Archive for June, 2009
Sono già 20 anni?
Skip: Vent’anni di matrimonio rendono la donna simile a un monumento pubblico.(Oscar Wilde)-spero non funebre!
Consorte: “Tu sei il mio irrinunciabile tormento !”
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Quando si vota…
Ho sempre votato esercitando il diritto- dovere al voto credendo che altrimenti si faccia il gioco di chi si esprime e si perda l’opportunità di partecipare attivamente alle scelte politiche del paese.
Quest’anno le elezioni europee mi hanno avvinta. Ho capito perfettamente tutti i programmi di politica internazionale ai quali concorreranno i nostri neoeletti, soprattutto quello della Lega che ritiene clandestini i non indigeni che varcano o hanno osato varcare il Po. Me compresa.
L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori e brava gente… da sempre. Da decenni parliamo di Europa unita, quando non abbiamo ancora unito l’Italia.Proponiamo un’Italia federale, quando a stento abbiamo acquisito il preliminare concetto di nazione.
Però è stato bello constatare che gli italiani hanno conseguito il primato europeo nell’affluenza alle urne. Per sbaglio: erano convinti di votare pro o contro Berlusconi, mica il parlamento europeo. E poi da oltre un mese grazie a Noemi abbiamo vissuto, volenti o nolenti , la più avvincente campagna elettorale del papi , mecenate di farfalle. È stato pure coinvolgente seguire i commenti televisivi durante lo spoglio delle schede. In pratica pareva che avessero vinto tutti. Vinceva il PDL che è il partito che ha ottenuto maggior consenso, la Lega Nord che ha saputo svolgere una politica concreta e chiara proponendosi pure al Sud e giocando un po’ sulle coordinate geografiche del Po, il PD contro le annunciate e catastrofiche previsioni, l’ IDV che ha quadruplicato i consensi, l’ UDC che ha registrato più voti, e pure i piccoli partiti che hanno sconfitto il bipartitismo. Oh finalmente! Per una volta sembravano tutti felici e vincenti.
Comunque sia, è importante andare a votare dando un senso di ufficialità a uno dei più importanti diritti del cittadino. Se in effetti i problemi del bel Pese sembrano gli stessi, gli italiani sono molto legati alle loro radici e ci tengono a mantenerle. Innanzitutto siamo riusciti a mantenere viva l’usanza delle urne di cartone. Quando in tv inquadravano le urne elettorali in Francia, Olanda e Inghilterra, ho pensato “ noi sì che siamo attenti ai problemi ambientali”. Pure nell’extracomunitario Libano hanno urne di plastica trasparente, e per di più col lucchetto. Noi siamo più parsimoniosi. Impieghiamo il più facilmente riciclabile cartone. Da sempre.
È piacevole anche la trepida attesa che precede le elezioni …soprattutto quando capita di cercare affannosamente la tessera elettorale last minute, convinti che sia in quel cassetto, che immancabilmente è quello sbagliato. Per fortuna quest’anno mi sono accorta di avere erroneamente preso il libretto delle vaccinazioni del cane. Chissà che faccia avrebbero fatto i presenti al seggio. Magari il Presidente non ci avrebbe fatto caso, visto che era ben preso dal chiacchierare dei fatti suoi. Pareva di stare al bar dello Sport che c’è in ogni paese. Quest’anno non ho visto nemmeno un tutore dell’ordine. Ma dico: se avessimo avuto una Noemi locale, chi l’avrebbe scortata? O forse i militi arrivano per rinchiudersi nel seggio solo per dormirci di notte? Altra cosa che appartiene alle nostre più antiche tradizioni riguarda le sedi elettorali. Cioè le scuole. La gente non immagina i salti mortali che si fanno ogni anno col calendario scolastico per non scendere al di sotto dei 200 giorni di lezione che bisogna comunque garantire. E tutti gli anni, pur conteggiando qualche giorno per eventuali votazioni, bisogna rifare i conti perché subentra qualche appuntamento elettorale o un referendum o un ballottaggio. Ma a nessuno viene in mente di adibire a seggio , che ne so, il Comune, una caserma, una palestra, un teatro oppure di accorpare più seggi distanti 100 mt l’uno dall’altro per allestirne uno solo? Così gli insegnanti e i figli, loro e altrui, non fanno “vacanza”. Invece no. Almeno un giorno e mezzo prima, alcune scuole vengono chiuse perché gli operai devono montare i seggi , quella specie di cabine traballanti che a stento contengono una donna incinta o una persona oversize. Meno male che c’è una tenda. Se ci fosse una porta la maggior parte degli elettori avrebbe un attacco di claustrofobia. Poi a elezioni concluse occorre disinfestare la sede elettorale dai microbi degli elettori e in sintesi le scuole restano chiuse per 2-3 giorni.
Ma le consultazioni più interessanti e acculturate sono quelle referendarie. Sì perché votare ai referendum implica una maggiore spremitura di meningi, se non altro solo per riuscire a decifrare il “delirante linguaggio giuridico” degli articoli di legge scritti sulle schede. Bisogna documentarsi almeno una settimana prima, armandosi di vocabolario, nella speranza di capire su cosa esprimere le preferenze. Gli elettori più precisi si muniscono di un promemoria scritto associando il sì e il no ai colori delle schede, dopo avere capito bene il significato del sì e del no. E si schiariscono ancor meglio le idee quando tentano di spiegare il tutto agli anziani genitori. Referendum abrogativo.
‘Sta parola abrogare suona un po’ come biglietti da obliterare a bordo dei bus cittadini, o pizza da asporto che dà l’idea di un bisturi che incide un callo dei piedi.
Insomma alla fine, dopo avere esibito il certificato elettorale e la carta dindirindindà della quale vengono trascritti con somma attenzione i dati, si imbuca la scheda elettorale, ripiegata con cura come un fazzoletto. Una volta il Presidente del seggio proclamava solennemente” Il signor Pinco Pallo ha votato” e lo scrutatore apponeva un timbro per suggellare il completamento della procedura. Ora nemmeno ti guardano. Entri ed esci dal seggio , come un insalutato ospite. Del resto non bisogna appigliarsi troppo a queste formalità. Siamo chiamati alle urne quasi ogni anno: ora per le elezioni comunali, poi per le provinciali , regionali e referendum. A cadenza periodica per le europee e quelle politiche , se non prima per la poco trionfale caduta di qualche governo. Siamo collaudati. Leggevo su un quotidiano che pure la confessione è cambiata. Frettolosa, superficiale, sommaria. La gente si rivolge al confessore per avere consiglio e sgravarsi da un peso, più che manifestare effettivo pentimento. “Si è perso il senso del peccato”, ha tuonato il papa. Davvero? Non me ne ero accorta. Ora i peccatori sono tutti osannati e in gloria. E poi da che pulpito viene la predica se la CEI stessa ha commentato le allegre vicende del Premier dicendo che sono questioni private.Mi pare che ciò sia in contrasto con la visibilità di rappresentanza pubblica e il taciuto art 54 della Cost. che sancisce “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Qui si aprirebbe una lunga disquisizione giuridica sul significato di onore. Mi aspettavo però che l’arzillo impenitente ricevesse la visita di un padre della Santa Inquisizione o quantomeno di un esorcista in grado di spegnere il suo spirito infuocato.
Gli uomini di buona volontà si raccolgono spiritualmente nella cabina elettorale confidando nella divina provvidenza e recitando un “ fusse ca fussi a vota bona”( magari fosse la volta buona), come se dovessero vincere un terno al lotto. E segnando una bella croce, espiano i loro peccati di cittadini ligi al dovere.
11 commentsLa fama della femme.
Da oltre un mese ho letto i giornali on line cercando di capire il programma politico dei candidati al Parlamento europeo e nel frattempo mi sono fatta una cultura gossippara grazie al marasma di chiacchiere sullo stile di vita dell’onnipresente Premier, abile organizzatore di piacevoli convivi e diplomatici cerimoniali allietati dalle naturali grazie di graziose ingrazianti. Una vera e propria indigestione .
Ieri cercando in rete qualche aggiornamento sulle elezioni, mi è caduto l’occhio, anzi mi sono caduti i quattr’occhi e pure le braccia su questa news.
L’arrembaggio mediatico, scatenato dalle dichiarazioni di miss Letizia & co ( padre, madre, zia e ex fidanzato) hanno alimentato forti curiosità non solo a livello nazionale ed internazionale, ma anche nel seggio in cui la prima donna più giovane d’Italia si è recata a votare per la prima volta. Ha dovuto votare a porte chiuse per sottrarsi ai giornalisti e si è defilata scortata da agenti della polizia municipale- pare per motivi di ordine pubblico,- mentre i presenti gridavano “Vergogna, scortate un cittadino”.
Paga lo scotto della notorietà tanto ambita o è una collaboratrice di giustizia?
2 commentsIl Lonfo.
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
Fosco Maraini
Io skippo spesso, rifacendomi al linguaggio puerile dei puffi che puffavano. Confesso che ignoravo l’esistenza di una vera e propria tecnica letteraria, detta metasemantica, che gioca con parole senza senso. Dal suono e dalla posizione all’interno del testo si possono attribuire significati più o meno arbitrari a tali parole, quasi per associazione a suoni simili. Ebbene leggendo il sonetto di Fosco Maraini (autore di una raccolta di poesie intitolata Gnosi delle fànfole) mi sono fatta un’idea del lonfo e oggi, per pura coincidenza, mi sono imbattuta in un frusco lonfo lupignante al quale avrei affarferato un gniffo e son skippata fresta fresta, surprisendo intramente.
Senza pretesa, proviamo a lonfare qualcosa usando “la parola come musica e scintilla?”
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2 giugno
Il 2 giugno si festeggia la Repubblica Italiana, proclamata in seguito al referendum istituzionale del giugno1946 con il quale tutti i cittadini italiani, e per la prima volta le donne, scelsero tra la forma di governo monarchica e quella repubblicana.
“L’ emblema della Repubblica Italiana ha una stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia. La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell’iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l’appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese. La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale; la quercia incarna la forza e la dignità del popolo italiano.”
Simboli che oggi assumono ancor più significato per un’ Italia ferita dal terremoto, dalle problematiche del lavoro, dalle tensioni interne e dalla crisi internazionale. Un’Italia che ha bisogno di ricordare quei principi fondamentali di democrazia, libertà, eguaglianza e giustizia per i quali tanti si sono adoprati, con piccole e grandi azioni, facendo la storia del nostro Paese. Principi che oggi, forse più di ieri, devono essere riconosciuti al di sopra dello spirito di parte e devono essere garantiti in un libero e civile confronto e nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali, come auspica il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano .
Auguri alla Repubblica Italiana, a chi crede nei suoi principi e a chi la rappresenta degnamente, senza farmi vergognare di essere italiana.
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