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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

“Voi non potete dubitare delle cose in cui credete: io devo” (Ipazia di Alessandria in Agorà )

Nel film Agorà , di recente giunto nelle sale cinematografiche italiane,  Alejandro Amenabàr narra la vita di Ipazia,  nota matematica, astronoma  e filosofa della tarda antichità e  inventrice di strumenti, come il planisfero, l’astrolabio e l’idroscopio. Nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 d.C,  Ipazia vive in un’epoca di grande confusione, di scontro tra la civiltà ellenistica e il proto cristianesimo, politeismo e monoteismo in un’alternanza di giochi di potere ed intolleranza tra eruditi saggi e masse in cerca di riscatto, fomentate da fanatici monaci ( parabolani) che interpretano a modo loro la parola di Cristo divenendo persecutori di tutti coloro che non condividono il loro credo. Alessandria, capitale delle scienze dell’Impero romano , ove convivevano etnie diverse, diventa ben presto scenario di lotte fratricide tra pagani,cristiani e ebrei .


Ipazia, come il padre Teone, si dedica a  studi di filosofia , matematica ed astronomia, divenendo a 31 anni  la più nota esponente alessandrina della scuola neoplatonica.  Per lungo tempo studia il cielo, si interroga sulle stelle e,  partendo dalla “bizzarra”teoria di Aristarco, alla concezione tolemaica geocentrica oppone l’intuizione del movimento della Terra che ruota intorno al Sole lungo un’orbita ellittica, poi resa ufficiale  da Keplero molti secoli più tardi. A lungo osserva, ipotizza, dubita, riformula ipotesi, deduce .Il suo pensiero scientifico,  improntato alla necessità logica che spiega fenomeni e fatti, si fonda sul dubbio e approda a verità approssimate, confutabili e difficili da dimostrare con gli strumenti esistenti a quei tempi. La sua forma mentis si scontra col fanatismo  religioso e la politica che misconoscono il valore positivo del dubbio e impongono dogmaticamente verità e certezze assolute, non necessariamente da dimostrare, spesso richieste e volute dagli uomini per rispondere ai misteri della vita e del creato o per governare. Ipazia afferma la sua neutralità di pagana, prende distanza dal potere con una saggezza maturata grazie allo studio e ad una straordinaria sensibilità. Pare distaccarsi  dalle umane passioni abbracciando  i misteri dell’universo che rispondono a  leggi talvolta incomprensibili e conquista spazi infiniti varcando i confini del mondo umano. La filosofia diviene il suo stile di vita in una  costante ricerca di verità, non sempre certe e assolute, che la avvicina  al rispetto della vita, più di ogni altro dogmatico dio.


Donna di eccezionale bellezza ed intelligenza è affascinata dal misterioso e perfetto equilibrio esistente in natura, spesso simboleggiato dal cerchio ove tutti i  punti della circonferenza sono equidistanti dal centro. Una perfezione  idealmente auspicabile per un’equilibrata forma di governo ispirata alla tolleranza, alla convivenza, alla giustizia, al bene. Un cerchio che,  in alcune inquadrature dall’alto, incornicia, ma non riesce ad arginare, masse impazzite simili a formiche che scappano senza meta.


Ipazia esercita una grande infuenza non solo culturale ma anche politica, perciò  paga con la vita quello che all’epoca tutti le riconoscevano un eccezionale privilegio in quanto donna. Accusata di eresia e stregoneria, è assassinata nel 415 , sebbene stimata per la  fervida mente e virtù. Va incontro al suo destino, rifiuta la conversione al cristianesimo  proclamando la sua libertà di pensiero,  la sua indipendenza da ruoli prestabiliti e il suo impegno civile. Con la sua morte viene sancita  l’esclusione delle donne dal sapere.


Ecco la testimonianza di  Socrate Scolastico, storico cristiano:


“C’era in Alessandria una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo Teone, che aveva fatto tali conquiste in scienza e letteratura da sorpassare tutti i filosofi del suo tempo. Essendo succeduta al padre nella guida della scuola di Platone e di Plotino, ella insegnava i principi della filosofia ai suoi discepoli, molti dei quali venivano da lontano per assistere alle sue lezioni. A dimostrazione della sua erudizione e delle sua abilità di conversazione, che aveva acquisito in seguito alla coltivazione della sua mente, appariva spesso in pubblico in presenza di magistrati, e non aveva vergogna di partecipare alle assemblee di uomini. Per questo gli uomini la ammiravano sempre più, per la sua straordinaria dignità e virtù. Eppure anch’essa cadde vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Poiché ella aveva frequentazioni con Oreste, fu calunniosamente riportato tra i cristiani che era stata lei ad impedire che Oreste si riappacificasse con il vescovo. Allora alcuni di essi, il cui capo era un lettore chiamato Pietro, presi da uno zelo bigotto e ferino, la assalirono sulla via di casa e, trascinatala giù dal carro, la trascinarono alla chiesa chiamata Cesarèo dove la spogliarono completamente e la uccisero a colpi di tegola. Dopo aver fatto a pezzi il suo corpo, portarono le sue membra sanguinanti in un posto chiamato Cinaron, e lì le bruciarono. Questo episodio ha portato l’obbrobrio non solo su Cirillo, ma anche sull’intera chiesa di Alessandria. E di certo nulla può essere più lontano dallo spirito del cristianesimo che la giustificazione di massacri, battaglie, e cose di questo genere. Questo accadde nel mese di Marzo durante la Quaresima, nel quarto anno dell’episcopato di Cirillo, sotto il decimo consolato di Onorio e il sesto di Teodosio”.


Ipazia è una bella figura femminile della storia e della scienza. Nel film è tanto amata ma in modi diversi, dal  padre col quale condivide affinità intellettive,  dal prefetto Oreste che si accontenta di amore platonico, dallo schiavo Davo che nutre un’ attrazione fisica. Tutti, chi prima, chi dopo, le riconoscono la libertà di essere ciò che vuole. Agorà propone conflittualità ancora attuali , forse senza soluzione, proclama quel bisogno umano di avere  certezze, credute o possedute, per legittimare ogni forma di potere, sociale , politico, religioso.


In questo Ipazia è sempre stata libera  e tutti, anche coloro che la condannarono, riconobbero la sua libertà.


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8 comments

8 Comments so far

  1. giovanna May 5th, 2010 21:37 p05

    grande skiip,
    bellissimo post :-)
    straordinaria figura, Ipazia! Mi auguro di poter vedere il film
    g

  2. alberto May 5th, 2010 21:37 p05

    Andrò senz’altro a vedere il film. Mi ha sempre affascinato questa figura di donna. Bel post.

  3. Skip May 7th, 2010 21:37 p05

    @giovanna e alberto: un film ben interpretato, interessante sia per la ricostruzione del periodo storico, della vita e della personalità di Ipazia, sia per le diverse riflessioni che suscita.

  4. annarita May 7th, 2010 21:37 p05

    Straordinaro, Maria.

    Segnalato qui:

    http://scientificando.splinder.com/post/22688583/cose-dai-blog

    Salutoni.
    annarita

  5. annarita May 7th, 2010 21:37 p05

    Scusa la fretta…ovviamente “straordinario”!

  6. Skip May 7th, 2010 21:37 p05

    @annarita: grazie !!! :)

  7. kim May 16th, 2010 21:37 p05

    un bellissimo film contro ogni fanatismo,equilibrato e poetico al tempo stesso, con qualche più che accettabile cedimento alla fedeltà della ricostruzione storica,soprattutto nel finale in cui Davo soffoca Ipazia prima della lapidazione. Non attira le masse perché non c’è spazio per violenza gratuita e per volgarità, mi chiedo come mai sia arrivato così tardi nelle sale italiane. Non presenta tesi contestabili, non provoca scandalo, non è fazioso, forse tutto ciò ha causato problemi?Non ho potuto non notare come la sala, in una piovosa e fredda domenica di maggio,fosse piena a metà e il pubblico fosse costituito quasi esclusivamente da insegnanti e studenti.

  8. Skip May 18th, 2010 21:37 p05

    @kim:per approfondimenti segnalo anche il libro ” Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo” di Adriano Petta e Antonino Colavito (ed. La Lepre).

    A presto :)

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