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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Ecco svelato un mistero (più doloroso che glorioso)

 

Questo post è esageratamente più lungo e sentito degli altri , scritto nella speranza che aiuti  a capire sia le novità scolastiche introdotte dalla Gelmini che le ragioni della protesta degli insegnanti…si tratta di questioni tecniche non sempre comprensibili a chi non appartiene al mondo della scuola e per nulla spiegate finora dai media.

 1. Tempo prolungato e tempo pieno. È vero che talvolta non sono le ore trascorse a scuola che fanno la qualità dell’insegnamento ma, soprattutto in una  scuola dell’obbligo che funziona ( e ce ne sono ), possono garantire maggiore apprendimento laddove questo non sia supportato dalla famiglia.

Non è un caso che in realtà socioculturali più deprivate, dove non ha mai attecchito un vero tempo pieno di scuola primaria, si registra la più alta percentuale di dispersione e abbandono scolastico. Penso a dove ho iniziato ad insegnare, dove sequestravamo coltelli a serramanico e ho visto e conosciuto  realtà “inconcepibili” e vicende di bambini  aventi come sfondo comune  l’abiezione, miseria, degrado e ignoranza , principi fondanti in contesti in cui si impara  presto a sopravvivere accettando con rassegnazione la  legge del più forte e del taglione, l’illecito e la devianza. Dove sarebbe meglio che i bambini restino a scuola invece che in strada divenendo un fertile vivaio della malavita organizzata. Lì invece spesso le trenta ore settimanali (27 ore di curricolo base + 3 opzionali) sono state spalmate su 6 giorni a settimana con 5 ore antimeridiane di lezione (con un tour de force per i bambini) o al massimo con uno o due rientri pomeridiani. In compenso  proliferano le scuole private che garantiscono un orario di lezione più rispondente alle esigenze dei genitori che lavorano e possono pagare.l Questa poco lungimirante politica scolastica, oltre ad aver  limitato l’ offerta formativa laddove è poi sempre più emersa  una sorta di emergenza educativa, ha precluso anche la possibilità di creare posti di lavoro. Certo che esaurire il proprio servizio solo di mattina è più comodo che  alternarlo in  turni antimeridiani e pomeridiani … e questa è una delle ragioni per cui il prolungamento orario non è stato proposto, senza pensare ad un Progetto Educativo ampio più rispondente  alle esigenze pedagogico- didattiche degli alunni, ai bisogni sociali  e indirettamente a quelle occupazionali che avrebbero arginato il flusso immigratorio di docenti dal Sud al Nord. Se alle 30 ore aggiungiamo altre 10 ore opzionali ( cioè liberamente scelte della famiglia) di tempo mensa per un totale di  40 ore settimanali reintrodotte dalla Moratti, si poteva giungere all’equivalente  orario del vecchio e collaudato tempo pieno,ormai congelato  dove è stato introdotto in passato.

 

Ma la nuova formula Morattiana di  tempo pieno (27 ore + 3 opzionali + 10 opzionali di mensadopomensa) complicava l’interna organizzazione scolastica e quindi spesso non è stato nemmeno proposto alle famiglie, implicava spese per i buoni pasto in parte a carico delle famiglie, in parte dei Comuni che erogano il servizio di refezione. Si consideri che poi  e gli enti locali investono poco nelle Istituzioni di rilevanza sociale il cui rendimento si può valutare a lungo termine, ma in compenso  disperdono risorse finanziando una miriade di associazioni, alcune delle quali molto attive e di supporto, altre semplicemente inutili.

L’organizzazione scolastica del tempo pieno ha soddisfatto bisogni sociali, ha costruito una mentalità partecipativa scuola famiglia, ha distrutto la vergogna delle classi differenziali, ha promosso i laboratori come nuova metodologia di apprendimento e la sperimentazione di nuove didattiche. Lo spirito del tempo pieno è stato una pietra miliare nella storia della scuola italiana.

 Con la riorganizzazione scolastica della Gelmini,  le classi del vecchio tempo pieno, se confermate dalle iscrizioni, sopravvivranno dove in passato era stato chiesto e non può esser incrementato…se non confermato dalle iscrizioni di alunni si estinguerà  questa forma di organizzazione scolastica. ( nella mia zona  resiste ma fa i conti con cali demografici ad  annate più o meno alterne) .

 

2. Maestro unico:come?  È la novità, che sta suscitando grandi reazioni nel mondo della scuola di cui ho taciuto qui ( condividendo alcuni punti)  dopo un’ iniziale perplessità perché di fatto non capivo e di cui ho poi scritto ironicamente qui.  

Il pubblicizzato e nostalgico ritorno al maestro unico è  fattibile riducendo le ore del curricolo di base che saranno ridotte da 27 a 24 ore settimanali. Attualmente un insegnante di scuola primaria svolge 22 ore di lezione (più 2 di programmazione settimanale ). Considerando l’intervento di uno specialista di lingua straniera ( da 1 a 3 dalla classe prima a quella finale del ciclo di scuola primaria) e uno di religione ( con 2 ore settimanali) si copre il curricolo base di 27 ore  settimanali. Con la proposta Gelmini levando da 1 a 3 le ore di inglese e le 2 fisse di religione dal monte ore settimanali che dovrebbe esser ridotto a 24, restano 19 ore per le rimanenti discipline.

 

3. Tagli sulle discipline. Quali saranno escluse dall’insegnamento? Tutto tace eppure l’istruzione si basa sull’insegnamento delle discipline. Il problema vero è che di solito le riforme scolastiche partivano da un Progetto Educativo supportato da Indicazioni Programmatiche sulla base dei quali si articolava un tempo scuola ad hoc per attuarli. Ciò dimostra quanto stia a cuore la didattica e quali siano le effettive competenze degli artefici di questa riforma.

 

Preciso che le ore di religione sono intoccabili…ma considerata la proporzione con altre discipline sono troppe: riusciamo a garantire 5 ore settimanali di matematica, 6 o 7 di italiano, 1 (in prima e seconda) 2 (dalla terza alla quinta) rispettivamente di storia, geografia e scienze. Si consideri inoltre che in molti paesi europei l’insegnamento della religione esula dai programmi scolastici. Sebbene i nostri bambini si sciroppino dai 4 ai 5 anni di catechismo ( 2 o 3 per la prima comunione e 2 per la cresima) , l’Italia ha una radicata tradizione cattolica, cui non voglio disconoscere nulla. Però dall’ultimo Concordato la religione cattolica non è più stata riconosciuta religione ufficiale di Stato ma solo maggioritaria, cioè  prevalente sulle altre. La scuola pubblica è laica e allora perché non inserire una semplice storia della religione che potrebbe rientrare placidamente nel programma di storia  ed eliminare le due ore settimanali ,anche se sono opzionali? In tal caso però si taglierebbero posti degli insegnanti di religione che potrebbero sopperire alla carenza di catechisti e fare lezione nelle parrocchie.

 

 

4. Soppressione dell’organizzazione modulare. La ministra in pratica abolisce l’organizzazione dei moduli che implica l’intervento di  3 insegnanti su 2 classi cioè 66 ore di docenza su 54 ore delle classi…Le 6 ore di compresenza per ciascuna classe sono gestite per attività di recupero o approfondimento del curricolo.

5. Possibili attuazioni del tempo scuola. La gestione delle 24 ore   potrà esaurirsi in 4 ore al giorno da lunedì a sabato , oppure con 4 ore antimeridiane fino a venerdì e un rientro con mensa in un giorno settimanale , o 4 ore antimeridiane con due rientri pomeridiani di 2 ore ciascuno senza mensa ( a meno che non vi sopperisca un educatore esterno). Per la scuola dell’Infanzia è stato annunciato un  orario antimeridiano di lezione fino alle 12.30, per i licei si prevede il taglio di un anno intero. Chissà perché la riorganizzazione  parte sempre dal primo segmento del ciclo di istruzione, che è quello più difficile e dispendioso vero, ma funzionante… in passato si auspicava di rivedere anche gli altri (scuole medie e superiori) ma, per fine legislatura o caduta di governi, sono stati rivisti marginalmente  con interventi perlopiù settoriali sugli esami finali.

 

6. Riflessioni. I tagli di spesa si possono realizzare più facilmente solo riducendo le ore di tempo scuola. È modificato il contratto dei docenti di scuola primaria, elevando le ore di lezione da 22 a 24: del resto un docente novello tuttologo, se specializzato nell’insegnamento di lingua inglese o religione,o al massimo con l’intervento di due  insegnanti specialisti delle succitate discipline, ha ben poco da concertarsi e programmare la sua didattica perché sia trasversalmente efficace. Ogni mattina  potrà avvalersi di un bello specchio e programmare con se stesso mentre si lava i denti. Vi par poco?  Non avrà necessità di confrontarsi con nessuno,  semmai  farà i sorci verdi pensando da che parte dovrà cominciare per insegnare la matematica, se non l’ha mai fatto, che è la disciplina più spauracchiante del curricolo.

 

7. Silenzio dei media. La mia curiosità è stata non poco suscitata dalla mancanza di trasparenza e di chiarezza da parte del Ministro sulle modalità di attuazione del tempo scuola, cosa fondamentale , determinante, per nulla spiegata sulla quale è stata chiesta la fiducia alle Camere. Col suo silenzio la stampa  dimostra di accennare a   quel che ad hoc vogliono che accenni …e qui casca l’asino e tutta la stalla. Possibile mai che nessun brillante giornalista, di destra, centro, sinistra, indipendente non abbia avuto un barlume di idea da chiedere chiarimenti a riguardo dell’ attuazione del tempo scuola?

 

8. Deviazione dell’attenzione della pubblica opinione su falsi problemi.

Perché mai la Ministra non la smette di essere così sibillina e chiarisce definitivamente nei bei salotti della televisione e della stampa, una volta e per tutte , il vero punto cruciale di questa presunta riorganizzazione della scuola, invece di buttare fumo negli occhi parlando di falsi problemi come quello del voto di condotta, del grembiule , del voto, dell’educazione civica che tanto spazio hanno avuto dai media per ricevere consensi? 

I consigli di classe potevano tener conto della condotta degli alunni in fase di valutazione perché valutare globalmente uno studente implica anche la valutazione del comportamento per cui , se avessero voluto, nei casi più gravi avrebbero potuto prendere ferma  posizione .  In certe scuole non si è mai abbandonata la consuetudine di portare il grembiule. Il voto è una sintetica forma di valutazione che sarà ricondotta  dai Collegi Docenti a uniformi, concordati e condivisi  parametri di riferimento ed indicatori di valutazione. L’educazione civica è trasversale a molte discipline e poteva tranquillamente rientrare in apposita sezione nei programmi di storia, come in passato.

 

9. Motivi della protesta degli insegnanti.  A riguardo del tempo scuola e tagli di discipline…che sono la struttura portante della didattica c’è solo silenzio… altro che trasparenza tanto declamata. Qui salta la garanzia di offrire un’adeguata risposta alle molteplici e diverse esigenze degli alunni. Perché 24 ore? Per avere in tutto tot posti e non di più, per recuperare 8 miliardi di euro nel giro di 3 anni , l’equivalente di mezza manovra finanziaria.

 

 Per la prima volta nella storia della Scuola italiana viene introdotta una riorganizzazione della scuola  senza un Progetto Educativo , senza la consulenza di una  Commissione di pedagogisti e di esperti …si parla solo di razionalizzazione di risorse e contenimento di spese. Del resto la Gelmini è una presta faccia messa ad hoc perché dietro di lei c’è a  capo del Dipartimento spese del Ministero della Pubblica Istruzione  un braccio destro di Tremonti, Ministro dell’Economia e Finanze. Per la prima volta non c’è un dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione che poteva avere una visione più ampia  delle problematiche interne alla scuola.

 

La pedagogia, che dovrebbe ispirare i cambiamenti nella scuola, non esiste. La  necessità di creare un’unica figura di riferimento è una sciocchezza in una società pluralistica, che sollecita confronti e aperture. Mi commuove quest’attenzione alla  stabilità affettiva dei bambini! E la vogliono nella scuola? Ma come!!!  In famiglie così allargate dove alla fine il bambino sa di avere magari una mamma ma ha pure 2 o3 padri nel giro di 5 anni che si avvicendano come panni smessi a cambio stagione: uno naturale e due acquisiti. ( quelli che una volta si chiamavano zii….ora nell’epoca dell’accelerato amore universale  si stringono relazioni parentali più strette e intense e il più delle volte  poco durature).

 

10. Meriti della scuola primaria. Qui emerge l’esigenza di non investire  in una scuola primaria che dà le basi dell’apprendimento e che ha il merito di essere al 6° posto a livello europeo  per competenze e rendimento, e viene considerata solo una dispendiosa zavorra (e tralascio l’altra vergogna del suo decreto Dl n 137 a riguardo dei tagli alla ricerca e dell’abbassamento dell’obbligo scolastico a 14 anni). Qui si mandano all’aria anni di formazione sempre più specifica dei docenti, si impedisce ogni forma di confronto e compensazione  tra colleghi, di recupero dello svantaggio per gli alunni in difficoltà e di approfondimento per le eccellenze, qui non si risponde alle esigenze delle famiglie che lavorano aventi la necessità di lasciare i loro figli a scuola. Qui si fa il gioco della scuola privata che potrà più liberamente rispondere con flessibilità oraria a questi bisogni sociali, che seleziona gli iscritti ed esclude i ragazzi problematici. Qui si affossa la scuola pubblica che vedrà classi sempre più affollate e problematiche da gestire e il tutto a discapito della qualità dell’insegnamento.  

 

11. Difficoltà attuali. Si torna al maestro unico facendo leva sul sentimento nostalgico dell’opinione pubblica… Una volta però, sebbene le classi fossero più numerose, non c’erano stranieri  la cui presenza a livello nazionale  nelle scuole primarie  è di circa il 10% .Una volta   non si sapeva nemmeno cosa fossero la diffusa sindrome ADHD (sindrome da deficit di attenzione ed iperattività ) e i disturbi specifici di apprendimento(dislessia, discalculia, disgrafia ecc…). Chi non conseguiva gli  obiettivi didattici veniva abbandonato a se stesso e andava a lavorare, ma il mondo del lavoro offriva più opportunità di oggi. Ora si abbassa l’età dell’obbligo scolastico da 16 a 14 anni. Il ragazzo culturalmente e socialmente svantaggiato che non continuerà gli studi dopo le medie, non potrà essere assorbito nel mondo del lavoro prima dei 16 anni. Potrà pascolare beatamente per strada a 14 anni e più tardi come disoccupato, visto che anche plurilaureati stentano ad occuparsi. Non sarebbe opportuno rivedere e riqualificare corsi professionali?

 

12. Diversamente abili. Una volta  i bambini diversamente abili erano relegati in classi differenziali o scuole speciali, e l’Italia è all’avanguardia rispetto a molte realtà scolastiche europee per la loro inclusione. Nel decreto Gelmini poco si parla degli insegnanti di sostegno. Ebbene già da quest’estate è arrivata una circolare delle  Direzioni  Regionali che dispongono la  graduale realizzazione del rapporto di un insegnante di sostegno su almeno 2 bambini diversamente abili, senza fare riferimento alla gravità delle diagnosi. Quali motivazioni pedagogiche sono alla base di queste scelte? Quali pari opportunità saranno offerte a questi bambini? Non mi meraviglierei se tra poco per ridurre la spesa pubblica  si  prospettasse la riapertura di scuole speciali , meno costose degli insegnanti di sostegno.

 

13. Dirigenti Scolastici. Altro aspetto non reclamizzato del decreto Gelmini riguarda  i Dirigenti Scolastici che  saranno ritenuti personalmente  responsabili dell’applicazione di queste disposizioni. Si fa ricadere l’attuazione di questa riorganizzazione scolastica sui Dirigenti delle singole Istituzioni, le cui rappresentanze non sono state nemmeno consultate prima di metter mano  all’elaborazione di queste novità. Molti Dirigenti avversano questa “manutenzione” ( ma si tratta di una vera e propria riforma)  perché in contrasto con  ogni principio etico e professionale del mondo della scuola e sono preoccupati perché ben sanno che le scuole vanno avanti solo con la collaborazione del corpo docente.

 

14.Protesta  Questi sono i veri punti dolenti del decreto, quelli che ci vedrà compatti a prescindere da ogni appartenenza politica, saremo accomunati da un unico sentimento: “ la scuola”. E la scuola la facciamo noi docenti e i dirigenti delle singole Istituzioni scolastiche. Siamo  l’ultima ruota del carro, ma senza ruota non si va avanti. La scuola può essere sicuramente migliorata ampliando la formazione dei docenti, la valutazione , ridandole anche serietà e rigore…ma non in questi termini. Questo bailamme finalmente sta suscitando anche grandi riflessioni tra noi  e spero che servano. E noi siamo sempre lì…in prima fila. Ci hanno  chiesto di garantire l’alfabetizzazione informatica , l’insegnamento di lingua inglese e talvolta pure di religione ( a seconda della liberalità delle curie)e l’abbiamo fatto come meglio potevamo, di attivare riforme anche se non condivise e l’abbiamo fatto, di elemosinare finanziamenti attivando progetti ( loro hanno voluto trasformare le scuole in progettifici perché ricevessimo circa 250 -500 euro in quanto i grossi finanziamenti sono per le scuole superiori) , di svolgere attività di coordinamento e supporto alla didattica, di supplire gli artefici di assenze strategiche quelli che lavorano un giorno no e un altro anche e l’abbiamo fatto, non per guadagnare 16 euro lordi all’ora ma per garantire come meglio potevamo  un servizio pubblico e il diritto – dovere allo studio. L’abbiamo fatto per l’immagine del sistema scolastico al quale sentiamo di appartenere, non solo per la remunerazione. Si può responsabilizzare il corpo docente con una turnazione degli  incarichi…si può migliorare la didattica con formazione a tappeto. Ci siamo cimentati nell’alfabetizzazione di stranieri senza alcun supporto di mediatori culturali, con il semplice aiuto di dizionari e di confronto tra colleghi, semplicemente perché motivati a rispondere alle problematiche attuali di apprendimento. I docenti, percepiti come fannulloni perché lavorano poche ore a settimana e godono di 3 mesi di ferie (per la cronaca sono 30 + 6 di ferie non usufruite durante l’anno, poi dobbiamo essere a disposizione e reperibili e per la cronaca c’è un lavoro sommerso svolto a casa con reperimento di materiali, aggiornamenti, correzione di elaborati , il tutto non sempre rientrante nella funzione docente). Siamo rimasti sempre lì nonostante l’accanimento  mediatico, che ha evidenziato notizie screditanti la scuola, mettendo in risalto coloro che preferiscono esibirsi in performance che esulano dal loro ruolo educativo e sono pure stati riammessi in servizio (sicuramente non da noi) facendoci vergognare di appartenere alla categoria, alla sottocasta che non può stare nella vetrina dei belli e ricchi acclamati a furor di popolo, perché non è economicamente e di conseguenza socialmente competitiva. Insinuano che occupiamo posti comodi , ambiti dalle donne…scusateci se cerchiamo di conciliare esigenze di famiglia e lavoro nel nostro progetto di vita, degno forse più di merito che di demerito. Quali alternative lavorative avremmo in un paese che poco aiuta la donna lavoratrice? La propaganda mediatica in atto da qualche anno è stata volutamente denigratoria per preparare consensi nell’opinione pubblica. Non è un caso che nei forum sul maestro unico di testate giornalistiche famose siano ripetuti commenti offensivi sugli insegnanti ad opera degli stessi  4 o 5 commentatori ( gente che vive sul forum visto che finora  ha postato dai 4500 ai 9000 interventi nelle varie rubriche….mi viene il dubbio che siano pagati per fare questo e per continuare a sputarci addosso). Esiste sempre l’escamotage dell’istruzione domestica per sopperire alla nostra presunta incompetenza, millantata da chi, forte del saper leggere e  scrivere, crede di poter fare meglio. Bene: si potrebbe sempre istituire una giornata di apertura delle scuole per offrire l’opportunità di cimentarsi in proficui tirocini dai quali trarremo spunto per la nostra didattica.

Oggi gli stessi docenti sono chiamati a rispondere a dinamiche sociali complesse da fronteggiare, se non con un impegno educativo di più parti. Penso alle famiglie latitanti nel loro ruolo educativo che delegano alla scuola i loro malesseri interni, incapaci di mettersi in gioco e in discussione con un minimo di buonsenso, quelle che si permettono di giustificare vandalismo e bullismo e quant’altro, espressioni di un disagio generazionale che è un riflesso condizionato di quello sociale e genitoriale. Ma gli insegnanti stanno sempre lì, più o meno motivati, più o meno esasperati ma comunque presenti, facendo leva su se stessi e per tanto tempo sono rimasti soli fino a che i fatti di cronaca hanno denunciato l’emergenza educativa.

 

15.Orgoglio. Oggi esprimo il mio orgoglio di categoria e me ne può fregar di meno dei commenti che sentirò per strada. L’orgoglio di lavoratori , che fanno quotidianamente i conti con se stessi, responsabilità civili e penali cui sono sempre chiamati a rispondere, consapevolezza del loro ruolo sociale ed istituzionale, con quella sorta di giuramento d’Ippocrate, che nessuno ha mai sancito ufficialmente, ma che  di fatto esiste più di quanto si pensi e fa la differenza e la qualità della scuola. Tutto va al di là di ogni schieramento e colore politico e  di ogni avvicendamento storico,perché la scuola è e deve restare super partes, in quanto fa riferimento a valori , funzioni e responsabilità  che coinvolgono tutti e non passano di moda.

 

Pur essendo dipendenti pubblici questa volta però non saremo servili. Perché non si può attuare una riforma senza consultare perlomeno le rappresentanze della scuola, quelle che vivono come noi la scuola, perché siamo l’unica categoria che non riesce nemmeno a fare una protesta  decentemente efficace  che susciti attenzione visto che dobbiamo preavvisare le famiglie ( soprattutto nella scuola dell’infanzia e dell’obbligo).Oggi hanno più potere di protestare gli studenti che noi insegnanti. E allora  toccherà a noi occuparle? Dobbiamo ricorrere a forme di protesta legali e sicuramente più efficaci, cui abbiamo già pensato,  per avere un minimo di visibilità? Quella visibilità obiettiva che pochi ci hanno concesso e che credevamo di guadagnarci svolgendo il nostro lavoro con senso di responsabilità e che nemmeno i sindacati si son premurati di recuperare avallando l’opinione comune che siamo tutti ugualmente nullafacenti e parassiti. Gli stessi sindacati che si son fatti sentire a due giorni di distanza dall’approvazione del decreto e ai quali  in un’assemblea abbiamo gridato il nostro malcontento e la nostra rabbia e che comunque ora si stanno smuovendo. Per una volta anche noi non guarderemo più al pubblico servizio, alla deontologia professionale. Vedremo cosa succederà quando i genitori arriveranno per consegnare gli alunni e  non ci saranno insegnanti…e non ci saranno nemmeno abbastanza supplenti. Sanzionateci tutti, sospendeteci, precettateci se necessario…Ci licenzierete? Ma come! Avete riammesso le mustelidi collaudate (leggasi zoccole) che hanno dato  lustro internazionale  alla nostra sottospecie e vorrete licenziare degli idealisti in uno scatto d’orgoglio , non ispirato da  rivendicazioni contrattuali, ma semplicemente ideologiche? Siamo consapevoli che l’istruzione non sarà garantita e che i nostri ragazzi saranno ancor più superati dai concorrenti europei, quelli  più preparati perché nelle loro scuole si investe maggiormente in un’ottica di formazione delle nuove generazioni. Se la scuola non è all’altezza, invece di supportarla e provvedere in modo proficuo come si dovrebbe, la si penalizza ancor di più? Perché non si riattivano gli ispettori scolastici, quelli veri  che entrano nelle classi, consigliano e formano  gli insegnanti sul da farsi condividendo le loro competenze, invece di tenerli distaccati a propinarci questionari, tonnellate di carte e  circolari, tabulare dati, fare statistiche e  sintesi poi pubblicate e pubblicizzate in costosissimi convegni?

 

Le eventuali sanzioni saranno l’attestato più faticato, che avrà il posto d’onore sulle nostre scrivanie, espressione di una protesta non per rivendicazioni salariali ma per le ragioni vere della Scuola. Alla faccia del nostro bel curriculum costruito con passione in anni di servizio,  formazione e aggiornamenti, svolgimento di incarichi , collaborazioni e nostra presenza costante. A ragion dovuta conquisteremo il titolo di fannulloni cronici.  Forse finalmente l’opinione pubblica si accorgerà degli sfigati di sottocasta, di quelli che finora hanno fatto il loro dovere, sempre fiduciosi nei cambiamenti, e credono ancora nei principi che animano la scuola pubblica. Stavolta non scendiamo a compromessi di nessun genere, se non a quelli dettati dalle vere ragioni della Scuola.

Sarà la più bella ed appassionata  lezione della nostra vita.

 

 

 

 

 

 

11 comments

11 Comments so far

  1. Skip blog » SOS scuola pubblica October 11th, 2008 21:37 p10

    [...]  Le ragioni le ho ampiamente descritte in Ecco svelato un mistero (più doloroso che glorioso) [...]

  2. filo October 11th, 2008 21:37 p10

    Hai fatto un esame lucido e completo della situazione.Quello che sconforta di più in questa riforma che ci è stata imposta senza consultazione, è il fatto che non ha alcun fondamento o progetto educativo/pedagogico, non tiene conto dell’evoluzione scolastica e sociale avvenuta in questi ultimi anni e mira soltanto a tagliare fondi e recuperare soldi anzichè investire.

  3. giovanna October 11th, 2008 21:37 p10

    skiiip, ma sei fantastica!
    brava brava brava!
    un’analisi più dettagliata, più chiara, più veritiera non si poteva fare.
    Condivido pienamente.
    Tuttavia … la protesta, l’orgoglio corali, unanimi (ho letto anche il tuo commento nell’altro post), non sono mai stati caratteristica del mondo della scuola in generale né del cosidetto corpo docente. Troppe frange distinte, troppe posizioni non univoche hanno quasi sempre impedito l’efficacia delle rivendicazioni.
    Vero è che ora si “sta alla frutta”, se vogliamo difendere davvero il diritto allo studio, è urgente più che mai far sentire compatti il nostro malcontento. :-(
    ciao skip
    g

  4. Skip October 11th, 2008 21:37 p10

    Ciao filo, vado a precettare la Sacher arrivata fresca fresca da Vienna…se i lupetti famelici non l’hanno già divorata ;)

  5. Skip October 11th, 2008 21:37 p10

    ciao giovanna…bisogna parlarne, fare capire a cosa andiamo incontro principalmente nell’interesse dei nostri ragazzi. Le vere ragioni della protesta ci vedranno uniti dopo tanto tempo a prescindere dai convincimenti politici perchè si sta smantellando la scuola pubblica.
    Ciao a presto :)

  6. [...] articolo tratto da skip blog ci sono link di approfondimento sulla riorganizzazione della scuola, il voto e il maestro [...]

  7. roro October 13th, 2008 21:37 p10

    Nulla si può aggiungere a quanto scritto da skip perchè il problema è stato affrontato e sviscerato sotto tutti i punti di vista; tuttavia ho voglia di far sentire la mia voce di protesta, il mio grido di ribelione verso un atto antidemocratico che mira esclusivamente a rimpinguare le casse dello stato, per anni saccheggiate per mancanza di responsabilità. ora, alla soglia del tracollo, il ministo delle finanze ha deciso di fare una scelta…tagliare alla scuola piuttosto che in altri settori del welfar.
    per ora non ci è stato tolto il diritto ad esprimere le nostre idee,allora facciamolo negli spazi che ci sono consentiti, attiviamo un tam tam perchè la parola può molto e ancora di più se gridata in cori compatti.
    …a presto unite nella voglia di democrazia e dialogo.

  8. Skip October 13th, 2008 21:37 p10

    benritrovata roro :)

  9. farfallina October 23rd, 2008 21:37 p10

    Complimenti per la tua analisi dettagliata e puntuale…

  10. Skip October 23rd, 2008 21:37 p10

    Ciao farfallna,benvenuta!
    Quante discussioni abbiamo fatto a riguardo anni fa!

    un abbraccio :)

  11. Skip blog » Guarda l’asino che vola! October 26th, 2008 21:37 p10

    [...] Ecco svelato un mistero ( più doloroso che glorioso) [...]

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