Skip blog

Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Sul dialetto.

Il dialetto è la lingua usata dagli abitanti di una particolare area geografica e, se si estende ad un’area piuttosto ampia, può contenere molte varianti. Spesso è una lingua a pieno titolo  con costrutti grammaticali propri e una varietà lessicale che rende sfumata, talvolta più efficace la comunicazione.

Anni fa si imparava a parlare prima il dialetto, perlopiù   in casa, e poi l’italiano finchè  di fatto è stato considerato lingua minoritaria, soppiantata dalla lingua italiana ufficiale, diffusasi anche grazie alla televisione negli anni ’50 e ’60. Era considerato, e forse in alcuni contesti socio culturali  lo è ancora,  una lingua parallela all’italiano “standard” e parlarlo era considerato  quasi un sintomo di ignoranza e incapacità ad esprimersi correttamente.


Le lingue però si evolvono, come i costumi e la società. L’italiano di oggi non è quello parlato negli anni ’60. Se prima subentravano retaggi dialettali, oggi vi influisce un gergo con una povertà lessicale, spesso originale ma anche volgare, e forme sempre più sincopate introdotte  dalle più recenti e sintetiche  forme di comunicazione degli sms o e-mail .Anche la televisione, che tanto ha contribuito alla costruzione dell’unità linguistica italiana, se prima concedeva rappresentazioni teatrali in dialetto, interpretate da Govi, Macario e De Filippo , che rispecchiavano una tradizione culturale,  da anni  propina  un linguaggio parlato sempre più gergale, oltre che sgrammaticato, in programmi  insignificanti sotto il profilo educativo e culturale.


Di fatto oggi è molto marcata la differenza tra il corrente linguaggio parlato che risulta essere più mutevole, libero e informale ,  e quello scritto,  più formale e strutturato.

In effetti i ragazzi faticano ad imparare a scrivere  correttamente proprio perché la lingua parlata o ascoltata li influenza molto e tendono  a fare sconfinare il gergo sgrammaticato nella produzione scritta

A ciò si aggiunga la scarsa propensione a leggere libri, ben curati nella forma,  che facilitano l’interiorizzazione di costrutti linguistici più articolati e completi. Inoltre decenni fa  la programmazione televisiva prevedeva limitate fasce orarie di trasmissioni per bambini che  quindi trascorrevano più tempo a giocare liberamente tra loro, a leggere e stare con  i familiari. Gli stessi adulti avevano l’abitudine di  raccontare  aneddoti e storie, trasmettendo un po’ a voce il loro vissuto  e interagendo di più a livello colloquiale.

Le continue sollecitazioni visive di immagini, che potrebbero stimolare l’apprendimento, se filtrate e rielaborate a voce, sembrano avere impoverito il linguaggio dei più piccoli in quanto spesso restano fine a se stesse. I bambini si incantano a vedere cartoni animati , ma stentano a ricostruirne la sequenza o i nessi logici perché  faticano a seguire le voci che accompagnano il filmato oppure  non sono guidati nella comprensione e di conseguenza  lo recepiscono in parte e non sanno spiegarlo. Eppure sono  sempre  affascinati e si fanno coinvolgere dalla lettura animata di fiabe che sviluppano la capacità di immaginazione e di decodifica del linguaggio orale. Insomma oggi è più complicato acquisire la corretta padronanza della lingua italiana. Non solo, ma è anche necessario imparare lingue straniere in  una società dai confini sempre più allargati.

Sarebbe un anacronismo  imporre l’insegnamento del dialetto nelle scuole e pretendere che gli insegnanti conoscano i diversi dialetti regionali. Ciò non significa non promuovere la conoscenza della cultura locale che, se amata e compresa, può suscitare interesse anche per il dialetto che la esprime e ne fa parte.  A mio avviso, in alcune aree, non sempre  soggette a forti flussi immigratori, la disaffezione per la lingua originaria  non è imputabile ad altri, che  talvolta da “esuli”  mantengono saldo il legame con le proprie radici , ma  a mutamenti socio culturali più ampi per i quali la famiglia e comunità di appartenenza hanno rinunciato a valorizzare e trasmettere il proprio patrimonio linguistico.

Questa è una mia riflessione: a differenza dei miei fratelli, ho voluto imparare il mio dialetto e mi sforzavo di parlarlo durante le vacanze estive. Se in Liguria i bambini avessero parlato la lingua locale, probabilmente avrei imparato anche quella e – confesso-  dopo tanti anni la capisco sommariamente. Qui  il dialetto locale è sopravvissuto perlopiù nell’entroterra o tra persone che vivono la seconda giovinezza.

E a voi capita di parlare in dialetto ?

17 comments

17 Comments so far

  1. alberto September 9th, 2009 21:37 p09

    Altroché, io lo parlo appena posso. Ho anche scritto un vocabolario del mio dialetto.

    Del dialetto parlai lungamente QUI. Ciao.

  2. pia September 9th, 2009 21:37 p09

    Analisi molto interessante, che fa luce sui propositi deliranti che sta propagando la lega.
    Il dialetto ha una sua innegabile importanza, ma rimane discrezione della famiglia farne uso con i propri figli e continuare la tradizione, non può certo essere “imposto”. Chi parla in dialetto ha un rafforzativo di espressione, perchè parla la sua lingua, la lingua del suo territorio di appartenenza ed esprime in modo molto più significativo i concetti, peraltro non sbagliando nessun congiuntivo!
    I tempi però sono quello che tu hai ben descritto, per cui se i dialetti sono destinati a sparire non saranno certo i dictat della lega a salvarli.
    E’ già importante tutelare il dialetto a livello di cultura, anche se in quel senso è … un casino, perchè ognuno lo scrive come crede e come sa e quindi l’attendibilità è decisamente relativa.
    E’ comunque vero che il dialetto divide: non ci si capisce più appena fuori dal circondario e i tempi richiedono tutt’altro!
    Sì, io lo parlo, lo scrivo, lo coltivo a livello di cultura locale. Mia figlia lo ha sempre sentito parlare in casa, se ci “prova” ci riesce: la sua generazione, nei paesi, è l’ultima depositara di questa conoscenza…
    Trovo che in un’era di globalizzazione e integrazione di gente dalle più svariate provenienze, sia volutamente disciminatorio e razzista.

  3. Skip September 9th, 2009 21:37 p09

    @alberto: sì ricordavo il tuo post. Bella l’iniziativa di scrivere un vocabolario.

  4. Skip September 9th, 2009 21:37 p09

    @pia: nella nostra zona i dialetti sono vari e, per me, complessi da imparare nella pronuncia (però ci provo , grazie a filo, quando svolgiamo approfondimenti sulla cultura locale come in questo caso )

    perchè la cultura locale è comunque un patrimonio da scoprire e valorizzare.

  5. gturs September 9th, 2009 21:37 p09

    Il mio dialetto, l’arcorese, non l’ho mai imparato bene forse perchè sono nata in quell’epoca in cui se parlavi il dialetto eri considerato un “paesanotto”….in casa lo parlavano sempre e alcuni fratelli più vecchi di me abitualmente.
    Ora che abito a isolabona, a volte mi capita di parlare l’isurenco ma mi rendo conto che storpio quasi tutte le parole comunque insisto prima o poi ci riuscirò!
    Un caro saluto skip e buona serata.

  6. Skip September 10th, 2009 21:37 p09

    @gturs: non arrenderti allora :D

    Ciao!

  7. paz83 September 10th, 2009 21:37 p09

    Concordo con quanto scritto. Qui, a Modena il dialetto è vivo soprattutto nelle generazioni più vecchie, mia madre ad esempio lo sa parlare. Qualcuno della mia età o un po più anziano, diciamo figli degli anni 80, lo mastica discretamente. Io qualcosina so. Ma se già vai a vedere quelli più giovani del dialetto non sanno nulla, nemmeno la storia. Il linguaggio utilizzato è quello gergale della tv e dei nuovi media. Il dato interessante invece è che uno dei programmi più seguiti sulla tv locale di modena è Mo pensa te, striscia quotidiana dove un bizzarro conduttore va in giro per la città a chiedere il significato di parole dialettali alla gente. E dove alla fine della puntata viene data una spiegazione anche storica della radice della parola. Sono sopratutto quelli della mia generazione a guardarlo tra i giovani, segno che anche se non insegnato obbligatoriamente a scuola il dialetto può suscitare in chi è interessato una curiosità che poi viene approfondita.

  8. Skip September 10th, 2009 21:37 p09

    @paz83: benvenuto , paz! Molto bella l’idea di un programma televisivo del genere, che può fare sorridere per le risposte degli intervistati, ma allo stesso tempo suscita interesse per la cultura locale.
    Tornando alle nuove generazioni, io noto che i ragazzi del sud, pur parlando italiano, non disdegnano il dialetto, soprattutto per ironizzare o rendere efficace la comunicazione (infatti i miei figli apprendono ogni estate qualcosa di più). Il dialetto è lingua corrente dei ragazzi nelle aree in cui c’è maggiore abbandono scolastico.

  9. Robi September 12th, 2009 21:37 p09

    Non l’ho mai saputo parlare, però lo capisco e mi hanno sempre affascinato molto le sue differenti cadenze. Non sarei mai disposto a studiarlo; il dialetto è da vivere, come il mondo intorno a sè, non una materia di comprensione.

  10. lostinthesky September 13th, 2009 21:37 p09

    Parlo sia il dialetto che l’italiano. C’è però una cosa da dire, il dialetto qui è visto un po’ come una lingua da “contadini” e si è perso un po’ nelle ultime generazioni il suo utilizzo. I ragazzi non vedono di buon occhio una ragazza che parla dialetto anche perchè poi si tende a volgarizzarlo nel senso proprio che si inseriscono parolacce. Ora i ragazzi sono un po’ troppo “fighetti” (sucsa per il termine ma non me ne vengono in mente altri per rappresentarli) e non si permettono di parlare in dialetto.

  11. Skip September 13th, 2009 21:37 p09

    @Robi: già è difficile capire e parlare il dialetto, immagina poi a scriverlo :)

  12. Skip September 13th, 2009 21:37 p09

    @lostinthesky: strano però constatare come i ragazzi non disdegnino le parolacce italiane :D

  13. Ellis October 6th, 2009 21:37 p10

    Il dialetto è parte costituente della nostra identità e della nostra storia, qualuncue essa sia.
    Sinceramente io noto nei giovani un lento ma progressivo avvicinamento alla lingua popolare, anche grazie a mezzi più vicini a loro, come ad esempio la musica, straordinario strumento di comunicazione, molti ragazzi ascoltano e alcune volte anche creano musica in dialetto. Agli inizi di Novembre a Milano ci sarà un festival che ha come obbiettivo proprio portare a conoscenza di più persone possibili questo genere musicale e permettere un riavvicinamento alla lingua popolare.
    Già dal nome si capisce tutto, Id&m Identità e Musica, credo che eventi di questo genere possano essere un buon incentivo per i giovani a non perdere la ricchezza della propria lingua.

  14. Skip October 6th, 2009 21:37 p10

    @Ellis: la musica è un efficace veicolo di comunicazione, non solo per scoprire ma anche per imparare le lingue. Interessante iniziativa.
    Ciao e grazie per il commento :)

  15. Ellis October 14th, 2009 21:37 p10

    Volevo informare chi fosse interessato che Id&m si terrà il giorno 15 ottobre al teatro dal Verme (MI) con 12 degli artisti in erba, ne verranno scelti due che poi si esibiranno con grandi nomi della musica italiano di nuovo il 7-8 Novembre al teatro Arcimboldi.
    per chi vuole saperne di più :
    http://www.identitaemusica.it/index.php?q=festival

  16. Skip October 15th, 2009 21:37 p10

    @Ellis:ciao e grazie per l’informazione :)

  17. madmae240 October 26th, 2009 21:37 p10

    Ho partecipato alla serata inaugurale di id&m, festival di musica dialettale e ho notato come molti giovani non solo ascoltano musica dialettale ma anche la creano!!

    Proprio per questo ci sarà il 7 e 8 Novembre al teatro Arcimboldi una serata con ospiti grandi nomi della musica italiana.

    Per info:
    http://www.identitaemusica.it/index.php?q=artisti

Leave a reply