Per fare crescere un bambino ci vuole un intero villaggio (proverbio africano)
Quando ho letto le dichiarazioni del papa sui “ figli rovinati dalle famiglie allargate” ho pensato, come Rick, che abbia generalizzato in modo un po’ superficiale, anche se il suo intervento va contestualizzato in quanto rivolto ai vescovi del Brasile , cioè di uno stato in cui la situazione sociale è molto diversa dalla nostra e l’abbandono dei minori è un vero e proprio fenomeno sociale.
La famiglia che si forma con o senza matrimonio, si basa sull’amore , su quel feeling che rende unica e speciale ogni coppia e che dovrebbe preservare ogni famiglia. Si sceglie di vivere in due, di condividere e costruire insieme un progetto di vita con amore e rispetto reciproci, con la consapevolezza di mettersi alla prova in un rapporto che cambia. Perché il cambiamento è in noi. Se la coppia scoppia, è perché si è evoluta per tante ragioni , per dinamiche interne diverse, e ci si può trovare di fronte a un qualcosa che ad un certo punto può non piacere e non ci si ritrova più. Talvolta gli stessi figli mettono alla prova l’equilibrio del rapporto di coppia, perché essi implicano capacità di adattamento e a volte consolidano il legame tra i genitori , a volte pare che lo sfascino. In tal caso si sceglie : come credenti si mantiene con coerenza l’indissolubilità del matrimonio, ma con ipocrisia un rapporto tra due che magari di coppia e condivisione ha ben poco, oppure si sceglie di separarsi. Sicuramente la separazione è traumatica sia per i genitori che per i figli ma, a mio avviso, meno di una vita intera trascorsa in un clima di continue tensioni e litigi che i bambini percepiscono. Il papa difende la sacralità e l’indissolubilità del matrimonio come sacramento, ma è un dato di fatto che anche nelle famiglie tradizionali i figli possono vivere in una condizione di malessere e incuria, come invece in famiglie allargate o di conviventi non sposati vivono serenamente. Quel che conta non è tanto il vincolo ufficiale, ma l’intesa e la capacità dei genitori a mantenere e costruire un buon rapporto col figlio, senza mai abdicare al ruolo educativo e di sostegno. In caso di separazione ciò richiede uno sforzo maggiore per riuscire a conciliarsi con eventuali nuovi compagni e a creare nuovi equilibri, mantenendo integro il legame coi figli. E non sempre è facile.
Condivido però il richiamo del pontefice ad un senso di responsabilità degli adulti. Non per giudicare ma perché è necessario. Non solo a carico dei genitori ma di tutti gli adulti che s’affacciano nel mondo dell’infanzia perché “Per fare crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” (proverbio africano) e non c’è nulla di più triste che sentirsi dire “Mi manca la mamma” o “Quando torna papà?”.
Ai bambini bisogna fare capire che se i genitori si separano, resteranno comunque sempre la mamma e il papà e che l’affetto per loro non verrà mai meno, anche se magari hanno assistito ad animati contrasti. Escludo i casi limite in cui ci siano stati abusi , violenze e maltrattamenti e mi riferisco a quelli di incompatibilità caratteriale. A volte queste bugie sono necessarie, perchè non sempre le separazioni sono consensuali e pacifiche e innescano assurdi meccanismi di ritorsione contro il coniuge, soprattutto nel caso di una separazione inaspettata o non voluta , per cui spesso i bambini vengono coinvolti in diatribe familiari che non capiscono e creano conflittualità. I bambini vivono la realtà a livello emotivo, poi più tardi razionale e hanno bisogno di certezze, conferme affettive e rassicurazioni , di avere momenti privilegiati tutti per sé e di potere fare riferimento a un adulto di cui fidarsi. Certi vuoti possono compromettere la loro relazionalità con gli altri. Talvolta lo stesso adulto rinuncia a vedere o sentire il figlio, per recuperare un po’ di serenità ed equilibrio , per darci un taglio e soffrire di meno, a volte perché non accetta l’abbandono , la svolta, la ferita nel proprio orgoglio o dignità, a volte perché la controparte lo esautora dalla sua vita. Quel taglio è lacerante nei bambini che vivono una solitudine interiore e un senso di abbandono che può comprometterne la crescita. Se l’affetto di una madre è generalmente gratuito, la stima del padre si conquista, e questo legame è propedeutico al modo in cui ci si rapporterà col mondo. Un padre o una madre assente sarà cercato per tutta la vita, per colmare quel vuoto interiore. Sono parole che entrano nel profondo. Un mea culpa da cui nessuno può esimersi perché abbiamo 20, 30, 40 anni in più di forza ed esperienza e quel figlio prima o poi chiederà “perché mi hai fatto nascere?” o penserà di essere stato in qualche modo la causa del conflitto o dell’allontanamento del genitore. In questa fase così drammatica per tutti, i bambini sono più a rischio di disagio che può esplodere poi in forme diverse, finchè non recupereranno le loro certezze e equilibrio. Nessuno insegna a fare il genitore e, comunque sia, si sbaglia sempre , anche se in buona fede. Ma i bambini sentono e perdonano se alla base c’è l’amore, una presenza rassicurante che, anche a distanza, esiste e si fa perlomeno sentire.
E’ importante però sostenere le famiglie, tradizionali, di fatto e soprattutto monoparentali, perché al disagio dei giovani s’accompagna quello degli adulti che oggi faticano ad educare. I casi di cronaca in cui un genitore rinuncia alla vita e porta con sé i figli sono sempre più frequenti e non lasciano indifferenti. Precarietà del lavoro, difficoltà economiche, malattie, solitudine,incapacità di confrontarsi , sfogarsi, comunicare spesso sono insostenibili. Parlare ed essere ascoltati a volte è d’aiuto per esorcizzare le paure, le perplessità, la rabbia, l’impotenza, il disorientamento. Può sembrare banale retorica , ma un piccolo gesto o un sorriso può aiutare, perché pagare un affitto e provvedere a uno o più figli, svolgendo magari più lavori, a lungo andare,diventa logorante, rischia di fare perdere la serenità, la pace, la forza interiore di andare avanti. A volte subentrano gli zii e i nonni, a volte il genitore resta completamente solo. Ne ho viste e ne vedo tante di storie come queste e fa male osservare come i piccoli, nel loro mondo di interiore sofferenza, reagiscono con aggressività o chiusura cancellando talvolta la madre o il padre, la donna o l’uomo col quale prima o poi dovranno rapportarsi in futuro. Fa male sapere che ragazzi, bravi nello studio, rinunciano a continuare per aiutare la madre, o per fare completare gli studi ai fratelli più piccoli o concorrere a mantenere il fratello universitario, pur avendo un genitore facoltoso che lesina gli alimenti. Adolescenti che cercano sostegno nei coetanei o nello sballo perché ormai capiscono quella che io definisco la forma più meschina di egoismo da parte di un genitore che, latitante, uccide il loro entusiasmo, non apre orizzonti migliori sul futuro, nega quei sogni che aiutano a vivere ad ogni età.
Dispiace notare però che dietro le situazioni più gravi e dolorose ci sono sempre educatori, assistenti sociali, di solito intervenuti dietro segnalazione delle scuole, o volontari di associazioni e parrocchie. Molto raramente suore e sacerdoti. C’ è bisogno di recuperare il proprio ruolo di adulti, a livello familiare e istituzionale, nella sfera privata e pubblica. E’ necessario formarsi per giungere ad una procreazione consapevole . È un obbligo morale di tutti perché i bambini e i ragazzi sono gli uomini e le donne di domani, quelli che saranno chiamati a costruire anche il nostro futuro.
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Skip, non ho niente da aggiungere ad una disamina della situazione così accurata e realistica. Concordo su tutta la linea e ti ringrazio ancora una volta di aver postato un articolo che offre così tanti spunti di riflessione.
Ti auguro una buona fine settimana e ti lascio un caro saluto.
annarita:)
@annarita: grazie a te , cara annarita, e buon week end
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