neanche per un uomo la vita è facile, sai. Poichè avrai muscoli più saldi, ti chiederanno di portare fardelli, più pesi, ti imporranno arbitrarie responsabilità. Poichè avrai la barba rideranno se tu piangi e se hai bisogno di tenerezza. Poiché avrai una coda davanti ti ordineranno di uccidere o di essere ucciso alla guerra…Eppure, o proprio per questo, essere un uomo sarà un’avventura altrettanto meravigliosa: un’impresa che non ti deluderà mai… Bambino ,io sto cercando di spiegarti che essere un uomo non significa avere una coda davanti: significa essere una persona. E anzitutto a me , interessa che tu sia una persona. E’ una parola stupenda, la parola persona ,perché non pone limiti a un uomo e una donna, non traccia frontiere tra chi ha la coda e chi non ce l’ha: in pratica si riduce alla facoltà di maturare o no una creatura nel ventre. Il cuore e il cervello non hanno sesso.”


Decide di avere il figlio e anche di viaggiare per impegni di lavoro dopo una minaccia di aborto e ne è felice. Ma il feto “rinuncia alla vita”. Ritornata in patria , sogna di essere processata per aver perso il bambino. Nella giuria ci sono un medico cinico che la condanna perchè secondo lui ha compromesso la gravidanza già a rischio; stesso verdetto da parte del compagno e del datore di lavoro che aveva pensato al suo mancato guadagno qualora lei avesse rallentato il lavoro. In sua difesa si pronunciano l’amica ( l’intervento sopraccitato ispirato al femminismo) , i genitori (“Non tocca a noi giudicare, né a voi. Non avete il diritto di accusarla né di difenderla perché non siete dentro né la sua mente né il suo cuore.”) e una dottoressa che sostiene “la gravidanza non è una punizione inflitta dalla natura per farti pagare il brivido di un momento. E’ un miracolo che deve svolgersi con la stessa spontaneità … Se non procede in modo normale, non puoi chiedere ad una donna di stare mesi e mesi distesa in un letto come una paralitica .In altre parole, non puoi esigere da lei la rinuncia della sua attività., della sua personalità, della sua libertà. Lo esigi forse da un uomo che con quel brivido gode molto di più?”


Tutti hanno la loro verità, fatta di verità differenti e non univoche. Il bambino parla :
“ …quei giudizi non contano…l’unico testimone son io. Soltanto io posso affermare che mi hai ucciso senza uccidermi. Soltanto io posso spiegare come l’hai fatto e perché. Io non avevo chiesto di nascere, mamma. Nessuno lo chiede. Laggiù nel nulla non v’è volontà. Non v’è scelta. V’è il nulla. ..Semplicemente accettiamo e poi aspettiamo di scoprire se ci piace aver accettato( di nascere)..Sia pure attraverso i tuoi timori, le tue esitazioni, eri stata così brava a convincermi che nascere è bello e scappare dal nulla una gioia. Una volta nato non ti dovrai scoraggiare, dicevi: neanche a soffrire, neanche a morire. Se uno muore vuol dire che è nato, che è uscito dal niente, e niente è peggiore del niente: il brutto è dover dire di non esserci mai stato. La tua fede mi seduceva, la tua prepotenza. Io ti credevo , mamma. Insieme all’acqua che mi immergeva io bevevo ogni tuo pensiero. E ogni tuo pensiero aveva il sapore di una rivelazione. Poteva avvenire altrimenti? Il mio corpo era solo un progetto che si sviluppava in te, grazie a te; la mia mente era solo una promessa che si realizzava in te, grazie a te. Apprendevo esclusivamente ciò che mi davi, ignoravo ciò che non mi davi: le mie sorsate di luce e di coscienza eri tu. Se sfidavi tutto e tutti per condurmi alla vita, pensavo, ciò significava che la vita era veramente un dono sublime. Ma poi crebbero le tue incertezze, i tuoi dubbi, e prendesti ad alternare lusinghe e minacce, tenerezza e rancore, coraggio e paura. Per lavarti dalla paura un giorno attribuisti a me la decisione di esistere, mamma. Affermasti d’avere obbedito ad un mio ordine, non alla tua scelta. Mi accusasti addirittura d’essere il tuo padrone: tu la mia vittima, non io la tua….E passasti a rimproverarmi e biasimarmi perché ti facevo soffrire…Giungesti addirittura a sfidarmi spiegando cos’era la vita da voi: una trappola priva di libertà, di felicità,di amore. Un pozzo di schiavitù e di violenze cui non mi sarei potuto sottrarre…Quando te ne accorgesti era troppo tardi: mi stavo già suicidando. …..Io mi permisi la prima e ultima scelta: rifiutare di nascere, negarti per la seconda volta la luna. Ormai potevo, mamma. Il mio pensiero non era più il tuo pensiero: ne possedevo uno mio. Piccolo forse, abbozzato, ma in grado di trarre questa conclusione: se la vita è un tormento, approdarci perché? Non mi avevi mai detto perché si nasce. Ed eri stata abbastanza onesta da non imbrogliarmi con leggende …Nel mio universo che tu chiamavi uovo, lo scopo esisteva : era nascere. Ma nel tuo mondo lo scopo è soltanto morire: la vita è una condanna a morte. Io non vedo perché avrei dovuto uscire dal nulla per tornare al nulla…..Ma io ti perdono, mamma. …”


Il padre che all’inizio sperava in un ‘interruzione di gravidanza, poi riconoscendosi vigliacco ,accetta e desidera il nascituro…Alla fine le scrive “ Ti conosco abbastanza bene per evitare di consolarti affermando che hai fatto bene a sacrificare il bambino a te stessa anziché te stessa a lui. La crudeltà della natura … contiene una logica e una saggezza …..il figlio che hai voluto perdere non lascia vuoti, la sua scomparsa non reca danno né alla società né al futuro. Ferisce soltanto te, e oltremisura, perché il tuo pensiero ha ingigantito un dramma il quale, forse , non è nemmeno un dramma..(Povera cara: hai scoperto che pensare significa soffrire, che essere intelligenti significa essere infelici. Peccato che ti sia sfuggito un terzo punto fondamentale: il dolore è il sale della vita e senza di esso non saremmo umani). Non ti scrivo dunque per compiangerti. Ti scrivo per congratularmi, per riconoscere che hai vinto. Ma non perché ti sei scrollata di dosso la schiavitù di una gravidanza e di una maternità: perché sei riuscita a non cedere al bisogno degli altri, incluso il bisogno di Dio. Proprio il contrario di ciò che è successo a me…Lo riconosco ammettendo la mia stanchezza. Dio è un punto esclamativo con cui si incollano tutti i cocci rotti: se uno ci crede vuol dire che è stanco, che non ce la fa più a cavarsela da sé. Tu non sei stanca perché sei l’apoteosi del dubbio. Dio è per te un punto interrogativo, anzi il primo punto interrogativo di infiniti punti interrogativi. E solo chi si strazia nelle domande per trovare risposte, va avanti…” Lei accetta quel che è successo “Ho ancora tante cose d a fare… Ho da sviluppare la mia carriera…ho da battermi contro la comodità dei punti esclamativi, ho da indurre la gente a porsi più perché. Ho da spegnere la pietà per me stessa, e convincere me stessa che il dolore non è il sale della vita. Il sale della vita è la felicità, e la felicità esiste: consiste nel darle la caccia. Infine devo ancora chiarire il mistero che chiamano amore, non quello che si divora in un letto, toccandoci. Quello che mi accingevo a conoscer con te. Mi manchi , bambino….


Durante l’aborto, necessario perché rischia ormai la setticemia, lei muore. “Chi se ne va? Un ago,una persona, al vita? La vita non può andarsene se non si vuole:qui non muore nessuno. Nemmeno te, perché sei già morto. Morto senza sapere cosa significa esser vivo: senza sapere cosa sono i colori, i sapori, gli odori, i suoni, i sentimenti, il pensiero. Mi dispiace: per te e per me. Mi umilia. Perché a cosa serve volare come un gabbiano dentro l’azzurro se non si generano altri gabbiani che ne genereranno altri ancora ed ancora per volare dentro l’azzurro? ..Dovevi resistere,dovevi combattere, vincere. Hai ceduto troppo presto, ti sei rassegnato troppo alla svelta: non eri fatto per la vita…Eri simile a tuo padre: lui trova comodo riposarsi in Dio, tu trovasti comodo riposarti non nascendo. Chi di noi due ha tradito? Non io…
Spero che tu non abbia mai urlato l’atroce bestemmia”perché sono nato?” Spero che tu abbia concluso che ne valeva la pena: a costo di soffrire, a costo di morire. Sono così orgogliosa d’averti tratto dal nulla a costo di soffrire, a costo di morire…..ma dove sei? Eri qui mi sorreggevi, eri grande, eri un uomo. E ora non ci sei più. C’è solo un bicchiere d’alcool dentro cui galleggia qualcosa che non volle diventare un uomo, una donna, che non aiutai a diventare un uomo, una donna. Perchè avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto? Ma perché la vita esiste, bambino! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io viva. Guarda s’accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore.”

Dopo un percorso di crescita interiore , di perplessità e disorientamento , sofferenza, la consapevolezza che la vita va vissuta, nonostante tutto…ma dignitosamente- aggiungo io- senza giudizi, né pregiudizi , né isolamento , né inadempienze perché da anni vedo bambini e madri in balìa di loro stessi, ai quali non sempre si prospetta un aiuto economico ma l’allontanamento del minore . Ogni uomo e ogni donna sono inconsapevoli depositari della vita. La vita istintivamente appartiene a loro. Ogni donna, per quanto superficiale o irresponsabile possa esser stata, quando arriva al dilemma , volente o nolente, si pone domande, matura all’improvviso …ascolta la propria coscienza e il più delle volte rinuncia a quella vita con un atto d’amore sofferto , non per superficialità ma quasi per resa “Non piangere , mamma: io mi rendo conto che facevi questo anche per amore, per prepararmi a non cedere il giorno in cui l’orrore di esistere mi avrebbe investito. Non è vero che non credi all’amore, mamma…Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore… Ma è sufficiente credere all’amore , se non si crede alla vita? ”

Forse , se le donne non fossero sole, se fossero più sostenute affettivamente ed economicamente , scoprirebbero sempre la gioia della maternità .

(in xxmiglia.net)

 

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