La dannazione di Haiti
Gli incantevoli paesaggi dei Caraibi, che spiccano sui depliant pubblicitari, sono rimossi da immagini crudelmente reali che di recente scuotono la coscienza del mondo intero. Haiti, perla francese nel XVIII secolo, ha pagato l’ indipendenza con degrado e miseria, per noi inimmaginabili. Da tempo la gente ha abbandonato le campagne per ammassarsi in città che non offrono né lavoro né speranza, e ha vissuto alla mercè di dittatori come Francois Duvalier, “papa doc”, e di suo figlio baby doc, artefici di terrificanti e cruente follie e dell’esodo di quella fascia della popolazione che dava fastidio, perché consapevole dei soprusi. Agli occhi dei paesi civili Haiti è una realtà straordinariamente infernale, raccolta e assistita dai tanti missionari e operatori di associazioni umanitarie, che da decenni s’adoprano per garantire la sopravvivenza ad una delle popolazioni più dannate e povere della Terra. I potenti si stanno impegnando in una gara di solidarietà, forse per riscattarsi da gravi dimenticanze. Pare che la natura, con un terremoto 35 volte più forte di quello che ha colpito L’Aquila, abbia steso un velo pietoso su uno scempio provocato dagli uomini. La natura fa il suo corso e ricorda un’umanità che fa i conti con la morte tutti i giorni. I morti, abbandonati per strada o trasportati con mezzi di fortuna, ci turbano. Il riconoscimento di una salma, con un nome e una degna sepoltura, è una mera formalità, quasi un lusso in un paese in cui finora sono state negate l’identità della persona e la dignità ai vivi. Haiti appare come il paese dei morti viventi, relegati in un continuo stillicidio di violazione di diritti umani, dove è prassi consolidata abbandonare e schiavizzare i bambini, dove il 60% dei piccoli non compie cinque anni e l’ 80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, varcando a stento la soglia dei 50 anni, privilegiata condanna ad un’esistenza in baracche senza acqua e luce , in strade in cui il più forte e armato prevale sul più debole perpetrando ogni forma violenza e razzia di beni, vite e anime.
Gli zombi, anime soggiogate da riti vudù e dalla superstizione, questa volta non resusciteranno dagli Inferi. Il sisma ricorda che l’inferno è su questa Terra ed è voluto dagli uomini. Ad Haiti i vivi muoiono tra mille emergenze e i morti rivivono nella magica confusione di miti, superstizione, fede, paura, sacrificio e rinascita. Ad Haiti la natura incontaminata si ribella periodicamente nel ritmo di canti e danze che alleviano stenti e paure, consacrano l’istinto vitale ed esorcizzano la brutalità dell’uomo, in un vortice di seducente bellezza, inebriante stordimento, fatalistica rassegnazione che diabolicamente sconfinano dal divino.
Questa forse è la ragione per cui si prova pietà e solidarietà per le vittime, ma soprattutto un senso di colpa per avere ignorato quella schiera di oppressi che come ombre, silenziosamente invisibili, da tempo sovrappopolano una terra dimenticata e in balia di se stessa. Ora Haiti a stento piange chi è rimasto sotto le macerie, ma chiede aiuto alla Comunità internazionale con la disperazione di chi finora è rimasto schiavo di altri mali.
Qui per aiutare Haiti.
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Sì, skip,
è davvero triste che occorrano simili sciagure per smuovere sensibilità e, forse, coscienze…
un saluto caro
g
Ecco il punto. Ci sono tragedie nel mondo che non dipendono dalla Natura, ma dall’uomo. La fame, per esempio, di cui muoiono ogni anno milioni di individui. Ma non fanno notizia.
OT
Ti sei accorta che l’orologio ti si è fermato sulle 21 e 37?
@giovanna e alberto: e le emergenze, provocate dalla natura, ricordano quelle croniche causate dall’uomo.
@alberto:noto che sono sempre le 21,37 e tutto va bene, eccetto l’orologio
( grazie per la segnalazione)
Cominciavo a preoccuparmi, ma vedo che ci sei!
Ciao Skip.
@ filo