La festa è finita: Olimpiadi di Pechino.
A differenza delle altre edizioni, ho seguito saltuariamente le Olimpiadi di Pechino e mi sono aggiornata soprattutto leggendo i quotidiani. Ho avuto una strana sensazione sin dall’inaugurazione dei Giochi Olimpici. Tutto era contenuto, premeditato,organizzato, pur di salvare la visibilità voluta, ambita e finalizzata a fare emergere un’idea di potenza e di efficienza organizzativa.
Pareva che tutto dovesse esser poco spontaneamente perfetto pur di rendere l’idea di una grandiosità ad ogni costo. Gli atleti cinesi hanno gareggiato per la nazione in una sorta di tutti per uno ,uno per tutti...non per ambizione,sfida o rivalsa personale ma per quelle di un intero popolo nello sforzo corale di non deludere le aspettative della Grande Nazione Cinese. Il risultato finale più ambito era superare gli USA nel medagliere,o meglio, nel conseguire il primato di medaglie d’oro (51) come se l’oro, guadagnato con l’eccellenza e l’impegno degli atleti, bastasse a riscattare la Cina. Sì bravi e ammirevoli quei ragazzi che sin da bambini , spesso per obbligo e non per scelta devono allenarsi ma soprattutto devono rendere bene e apparire vincenti…in tutto. Penso alla ginnasta cinese, ambiziosa e brava che tempo fa aveva visto compromessa la sua carriera finchè una colletta ha potuto sopperire all’inconveniente estetico di una dentatura non rispondente ai canoni di visibilità imposti e all’ugola d’oro che è stata sostituita da una bimba più bella all’inaugurazione dei Giochi. Penso alla giovane concentratissima ed esile tuffatrice di 30 kg, alle minute ginnaste bambine, all’espressione del tuffatore cinese quando ha perso la medaglia d’oro.
Queste Olimpiadi hanno emozionato grazie ai ripetuti record mondiali di Bolt e Phelps e alla rivelazione delle concorrenti azzurre e giamaicane. Hanno commosso nella dedica della vittoria alla moglie scomparsa da parte di Steiner (campione tedesco di sollevamento pesi massimi), nelle lacrime di Schwazer, nel composto silenzio della pallavolista azzurra Aguero e dei concorrenti spagnoli in segno di lutto, nell’abbraccio della russa Natalia Paderina e della georgiana Nino Slukvadze, medaglie d’argento e bronzo nel tiro a segno, che hanno provato che lo sport unisce e va oltre una guerra che separa. Per alcuni atleti le Olimpiadi sono state una sfida per la vita: mi riferisco alla nuotatrice di fondo Natalie du Toit che, senza una gamba in seguito ad un incidente, ha gareggiato tra normodotate nella maratona di nuoto e all’olandese Marten Van der Weijden, che ha sconfitto la leucemia 7 anni fa. Entrambi sono tornati a gareggiare più motivati di prima. A conclusione dei giochi, alcuni atleti italiani hanno ricordato la questione tibetana: hanno portato all’Italia 8 medaglie d’oro ma hanno donato al Dalai Lama gli strumenti del loro operato, quelli impregnati di fatica, tenacia, impegno. Maschere, body, guantoni e bende non come espressione di “feticismo sportivo ma simbolismo sui diritti umani” nella speranza che le Olimpiadi siano servite a cambiare le cose e a promuovere un segno di apertura e di speranza, rilanciando la tutela e la garanzia effettiva dei diritti civili ai politici e ai rappresentanti delle Nazioni Unite, a coloro che hanno l’onere di mediare e risolvere controversie internazionali.
Tempo fa scrissi che “le Olimpiadi, potrebbero essere per la Cina l’occasione per dimostrare di essere un Paese moderno , ma non solo a livello economico e nell’organizzazione dei giochi, ma soprattutto nel risolvere crisi sociali e di libertà. Sembra quasi una ricorso storico che a decidere questo debba essere ancora il presidente Hu Jintao che nel 1989 soffocò l’ennesima rivolta in Tibet con un massacro e con la legge marziale (all’epoca era segretario di partito a Lhasa) . Pochi mesi dopo fu repressa nel sangue anche la rivolta di giovani studenti cinesi a Tian’anmen (il governo cinese dichiarò 200 vittime, la Croce rossa invece stimò 2600 morti e 30000 feriti) . Ma dopo quasi 20 anni Hu Jintao si trova a fronteggiare gli stessi problemi. La repressione non ha risolto nulla: “ La violenza non è forza ma debolezza” (B. Croce) e nulla può contro le aspirazioni alla libertà.” ( da Pro Tibet…in xxmiglia.net )
La Cina è stata ben visibile sotto i riflettori del mondo intero.
Nonostante le polemiche, anche legittime ma emerse troppo tardi, le molteplici contraddizioni in quanto lo spirito di pace e la fratellanza dei popoli proprio dei Giochi Olimpici è di fatto incompatibile con la politica di uno Stato ospitante che detiene il primato di esecuzioni capitali (cui assistono bambini in gita scolastica) e di repressione di ogni forma di dissenso e divergenza di espressione e di pensiero, il principio di competizione leale, corretta e rispettosa di regole condivise stridente con i casi di doping e i verdetti di giurie non sempre imparziali, credo che queste Olimpiadi abbiano forse indirettamente trasmesso qualcosa che va oltre le vittorie, le sconfitte e il medagliere. Secondo la mia profana percezione, l’edizione delle Olimpiadi di Pechino ha contrapposto culture e umanità diverse che forse hanno vissuto lo sport in modi diversi. Insomma la volontà di fare trasparire magnificenza, eccellente organizzazione, ottimizzazione trionfalistica ispirata al principio il fine giustifica ogni mezzo non è bastata a rimuovere dalle coscienze degli osservatori occidentali e a decontestualizzare ogni forma di abuso e prevaricazione, ma ha dato ulteriore conferma di come un popolo del terzo millennio sia ancora zavorrato all’idea che la grandiosità apparente equivalga a riscattarlo da ingiustizie e crimini perpetrati e tollerati da troppo tempo.
1 comment“Barattare giustizia e verità per il denaro è una forma di corruzione…”(Dalai Lama) e nei paesi cosiddetti civili,o civilmente diversi, il timore di incidenti diplomatici con la Cina non può più essere direttamente proporzionale ai compromessi dell’anima.
foto tratte da corriere della sera.it
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splendida inaugurazione a parte la bambina che già a dato il taglio di quanta e tanta facciata per il mondo! e poi che dire delle ginnaste formato bimbe rachitiche ecc….. ma consoliamoci noi italiani qualche bella soddisfazione l’abbiamo avuta!