“Terre che si fanno di un blu dolce, ai primi soffi dell’alba. Terre blu” (Nico Orengo)
Il silenzio imparai a conoscerlo in barca con il Rebissu, Dante e con il Giga. Ma anche con Bruno. L’avevo “sentito” con mio nonno Antonio che non parlava quasi mai, ma pensavo non si trovasse bene in città, al mondo, al mare, perché gli avevano fatto dei torti. Poi una volta al mare capii che quel suo silenzio era una disponibilità d’ascolto, un risparmio a dir belinate, e un rispetto verso altri silenzi. A dar voce c’era il mare, la sua risacca, il passaggio del treno, il colpo di magaglio, il vento che si andava a scontrare con le foglie di canna e di ulivo, le voci delle donne e dei bambini, quello delle campane e dei preti, dentro e fuori la chiesa. Così imparai che il suo silenzio non era un risentimento ma una discrezione, che valeva più un “bona”, di mattino o di sera che tante messe e salamelecchi fra marciapiede e caffè. E quel mio nonno Antonio se ne stava giornate in silenzio con il suo basco e il suo bastone su di una sedia a guardare come si svolgeva il mondo, incuriosito dalla piega che prendeva e poco disposto, l’accettasse o meno, nel volerla cambiare, convinto che nella dimensione del silenzio, ben distante a quella del “mugugno”, ci fosse uno spazio immenso di libertà, di tempo, di riflessione, immune da pentimento, riavvicinamento, conversione, intrigo utilitaristico.
Come il Giga, l’Ernesto, il Rebisso, il Bruno. Che andavano per terra e per mare badando al vento e all’onda, alla chiazza di corrente e al taglio di luna, pragmatici con attenzione ai confini dell’altro, fossero reti e nasse altrui, finanzieri o branchi di gianchetti da lasciar crescere, attenti ad un equilibrio che li proteggeva e che loro proteggevano.
Così come si fa con la vita, senza tante balle, senza tante parole.
Era meraviglioso usare più silenzio e meno parole, era qualcosa come giocare a carte e non commentare il gioco di chi giocava a carte, pescare e non trovare da dire su come si pescava. Era una dimensione del fare. Era fare e non criticare il fare che forse, non avresti saputo fare. Così avresti potuto chiedere la critica da chi aveva esperienza.
E quelli te la davano attraverso il silenzio, il saluto di un “bona”. Così faceva mio nonno, un sorriso stretto, sotto il suo basco, i pugni chiusi sul bastone, sulla sua sedia sotto il portico di casa Notari, a Latte.
Il “bona” eguale di Libero, quando non era costretto ad entrare in magazzino o a parlare da compagno. Il “bona” del Giga e del rebisso e dell’Ernè una volta scesi dalla barca e impegnati con i villeggianti. Il “bona” di Bruno, da ragazzo, da uomo, per cortesia verso chi non aveva la minima idea di una conversazione fatta di silenzio.
Il silenzio ce lo portava la pietra, l’ulivo, gli animali, il mare, il cielo mai troppo alto, le nuvole. Ce lo portavano le curve, la terra aggrovigliata di Liguria che attutiva i rumori, li ovattava, li filtrava, attraverso le sue fasce, le sue “piramidi”, il senso del camminare solitario, con un peso sulle spalle e un cane avanti e indietro, verso un confine che non è mai diritto, ma continuamente spezzato, distorto, rimbalzato da un capriccio degli Dei che ti placano con una fascia d’azzurro, che potrebbe anche essere il cielo.
( Da “Terre blu” – Sguardi sulla riviera di ponente di Nico Orengo- ed. il melangolo)
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14 Comments so far
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Io non vengo da quel giardino sul mare ma dalle aspre colline, lassù, col mare da lontano. Eppure abbiamo cose in comune. Grazie Skip.
io vengo da quel giardino sul mare pieno di intensi tormenti ma anche di immense delizie ,di acidi limoni ma anche di dolcissime albicocche .Quando scendo verso la spiaggia che anche Nico Orengo a volte frequentava penso con dolore ad una assenza
Bellissimo elogio del silenzio. C’è tanto da meditare in questo brano e da imparare. Silenzio come discrezione,anziché dire belinate, silenzio come dimensione del fare invece di criticare.Parole nelle quali mi identifico profondamente.
Ciao Skip
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@Alberto: la geografia dell’anima è senza coordinate
@water violet:Vero. Oggi queste terre e mare blu parlano per lui.
@filo: ma non diventare troppo taciturna
cara skip, il mare e il silenzio!L’unico mare che vedo al momento è un mare di carte cui darei volentieri fuoco.Oggi il mare,quello azzurro, con o senza silenzio,è solo un luogo del desiderio che dovrà rimanere tale ancora per parecchio. A meno che all’improvviso non riesca a prevalere la filosofia del carpe diem e non ci scappi un bel bagno “arrubbato”, di quelli che hanno un sapore speciale…. ciao ciao
@kim: scappa al mare, che le giornate sono lunghe
già fatto! baci
Molto suggestivo. Bello!
Potrebbe essere un acquisto per le letture estive.
Salutoni.
annarita
Meraviglioso il silenzio di Nico. Quello che ci impongono oggi, il silenzio dell’ignoranza, è quasi simile alla morte…Brava Skip.
@annarita: sì e sono belle anche le foto del libro
@Silla: è un silenzio quasi naturalmente e saggiamente voluto,molto lontano da quello imposto.
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