Forza e coraggio, all’arrembaggio…
Nel XVII secolo i bucanieri ( dal francese Boucanier) erano i cacciatori di frodo che affumicavano la carne su una graticola di legno col metodo del barbicoa ( di qui barbecue) insegnato dalla tribù degli Arawak di Santo Domingo. Gli abitanti delle isole e i coloni inglesi della Giamaica adottarono questo termine per indicare i pirati dei Caraibi. Erano di origine olandese, inglese e francese e alla fine del ‘600 combatterono per gli inglesi durante le loro dispute territoriali depredando navi nemiche in mare aperto e lungo le coste.
I corsari invece erano al servizio di un governo, che in un primo tempo li autorizzava a rapinare navi nemiche per rifarsi delle perdite subite in caso di assalto. Più tardi i corsari servirono i governi per contrastare i commerci delle potenze rivali e, cedendo parte del bottino, in cambio ottenevano lo status di combattente (lettera di corsa) e la bandiera. Potevano però depredare navi mercantili nemiche ed uccidere i malcapitati solo in combattimento. Non erano considerati pirati perchè combattevano per un’autorità e indirettamente per un ideale, e in caso di cattura, come prigionieri di guerra, erano sottoposti al diritto bellico marittimo.
I cosiddetti pirati erano marinai che abbandonavano, per scelta o costrizione, la vita precedente su vascelli mercantili. Erano liberi di depredare in alto mare, lungo le coste, nei fiumi. Se catturati, subivano l’impiccagione all’albero della nave come monito per i loro simili o chi fosse tentato dalla pirateria.
Di recente la pirateria è tornata alla ribalta…ma dei media , perché di fatto è sempre esistita. Una volta era solo meno organizzata.
I pirati scorrazzano al largo della Nigeria, Angola, Somalia,Brasile, Colombia, Cina nello stretto della Malacca (Malesia) , Filippine, golfo di Aden. Circondano le navi con velocissime imbarcazioni e la obbligano a fermarsi con la minaccia di lanciare bombe a mano e lanciarazzi o aprire il fuoco. Una volta assalivano perlopiù le navi mercantili in navigazione, più raramente quando erano ferme in rada. Confondendosi nell’oscurità, si arrampicavano sulla catena dell’ancora, scavalcavano gli scudi di ferro messi per impedirne l’accesso oppure lanciavano rampini per salire a bordo come ragni. Più silenziosi della notte si muovevano agilmente sul ponte, attenti a non farsi scorgere dall’ufficiale e dai marinai di guardia. Predoni di tutto ciò che ai loro occhi poteva rappresentare un ‘inconsueta ricchezza, impugnavano coltelli, pistole , mitra per spaventare e farsi consegnare le chiavi della cassaforte di bordo, soldi, catene d’oro, orologi, televisori, radio, alcoolici, videocassette…a volte portavano via addirittura i piccoli frigo e le scarpe dei marittimi. Oggi sono molto più organizzati. Hanno imparato a chiedere il riscatto delle navi, di solito equivalente all’intero o parziale valore del carico, che nascondono chissà dove e chissà come. Del resto una superpetroliera di oltre 300000 tonnellate di portata, lunga oltre 300 metri, come la Sirius Star, non è certo un canotto. Pare che nel porto di Eyl, trovino ormeggio le navi e gli equipaggi in ostaggio.
Da sempre i naviganti descrivono i pirati come avventurieri senza scrupoli, con ben poco del fascino che si attribuisce loro nei romanzi e nei film . Nel mio immaginario sono decadute le figure leggendarie, incarnazioni di coraggio, brama, istintualità, determinazione. Uomini mitizzati nell’insofferenza di ogni legame e legge, in fuga da ogni regola, affetto, vincolo, convenzione. Prede della propria incapacità di integrarsi se non nell’ accogliente mare, mine impazzite senza bandiere ed appartenenza se non all’ interesse proprio e ad un onore senza gloria, senza ideologia, né valori. Rispettosi di un codice marinaresco reinterpretato a proprio uso e consumo, fedeli all’avventura, alla forza e libertà propria a discapito di quella altrui. La loro sfida contro le avversità del mare e del vento, sprezzante dei pericoli della navigazione, era al tempo stesso sprezzante di ogni convenzione universalmente e legalmente riconosciuta, votata al riconoscimento esclusivo della loro piccola società, animata dall’istinto di depredare e fuggire, accumulare un bottino da reinvestire in attività più o meno lecite e una vita agiata per quando l’età non avrebbe consentito più quella vita spregiudicata
Chissà se i pirati di oggi reinvestono in altro modo rispetto ai mitici predecessori che si rifugiavano in isole e rade sperdute, oppure alimentano altri traffici, interessi e rivendicazioni. Sta di fatto che sono temuti e molte compagnie di navigazione preferiscono cambiare le rotte dei mercantili , facendo circumnavigare il Capo di Buona Speranza, per non rischiare nel golfo di Aden. Nonostante ciò, i pirati si sono spinti sempre più nell’Oceano Indiano a centinaia di miglia dalla costa.
Il fenomeno della pirateria è strettamente collegato alla guerra civile e alla crisi umanitaria in cui versa la Somalia da 17 anni circa, da quando il governo transitorio e dei signori della guerra si contrappone alle milizie controllate dalle Corti Islamiche. La comunità internazionale è intervenuta soprattutto quando la crisi somala ha compromesso gli interessi economici e i traffici commerciali …peccato che ci siano di mezzo anche una popolazione civile ridotta allo stremo o in fuga da una terra di nessuno e marittimi di navi che fanno poco notizia .
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interessantissimo buon fine settimana
@caravaggio: grazie e buon week end anche a te
stasera sono incazzato e quindi in….forma!!!!…….praticamente stai parlando di politica?…servizi segreti?……o addirittura che dietro il famoso corsaro nero…e sua nonna giovanna quella che stava in piazzetta san michele si cela Tano imperatore I° di albintimilium.?
i pirati …dalla somalia allo Yemen assaltano per riuscire a sopravvivere…a fare scuole per i loro figli …a difendere il loro territorio…così credono ma in realtà spianano la strada alle multinazionali.
Torniamo al Corsaro Nero, il primo di cinque romanzi della serie “I Corsari delle Antille” nati dalla penna di Salgari.Il suo nome era Emilio di Roccabruna, conte di Ventimiglia, fratello del Corsaro Rosso e del Corsaro Verde, il quale, nonostante le nobili origini, era un filibustiere che salpò a bordo della nave Folgore alla volta della Tortuga per recuperare il cadavere del fratello Enrico, il Corsaro rosso, impiccato nella piazza di Maracaibo dal governatore Wan Guld. Sulla via del ritorno la nave filibustiera assalterà una nave spagnola che trasporta la bella Honorata della quale il Corsaro nero si innamorerà senza sapere che è la figlia del terribile WanGuld.
A questo personaggio immaginario la città di Ventimiglia ha dedicato negli anni scorsi, due (o tre) manifestazioni della Battaglia di Fiori di grande successo.
Ciao Skip.
@giove: un semplice confronto tra i pirati di ieri e di oggi.
Opinione mia, l’instabilità politica ed economica di tanti paesi ridotti allo stremo “fa comodo”, purtroppo, non solo alle multinazionali…
@filo:…e il Corsaro nero abbandonò la bella in mezzo al mare, per mantener fede al giuramento di sterminare Wan Guld e la sua famiglia(ma perlomeno pianse!) Honorata: un nome che sta tra onore e amata ( dilemma del corsaro?)
Interessante post! Corsari e company mi intrigano soltanto se abitano nelle pagine di un buon romanzo di avventura.
Buon w.e.
ananrita:)
La storia della piratera affonda le radici ben prima dell’anno mille, molto indietro ancora, storia che continua oggigiorno, malgrado crediamo essere sviluppati e civilizzati. A volte penso che il percorso dell’uomo cambia ben poco, dopotutto restiamo legati agli stessi sentimenti.
Buona giornata.
Rino.
@annarita: anche a me piacciono i romanzi avventurosi, soprattutto per le descrizioni e gli intrecci della trama .
@Rino: sì cambiano le coordinate di spazio e tempo, ma gli interessi personali o collettivi hanno le stesse radici
Buona giornata anche a voi