“…corpo e mente, un’emozione controllata dall’intelletto. Allora sì, io il lettore lo coinvolgo così” (Edoardo Sanguineti)
Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, autore di teatro, critico, saggista. Così oggi si ricorda Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930- Genova,18 maggio 2010) esponente della neoavanguardia e del Gruppo 63 che negli anni Sessanta propose un’innovativa ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti. I suoi scritti sono complessi, a volte ostici, evocativi, provocatori e sorprendenti.
Prendere o lasciare. Una forma letteraria vicina alla musica, per i ritmi incalzanti o spezzati, le pause e l’andamento in crescendo o diminuendo, come le immagini che, simili a flash,scendono nella profondità dei pensieri per risalire nella superficie delle sensazioni.
acrobata (s. m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno, è per l’etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche, di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi, fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo): volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri, in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell’aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta mortalmente: e mortalmente (e moralmente) ruota: (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore):
(da “Corollario”1992-1996)
Ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda,
che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi,
i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte,
con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo,
se ti prendo, con i miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti aspiro, ti respiro
con le tue nebbie e trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita
che ti amano, che ti arano, con la mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora,
mia vita, mio avaro amore amaro:
io sono qui così, la zampa del mio uccello, di quello
che ti gode e ti vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la pupilla che ti vibra
e ti brilla, che ti tintinna e titilla; sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che
ti pungo, mio fungo, io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io,
passero e pettirosso del tuo fosso: io la piuma, io l’osso, che ti scrivo: io, che ti vivo.
a quella reginella ridarella, a quella raganella griderella, la bella sopranella
in sottanella, a quella stella bianca, stella nana, unica mia sovrana disumana,
alla sua bianca mano, al piede bianco e stanco, e storto, e morto, a quel suo buco
nero, buco vero, dunque io parlo, e così parlando dico:
felice la tua faccia
di vinaccia, felici le tue braccia di focaccia, principessina di uvaspina,
manducabile inconfutabile, amabile potabile: felice, mia selvaggia, chi ti assaggia
candeggiante albeggiante, sola, tra due lenzuola: felice il tuo sensibile cannibale,
felice chi ti inghiotte in una notte, chi ti concuoce veloce, e ti digerisce
e smaltisce, e ti chilifica e chimifica: felice chi ti dice, e ti nientifica:
(da L’ultima passeggiata – Omaggio a Pascoli – 1982)
5.
esiste il vuoto tempo dell’attesa, esistono irrazionali
meteore e, ad occhi aperti, ciechi nomadismi:
esiste
(in forma informe di ballata) la vuota attesa del vuoto (le nobili
attenzioni, la profonda pietà cristiana, i misteri dell’anima,
la luce…)
esistono gli “stati di necessità”, esistono i governi
di (centro-)destra
oh, al confine con la mia catastrofe, esisti, catastrofico
sguardo d’amore, sempre
(…ma resiste,
figlio, inamabile e vero, il duro tempo della nostra storia).
(da Mikrokosmos -poesie 1951-2004)
Questo è il cuore dei monti
Questo è il cuore dei monti, che è il tuo cuore,
vinosa vena di fresco sapore:
vedi, un corno di luna è un paio di ali,
nodo è di nidi, in luci vendemmiali:
questo è un vecchio castello di tarocchi:
questo è il cuore del mondo, nei tuoi occhi:
bevendo bianca pace settembrina,
saltami in cerchio, bella furlanina.
Ballata delle donne
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
(da Ballate 1982-1989 in “Il gatto lupesco -poesie 1982-2001)
4 comments
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Sommo Sanguineti!
Grandioso, Sanguineti! Grazie di averlo ricordato in maniera così coinvolgente.
Salutoni.
annarita
@filo e annarita : inarrivabile …
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