Archive for March, 2010
Riforma della Scuola Secondaria Superiore: Indicazioni Nazionali per i Licei
Segnalo il sito “Costruire i nuovi Licei” , curato dal MIUR e dall’Agenzia Scuola , dove è aperto il dibattito sulle Indicazioni Nazionali degli obiettivi specifici di apprendimento per il sistema dei licei. La bozza del testo può essere consultata in riferimento al tipo di liceo o alle discipline e può essere commentata per 30 giorni, dal 23 marzo al 22 aprile ( vedi qui ).
I commenti inseriti dagli utenti @istruzione.it ( casella di posta del Ministero dell’ Istruzione) sono immediatamente pubblicati, gli altri sono soggetti ad approvazione redazionale.
La Commissione di studi, nominata dal Ministro Gelmini, valuterà i pareri espressi ai fini della redazione definitiva delle Indicazioni Nazionali.
No commentsNon si può abrogare la serietà
Oggi si aprono le danze.
Mi ricordo di domenica scorsa quando su corriere.it ho seguito in diretta la manifestazione che si è svolta a Milano, promossa da Libera, per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Dal 1995 i familiari delle vittime si incontrano per trovare la forza di elaborare il lutto e continuare a ricercare giustizia per chi è caduto facendo il suo dovere di cittadino, che credeva nella legalità. Uomini, donne e ragazzi, colpevoli di avere resistito, di avere denunciato, di essersi opposti alle mafie. Ovunque. Sono intervenuti anche figli di desaparecidos dell’America latina e il figlio della scomoda giornalista Anna Politkovskaja. Mi sono commossa durante la lettura dei nomi delle 900 vittime della mafia e il discorso di Don Ciotti.Mi sono commossa per coloro che aspettano ancora giustizia e sperano. Don Luigi Ciotti, già scortato da vent’anni per avere osato mettere in piedi una rete antimafia solidale e soprattutto efficace, ha lanciato un appello perché magistrati e forze di polizia non siano lasciati soli nella lotta alle tante mafie e alla loro infiltrazione nelle istituzioni, nell’economia e nella società italiana. Ha chiesto che la politica torni ad essere politica con la “p” maiuscola che sappia fare a meno di darsi codici etici perchè deve rispondere al codice della propria coscienza. “Si fa fatica a parlare del problema del lavoro, dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, dell’indipendenza degli organi istituzionali, della libertà di informazione. Con umiltà non si può né si deve tacere contro una democrazia a doppio registro, forte coi deboli e conciliante coi potenti” . Oltre ad una crisi economica c’è una crisi morale in cui le tangenti e cotangenti, appalti, pressioni fanno parte di un sistema tollerato, quasi giustificato a diversi livelli, perché mal comune è mezzo gaudio, mentre i bei principi sono ridotti a slogan e le tante parole sono ritrattate all’opposto significato, a seconda della convenienza del momento. Quanto tempo perso dai nostri politicanti a emettere decreti per tutelare i diritti di alcuni, a fare una politica a tavolino mentre piccoli imprenditori e disoccupati compiono gesti estremi, impossibilitati ad accedere alle banche a differenza dei delinquenti dai colletti bianchi, mentre permane degrado sociale e culturale fomentato da sbandieratori di vessilli, pronti a ricordarci l’amore di patria, i principi della Costituzione, la sovranità del popolo ai quali danno un significato politicamente contraddittorio. Finchè nelle liste ci saranno persone con pendenze giudiziarie, con comportamenti e frequentazioni incoerenti, la politica di certi personaggi non è credibile. Purtroppo questi simboleggiano schieramenti di ambo le parti, e rischiano di annullare il lavoro onesto degli altri e dei nuovi candidati, animati da belle speranze. I compagni di partito affossano e sostengono, invece di scalciare come ciucci e farli decollare fuori dalle istituzioni. Essere servili in giochi di potere non significa servire, né rappresentare lo Stato. Ci sono dinamiche troppo concilianti all’interno dei partiti, che si autoassolvono proponendo gente che riscuote voti e consensi popolari. A quale prezzo e in quale modo non è dato sapere. Non ci rappresentano coloro che ottengono voti in cambio di favori di ogni sorta alla faccia mia, nostra e vostra, cari elettori ed elettrici. Si fa fatica ad ascoltare 900 nomi di donne, uomini e ragazzi , le cui morti spesso risultano ancora senza mandanti. Si fa fatica a credere che ogni forma di violenza e discriminazione siano solo espressione di teppismo. “Normale sia l’onestà, la trasparenza, il rispetto delle leggi. Bisogna sostenere, incoraggiare, distinguere e riconoscere le cose positive, educare ed educarci ad esse e ricorrere alla denuncia quando non lo sono”. È questione di serietà, termine aborrito come sinonimo di anacronistico moralismo bacchettante.
“È una persona seria” tuona vox populi. Lo stesso popolo così indulgente coi potenti che vota e così censore con i cittadini comuni, che passa al setaccio nella loro sfera pubblica e privata. Ebbene per parlare bisogna essere in condizione di poterlo fare. Non è questione di moralismo ma di reciproca serietà. Quella conquistata personalmente con le proprie forze e risorse e che ci viene chiesta tutti i giorni nel nostro piccolo raggio d’azione. Nessuna maldicenza, pregiudizio, ignoranza, invidia può intaccare la credibilità di chi è coerentemente serio. Si fa fatica ad esserlo nell’essere e nel fare , ma ne vale la pena se non altro per acquisire il diritto di replica. Se non si è all’altezza del mandato, si cambia strada, non si sgomita, né si declama. La rispettabilità si guadagna con lealtà e coi fatti, senza invettive, volgarità, pressioni, minacce. Questo è ciò che fa la differenza, e non passa mai di moda, anche se vogliono farci credere il contrario. Si fa fatica ad ascoltare 900 nomi di comuni cittadini, ma serve a ricordarci ben altro. Il diritto- dovere di voto consente di esprimerci e non deve essere barattato in cambio di promesse di case popolari, lavoro, favori, guadagni. Se si accetta questo sistema, è inutile poi lamentarsi. Casa, salute, lavoro ed istruzione non sono benevole concessioni da parte degli eletti, ma sono diritti dei cittadini che i rappresentanti politici di qualsiasi schieramento hanno il dovere di promuovere e garantire. Si dovrebbero dare per scontati in qualsiasi programma elettorale, invece che farsene un baluardo. Le tanto decantate riforme sul sistema elettorale dalle liste bloccate, grazie alle quali in alcune regioni sono risultati eletti candidati collusi con l’antistato mafioso o hanno consentito ad alcuni indagati di riproporsi ( e forse, non a caso, le modalità di voto non sono uniformi in tutte le regioni italiane) , la riforma sugli enti locali, la riforma della giustizia non sono state fatte. Solo decreti mirati, urlati e spesso raffazzonati, non finalizzati al bene della collettività. Credibilità? Qui ci vuole un atto di fede e una schiera di ciucci scalpitanti che facciano valere i principi sanciti dalla Costituzione. Quelle 900 persone e tante altre , indirettamente vittime di una mentalità che privilegia l’interesse di parte invece che quello comune, meritano una risposta forte e chiara di rispetto delle leggi e delle regole, improntata ad un senso di responsabilità personale ed istituzionale. Lo Stato siamo anche noi e tutti coloro che ci hanno creduto.
4 commentsChe aria tira…
Non credevo di essere così popolare In verità lo sono pure il consorte e mia figlia e pure tutti voi. Qualche giorno fa ho sbirciato nella cassetta delle lettere e, dietro il solito volantino pubblicitario, ho scovato un mezzo chilo di lettere. E che è? Pensavo tra me e me. Si sono scavezzacollate tutte le bollette in una sola volta? Tutte della stessa forma e con lo stesso indirizzo per ricever altro indennizzo. Ogni timore di bollette è poi svanito. La prima iniziava con Cara amica, la seconda con un confidenziale quanto inopportuno Cara Maria, la terza con gentile Famiglia, la quarta con niente perché conteneva un fac-simile di scheda elettorale con nominativo da scrivere perentoriamente. Senza per favore, né per piacere, né un miserrimo cara elettrice, mi permetto di propormi qualora tu sia ancora in dubbio sulle preferenze da esprimere in occasione delle prossime elezioni regionali e provinciali. Invece il messaggio implicito era “ Vota me! Attenta, leggi e segna bene il mio nome”. Non ho mai visto una campagna elettorale così fervente. I colpi di scena sono stati comunicati dai Tg e dai quotidiani, con gli annessi e connessi risvolti polemici. Anche senza talk show, arene animate da gagliardi gladiatori della politica, il fermento pre elettorale si è sentito molto in rete. Da qualche parte doveva pure venire fuori in un paese tanto libero, che pare premiare ufficialmente solo i demeriti . In occasione di questa nuova chiamata alle urne, elettorali e non cinerarie, c’è aria di festa. Per strada circolavano furgoni variopinti che talvolta, pur di non passare inosservati, assordavano con slogan. Slogans. Pare che un candidato girasse con un trattore. Memore forse del Ragazzo di campagna, interpretato da Renato Pozzetto. Del resto siamo in campagna…elettorale, appunto. Ovunque sono fioriti in men che non si dica point elettorali. Points? Preferisco pois. Per non parlare dei gazebo sventolanti di bandiere. Vi risparmio gazebos, perchè suona male. Fuori dai bar la gente si riunisce, brinda e non si schioda nemmeno con un caterpillar dal marciapiede pubblico per farti passare, perchè troppo intenta a fare pronostici e ad esibire al meglio il programma politico del taglia e cuci dei piccoli centri. E come se non bastasse, mentre correvo per i fatti miei, cercando di sbrigare più commissioni nel minor tempo possibile, gaia di avere trovato un parcheggio nelle vicinanze della meta, un attivista dei succitati point ha cercato di rifilarmi un volantino. Un cortese “no, grazie” all’andata, è seguito da un secondo “ no, grazie”al ritorno . Mentre dentro di me pensavo: “egregio attivissimo attivista, non ha capito che, se ho declinato l’offerta all’andata, significa che non condivido la sua proposta? Perché insiste anche quando ripasso per prendere l’auto?” Ero quasi tentata di passare più volte per vedere fino a quando avrebbe continuato, ma non avevo tempo da perdere. Sono, siamo, siete nei pensieri di tanti. Sissì, cara amica, cara Maria, cara famiglia, cara me anonima elettrice . Mi, ci,vi vogliono tanto bene. Tutti si prendono cura di noi, come le piste ciclabili che sembrano essere una priorità per farci pedalare meglio. E’ un amore bipartisan, sancito con spreco di carta e soldi. A proposito di sprechi, che fine ha fatto la proposta di abolire le province? Come mai ne sono state istituite altre e se ne propongono di nuove (Sulmona, Bassano del Grappa, Marsi, Sibartide-Pollino, Melfi, Aversa, Venezia Orientale e Avezzano)? Quasi quasi scrivo anch’io a loro in modo più personale, se solo trovassi l’indirizzo del mittente, sotto il curriculum vitae di qualche papabile e, a volte, dei suoi familiari. Qualcuno mi spieghi che ci azzeccano i familiari e il voto di laurea. Forse serve a rafforzare le competenze, oltre che i buoni propositi. Potrebbero allegare un albero genealogico e pure l’eventuale pedigree del cane o gatto di casa, così ne sapremmo di più. Magari la dichiarazione dei redditi ,un estratto di casellario giudiziario e dichiarazioni sulla titolarità di cariche, per valutarne l’eventuale cumulo o incompatibilità, che forse male non ci starebbero. E perché no? Una panoramica dentale, per farsi un’idea della robustezza ossea. Sono perfida. Ma come si fa a non esserlo? Ci hanno “risparmiato” le bagarre televisive e ci hanno omaggiati di cortei dell’ ammmore cosmico accompagnato da invettive ispirate a “ chi non è me, è contro di me” in un patetico ed isterico delirio collettivo, ci hanno regalato inni alla democrazia accompagnati dal disprezzo delle istituzioni non rappresentate dai veterani della politica, proclami a difesa della famiglia dopo averci nauseato con tresche con commari e commarelle, che rendono deboli e ricattabili gli uomini, gare al ribasso a chi dà di più i numeri ( e non solo riferiti alle presenze), citazioni sul cancro da estirpare assecondate da triviale sensibilità, continue previsioni per la spartizione dei territori . Qualcuno ha frenato le verdi mire espansionistiche su Milano proclamando che, in caso di sorpasso , mangerà un asino vivo. Questa dichiarazione è più spiazzante del paradosso del gatto di Schrödinger. E la controparte ha spernacchiato. Aspetto la reazione degli animalisti a difesa dell’ignaro ciuccio e mi chiedo da dove possa iniziare il lauto e metaforico pasto, se dalle ‘recchie o dalle zampe.
Mi pare che ciò sia in contrasto con la visibilità di rappresentanza pubblica e il taciuto art 54 della Cost. che sancisce “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Qui si aprirebbe una lunga disquisizione giuridica sul significato di onore. Forse vale solo per il semplice impiegato- fannullone della Pubblica Amministrazione e perciò si parla di revisionare la Costituzione. Si tace del bene dell’intera collettività, ma si parla solo di categorie di persone. Il cittadino deve adattarsi a loro. Prendere o lasciare, come le bloccate liste regionali.
Mai , come in questi anni , la politica è riuscita a dividere, a creare tensioni e sfiducia.
“Gli uomini di buona volontà si raccolgono spiritualmente nella cabina elettorale confidando nella divina provvidenza e recitando un “ fusse ca fussi a vota bona”( magari fosse la volta buona), come se dovessero vincere un terno al lotto. E segnando una bella croce, espiano i loro peccati di cittadini ligi al dovere” (da Quando si vota in skipblog.it)
La coincidenza
Fatica a trovare un motivo per non tacere, sente che è una forzatura in una stasi. E’ come volere turbare la quiete sul fondale, prendere la voce del mare da una conchiglia senza viverlo, intorbidire una sorgente. Parole non scritte perché giacciono ancora nascoste. Una piccola gemma che preannuncia la fioritura del ramo in una prevedibile attesa, ma non necessaria conseguenza. Un capriccio di freddo potrebbe fermarla, se non bruciarla. Si snoda un’intuizione svogliata, repressa. Rinvia, gira, cerca tra pensieri già pensati qualcosa che la ispiri. Volute già aperte, tracciate: non stupiscono. Cerchi fermi e dorati la distraggono. Il gatto la scruta da un angolo. Si fissano a vicenda. Lui statuario ed immobile. Lei lo imita per sorprenderlo in un movimento qualsiasi di vibrisse, orecchie e coda. Ipnoticamente monotono. Si distrae di nuovo, fissa lo schermo, la pagina. L’inquietudine genera una rallentata capriola che varia di poco l’ottica, come il desiderio sceglie spiragli di piacere e svanisce. Parole senza senso, o meglio, senza quel senso sentito, voluto, plasmato, tradotto, sgorgato dal profondo quando si concatenano velocemente l’un l’altra di getto, senza interruzione, pausa, sospensione. È questione di trovare la giusta intonazione, l’inizio del labirinto, la prima definizione di un cruciverba, poi tutto viene da sé, come le onde che si rincorrono, i cerchi che si allargano concentrici nell’acqua e l’eco che rimbalza più volte. La pagina è muta. Aspetta quella fortuita coincidenza che dia il via ad ali di cristallo. La notte è serena, lentamente dissolve ogni traccia d’alito sullo specchio dell’anima.
2 commentsPer Alda Merini, nata il 21 a primavera.
Alberto ha ricordato nel suo blog la nascita di Alda Merini, nata il 21 marzo. Oggi Milano le ha reso omaggio con una serie di manifestazioni e una targa, che è stata affissa sulla casa della poetessa in Ripa Porta Ticinese. Le quattro figlie di Alda Merini hanno voluto realizzare un sito internet in sua memoria “per comunicare quello che per noi è un modo di dar voce a nostra madre, alla sua follia e alla sua dolcezza, per farla parlare ancora perché non venga dimenticata”.
Tempo fa l’ avevo ricordata qui, con le sue stesse parole, che restano profonde come impronte sulla terra, tenere , dolci e tormentate di vate solitario, talvolta incompreso nella sua genialità. Con piacere segnalo il sito della poetessa dei Navigli www.aldamerini.it in occasione della sua nascita e dell’inizio della primavera.
La poesia vincitrice del 1° Concorso “Ermes”
Si è concluso il 1° Concorso di Poesia “Ermes”. Dopo un’attenta e laboriosa analisi, i membri della giuria hanno individuato la poesia vincitrice insieme alla seconda e terza classificate.
1. Poesia vincitrice del 1° Concorso “Ermes”: “Aprile” di Finestra sul cortile
Prima che arrivassi tu
a strappare i sigilli a questo lungo colpo di sonno,
ho atteso mille temporali,
ho consumato domande come sandali d’estate,
come lettere che per paura si chiudono nei cassetti.
Prima che arrivassi tu
mio angelo di vento,
esile demone di stupore,
ho patito il continuo franare dei sassi
persi per sempre sul fondo del lago.
Ma ora invece che ti scrivo so che verrà di nuovo Aprile
con i suoi gerani alle finestre,
a stringerci i fianchi e ad intagliarci i nomi.
Ed il nostro tempo da decorare e riprenderci
sarà un cielo impertinente di risvegli.
2. Poesia 2° classificata: “Indispensabili attese” di Tamango
Aspettando le parole chiare
mi sono mille volte arresa,
e mille volte ancora le ho cercate,
ascoltate,
anche quel giorno
mentre scendevi le scale
come gabbiano in picchiata sul mare,
per fuggire da quelle che non capivi.
Le ho sentite e perse
quando mia madre
s’inondò di luce
per brillare in eterno,
ma oggi le ho qui,
dentro un pugno chiuse,
nucleo della vita
e più forti dell’amore:
indispensabili attese!
Si ripetono
in un ciclo perpetuo
e come la giovane risacca
è mare aperto
così la mano che semina tasta già le messi
quando la terra gonfia
e gravida germoglia.
La notte, figlia e madre del giorno,
mi accoglie tra le sue spire blu,
la nego e non m’abbandono
e mentre aspetto l’alba,
meraviglia del nuovo mattino,
apro il pugno e libero
le parole della speranza.
mi sono mille volte arresa,
e mille volte ancora le ho cercate,
ascoltate,
anche quel giorno
mentre scendevi le scale
come gabbiano in picchiata sul mare,
per fuggire da quelle che non capivi.
Le ho sentite e perse
quando mia madre
s’inondò di luce
per brillare in eterno,
ma oggi le ho qui,
dentro un pugno chiuse,
nucleo della vita
e più forti dell’amore:
indispensabili attese!
Si ripetono
in un ciclo perpetuo
e come la giovane risacca
è mare aperto
così la mano che semina tasta già le messi
quando la terra gonfia
e gravida germoglia.
La notte, figlia e madre del giorno,
mi accoglie tra le sue spire blu,
la nego e non m’abbandono
e mentre aspetto l’alba,
meraviglia del nuovo mattino,
apro il pugno e libero
le parole della speranza.
3. Poesia 3° classificata: “Cieli trasparenti e vita” di Sangervasio Antonio
Oggi
allo spuntar dei fiori,
nei tenui prati,
nel dissolversi di brina
sul lento corso,
al sollevar di sole,
nei bei cortili,
saro’ pronto alla vita,
ricusando
l’impazienza che m’alberga.
Allor
mi desto
in ripide di speranza.
Alla fine di questa esperienza ringrazio Annarita per lo splendido coordinamento, Stella per l’iniziativa, le autrici del logo e delle targhe, i membri della Commissione per il confronto e gli spunti di riflessione , ma soprattutto mi complimento con tutti coloro che hanno partecipato e si sono cimentati ad esprimersi sulla “Speranza”, un tema di ampia e non facile interpretazione.
A volte la poesia ha una forza evocativa di immagini e parole che fa vibrare il pentagramma dell’anima, oppure crea attese e pause di riflessione, di percezione. Di solito suscita silenzio nell’ascolto di chi comunica la propria interiorità , nella quale talvolta si scopre parte di sè.
Per queste ragioni apprezzo la poesia, nelle sue forme più o meno solenni, e per me è stato un piacere partecipare a questa bella iniziativa come (con)giurata
2 comments
Le sedie parlanti
Lunedì 22 Marzo alle ore 21 presso il Teatro Comunale di Ventimiglia andrà in scena la performance teatrale “Le sedie parlanti”, promossa dall’Associazione PENELOPE (Donne del Ponente per le Pari Opportunità).La sceneggiatura è di Giancarlo Castello, la coreografia di G. Dyatlova con la partecipazione della cantante Bruna Vietri , la regia di Pia Orsini.
In un luogo surreale si incontrano sette donne che vivono realtà diverse, ma comuni a tante altre. Tra riflessioni vissute intensamente, ora comiche, ora drammatiche, iniziano a riconoscersi per superare stereotipi e vivere in modo più autentico.
Dopo il successo registrato a Bordighera, lo spettacolo sarà quindi replicato a Ventimiglia.
Un evento da non perdere!
3 comments
La signorina Rosa
Quando penso alla signorina Rosa, concludo che riuscì sempre ad essere protagonista della sua vita, senza finzioni, né guida, né protezione. Penso a quei semi che volano via per germogliare altrove. Lei aveva in sé i semi del secolo successivo.
Rosa nacque nel 1899. Ancora adolescente, perse entrambi i genitori a poca distanza l’uno dall’altra. Suo fratello, di due anni più grande, prese quindi la via del mare per provvedere alle due sorelle minori e fu esonerato dal primo conflitto mondiale, proprio perché sostegno di famiglia. Finite le scuole tecniche, Rosa aspettò di compiere diciotto anni per lasciare il paese e andare a vivere in città con la sorella, di un anno più giovane, alla quale era molto legata. Pare che all’inizio entrambe lavorassero in un laboratorio di cucito. Nel 1919 la sorella Lucia morì di febbre spagnola, che all’epoca fece molte vittime.
Rosa decise di proseguire gli studi , diventò ostetrica e lavorò sempre all’ospedale Ascalesi nel cuore caldo di Napoli. A lei si deve la nascita, in casa, di tutti i nipoti, pronipoti e figli di conoscenti finchè fu costruita la prima clinica ostetrica in penisola sorrentina alla fine degli anni ‘50. Rosa era minuta e di statura piccola, ma aveva un passo sicuro e deciso. Arrivava nella casa della partoriente e istruiva sul da farsi le donne presenti, zittendole con fermezza per mantenere la calma e concentrarsi sull’evento. Non si può dire fosse una bellezza. Aveva però un paio di occhi vispi da furetto, di colore castano verde, eredità trasmessa alle nipoti e pronipoti.
Nel ’43 aiutò la nipote maggiore a trasferirsi in città per lavorare e contribuire al mantenimento agli studi dei tre fratelli minori. Questo perché suo padre ( il fratello di Rosa) era disperso. In verità proprio durante l’ultimo viaggio, che prevedeva il suo sbarco a Genova, arrivò un contrordine. La motonave fu dirottata ad Alessandria d’Egitto e l’equipaggio sbarcò in un campo di prigionia inglese. Lì suo fratello vi rimase per otto anni e ne svelò il segreto parlando in arabo contro fantasmi immaginari, quando in tarda età la sua mente vacillava tra sprazzi di memoria del passato e vuoti del presente. Durante la sua assenza Rosa seguì i cinque nipoti conciliando, come poteva, gli impegni di lavoro col tempo libero. La seconda guerra si fece sentire, in tutti i sensi: nelle separazioni forzate, nei bombardamenti, negli stenti, nella trepida attesa di notizie. Ogni tanto tornava al paese e rimproverava la cognata perché i ragazzini parlavano il dialetto. Rosa ci teneva all’Italiano. Ormai aveva assunto l’aria della città e credeva che un diploma e la padronanza della lingua italiana potevano essere un buon biglietto di presentazione per un’occupazione futura. Nel dopoguerra incoraggiò i tre nipoti ad intraprendere la carriera del mare. Rosa invece iniziò a viaggiare, prima da sola poi, in età avanzata, coinvolse nelle sue peregrinazioni anche alcune amiche. Non c’erano confini alla sua voglia di scoprire l’Italia , l’Europa e poi oltre. Investiva così i suoi risparmi, allontanandosi sempre più, come i cerchi concentrici si allargano nell’acqua. La sua meta preferita fu Parigi ma è rimasta memorabile nella storia della famiglia la sua partenza per la Terra Santa in un itinerario “fai da te” negli anni ’50.
La ricordo anziana quando per un giorno si fermava a casa nostra e l’indomani ripartiva per proseguire uno dei tanti viaggi. Quando arrivava era una festa. I miei genitori la aspettavano e si premuravano di accoglierla secondo il rituale riservato agli ospiti di riguardo. A tavola parlava ininterrottamente, descriveva e raccontava le sue peripezie, e sorrideva. Mio padre la ossequiava dandole del Voi, nutriva per lei un’ammirazione, che ho capito in seguito, e una tacita gratitudine per avere assistito mia madre nel lungo parto di mio fratello che fece tribolare per due giorni non solo lei, ma anche tutto il parentado. Tra Rosa e mamma c’era una solidarietà femminile, riguardosa da ambo le parti. Forse perché la vita le aveva portate lontano a condividere la tradizione del mare in una fatale ciclicità. Alla fine degli anni ‘60 Rosa venne a farci visita per congratularsi con papà, fugando ogni perplessità dei miei a trasferirsi altrove. Era sempre più piccola, con tante rughe ricamate dal tempo e dalla vita sul viso e sulle mani. Il passo era incerto, ma costante. Mi pareva una testuggine, con gli occhi di sempre, cangianti a seconda della luce, curiosi, attenti, precocemente spalancati sulla libertà, forza e determinazione di essere. Quando la ricordiamo, tutti pensiamo a una donna intraprendente ed indipendente, discreta e tenace che vedeva altri tempi . Poco formale nei festeggiamenti, mai invadente, lontana eppure presente nei momenti critici.
Certe vite sono opere, rese grandiose da una quotidianità percorsa a piccoli passi per gestire difficoltà e costruire pian piano, credendo in qualcosa. Qualcosa di silenziosamente autentico che va al di là di se stessi, degli affetti, delle coordinate di spazio e tempo, della contingenza del reale. A distanza di tanti anni Zia Rosa riesce ancora a trasmettermi un esempio che orienta. Una riservata, piccola grande donna che, inizialmente per necessità e poi per scelta, interpretò la vita senza il bisogno di ricevere conferme affettive o consensi, seguendo priorità che aveva selezionato con intelligente perspicacia. Precorse i tempi con la curiosità di aprirsi al mondo, riuscendo a superare ogni distacco e a colmare ogni lontananza. Quando penso a Zia Rosa vedo una moderna ragazza del 1899.
Dedicato a Zia Rosa
Giornata della Donna 2010
Bentornato, Skip blog!
“La notte lava la mente” era il titolo dell’ultimo post pubblicato che riportava una bella poesia di Mario Luzi. In effetti la mia mente si è lavata, sciacquata, centrifugata e svuotata durante la pausa in cui Skipblog era dato per disperso. Sì, desaparecido. Non capivo se da buon self made dog ( dicitura soft per indicare un bastardino) avesse assunto una dimensione reale e davvero fosse scappato via nella rete senza guinzaglio e museruola in preda ad un capriccioso moto di insubordinazione, o se fosse stato colpito e affondato – e già immaginavo il mio avatar stare ben ritto ed imperterrito sul ponte di comando mentre il sito sprofondava nelle profondità del web-, o se fosse stato misteriosamente rapito da sconosciuti.
Ma come? Sembrava così tranquillo, beatamente coccolato. Invece che ha fatto? È sparito all’improvviso. Né uno squillo, né una pipì per dire “ va tutto bene, sono vivo”. Nessun segno di vita. Volatilizzato. Il bello è che, dopo una crisi di astinenza di qualche giorno, ho iniziato a pensare ad un epitaffio a sua imperitura memoria se non altro per rendergli un doveroso tributo di stima e affetto per il tempo e la pazienza che ha avuto nell’ accogliere i miei pensieri , i commenti degli amici del web e le letture dei lurker . All’improvviso la creaturella prodiga, che ha smarrito le immagini degli ultimi post, è ricomparsa.
“Lo sai che ci hai fatto preoccupare? Pure i miei figli e il consorte mi chiedevano che fine avessi fatto. Il vero Skip si è sentito dissociato. Dove sei stato? Spero non in una di quelle piattaforme zozze. E pure Filo e mia cugina mi hanno telefonato e mi hanno scritto amici che ti leggono. Il webmastèr dice che sei bizzoso e ha dovuto chiamare il Sindaco dei blog. E ti avrei pure clonato daccapo, ma non saresti stato lo stesso. Guardami negli occhi quando ti parlo. Non hai niente da dire? ”
“Bu”
15 comments
“La notte lava la mente” di Mario Luzi
La notte lava la mente.
Poco dopo si è qui come sai bene,
file d’anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario Luzi
12 comments

