25 Aprile
Quest’anno ricorre il 65° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Una pagina di storia italiana da non dimenticare, scritta dai soldati alleati ma soprattutto da tanti italiani (partigiani, militari,deportati, internati e civili) che si opposero alla dittatura in nome della libertà e resero possibile la nascita della Repubblica e della democrazia, sancite poi nella Costituzione.
Ecco alcune lettere che testimoniano le aspirazioni, gli ideali e le ultime volontà di uomini e donne in procinto di morte, consapevoli del loro destino e fiduciosi di trasmettere ad altri l’opportunità di vivere con dignità da uomini liberi . ( Da lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana)
Lettera di Bruno Parmesan (Venezia)
Udine, 10 febbraio 1945
Caro Papà e tutti miei cari di famiglia e parenti,
dalla soglia della morte vi scrivo queste mie ultime parole. Il mondo e l’intera umanità mi è stata avversa. Dio mi vuole con sé.
Oggi 10 febbraio, il tribunale militare tedesco mi condanna. Strappa le mie carni che tu mi avevi fatto dono, perché hanno sete di sangue.
Muoio contento perché lassù in cielo rivedrò la mia adorata mamma. Sento che mi chiama, mi vuole vicino come una volta, per consolarmi della mia dura sorte. Non piangete per me, siate forti, ricevete con serenità queste mie parole, come io sentii la mia sentenza.
Ore mi separano dalla morte, ma non ho paura perché non ho fatto del male a nessuno; la mia coscienza è tranquilla.
Papà, fratelli e parenti tutti, siate orgogliosi del vostro Bruno che muore innocente per la sua terra.
Vedo le mie care sorelline Ida ed Edda che leggono queste ultime mie parole: le vedo così belle come le vidi l’ultima volta, col loro dolce sorriso. Forse qualche lacrima righerà il loro volto. Dà loro coraggio, tu Guido, che sei il più vecchio.
Quando finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha portato in tutto il mondo, se le possibilità ve lo permetteranno fate che la mia salma riposi accanto a quella della mia cara mamma.
Guido abbi cura della famiglia, questo è il mio ultimo desiderio che ti chiedo sul punto di morte. Auguri a voi tutti miei cari fratelli, un buon destino e molta felicità. Perdonatemi tutti del male che ho fatto. Vi lascio mandandovi i miei più cari baci.
Il vostro per sempre
Bruno
(Di anni 19 , meccanico tornitore , nato a Venezia il 14 aprile 1925 . Partigiano nel Battaglione “Val Meduna”, 4ª Brigata della 1ª Divisione Osoppo-Friuli .Catturato dai militi delle Brigate Nere nel gennaio 1945 a Meduno (Udine), in seguito a delazione, fu processato il 2 febbraio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine e poi fucilato da un plotone d’esecuzione di militi fascisti con altri ventitre partigiani alle ore 6 dell’11 febbraio 1945, contro il muro di cinta del cimitero di Udine.)
Lettera di Giancarlo Puecher Passavalli
Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto… Accetto con rassegnazione il suo volere.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent’anni della mia vita.
L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
A te Papà l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.
Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. Baci a tutti.
Giancarlo
(Di anni 20 . Nacque a Milano il 23 agosto 1923 . Iscrittosi alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Milano, sospese gli studi per arruolarsi nell’aviazione come allievo ufficiale pilota volontario. Dopo l’armistizio si ricongiunse coi familiari, che nel frattempo erano sfollati a Lambrugo (CO) Subito dopo l’8 settembre 1943 diventò l’organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani nella zona di Erba-Pontelambro (Como). Svolse numerose azioni, fra cui rilevante fu quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricupero di materiale militare e di quadrupedi . Catturato da militi delle locali Brigate Nere il 12 novembre 1943 a Erba, fu rinchiuso nelle carceri di San Donnino in Como. Processato il 21 dicembre 1943 dal Tribunale Speciale Militare di Erba, fu poi fucilato da militi delle Brigate Nere lo stesso 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba. Suo padre, Giorgio Puecher Passavalli, si spense nel campo di Mauthausen il 7 aprile 1945. Dopo la liberazione, alla memoria di Giancarlo Puecher è stata concessa la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “Patriota di elevatissime idealità, scelse con ferma coscienza dal primo istante la via del rischio e del sacrificio. Subito dopo l’armistizio attrasse, organizzò, guidò un gruppo di giovani iniziando nella zona di Lambrugo, Ponte Lambro, il movimento clandestino di liberazione ed offrendo la sua casa come luogo di convegno. Con lo esempio personale fortificò nei compagni la fede nell’azione che essi dovevano più tardi proseguire in suo nome. Presente e primo in ogni impresa gettò nella lotta tutto se stesso prodigandovi le risorse di una mente evoluta e di un forte fisico, ed associando all’audacia un particolare spirito cavalleresco. Braccato dagli sgherri fascisti, insidiata la sicurezza della sua famiglia, non desistette. Incarcerato con numerosi suoi compagni e poi col padre, d’accordo con questi rifiutò la evasione per non allontanarsi dai compagni di fede e di sventura. Condannato a morte dopo sommario processo, volle essere animatore sino all’estremo, lasciando scritti di ardente amor patrio e di incitamento alla continuazione dell’opera intrapresa. Trasportato al luogo del supplizio, chiese di conoscere il nome dei suoi esecutori per ricordarli nelle preghiere di quell’aldilà in cui fermamente credeva, e tutti i presenti abbracciò e baciò, ad ognuno lasciando in memoria un oggetto personale, pronunciando parole nobilissime di perdono e rincuorando coloro che esitavano di fronte al delitto da compiere. Cadde a vent’anni da apostolo e da soldato, sublimando nella morte la multiforme e consapevole spiritualità che aveva contraddistinto la sua azione partigiana” ( da Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia)
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Buon 25 aprile, skip
Grazie anche a te, per i ricordi…
g
@giovanna: ciao e buona liberazione
Perdere la memoria storica significa perdere coscienza con il nostro presente. Ricordare per non commettere gli stessi errori è un compito che ognuno di noi si deve assumere.
Cio Skip, Roberta.
Buon 25 aprile, Maria. Conoscevo le lettere che hai riportato, e mi ha fatto piacere rileggerle.
Grazie di averle riportate.
Su web 2.0 ho segnalato un ebook che merita molto “Schegge di Liberazione”. E’ liberamente scaricabile.
Ciao.
@annarita: grazie per la segnalazione dell’interessante risorsa .
A presto
@gturs: condivido in pieno.
Ciao