Fatica a trovare un motivo per non tacere, sente che è una forzatura in una stasi. E’ come volere turbare la quiete sul fondale, prendere la voce del mare da una conchiglia senza viverlo, intorbidire una sorgente. Parole non scritte perché giacciono ancora nascoste. Una piccola gemma che preannuncia la fioritura del ramo in una prevedibile attesa, ma non necessaria conseguenza. Un capriccio di freddo potrebbe fermarla, se non bruciarla. Si snoda un’intuizione svogliata, repressa. Rinvia, gira, cerca tra pensieri già pensati qualcosa che la ispiri. Volute già aperte, tracciate: non stupiscono. Cerchi fermi e dorati la distraggono. Il gatto la scruta da un angolo. Si fissano a vicenda. Lui statuario ed immobile. Lei lo imita per sorprenderlo in un movimento qualsiasi di vibrisse, orecchie e coda. Ipnoticamente monotono. Si distrae di nuovo, fissa lo schermo, la pagina. L’inquietudine genera una rallentata capriola che varia di poco l’ottica, come il desiderio sceglie spiragli di piacere e svanisce. Parole senza senso, o meglio, senza quel senso sentito, voluto, plasmato, tradotto, sgorgato dal profondo quando si concatenano velocemente l’un l’altra di getto, senza interruzione, pausa, sospensione. È questione di trovare la giusta intonazione, l’inizio del labirinto, la prima definizione di un cruciverba, poi tutto viene da sé, come le onde che si rincorrono, i cerchi che si allargano concentrici nell’acqua e l’eco che rimbalza più volte. La pagina è muta. Aspetta quella fortuita coincidenza che dia il via ad ali di cristallo. La notte è serena, lentamente dissolve ogni traccia d’alito sullo specchio dell’anima.
A volte può essere utile scrivere senza un soggetto prestabilito,associando libere parole,pensieri, immagini senza alcuna intenzione, senza preoccuparsi di dire qualcosa, una specie di scrittura automatica.Il materiale che ne risulta è davvero sorprendente.
@filo: un volo…