Ieri sono iniziate le lezioni per i bambini e i ragazzi dei vari ordini di scuola. Un po’ di traffico in più , rispetto ai giorni precedenti, nel solito tragitto casa- scuola. Sui marciapiedi qualche bimbo trotterellava di buonora tenendo per mano la mamma o il papà. Nei loro occhi lo sguardo complice di chi inizia un altro segmento del suo percorso e di chi lo accompagna col cuore, vedendolo crescere di anno in anno .
Da anni regna sempre la stessa atmosfera: vocìo e risa nel riconoscere i visi noti di amici ed insegnanti e soprattutto la manifesta emozione dei genitori e dei nonni. Anche se altri figli hanno da tempo superato questa tappa, gli stessi adulti rivivono nei piccoli la stessa compiacenza, aspettative e affetto riservati in passato ad altre generazioni.
Il distacco, o meglio, la transizione dal contesto familiare a quello scolastico emoziona tutti. A volte più gli adulti che i bambini, disorientati finchè nel gruppo di coetanei coi grembiulini ben stirati , le piccole cose del corredo scolastico e il pupazzetto preferito trovano nuove certezze.
Spazi diversi, compagni diversi , maestre diverse, a volte una lingua o una cultura diversa. Tutto è così immensamente nuovo per non sapere da che parte cominciare. L’insegnante si presenta ai genitori, parla e sorride, mentre i bambini pian piano si allontanano dal raggio d’azione del familiare per avvicinarsi al compagno/a di scuola materna ritrovato. Quando la maestra mette in fila i “remigini”, in modo che anche quelli provenienti da altre scuole abbiano una manina da stringere, e varca la soglia come una chioccia seguita da pulcini, la tenerezza vibra nell’aria e talvolta genera furtive lacrime di commozione. Spesso mamma e papà mettono da parte i loro dissapori per accompagnare insieme il bambino al di là del portone della scuola perché, comunque sia, la scuola è una comunità sociale che appartiene a tutti, segna tappe di vita, ritmi di crescita, punti di partenza e piccoli traguardi.
E dalla scuola dell’infanzia all’improvviso t’accorgi che i tuoi figli sono già alla scuola elementare…e dalle medie alle superiori, e dalle superiori all’università.
Un po’ di telepatia affettiva li segue da lontano, mentre l’uno, dopo un insuccesso, vive l’ansia dell’inizio di un nuovo anno scolastico,e l’altra quella del test di ammissione .Non m’importa l’esito ma l’impegno, la capacità di continuare, di provarci, di insistere, di crederci. Conta che stiano maturando e imparando a confrontarsi coi loro limiti e potenzialità nelle prime difficoltà, non solo per apprendere ma anche per relazionarsi e gestire le proprie emozioni, soprattutto con chi non è simpatico o con una materia ostica.
Dietro la sua alta statura, degna di un fertilizzante per una crescita rapida, non mi sfugge lo sguardo immaturo e un po’ perplesso che cela un “ce la farò?”. Nella breve telefonata colgo il pudore a riconoscersi fragile ed insicura prima di un esame.
Nelle mie solite raccomandazioni captano la mia preoccupazione, cioè la mia volontà a occupare la mente pensandoli. A distanza. A volte con un’ ansia che è solo apparente e serve a fare percepire la mia presenza. Ho percorso la loro strada anni fa e non ho ancora smesso. È lo stesso cammino che vedo iniziare ogni anno, quando i primini entrano a scuola, con una sorta di rituale di accogliente iniziazione accedono a un primo mondo ignoto da scoprire, costruire, rielaborare, eventualmente confutare, di cui saranno protagonisti più o meno consapevoli nelle varie stagioni della vita.
Ciao Skip, ho provato tanta tenerezza e pena al cuore per il bambino in classe che non aveva il corredo scolastico in ordine perchè, ha detto,”mia mamma e mio papà si sono lasciati”. Ora nel suo piccolo mondo rientra anche questo grande dolore, una ferita che dovrà imparare a rimarginare piano piano. Auguro ai nostri ragazzi di essere più consapevoli delle loro capacità e delle loro scelte di quanto non lo sono stata io!
Sempre bella la finezza con cui sai cogliere la realtà: un bel quadro di sensazioni per i remigini, con tutta la grazia che solo una persona sensibile come sa metterci.
@filo: auguri ai ragazzi ma anche agli adulti perchè riescano a sostenerli con serenità.
@pia: grasssie, pia, ma è impossibile non essere sensibili di fronte ad una schiera di remigini
skip, sempre bravissima …
qualche “immagine” la quoto proprio:
“mette in fila i “remigini”, in modo che anche quelli provenienti da altre scuole abbiano una manina da stringere”
“mentre i bambini pian piano si allontanano dal raggio d’azione del familiare per avvicinarsi al compagno/a di scuola materna ritrovato”
“la mia volontà a occupare la mente pensandoli. A distanza. A volte con un’ ansia che è solo apparente e serve a fare percepire la mia presenza.”
Sei fantastica e basta!:-)
g
@giovanna: arrossendo ,io quoto Topo Gigio con un “ma cosa mi dici mai …”
Ah, Skip! I “remigini” riescono sempre a fare breccia.
Una sensibile narrazione di un vissuto comune che si ripropone ad ogni inizio di anno scolastico.
Grazie.:)
Un abbraccio
annarita
@annarita: forse perchè siamo stati tutti “remigini”
ciao !