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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for January, 2010

Tradizione in azione (prima parte).

Nel  Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore in Piazza San Gaetano a Napoli ( nei pressi di San Gregorio Armeno, sede delle botteghe degli artigiani del presepe), fino al 18 gennaio 2010  è allestita la mostra Tradizione in azione- un percorso d’arte tra tradizione e contemporaneità.


La splendida  sala Capitolare della basilica  di San Lorenzo è una  suggestiva cornice  di  forme vecchie e nuove di arte ove si fondono tradizione  e modernità grazie alla tecnica e  creativa maestria dei fratelli Scuotto, che da anni trasformano l’artigianato in arte pura.  Ideatori e creatori della bottega “La Scarabattola” e dell’Associazione culturale EsseArte, dal 1996 svolgono un lavoro curato, ironico, fedele alla tradizione ma altamente innovativo dell’arte presepiale che, sin dal ‘700, da semplice espressione folkloristica di successo del popolo si elevò a raffinata espressione culturale di Napoli. Documentandosi sui testi “Il Presepe popolare napoletano” e “Le storie e i racconti dei dodici giorni di Natale” del Maestro Roberto De Simone, hanno  scoperto che il presepe nasconde dei simboli straordinari, esoterici e interessanti.


De Simone  ha recuperato e riproposto  il patrimonio culturale, teatrale e musicale della tradizione popolare campana, riscoprendo e diffondendo  anche   la tradizione napoletana del Natale. “…La tradizione come scrigno della memoria, ma anche specchio che riflette in modo oggettivo le mutevolezze della nostra identità nel sovrapporsi delle epoche…. il Natale ha  origini arcaiche risalente a  epoche antecedenti e pagane. Timorosi per il futuro, buio e spoglio paventato dall’inverno, i popoli primitivi esorcizzavano le loro paure con rituali propiziatori al ritorno della luce e del calore. O, più tardi, alla rottura simbolica del tempo con la speranza di arrestare gli eventi nefasti e rigenerare un tempo nuovo, più equo e giusto. Di questo si può intravedere qualche traccia,ormai sbiadita, nell’usanza di tagliare a pezzi il capitone o l’anguilla e nel consumo dei tipici struffoli o del susamiello , dalla caratteristica forma serpentina. (Roberto De Simone:  da “Personaggi di terrore, demoniaci e magico religiosi della tradizione natalizia meridionale-2008)

Il presepe è quindi la rappresentazione tangibile e visibile della tradizione, non solo come devozione per il Salvatore , ma anche come espressione di tutti i simboli del codice onirico della tradizione (quali il ponte, il pozzo, la fontana, il mulino, il fiume, l’osteria)  vissuti da personaggi tipici di leggende, credenze,superstizioni popolari in una commistione di sacro e profano, magia e religione.

Tra i personaggi del presepe napoletano c’erano figure un po’ tetre, alcune demoniache, ritenute depositarie di messaggi terrificanti e perciò, probabilmente, pian piano sono scomparse ma sopravvivono nella costante presenza del pozzo, del ponte e dell’acqua.


Tra questi personaggi, grazie ai fratelli Scuotto, rivive la mostruosa Maria ‘a Manilonga: nell’Avellinese i bambini devono stare lontani dai pozzi nelle sere delle festività natalizie perchè Maria, essere demoniaco,li cattura (Roberto De Simone) trascinandoli nelle profondità delle acque sotterranee, negli Inferi. Il pozzo rappresenta gli abissi e quindi la comunicazione col mondo dei morti.

Forse non a caso, già nell’intuizione popolare, alla Madonna si contrapponeva  Maria ‘a Manilonga che potrebbero essere  aspetti dell’ambivalente  sentimento materno di madre-matrigna, amore e odio originato dalla doppia e conflittuale soggettività delle madri, il cui figlio vive e si nutre del loro sacrificio. Un sentimento naturale- come sostiene  Umberto Galimberti in “ I miti del nostro tempo” ed. Feltrinelli- sempre esistito, testimoniato dalla mitica Medea, e sempre ripudiato con terrore collettivo  perché intacca la sacralità della vita. L’abisso della solitudine può  trasformare la madre in matrigna con potere di vita ma anche di morte quando quel figlio è troppo distante dai suoi desideri e sogni.


Mamma Sirena: è il personaggio di una favola che narra di un giovane  pastore che,  lungo la riva del mare, intonava  un canto per favorire il ritorno della sorella dagli abissi marini in cui era tenuta prigioniera. Le pecorelle, mangiando le perle che cadevano dai capelli della fanciulla, acquistavano poteri vaticinanti, svelavano arcani misteri e davano infallibili oracoli.

Il ponte dei carmelitani:in riferimento al segno del  ponte a Grottaglie e a Napoli, nel giorno dell’Epifania il presepe si arricchiva di una scena singolare. Vale a dire che lì, dove è situato un ponte tra due dirupi, si collocavano 12 figurine di monaci scalzi ed incappucciati, che si rifanno alla Madonna del Carmelo, che è appunto la Madonna delle anime del Purgatorio. Mostravano il pollice della mano sinistra fiammeggiante: essi rappresentavano i mesi morti o i dodici giorni del periodo natalizio che, al seguito dei Magi, ritornavano nell’aldilà .

Il ponte consente il  transito tra il mondo dei vivi e quello dei morti . È un  luogo di manifestazioni magico-fantastiche, rappresentate per esempio dal lupo Mannaro e da Mafalda.


A mezzanotte meno dieci Zi Michele procedeva col suo carretto  in direzione di un crocevia e , da lontano,scorse una strana figura. Giunto al crocevia non lo vide più. Esclamò “Mamma mia, l’ho visto un momento fa. Ma sto sognando, o che mi sta succedendo? ” Non appena attraversò il crocevia, gli si presentò il mostro, il famigerato lupo Mannaro.



Sotto il ponte invece compariva,  in veste di  monaca, il fantasma di Mafalda o, per alcuni  della Principessa Cicinelli, che appartiene alla tradizione campana e pugliese. Suo  padre le  aveva

vietato di vedere il paggio di cui si era innamorata  e voleva che si ritirasse in convento. “Quando giunse la sventurata giovane, raccolse piangendo il capo mozzo del suo amato , lo depose nella bisaccia e si trafisse con lo stesso pugnale che il padre aveva lasciato per terra.” (Roberto De Simone).

Ecco sul ponte il tempo che passa, sotto il mondo dei morti.


La tradizione riproposta  con un linguaggio artistico libero come l’arte deve essere, sempre (Salvatore Scuotto) rivive nella passione artistica  e nella creatività dei fratelli Scuotto e nella magica atmosfera di una mostra che merita davvero di essere visitata.

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Hinc sunt leones!

 

Hinc sunt leones (qui ci sono i leoni), era scritto sulle carte geografiche per indicare le inesplorate terre africane.

Qui ci sono i leoni – e che leoni! – viene da esclamare nell’esploratissimo cuore del quartiere Chiaia di Napoli dove sorge una piazza di forma triangolare, in origine detta piazza della Pace, che  dal 1600 prese il nome di Piazza dei Martiri in onore di tutti i napoletani caduti per la libertà . Essa è considerata il salotto di Napoli per l’ imponenza del monumento centrale e l’eleganza dei signorili palazzi Partanna e Calabritto ai lati della piazza , ristrutturati rispettivamente da Antonio Niccolini e da Luigi Vanvitelli.

 

 

Il monumento è costituito da una colonna, risalente al periodo borbonico, sovrastata da una statua che si libra alta e leggiadra come Virtù dei Martiri (opera di Emanuele Caggiano)

 

 

Maestosi sono invece i quattro leoni ai piedi della colonna: il leone morente rappresenta i caduti della Repubblica Partenopea del 1799, il leone trafitto dalla spada, realizzato da Stanislao Lista,i caduti carbonari del 1820, mentre gli altri due leoni, dall’aspetto più feroce, rappresentano i caduti liberali e garibaldini del1848 e del 1860.

    

 

 

Da tempo i superbi felini hanno subito vandaliche amputazioni di coda ma la Soprintendenza ai Beni Architettonici e il Comune di Napoli hanno finalmente accolto la richiesta di restauro, avanzata da una società di sponsor che finanzierà l’intervento per ridare loro l’originario splendore ed ingabbiarli -ahimè- in una cancellata di ferro.

 

  

 

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Strade della città- William Kentridge

 

Nel salone degli arazzi, al secondo piano del Museo di Capodimonte, è allestita la mostra “Strade della città (ed altri arazzi)” fino al 20 gennaio 2010. Qui al posto degli antichi arazzi cinquecenteschi, che celebrano la vittoria di Carlo V a Pavia e donati dal marchese d’Avalos allo Stato italiano nel 1862 , si possono ammirare monumentali arazzi di nuova produzione, tessuti artigianalmente nel laboratorio di Margareth Stephens a Johannesburg, bozzetti, disegni su mappe originali del Regno di Napoli e piccole sculture di bronzo realizzati dall’eclettico artista sudafricano William Kentridge.

 

Le opere proseguono la Porter Series, lavori di dimensioni più ridotte, prodotti dal 2001 e popolati da ombre in processione su carte geografiche. Invece dei porters, in questa serie compaiono migranti ed antieroiche figure equestri, cavalieri e cavalli che cercano una terra promessa, camminando attraverso la storia e sulle così simili strade delle città del mondo. Le immagini costruite come un collage stratificato di fogli, cartoncini, ritagli, nastri sono poi realizzate negli arazzi che, a distanza, spiccano grandiosi sulle pareti bianche della sala, pur svelando speranze spesso tradite.

 

    

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