Silvia e Giovanni di qua, Svetlana e Mustafa di là.
Parte di questo post è stato ripreso da Orientalia 4All, che ringrazio.
Circolano pareri contrastanti sulla mozione di formare classi per bambini stranieri, per consentire loro di avere un’opportunità in più ( come sostiene la Ministra Gelmini) .
Noto solo che si sa ben poco della scuola e certe spiegazioni sono necessarie per fare capire quali sono i principi fondanti dell’insegnamento, gli stessi che boccerebbero proposte del genere, avanzate da chiunque.
Interazione tra coetanei.
Da tempo nel mio Circolo Didattico il bambino straniero è valutato in base a test interdisciplinari per poi essere inserito nella classe più rispondente al suo livello di abilità ( e non solo per l’età anagrafica come dice Cota). Gli insegnanti poi predispongono un Piano di Studi Personalizzato che viene svolto sia dai docenti titolari di classe che da altri del plesso, utilizzando le ore di compresenza per attività di recupero linguistico dei bambini stranieri con gruppi di livello a classi aperte. Il bambino straniero, come quello con disturbi specifici di apprendimento ( dislessia, disgrafia ecc…), svolge il suo programma anche durante le attività di lezione frontale. Sicuramente ciò complica l’organizzazione della didattica perché significa riuscire a svolgere attività diversificate e ben programmate. Ma poi cosa significa formare classi per stranieri? I bambini non devono acquisire solo padronanza della lingua italiana, necessaria anche per poter studiare. Devono svolgere anche il programma di matematica…a questo non hanno pensato? Nell’ipotetica classe di scuola primaria per stranieri si svolgerebbe un unico programma di lingua e come sarà gestito un diversificato programma di matematica? Proprio durante le attività ludico -ricreative tutti i bambini hanno occasione di confrontarsi tra loro, di socializzare e imparare la lingua giocando. L’educazione musicale, motoria e all’immagine sono aggreganti. Inoltre, grazie a questi bambini, si promuove di fatto uno scambio interculturale nel rispetto reciproco delle propria identità personale e collettiva. Penso all’abaco cinese, alla conoscenza e confronto di feste,usi e costumi, abitudini alimentari, giochi. Da circa 12 anni ad oggi, ho insegnato ad alunni stranieri di nazionalità diverse:cinese ,ecuadoriana , francese, tedesca, polacca, rumena, marocchina e tunisina. Non bisogna necessariamente conoscere la loro lingua: ci si avvale di semplici dizionari e della capacità di questi bambini ad apprendere abbastanza in fretta la lingua parlata ( la lingua scritta è più complessa, ma per tutti). In questa mozione si parla di “percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza”. Sono anni che queste cose sono svolte nelle classi comuni di scuola primaria, garantendo anche qualcosa in più del curricolo formativo essenziale.
L’apprendimento nella scuola primaria.
Anche i bambini italiani hanno difficoltà di apprendimento di lingua e non solo. Le classi di scuola primaria includono quelli con disturbi specifici di apprendimento ( dislessia, discalculia, disgrafia…), oltre ai diversamente abili senza sottrarli alle classi di appartenenza.
Ogni bambino, italiano e non, ha tempi e stili di apprendimento diversi e per alcuni si attivano metodologie didattiche specifiche, che richiedono un impegno più complesso e gravoso, ma comunque dovuto, dell’insegnante.
Apprendere però non significa solo acquisire le basilari abilità tecniche di saper leggere, scrivere e far di conto , ma implica un processo di crescita globale in cui entrano in gioco fattori cognitivi, emotivi, relazionali ed ambientali. Il bambino può apprendere e sviluppare varie forme d’intelligenza e la creatività anche in base alla pluralità di stimoli che gli vengono dal sentirsi libero e uguale agli altri in un ambiente educativo accogliente, che lui percepisce come esperienza formativa completa. Assicuro che i bambini piccoli non sono disturbati dalla presenza di diversi. Di solito questa percezione è il riflesso di condizionamenti esterni , perché il bambino ha un’identità ancora in formazione che si sviluppa poi pian piano. I bambini in genere ( italiani e non) sono più rallentati nel loro apprendimento e processo di crescita da situazioni familiari affettivamente poco stabili, dalle alte aspettative che a volte i genitori riversano sui figli perché siano i più bravi, belli e competitivi senza considerare il loro grado di maturità, dalla mancanza di ascolto, attenzione, cura e rispetto.
Sicuramente nelle scuole secondarie di primo e secondo grado ( medie e superiori, per intenderci) ci sono difficoltà organizzative ed è richiesta una padronanza linguistica maggiore cui si potrebbe ovviare con corsi linguistici pomeridiani, con figure di supporto o con gruppi di livello linguistico per alunni di più classi.
Invece la scuola primaria, che considera globalmente i bisogni formativi del bambino, si è già organizzata per fare fronte alle molteplici e nuove esigenze di apprendimento, utilizzando ore di compresenza e pianificando gli interventi. Non si può vanificare quanto si è riuscito a costruire in tanti anni sulle basi della pedagogia e della psicologia evolutiva, per “ semplificare” l’organizzazione didattica pur di introdurre il maestro prevalente. Il problema che emerge sempre più è il mancato dialogo con le parti rappresentative della scuola, quelle che accolsero i Vecchi Programmi dell’85 (al tempo della Falcucci elaborati dalla Commissione Fassino- Laeng, due cattolici), che hanno attuato quelli della Moratti , pur non condividendo già allora il maestro tutor… Ma un Ministro della Pubblica Istruzione perché parla in modo così ermetico? Perché non ci illumina supportando le sue proposte con motivazioni pedagogiche e un Progetto Educativo? Se siamo così incapaci di capire, disinformati, manipolati dalla sinistra ( come nelle scuole fossimo tutti di sinistra ), perché mai non argomenta, in modo inequivocabilmente valido, le sue novità?
Per ulteriori approfondimenti segnalo “Insegnare la lingua allo straniero”di Catepol, un post ben argomentato e documentato.
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bel post anche questo. Non si può pensare di cambiare certe cose senza conoscerle dal di dentro.
Condivido! Grazie della visita
brava skip, come sempre.
Concordo, anche alla sc. media si possono utilizzare ore di compresenza per il recupero di strumenti linguistici, predisporre progetti ad hoc, inserendo l’alunno nella classe che gli spetta.
ciao!
Ciao, giovanna !
Buona serata
grazie a te per il tuo commnento! E concordo quasi in tutto, quasi perché insegnare agli adulti forse è un po’ diverso: gli stranieri, anche quelli che non parlano bene l’italiano, “insegnano” sempre la competitività e questa non guasta, anzi, in senso positivo aiuta entrambi, anche gli studenti italiani, a migliorare.
I corsi migliori, con gli studenti più partecipativi e con voti migliori, li ho avuti nelle classi con studenti Erasmus. Che dire? io ai voti ehm ci tengo!
Se non ci fossero studenti stramieri che parlano poco l’italiano la classe sarebbe certamente di livello inferiore. Certo, io a loro rispiego moltissimo in inglese, e dò uan bigliografia personalizzata, e questo è un lavoro in più: ma ne vale la pena. In fondo, il docente è esenzziale nella vita, o almeno lo è stato per me!
Ciao ciao Skip:)
Ciao:)
ooops, dicevo essenziale!
Grazie a te, Boh.
A presto
skip, grazie del bel post. Concordo con quanto hai scritto. Non mi piacciono le classi “speciali” di nessun tipo. I ragazzi stranieri possono apprendere l’italiano rimanendo nelle classi ordinarie grazie ad un’organizzazione mirata e a strumenti pensati ad hc.
Buona domenica:)
Ciao annarita, buona domenica anche a te
Ciao Skip,
concordo con tutto quello che hai scritto su classi “speciali” e sulla riforma Gelmini. Speriamo di riuscire a fermarla! Vorrei segnalare in proposito il link: http://firmiamo.it/controilmaestrounico dove possiamo manifestare il nostro dissenso firmando una petizione. Invito anche chi vuole trovare chiare dichiarazioni d’intenti del maggiore partito al governo ad andare sul sito di Forza Italia, in basso a destra ci sono i link sulle classi differenziali e sull’Università. Leggete e inorridite! Un saluto a tutti. Maria
Ciao Maria, benvenuta nel blog! Non ci sentiamo dai tempi dei corsi di formazione.
Purtroppo la situazione è critica, perchè priva di quei fondamenti psicopedagogici che sono e devono essere alla base dell’insegnamento e dell’educazione. Forse non è un caso che i due professori di pedagogia, consulenti della Gelmini si siano dimessi. Andrea Canevaro e Dario Ianes ( il primo è direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna e il secondo docente di Pedagogia speciale, Didattica speciale e Handicap Uditivo alla Facoltà di Scienze della Formazione primaria dell’Università di Bolzano) si sono infatti dimessi dall’Osservatorio sull’integrazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione in segno di protesta contro «questa nuova politica scolastica fatta di tagli, economie presunte, annunci e smentite…” In una lettera hanno scritto: ” Queste politiche scolastiche sono evidentemente gestite da finalità economicistiche, per risparmiare: ma questo avverrà sulle spalle delle famiglie, sulla pelle degli alunni e sulla credibilità della Scuola pubblica, come la vuole la nostra Costituzione.
In questo clima di “produzione sociale di ostilità, diffidenza, tensione”, anche la Pedagogia subisce un violento attacco.
Nel clima di rinnovato rigore scolastico, chi viene additato come responsabile dello sfascio, oltre naturalmente ai “fannulloni”? L’ideologo dei fannulloni e dei lassisti: il pedagogista, il pedagogista di Stato, la pedagogia, il pedagogese… Chi perdonava tutto, chi non ha polso, chi comprende tutto invece di punire, chi “non ha le palle” per imporsi, chi ci “affumica” con discorsi fumosi pseudofilosofici, chi non dava importanza alle discipline, il pedagogista debole, che ha indebolito la Scuola Italiana ecc.
Ecco, a questo clima di strisciante, ma non troppo, denigrazione, come pedagogisti non ci stiamo. E non ci stiamo neppure ad essere membri di un Osservatorio per l’Integrazione Scolastica degli Alunni con Disabilità di un Ministero della Pubblica Istruzione che si comporta nei fatti come stiamo vedendo e come risulterà ancora più evidente nei prossimi mesi.”
E la cosa che dovrebbe fare riflettere di più è che da quest’estate i CSA ( ex Provveditorati agli Studi , per intenderci) chiedono di continuo dati sul numero di alunni stranieri presenti nelle scuole. Capisco che la situazione risulta complessa laddove la percentuale di alunni stranieri superi la metà del gruppo classe e non ci sono ore di compresenza da utilizzare per il recupero linguistico ( penso alle scuole secondarie). Forse bisognerebbe considerare le singole realtà scolastiche e non generalizzare formando classi ” speciali” ma semmai attivare corsi pomeridiani e introdurre figure di supporto ( un mediatore culturale, inesistente nella mia zona, o insegnante di sostegno ogni tot. alunni) su gruppi di livello a classi aperte. Occorre anche precisare che molti di questi bambini e ragazzi sono nati in Italia, parlano la nostra lingua e spesso le loro difficoltà di apprendimento sono equiparabili a quelle di tutti gli altri alunni. La classe speciale non promuove nè integrazione, nè apprendimento, soprattutto nei bambini.
Cara Skip, grazie per l’accoglienza e per l’approfondita risposta. Sono sempre più sconcertata! Cosa dovremo ancora vedere?
Ti rinnovo i complimenti per il blog. Un saluto affettuoso. Maria
Grazie a te. A presto !:)
[...] uno sfogo provocatorio. Non so più se devo piangere ed argomentare seriamente come qui ( dove ho fatto riferimento alla flessibilità organizzativa già esistente e alla possibilità di [...]
ciao bella come va
@mostapha:bene , grazie. Benvenuto