Non è questione di decoro…
Il 25 novembre ricorre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne . Per la campagna pubblicitaria l’associazione Telefono Donna ha elaborato un manifesto che mostra su un letto una donna con le braccia aperte, come in croce. Un corpo senza sangue né segni di percosse,seminudo, giovane e magro da non dare fastidio. Un drappo copre la culla della vita. Compare una scritta: Chi paga per i peccati dell’uomo? E nella didascalia: “Solo il 4% delle donne denuncia il proprio carnefice, le altre pagano anche per lui”
Cadeo, l’assessore al Decoro Urbano di Milano, alla vista dell’immagine ha dichiarato: “Perché rispondere alla violenza con la violenza? In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagna.” Letizia Moratti ha detto al suo assessore di andare avanti e che si prendesse lui la responsabilità della censura. Altri sostengono che quest’immagine offende la tradizione cristiana.
Ricordo soltanto che tempo fa nella frequentatissima stazione Centrale di Milano una minorenne subì gli assalti indecorosi di un omone sotto gli sguardi indecorosamente indifferenti dei passanti e l’allarme fu dato da un “indecoroso”clochard.
Chi paga per i peccati degli uomini? Cristo resta dove sta. La croce è il simbolo della sua Passione, del suo sacrificio per amore degli uomini. Dopo avere operato in nome del perdono, della verità e della giustizia rinunciò alla sua natura divina, accettò il calvario e morì come un uomo per redimere i peccati del mondo. Anche la crocefissione della donna è il simbolo di una sofferenza estrema. L’immagine non è blasfema semmai invece scuote le coscienze ricordando, attraverso il linguaggio di un corpo lineare, armonioso e pulito, che la violenza lascia tracce invisibili ed indelebili, spezza identità.
“Ancora oggi in realtà socio culturali diverse, comprese la nostra, bambine e donne sono vittime di violenza tentata, episodica, sistematica ad opera di uomini ispirati solo dalle ragioni della forza, del disprezzo, della frustrazione inconscia , di una rabbia indomabile, di un piacere senza consenso. Uomini che agiscono contro la natura del cuore, capaci di vedere solo corpi senz’anima, né sentimento, senza volontà né rispettabilità, pur di appagare un istinto brutale. Alle destinatarie delle insane voglie e dei raptus bestiali consumati nei campi, in casa, in un talamo incestuoso o per strada, spesso non resta che sanare quella ferita nel silenzio per evitare processi umilianti. Ma a volte le ferite dell’anima non si rimarginano e provocano cancrena, infelicità latente, diffidenza, chiusura , isolamento per timore che qualcuno legga dentro, che riaffiorino i ricordi, che si debba svelare, rivivere le emozioni e il senso di impotenza di quei momenti, rielaborare. Poi a volte quel corpo diviene carne da macello: giace abbandonato tra i rifiuti o nell’erba, inerte, violato, sporco, freddo, talvolta con una vita spezzata anch’essa in grembo. Un corpo che reclamava la vita, la sua parte di cielo, la sua dignità di persona. “E’ una parola stupenda, la parola persona , perché non pone limiti a un uomo e una donna, non traccia frontiere tra chi ha la coda e chi non ce l’ha: in pratica si riduce alla facoltà di maturare o no una creatura nel ventre. Il cuore e il cervello non hanno sesso.”(Oriana Fallaci).
Tante voci emergono perché siano garantite severità e certezza della pena a chi violenta in preda a scatti suini per diritti tribali o voglie appagate nei paesi mete di turismo sessuale con minori o nelle nostre città e province. Ma una cosa è certa in un paese come il nostro che vanta di essere civile e democratico: non deve esser castrato il diritto a vivere liberamente la femminilità ovunque e comunque, a prescindere dalla propria cultura di appartenenza, condizione sociale e personale…e occorre una reale e preventiva cultura del sentimento, un’educazione all’affettività perché gli uomini e le donne di oggi e di domani, crescano insieme nel rispetto reciproco delle proprie identità.
“ Due cose mi hanno sempre sorpreso: l’intelligenza degli animali e la bestialità degli uomini” (Tristan Bernard). Non solo. Io mi sorprendo per l’indifferenza e la mancanza di senso civico di coloro che fingono di non vedere e non sentire…non gli autori dei crimini, ma l’anima delle vittime.(da “Per gli uomini di buona volontà…” in PocaCola Blog ).
Quali peccati hanno fatto le donne per essere ancora vittime di violenza fisica e psicologica in ogni parte del mondo?
Io ci vedo un unico peccato originale, un’ unica colpa che ha radici nella sua diversità. La natura ha reso le donne diverse dall’uomo. Superstizione e fanatismo l’hanno demonizzata, il pregiudizio l’ha esclusa a lungo dall’istruzione e dalla vita politica, dalle pari opportunità, oggi tanto osannate ma non concretizzate in pieno.
Blasfemo è constatare che ancora nel 2008 si debba parlare di violenza sulle donne e sulle bambine come un’ emergenza e che ci siano ancora omertà e scarsa consapevolezza. Indecoroso è vedere corpi femminili nudi, molto più provocanti, in campagne elettorali e pubblicitarie per relegare le donne ad un unico ruolo, senza alcun nesso logico o artistico. Indecoroso è notare che indirettamente alle donne si chiede di dimostrare sempre e comunque qualcosa in più rispetto all’uomo perché siano credibili; altrettanto anteporre il loro aspetto alle capacità e competenze che non sempre sono valorizzate o valutate come quelle degli uomini. Perché bisogna ammetterlo: ciò che è motivo di vanto ancestrale per lui è considerato un demerito per lei, in tanti settori. A partire dal naturale desiderio di procreare della donna, che anzi spesso viene penalizzata nel lavoro con la mancanza o insufficienza di strutture che le consentano di conciliare impegni professionali e familiari, fino alla diffusa opinione che determinazione, forza di carattere, tenacia, intraprendenza debbano reputarsi qualità maschili che sviliscono la natura femminile.
E’ triste. Certamente non quanto leggere notizie di cronaca e vedere volti tumefatti, corpi seviziati e lapidati, sguardi muti.
Cristo è morto ma dopo tre giorni è risorto, è salito al cielo.
La cultura sulla donna cambierà il suo corso grazie a mutamenti più profondi solo quando la donna sarà libera di scegliere di essere quel che vuole e di non farsi condizionare dalle reazioni e dalle opinioni altrui. La donna, e come lei l’uomo ( perché questo concetto è riferibile alla persona in genere), veramente libera non ha bisogno né di conferme né di consensi ma deve prima acquisire la consapevolezza di voler essere… E’ una sfida culturale da sostenere a tutti i livelli in nome dei diritti della persona.
La vera blasfemia è ignorarli, non garantirli trincerandosi dietro bigottismi, cavilli legislativi e giudiziari, sorrisini mediocri, inquisitori e allusivi per accertare che non ci sia stata induzione in tentazione perché in fondo la donna ha ancora in sé il peccato originale da espiare.
Gli uomini un peccato più grave: quello di averlo legittimato e di rimuovere le loro responsabilità, dirette ed indirette.
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Proprio vero skip: “la donna sarà libera”.. quando avrà la possibilità di “scegliere di essere quel che vuole”.
Troppo spesso si ritrova sola, incapace di reagire, succube e affatto sostenuta da strutture sociali. Pensiamo alla violenza tra le mura domnestiche….
g
È un percorso lungo, ma forse la consapevolezza è un primo passo…
Non trovo le parole, ma sento la sofferenza, la solitudine,la paura,la vita in frantumi delle donne vittime della violenza. Questo manifesto asettico non rende loro giustizia, sembra costruito solo per suscitare polemica se sia o non sia blasfemo….
…perché in fondo la donna ha ancora in sé il peccato originale da espiare.
Gli uomini un peccato più grave: quello di averlo legittimato e di rimuovere le loro responsabilità, dirette ed indirette.
Cara Skip, penso che in questa riflessione stia il nocciolo di tutto. Penso anche che il cambiamento, se avverrà, sarà merito delle donne, delle tante, splendide, meravigliose e coraggiose donne, che, come Shamsia, per citare un fatto recente, lottano ogni giorno per affermare il diritto di essere libere, il diritto alla propria identità.
@ filo: talvolta la polemica svia l’attenzione dalla centralità del tema, che sta emergendo sempre più
@annarita: Condivido. I cambiamenti possono avvenire se sentiti, voluti e condivisi…dalle stesse donne.
[...] maggiormente . Ma esistono altre forme di imparità, che di fatto non riconoscono in pieno l’identità della donna, ma la limitano. Sono molto perplessa e sempre più convinta che la strada da percorrere è ancora lunga. Proprio [...]
[...] Non è questione di decoro [...]