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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

L’amore della libertà è amore degli altri; l’amore del potere è amore di se stessi .

 

“Ma la violenza contro le donne non è aumentata e non è una questione di rumeni, tunisini o altro. E’ questione di maschi che non sanno avere relazioni positive con le donne, che hanno bisogno di agire la violenza per sfogare frustrazioni e trarre godimento dal dominio e dalla sopraffazione. Molti maschi italiani sono esattamente così, sono stati cresciuti in un modo che li rende incapaci ad esempio di accettare di essere rifiutati in una relazione, di accettare in generale la libertà femminile senza imporre un dominio, che può essere solo verbale  ma alcune volte finisce per essere fisico. Sono ancora molte le donne che non si riconoscono vittime di violenza perchè ad agire la violenza è il proprio compagno o marito, come se questo facesse parte della normalità di un rapporto affettivo. Ed è questa la vera emergenza da combattere: una cultura maschile autoreferenziale e incapace di confrontarsi con la libertà femminile. Del resto questo della difesa della propria donna dallo straniero è un vecchio adagio che ritorna periodicamente, e non è da molto che nel nostro codice lo stupro è diventato reato contro la persona e non contro la morale Questa mentalità, sfondo culturale della violenza di genere, non è una cosa nuova, quello che c’è di nuovo è che sono aumentati i casi di donne che denunciano, ma la maggior parte delle violenze domestiche ancora non vengono fuori. E soprattutto, i maschi italiani e occidentali in generale non hanno certo il diritto di accusare altre etnie. Un rom sfollato che stupra una sconosciuta in un parco compie lo stesso crimine di un medico italiano che stupra in casa la propria moglie che vuole separarsi da lui. Semmai dovrebbero essere diverse le attenuanti generiche se il diritto fosse tale, e non a favore del medico italiano. Ma dire questo oggi in Italia sembra dire un’eresia. Lo ripeto perchè sia più chiaro quello che voglio dire: è un problema di uomini, di maschi, di relazioni tra i generi. Non è un problema di ordine pubblico, è un problema sociale e culturale tutto nostro, soprattutto di noi maschi, anche di noi che non agiamo la violenza e non pensiamo in termini sessisti. Perchè dobbiamo costruire una cultura alternativa a tutto questo, una nuova soggettività maschile. Chi vuole farlo diventare un problema etnico, vuole sviare i termini reali e fare propaganda per altri interessi: prendere voti, creare paure ( la paura indotta)  e insicurezze, avere un controllo sociale delle informazioni e delle menti. Forse può sembrare pesante questo quadro, ma è solo perchè è l’esatto contrario di quello che si sente in televisione ogni giorno. Ma molti e molte la pensano così, soprattutto chi si occupa ogni giorno di questi problemi.”

Sono le dichiarazioni  di  associazioni di uomini : Maschìle Plurale e Cerchio degli uomini . La questione è maschile. Incapacità di relazionarsi, di accettare i cambiamenti, il distacco,  l’abbandono. La perdita di potere. In genere l’uomo è restio a parlare di sé. È più incline a scriverne,semmai.  Parla di lavoro, sport, politica, belle donne…tutto ciò in cui possa battagliare per auto gratificarsi da vincente . Queste associazioni di uomini per un anno hanno discusso del potere, poi della paternità, della coppia, del lavoro, delle relazioni e infine della violenza sulle donne. Quando leggo e sento parlare di eventuali e spontanee ronde notturne a tutela delle donne, ho un brutto presentimento. Ne sono diffidente. Come lo sono  di un gruppo di tifosi scalmanati o un branchetto di paese sempre pronto a commentare, importunare e gloglottare quando si passa davanti a un bar. Ci vedo lo stesso narcisismo, intolleranza, onnipotente  provocazione per auto affermarsi al di fuori della propria sfera di potere e controllo, al di fuori del proprio pollaio.  Usanza diffusa è fare apprezzamenti sulle donne, più sfacciata quella maschile, più nascosta quella femminile. A volte mi chiedo se non abbiano altre cose  per la testa che impicciarsi degli altri. Se una donna si permette di commentare sugli uomini che passano, viene  additata come superficiale, acida o  adescatrice.L’uomo si gonfia spavaldo. Prassi diffusa tra i doppio petti blu e le tute, giovani e meno giovani, acculturati e non. Lo stesso taglia e cuci che rende merito alla maschile incapacità, prima di uscire da una dimensione egocentrica  e poi di riconoscere  le identità altrui, o meglio delle altre che non siano la santissima femmena mia( madre, moglie e figlia) L’uomo ruspante non si domanda se la destinaria gradisca le sue tarzanesche esibizioni.. Del resto col proprio metro di valori ed educazione si giudicano gli altri,e ancor più le altre.  Deve segnare  il territorio, come i cani che orinano sugli alberi . Ma chi non raccoglie le battute insinuanti, vede e sente. Tace non per viltà ma lo riconosce come identità diversa da sé, pur non condividendone gli atteggiamenti.

 Non è una questione femminile, ma ma-schi-  le. Gli uomini tendono a rimuovere non solo la violenza più eclatante ma anche la semplice molestia  o perché ne sono consapevoli e si vergognano dei loro simili o perché  sentono compromessa la propria autoreferenzialità di uomini piccoli, forti della solidarietà di gruppo o della prevaricazione perché ben sanno quanto valgono da soli o si sentono inadeguati . Rimuovono e si nascondono dietro la burla innocente, accusando di permalosità la controparte ( vorrei vedere se la controparte scendesse al loro livello con la stessa cortesia ).  Quanta leale signorilità e gorgheggiante chicchirichì, assecondati  o dagli stessi uomini che credono di prenderne  le distanze, fingendo di non vedere per timore di essere derisi, o dalle   stesse gallinelle che necessitano di conferme e consensi maschili per emergere ed essere considerate, ricorrendo alla più facile arma dell’assenso compiacente.

È questione di potere. Del resto la sola parola impotente è  percepita come uno degli handicap più gravi nell’immaginario maschile. Si parla tanto di pari opportunità., quote rosa e  di scarsa ambizione delle donne italiane alle cariche  dirigenziali. A prescindere dal fatto che qualsiasi eletto rappresenta anche le donne e può garantire le pari opportunità , oltre alle  difficoltà concrete di conciliare impegni di  famiglia e carriera , siamo proprio sicuri che alle donne più indipendenti  interessi il potere, fine a se stesso? O invece preferiscono in fondo essere più libere dalla competizione e dal compromesso che i giochi di potere implicano? È una questione di comodo, una libera scelta o una scelta condizionata?

 Una cosa mi pare più certa: la donna può vivere e sentirsi realizzata anche senza potere o senza  un  uomo ( una volta si parlava di zitella, ora  viene additata come appartenente all’altra sponda alla luce dei nuovi stereotipi. ).  L’uomo no. L’uomo ha bisogno della donna, che sia la regina –compagna di vita , oppure il passatempo di turno o  un morbido sofà a pagamento.

Questo è un punto di forza o di debolezza nel suo  presunto potere?

5 comments

5 Comments so far

  1. giove June 27th, 2009 21:37 p06

    ma perche io non sono normale????
    premesso che io non capisco tanto le “”tante parole” (sono un materialista terra terra)credo che tu ….uomo che hai scritto questo post….boh!!(forse io non capisco una mazza ) ….io ragiono in termini sessisti…faccio apprezzamenti sui bei culi direttamente alle ….proprietarie ma mi reputo molto educato e non”violentatore mentale” e casalingo” IL TUTTO DIPENDE DAL SOGGETTO CHE HAI DAVANTI.ci sono uomini come dici tu e ci sono donne che scusa questa frase 800centesca(mio nonno era del 1880) ci sono donne che ti pisciano sulla testa e ti fanno credere che piove.HAI ragione sul fatto che le donne sono”cresciute “e l’uomo è rimasto nel medioevo ma….ma…IL fatto di altre etnie io ho vissuto mesi in cina e in india e HO SOLO CERCATO di capire.Fa parte della loro cultura(giustamente non possibile da noi)lapidare una donna perchè….(hai letto della legge passata in parlamento giù di là..-.)Quind le donne sono in balia di mostri…noi uomini e noi siamo in balia di “essere mostruose”ciniche e fredde che sanno quello sche vogliono e se lo vanno a prendere….quando e dove vogliono.troppa carne al fuoco….

  2. Skip June 27th, 2009 21:37 p06

    @giove:uomini e donne sono diversi ma l’identità di genere va riconosciuta nelle sue caratteristiche specifiche da ambo le parti e rispettata per prevenire forme di discriminazione e violenza. Convivere è difficile ma si comincia forse dalle piccole cose, dal linguaggio e atteggiamenti di tutti i giorni per creare una cultura del rispetto, valida per tutti, non solo per alcuni soggetti “che ti stanno davanti” o per chi crede di poter agire liberamente a discapito della libertà degli altri. Forse potrebbe essere una soluzione per non avere mostri e “mostre” contrapposti.

    Comunque mi pare che siano quasi sempre le donne che finiscono all’ospedale se non nell’aldilà per avere preso solo botte.Mettersi in discussione è arduo, ma la violenza sulle donne è un dato di fatto e parte dal mancato riconoscimento della sua identità.

  3. [...] L’amore della libertà è amore degli altri; l’amore del potere è amore di se stessi. [...]

  4. Skip blog » Chi si loda, s’imbroda. October 11th, 2009 21:37 p10

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  5. [...] L’amore della libertà è amore degli altri;l’amore del potere è amore di se stessi [...]

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