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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for February, 2009

Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!

 

I recenti fatti di cronaca lasciano molto perplessi. La violenza contro tutti coloro che sono percepiti come diversi (donne,clochard, immigrati, tifosi della squadra avversaria di calcio ) indignano ma fanno anche riflettere. Troppa violenza, brutale e  senza limite. “Non c’è mai abbastanza tempo per ascoltarsi e ascoltare .Si fanno meccanicamente tante azioni senza interpretarle emotivamente e così il tempo scivola addosso col suo carico di ore e di logorìo moderno. Spesso i ragazzini, in balìa di se stessi e delle loro pulsioni emotive che non sanno ancora decifrare, non hanno “paletti fissi”e trasgrediscono sempre più, perché subentra la noia . Vanno oltre la solita prepotenza di gioco nei campetti…talvolta giocano con la vita propria o dello  “sfigato” di turno o della carina del branco. Tutto fa spettacolo sul palcoscenico del sè egocentrico , spesso frustrato da insuccessi, mancanza di punti di riferimento, solitudine e tedio per cui le ragioni dell’ “usa e getti” (corpo compreso, inteso come bene di facile consumo), del “tutto e subito” divengono il mezzo di una prima “affermazione sociale” ( da Mea culpa:seconda parte l’adolescenza )

Forse non è solo la noia che regna sovrana, ma  anche un vuoto interiore, incapacità di gestire i propri impulsi ed emozioni, di riconoscere le identità e i sentimenti -prima propri e poi altrui-, di incanalare l’intelligenza e le energie , non nella devianza, ma verso interessi più “sani e proficui”. Mancano modelli di riferimento positivi, spesso negati da chi dovrebbe fornirli. A tutti i livelli.  Se ci sono, non appaiono, per nulla o abbastanza, grazie anche ai media. Tutto riflette un’emergenza educativa ad ampio raggio.

A volte non è il risultato di mala educazione, ma di ineducazione, che non ha nessuna attenuante  socio culturale. Non è solo l’incapacità dei genitori di educare. Nessuno insegna  a fare il genitore e tanto meno l’educatore. Al disagio dei giovani, corrisponde quello degli adulti: varia solo il grado di consapevolezza. Talvolta non c’è più scontro generazionale nella famiglia e lo scontro irrompe fuori dalle case. La famiglia abdica al proprio ruolo.. . ma perché? Per ragioni di comodo, perché affaccendata in altre mille faccende o perché convinta che viene accusata di falso moralismo se parla di rispetto, tacciata di anacronismo se fa  riferimento ai principi?

I tempi son cambiati. Sì, in tante cose. Nella sfera privata e anche pubblica, e non sempre in meglio. Il senso della scoperta  e della conquista graduale non si conciliano col consumismo e col principio “tutto e subito”. Si rottamano affetti, valori, impegno, speranze, ideali in cambio di illusioni, spesso ancor meno durature, ma  reclamizzate , ambite, acclamate , sponsorizzate dal successo  che rende vincenti . E allora perché non vincere con gli unici mezzi a disposizione, quelli che lasciano esplodere rabbia latente, frustrazione e ottica da microcosmo? Mine vaganti nel ruolo di eroi negativi…ma vincenti e dominanti, che al disagio o timore di non valere abbastanza, reagiscono evadendo dalle regole di convivenza e soprattutto da sé, per sentirsi meglio o meno peggio. Per evadere non occorre tempo, né attesa, né sforzo di contenimento, di conciliazione con sé e con il mondo. Lo stordimento evasivo ( da eccesso di alcool o droghe) crea un clone di sé, che si sente più o meno legittimato a  trasgredire, quasi con un senso di rivalsa.

Tutti abbiamo vissuto il disagio adolescenziale…e crescendo, pian piano  abbiamo imparato a superarlo o a conviverci. Forse avevamo molto meno o ci accontentavamo con meno, o eravamo più semplici  e meno precoci. Ma credevamo in qualcosa, di illusorio o di concreto… non ha importanza. Avevamo l’entusiasmo di proiettarci nel futuro. Quale entusiasmo stiamo trasmettendo ai nostri ragazzi? Tutto sembra precario o troppo arduo: trovare casa e lavoro, costruirsi e mantenere una famiglia, consolidare affetti e relazioni, veder riconosciuti i propri meriti. In che cosa i giovani devono aver fiducia? Nella famiglia, in un Dio, in uno stato, in se stessi? Tutto sembra fragile, o comunque troppo mutevole. E  forse appare ancor più mutevole per chi ha un’identità che si sta formando. Quando ascolto i tg o leggo i quotidiani mi angoscio. Obiettivamente c’è da angosciarsi. Ma bene o male ho superato il primo giro di boa, ho conquistato le mie pseudocertezze, più o meno condivisibili. Oggi ho la sensazione che ci sia un declino generale. Eppure ci sono anche tanti  ragazzi che s’adoprano con passione, tentando di rimuovere  il sentore che  rimarranno delusi. Alcuni già considerano la possibilità di espatriare, pur di realizzarsi. Ma quale fiducia stiamo inculcando? Quali orizzonti stiamo aprendo? E’ triste sentirsi dire “ Da oggi, mamma , dovrò guardarmi anche dai ragazzi normali”…oppure “A che mi servirà laurearmi , se poi  rimarrò senza lavoro o dovrò dipendere da voi?”. Reclamizziamo un po’ di ottimismo, di  incoraggiamento, di speranza ,di buoni esempi, anche a livello mediatico, perchè il domani sia percepito come una meta  più raggiungibile, più alla portata di quei sogni che aiutano a vivere ad ogni età.

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Limerick

 

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Il limerick è breve componimento in 5 versi, tipico della lingua inglese, generalmente di contenuto scherzoso, assurdo e inverosimile basato su un gioco di parole.

Lo schema è AABBA. I primi due versi e l’ultimo, rimati tra loro, contengono tre piedi, quindi tre accenti, mentre il terzo e il quarto solo due. Di solito nel primo verso compaiono il protagonista, un aggettivo che lo qualifica e il luogo dell’azione, mentre gli altri versi sintetizzano l’aneddoto e l’ultimo richiama il protagonista e con un altro aggettivo che  lo definisce meglio.

Un signore molto piccolo di Como
una volta salì in cima al Duomo
e quando fu in cima
era alto come prima
quel signore micropiccolo di Como.

 

 

(Rodari)

 

 

E un altro di filo per Alberto:

 

Un signore con la barba di Milano
fotografa ovunque ogni caso strano,
di tutto lui ne sa qualcosa
e la sua testa non è mai in posa.
Curioso, il signore con la barba di Milano!

 

Dubbie sono le origini del limerick.  Si ipotizza che  sia derivato dalla tradizione di declamare versi nonsense durante i matrimoni che spesso si concludevano con la frase “will you come up to Limerick?” (Limerick è una città irlandese con l’omonima contea). Di certo si sa che questo buffo componimento era già noto col suo nome a fine ‘ 800.

Famoso autore, per alcuni l’ inventore di limerick, è stato Edward Lear che, con lo pseudonimo  Derry Down Derry, pubblicò il libro A Book of Nonsense nel 1846 . Lear  scrisse anche  di botanica o alfabeti nonsense, che riunì nel libro Nonsense Songs, Stories, Botany and Alphabets . Nel 1888 morì a Sanremo dove trascorse parte della sua vita col gatto Foss  di cui ci narra la mitica Placida Signora.

Chi comincia?

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De pudicitia

Pubblico un post dell’amica filo.

 

Sono le sei. Prendo il numero e aspetto il mio turno al banco della salumeria al supermercato, affollato come sempre a quest’ora di sabato sera.

Appena dietro, alla mia destra, due giovani si baciano con trasporto. Lei bionda, capelli lunghi, minigonna, tacchi a spillo, cappottino grigio. Lui, bruno, capelli corti e ricci luccicanti di gel, bomber nero, jeans calati sul fondoschiena, telefonino in mano, mentre spinge il bacino in avanti, tiene la mano libera sulla schiena della ragazza attirandola a sè.

Quattro ragazzini sui dodici anni, con bottiglie di Cocacola in mano e sacchetti di patatine, ghignando girano a vuoto intorno alle cozze, scrutandone con attenzione i movimenti. Tra la gente qualcuno osserva stupito la scena, qualcun’altro dopo un’occhiata si allontana scuotendo la testa.

Le signore in attesa davanti al banco della salumeria cominciano a mormorare. Mi giunge un  “ma che vergogna”, “perchè non se ne vanno fuori”.

Finalmente il salumiere, uomo attempato e solido, accento piemontese, dita rosse come salsicciotti, decide di porre fine allo scandalo e dopo aver scambiato occhiate d’intesa con le signore, allunga la mano per attirare l’attenzione dei due sempre più intenti alla loro performance e, indicando l’uscita, li esorta a bassa voce: ” Qui fuori c’è un hotel – dice- potete andare lì! E’ più comodo!”

La ragazza è la prima a reagire. Si volta sorridendo candidamente al salumiere e senza ombra di rossore: “Perchè?- esclama- Non possiamo baciarci? E’ proibito baciarsi?”

Che stellina, cara!  “Prego- insiste il salumiere scrollando più volte il capo come per dire:si-sì, il braccio levato in direzione della porta – Qui di fronte c’è un hotel. Starete più comodi!”

Nel frattempo anche il giovane si riprende dallo stato di deliquio nel quale pareva sprofondato, ruota la testa e, senza perdere la posizione, afferma roco: ” Mica stiamo facendo ammore!” -  E meno male!

 

Ma ecco comparire a babordo la nave cannoniera, presumibilmente  madre della ragazza! Alberatura cotonata,trucco pesante, corazzata sui 120 chili elegantemente nascosti in una pelliccia di visone scuro lungo fino ai piedi che, brandendo il pacchetto della mortadella, giunge tempestiva e battagliera  a sferrare la bordata finale tuonando in soccorso dei piccioncini. “Ecchè… non possono manco dasse un bacetto!! Ecchèssarrammmai!! Ellei – rivolta al salumiere che le dà le spalle e intanto ha ripreso ad affettare prosciutto – lei… chè ?.. s’è fatto prete?.. Ehh?… massefaccia’l salumiere va, ch’èmmeglio!!- Lui muto,senza scomporsi, si volta sorridendo serafico, abbassa più volte la mano invitando alla calma.

La donna, borbottando qualcos’altro che mi sfugge, spinge davanti a sè i due giovani, che nel frattempo non hanno dato alcun segno di disagio,e si allontana scomparendo tra la folla del supermercato.

Sento l’ultimo commento ” Non c’è più pudore! Che mondo!” .

 

Secondo voi, sono davvero cambiati i costumi?

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Ansia da internauta

Ieri  pomeriggio ho tentato di navigare nella rete ricorrendo al supervelox  Google. Con mia somma sorpresa  ho notato che qualunque link veniva segnalato come  sospetto e pericoloso. Mi sono guardata bene dall’aprire i collegamenti, tutti in assetto di guerra , pronti a danneggiare il mio caro pc. Poi ho provato a inserire altre chiavi di ricerca e ho rilevato sempre la stessa dicitura .Ispirata da profondo ottimismo, ho subito immaginato  un’ orda terroristica  di invincibili  virus che aveva infettato  il potentissimo Google.  Ho messo in salvo la mia creatura, spegnendola, e sono uscita.   

Pur constatando che tutto era tornato alla normalità,  la mia catastrofica perplessità è svanita del tutto solo quando ho letto questa notizia .

 

 

 

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