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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Tradizione in azione (seconda parte)

 

San Lorenzo Maggiore è uno tra i complessi conventuali più importanti del Medioevo napoletano. Il sito in origine era il centro della polis greca, poi sede del foro romano e infine, nel VI sec, di una basilica paleocristiana Con l’avvento degli Angioini  tra il 1270 e il 1300, iniziò un rinnovamento generale della città e la chiesa fu ricostruita in stile gotico francese. In essa e nel convento ci sono stati i primi insediamenti dei francescani a Napoli che dalla prima metà del ‘200 svolsero un’intensa attività spirituale e culturale ( qui hanno dimorato San Ludovico d’Angiò, il Beato Donato,il Venerabile  Bartolomeo Agricola, San Giuseppe da Copertino, il Beato Bonaventura da Potenza, il Beato Antonio Lucci) . Nel 1302 con la fondazione dello Studio Teologico vi operarono numerosi studiosi come Fra Landolfo Caracciolo ( docente alla Sorbona di Parigi e fondatore dello Scotismo a Napoli). Qui  Boccaccio incontrò Fiammetta- così pare-, mentre Petrarca dimorò in convento Tra due quadrifore in tufo, attraverso un portale del XIV secolo, si accede alla sala Capitolare, realizzata all’epoca della dominazione  Sveva ( 1234-1266). Le ricche decorazioni  delle volte sono attribuite al Luigi Rodriguez e risalgono al ‘600. Sulle pareti s’erge l’albero genealogico  della Gloria Francescana  che raffigura frati missionari, letterati,cardinali, papi e santi .

 

 

Al centro del chiostro settecentesco  spicca un pozzo con puteale (parapetto) in piperno e marmo dello scultore Cosimo Fanzago. Una gigantesca luna è sospesa sul pozzo e su di essa giace un malinconico Pulcinella, in occasione della mostra Tradizione in azione – un percorso d’arte tra tradizione e contemporaneità , non a caso, ambientata in questi spazi mistici e suggestivi. Nella sala Capitolare, intorno a una colonna, è  esposta una  schiera di diavoli che captano la curiosità dei visitatori. Un girotondo di angeli dannati e beffardi che ostenta sfacciatamente se stessa ed esula dalle figure stereotipate del presepe artigianale. Orride e fantastiche creature, a volte goffe, ambigue e  quasi ridicole, a volte sensuali, affascinanti e seducenti, spodestate dall’immaginario collettivo hanno preso forma grazie all’ abilità tecnica e alla  creatività dei fratelli Scuotto (laboratorio d’arte La Scarabattola).

 

 

Non sembrano artefici di incubi, né di malefici, ma appaiono neutralizzate dalla loro visibilità rivelata, esorcizzate dall’ intrigante ed originale raffinatezza dell’opera d’arte. I demoni sono circondati  da un’umanità di sofferenti  ed esclusi  ricreati in modo originale ( vittime di pregiudizi, imprudenza, ingiustizie, paure – appestati, femminiello, schiavi,bambini rapiti da Maria a’ Manilonga, la suicida Mafalda, Zi Michele atterrito dal Lupo Mannaro), cui si contrappone una luminosa e dolce  Natività su un altro lato della sala. Da un’altra parte  sono arginati  dal capitone su meridiana, fatto a pezzi per  rompere la linearità del tempo con la speranza di arrestare gli eventi nefasti e rigenerare un tempo nuovo, più equo e giusto.

 

“ Certo l’immaginario popolare napoletano è ricchissimo di aneddoti”, nota De Simone. “Si vuole che sulla Terra, nel periodo da Santa Lucia all’Epifania, oltre ai santi ci siano esseri demoniaci che si tengono lontani con l’incenso ed erbe pungenti.” Il diavolo, simbolo del male e dell’imperfezione, apparteneva al presepe nello scenario di vita e morte, realtà e immaginazione, sacro e profano, religione e magia. Poi è scomparso insieme ad altre figure esoteriche e straordinarie cedendo il posto a derelitti, deformi e  mendicanti, riprodotti con un estremo realismo nel  presepe del ‘600 . Il diavolo è il simbolo del malessere dell’anima, di una maligna forza sovrannaturale che svuota, ossessiona, acceca, immobilizza e soggioga  nel male e nel terrore. Qui  pare quasi che le creature diaboliche si autocompiacciano  di essere ammirate nella loro mostruosità o ammaliante bellezza artistica, come  per dire che bisogna temere ciò che è intangibile ed invisibile e si insinua in forme più subdole.

 

Flagromor  è l’urlo di Satana, vive nel suo fiato e alimenta roghi blasfemi appiccati per riti pagani.

 

Demorciso, plasmato da Lucifero nell’argilla, è l’immagine della vanità dell’uomo e si nasconde nei riflessi compiaciuti degli specchi. La sua esistenza è andata sparendo nell’inganno della bellezza effimera, che lo ha ridotto all’inconsistenza del suo stesso riflesso.

 

Bersyl  ha rughe incise dagli artigli del demonio per rubare la fiducia degli uomini in nome della saggezza.

 

Gelfo 333, troppo curioso per scrutare nelle fiamme del male, ha scorso l’altra metà del tutto ove alberga il bene. Pertanto è stato punito da Satana che gli ha cavato un occhio.

Raptoreves: in inverno il demone bianco si allea con Satana per confondersi nel gelido freddo delle anime perse che hanno smarrito il calore della speranza. A fine inverno gli subentra Lividus Gruneraptor, suo alter ego, che vive nelle ombre dei giorni estivi. Il demone nero segue le prede, fino al calar del sole, per trafugare i sogni dell’uomo fino a rubargli l’anima.

 

Questo percorso  d’arte tra tradizione e contemporaneità, a mio avviso, si riassume nella figura del Pulcibastiano, trafitto dai corni delle molteplici contraddizioni di una città dalle tante emergenze. Ha  un’espressione  di sofferenza sul viso per le spine che si innestano sul suo tronco vitale. “Pulcinella è in scena come ortodossa maschera di napoletanità ed anche come emblema di cambiamento.” (Salvatore Scuotto)

Esprime “Il cruento trapasso dallo stadio di superstizione a quello di super azione e martirio. Necessario dolore pagato al miracolo della rinascita urgente ed inevitabile come la muta di un serpente che vuole crescere.”

 

 

La sua visione, all’interno della sala,  è anticipata  da un piccolo Pulcinella, coricato sulla luna sul pozzo del cortile di San Lorenzo. Abbracciato alla sua malinconia, sembra avvilito, stanco, inerte.

La luna si frappone alla demoniaca Maria ‘a Manilonga che dagli abissi allunga gli artigli per rapire bambini imprudenti. La luna piena lo sostiene,  gli dona  un’aura quasi surreale, sospesa tra il passato, presente e futuro delle tradizioni e della cultura napoletana, che compensano una napoletanità a volte colpevole, ma il più delle volte bistrattata da altri mali. La luna indica trasformazione, crescita, rinnovamento ciclico, e fa sperare che trasmetta energia a Pulcinella perché torni ad essere  burlone, scanzonato, vitale, malandrino senza dovere più vendere l’anima al diavolo del facile compromesso e dell’illecito. Se il piccolo Pulcinella crea l’attesa di una nuova risata e suscita qualche profonda emozione, significa che vive ancora in tanti. Come la voglia di rialzarsi e riscattarsi.

 

 

 

Tradizione in azione- un percorso d’arte tra tradizione e contemporaneità

Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore-Napoli

18 novembre 2009-18 gennaio 2010

 

 

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7 comments

7 Comments so far

  1. giovanna January 6th, 2010 21:37 p01

    Vere suggestioni…
    La luna che sorregge Pulcinella, con tutti i suoi significati… straordinario.
    ciao skip,
    g

  2. filo January 6th, 2010 21:37 p01

    Sembra che l’estro creativo napoletano sia più fecondo nel creare immagini diaboliche e malifiche che non forme angeliche e benevole. Forse perchè il “male” offre maggiori occasioni di manifestarsi sulla terra che non il bene. Macabro quel povero Pulcinella trafitto dai cornetti! Affascinante l’universo di miti che ci hai così eloquentemente descritto.
    Ciao Skip, a domani. Sigh!

  3. Skip January 6th, 2010 21:37 p01

    filo e giovanna: guardate anche qui ;)

  4. annarita January 8th, 2010 21:37 p01

    Che meraviglia, Maria! Grazie per dare risalto a tanta bellezza! Ma tu in fatto di bellezza sei maestra, Un’immagine contenuta nel commento che hai lasciato oggi pomeriggio da me, mi ha colpito molto.

    Torniamo al post. San Giuseppe da Copertino è originario di Copertino, in provincia di Lecce, un grosso borgo distante una ventina di chilometri da Gallipoli, dove sono le mie radici. Prima di trasferirmi in Romagna, ho lavorato come supplente nella scuola media di Copertino.

    Ciao.
    annarita

  5. Skip January 8th, 2010 21:37 p01

    @annarita: ho scoperto che San giuseppe da Copertino è conosciuto come il Santo dei voli ed è invocato perciò come protettore dagli aviatori . Per le numerose difficoltà incontrate nello studio, che superò tuttavia con esemplare fiducia e fede, anche gli studenti, specialmente nel periodo di preparazione agli esami, lo invocano come protettore e ne richiedono l’intercessione per ricevere lumi e coraggio nelle loro fatiche. Un’interessante curiosità storica :D

    A presto ! :)

  6. artista1969 January 9th, 2010 21:37 p01

    E’ stato davvero un piacere leggere le nostre opere nelle tue parole.Grazie a nome mio e di tutta La Scarabattola.
    Salvatore Scuotto

  7. Skip January 9th, 2010 21:37 p01

    @Salvatore Scuotto e fratelli : ho scritto con vero piacere ciò che mi ha trasmesso la vostra mostra. Spero tanto che la vostra arte abbia il dovuto riconoscimento , perchè lo meritate davvero :)

    Maria

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