Il vero Skip
Nel 2002 decisi di adottare un cucciolo dopo avere vagliato l’aggravio di tempo ed energie che avrebbe richiesto. Il cane è cane, non è un figlio, ma entra comunque a far parte della famiglia.
Skip è un bastardino di media taglia, un incrocio tra uno spinone e un barbone.
Insieme ad una decina di compagni di sventura, fu sequestrato ad un tizio che li teneva chiusi al buio e in condizioni igienico- sanitarie non adatte. Durante una visita al canile avevo notato uno spinone marrone e dei cagnetti molto vispi che scorrazzavano in un recinto. Mi piacquero subito ma la signora del canile mi spiegò che si stavano abituando gradualmente sia alla luce che a rapportarsi con l’uomo, in quanto cresciuti in totale abbandono. Esclusi la possibilità di adottarne uno perché avevo due figli piccoli e non sarebbe stato prudente prendere un cane adulto, poco avvezzo all’uomo e per di più in casa. Già a volte era difficile dirimere i bisticci e addomesticare i figli… non osavo immaginare che cosa poteva succedere con un cane un po’ selvatico. La signora aggiunse che tra tutti quei cani sequestrati c’era anche un cucciolo. Andai a vederlo. Aveva circa dieci giorni. La mamma era di taglia piccola, col pelo biondo un po’ mosso come le altre cagnette. In cuor mio decisi all’istante, ma mi riservai di dare una risposta insieme al consorte e ai figli perché potevamo scegliere altri cuccioli, nati nel canile. Tutti fummo conquistati da quel batuffolo rosso.
Una volta svezzato, dopo circa un mese, ci avrebbero avvisati per andare a prenderlo. La telefonata arrivò dopo solo due settimane. Ci scervellammo a lungo sul nome da dare al nuovo membro della tribù. Impresa non facile. Idefix, Napoleone, Cesare, Zazù, Rox …finchè mi venne in mente il titolo del film Il mio cane Skip. Skip, suonava bene. Skip è un nome breve, squillante, facilmente recepibile…dà l’idea di salto, zumpo. Fu aggiudicato il nome Skip. Il giorno dopo a me e mio figlio si accodò pure il nonno e un po’ emozionati andammo in processione al canile.
Non era più come lo ricordavamo. La signora mi porse una palla di pelo rosso che a stento riuscivo a trattenere in braccio e subito iniziò a scodinzolare, a leccare la mano, ad alzare la zampotta, che faceva presagire una taglia sicuramente non piccola. Mater semper certa est, pater numquam ( la madre è sempre certa, il padre mai) dicevano gli antichi. Intuii che il padre doveva essere lo spinone, l’unico cagnone del gruppo. Giunti a casa, ci fu lo storico incontro con le due tigri che con Skip avevano in comune solo la provenienza. Dal canile lui e dal gattile loro. I miei gatti non avevano mai visto un cane. Il cane non conosceva i gatti e fiducioso zompettò verso le belve spodestate. La loro immediata reazione fu una solenne soffiata, inarcata di coda e balzo su un mobile sul quale rimasero appollaiati per circa una settimana, scendendo solo di notte o quando la cosa rossa movente non era nei paraggi. Skip era più piccolo dei gatti, ma di corporatura più robusta e baldanzoso nei movimenti Il famelico Tigro, pur di non rinunciare alla pappa, imparò presto a mantenerlo a distanza, soffiando e artigliando. Gri Gri invece ne era incuriosita. Lo seguiva da lontano oppure lo osservava dall’alto, finchè un giorno inavvertitamente si scontrò con il nuovo arrivato, che usciva trotterellando dalla cucina Il cane, sorpreso, si fermò intimorito e si accucciò, come aveva ben presto imparato quando incrociava il signor Gatto. Gri Gri invece, con mia sommo stupore, non scappò via. Si sedette guardinga di fronte a lui. Stettero fermi a guardarsi per qualche minuto. Lui con le orecchie basse e lei con le orecchie ben alzate, finchè la gatta con nonchalance se ne andò.
Da cucciolo Skip dormiva in una cesta ai piedi di una cassapanca. Quella notte Gri Gri lo annusò mentre dormiva , salì sulla cassapanca e lì si addormentò. Così fece in seguito: la gatta lo vegliava. Forse aveva capito che era piccolo e innocuo e il suo istinto materno vinse la diffidenza .
Sono diventati compagni di gioco e di malefatte. Un’allegra associazione a delinquere. Ancor oggi lei si acquatta sulla sedia per allungare una zampa sull’ignaro amico che passa e si guarda intorno senza capire. C’è stato un periodo in cui i miei figli hanno subito sgridate ingiuste per le carte di caramelle o cioccolatini che trovavo sul divano o sotto il tappeto. Un pomeriggio, mentre guardavo la tv, sentii un rumore sulla credenza. Gri Gri spingeva una caramella con la zampa, giù verso il cane che, scodinzolando, stava in trepida attesa. Skip prontamente la ingoiò.La gatta continuò. Questa volta lui riuscì a scartarla e lei, come un pattinatore di hokey su ghiaccio, con l’involucro improvvisò uno slalom sul pavimento del salotto, finchè lo portò trionfalmente in bocca sul divano. Quando osò tornare alla carica del porta bon bon fu paralizzata dal mio inatteso, urlato e solenne “scendi giù” e si defilò di corsa. Occhio che non vede, cuore che non desidera: da quel giorno chiusi a chiave i dolci.
Ormai Skip ha 7 anni e i gatti quasi 9. Sono un po’ le mie ombre, silenziose e sempre presenti .Nei miei momenti di stasi mi raggiungono, l’una per accoccolarsi sui miei piedi e l’altro, porgendo il muso, per una carezza .
In effetti ho continuato un po’ la tradizione di famiglia: “mio nonno allevava setter inglesi,bracchi tedeschi, pointer e spinoni italiani per andare a caccia nelle varie regioni italiane. Quando gli anni e lo stato di salute lo costrinsero a stare in casa, preferì adottare cani meticci e abbandonati insegnando a me e ai miei cugini a familiarizzare con loro, a capirne l’indole e il linguaggio…che è universale a prescindere dalla provenienza e dal pedigree” ( da Dog Pride) .
Ogni cane aveva una sua storia e ha condiviso parte della nostra vita in un rapporto quasi simbiotico con noi. Quanti ricordi e aneddoti sono legati a quei cani e soprattutto a Dusky che ebbi in regalo al mio decimo compleanno dopo anni di suppliche e solo dopo un mio deciso sciopero della fame.
Il cane è vittima dell’abbandono, dell’incapacità dell’uomo di accudirlo o educarlo. La tragedia avvenuta in Sicilia ne è conferma. Che si accertino le responsabilità di chi ha ignorato o sottovalutato la pericolosità del branco di cani randagi. Solo quando ci sono vittime innocenti si provvede. Perchè nel Mezzogiorno non esistono strutture adeguate? E’ questione di fondi non richiesti o mal gestiti o mancanza di senso civico e inosservanza di leggi? Chi ha consentito che si formassero generazioni e torme di randagi, che affamati hanno cercato di sopravvivere sbranandosi anche tra loro, incattivendosi perché ridotti allo stremo o costretti in luoghi non idonei? Chi ha controllato le loro condizioni di vita? Perché mantenere decine di cani non è certamente facile. Sicuramente ci sono problemi più gravi e urgenti da risolvere, ma anche questo è un problema del quale ci si rende conto solo quando diviene un’emergenza perché pregiudica l’incolumità o la vita delle persone. Non è colpa dei cani se in seconda o terza generazione si sono inselvatichiti. Le responsabilità sono di chi ieri ha preferito ignorare il fenomeno del randagismo e le segnalazioni e oggi gioca a scaricabarile. È troppo tardi per recuperare quelle bestie. Impossibile ridare la vita a quel bambino. È una grave inadempienza non aver prevenuto la tragedia.
Skip poteva diventare uno di quei cani. Il mio nickname è un segno di riconoscenza al mio amico Skip.
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Come ti capisco cara Skip, perché io di un cane certe volte sento la mancanza. Ma purtroppo la mia attuale situazione di vita non me lo permette. Ciao.
Mia cara, quei cani in Sicilia sono stati anche pesantemente maltrattati: scacciati, presi a calci e così via. Tra la fame e questo, ovvio che si siano incattiviti. Normale.
Ma i veri cattivi siamo noi umani che lo abbiamo permesso.
Un bacio al bellissimo meticcio Skip!
@alberto: sì certo, soprattutto se si viaggia. Ciao
Bello il canino champagnato Skip, simpatico, con le orecchiette a carrè! Dev’esserci un bell’affollamento in casa! Ciaocià. Buon fine settimana Skip!
@ Boh: Pienamente d’accordo.
Il cane randagio tende a inselvatichirsi, ad aggregarsi in un gruppo con una sua gerarchia, che gli dà sicurezza e protezione. Infatti in questa caso capobranco era la madre e gregari invece i suoi figli.
Eppure il cane randagio, se non si è troppo incattivito per maltrattamenti o stenti che lo inducono ad assalire, riconosce nell’uomo che lo adotta il suo capobranco, ed è capace di affetto e dedizione inimmaginabili.
Skip vero ricambia e saluta le tue splendide cane
@filo:un sovraffollamento, direi
Buona primavera !
Bellissimo racconto di vita.
Ho due cani: Scott, due anni e mezzo, un bell’ incrocio tra una setter e un pointer, croce e delizia, ritiene di essere un giardiniere e pota tutti i pitosfori del giardino, poi fa le buche per reimpiantare a talea; Honey, tre anni e mezzo. una dolcezza, un tesoro, una meticcia a prevalenza epanieul breton.
La definizione più bella che abbia mai letto sui bastardi, ops… pardon… meticci, è quella usata da Mauro De Cillis nel suo volume ”Il bastardo”. Una grande razza: self made dog (cane che si è fatto da sé, io spesso dico e’ di razza Realmix). Perché è l’unica che resta perfettamente in bilico tra un lessico brutale (bastardo, appunto), uno scientifico (meticcio) ed uno invece figlio di una generazione cresciuta con i cartoni animati di Candy Candy o Heidy: cane fantasia. Ma anche perché restituisce quel tanto di stima, apprezzamento e “maschio sussiego” di chi appunto s’è fatto da s’è, come certi miliardari di oggi (oh oh stavo per scivolare in politica…)
Un self made dog a cui sinceramente non importa nulla di essere considerato un cane di serie B, e che vive la sua caninità esattamente come il più decorato dei cani di razza. E sarà proprio questo bastardo a insegnare al suo padrone che non conta quello che ti porti dietro nell’albero genealogico, ma quello che sei tu (oh no ancora una scivolata in politica …).
Grazie, dunque, cari bastardi… figli secondo qualcuno di un dio minore.
Grazie perché, come spesso accade, le cose più vere, forti, belle e istruttive si imparano dalla strada. O, come in questo caso, da chi meno te lo aspetti.
Buona fine settimana
Vale
@Pier Luigi: bellissima la definizione di “self made dog”!
Buona primavera!
Che amore il tuo biondo meticcio.:)
Un racconto gustoso e istruttivo. Condivido le tue riflessioni finali. Gli animali insegnano in fatto di ethos. Se ci riappropiassimo della nostra “animalità” saremmo sicuramente migliori.
Buon inizio di primavera, nonostante gli elementi naturali avversi di questo periodo, cara skip.
“skip”: nick sempre più simpatico!

ci racconti davvero una bella storia, skip.
proprio bello il “vero skip”!
Le tue riflessioni sull’ennesima incuria…, coem non condividere!
ciao,
un saluto caro
g
@annarita: gli animali agiscono secondo la loro natura, l’uomo è l’uico animale che può agire contro natura.
Buona stagione della luce anche a te…qui è tornato il sole
@ ciao giovanna! Skip vero ringrazia
Che bello!
Un cane bellissimo e due gatti fantastici.
Io ho sempre avuto gatti, anzi gatte.
Complimenti per la tua bella tribù!
Buona domenica a te!
@ sì una tribù variamente assortita …
Buona bradipata domenicale
grande gri gri, splendida esperienza la tua lettura, grazie!
@imbuteria:grazie a te, benvenuto nel blog
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