Archive for November, 2008
” ‘A fenesta” di Eduardo De Filippo

‘A fenesta La finestra
E tengo na fenesta a pianterreno, Ho una finestra al pianterreno
c‘affaccia int’ a na strada scanusciuta; che affaccia su una strada sconosciuta;
cu n’aria profumata, e na veduta, con un’aria profumata, e una veduta
ca si t’affacce, nun t’ ‘a scuorde cchiù. che se t’affacci, non la scordi più.
Si stongo ‘e buonumore, affacci’ a mmare, Se sono di buonumore, m’affaccio sul mare
e veco semp’ ‘o stesso bastimento e vedo sempre lo stesso bastimento
ca parte chin’ ‘e fede e sentimento, che parte pieno di fede e sentimento,
e c’ ‘a bandiera d’ ‘a sincerità. e con la bandiera della sincerità.
Parte ciuro, e nun arriva maje. Parte sicuro, e non arriva mai.
Quanno s’abbìa, sabbìa c’ ‘o maistrale; Quando s’avvia, parte col maestrale;
ma ncòccia sempre ‘o stesso tempurale, ma s’imbatte sempre nello stesso temporale,
‘o stesso maletiempo, e adda turnà! lo stesso maltempo, e deve tornare!
Quanno senza speranza, e senz’ammore Quando senza speranza, e senza amore
m‘affaccio e vec’ ‘o stesso bastimento, m’affaccio e vedo lo stesso bastimento
nce mengo dinto ‘o core mio scuntento, non ci metto dentro il mio cuore scontento
e c’ ‘o mare ntempesta dico: “Va”. e col mare in tempesta dico: Va’
Quann’è bontiempo, ognuno è marenaro Quando è buon tempo, ognuno è navigante
e se vulesse mettere a temmone… e vorrebbe mettersi al timone…
C‘ ‘o mare ncalma, tutte songo buone Col mare calmo, tutti sono capaci
‘e purtà nu vapore a passià. a governare la nave.
Miéttece a buord’ ‘o bene ch’ ‘e vuluto, Mettici a bordo il bene che hai voluto,
e tutt’ ‘o chianto amaro ch’è custato… e tutto il pianto amaro che è costato.
Nisciunu bastimento s’è affunnato Nessun bastimento è affondato
quanno ce’ ‘e miso a buordo ‘a Verità. quando ci hai messo a bordo la Verità.
1947
3 commentsOltre il silenzio.
Il film Lezioni di piano di Jane Campion (1993) narra la storia di Ada, una giovane donna scozzese, che esprime le proprie emozioni attraverso la musica e comunica con il linguaggio dei gesti, interpretati solo dalla figlia Flora. In questo modo riesce a superare la barriera del silenzio.
Il padre le ha combinato il matrimonio con lo sconosciuto Alisdair Stewart, un ricco possidente, che vive in un’isola della Nuova Zelanda. Lo raggiunge, portando con sé la bambina, avuta da una precedente relazione, e il pianoforte. Questo però resta sulla spiaggia perchè il marito si rifiuta di farlo trasportare fino a casa, situata nell’interno dell’isola. Così George Bailes, amico di Alisdair, ogni giorno accompagna Ada sulla spiaggia perché possa suonare. Poi regala terre a suo marito in cambio del pianoforte e di lezioni, impartite da Ada. Inizialmente lei lo considera un uomo rozzo e poco istruito, che preferisce ascoltare la sua musica, invece che imparare a suonare. Ben presto tra i due nasce l’amore, alimentato dalle sempre più frequenti incomprensioni con Alisdair, che per punirla le taglia un dito. Con l’aiuto di George lei decide di scappare da quell’uomo sempre più violento, portando nuovamente con sé Flora e il pianoforte. Durante il viaggio in piroga, getta in mare il piano, che per lei rappresenta la vita, e si fa trascinare con esso verso il fondo…ma mentre si inabissa decide di liberarsi dalle corde.
“C’è un grande silenzio dove non c’è mai stato suono, c’è un grande silenzio dove suono non può esserci nella fredda tomba del profondo mare”(finale del film).
Riemergendo sceglie quindi di condividere una nuova vita con George in Scozia. Qui lentamente riacquista la parola.
Un film particolare, nel quale si sono rilevate la sensualità di Ada, la sua capacità di vivere nonostante i limiti imposti dalla morale dell’epoca e dal suo silenzio, l’incontro tra due cuori e due culture diverse ( quella di Ada e di Bailes che vive tra i maori).
Io ci vedo anche la forza di uscire dal silenzio, di farsi ascoltare attraverso la musica dell’anima e l’istinto alla vita. Questo brano musicale di Michael Nyman, tratto dal film, è per quelle donne che faticano a riemergere dall’abisso del silenzio e a recuperare l’ armoniosa melodia della vita.
25 Novembre: Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.
13 commentsXxmiglia.net: Ventimiglia nessuno si ripiglia.
“E’ stato bello …” speravo fosse un’interruzione per manutenzione e invece è la conferma della chiusura del blog Xxmiglia.net , il primo blog che ho scoperto anni fa, leggendo un articolo su un quotidiano locale .
Qui ho iniziato a scoprire la cosiddetta blogosfera, con il suo potenziale di informazione, opinione, condivisione e confronto e ho seguito gli interventi più o meno seri, divertenti e divertiti di chi scriveva o commentava. Chiunque vi poteva pubblicare post, di vario genere, e così “tutti si sentivano artefici del blog, tutti si sentivano padroni di casa all’interno di un appartamento che non è di nessuno di loro”( da PocaCola.blog ) in uno spazio aperto, quasi un punto di ritrovo virtuale. Qui sono sorti anche dibattiti tutto sommato costruttivi, riguardanti la vita della mia città adottiva, a volte con risonanza sui giornali e di recente monitorati sempre più dagli amministratori locali.
Forse questo ha un po’ intimidito i vecchi utenti…chissà.
John Doe, amministratore del blog, ha dedicato tempo, impegno e costanza nell’ attivare questo mezzo e forma di comunicazione che ha consentito a tanti di esprimersi in modo libero, visibile ed accessibile e mi ha dato l’opportunità di pubblicare i primi post. Molti commentatori hanno contribuito a rendere Xxmiglia.net un bel blog.
E’ stato bello anche per me conoscere indirettamente le vostre voci .
Davvero grazie a tutti!
13 commentsSupercalifragilistichespiralidoso
Super cali fragi listi che spira lidoso…
Mi è venuta in mente la lunga parola magica di Mary Poppins, uno straordinario garbuglio senza senso.
Da bambina provavo a ripetere a lungo qualche scioglilingua, quei bisticci di parole con suoni affini e difficili da pronunciare. Nella speranza di poter gareggiare con una cugina che era bravissima a ripeterli più volte, dopo mille snervanti tentativi riuscii ad imparare soltanto
Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa
Trentatre trentini entrarono a Trento, tutti e trentatre trotterellando
A mò di tormentone mi cimentavo bene nella tiritera di Apelle finchè mia madre, esasperata, mi zittiva, senza però riuscire ad interrompere il mio attacco di ridarella, sia per Apelle che per lei che si spazientiva.
Apelle , figlio di Apollo
fece una palla di pelle di pollo
tutti i pesci salirono a galla
per vedere la palla di pelle di pollo
fatta da Apelle figlio di Apollo.
Ma ce ne sono alcuni curiosi , scovati in wikipedia, che non riesco nemmeno a leggere, figuriamoci se li imparo.
Questo va segnalato ai sindacati.
Se la serva non ti serve,
a che serve che ti serva
di una serva che non serve?
Serviti di una serva che serve,
e se questa non ti serve,
serviti dei miei servi.
Saggiamente senza senso.
Sa chi sa se sa chi sa
che se sa non sa se sa,
sol chi sa che nulla sa
ne sa più di chi ne sa.
Il seguente è politicamente sempre attuale.
Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse,
ti disarcivescoviscostantinopolizzeresti tu?
No, io non mi disarcivescoviscostantinopolizzerei
se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse!
Questo in dialetto milanese deve essere stupendo da ascoltare. È all’insegna del “Pensa un po’ ai tacchi tuoi” o “Chi fa i tacchi da sé, fa i tacchi per tre”.
Ti che te tachet i tac, tacum i tac!
Mi che tac i tac, tacà i tac a ti che te tachet i tac?
Tachete ti i to tac!
“Tu che attacchi tacchi, attaccami i tacchi!
Io che attacco tacchi, (dovrei) attaccare i tacchi a te che (come me) attacchi tacchi?
Attaccati i tacchi da solo!”
In inglese mi pare indigesto in tutti i sensi.
Peter Piper picked a peck of pickled peppers. If Peter Piper picked a peck of pickled peppers, how many pickled peppers did Peter Piper pick?
“Peter Piper prese un sacco di peperoni sott’aceto. Se Peter Piper prese un sacco di peperoni sottaceto, quanti peperoni sottaceto ha preso Peter Piper?”
E per finire uno scioglilingua di buon auspicio
Oggi seren non è,
domani seren sarà
e se non sarà seren
si rasserenerà.
E’ una mia impressione o sono veramente impronunciabili?
9 commentsErrare humanum est, perseverare diabolicum…
Mi domando e dico: se bastasse un solo anno per imparare miracolosamente una lingua straniera, perché mai non istituiscono una classe ponte, magari al termine del ciclo obbligatorio di studi , per imparare in un solo anno la lingua inglese? I ragazzi italiani eviterebbero 5 anni di inglese nella scuola primaria, 3 nelle scuole secondarie di primo grado ( medie) e altri 5 in quelle di secondo grado (superiori). Ben 13 anni di studio di inglese. Lo stato risparmierebbe sugli insegnanti di lingua straniera che potrebbe utilizzare sempre come guide turistiche (Gelmini docet!)
Anzi io desidero ardentemente zompare (= saltare) di magico anno in altrettanto magico anno in tante belle classi ponte per adulti per imparare di volta in volta il tedesco, lo spagnolo, il portugheiso, il cinese, l’arabo e magari pure il dialetto ligure che riesco a capire sommariamente…così in breve tempo diventerò veramente poliglotta uscendo dalla mia limitata dimensione di polliglotta ( colei che parla un linguaggio specificamente femminile).
Tutto troverebbe una bella giustificazione pedagogica nel bisticcio di parole discriminazione transitoria e positiva … o integrazione assistita (leggasi dis- integrazione obbligata, please) che, sempre nell’arco del magico anno, vedrà bambini, ragazzi e adulti perfettamente trasformati in cittadini del mondo, ben alfabetizzati e integrati.
Non vogliatemene…è uno sfogo provocatorio. Non so più se devo piangere ed argomentare seriamente come qui ( dove ho fatto riferimento alla flessibilità organizzativa già esistente e alla possibilità di corsi pomeridiani) o ridere, argomentando pietosamente come in questo post.
La differenza è che io sono un’umile mortale senza alcune pretesa da Wonder Woman, con opinioni opinabili e con modesta ma collaudata esperienza di insegnamento su classi comuni con l’inclusione da un minimo di uno ad un massimo di 5 alunni stranieri di nazionalità diverse, le geniali idee di questi qui, smentite da più degni esperti di linguistica, rischiano di diventare legge provocando un bell’ammutinamento dei Collegi Docenti e contestazioni ancor più sentite…
Questo genere di proposte, didatticamente infondate, esprimono la diffidenza e il pregiudizio di chi le avanza e fa leva su altra propaganda ideologica. Altro che fare il bene dei ragazzi e migliorare il loro apprendimento o la scuola, altro che ideologia della sinistra ( estesasi di recente anche a Famiglia Cristiana?). Sono una bestemmia se avallata da un Ministro della Pubblica Istruzione, che aveva fatto ben sperare all’inizio, e che invece si rivela sempre più un’incompetente alla mercè di chi fa pressione su di lei, che pubblicizza solo realtà scolastiche che non funzionano per giustificarsi e non considera quelle in grado di suggerire esperienze valide e costruttive.
Il Signor Presidente del Consiglio invece fa sfoggio di speaking English degno di una classe ponte. Farebbe più bella figura a parlare in italiano, possibilmente senza cadere in espressioni che non rendono merito alla nostra bella lingua. Anzi potrebbe starsene zitto, per guadagnarsi qualche indulgenza, o almeno continuare a fare cucù che perlomeno ci fa ridere di più.
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7 commentsNon è questione di decoro…
Il 25 novembre ricorre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne . Per la campagna pubblicitaria l’associazione Telefono Donna ha elaborato un manifesto che mostra su un letto una donna con le braccia aperte, come in croce. Un corpo senza sangue né segni di percosse,seminudo, giovane e magro da non dare fastidio. Un drappo copre la culla della vita. Compare una scritta: Chi paga per i peccati dell’uomo? E nella didascalia: “Solo il 4% delle donne denuncia il proprio carnefice, le altre pagano anche per lui”
Cadeo, l’assessore al Decoro Urbano di Milano, alla vista dell’immagine ha dichiarato: “Perché rispondere alla violenza con la violenza? In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagna.” Letizia Moratti ha detto al suo assessore di andare avanti e che si prendesse lui la responsabilità della censura. Altri sostengono che quest’immagine offende la tradizione cristiana.
Ricordo soltanto che tempo fa nella frequentatissima stazione Centrale di Milano una minorenne subì gli assalti indecorosi di un omone sotto gli sguardi indecorosamente indifferenti dei passanti e l’allarme fu dato da un “indecoroso”clochard.
Chi paga per i peccati degli uomini? Cristo resta dove sta. La croce è il simbolo della sua Passione, del suo sacrificio per amore degli uomini. Dopo avere operato in nome del perdono, della verità e della giustizia rinunciò alla sua natura divina, accettò il calvario e morì come un uomo per redimere i peccati del mondo. Anche la crocefissione della donna è il simbolo di una sofferenza estrema. L’immagine non è blasfema semmai invece scuote le coscienze ricordando, attraverso il linguaggio di un corpo lineare, armonioso e pulito, che la violenza lascia tracce invisibili ed indelebili, spezza identità.
“Ancora oggi in realtà socio culturali diverse, comprese la nostra, bambine e donne sono vittime di violenza tentata, episodica, sistematica ad opera di uomini ispirati solo dalle ragioni della forza, del disprezzo, della frustrazione inconscia , di una rabbia indomabile, di un piacere senza consenso. Uomini che agiscono contro la natura del cuore, capaci di vedere solo corpi senz’anima, né sentimento, senza volontà né rispettabilità, pur di appagare un istinto brutale. Alle destinatarie delle insane voglie e dei raptus bestiali consumati nei campi, in casa, in un talamo incestuoso o per strada, spesso non resta che sanare quella ferita nel silenzio per evitare processi umilianti. Ma a volte le ferite dell’anima non si rimarginano e provocano cancrena, infelicità latente, diffidenza, chiusura , isolamento per timore che qualcuno legga dentro, che riaffiorino i ricordi, che si debba svelare, rivivere le emozioni e il senso di impotenza di quei momenti, rielaborare. Poi a volte quel corpo diviene carne da macello: giace abbandonato tra i rifiuti o nell’erba, inerte, violato, sporco, freddo, talvolta con una vita spezzata anch’essa in grembo. Un corpo che reclamava la vita, la sua parte di cielo, la sua dignità di persona. “E’ una parola stupenda, la parola persona , perché non pone limiti a un uomo e una donna, non traccia frontiere tra chi ha la coda e chi non ce l’ha: in pratica si riduce alla facoltà di maturare o no una creatura nel ventre. Il cuore e il cervello non hanno sesso.”(Oriana Fallaci).
Tante voci emergono perché siano garantite severità e certezza della pena a chi violenta in preda a scatti suini per diritti tribali o voglie appagate nei paesi mete di turismo sessuale con minori o nelle nostre città e province. Ma una cosa è certa in un paese come il nostro che vanta di essere civile e democratico: non deve esser castrato il diritto a vivere liberamente la femminilità ovunque e comunque, a prescindere dalla propria cultura di appartenenza, condizione sociale e personale…e occorre una reale e preventiva cultura del sentimento, un’educazione all’affettività perché gli uomini e le donne di oggi e di domani, crescano insieme nel rispetto reciproco delle proprie identità.
“ Due cose mi hanno sempre sorpreso: l’intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini” (Tristan Bernard). Non solo. Io mi sorprendo per l’indifferenza e la mancanza di senso civico di coloro che fingono di non vedere e non sentire…non gli autori dei crimini, ma l’anima delle vittime.(da “Per gli uomini di buona volontà…” in PocaCola Blog ).
Quali peccati hanno fatto le donne per essere ancora vittime di violenza fisica e psicologica in ogni parte del mondo?
Io ci vedo un unico peccato originale, un’ unica colpa che ha radici nella sua diversità. La natura ha reso le donne diverse dall’uomo. Superstizione e fanatismo l’hanno demonizzata, il pregiudizio l’ha esclusa a lungo dall’istruzione e dalla vita politica, dalle pari opportunità, oggi tanto osannate ma non concretizzate in pieno.
Blasfemo è constatare che ancora nel 2008 si debba parlare di violenza sulle donne e sulle bambine come un’ emergenza e che ci siano ancora omertà e scarsa consapevolezza. Indecoroso è vedere corpi femminili nudi, molto più provocanti, in campagne elettorali e pubblicitarie per relegare le donne ad un unico ruolo, senza alcun nesso logico o artistico. Indecoroso è notare che indirettamente alle donne si chiede di dimostrare sempre e comunque qualcosa in più rispetto all’uomo perché siano credibili; altrettanto anteporre il loro aspetto alle capacità e competenze che non sempre sono valorizzate o valutate come quelle degli uomini. Perché bisogna ammetterlo: ciò che è motivo di vanto ancestrale per lui è considerato un demerito per lei, in tanti settori. A partire dal naturale desiderio di procreare della donna, che anzi spesso viene penalizzata nel lavoro con la mancanza o insufficienza di strutture che le consentano di conciliare impegni professionali e familiari, fino alla diffusa opinione che determinazione, forza di carattere, tenacia, intraprendenza debbano reputarsi qualità maschili che sviliscono la natura femminile.
E’ triste. Certamente non quanto leggere notizie di cronaca e vedere volti tumefatti, corpi seviziati e lapidati, sguardi muti.
Cristo è morto ma dopo tre giorni è risorto, è salito al cielo.
La cultura sulla donna cambierà il suo corso grazie a mutamenti più profondi solo quando la donna sarà libera di scegliere di essere quel che vuole e di non farsi condizionare dalle reazioni e dalle opinioni altrui. La donna, e come lei l’uomo ( perché questo concetto è riferibile alla persona in genere), veramente libera non ha bisogno né di conferme né di consensi ma deve prima acquisire la consapevolezza di voler essere… E’ una sfida culturale da sostenere a tutti i livelli in nome dei diritti della persona.
La vera blasfemia è ignorarli, non garantirli trincerandosi dietro bigottismi, cavilli legislativi e giudiziari, sorrisini mediocri, inquisitori e allusivi per accertare che non ci sia stata induzione in tentazione perché in fondo la donna ha ancora in sé il peccato originale da espiare.
Gli uomini un peccato più grave: quello di averlo legittimato e di rimuovere le loro responsabilità, dirette ed indirette.
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7 commentsTutto a posto.E niente in ordine…
Rileggendo un post di Rick ho pensato ad una mia giornata, una di quelle che valgono il doppio, non per le ore trascorse fuori casa, ma per le corse continue che spesso bisogna fare per incastrare impegni di lavoro, di famiglia e casa. Il mio tempo è scandito in una ben pianificata tabella di marcia che si attua all’insegna del fast, dell’efficienza a ogni costo, di ritmi che non sempre si possono regolare come ho scritto qui. Il tempo è una delle cose preziose che posso investire per necessità o per scelta…e ne ritaglio un po’ proprio nel blog per fermarmi.
Ci sono giornate che valgono il doppio. Lunedì scorso mi sono alzata prima che trillasse la sveglia…e ancora prima della seconda sveglia, quella del cellulare puntata alle 6. Tutti dormivano: figli, consorte, cane e pure i pappagallini inseparabili che di solito, quando scorgono una luce accesa, iniziano un concerto canoro pari a quello di otto loro simili. Silenzio ovunque. Per forza: erano le 4,30! Che pace! Durata pochi minuti, fino a quando le belve fameliche, prima sbadiglianti e poi miagolanti, hanno fatto il loro baldanzoso ingresso in cucina reclamando i croccantini. Come sempre ho preparato il caffè. Ormai sono allenata al punto tale che, mentre aspetto che salga il caffè, riesco a preparare qualcosa per pranzo e stendere il bucato di una lavatrice anche al buio, perché ormai ho una specie di radar da pipistrella. Se preparo la moka più grande, ho tempo sufficiente per svuotare la lavastoviglie facendo attenzione a non turbare la quiete domestica .Quando mi illudevo di avere quasi finito le prime faccende, mi sono accorta che nell’arco di poche ore ( da tarda serata a mattina) mia figlia era riuscita a riempire la cesta del bucato di magliette, jeans e felpe che avrei fatto volentieri decollare giù dalla terrazza come coriandoli. A volte penso che uno strano sortilegio gravi sulla cesta del bucato e sulla lavatrice. Gli indumenti figliano, si riproducono ogni volta che apro la cesta…e nonostante il mio costante accorgimento di usare “l’acchiappacolore” durante i lavaggi a freddo, immancabilmente qualche indumento della succitata figlia risulta contaminato da altri colori. Mi preparo quindi spiritualmente alle sue molto cortesi rimostranze per avere danneggiato la maglia a lei più cara. Ma poiché queste magie avvengono pure quando lavo a mano le sue belle maglie, suppongo che la reazione stingente sia dovuta alle tonnellate di profumo che lei , imperterrita, sparge sui tessuti. Quindi ho messo in funzione nuovamente la lavatrice. Del resto dovevo approfittare del bel tempo, tornato dopo giorni di pioggia. La giornata prometteva bene: il cielo sembrava abbastanza sgombero di nubi ed io mi sentivo piena di energie. Ho steso il bucato seguendo il mio ordine logico. I panni più pesanti nei punti più ventilati, la biancheria sui fili interni, poi tutte le asciugamani da una parte ecc.. Mentre mi destreggiavo per non inciampare tra le zampe del cane fedele , ho notato che, come sempre, almeno un calzino era misteriosamente desaparecido durante il lavaggio nella lavatrice stregata. Ho rinvio i tentativi di ricerca ad un altro momento, con la consapevolezza che sarebbero stati come al solito vani.
La pace è ormai finita. Tutti si sono svegliati, o comunque hanno dovuto svegliarsi, e hanno iniziato a correre tra cucina, bagno e camera. Ho zappingato velocemente nella rete, controllando il blog, la posta elettronica e le notizie sui quotidiani on line. Ho riordinato velocemente letti e cucina, accelerato i preparativi del figlio che doveva prendere il treno, quelli della figlia che doveva essere accompagnata a scuola in auto, perché era previsto lo sciopero dei mezzi pubblici. Ad un certo punto mi sono ricordata che potavano gli alberi dove avevo parcheggiato l’auto e pertanto ho anticipato l’uscita mattutina temendo una rimozione dell’auto. Ho quindi delegato il consorte ad accompagnare la figlia dato che, a causa dello sciopero dei trasporti pubblici, anche lui avrebbe usato l’auto per andare in ufficio e per prelevare il secondogenito a scuola di pomeriggio ( a circa 50 km di distanza). Immancabilmente quando si va di fretta, subentra un difetto di comunicazione. Così mentre ero a metà strada mi ha telefonato lei allarmata: il mio consorte forse non aveva capito e se ne era andato. Inversione di marcia, mi accingevo a tornare indietro. Altra telefonata. Altra fermata dell’auto. Aveva rintracciato il padre. Tutto a posto. Io ho ripreso il viaggio. Il semplice spostamento aveva ormai sortito in me l’ansia di un viaggio. Arrivata a destinazione, ho trovato subito un parcheggio (Deo gratias!). Ho fatto un po’ di spesa e qualche commissione di prima mattina, mi sono accertata se c’era da organizzare supplenze e finalmente mi sono rilassata pensando alle ufficiali ore lavorative, risultate soddisfacenti.
Avevo previsto di pranzare a casa. I miei figli avevano il rientro pomeridiano a scuola, quindi pranzavano fuori e quindi avevo tempo per fare con calma un urgente pagamento all’ufficio postale. Tutto a posto. E niente in ordine. Mi ha telefonato mio figlio. Qualcuno doveva andare a prenderlo visto che il previsto rientro pomeridiano era saltato e c’era sciopero dei treni fino alle 18. Come volevasi dimostrare. Il consorte avrebbe dovuto prelevarlo alle 17. Avevo appena finito di fare venti manovre nell’unico parcheggio libero trovato nei paraggi di casa…e dopo altre 10 manovre l’ho lasciato nuovamente libero. Ho preso l’autostrada, prelevato il figlio e un suo compagno. Ho affidato a mia madre il bollettino da pagare spiegandole con cura i dettagli da compilare. Sono corsa a casa, ho strafogato un po’ di polpettone freddo amorevolmente preparato che, degno del suo nome, si è bloccato sullo stomaco. Pseudo pranzo e sosta a casa sono durati circa mezz’ora. Mi son precipitata verso l’auto per andare nuovamente a scuola. Ho iniziato a spazientirmi poichè non riuscivo a trovare un posto per l’auto, né libero né a pagamento. Finalmente sono arrivata a destinazione. Ma ero in ritardo sul mio solito anticipo. Mi sono ricaricata con un bel caffè da cialda, di quelli che perforano lo stomaco. Ho avuto il tempo di sbrigare alcune cose pensando che forse devo procurarmi un monopattino per percorrere i corridoi e mettere qualche liana tra i due piani dell’edificio scolastico per scavezzacollare meglio. Ho partecipato alla riunione pomeridiana. Tra carte, verifiche e animate discussioni delle tante donne che popolano il pollaio nel quale mi trovo comunque a mio agio, la giornata ormai volgeva alla fine. Macchè! Mentre ero sulla strada del ritorno, agognando le pantofole e una bella doccia, è squillato il cellulare. Mi sono fermata, appena ho potuto, pensando già a qualche altra corsa forzata. Mia figlia mi ha comunicato che avrebbe tardato per la cena ma in compenso non sarebbe stato necessario aspettarla perché avrebbe preso il bus, visto che intanto lo sciopero era finito.
Dopo l’ennesima ricerca di parcheggio, quando ho scorto il portone di casa, mezza barcollante sui tacchi, mi è parso di avere un miraggio. Casa, dolce casa! Cane e gatti festosi, consorte e figlio avevano apparecchiato e riscaldato la cena. Ma niente polpettone per me, per carità. Meglio una tazza di latte caldo e un po’ di cioccolato fondente. Mentre tutti facevano il resoconto della loro giornata e riordinavo sommariamente, ho pensato “Stasera niente tg, né lavatrici, né preparativi per il giorno dopo. Domani sarà tutto a posto, lo stesso…”
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Se non potete essere un pino sulla vetta del mondo…
A volte penso di venir da Marte, quando ho conferma che governar non sia più un’arte, ma soltanto espression di spirito di parte. Non ci sono scusanti per colòr di ogni schieramento, che si presume abbiano un minimo di serietà e senso di responsabilità, beninteso, non come uomini nel ruolo privato, ma nel ruolo istituzionale del lor mandato, eletti come pubblici rappresentanti dai cittadini che li sentono sempre più distanti. Quella declamata coscienziosità ai quali richiamano i comuni mortali immersi nella quotidianità, a sbarcar il lunario troppo impegnati, ma da qualche parvenza di valore ancora zavorrati. E di siffatte parole taluni si riempiono la bocca solo quando delle consultazioni elettorali l’ora scocca. Ma tra il dire e il fare c’è di inopportune chiacchiere un mare, provocatorie, accusatorie, talvolta da taverna, che mal s’addicono a chi ci governa.
Se in passati rimati sfoghi a ciò ho dedicato, appellandomi allo stile e forma di alcuni politici torma, oggi ne prendo un po’ le distanze opponendovi l’individual esperienza.
A questi versi affido la lettura, quando fare sopravvivere equilibrio, fiducia e speranza par cosa dura. E intanto il tempo scorre con le sue stagioni e il mondo gira con le sue passioni, a volte in silenzio e a volte con fragore, ma sol ciò che è dentro noi in fondo non muore. Noi coi nostri limiti, timori e bisogni ci appigliamo ancora ai reputati infantili sogni.
“Guarda sempre in alto e avanti con un po’ di distacco anche quando la vita e gli altri ti donano uno smacco; non dare troppa importanza a chi ti deride o ammicca con tracotanza, sbaglia con la tua testa e convinzione se credi sia per una giusta ragione…” così mio padre mi ha parlato e sin da piccola mi ha guidato con la saggezza del suo cuore che non fa mai troppo rumore.
E cito in conclusione chi alla vera storia ha lasciato una lezione che rimarrà ad imperitura memoria.
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“Se non potete essere un pino sulla vetta del mondo,
siate un cespuglio nella valle,
ma siate il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello.Siate un cespuglio se non potete essere un albero.
Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.
Se non potete essere il sole, siate una stella.
Non con la mole vincete o fallite.
Cercate ardentemente di scoprire a che cosa siete chiamati, e poi
mettetevi a farlo appassionatamente.
Siate comunque sempre il meglio di qualsiasi cosa siate”
Martin Luther King
Grazie, Maestro!
Mi pare doveroso ricordare Enzo Biagi come feci l’anno scorso in PocaCola Blog e in xxmiglia.net
“E’ scomparso Enzo Biagi, lo storico, il giornalista, lo scrittore e lo sceneggiatore che col suo sorriso dolce e ironico e gli occhietti attenti sarà ricordato da gran parte degli italiani. Biagi resta e forse resterà uno dei simboli dell’Italia, come Pavarotti e Agnelli.
Chi non ricorda la sua ironia pronta e sottile, la sua intelligenza mai ostentata, mai gridata, mai volgare. La sua pacata educazione e capacità di ascolto durante le interviste sono rimaste uniche nella storia della televisione. Esperto conoscitore dell’animo umano ha sempre fatto trasparire l’uomo o la donna oltre il personaggio, qualsiasi fosse il loro ruolo sociale, di regnante, di pontefice, di uomo dello spettacolo, arte, cultura, armi o semplicemente di strada. Attento osservatore dei sentimenti e dei pensieri altrui, ha fatto trapelare i propri con garbato distacco. Uomo di grande cultura e umiltà: moderno Ulisse alla scoperta di mondi nuovi, per confrontarsi con popoli e mentalità diverse, per conoscere l’animo umano e se stesso .
Ha saputo parlare e scrivere in modo diretto ed accessibile a tutti e in varie forme,compresa quella del fumetto. Ha lavorato per tutte le più grandi testate giornalistiche mantenendo il suo spirito libero e onestà intellettuale anche nei momenti più critici. Le sue opere hanno analizzato, quasi fotografato in modo incisivo ed arguto i nodi cruciali della vita politica e della cronaca italiana. Ha immortalato il nostro secolo e i vizi e le virtù del popolo italiano risvegliandone però l’orgoglio nazionale e “l’italianità” con un senso di appartenenza …con Lui si chiude un altro capitolo importante della nostra storia.”
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