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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Ma in attendere è gioia più compita.

 

inverno-31

Nella mia tribù soltanto dopo lunghe trattative riusciamo a concordare qualche giorno di pausa  per staccare un po’ tutti insieme. Il più libero e l’unico sempre disponibile è il cane. Il primo, pronto a saltare festoso in auto non appena vede caricare le valigie. Sebbene il tragitto e il periodo di vacanze siano  più o meno sempre gli stessi, in quanto dobbiamo conciliare la nostra presenza a casa dei nonni che abitano a circa 1000  km di distanza gli uni dagli altri, ogni nostro viaggio ha un qualcosa di diverso. Innanzitutto i preparativi e le grandi manovre di carico e scarico dei bagagli. Sia che si parta per tre  giorni o per quindici, sono sempre troppo voluminosi. I figli più crescono e più cose hanno da portarsi dietro. In questo invidio bonariamente il mio consorte, capace di organizzarsi in mezz’ora portando lo stretto indispensabile, anche se deve andare agli antipodi, e ha a portata di mano ( o meglio di anta) abiti adatti ad ogni occasione e stagione.

 

Dopo una giornata di raccomandazioni a mia madre per accudire soprattutto i membri più stanziali della tribù (gatti e  pappagallini), finalmente partiamo. I figli cadono in letargo…per fortuna. Il consorte si concentra  nella guida, lasciandosi distogliere solo dai continui bollettini di Isoradio e da qualche mia eventuale zampettata frenante. …e via!

L’auto corre sulla stessa autostrada. Simile a tante altre che avanzano nella stessa direzione Costretta a stare seduta e ferma per ore, mi distraggo guardando  il paesaggio che scorre al di là del finestrino rivelandomi qualcosa mai notato prima.

 

Spio sagome sconosciute; dietro le luci accese trapelano ombre, bassorilievi della quotidianità violati nei segreti di case e famiglie, tutte uguali e così diverse. Visibili tracce nei panni stesi sui balconi, sospesi tra mille colori con la fatica del giorno e l’ebbrezza della notte. I contorni di ringhiere traforate, di davanzali fioriti e cancellate sbarrate custodiscono frammenti di vita. Da una macchia di colore, dai monotoni riflessi gialli dei fari e dei catarifrangenti, dall’asfalto lucido e dalle perle  di pioggia sui vetri, s’avviano i ricordi. Prima per associazione, poi in pennata salgono e scendono lungo i  delicati profili delle colline, i filari regolari e lavorati, i pioppi eterei senza ombra, le distese brulle o verdeggianti sfiorate dalle  stagioni e dalla prima luce del mattino, i campanili di chiesette e piccoli centri abitati.

Tracce di ieri cercano consistenza tra le nuvole rincorrendosi casualmente  nello schermo della mente. Fluttuano senza logica…aliti di vento nella memoria cullano passato e presente.

 

Poi subentra una dolce sensazione interiore di stasi e distacco. È l’attesa. Una parentesi che separa dall’invadenza del domani e dalla nostalgia di ieri. Un rifugio privato e accogliente, una postazione privilegiata di osservazione di ciò che si vive dentro, un tempo di raccoglimento che intercorre tra il preannuncio di un qualsiasi evento e il suo verificarsi. Spesso viene condannata come inutile  tempo morto o tempo improduttivo da ammazzare. È invece una pausa che sospende ogni istante fuggevole proteso verso qualcosa di imprevedibile ed incerto, che avanza da un orizzonte mutevole e può sorprendere. Genera una muta calma interiore e un’ apparente quiete dei sensi, pronti a captare un qualsiasi segnale che possa  interromperne il silenzio. Una tranquillità  rasserenante libera l’immaginazione che sconfina dalla realtà, ridotta ad  una scia di chiaroscuri.

L’attesa è uno stato di ascolto, di dormiveglia, di  placido benessere. Una scheggia di eternità nascosta.

 

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11 comments

11 Comments so far

  1. giovanna January 16th, 2009 21:37 p01

    ciao skip,
    stupenda sempre! :-)
    saluto caro,
    g

  2. gturs January 16th, 2009 21:37 p01

    Che bello è stato leggerti, mi è sembrato di viaggiare con te!
    Un caro saluto skip

  3. Skip January 16th, 2009 21:37 p01

    Grazie a voi e a filo che mi ha suggerito il tema dell’attesa.

  4. filo January 16th, 2009 21:37 p01

    Skip, se permetti vorrei riportare la poesia di Montale che contiene per ultimo il verso che hai messo a titolo al post:
    “Gloria del disteso mezzogiorno
    quand’ombra non rendono gli alberi,
    e più e più si mostrano d’attorno
    per troppa luce, le parvenze, falbe.

    Il sole, in alto,- e un secco greto.
    Il mio giorno non è dunque passato:
    l’ora più bella è di là dal muretto
    che rinchiude in un occaso scialbato.

    L’arsura, in giro; un martin pescatore
    volteggia s’una reliquia di vita.
    La buona pioggia è di là dallo squallore,
    ma in attendere è gioia più compita.”

    L’attesa,un tempo di apertura, di veglia con la lampada accesa.
    Ciaociao.

  5. Skip January 17th, 2009 21:37 p01

    Che alternanza di percezione oggettiva e soggettiva nei versi di Montale!

    A presto! :)

  6. annarita January 17th, 2009 21:37 p01

    Skip, il tuo racconto mi ha fatto rivivere sensazioni e situazioni note. Anche per me sono, tutti gli anni, circa 750 km di autostrada da percorrere.

    Mi sono ritrovata in pieno nella tua descrizione molto efficace.

    Un caro saluto e buon w.e.
    annarita:)

  7. Skip January 17th, 2009 21:37 p01

    Le sensazioni comuni che accompagnano durante i viaggi.
    Ciao e buon fine settimana anche a te :)

  8. alberto January 18th, 2009 21:37 p01

    Molto bello e coinvolgente quello che scrivi. Ma per me l’attesa è un presente vibrante.

  9. novalis January 18th, 2009 21:37 p01

    Bel post. Sei riuscita descrivere in maniera “sentimentale”, quello che è uno dei momenti più belli della vacanza: il viaggio, l’attesa e quello che ne consegue. Brava e grazie.

  10. Skip January 18th, 2009 21:37 p01

    Grazie a voi.
    A presto! :)

  11. Skip blog » È un’impressione… July 25th, 2009 21:37 p07

    [...] Ma in attendere è gioia più compita.  [...]

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