La paura fa novanta
Come tutti i bambini anch’io , a 6 anni circa, avevo paura del buio. Le venature scure del legno sulle cinque ante del grande armadio, posto di fronte al mio lettino, mi facevano immaginare inquietanti e strane sagome, che sparivano all’improvviso quando chiudevo gli occhi e mi rannicchiavo sotto il lenzuolo. Finchè un giorno pensai alle rassicuranti parole di mia madre che alla luce del sole mi fece notare che sulla superficie dell’armadio non c’era nulla.
La paura è una dimensione interiore, è una risposta emotiva alla percezione di un pericolo, reale o supposto. Può sfociare nell’ansia, nel timore che si verifichino situazioni di per sé normali, ma vissute con insofferenza e disagio. Da emozione primaria dovuta perlopiù all’istinto di conservazione della specie, tipica degli animali, può essere anche l’espressione di uno stato mentale. E’ un fantasma nascosto che compare più o meno inaspettatamente, assumendo varie forme ed intensità. Diviene paranoia, nel caso di chi soffre di mania di persecuzione, panico in chi crede di rischiare immantinente la vita e quindi può reagire in maniera incontrollata, irrazionale, se non aggressiva. Penso alle varie forme di fobia di chi teme luoghi aperti e chiusi ( agorafobia e claustrofobia), i ragni, i serpenti, gli insetti, il vuoto o il volo in aereo.
C’è anche una rigidità affettiva, più o meno voluta e consapevole, che si sostanzia nel timore di legarsi ad una persona, di non riuscire a superare eventuali delusioni, di cambiare abitudini di vita e se stesso secondo i naturali cambiamenti dettati dalle varie stagioni della vita. Una paura di esprimere le proprie emozioni, di sognare e credere in qualcosa o in qualcuno, di vivere e morire, di stare soli o convivere, di non essere all’altezza e di soffrire, di essere frainteso o di essere scoperto, di perdersi nei meandri dell’anima o in spazi inesplorati, di aprirsi all’esterno o di percepirsi diversi da ciò che si era o dall’immagine che si ha di se stessi. Ma esiste anche una sorta di immobilizzante paura collettiva che fa leva su sentimenti ed emozioni impulsive di chi non riesce a razionalizzare. Penso a quella indotta dalle superstizioni e dai tabù del passato e dai media di oggi. Quella che discrimina ogni forma di diversità per l’incapacità logica di rimuovere la sensazione di essere minacciati nella presunta integrità morale e fisica, identità personale e collettiva, sacralità della propria casa, famiglia e nazione. Infatti Le masse popolari sono incoerenti, piene di riottosi desideri, passionali e imprevigenti delle conseguenze; devono essere riempite di paura per tenerle a bada. Per questo gli antichi ben fecero ad inventare gli dei e l’idea della punizione dopo la morte (Polibio).
A volte c’è una sorta di sadismo nel prediligere film horror, quasi nel godere della paura altrui per esorcizzare quella propria, per stanare e dissolvere gli spettri annidati nell’animo umano. Del resto Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui (Umberto Eco). O esiste un innato bisogno di avere paura per non avere paura? In fondo Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura. (Mark Twain).
La paura imprigiona, limita, paralizza oppure libera, induce a reagire e a sentirsi emotivamente più attivi?
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Trovo che con la maturità, anzichè controllare meglio l’emozione della paura, mi si affacciano insistentemente alla coscienza nuove apprensioni, per mio figlio, per il suo futuro,la sua sicurezza, per la salute, i famigliari, per tutto ciò che di imprevedibile può sempre accadere. Forse non possiamo gestire pienamente i meccanismi delle emozioni,soprattutto quelle negative come la rabbia, la paura, l’ansia, nè le cause che le scatenano, ma possiamo mettere in atto comportamenti di contenimento che dirigano queste energie in modo da non esserne travolti.
Skip, hai la foto su Sanremonew?
C’è la “logica” delle emozioni, cioè la tendenza a individuarne le cause, forse per acquisire maggior consapevolezza di sè. Anch’io di solito tendo a esaminare più le emozioni negative, che turbano il quieto vivere,invece di quelle positive.
Ti ho inviato le foto.