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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Le tante verità.

Vita e morte fanno parte di un ciclo naturale, ma la scienza ne ha ampliato i confini ispirandosi ad un’ idea di miglioramento che talvolta si traduce in un’innaturale forzatura.

 

Sono nate questioni di bioetica sulla fecondazione assistita, sull’affitto di uteri, sull’opportunità di donne in età avanzate di procreare , subordinata alla possibilità di garantire nel tempo  una durevole cura del pargolo,sull’espianto di organi, sull’accanimento terapeutico, sul testamento biologico. Si è reso e si ritiene a tutt’oggi necessario legiferare su alcune tematiche, per evitare speculazioni o eccessivo libero arbitrio .

 

Nascono quesiti ai quali ciascuno può   rispondere in base ai propri convincimenti di fede laica o religiosa ,valutandone e bilanciandone pro e contro secondo la propria coscienza e morale che appartengono alla sfera privata. Per tutti la vita è sacra, ed è un diritto fondamentale, un valore universalmente riconosciuto, anche se la sua tutela è variamente interpretata e non sempre garantita ovunque.

Ma resto disorientata di fronte a drammi umani e sofferti. La morte sgomenta, ha una sua sacralità anch’essa, induce ad una pietas, ad un profondo rispetto…non si accetta se non è naturale, se è prematura o violenta. Va contro la logica e l’istinto naturale alla vita. La morte suscita riflessioni e  interrogativi  sui limiti temporali della vita stessa : quando sia da ritenersi iniziata o finita, quando cominci di fatto o quando ci sia ancora, se nel semplice battito e respiro o nello svolgimento più consapevole delle funzioni vitali. Analoghi interrogativi si sono posti al tempo della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza che, ispirandosi ad una maternità consapevole e socialmente tutelata, riconosce alla donna la libertà di scelta.“Ogni uomo e ogni donna sono inconsapevoli depositari della vita. La vita istintivamente appartiene a loro. Ogni donna, per quanto superficiale o irresponsabile possa esser stata, quando arriva al dilemma , volente o nolente, si pone domande, matura all’improvviso …ascolta la propria coscienza e il più delle volte rinuncia a quella vita con un atto d’amore sofferto, non per superficialità ma quasi per resa “Non piangere , mamma: io mi rendo conto che facevi questo anche per amore, per prepararmi a non cedere il giorno in cui l’orrore di esistere mi avrebbe investito. Non è vero che non credi all’amore, mamma…Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore… Ma è sufficiente credere all’amore , se non si crede alla vita? ”(da Lettera  ad un bambino mai nato in Omaggio ad Oriana Fallaci )

 

 

Intervenire su un caso specifico con un decreto d’urgenza , pur con l’attenuante di non creare un precedente,  compete al Governo? Può essere varato, come escamotage al decreto, un  disegno di legge sul caso Englaro? Ma la legge non considera la generalità dei casi, quelli più frequenti o ripetibili?

 

 Emergono  due fedi contrapposte che fanno riferimento a verità distinte: quella che crede nell’origine e fine divina della vita, e quella che crede nella libertà di scelta dell’uomo di disporre della vita .

In casi specifici ciò che è bene per uno , non lo è per altro, a volte lo è parzialmente per l’uno o per l’altro…proprio perché si varca il limite della  sfera privata , della coscienza che ha confini variabili o comunque mutevoli.

 

Capisco  la posizione della Chiesa, rigida perché depositaria delle sue certezze dogmatiche ed assolute,  ma ho altre più motivate riserve in merito ad un’altra sua scelta. Dissento totalmente dalla recente decisione  di revocare la scomunica del vescovo lefebvriano che ha negato sfacciatamente  la  causa di morte di milioni di persone. Mi chiedo che padre spirituale possa essere uno che nega un’evidenza ampliamente e storicamente documentata, senza margine di dubbio.  Opinione mia,  è stata legittimata una contraddizione che effettivamente fa vacillare ogni credibilità in un pontefice che rappresenta la Chiesa, intesa non solo nella sua organizzazione gerarchica ma nella sua valenza spirituale. Dopo le continue asserzioni di Williamson , nella posizione del pontefice riscontro un indiretto e mancato riconoscimento di morti orribilmente  perpetrate. Mi aspetterei la revoca della riabilitazione, ma non è affare mio. Come non è affare mio, sindacare sulla riabilitazione di estremisti della fede. Riesco ancora a  distinguere tra l’aspetto più profondo e spirituale della fede e  il risvolto temporale di una politica ecclesiastica che mi appare sempre più incoerente da una parte ed interferente in questioni che non le competono dall’altra.

 

Resto ancor più perplessa  di fronte a chi s’erge paladino della vita di un caso specifico dopo avere negato riconoscimento, di umanità o di diritto, ai più deboli legiferando in un’ottica di presunta sicurezza, appellandosi al bene dei cittadini che si traduce con ciò che è meno male per lo Stato e di certo non si concilia col valore della persona, ma solo con una logica di convenienza e di parte. Sono tematiche complesse da trattare, proprio perché non s’adattano alla morale e alla coscienza  di chi, tacciato di idealismo e ispirato da una cittadinanza più ampia,  vede oltre gli  interessi particolari, pur con la consapevolezza che non è facile rispondere alle  esigenze e ai problemi più concreti e contingenti. Anche qui si sconfina nella sfera privata dei propri convincimenti, anche qui  riscontro un’incoerente  dissonanza tra politica e valori. Allo stesso tempo considero  che l’assistenza a disabili e a tanti anziani ( e non solo), colti da patologie irreversibili, grava ,condiziona e mette alla prova la  vita  dei familiari. Non tutti hanno i mezzi per garantire loro un’ assistenza continua o adeguata a pagamento,  per cui  alcuni devono  rinunciare o limitarsi nel lavoro per adempiere a quel debito di riconoscenza per la vita che gli stessi hanno donato. Assistere queste persone  è un obbligo morale e giuridico che spesso viene supportato dall’aiuto di volontari , non sempre da strutture pubbliche. Questo  è un problema sociale molto attuale  sui quali coloro che dovrebbero, e oggi invocano la tutela  della vita,   non hanno provveduto abbastanza.

 

 Ho visto parenti ridursi in condizioni di esistenza, non di vita dignitosa per sé e difficili da accettare per chi è stato vicino . Sono esperienze che inducono a  chiedersi  se l’accanimento terapeutico sia opportuno o sia più giusto lasciare che la natura faccia il suo corso. Coloro che li hanno accompagnati fino alla fine, hanno accolto e rispettato quelle infermità  senza speranza e incapacità di intendere e volere pur chiedendosi in cuor loro se quelle condizioni di esistenza sarebbero state volute da chi ne era colpito. Essi hanno  scelto seguendo la propria coscienza, o forse un’umile rassegnazione.

 

Tante verità, differenti e non univoche; tutte basate  sui  fondamenti di un’ottica personale .

A volte l’amore è un atto di accoglienza, a volte di sofferta rinuncia e resa che meritano silenzio. Come merita rispetto la decisione dolorosa  di un padre che, distinguendo tra esistenza e vita, ha deciso alla luce della  sua fede.

4 comments

4 Comments so far

  1. alberto February 9th, 2009 21:37 p02

    Cara Skip, hai messo parecchia carne al fuoco in questi giorni già di per sé confusi. Se faranno una legge di sicuro nascerà male perché non si legifera su questioni così importanti di fretta e con questo clima da crociata.

  2. pia February 9th, 2009 21:37 p02

    Il limite prinicipale alla questione è determinato dal dogma cattolico, che si erge a detentore della verità assoluta e condiziona da duemila anni la nostra educazione. Basterebbe spostarsi a vedere altri culti cosa pensano e, vedendo le differenze, decadrebbe già l’assunto di “verità assoluta”.
    Il problema irrisolto di fondo è “la paura della morte”. La morte è principalmente un dramma per chi rimane, perchè chi muore presumibilmente non cessa di vivere, ma si trasforma. La morte non è fine, non è in contrasto con la vita, ma fa parte della vita stessa.
    La morte non può sempre e comunque essere pensata come sofferenza.
    Ignoriamo molto sulla morte e nessuno si preoccupa di illuminarci.
    E comunque, al di là delle leggi e delle religioni, rimane sempre salva la “motivazione” con cui si adottano delle scelte: se ne risponderà, prima o poi, e non possono essere delle sentenze quelle che mettono il sigillo alla questione.
    Il vaticano è in una fase di oscurantismo di cui la storia un giorno darà atto.

  3. annarita February 9th, 2009 21:37 p02

    Cara skip, apprezzo la tua lucida analisi e concordo sui tuoi assunti.

    La decisione drammaticamente sofferta del padre di Eluana merita tutta la comprensione possibile.

    La chiesa sta dimostrando una forte incongruenza nel suo agire e sta perdendo ulteriore credibilità.

  4. Skip February 10th, 2009 21:37 p02

    Riposi in pace…

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