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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Il pargolo

 

El Toso descrive un viaggio in treno, piuttosto  movimentato …

 

Ero seduto lato corridoio, unico viaggiatore in uno scompartimento vuoto, quando alla fermata di San Remo entrò una piccola e chiassosa comitiva formata da due ragazze e tre bambini.

Le ragazze avranno avuto forse 23 anni la più grande e 18 la più giovane, e i tre bambini potevano avere rispettivamente circa  8, 6 e 5 anni.

La bella brigata invase  lo scompartimento come uno tzunami. Dopo concitati bisticci tutti trovarono l’accordo per sedersi:  i piccoli si sistemarono vicino al finestrino per guardare fuori, il più grandicello sul sedile di fianco al mio e le due ragazze di fronte.

Sistemare i bambini, i bagagli, borse, zainetti, pacchetti, sacchetti, fu una bella impresa. Quella che si dava più da fare era la ragazza grande. Si vedeva che era quella che si era assunta la responsabilità della gita.

Non poteva essere la mamma, data la giovane età, e non poteva essere la sorella maggiore, perché le sorelle maggiori hanno metodi più sbrigativi verso i fratellini più piccoli, visto il modo e la cura che dedicava ai bambini. Pensai che fosse la baby sitter .

Dall’entusiasmo dei bambini  e dai discorsi  che facevano ho capito che andavano a Gardaland.

Per sistemarsi c’è voluto un po’ di tempo, ma poi tornò la calma. Erano tutti seduti e anche la ragazza grande si era rilassata. Ma c’era qualcosa di strano. Il bambino  più grandicello, accanto a me, era seduto diritto senza appoggiare la schiena sul sedile e osservava continuamente la baby sitter di fronte che, dopo aver sistemato tutto e tutti, aveva preso posto e aveva iniziato a sfogliare una rivista.

In un momento in cui tutti erano zitti, il pargolo ruppe il silenzio con un “Ho fame”.

Erano le nove e mezza del mattino. Mi stupii un po’ che quel bambino avesse fame a quell’ora.

Come per un riflesso condizionato la baby sitter scattò in piedi e chiese premurosamente “Ah … hai fame … cosa vuoi? La  merendina?”.  “No”.

“Vuoi  il panino con la nutella?”. “No”.

“Vuoi il Kinder Brioche?” “No”.

“Cosa vuoi?”.  “Voglio la torta”.  “Ma la torta … è per oggi a mezzogiorno”.  “No, voglio la torta” insistette il pargolo con piglio deciso.

Ne seguì una manovra che non vi dico. La torta era sul fondo della borsa grande. Nel frattempo i piccoli dissero “anche io ho fame” e ne seguì un disfacimento di pacchetti, sacchetti, cartine, merendine, panini, tovaglioli di carta, briciole dappertutto.

Quella povera ragazza ebbe il suo da fare per accontentare tutti e, alla fine del pasto, per  rimettere tutto a posto. Dopo un bel po’ tornò la calma e la ragazza poté sedersi e leggere la sua rivista.

Il ragazzino era sempre dritto sul sedile,  continuava a osservarla come se fosse in attesa di qualche cosa.

Quando la vide tranquilla disse: “Ho sete” .

 La baby sitter , richiuse la rivista e chiese al pargolo cosa voleva bere.

“Vuoi l’aranciata?” “No”

  “Vuoi l’acqua?”  “No”   

“Vuoi il succo di frutta?”   “No, voglio la coca cola”.

Ne seguì una nuova baraonda, perché  anche i piccoli si accorsero di avere sete e tutti volevano una bevanda diversa. La povera baby sitter  da quelle borse tirò fuori di tutto: le bottiglie dell’aranciata e  dell’acqua, i bicchieri di carta, le scatole dei succhi di frutta, gli yogurt. Con pazienza accontentò tutti, uno alla volta.

Il bambino beveva la sua coca cola soddisfatto. Mentre osservava le nuove manovre della  baby sitter  che tentava di riordinare, le  porse la lattina ancora piena, come per dire “non la voglio più”.

La ragazza, che si era appena seduta, si rialzò di nuovo per sistemare la lattina aperta da qualche parte affinché non si rovesciasse.

Dopo un po’ tornò la calma.

Il mostriciattolo non si era ancora appoggiato allo schienale, era ancora seduto dritto e continuava ad osservare tutto.  Quando vide che la baby sitter si era rilassata, esordì con un : “Pipì”.

La ragazza mise giù la rivista, guardò il pargolo con uno sguardo rassegnato, come se quel ruolo le fosse stato assegnato dal destino, si alzò per accompagnare il pargolo alla toilette. Nel mentre gli altri bambini fecero coro  “Anche io, pipì”e così andarono tutti alla toilette del treno.

Dopo un po’ rientrarono nello scompartimento. Ognuno riprese il suo posto, ma il despota stava sempre seduto dritto, non sembrava ancora soddisfatto. La ragazza gli diede un giornaletto da leggere, ma il pargolo non lo aprì nemmeno e disse “Nintendo”.

Io non so cosa sia esattamente questo Nintendo.Presumo sia  un giocattolo giapponese.

La ragazza, non ne poteva più, tiro un sospiro  e disse con dolcezza ”Il Nintendo è dentro la valigia” tentando di convincerlo a leggere il giornalino. Ma il pargolo replicò “Voglio il Nintendo”.

Avrei voluto venire in soccorso di  quella ragazza, buttandolo fuori dal finestrino, ma invece restai impassibile per vedere come sarebbe andata a finire.

La ragazza era esasperata, ad un certo punto ebbe una reazione inaspettata, alzò un po’ la voce e disse “Basta … leggi il giornalino!”.

Il mostro restò interdetto, sorpreso da una reazione del genere. Forse  non era abituato ad essere contrariato, guardava la ragazza con uno sguardo fisso, ma capiva che questa volta non l’avrebbe vinta.

Con calma prese il giornalino lo aprì in una pagina qualsiasi e restò con lo sguardo fisso su quella pagina, e finalmente si appoggiò allo schienale. Questa volta aveva perso …  ma la gita a Gardaland era ancora lunga.

 

Secondo voi cosa stava pensando il bambino mentre fissava il giornaletto?  Avanti con le vostre opinioni.

Ciao a tutti dal Toso.

 

   

  

5 comments

5 Comments so far

  1. Skip June 23rd, 2009 21:37 p06

    @El Toso grazie per il racconto. Capita di assistere a scene simili che mettono alla prova la pazienza…

    Stava pensando forse a come allietare la giornata una volta sceso dal treno?

  2. filo June 23rd, 2009 21:37 p06

    C’è un detto dialettale che dice “Nun semu a Verrandi duve i pecin i cumanda i grandi”. Lo stile educativo che oggi viene adottato dall’adulto,per scelta , per prigrizia o in modo del tutto inconsapevole , è proprio questo: abdicare al proprio ruolo di educatore che elargisce affetto, contiene le emozioni, guida con mano sicura, stabilisce le regole e le fa rispettare.
    Si mangia alle ore stabilite e non quando si ha voglia, si mangia quel che è stato preparato, secondo una scelta alimentare sana ed equilibrata,e non ciò che si ha voglia di mangiare per capriccio. L’errore è dell’adulto che chiede al bambino che cosa vuole fare, mentre dovrebbe essere l’adulto che sa che cosa è bene per il bambino!
    Ciao Toso, bello il tuo racconto!
    Ciao SKip

  3. Skip June 23rd, 2009 21:37 p06

    Da bambina stavo giornate intere al mare oppure attraversavo l’Italia da nord a sud in auto, senza avere l’esigenza di mangiare e bere in continuazione.Si faceva una sola pausa per un panino, bere e andare in bagno. Oggi pare che ogni mezz’ora i bambini abbiano qualche bisogno primario da soddisfare… a volte mi chiedo se li abbiano perchè non sono abituati a rispettare tempi, o perchè si annoiano , o semplicemente per attirare l’attenzione.

  4. novalis June 24th, 2009 21:37 p06

    Il pargoletto stava meditando su come farle saltare l’appuntamento della sera con il fidanzato, per lui in quel momento era l’unico modo di fargliela pagare. :-)
    Complimenti ‘el toso’ mio ex concittadino, bel racconto.

    A margine: Scusami Skip, perché non aumentare leggermente la grandezza dei font per chi, come me, l’età ha ormai ‘mangiato’ un po’ di diottrie?

  5. Skip June 24th, 2009 21:37 p06

    @novalis: va bene, faccio una magia sul font, visto che è la notte di San Giovanni :)

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