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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for October, 2008

Primo passo.

 

  

Oggi c’è stata una  prima risposta dal mondo della scuola. Quanti manifestanti, stavolta più arrabbiati che delusi, hanno raggiunto Roma con mezzi propri, con nove  treni speciali e mille pullman…e quanti hanno manifestato in tutta Italia. Da decenni non si vedeva tanta compattezza tra insegnanti, studenti e genitori. Domani diranno e faranno scrivere la solita tarantella dei numeri su un milione oppure centomila dimostranti “manipolati e disinformati”. In effetti abbiamo capito quel che non volevano  far capire e credevano di farci accettare. Alle nostre richieste di chiarimento non hanno mai risposto in modo chiaro dimostrando o di non voler rispondere o di non esser in grado di rispondere. Gli insegnanti della scuola Primaria e dell’Infanzia sono i più agguerriti.

La Gelmini ha operato un taglio molto più radicale e netto che riguarda la sua “credibilità” di Ministro della Pubblica Istruzione, un divario tra lei ( e quelli dietro di lei che pensano al posto suo e la mandano avanti)  e coloro che  credono nella scuola pubblica, soprattutto dell’obbligo, nei principi fondanti dell’insegnamento e nel confronto democratico. Se condividevo alcuni punti del decreto, adesso alla Ministra riconosco un unico merito: avere definito il suo operato come riorganizzazione/ manutenzione della scuola …appunto perché fatto coi piedi e indegno di essere definito riforma. Perché per  riformare davvero il sistema scolastico ci vuole  ben altro. Durante i dibattiti televisivi non basta spostare l’attenzione sugli sprechi dell’università pubblica per penalizzare  la scuola primaria, né continuare a fare confronti demagogici tra il numero di bidelli e di carabinieri  perché forse il rapporto tra il numero delle scuole e delle caserme è di 4 a 1…in questo avallano ancora l’idea che reprimere e intervenire è più importante che prevenire e formare.  Da come la Ministra ha gestito la questione scuola, in fretta e furia e senza dialogo con le rappresentanze del settore, ha semplicemente dimostrato di essere una prestafaccia  e di non essere all’altezza né di dare risponde esaurienti né di evitare uno scontro sociale ormai in atto. Questo sarà il “vantaggio” della sua riorganizzazione scolastica che per queste ragioni sarà ricordata nella  storia della scuola italiana.

 

 Un detto dice che l’asino si addomestica col bastone e la carota. Per anni abbiamo ricevuto bastonate sul groppone da coloro che a tutti i livelli hanno operato contro la scuola e il diritto- dovere allo studio dei ragazzi. L’asino però ha buona memoria, è resistente e testardo e sa scalciare, se provocato. Arrivati a questo punto, non saprebbe che farsene della carota meritocratica . Per certi asini  sarebbe avvelenata ed  indigesta e  potrebbe solo provocare un’improvvisa evacuazione.

 

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La paura fa novanta

 

Come tutti i bambini anch’io , a 6 anni circa, avevo paura del buio. Le venature scure del legno sulle  cinque ante del grande armadio, posto di fronte al  mio lettino, mi facevano immaginare inquietanti e strane sagome, che sparivano all’improvviso quando chiudevo gli occhi e mi rannicchiavo sotto il lenzuolo. Finchè un giorno pensai alle rassicuranti parole  di mia madre che alla luce del sole mi fece notare che sulla superficie dell’armadio non c’era nulla.

La paura è una dimensione interiore, è una risposta emotiva alla  percezione di un pericolo, reale o supposto. Può sfociare nell’ansia, nel timore che si verifichino situazioni di per sé normali, ma vissute con  insofferenza e disagio. Da emozione primaria dovuta perlopiù all’istinto di conservazione della specie, tipica degli animali, può essere anche l’espressione di uno stato mentale. E’ un fantasma nascosto che compare più o meno inaspettatamente,  assumendo varie forme ed intensità. Diviene paranoia, nel caso di chi soffre di mania di persecuzione, panico in chi crede di rischiare immantinente  la vita e quindi può reagire in maniera incontrollata, irrazionale, se non aggressiva. Penso alle varie forme di fobia di chi teme luoghi aperti e chiusi ( agorafobia e  claustrofobia), i ragni, i serpenti, gli insetti, il vuoto o il volo in aereo.

 C’è anche una rigidità affettiva, più o meno voluta e consapevole, che si sostanzia nel timore di legarsi ad una persona, di non riuscire a superare eventuali delusioni, di cambiare abitudini di vita e se stesso secondo i naturali cambiamenti dettati dalle varie stagioni della vita. Una paura di esprimere le proprie emozioni, di sognare e credere in qualcosa o in qualcuno, di vivere e morire, di stare soli o convivere, di non essere all’altezza e di soffrire, di essere frainteso o di essere scoperto, di perdersi nei meandri dell’anima o in spazi inesplorati, di aprirsi all’esterno o di percepirsi diversi da ciò che si era o dall’immagine che si ha di se stessi. Ma esiste anche  una sorta di immobilizzante paura collettiva che fa leva su sentimenti ed emozioni impulsive di chi non riesce a razionalizzare. Penso a quella indotta dalle superstizioni e dai tabù del passato e dai media di oggi. Quella che discrimina ogni forma di diversità per l’incapacità logica di rimuovere la sensazione di essere minacciati nella presunta integrità morale e fisica, identità personale e collettiva, sacralità della propria casa, famiglia e nazione. Infatti Le masse popolari sono incoerenti, piene di riottosi desideri, passionali e imprevigenti delle conseguenze; devono essere riempite di paura per tenerle a bada. Per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l’idea della punizione dopo la morte (Polibio).

A volte c’è una sorta di sadismo nel prediligere film horror, quasi nel godere della paura altrui per esorcizzare quella propria, per stanare e dissolvere gli  spettri annidati nell’animo umano. Del resto Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui (Umberto Eco). O esiste un innato bisogno di avere paura per non avere paura? In fondo Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura. (Mark Twain).

La paura imprigiona, limita, paralizza oppure  libera, induce a  reagire e  a sentirsi emotivamente più attivi?

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Guarda l’asino che vola!

 

Ebbene sì, simpatizzo per gli asini.

Nelle Metamorfosi di Apuleio il giovane Lucio per errore si trasforma in un asino, considerato un quadrupede stupido e utile solo per trasportare carichi. Mantiene però l’intelletto umano e per questa ragione è definito l’asino d’oro e può osservare gli uomini nei lori gesti quotidiani da un punto di vista diverso. Le vicende dell’asino Lucio rappresentano  l’espiazione del peccatore che alla fine si salva.

Buridano invece riteneva  che la volontà umana segue le valutazioni dell’intelletto e si troverebbe indecisa a scegliere tra due beni considerati equivalenti. Lo dimostra  nel  paradosso dell’asino che, incapace di scegliere tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e alla stessa distanza, muore di fame nell’incertezza.

Lucignolo, compagno di avventure e sventure di Pinocchio, cedendo alle tentazioni del paese della cuccagna, viene trasformato irrimediabilmente in asinello e finisce con l’essere maltrattato e aggiogato in spettacoli circensi.  

L’asinello più simpatico che riscatta un po’ la tradizionale nomea dei suoi simili, è però Ciuchino, personaggio di un film d’animazione. E’ il pimpante, logorroico, arguto, saggio amico di Shrek e  con determinazione si lancia in una serie di avventure riuscendo addirittura a conquistare un’enorme e dolce draghessa con la quale genererà ibridi asinelli volanti.

Sin dall’antichità l’asino, grazie alla forza fisica e resistenza alla fatica, è stato addomesticato dall’uomo per svolgere più mansioni come animale da soma, da traino, da trasporto, da lavoro nei campi. Oggi rischia l’estinzione perché macchine moderne l’hanno sostituito ovunque, eccetto in quei luoghi impervi e  accessibili solo con l’asino. Un tempo era uno degli animali da lavoro più utile e meno costoso. Eppure l’asino, detto ciuco o somaro, nelle credenze e nei detti  popolari ha rappresentato spesso qualità negative. Per esempio l’ignoranza (meglio ‘nu ciuccio vivo, ca ‘nu scienziato morto che significa meglio sopravvivere da ignoranti che rischiare di stramazzare per il troppo studio….sarà vero?), l’ottusità (cap ‘e ciuccio oppure pure o’ ciucc ò sape per indicare che una cosa è talmente evidente che la sanno tutti, pure gli asini) e la stupidità (l’arraglia d’o ciuccio nun arriva in cielo per indicare che le chiacchiere degli sciocchi non sono prese sul serio), la caparbietà (A lavà a capa o’ ciuccio, se perde l’acqua e ‘o sapone cioè si  sprecano fatica, acqua e sapone a lavare la testa all’asino cioè si perde tempo e denaro a far capire una cosa ad un testardo), la remissività  (attacca ‘o ciuccio’addò vole ‘o padrone: attacca l’asino dove vuole il padrone, tanto lui docilmente obbedirà), l’incapacità di cambiare ( miett e’ renar ncann ‘o ciuccio e o chiammano don ciuccio il denaro procura riverenza ai nuovi ricchi che però non migliorano) Chi nasce ciuccio, ciuccio se ne more (se non si vuol migliorare, si resta come si è).

Un  detto “femmene, ciucci e crape , tenete tutti a stessa capa”  con cattiveria  richiama la succitata testardaggine elevandola alla terza e definendola tipica delle donne, degli asini e delle capre.

 

Sarà ..ma a volte credo che la testardaggine sia da intendersi non solo come prova di scarsa elasticità mentale, ma anche di tenacia nel sostenere le proprie idee.  L’asino però pare che abbia anche una buona memoria, spesso scambiata per cocciutaggine, come si dice in L’êsan, dov ch’l’è caschê una völta, u n’ chesca pió ( l’asino, dove è caduto una volta, non cade più) .

Ha inoltre la pazienza e la capacità di sopportare la fatica, (chillo è nu ciuccio cu ‘a vasta ‘ncuollo è un asino con il basto …per indicare un gran lavoratore modernamente detto stacanovista),

Anticamente era un animale indispensabile e perderlo era un gran danno (‘o ciuccio è caduto ‘ncuollo all’ortolano cioè non solo è caduto l’asino, ma addirittura addosso all’ortolano: peggio di così non poteva andare). Rappresentava la  resistenza e la  risolutezza,  sottolineate nel detto  ‘o ciuccio è ferito ma nun è morto da intendersi  “hai vinto una battaglia ma non la guerra”.

Prezioso era pure il latte d’asina, noto per le proprietà emollienti e idratanti e tanto usato dalla bella Poppea. In realtà era più comunemente prezioso perché implicava  minori rischi di allergie e quindi veniva utilizzato per  quei neonati, impossibilitati ad essere allattati dalla mamma e  intolleranti al latte vaccino. Di recente l’onoterapia impiega l’asino in una particolare terapia per  bambini diversamente abili. In effetti l’animale è un mezzo  per ottenere risultati sul piano della comunicazione ed è anche  è un potenziale facilitatore alla relazione per  le sue caratteristiche fisiche e comportamentali.

Perché parlo dell’asino? Perché, per libera associazione e  mai come prima, preferisco arroccarmi nella mia schiera di asini testardi e ottusi, ma anche resistenti e forti che possono contrapporre maggiore  formazione e  competenze più specifiche a quei politici che  presenziano  nei bei salotti della televisione sputando cinismo e slogan demagogici sugli insegnanti in generale, senza fornire argomentazioni fondate e dimostrare conoscenza tecnica dei principi fondanti l’insegnamento e  la democrazia. Si guardano bene dall’approfondire le modalità  di gestione del tempo scuola, dal  parlare della revisione del contratto dei docenti di scuola primaria che sovvertirà il funzionamento dei collaudati e tradizionali tempi pieni, dall’informare  che il tempo della scuola dell’infanzia si esaurirà al mattino e le eventuali ore aggiuntive a carico di chinonsisa saranno da intendersi come mero babysitteraggio o doposcuola e non attività di docenza,  dal precisare quali discipline saranno tagliate da programmi didattici ancora non definiti, quale continuità sarà attivata tra i vari ordini di scuola e  tra la scuola e il mondo del lavoro, dal prevedere riqualifiche dei corsi professionali e degli istituti tecnici invece che tagliare l’ultimo anno delle scuole superiori, dal riconoscere che le classi speciali per stranieri pedagogicamente sono la più grande castroneria ideata solo per  giustificare l’eliminazione delle ore di compresenza e la riduzione del tempo scuola, dall’ ammettere che già da due anni l’organico degli insegnanti di sostegno subisce tagli a prescindere dalla gravità delle diagnosi alunni e che la scuola pubblica è ridotta sul lastrico perché i soldi si perdono in convegni costosissimi e in un apparato burocratico dispersivo. Invece gli eccelsi politici sciorinano statistiche contraddittorie e preferiscono mortificare l’insegnante precaria intervenuta dicendo che bisogna fare più figli per formare più classi e che lei non sarà mandata via dalla scuola perché già non vi fa parte, disprezzare la sua difficoltà di arrivare a fine mese con due figli piccoli e la giovane età dello studente universitario, screditare continuamente i docenti definiti  fannulloni e i bidelli nullafacenti. Ancora una volta emerge la casta di  politici buffoni, arroganti, ignoranti oltre che incompetenti…che dimostrano ancora di più quanto siano lontani dalla realtà, che non è quella degli elettori che non ne capiscono e non hanno senso critico o autonomia di giudizio, ma di coloro che vivono la scuola da decenni e che parlano un linguaggio ben diverso .

Adesso cedo allo stesso cinismo, scrivendo che sarebbe ora di sfoltire le aule parlamentari dove risiedono i veri assenteisti che cumulano più stipendi, privilegi ed immunità spesso immeritate, di avere rappresentanze della volontà popolare con cariche onorarie e gratuite, rimborsate esclusivamente solo per spese di trasferta con treni, non con auto e jet privati, di limitare lo stuolo di paggi e ancelle portaborse e presta favori di vario genere, di dare un bel calcio d’asino a chi sputa sentenze demagogiche annunciando e smentendo senza mai chiarire in modo inequivocabile, a chi nega la manovra di otto miliardi di euro ben pubblicata in fondo al quadro-interventi-del-piano-programmatico-del-ministero-pi-covertito-in-legge6-agosto-08-n-1331, a chi opera ispirandosi a ragioni di economica e personale convenienza che poco hanno a che fare col benessere della gente e tantomeno degli alunni. Alla gente comune coloro che ben poco hanno di onorevole e sono sempre in primo piano, hanno insegnato che, come esponenti di una potente casta, privilegiata, strapagata e poco educata, è consentito  blaterare, incitare alle rivoluzioni armate, offendere i simboli della nazione, usare i media per diffondere solo ciò che fa comodo far sapere, associare una protesta sociale al dissenso politico senza attivare un confronto democratico per evitare lo scontro sociale, equiparare i ragazzini e le maestrine delle scuole ai tifosi dello stadio, alle veline e ai terroristi .

Appartengo alla schiera degli asini, manipolati e saccenti come vogliono fare credere. Peccato che abbia un minimo di  esperienza, intelligenza e formazione da poter smentire la validità di un tentativo di riorganizzazione scolastica, valida sotto certi aspetti, ma disastrosa in altri. Se un medico mi proponesse di amputare il braccio per curare drasticamente una periartrite, forse gli chiederei quali cure potrebbe prospettarmi in alternativa oppure mi rivolgerei ad altri consulenti, e non disprezzerei l’intera categoria dei medici perché ho l’umiltà e il buon senso di riconoscere di non esserne all’altezza .

 E non posso tralasciare  la metafora dell’asino di Giordano Bruno in la Cabala del Cavallo pegaseo e precisamente nell’invettiva contro le molteplici forme di ignoranza.

Forzatevi, forzatevi  dunque ad esse asini, o voi, che siete uomini. E voi che siete già asini, studiate, procurate, adattate a precedere sempre da bene in meglio, a fin che perveniate a quel termine, a quella dignità, la quale, non per scienze ed opre, quantunque grandi , ma per fede si acquista; non per ignoranza e misfatti, quantunque enormi, ma per l’incredulità si perde. Se così vi disporrete, se così tali sarete e talmente vi governarete, vi trovarete scritti nel libro della vita, impetrarete la grazia in questa militante e otterrete la gloria…(Cabala del Cavallo pegaseo di Giordano Bruno)

 

In questo momento ci vuol proprio un gran atto di fede per continuare a credere in chi ha perso ogni credibilità con i suoi annunci e smentite, dichiarazioni ermetiche, contraddittorie  per nulla chiare e  trasparenti, a tutt’oggi confutate da chi sa cos’è la scuola.Non è un caso che i  due professori di pedagogia, consulenti della Gelmini si siano dimessi. Andrea Canevaro e Dario Ianes (il primo è direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna e il secondo docente di Pedagogia speciale, Didattica speciale e Handicap Uditivo alla Facoltà di Scienze della Formazione primaria dell’Università di Bolzano) si sono infatti dimessi dall’Osservatorio sull’integrazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione in segno di protesta contro «questa nuova politica scolastica fatta di tagli, economie presunte, annunci e smentite… ( lettera )

Ma il Ministro Gelmini quando capirà che parliamo due lingue diverse?Il suo si basa su argomentazioni economiche, il nostro su quelle psicopedagogiche. Se i tagli avessero perlomeno una valida giustificazione psicopedagogica,( che non è quello del nostalgico ritorno al maestro unico ), se si tagliassero gli inutili e dispendiosi convegni dirigenziali, se si richiamassero le responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire il funzionamento delle singole scuole, non ci sarebbe tutto questo bailamme.

 

 

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Il cielo è di tutti

 

 

Qualcuno che la sa lunga

mi spieghi questo mistero:

il cielo è di tutti gli occhi

di ogni occhio è il cielo intero.

 

È mio, quando lo guardo.

È del vecchio, del bambino,

del re, dell’ortolano,

del poeta, dello spazzino.

 

Non c’è povero tanto povero

che non ne sia il padrone.

Il coniglio spaurito

ne ha quanto il leone.

 

Il cielo è di tutti gli occhi,

ed ogni occhio, se vuole,

si prende la luna intera

le stelle comete, il sole.

 

Ogni occhio si prende ogni cosa

e non manca mai niente:

chi guarda il cielo per ultimo

non lo trova meno splendente.

 

Spiegatemi voi dunque,

in prosa o in versetti,

perché il cielo è uno solo

e la terra è tutta a pezzetti.

 

(Gianni Rodari)

 

 

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Silvia e Giovanni di qua, Svetlana e Mustafa di là.

 

 

Parte di questo post è stato ripreso da Orientalia 4All, che ringrazio. 

Circolano pareri contrastanti sulla mozione di formare classi per bambini stranieri, per consentire loro di avere un’opportunità in più ( come sostiene la Ministra Gelmini) .

Noto solo che si sa ben poco della scuola e certe spiegazioni sono necessarie per fare capire quali sono i principi fondanti dell’insegnamento, gli stessi che boccerebbero proposte del genere, avanzate da chiunque.

 

Interazione tra coetanei.

 

Da tempo nel mio Circolo Didattico  il bambino straniero è valutato in base a test interdisciplinari per poi essere inserito nella classe più rispondente al suo livello di abilità ( e non solo per l’età anagrafica come dice Cota). Gli insegnanti poi predispongono un Piano di Studi Personalizzato che viene svolto sia dai docenti titolari di classe  che da altri del plesso, utilizzando le ore di compresenza per attività di recupero linguistico dei bambini stranieri  con  gruppi di livello a classi aperte.  Il bambino straniero, come quello con disturbi specifici di apprendimento ( dislessia, disgrafia ecc…),  svolge il suo programma anche durante le attività di lezione frontale. Sicuramente ciò complica l’organizzazione della didattica perché significa riuscire a svolgere attività diversificate e ben programmate. Ma poi cosa significa formare classi per stranieri? I bambini non devono acquisire solo padronanza della lingua italiana, necessaria anche per poter studiare. Devono svolgere anche il programma di matematica…a questo non hanno pensato? Nell’ipotetica classe di scuola primaria per stranieri si svolgerebbe un unico programma di lingua e come sarà  gestito un diversificato programma di matematica? Proprio durante le attività ludico -ricreative tutti i bambini hanno occasione di confrontarsi tra loro, di socializzare e imparare la lingua giocando. L’educazione musicale, motoria e all’immagine  sono aggreganti. Inoltre, grazie a questi bambini,  si promuove di fatto uno scambio interculturale nel rispetto reciproco delle propria identità personale e collettiva. Penso all’abaco cinese, alla conoscenza e confronto di feste,usi e costumi, abitudini alimentari, giochi. Da circa 12 anni ad oggi,  ho insegnato ad alunni  stranieri di nazionalità diverse:cinese ,ecuadoriana , francese, tedesca, polacca, rumena, marocchina e tunisina. Non bisogna necessariamente conoscere la loro lingua: ci si avvale di semplici dizionari e della capacità di questi bambini ad apprendere abbastanza in fretta la lingua parlata ( la lingua scritta è più complessa, ma per tutti). In questa mozione si parla di  “percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza”. Sono anni che queste cose sono svolte nelle classi comuni di scuola primaria, garantendo  anche qualcosa in più del curricolo formativo essenziale.

 

 

L’apprendimento nella scuola primaria.

 

Anche i bambini italiani hanno difficoltà di apprendimento di lingua e non solo. Le classi di scuola primaria includono  quelli  con  disturbi specifici di apprendimento ( dislessia, discalculia, disgrafia…), oltre ai diversamente abili senza sottrarli alle classi di appartenenza.

Ogni bambino, italiano e non, ha tempi e stili di apprendimento diversi e per alcuni si attivano metodologie didattiche specifiche, che richiedono un impegno più complesso e gravoso, ma comunque dovuto, dell’insegnante.

 

Apprendere però non significa solo  acquisire le  basilari abilità tecniche di saper leggere, scrivere e far di conto , ma implica un processo di crescita globale in cui entrano in gioco fattori cognitivi, emotivi, relazionali ed ambientali. Il bambino può apprendere e  sviluppare varie forme d’intelligenza e la creatività anche in base alla pluralità di stimoli che gli vengono dal sentirsi libero e uguale agli altri in un ambiente educativo accogliente, che lui percepisce  come esperienza formativa completa. Assicuro che i bambini piccoli non sono disturbati dalla presenza di diversi. Di  solito questa percezione è il riflesso di condizionamenti esterni , perché il bambino ha un’identità ancora in formazione che si sviluppa poi pian piano. I bambini in genere ( italiani e non)  sono più rallentati  nel loro apprendimento e processo di crescita da situazioni familiari affettivamente poco stabili, dalle alte aspettative che a volte i genitori riversano sui figli perché siano i più bravi, belli e competitivi senza considerare il loro grado di maturità,  dalla mancanza di ascolto, attenzione, cura  e rispetto.

 

Sicuramente nelle scuole secondarie di primo e secondo grado ( medie e superiori, per intenderci) ci sono difficoltà organizzative ed è richiesta una padronanza linguistica maggiore cui si potrebbe ovviare con corsi linguistici pomeridiani, con figure di supporto o con gruppi di livello linguistico per alunni di più classi.  

Invece la scuola primaria, che considera globalmente  i bisogni formativi del bambino, si è già organizzata per fare fronte alle molteplici e nuove  esigenze di apprendimento, utilizzando ore di compresenza e pianificando gli  interventi. Non si può vanificare  quanto si è riuscito a costruire in tanti anni sulle basi  della pedagogia e della psicologia evolutiva, per  “ semplificare” l’organizzazione didattica pur di introdurre il maestro prevalente. Il problema che emerge sempre più è il mancato dialogo  con le parti rappresentative della scuola, quelle che accolsero i Vecchi Programmi dell’85 (al tempo della Falcucci elaborati dalla Commissione Fassino- Laeng, due cattolici), che hanno attuato quelli della Moratti , pur non condividendo già allora il maestro tutor… Ma un Ministro della Pubblica Istruzione perché parla in modo così ermetico? Perché non ci illumina supportando le sue proposte con motivazioni pedagogiche e un Progetto Educativo? Se siamo così  incapaci di capire, disinformati, manipolati  dalla sinistra ( come nelle scuole fossimo tutti di sinistra ), perché mai non argomenta,  in modo inequivocabilmente valido, le sue novità?

 

Per ulteriori approfondimenti segnalo Insegnare la lingua allo straniero”di Catepol, un post ben argomentato e documentato.

 

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Saggezza enigmatica.

In una notte senza stelle un cieco girava per le strade di una città con un orcio sulle spalle e una fiaccola in mano.

“Sciocco – gli disse un signore che passava- buio o non buio per te che sei cieco è la stessa cosa. A che ti serve la fiaccola?”

“La fiaccola serve per te”- rispose il cieco – “tu, non vedendomi, potresti urtarmi e farmi rompere l’orcio”.

E l’uomo non seppe come replicare a questa saggia risposta.

Giornata memorabile! Dopo anni sono quasi ko a causa dei malanni di stagione…lascio a  voi l’interpretazione dell’aneddoto!

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SOS scuola pubblica

Se condividete che il decreto Gelmini DL 137   affonda quel poco che è rimasto della scuola pubblica, potete  inviare una mail al Presidente della Repubblica 

https://servizi.quirinale.it/webmail/ 

 col seguente messaggio:

 

Esimio Presidente della Repubblica, come docente/genitore  e soprattutto cittadino italiano Le chiedo di fermare lo smantellamento della scuola pubblica ad opera del Decreto Legge 137.

 In fede

Firma  
 

 Le ragioni le ho ampiamente descritte in Ecco svelato un mistero (più doloroso che glorioso)

Grazie

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Ecco svelato un mistero (più doloroso che glorioso)

 

Questo post è esageratamente più lungo e sentito degli altri , scritto nella speranza che aiuti  a capire sia le novità scolastiche introdotte dalla Gelmini che le ragioni della protesta degli insegnanti…si tratta di questioni tecniche non sempre comprensibili a chi non appartiene al mondo della scuola e per nulla spiegate finora dai media.

 1. Tempo prolungato e tempo pieno. È vero che talvolta non sono le ore trascorse a scuola che fanno la qualità dell’insegnamento ma, soprattutto in una  scuola dell’obbligo che funziona ( e ce ne sono ), possono garantire maggiore apprendimento laddove questo non sia supportato dalla famiglia.

Non è un caso che in realtà socioculturali più deprivate, dove non ha mai attecchito un vero tempo pieno di scuola primaria, si registra la più alta percentuale di dispersione e abbandono scolastico. Penso a dove ho iniziato ad insegnare, dove sequestravamo coltelli a serramanico e ho visto e conosciuto  realtà “inconcepibili” e vicende di bambini  aventi come sfondo comune  l’abiezione, miseria, degrado e ignoranza , principi fondanti in contesti in cui si impara  presto a sopravvivere accettando con rassegnazione la  legge del più forte e del taglione, l’illecito e la devianza. Dove sarebbe meglio che i bambini restino a scuola invece che in strada divenendo un fertile vivaio della malavita organizzata. Lì invece spesso le trenta ore settimanali (27 ore di curricolo base + 3 opzionali) sono state spalmate su 6 giorni a settimana con 5 ore antimeridiane di lezione (con un tour de force per i bambini) o al massimo con uno o due rientri pomeridiani. In compenso  proliferano le scuole private che garantiscono un orario di lezione più rispondente alle esigenze dei genitori che lavorano e possono pagare.l Questa poco lungimirante politica scolastica, oltre ad aver  limitato l’ offerta formativa laddove è poi sempre più emersa  una sorta di emergenza educativa, ha precluso anche la possibilità di creare posti di lavoro. Certo che esaurire il proprio servizio solo di mattina è più comodo che  alternarlo in  turni antimeridiani e pomeridiani … e questa è una delle ragioni per cui il prolungamento orario non è stato proposto, senza pensare ad un Progetto Educativo ampio più rispondente  alle esigenze pedagogico- didattiche degli alunni, ai bisogni sociali  e indirettamente a quelle occupazionali che avrebbero arginato il flusso immigratorio di docenti dal Sud al Nord. Se alle 30 ore aggiungiamo altre 10 ore opzionali ( cioè liberamente scelte della famiglia) di tempo mensa per un totale di  40 ore settimanali reintrodotte dalla Moratti, si poteva giungere all’equivalente  orario del vecchio e collaudato tempo pieno,ormai congelato  dove è stato introdotto in passato.

 

Ma la nuova formula Morattiana di  tempo pieno (27 ore + 3 opzionali + 10 opzionali di mensadopomensa) complicava l’interna organizzazione scolastica e quindi spesso non è stato nemmeno proposto alle famiglie, implicava spese per i buoni pasto in parte a carico delle famiglie, in parte dei Comuni che erogano il servizio di refezione. Si consideri che poi  e gli enti locali investono poco nelle Istituzioni di rilevanza sociale il cui rendimento si può valutare a lungo termine, ma in compenso  disperdono risorse finanziando una miriade di associazioni, alcune delle quali molto attive e di supporto, altre semplicemente inutili.

L’organizzazione scolastica del tempo pieno ha soddisfatto bisogni sociali, ha costruito una mentalità partecipativa scuola famiglia, ha distrutto la vergogna delle classi differenziali, ha promosso i laboratori come nuova metodologia di apprendimento e la sperimentazione di nuove didattiche. Lo spirito del tempo pieno è stato una pietra miliare nella storia della scuola italiana.

 Con la riorganizzazione scolastica della Gelmini,  le classi del vecchio tempo pieno, se confermate dalle iscrizioni, sopravvivranno dove in passato era stato chiesto e non può esser incrementato…se non confermato dalle iscrizioni di alunni si estinguerà  questa forma di organizzazione scolastica. ( nella mia zona  resiste ma fa i conti con cali demografici ad  annate più o meno alterne) .

 

2. Maestro unico:come?  È la novità, che sta suscitando grandi reazioni nel mondo della scuola di cui ho taciuto qui ( condividendo alcuni punti)  dopo un’ iniziale perplessità perché di fatto non capivo e di cui ho poi scritto ironicamente qui.  

Il pubblicizzato e nostalgico ritorno al maestro unico è  fattibile riducendo le ore del curricolo di base che saranno ridotte da 27 a 24 ore settimanali. Attualmente un insegnante di scuola primaria svolge 22 ore di lezione (più 2 di programmazione settimanale ). Considerando l’intervento di uno specialista di lingua straniera ( da 1 a 3 dalla classe prima a quella finale del ciclo di scuola primaria) e uno di religione ( con 2 ore settimanali) si copre il curricolo base di 27 ore  settimanali. Con la proposta Gelmini levando da 1 a 3 le ore di inglese e le 2 fisse di religione dal monte ore settimanali che dovrebbe esser ridotto a 24, restano 19 ore per le rimanenti discipline.

 

3. Tagli sulle discipline. Quali saranno escluse dall’insegnamento? Tutto tace eppure l’istruzione si basa sull’insegnamento delle discipline. Il problema vero è che di solito le riforme scolastiche partivano da un Progetto Educativo supportato da Indicazioni Programmatiche sulla base dei quali si articolava un tempo scuola ad hoc per attuarli. Ciò dimostra quanto stia a cuore la didattica e quali siano le effettive competenze degli artefici di questa riforma.

 

Preciso che le ore di religione sono intoccabili…ma considerata la proporzione con altre discipline sono troppe: riusciamo a garantire 5 ore settimanali di matematica, 6 o 7 di italiano, 1 (in prima e seconda) 2 (dalla terza alla quinta) rispettivamente di storia, geografia e scienze. Si consideri inoltre che in molti paesi europei l’insegnamento della religione esula dai programmi scolastici. Sebbene i nostri bambini si sciroppino dai 4 ai 5 anni di catechismo ( 2 o 3 per la prima comunione e 2 per la cresima) , l’Italia ha una radicata tradizione cattolica, cui non voglio disconoscere nulla. Però dall’ultimo Concordato la religione cattolica non è più stata riconosciuta religione ufficiale di Stato ma solo maggioritaria, cioè  prevalente sulle altre. La scuola pubblica è laica e allora perché non inserire una semplice storia della religione che potrebbe rientrare placidamente nel programma di storia  ed eliminare le due ore settimanali ,anche se sono opzionali? In tal caso però si taglierebbero posti degli insegnanti di religione che potrebbero sopperire alla carenza di catechisti e fare lezione nelle parrocchie.

 

 

4. Soppressione dell’organizzazione modulare. La ministra in pratica abolisce l’organizzazione dei moduli che implica l’intervento di  3 insegnanti su 2 classi cioè 66 ore di docenza su 54 ore delle classi…Le 6 ore di compresenza per ciascuna classe sono gestite per attività di recupero o approfondimento del curricolo.

5. Possibili attuazioni del tempo scuola. La gestione delle 24 ore   potrà esaurirsi in 4 ore al giorno da lunedì a sabato , oppure con 4 ore antimeridiane fino a venerdì e un rientro con mensa in un giorno settimanale , o 4 ore antimeridiane con due rientri pomeridiani di 2 ore ciascuno senza mensa ( a meno che non vi sopperisca un educatore esterno). Per la scuola dell’Infanzia è stato annunciato un  orario antimeridiano di lezione fino alle 12.30, per i licei si prevede il taglio di un anno intero. Chissà perché la riorganizzazione  parte sempre dal primo segmento del ciclo di istruzione, che è quello più difficile e dispendioso vero, ma funzionante… in passato si auspicava di rivedere anche gli altri (scuole medie e superiori) ma, per fine legislatura o caduta di governi, sono stati rivisti marginalmente  con interventi perlopiù settoriali sugli esami finali.

 

6. Riflessioni. I tagli di spesa si possono realizzare più facilmente solo riducendo le ore di tempo scuola. È modificato il contratto dei docenti di scuola primaria, elevando le ore di lezione da 22 a 24: del resto un docente novello tuttologo, se specializzato nell’insegnamento di lingua inglese o religione,o al massimo con l’intervento di due  insegnanti specialisti delle succitate discipline, ha ben poco da concertarsi e programmare la sua didattica perché sia trasversalmente efficace. Ogni mattina  potrà avvalersi di un bello specchio e programmare con se stesso mentre si lava i denti. Vi par poco?  Non avrà necessità di confrontarsi con nessuno,  semmai  farà i sorci verdi pensando da che parte dovrà cominciare per insegnare la matematica, se non l’ha mai fatto, che è la disciplina più spauracchiante del curricolo.

 

7. Silenzio dei media. La mia curiosità è stata non poco suscitata dalla mancanza di trasparenza e di chiarezza da parte del Ministro sulle modalità di attuazione del tempo scuola, cosa fondamentale , determinante, per nulla spiegata sulla quale è stata chiesta la fiducia alle Camere. Col suo silenzio la stampa  dimostra di accennare a   quel che ad hoc vogliono che accenni …e qui casca l’asino e tutta la stalla. Possibile mai che nessun brillante giornalista, di destra, centro, sinistra, indipendente non abbia avuto un barlume di idea da chiedere chiarimenti a riguardo dell’ attuazione del tempo scuola?

 

8. Deviazione dell’attenzione della pubblica opinione su falsi problemi.

Perché mai la Ministra non la smette di essere così sibillina e chiarisce definitivamente nei bei salotti della televisione e della stampa, una volta e per tutte , il vero punto cruciale di questa presunta riorganizzazione della scuola, invece di buttare fumo negli occhi parlando di falsi problemi come quello del voto di condotta, del grembiule , del voto, dell’educazione civica che tanto spazio hanno avuto dai media per ricevere consensi? 

I consigli di classe potevano tener conto della condotta degli alunni in fase di valutazione perché valutare globalmente uno studente implica anche la valutazione del comportamento per cui , se avessero voluto, nei casi più gravi avrebbero potuto prendere ferma  posizione .  In certe scuole non si è mai abbandonata la consuetudine di portare il grembiule. Il voto è una sintetica forma di valutazione che sarà ricondotta  dai Collegi Docenti a uniformi, concordati e condivisi  parametri di riferimento ed indicatori di valutazione. L’educazione civica è trasversale a molte discipline e poteva tranquillamente rientrare in apposita sezione nei programmi di storia, come in passato.

 

9. Motivi della protesta degli insegnanti.  A riguardo del tempo scuola e tagli di discipline…che sono la struttura portante della didattica c’è solo silenzio… altro che trasparenza tanto declamata. Qui salta la garanzia di offrire un’adeguata risposta alle molteplici e diverse esigenze degli alunni. Perché 24 ore? Per avere in tutto tot posti e non di più, per recuperare 8 miliardi di euro nel giro di 3 anni , l’equivalente di mezza manovra finanziaria.

 

 Per la prima volta nella storia della Scuola italiana viene introdotta una riorganizzazione della scuola  senza un Progetto Educativo , senza la consulenza di una  Commissione di pedagogisti e di esperti …si parla solo di razionalizzazione di risorse e contenimento di spese. Del resto la Gelmini è una presta faccia messa ad hoc perché dietro di lei c’è a  capo del Dipartimento spese del Ministero della Pubblica Istruzione  un braccio destro di Tremonti, Ministro dell’Economia e Finanze. Per la prima volta non c’è un dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione che poteva avere una visione più ampia  delle problematiche interne alla scuola.

 

La pedagogia, che dovrebbe ispirare i cambiamenti nella scuola, non esiste. La  necessità di creare un’unica figura di riferimento è una sciocchezza in una società pluralistica, che sollecita confronti e aperture. Mi commuove quest’attenzione alla  stabilità affettiva dei bambini! E la vogliono nella scuola? Ma come!!!  In famiglie così allargate dove alla fine il bambino sa di avere magari una mamma ma ha pure 2 o3 padri nel giro di 5 anni che si avvicendano come panni smessi a cambio stagione: uno naturale e due acquisiti. ( quelli che una volta si chiamavano zii….ora nell’epoca dell’accelerato amore universale  si stringono relazioni parentali più strette e intense e il più delle volte  poco durature).

 

10. Meriti della scuola primaria. Qui emerge l’esigenza di non investire  in una scuola primaria che dà le basi dell’apprendimento e che ha il merito di essere al 6° posto a livello europeo  per competenze e rendimento, e viene considerata solo una dispendiosa zavorra (e tralascio l’altra vergogna del suo decreto Dl n 137 a riguardo dei tagli alla ricerca e dell’abbassamento dell’obbligo scolastico a 14 anni). Qui si mandano all’aria anni di formazione sempre più specifica dei docenti, si impedisce ogni forma di confronto e compensazione  tra colleghi, di recupero dello svantaggio per gli alunni in difficoltà e di approfondimento per le eccellenze, qui non si risponde alle esigenze delle famiglie che lavorano aventi la necessità di lasciare i loro figli a scuola. Qui si fa il gioco della scuola privata che potrà più liberamente rispondere con flessibilità oraria a questi bisogni sociali, che seleziona gli iscritti ed esclude i ragazzi problematici. Qui si affossa la scuola pubblica che vedrà classi sempre più affollate e problematiche da gestire e il tutto a discapito della qualità dell’insegnamento.  

 

11. Difficoltà attuali. Si torna al maestro unico facendo leva sul sentimento nostalgico dell’opinione pubblica… Una volta però, sebbene le classi fossero più numerose, non c’erano stranieri  la cui presenza a livello nazionale  nelle scuole primarie  è di circa il 10% .Una volta   non si sapeva nemmeno cosa fossero la diffusa sindrome ADHD (sindrome da deficit di attenzione ed iperattività ) e i disturbi specifici di apprendimento(dislessia, discalculia, disgrafia ecc…). Chi non conseguiva gli  obiettivi didattici veniva abbandonato a se stesso e andava a lavorare, ma il mondo del lavoro offriva più opportunità di oggi. Ora si abbassa l’età dell’obbligo scolastico da 16 a 14 anni. Il ragazzo culturalmente e socialmente svantaggiato che non continuerà gli studi dopo le medie, non potrà essere assorbito nel mondo del lavoro prima dei 16 anni. Potrà pascolare beatamente per strada a 14 anni e più tardi come disoccupato, visto che anche plurilaureati stentano ad occuparsi. Non sarebbe opportuno rivedere e riqualificare corsi professionali?

 

12. Diversamente abili. Una volta  i bambini diversamente abili erano relegati in classi differenziali o scuole speciali, e l’Italia è all’avanguardia rispetto a molte realtà scolastiche europee per la loro inclusione. Nel decreto Gelmini poco si parla degli insegnanti di sostegno. Ebbene già da quest’estate è arrivata una circolare delle  Direzioni  Regionali che dispongono la  graduale realizzazione del rapporto di un insegnante di sostegno su almeno 2 bambini diversamente abili, senza fare riferimento alla gravità delle diagnosi. Quali motivazioni pedagogiche sono alla base di queste scelte? Quali pari opportunità saranno offerte a questi bambini? Non mi meraviglierei se tra poco per ridurre la spesa pubblica  si  prospettasse la riapertura di scuole speciali , meno costose degli insegnanti di sostegno.

 

13. Dirigenti Scolastici. Altro aspetto non reclamizzato del decreto Gelmini riguarda  i Dirigenti Scolastici che  saranno ritenuti personalmente  responsabili dell’applicazione di queste disposizioni. Si fa ricadere l’attuazione di questa riorganizzazione scolastica sui Dirigenti delle singole Istituzioni, le cui rappresentanze non sono state nemmeno consultate prima di metter mano  all’elaborazione di queste novità. Molti Dirigenti avversano questa “manutenzione” ( ma si tratta di una vera e propria riforma)  perché in contrasto con  ogni principio etico e professionale del mondo della scuola e sono preoccupati perché ben sanno che le scuole vanno avanti solo con la collaborazione del corpo docente.

 

14.Protesta  Questi sono i veri punti dolenti del decreto, quelli che ci vedrà compatti a prescindere da ogni appartenenza politica, saremo accomunati da un unico sentimento: “ la scuola”. E la scuola la facciamo noi docenti e i dirigenti delle singole Istituzioni scolastiche. Siamo  l’ultima ruota del carro, ma senza ruota non si va avanti. La scuola può essere sicuramente migliorata ampliando la formazione dei docenti, la valutazione , ridandole anche serietà e rigore…ma non in questi termini. Questo bailamme finalmente sta suscitando anche grandi riflessioni tra noi  e spero che servano. E noi siamo sempre lì…in prima fila. Ci hanno  chiesto di garantire l’alfabetizzazione informatica , l’insegnamento di lingua inglese e talvolta pure di religione ( a seconda della liberalità delle curie)e l’abbiamo fatto come meglio potevamo, di attivare riforme anche se non condivise e l’abbiamo fatto, di elemosinare finanziamenti attivando progetti ( loro hanno voluto trasformare le scuole in progettifici perché ricevessimo circa 250 -500 euro in quanto i grossi finanziamenti sono per le scuole superiori) , di svolgere attività di coordinamento e supporto alla didattica, di supplire gli artefici di assenze strategiche quelli che lavorano un giorno no e un altro anche e l’abbiamo fatto, non per guadagnare 16 euro lordi all’ora ma per garantire come meglio potevamo  un servizio pubblico e il diritto – dovere allo studio. L’abbiamo fatto per l’immagine del sistema scolastico al quale sentiamo di appartenere, non solo per la remunerazione. Si può responsabilizzare il corpo docente con una turnazione degli  incarichi…si può migliorare la didattica con formazione a tappeto. Ci siamo cimentati nell’alfabetizzazione di stranieri senza alcun supporto di mediatori culturali, con il semplice aiuto di dizionari e di confronto tra colleghi, semplicemente perché motivati a rispondere alle problematiche attuali di apprendimento. I docenti, percepiti come fannulloni perché lavorano poche ore a settimana e godono di 3 mesi di ferie (per la cronaca sono 30 + 6 di ferie non usufruite durante l’anno, poi dobbiamo essere a disposizione e reperibili e per la cronaca c’è un lavoro sommerso svolto a casa con reperimento di materiali, aggiornamenti, correzione di elaborati , il tutto non sempre rientrante nella funzione docente). Siamo rimasti sempre lì nonostante l’accanimento  mediatico, che ha evidenziato notizie screditanti la scuola, mettendo in risalto coloro che preferiscono esibirsi in performance che esulano dal loro ruolo educativo e sono pure stati riammessi in servizio (sicuramente non da noi) facendoci vergognare di appartenere alla categoria, alla sottocasta che non può stare nella vetrina dei belli e ricchi acclamati a furor di popolo, perché non è economicamente e di conseguenza socialmente competitiva. Insinuano che occupiamo posti comodi , ambiti dalle donne…scusateci se cerchiamo di conciliare esigenze di famiglia e lavoro nel nostro progetto di vita, degno forse più di merito che di demerito. Quali alternative lavorative avremmo in un paese che poco aiuta la donna lavoratrice? La propaganda mediatica in atto da qualche anno è stata volutamente denigratoria per preparare consensi nell’opinione pubblica. Non è un caso che nei forum sul maestro unico di testate giornalistiche famose siano ripetuti commenti offensivi sugli insegnanti ad opera degli stessi  4 o 5 commentatori ( gente che vive sul forum visto che finora  ha postato dai 4500 ai 9000 interventi nelle varie rubriche….mi viene il dubbio che siano pagati per fare questo e per continuare a sputarci addosso). Esiste sempre l’escamotage dell’istruzione domestica per sopperire alla nostra presunta incompetenza, millantata da chi, forte del saper leggere e  scrivere, crede di poter fare meglio. Bene: si potrebbe sempre istituire una giornata di apertura delle scuole per offrire l’opportunità di cimentarsi in proficui tirocini dai quali trarremo spunto per la nostra didattica.

Oggi gli stessi docenti sono chiamati a rispondere a dinamiche sociali complesse da fronteggiare, se non con un impegno educativo di più parti. Penso alle famiglie latitanti nel loro ruolo educativo che delegano alla scuola i loro malesseri interni, incapaci di mettersi in gioco e in discussione con un minimo di buonsenso, quelle che si permettono di giustificare vandalismo e bullismo e quant’altro, espressioni di un disagio generazionale che è un riflesso condizionato di quello sociale e genitoriale. Ma gli insegnanti stanno sempre lì, più o meno motivati, più o meno esasperati ma comunque presenti, facendo leva su se stessi e per tanto tempo sono rimasti soli fino a che i fatti di cronaca hanno denunciato l’emergenza educativa.

 

15.Orgoglio. Oggi esprimo il mio orgoglio di categoria e me ne può fregar di meno dei commenti che sentirò per strada. L’orgoglio di lavoratori , che fanno quotidianamente i conti con se stessi, responsabilità civili e penali cui sono sempre chiamati a rispondere, consapevolezza del loro ruolo sociale ed istituzionale, con quella sorta di giuramento d’Ippocrate, che nessuno ha mai sancito ufficialmente, ma che  di fatto esiste più di quanto si pensi e fa la differenza e la qualità della scuola. Tutto va al di là di ogni schieramento e colore politico e  di ogni avvicendamento storico,perché la scuola è e deve restare super partes, in quanto fa riferimento a valori , funzioni e responsabilità  che coinvolgono tutti e non passano di moda.

 

Pur essendo dipendenti pubblici questa volta però non saremo servili. Perché non si può attuare una riforma senza consultare perlomeno le rappresentanze della scuola, quelle che vivono come noi la scuola, perché siamo l’unica categoria che non riesce nemmeno a fare una protesta  decentemente efficace  che susciti attenzione visto che dobbiamo preavvisare le famiglie ( soprattutto nella scuola dell’infanzia e dell’obbligo).Oggi hanno più potere di protestare gli studenti che noi insegnanti. E allora  toccherà a noi occuparle? Dobbiamo ricorrere a forme di protesta legali e sicuramente più efficaci, cui abbiamo già pensato,  per avere un minimo di visibilità? Quella visibilità obiettiva che pochi ci hanno concesso e che credevamo di guadagnarci svolgendo il nostro lavoro con senso di responsabilità e che nemmeno i sindacati si son premurati di recuperare avallando l’opinione comune che siamo tutti ugualmente nullafacenti e parassiti. Gli stessi sindacati che si son fatti sentire a due giorni di distanza dall’approvazione del decreto e ai quali  in un’assemblea abbiamo gridato il nostro malcontento e la nostra rabbia e che comunque ora si stanno smuovendo. Per una volta anche noi non guarderemo più al pubblico servizio, alla deontologia professionale. Vedremo cosa succederà quando i genitori arriveranno per consegnare gli alunni e  non ci saranno insegnanti…e non ci saranno nemmeno abbastanza supplenti. Sanzionateci tutti, sospendeteci, precettateci se necessario…Ci licenzierete? Ma come! Avete riammesso le mustelidi collaudate (leggasi zoccole) che hanno dato  lustro internazionale  alla nostra sottospecie e vorrete licenziare degli idealisti in uno scatto d’orgoglio , non ispirato da  rivendicazioni contrattuali, ma semplicemente ideologiche? Siamo consapevoli che l’istruzione non sarà garantita e che i nostri ragazzi saranno ancor più superati dai concorrenti europei, quelli  più preparati perché nelle loro scuole si investe maggiormente in un’ottica di formazione delle nuove generazioni. Se la scuola non è all’altezza, invece di supportarla e provvedere in modo proficuo come si dovrebbe, la si penalizza ancor di più? Perché non si riattivano gli ispettori scolastici, quelli veri  che entrano nelle classi, consigliano e formano  gli insegnanti sul da farsi condividendo le loro competenze, invece di tenerli distaccati a propinarci questionari, tonnellate di carte e  circolari, tabulare dati, fare statistiche e  sintesi poi pubblicate e pubblicizzate in costosissimi convegni?

 

Le eventuali sanzioni saranno l’attestato più faticato, che avrà il posto d’onore sulle nostre scrivanie, espressione di una protesta non per rivendicazioni salariali ma per le ragioni vere della Scuola. Alla faccia del nostro bel curriculum costruito con passione in anni di servizio,  formazione e aggiornamenti, svolgimento di incarichi , collaborazioni e nostra presenza costante. A ragion dovuta conquisteremo il titolo di fannulloni cronici.  Forse finalmente l’opinione pubblica si accorgerà degli sfigati di sottocasta, di quelli che finora hanno fatto il loro dovere, sempre fiduciosi nei cambiamenti, e credono ancora nei principi che animano la scuola pubblica. Stavolta non scendiamo a compromessi di nessun genere, se non a quelli dettati dalle vere ragioni della Scuola.

Sarà la più bella ed appassionata  lezione della nostra vita.

 

 

 

 

 

 

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Guardate cosa può venir fuori da una zucca

 

Da circa un mese ho  pronta un’enciclica di riflessioni scolastiche che mi riservavo di pubblicare non appena fossi riuscita a capire qualcosa di più, perché sinceramente mi sento una zucca vuota o meglio, avendo ancora un po’ di sale in zucca ( per mia fortuna o sfortuna – non saprei-), ne capisco abbastanza di tempo scuola, monte ore e orari e certe cose non mi sfuggono. Sono inviperita per il dire sibillino della Ministra e ancor meno chiaro della stampa a riguardo delle modalità di attuazione del tempo scuola, ridotto da tempo base di 27 ore settimanali di lezione a 24,  dei consequenziali  tagli di discipline, di presunte ore integrative e aggiuntive dei docenti, mai espressamente quantificate, per mantenere il tempo pieno ( che matematicamente poco si concilia con quanto annunciato) che sono la struttura portante dell’ organizzazione della scuola primaria, sia nel suo risvolto didattico che in quello occupazionale. Si sta deviando l’attenzione dell’opinione pubblica su falsi problemi, o meglio su soluzioni più o meno condivise inerenti il voto in  condotta, il grembiule, la valutazione in decimi che hanno ricevuto largo spazio dai media per ricevere consensi e si tace sui punti cruciali di questa riorganizzazione scolastica, tanto declamata e poco chiarita.

 

Ma torniamo alle zucche… Ieri sera  filo mi ha segnalato questo bel filmato “L’arte in zucca” che ha creato una magica atmosfera rasserenante.

Danilo Raimondo è un artigiano del suono, costruttore di strumenti e oggetti sonori. Lavora diversi materiali quali zucche, legno, canne di fiume e di bambù, ossa, conchiglie, metallo.

Segnalo il suo sito, particolarmente interessante per scoprire curiosità musicali  e la sua creativa maestria.

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Attenzione alle curve?

 

La giovane modella inglese  Katie Green ha rinunciato al ruolo di ragazza immagine della casa di lingerie Wonderbra per non perdere 12 kg , come volevano alcuni responsabili dell’azienda.

Dalle foto si nota che  la ragazza è formosa in modo proporzionato, è alta  quasi un metro e ottanta , pesa  65 kg e  indossa una normale taglia 44. É un bell’esemplare di  mammifera  come del resto si presume che sia una donna che deve reclamizzare biancheria intima femminile. Inizialmente Katie ha creduto che si trattasse di uno scherzo anche perché, perdendo tanti chili, si sarebbe ridotta a un mucchietto di ossa.  Ma scherzo non era: era considerata troppo grassa per la taglia 38 – 40 delle altre ragazze. Le hanno consigliato di andare tutti i giorni in palestra e di seguire una dieta ferrea. La bella in 8 giorni ha perso 8 kg…ma era troppo poco. Gli agenti monitoravano i suoi cali di peso, aggiornandosi di frequente per telefono. Insomma alla fine Katie ha deciso “di mollare tutto perché questa cosa le ha davvero aperto gli occhi sul mondo della moda e sulle continue pressioni a cui sottopongono le modelle, costringendole ad essere sempre più magre.”

 

 

E io tifo per Katie…ma presumo che  la notizia sarà ribaltata con un pluralità di tassative smentite dell’azienda, che sin d’ora  asserisce che la ragazza avrebbe dovuto tonificare un po’ il suo fisico e perdere solo una taglia.

Il caso è interessante perché pare  confermare quanto si sta discutendo da tempo,cioè quanto sia richiesto alle modelle da parte di chi lavora con la loro immagine.

 

Di recente molte, troppe modelle sono morte per anoressia ( cito solo Ana Carolina Reston Macan e Hila Elmalich  della quale in rete c’è un filmato shock a testimonianza dei suoi 30 kg). L’anoressia nervosa è una malattia dalle origini complesse. Si diventa anoressici per difficoltà di comunicare a livello interpersonale o di esprimere le proprie emozioni, per l’incapacità di fronteggiare le difficoltà della vita, gli insuccessi, il senso di inadeguatezza, a volte per far parte di categorie in cui l’esile aspetto esteriore è ritenuto esasperatamente fondamentale (modelle, ginnaste,ballerine). Pian piano l’anoressica  impara a rinunciare al cibo, a controllare in modo ossessivo il proprio corpo, dolore e vita e così si sente gratificata, crede di non aver bisogno di nulla , di essere superiore ai comuni mortali grazie al suo sacrificio, allo stillicidio giornaliero di rinuncia alla vita, in una sorta di condizione asessuata ( che cela carenze affettive). Di fatto fugge dalla realtà: la sua voluta diversità diviene un punto di “forza” per nascondere, in modo più o meno consapevole, il disagio interiore che la fa percepire sempre poco rispondente all’immagine che ha costruito dentro di sé. Oggi l’anoressia, sottovalutata per molto tempo, è definita sindrome culturale tipica dei paesi occidentali dove la magrezza serve ad ottenere consensi e viene enfatizzata come valore sociale positivo.

 

Ricorrere  a modelle esageratamente filiformi significa proporre canoni di bellezza perlopiù irreali dei quali il mondo della moda né è responsabile per la sua influenza sui media.

 

 

Limitatamente  capisco le esigenze degli stilisti, che giocano su colori, geometrie, leggerezza e movimento di tessuti creando abiti “artistici”  per la maggior parte importabili  per la  stragrande maggioranza di donne comuni, troppo immerse nella quotidianità e impegnate a soddisfare esigenze di praticità e salute da non poter permettersi il lusso di spendere e di non avere la forza di fare ciò che devono.  Abiti di scena nell’Olimpo delle passerelle, splendidamente  attraenti ed esclusivi come un quadro d’autore. Perlopiù  belli per esser visti più che per essere indossati,  o accessibili, economicamente e per occasioni di vita, solo a poche elette.

 

Ma mi chiedo: la Wonderbra sa che i suoi reggiseni sono consigliati alle donne formose, che sicuramente non rientrano in una taglia 40 a meno che non si siano artificialmente siliconate con quell’orribile sproporzione tra air bag anteriore e apertura spalle che le rende  simili a piccioni pettoruti? Una ragazza magra  non ha la necessità di indossare le wonderbrariane armature rinforzate (semmai solo quelle imbottite), e ricorre a quest’azienda solo per soddisfare un capriccio estetico di colore e modello non un’esigenza di contenimento di curve.

 

 E chissà quando le donne impareranno ad accettarsi per ciò che sono, si concilieranno con se stesse a partire dalle periodiche invasioni ormonali che sballano il metabolismo nelle varie fasi della vita, accoglieranno quei frequenti cambiamenti naturali e distingueranno tra l’essere e l’apparire ad ogni costo simile a… Il culto dell’apparire  implica omologazione a quei modelli stereotipati, di cui ci bombardano giornali e televisione, e serve a  ricevere indirette conferme solo da chi li condivide.

La bellezza fisica varia da persona a persona e inoltra cambia e  matura col tempo, come la percezione interiore che si ha di sé, della propria bellezza  fisica e non.

 

Katie Green si propone come  donna che può vincere  andando controcorrente e, grazie alle sue curve,  sbanda dai rettilinei del mondo della moda, fino a poco tempo fa taciuti e nascosti.Una sbandata del genere sarà apprezzata da molte donne comuni e, forse, anche dagli uomini.

O no?

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