I folarielli
La tradizione napoletana vuole che a conclusione delle cene di Vigilia e pranzi di Natale e Capodanno il palato stramazzi sazio, ma estasiato da un vario assortimento di dolci e sciosciole (frutta secca ).Le più comuni noci di Sorrento, nucelle (nocciole),arachidi infornate, castagne r’u prevete (del prete) volteggiano sulle tavole con altre prelibatezze, particolarmente gustose e ipercaloriche,cioè datteri, fichi secchi e prugne ricoperti di cioccolato o ripieni di noci, nocciole o mandorle.
Un cenno particolare meritano i cosiddetti folarielli o follovielli, involtini di uva passa o fichi secchi e frutta candita. Pare che fossero noti già agli antichi romani che utilizzavano perlopiù foglie di fico, vite e platano, attualmente sostituite da quelle di limone,cedro e arancio, legate poi con fili di rafia. Il nome può derivare da folium volvere (avvolgere la foglia) oppure da follare (pigiare ) o ancora,secondo un etimo popolare, meno dotto e più incerto, da folliculus (sacchetto o guscio).La lavorazione dell’uva è più lunga e complessa dell’essiccazione dei fichi perchè l’uva viene prima lavata nel vino bianco, poi essiccata, bollita nel mosto, infine infornata e aromatizzata con pezzetti di frutta candita ( di solito arancia).
Eccoli qui… chiedo venia per la qualità delle foto ( Alberto, urge consulenza
)
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Le foto vanno più che bene. Ma tu non ti ricordi di questo?
Appena ho visto la foto mi è venuto in mente l’indovinello di alberto dell’anno scorso…
Devono essere squisiti;))
ciao skip, roberta.
@alberto e gturs: sì, ricordo il post di alberto sul maxi folariello (calabro o campano?).I folarielli sorrentini sono piccoli involtini , contenenti uva passita oppure circa 5 fichi.
Sono buoni, sì da ingrassare solo a vederli
Sono onorata e ti ringrazio per la gentile collaborazione al concorso di poesia “Ermes”.
Stella
@stella: ciao ,stella, complimenti per l’iniziativa e grazie per avermi proposto di fare parte della commissione. Amo la poesia e quindi partecipo volentieri allo svolgimento del concorso che l’incoraggia e la promuove. A presto !
“il post di alberto sul maxi folariello (calabro o campano?)
No, no, ligure doc. E bisogna chiedere al marito della baronessa dove ha imparato a farli..
@alberto: gemmellaggio gastronomico ?