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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Giornata della memoria

Ka – Be è abbreviazione di Krankenbau, l’infermeria.   Sono otto baracche, simili in tutto alle altre del campo, ma separate da un reticolato. Contengono permanentemente un decimo della popolazione   del campo, ma pochi vi soggiornano più di due settimane e nessuno più di due mesi:entro questi termini siamo tenuti a morire o a guarire. Chi ha tendenza alla guarigione, in Ka- Be viene curato; chi ha tendenza ad aggravarsi, dal Ka- Be viene mandato alle camere a gas….


…Ma la vita del Ka- Be non è questa. Non sono gli attimi cruciali delle selezioni, non sono gli episodi grotteschi dei controlli della diarrea e dei pidocchi, non sono neppure le malattie.

Il Ka- Be è il Lager a meno del disagio fisico. Perciò , chi ancora ha seme di coscienza, vi riprende coscienza; perciò, nelle lunghissime giornate vuote, vi si parla di altro che di fame e di lavoro, e ci accade di considerare che cosa ci hanno fatto diventare, quanto ci è stato tolto, che cosa è questa vita. In questo Ka- Be, parentesi di relativa pace, abbiamo imparato che la nostra personalità è fragile, è molto più in pericolo che non la nostra vita; e i savi antichi,invece di ammonirci “ricordati che devi morire”, meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia. Se dall’interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui.

Quando si lavora, si soffre e non si ha tempo di pensare: le nostre case sono meno di un ricordo. Ma qui il tempo è per noi:da cuccetta a cuccetta, nonostante il divieto, ci scambiamo visite, e parliamo e parliamo. La baracca di legno, stipata di umanità dolente, è piena di parole, di ricordi e di una altro dolore.”Heimweh” si chiama in tedesco questo dolore; è una bella parola, vuol dire “dolore della casa”.

Sappiamo donde veniamo: i ricordi del mondo di fuori popolano i nostri sonni e le nostre veglie, ci accorgiamo con stupore che  nulla abbiamo dimenticato, ogni memoria evocata ci sorge davanti dolorosamente nitida.

Ma dove andiamo non sappiamo. Potremo forse sopravvivere alle malattie e sfuggire alle scelte, forse anche resistere al lavoro e alla fame che ci consumano: e dopo? Qui, lontani momentaneamente dalle bestemmie e dai colpi, possiamo rientrare in noi stessi e meditare, e allora diventa chiaro che non ritorneremo. Noi abbiamo viaggiato fin qui nei vagoni piombati; noi abbiamo visto partire verso il niente le nostre donne e i nostri bambini; noi fatti schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell’anima prima che dalla morte anonima. Noi non ritorneremo. Nessuno deve uscire di qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto, ad Auschwitz,è bastato animo all’uomo di fare dell’uomo.

(da “Se questo è un uomo” di Primo Levi)

Giornata della Memoria : 27 gennaio 2010


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10 comments

10 Comments so far

  1. alberto January 27th, 2010 21:37 p01

    Per non dimenticare e riflettere a che punto può arrivare la bestialità umana.

  2. giovanna January 27th, 2010 21:37 p01

    Come ho detto da Al,
    la mia pagina di articoli condivisi raccoglie tutti i *ricordi*.
    grazie skip
    g

  3. Skip January 27th, 2010 21:37 p01

    @alberto: con la speranza che la memoria aiuti, sempre e ovunque, a riconoscere il valore di ogni persona

  4. Skip January 27th, 2010 21:37 p01

    @giovanna: grazie a te! :) . Ho scovato articoli interessanti nella tua pagina

  5. filo January 27th, 2010 21:37 p01

    Se è vero che la Storia insegna, allora gli scolari sono dei gran testoni.

  6. annarita January 29th, 2010 21:37 p01

    La giornata della memoria è dedicato alla shoah ebraica. Ed è più che doveroso ricordare, ma non dobbiamo dimenticare i tanti efferati genocidi ed olocausti che si sono consumati nei vari angoli del globo. Tutte vittime, indifferentemente, della follia e della barbarie umane.

  7. Skip January 29th, 2010 21:37 p01

    @annarita:possono cambiare le cause degli eccidi ma non il dolore degli uomini col quale , purtroppo,a volte si scrive la storia

  8. Skip January 29th, 2010 21:37 p01

    @filo:ci hanno provato anche a non farla insegnare ;)

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