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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

La valigia.

viandante sul mare di nebbia-caspar david friedrich

La valigia… di cuoio, tela, plastica o metallo, con manici o rotelle, di varia grandezza per contenere quanto può esser utile in viaggio. Non è solo un accessorio ma anche un  testimone di quelle parentesi, più o meno incidenti, che formano il percorso della vita.

Viaggi unici o a cadenza periodica, con destinazione prefissata o senza meta e ritorno, viaggi di lavoro e di studio, di divertimento, di trasferimenti più o meno definitivi. Ho sempre osservato lungo le banchine dei porti e  delle stazioni , ai check – in degli aeroporti e in autostrada il bagaglio dei viaggiatori, talvolta per captare frammenti di esistenza.

 

Valigie violate  durante i controlli negli aeroporti, talvolta smarrite, valigie in attesa, allineate e solitarie, nella speranza che qualcuno, già disperato per aver perso gli effetti personali, le riconosca e le  riprenda. Valigie leggere di chi insegue riposo, svago e lavoro, di chi ama conoscere  luoghi, persone e culture diverse e valigie pesanti  di chi va oltre per lasciare certezze franate o  ricongiungersi ad affetti lontani, per sfuggire a realtà rivisitate con occhi diversi o per inseguire prospettive di vita migliore.

 

Per anni ho immaginato una valigia  di cartone. Quella che lo accompagnò nel dopoguerra. Uno strano presentimento lo aveva indotto a  tornare a casa e scoprì che sua  madre, ancora giovane, da poche ore  era partita improvvisamente per un viaggio senza ritorno. Allora raccolse i ricordi, il senso di colpa per non averla accompagnata (ma non fu avvisato per timore che gli fosse troncata  la possibilità di  carriera in Accademia ), i sogni e le sue giovani forze di diciannovenne e partì col fratello maggiore in cerca di fortuna. Il mare l’accolse e viaggiò per molto tempo e per lunghi periodi, inizialmente per lenire un dolore, poi per costruire un futuro alle sue sorelle e alla sua nuova famiglia.  

La sua valigia era sempre pronta  per partenze dovute ad emergenze  improvvise su navi negli oceani e nei porti di tutto il mondo. Una valigia foriera di imprevisti , distacchi e di attese…ma era certo che sarebbe tornato e che tanti l’avrebbero sempre aspettato.

Una volta fece una valigia per non abbassare ingiustamente  la testa in  controversie di lavoro…Scelse la lontananza ma poi mise umilmente da parte l’orgoglio per privilegiare gli affetti. Dopo tanti anni, quando temeva di lasciare tutto per sempre, ha cercato di giustificarsi. Gli ho risparmiato le parole. Non doveva  scusarsi. Ho apprezzato quel suo gesto , anche se allora lo interpretai con i moti del cuore, ignara delle vere ragioni che mi furono spiegate anni dopo. Quella valigia esprimeva il tentativo di affermazione della sua dignità di persona oltre che di lavoratore, con un atto di rivolta soffocato poi dal suo ruolo di padre.

Ma a volte si è più grandi nel sottomettersi mantenendo le distanze e assumendosi altre responsabilità, che nel mettere alle strette scappando.

 

Più volte ho fatto e visto fare le valigie. Erano  piene di malinconica incertezza , solidi affetti e gagliarde speranze che hanno consentito di conoscere luoghi stupendi e persone speciali.

Sin da bambina ho avuto la mia valigia piena di magliette e costumi da bagno. L’aspettavo per tutto l’anno perché segnava la mia vacanza estiva a casa dei nonni, il mio recupero di radici, di aneddoti e racconti di capitani, missionari e di tante donne, di spensieratezza estiva e complicità  coi cuginetti che non volevo più lasciare a fine agosto.

Più tardi alla valigia seguì un borsone leggero pieno di libri, ideali, cambi di stagione e nostalgia di casa che s’affievolì col tempo. Il ritorno quindicinale a casa, divenne via via sempre meno frequente:  mensile, trimestrale ed infine solo durante le feste comandate. Peregrinando in treno  su e giù per l’Italia mi sentivo un’apolide, o meglio  un’extracomunitaria di casa mia.  Finchè finì il nomadismo studentesco e decisi di divenire stanziale: misi su famiglia e dopo qualche anno iniziai a lavorare. Ero una pendolare come tanti, con una valigetta sempre piena di carte , di impegni e di corse contro il tempo. Dopo aver cambiato in quattro anni quattro sedi di lavoro e quattro case , traslocando con due pargoletti al seguito, proclamai solennemente che in futuro avrei viaggiato solo per divertimento e che il mio prossimo trasloco sarebbe stato solo per riposare beatamente in un loculo.

 

Così mi sono fermata, per ammortizzare i frequenti cambiamenti, ma in casa mia c’è sempre una valigia pronta: la sua. Partenze, attese  e ritorni e  l’istinto di fare valigie…credo facciano ormai parte del nostro DNA, da generazioni. Ha contagiato anche i nostri figli che ora per motivi di studio o per vacanza, domani per seguire orme ataviche, impazienti di partire preannunciano futuri viaggi.

 

 Memore ancora del mio girovagare per stazioni  e aeroporti a mò di peripatetica profuga, trascinando su un carrello  bagagli sui quali stavano ben appollaiati i miei figli irrequieti con tutto l’occorrente necessario per accudirli nei periodi di ricongiungimento familiare,  ora mi accontento di un semplice trolley per  pause periodiche, brevi  e di assoluto riposo.

 

Viaggiare non è solo interruzione, distacco o lontananza  da ciò che dà calore e certezza perché conosciuto, ma è scoperta del nuovo grazie ad un’ottica diversa, senso di avventura e curiosità, “abbandono di un programma ordinario a favore del caso, rinuncia del quotidiano  per lo straordinario” (Herman Hesse).

E’ l’inizio di una parentesi per costruire una vita interessante, dinamica e  mai monotona, per sentire l’alternanza della dolce melodia, che ancora al passato, e di ritmiche originalmente diverse, briose e allegre che fanno danzare  verso inesplorati orizzonti .  

 

“Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.”( Edgar Allan Poe) manon smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.” (Thomas Stearns Eliot)), perché “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Voltaire).

 

Perciò  adesso la mia valigia ,solo in apparenza , è vuota.

11 comments

11 Comments so far

  1. Alberto July 10th, 2008 21:37 p07

    Io ho la valigia sempre pronta. Ma è pronta più per spostamenti che per viaggi. Pochi al giorno d’oggi fanno dei veri viaggi, alla scoperta, anche avventurosa, di nuovi orizzonti fisici e mentali. E’ forse un viaggio prendere un aereo che ti porta in un villaggio turistico all’altro capo del mondo?

  2. Skip July 10th, 2008 21:37 p07

    Forse dipende da come si vive anche il semplice spostamento che, anche se limitatamente, può consentire di captare diversità (di un paesaggio, di un contesto sociale, di una mentalità).Talvolta però la ripetuta frequenza a spostarsi, la mancanza di tempo o gli impegni assillanti deviano l’attenzione del “viaggiatore”.

  3. filo July 10th, 2008 21:37 p07

    ..la valigia sul letto…quella di un lungo viaggio…
    cantava il sentimentale Julio Iglesias d’annata
    Per il momento le mie valigie restano nell’armadio, ma vorrei tanto fare armi e bagagli e partire.. Spagna, portogallo,forse…l’importante è andare… senza una meta precisa… aahhh, Skip…un po’ di musica!

  4. Skip July 10th, 2008 21:37 p07

    il Portogallo mi è piaciuto tanto e per la musica olè

    Gracias a la vida

    http://digilander.libero.it/MrUlisse/gracias_a_la_vida.htm

  5. Skip July 10th, 2008 21:37 p07

    http://digilander.libero.it/MrUlisse/gracias_a_la_vida.htm

    Grazie alla vita che
    mi ha dato tanto,
    mi ha dato due astri
    che quando li apro
    perfettamente distinguo
    il nero dal bianco,
    e nell’alto cielo
    il suo sfondo stellato,
    e tra le moltitudini
    l’uomo che amo.

    Grazie alla vita
    che mi ha dato tanto,
    mi ha dato l’ascolto
    che in tutta sua apertura
    cattura notte e giorno
    grilli e canarini,
    martelli turbine
    latrati burrasche
    e la voce tanto tenera
    di chi sto amando.

    Grazie alla vita
    che mi ha dato tanto,
    mi ha dato il suono
    e l’abbecedario
    con lui le parole
    che penso e dico,
    madre, amico, fratello
    luce illuminante,
    la strada dell’anima
    di chi sto amando.

    Grazie alla vita
    che mi ha dato tanto,
    mi ha dato la marcia
    dei miei piedi stanchi,
    con loro andai
    per città e pozzanghere,
    spiagge e deserti,
    montagne e piani
    e la casa tua,
    la tua strada, il cortile.

    Grazie alla vita
    che mi ha dato tanto,
    mi ha dato il cuore
    che agita il suo confine
    quando guardo il frutto
    del cervello umano,
    quando guardo il bene
    così lontano dal male,
    quando guardo il fondo
    dei tuoi occhi chiari.

    Grazie alla vita
    che mi ha dato tanto,
    mi ha dato il riso
    e mi ha dato il pianto,
    così distinguo
    gioia e dolore
    i due materiali
    che formano il mio canto
    e il canto degli altri
    che è lo stesso canto
    e il canto di tutti
    che è il mio proprio canto.

    Grazie alla vita
    che mi ha dato tanto.

  6. filo July 10th, 2008 21:37 p07

    Grazie a Skip, che mi hai dato tanto!

  7. Silla July 11th, 2008 21:37 p07

    …”siamo l’amante e la sposa
    arrivati fin qua
    l’attore e la sciantosa
    e siamo pronti a qualsiasi cosa
    pur di stare qua
    siamo il padre e la figlia
    finalmente qua
    siamo una grande famiglia
    abbiam lasciato soltanto un momento
    la nostra valigia di la
    nel camerino già vecchio
    tra un lavandino ed un secchio
    tra un manifesto e lo specchio”…

  8. Skip July 11th, 2008 21:37 p07

    Ciao Silla! E’ la valigia dell’attore di Francesco De Gregori :)

  9. Silla July 15th, 2008 21:37 p07

    Brava skip, sette più…

  10. [...] sempre disponibile è il cane. Il primo, pronto a saltare festoso in auto non appena vede caricare le valigie. Sebbene il tragitto e il periodo di vacanze siano  più o meno sempre gli stessi, in quanto [...]

  11. Skip blog » È un’impressione… July 25th, 2009 21:37 p07

    [...] La valigia. [...]

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