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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Quanto mi dai?

 

Oggi a Treviso una dodicenne vende foto del suo corpo a compagni di scuola per poter comprare abiti griffati, aggirando il divieto dei genitori. Tempo fa altre ragazzine si sono esibite allo stesso modo per acquistare ricariche telefoniche. Episodi  ancor più tristi hanno avuto come protagoniste altre minorenni che  svendevano il loro corpo non più mediante mms  ma per le stesse ragioni.
Il noto psichiatra, sociologo e docente in cultura e linguaggi giovanili, Crepet ha pubblicamente dichiarato che il modello cui quella ragazza aspira, da qualche parte in famiglia lo ha visto e se invita la madre a fare un po’ meno shopping, invece al padre della minore consiglia di comportarsi come avrebbe fatto suo nonno, cioé incazzarsi come una bestia . Inoltre  Crepet accusa anche chi sul consumismo dei minori si arricchisce: a 12 anni si comperano cose che una volta non si riuscivano ad acquistare neanche a 20 e quindi abbiamo guadagnato generazioni di potenziali clienti.
Sinceramente concordo con quanto ha sinteticamente affermato l’avv. Gian Ettore Gassani, che fa riferimento al disagio giovanile :Fatti del genere non avvengono solo in famiglie i cui genitori vestono abiti firmati, ma sono trasversali rispetto a tutte le classi sociali: essi piuttosto dimostrano quanto sia grande la crisi di identità in cui sono caduti gli adolescenti in Italia.
Don Fortunato di Noto, impegnato nella lotta contro la pedofilia, rileva che questo fenomeno è frutto di un profondo disagio di cui ne abusano non solo minori ma tutti coloro che accedono a portali dove piccole modelle si espongono per pedofili, nella cosiddetta  pedosoft”.
Riprendo l’argomento, accennato da Alberto e un mio scambio di vedute con Masque, perchè il fenomeno è inquietante e complesso.  
                        barbie                                                    
Se di fatto esiste un disagio giovanile sul quale riflettere, riconosco però che esiste anche disagio nel ruolo genitoriale .Alcuni genitori rifuggono il proprio ruolo educativo , altri cercano di trasmettere i cosiddetti sani principi ma si trovano a combattere contro quelli propinati da altre agenzie “educative” più accattivanti  che ostentano prototipi femminili che spesso si fanno strada nel mondo dello spettacolo, e non solo, in cambio di prestazioni che nulla hanno a che vedere con il merito, la competenza e la bravura. 
Nella nostra società, grazie all’imperante consumismo, si considerano sempre più l’aspetto materiale della vita e l’esteriorità delle persone e di fatto esiste il culto dell’apparire, enfatizzato anche a  livello mediatico. Se anni fa le bambine giocavano con le bambole,compagne del loro immaginario infantile, oggi tendono ad identificarsi in esse, in quelle in carne ed ossa, belle, ricche e di successo… sempre in vetrina. Modelli da emulare.
L’ambito abito griffato , che fa tendenza, è divenuto una sorta di status symbol che rassicura e viene percepito come garanzia di omologazione, di consenso sociale e di un senso di appartenenza indiretta all’Olimpo della passerella (dove però tra variopinti voile, trine e nastri si snodano anche diverse interpretazioni estetiche della femminilità). L’abito di valore copre la persona, compensa la mancanza di valori e di spessore della persona (Erich Fromm parlava di avere o essere…).
Spesso l’adolescente evade e si rifugia in un mondo fantastico perché non accetta quello reale, talvolta simula precocemente quello reale per sentirsi più grande. Realtà e finzione si confondono in un gioco vero o simulato ove conta riscuotere conferme, consensi e anche soldi per potere apparire sempre più. Perché se appare, esiste.
Nella fase del no assoluto, la ragazzina trasgredisce per affermare se stessa nel graduale processo di costruzione della propria identità. Questo è il periodo più critico per l’adolescente, in balìa di se stessa e delle sue pulsioni emotive che non sa ancora decifrare. Talvolta non ha “paletti fissi”e trasgredisce sempre più, perché non ha interiorizzato valori o non li condivide abbastanza (i valori si acquisiscono se trasmessi con l’esempio ed input univoci ).
Tutto fa spettacolo sul palcoscenico del sè egocentrico , spesso frustrato da insuccessi, mancanza di punti di riferimento, solitudine e noia per cui le ragioni dell’ “usa e getti” (corpo compreso, inteso come bene di facile consumo), del “tutto e subito” divengono il mezzo di una prima “affermazione sociale”.

La giovane età è però sempre un’attenuante. Responsabili sono gli adulti , che come genitori, a volte abdicano al ruolo educativo, incapaci di mettersi in gioco .Nessuno insegna  a fare il genitore. Genitori si diventa: gradualmente si cresce e si matura con i figli avvalendosi della propria educazione, esperienza ,buonsenso e umiltà di mettersi in discussione, di ascoltare e cercare di capire disancorandosi da se stessi, di chiedersi se si sbaglia o meno tra varie perplessità e responsabilità (a volte anche stanchezza). Per quanti sforzi si facciano non è detto che si riesca al meglio, perchè ogni adolescente ha una sua personalità (per esempio gli stessi input educativi possono produrre reazioni diverse in due o più figli).
Delegare agli altri è più comodo,come il dire sì a ogni richiesta è più facile, perchè il no deve essere motivato e mantenuto. Sostenere gli adolescenti nel processo di crescita significa impegnare tutte le proprie risorse interiori  con un atto d’amore che implica non solo affetto e disponibilità ma anche  fermezza, energia, costanza e coerenza (insomma un’ardua impresa!)

 Responsabili sono anche quegli adulti che abusano in vario modo, anche se c’è un libero consenso della minore, perché è un consenso immaturo di chi è ancora sospeso tra la fragile emotività ( che ancora all’infanzia nel bisogno di dare e ricevere tenerezza) e l’istintiva, naturale, apparentemente precoce pulsione ad affermarsi con un’identità e un ruolo ancora in divenire.

Infanzia e adolescenza non sono solo fasi della vita ma dovrebbero essere percepiti come valori di cui tutti dovrebbero farsi carico.

Per fare crescere un bambino ci vuole un intero villaggio (proverbio africano)

 

4 comments

4 Comments so far

  1. filo July 1st, 2008 21:37 p07

    Skip, sei meglio di Crepet!
    Alla tua analisi aggiungerei chre certi comportamenti a volte sono indotti anche dalla totale mancanza di senso del pudore o disinibizione che è un atteggiamento trasgressivo al quale i giovani aspirano.

  2. Skip July 1st, 2008 21:37 p07

    Di Crepet, ne basta uno … e avanza pure ;)

  3. [...] Quanto mi dai? [...]

  4. Skip blog » Come ti senti? April 11th, 2010 21:37 p04

    [...] Quanto mi dai? [...]

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