Quanto mi dai?
Sinceramente concordo con quanto ha sinteticamente affermato l’avv. Gian Ettore Gassani, che fa riferimento al disagio giovanile :Fatti del genere non avvengono solo in famiglie i cui genitori vestono abiti firmati, ma sono trasversali rispetto a tutte le classi sociali: essi piuttosto dimostrano quanto sia grande la crisi di identità in cui sono caduti gli adolescenti in Italia.
Spesso l’adolescente evade e si rifugia in un mondo fantastico perché non accetta quello reale, talvolta simula precocemente quello reale per sentirsi più grande. Realtà e finzione si confondono in un gioco vero o simulato ove conta riscuotere conferme, consensi e anche soldi per potere apparire sempre più. Perché se appare, esiste.
Nella fase del no assoluto, la ragazzina trasgredisce per affermare se stessa nel graduale processo di costruzione della propria identità. Questo è il periodo più critico per l’adolescente, in balìa di se stessa e delle sue pulsioni emotive che non sa ancora decifrare. Talvolta non ha “paletti fissi”e trasgredisce sempre più, perché non ha interiorizzato valori o non li condivide abbastanza (i valori si acquisiscono se trasmessi con l’esempio ed input univoci ).
Tutto fa spettacolo sul palcoscenico del sè egocentrico , spesso frustrato da insuccessi, mancanza di punti di riferimento, solitudine e noia per cui le ragioni dell’ “usa e getti” (corpo compreso, inteso come bene di facile consumo), del “tutto e subito” divengono il mezzo di una prima “affermazione sociale”.
La giovane età è però sempre un’attenuante. Responsabili sono gli adulti , che come genitori, a volte abdicano al ruolo educativo, incapaci di mettersi in gioco .Nessuno insegna a fare il genitore. Genitori si diventa: gradualmente si cresce e si matura con i figli avvalendosi della propria educazione, esperienza ,buonsenso e umiltà di mettersi in discussione, di ascoltare e cercare di capire disancorandosi da se stessi, di chiedersi se si sbaglia o meno tra varie perplessità e responsabilità (a volte anche stanchezza). Per quanti sforzi si facciano non è detto che si riesca al meglio, perchè ogni adolescente ha una sua personalità (per esempio gli stessi input educativi possono produrre reazioni diverse in due o più figli).
Delegare agli altri è più comodo,come il dire sì a ogni richiesta è più facile, perchè il no deve essere motivato e mantenuto. Sostenere gli adolescenti nel processo di crescita significa impegnare tutte le proprie risorse interiori con un atto d’amore che implica non solo affetto e disponibilità ma anche fermezza, energia, costanza e coerenza (insomma un’ardua impresa!)
Responsabili sono anche quegli adulti che abusano in vario modo, anche se c’è un libero consenso della minore, perché è un consenso immaturo di chi è ancora sospeso tra la fragile emotività ( che ancora all’infanzia nel bisogno di dare e ricevere tenerezza) e l’istintiva, naturale, apparentemente precoce pulsione ad affermarsi con un’identità e un ruolo ancora in divenire.
Infanzia e adolescenza non sono solo fasi della vita ma dovrebbero essere percepiti come valori di cui tutti dovrebbero farsi carico.
Per fare crescere un bambino ci vuole un intero villaggio (proverbio africano)
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Skip, sei meglio di Crepet!
Alla tua analisi aggiungerei chre certi comportamenti a volte sono indotti anche dalla totale mancanza di senso del pudore o disinibizione che è un atteggiamento trasgressivo al quale i giovani aspirano.
Di Crepet, ne basta uno … e avanza pure
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