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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!

 

I recenti fatti di cronaca lasciano molto perplessi. La violenza contro tutti coloro che sono percepiti come diversi (donne,clochard, immigrati, tifosi della squadra avversaria di calcio ) indignano ma fanno anche riflettere. Troppa violenza, brutale e  senza limite. “Non c’è mai abbastanza tempo per ascoltarsi e ascoltare .Si fanno meccanicamente tante azioni senza interpretarle emotivamente e così il tempo scivola addosso col suo carico di ore e di logorìo moderno. Spesso i ragazzini, in balìa di se stessi e delle loro pulsioni emotive che non sanno ancora decifrare, non hanno “paletti fissi”e trasgrediscono sempre più, perché subentra la noia . Vanno oltre la solita prepotenza di gioco nei campetti…talvolta giocano con la vita propria o dello  “sfigato” di turno o della carina del branco. Tutto fa spettacolo sul palcoscenico del sè egocentrico , spesso frustrato da insuccessi, mancanza di punti di riferimento, solitudine e tedio per cui le ragioni dell’ “usa e getti” (corpo compreso, inteso come bene di facile consumo), del “tutto e subito” divengono il mezzo di una prima “affermazione sociale” ( da Mea culpa:seconda parte l’adolescenza )

Forse non è solo la noia che regna sovrana, ma  anche un vuoto interiore, incapacità di gestire i propri impulsi ed emozioni, di riconoscere le identità e i sentimenti -prima propri e poi altrui-, di incanalare l’intelligenza e le energie , non nella devianza, ma verso interessi più “sani e proficui”. Mancano modelli di riferimento positivi, spesso negati da chi dovrebbe fornirli. A tutti i livelli.  Se ci sono, non appaiono, per nulla o abbastanza, grazie anche ai media. Tutto riflette un’emergenza educativa ad ampio raggio.

A volte non è il risultato di mala educazione, ma di ineducazione, che non ha nessuna attenuante  socio culturale. Non è solo l’incapacità dei genitori di educare. Nessuno insegna  a fare il genitore e tanto meno l’educatore. Al disagio dei giovani, corrisponde quello degli adulti: varia solo il grado di consapevolezza. Talvolta non c’è più scontro generazionale nella famiglia e lo scontro irrompe fuori dalle case. La famiglia abdica al proprio ruolo.. . ma perché? Per ragioni di comodo, perché affaccendata in altre mille faccende o perché convinta che viene accusata di falso moralismo se parla di rispetto, tacciata di anacronismo se fa  riferimento ai principi?

I tempi son cambiati. Sì, in tante cose. Nella sfera privata e anche pubblica, e non sempre in meglio. Il senso della scoperta  e della conquista graduale non si conciliano col consumismo e col principio “tutto e subito”. Si rottamano affetti, valori, impegno, speranze, ideali in cambio di illusioni, spesso ancor meno durature, ma  reclamizzate , ambite, acclamate , sponsorizzate dal successo  che rende vincenti . E allora perché non vincere con gli unici mezzi a disposizione, quelli che lasciano esplodere rabbia latente, frustrazione e ottica da microcosmo? Mine vaganti nel ruolo di eroi negativi…ma vincenti e dominanti, che al disagio o timore di non valere abbastanza, reagiscono evadendo dalle regole di convivenza e soprattutto da sé, per sentirsi meglio o meno peggio. Per evadere non occorre tempo, né attesa, né sforzo di contenimento, di conciliazione con sé e con il mondo. Lo stordimento evasivo ( da eccesso di alcool o droghe) crea un clone di sé, che si sente più o meno legittimato a  trasgredire, quasi con un senso di rivalsa.

Tutti abbiamo vissuto il disagio adolescenziale…e crescendo, pian piano  abbiamo imparato a superarlo o a conviverci. Forse avevamo molto meno o ci accontentavamo con meno, o eravamo più semplici  e meno precoci. Ma credevamo in qualcosa, di illusorio o di concreto… non ha importanza. Avevamo l’entusiasmo di proiettarci nel futuro. Quale entusiasmo stiamo trasmettendo ai nostri ragazzi? Tutto sembra precario o troppo arduo: trovare casa e lavoro, costruirsi e mantenere una famiglia, consolidare affetti e relazioni, veder riconosciuti i propri meriti. In che cosa i giovani devono aver fiducia? Nella famiglia, in un Dio, in uno stato, in se stessi? Tutto sembra fragile, o comunque troppo mutevole. E  forse appare ancor più mutevole per chi ha un’identità che si sta formando. Quando ascolto i tg o leggo i quotidiani mi angoscio. Obiettivamente c’è da angosciarsi. Ma bene o male ho superato il primo giro di boa, ho conquistato le mie pseudocertezze, più o meno condivisibili. Oggi ho la sensazione che ci sia un declino generale. Eppure ci sono anche tanti  ragazzi che s’adoprano con passione, tentando di rimuovere  il sentore che  rimarranno delusi. Alcuni già considerano la possibilità di espatriare, pur di realizzarsi. Ma quale fiducia stiamo inculcando? Quali orizzonti stiamo aprendo? E’ triste sentirsi dire “ Da oggi, mamma , dovrò guardarmi anche dai ragazzi normali”…oppure “A che mi servirà laurearmi , se poi  rimarrò senza lavoro o dovrò dipendere da voi?”. Reclamizziamo un po’ di ottimismo, di  incoraggiamento, di speranza ,di buoni esempi, anche a livello mediatico, perchè il domani sia percepito come una meta  più raggiungibile, più alla portata di quei sogni che aiutano a vivere ad ogni età.

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9 comments

9 Comments so far

  1. alberto February 6th, 2009 21:37 p02

    “La gentilezza non abita più qua”
    Lo scriveva Antonio Gramsci al tempo in cui dove adesso siede Silvio Berlusconi sedeva allora Benito Mussolini.

  2. annarita February 6th, 2009 21:37 p02

    Reclamizziamo un po’ di ottimismo, di incoraggiamento, di speranza ,di buoni esempi, anche a livello mediatico, perchè il domani sia percepito come una meta più raggiungibile, più alla portata di quei sogni che aiutano a vivere ad ogni età.

    Carissima, un’analisi intensa e sofferta che condivido in toto anche nell’esortazione finale alla speranza.
    Speranza in un domani che possa essere ancora a misura di uomo!

    Baci
    annarita

  3. filo February 7th, 2009 21:37 p02

    I media amplificano situazioni del mondo giovanile che si possono definire aberranti, patologiche, devianti con tale insistenza e accanimento che alla fine crediamo che tutti i giovani siano paranoici, vuoti e senza speranza,e sebbene questa sembra la tendenza, io penso che a fronte di ciò ci sia una larga maggioranza che studia con passione e interesse,lavora con impegno, crede nella sfida del futuro e nella salvaguardia della terra, si è costruita sentimenti e ideali proprio sulle ceneri di quelli che noi adulti abbiamo calpestato e pensa che il mondo possa ancora essere cambiato a partire dalla responsabilità individuale che non è irrilevante, ma determinante.
    Sarebbe meglio che i media diffondessero esempi e modelli positivi nei quali i giovani possano identificarsi, anzichè continuare a dare spazio alla negatività.
    Ciao Skip.

  4. Pier Luigi Zanata February 7th, 2009 21:37 p02

    Analisi condivisibile.
    Purtroppo ai giovani mancano le guide e questo fa si’ che gli ideali e i valori siano annullati. Inoltre la ricreazione televisiva, soprattutto quelle del capocomico del gran cabaret Chigi, veicola valori distorti e plasma psicologie e sudditanze collettive abnormi. Questo illude che la realta’ sia solo un susseguirsi di successi miracolosi, che pero’ sprofondano istantaneamente in quello stesso nulla dal quale sono sbucati. Quando questi svaniscono o neanche si presentano allora i giovani, e non solo, per evitare la conseguente frustrazione si trovano diversivi come le droghe, l’ alcol o il dare fuoco ai barboni, ai cosiddetti diversi.
    Buona fine settimana.
    Vale

  5. Skip February 8th, 2009 21:37 p02

    @Pier Luigi benvenuto nel blog
    @tutti : la giovinezza, più delle altre fasi della vita, dovrebbe essere la stagione della speranza
    buona domenica :)

  6. novalis February 8th, 2009 21:37 p02

    La stagione della speranza, dovrebbe (…e sempre con questo condizionale) accompagnarci sempre.
    La speranza supporta l’ottimismo e un sano ottimismo, significa crederci veramente (e non tanto per).
    Solo così si va avanti, altrimenti restiamo fermi, e rimanere fermi significa indietreggiare.
    Buon inizio di settimana a tutti

  7. Skip February 9th, 2009 21:37 p02

    @novalis :buon lunedì anche a te!

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  9. [...] Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia [...]

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