Cronaca di una morte annunciata…
Il delitto della giovane Antonella Multari ha suscitato unanime sdegno in tanti. Nell’agosto 2007 Luca Delfino ha massacrato con 40 coltellate l’ex fidanzata Antonella nel centro di Sanremo e in pieno giorno, davanti a molti testimoni. In precedenza la giovane aveva cercato di opporsi alle sue continue minacce, percosse, violenza privata e molestia. In un’intercettazione telefonica si sente la sua voce esasperata perché quell’uomo non accettava la fine della relazione. Nonostante Delfino fosse già indagato a piede libero per l’omicidio di un’altra ex (Luciana Biggi, assassinata nell’aprile 2006 a Genova) e riconosciuto socialmente pericoloso da investigatori e psichiatri (affetto da sadismo,narcisismo gravi disturbi della personalità), le denunce dei genitori di Antonella e della vittima, lo sdegno dell’opinione pubblica, l’interessamento della Ministra delle Pari Opportunità , l’attenzione della stampa e televisione su un delitto così efferato e preannunciato che ha suscitato riflessioni sulle leggi vigenti a riguardo delle varie forme di violenza sulle donne (riconoscendo lo stalking come fenomeno largamente diffuso), il processo si è concluso con una sentenza che prevede una pena irrisoria (16 anni per l’omicidio semplice, 8 mesi per il furto di una moto e di un casco, effettuato per raggiungere Antonella, e 5 anni in casa di cura). Mesi fa per le minacce alla signora Multari Delfino fu condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria di 85 euro e per le molestie ad Antonella ad un anno di reclusione.
Il pm ha chiesto l’ergastolo per omicidio volontario aggravato ma ai fini della sentenza sono valsi sia il bilanciamento tra le aggravanti e le attenuanti ( la semi infermità mentale ha compensato la premeditazione), sia lo sconto di un terzo della pena dai 24 anni per il semplice omicidio, come previsto dalla legge per chi chiede il rito abbreviato.
L’avvocato di parte civile, dott. Bosio, ha dichiarato che “Delfino rimane pienamente imputabile, un simulatore, reo di omicidio premeditato che coscientemente ha messo in atto con comportamenti razionali e sadici”e resta in attesa delle motivazioni della sentenza per appellarsi contro la lieve condanna. Se si considerano i vari permessi e la buona condotta, tra sei anni Delfino potrebbe godere di semi libertà e, se risultasse guarito dalla seminfermità, potrebbe evitare i cinque anni in ospedale psichiatrico (da la stampa del 10 gennaio) .
Sorge spontanea qualche riflessione.
Perché si ammette lo sconto di pena per rito abbreviato in un caso di colpevolezza così eclatante? Perché non si considera la premeditazione quando è stato appurato che Delfino, prima di avvicinare la vittima, si era ben premunito indossando guanti di lattice e le intercettazioni telefoniche provano la sua perpetrata volontà a perseguitare Antonella? Invece di disquisire sulla legittimità delle intercettazioni, forse i politici potrebbero riformare le procedure di un sistema giudiziario che si rivela sempre più inadeguato: sussistono troppi cavilli, sconti, espedienti normativi che di fatto alleggeriscono le condanne. In questo caso non si tratta di provare l’innocenza di un indagato. Decine di psichiatri reputano Delfino socialmente pericoloso. La seminfermità vale dunque come attenuante o invece dovrebbe essere una condizione aggravante se rapportata agli interessi della collettività?
“La vita di mia figlia vale 16 anni” ha gridato la madre di Antonella colta da malore. “Se torna libero, lo ammazzo con le mie mani” ha dichiarato il padre. Il buonsenso e la fiducia nella giustizia si smarriscono di fronte a un dolore così devastante. Perdere prematuramente un figlio è una sofferenza, perderlo per mano violenta è inaccettabile. Perderlo in quel modo ancor più. Assistere a queste sentenze è una vergogna, per loro… e per tutti.
Nulla potrà restituire la vita, ma almeno una condanna più consistente poteva rendere giustizia ad una giovane donna, massacrata per strada, colpevole di avere creduto fiduciosamente in un amore sbagliato dal quale aveva cercato di svincolarsi.
Non dimentichiamo Antonella. Oggi il suo bel sorriso regala tristezza e un senso di impotenza, più profondi dello scorso agosto.
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Non si può non provare rabbia e un senso frustrante di impotenza di fronte ad episodi così dolorosamente drammatici, che non sono affatto rari in questo nostro paese ormai decadentte.
Mi associo alla tua riflessione/domanda spontanea che faccio mia e rilancio e alla quale vorrei fosse data una risposta da coloro che dovrebbero.
È vero che “l’opinione pubblica chiede l’ergastolo sull’onda dell’emozione ed emotività”, come risulta dalle dichiarazioni dell’avvocato difensore di Delfino pubblicate su La Stampa di oggi. È altrettanto vero che ci sono tecnicismi giuridici a favore della seminfermità… ma perché concedere lo sconto di pena per rito abbreviato in un caso di colpevolezza così eclatante?
) che lo sconto di pena è previsto automaticamente dal rito abbreviato, cioè semplicemente dal rito adottato per il processo e non deriva da elementi sostanziali (attenuanti).A mio avviso, le ragioni di economia processuale ,che ispirano la riduzione della pena, premiano troppo l’accusato e troppo incidono sul verdetto finale…forse questo è un inghippo procedurale che bisognerebbe riformare, se non abolire del tutto.
Mi pare di aver capito ( correggetemi se mi sbaglio, please
[...] di violenza sessuale benefici degli arresti domiciliari? È giusto che un criminale come Delfino abbia usufruito dello sconto di un terzo della pena per rito abbreviato? Di fatto alla gravità del [...]
[...] penso a tanti casi di cronaca, quelli che indignano maggiormente . Ma esistono altre forme di imparità, che di fatto non [...]
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