Skip blog

Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for July, 2010

Hic sumus felices – le Lune di Pompei

 

Da maggio a ottobre 2010 il Parco Archeologico degli Scavi di  Pompei ospita una nuova edizione di “ Le  Lune di Pompei”. Nel chiarore magico e  misterioso delle Lune Eterne ( la Luna di Morte, la Luna della Speranza, la Luna Virtuale, la Luna della Vita, la Luna che non c’è, la Luna che si Diverte) l’antica città sepolta  racconta i misteri non svelati, che mai hanno abbandonato Pompei .

Il percorso parte dalla necropoli di Porta Nocera,  prosegue nell’Orto dei Fuggiaschi, continua verso la Casa del Giardino d’Ercole, in via dell’Abbondanza, soffermandosi nella casa del profumiere, di Octavius Quartius,erroneamente  chiamata in un primo tempo domus di Loreius Tiburtinus, di Venere in Conchiglia ed infine si conclude con suggestivi ed onirici giochi di luce nell’Anfiteatro. La voce dell’attore Luca Ward e alcune proiezioni guidano il pubblico in una suggestiva ed eterna realtà parallela per fare vivere e rivivere  Pompei.

 

L’eruzione del Vesuvio, per l’esattezza  del monte Somma,  nel 79 d. C. fermò la vita di Pompei sotto una coltre di cenere e lapilli spessa 6-7 metri. La maggior parte degli  abitanti, fuggiti dalle case, trovarono la morte  sul litorale. I pochi rimasti, sperando di salvarsi nei sotterranei  delle abitazioni, morirono asfissiati. Toccanti testimonianze della tragedia sono  i calchi dei Fuggiaschi, ricostruiti  dall’archeologo Giuseppe Fiorelli nel 1863  versando gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi nello stratto di cenere.

 

Camminare per le vie di uno dei siti archeologici più suggestivi  e famosi del mondo, è sempre emozionante. È come viaggiare a ritroso nel tempo. Passeggiare di notte  in una Pompei  illuminata da splendenti Lune piene, seguendo un itinerario tracciato da fiammelle, è un’esperienza unica ed affascinante.

 

Passare in punta di piedi sulla strada  esterna alla cinta  della città e conducente  a Nocera, fiancheggiata da numerosi sepolcri monumentali, dà l’impressione di violare e consacrare allo stesso tempo la profonda  intimità della morte in una città apparentemente muta e  deserta. Qui si coglie la ciclicità di vita e morte, ove la morte non è frattura o interruzione, ma è una delle incombenze dell’uomo, un continuum  della vita, e la vita è commistione di otia e negotia , di sacro e profano confluenti nel mito.

  “Si tenevano in casa le ceneri o le immagini dei propri avi; li si salutava entrando, i vivi restavano in contatto con loro; all’entrata della città, le loro tombe allineate ai due lati della strada,  somigliavano a una prima città, quella dei fondatori”(H.Taine – “Viaggio in Italia”)

Qui però stranamente si continua a respirare la vita quotidiana dell’antichità nelle abitazioni e nelle botteghe, il fermento dei luoghi pubblici, la devozione per gli dei e la pietas per i defunti, il gusto raffinato per l’arte e i piaceri della vita, il valore del talento, dell’ingegno e dell’operosità.

   

Le Lune di Pompei splendono in alto riversando un’aura di bianca quiete su luoghi che raccontano a tutti per essere ascoltati da alcuni.

 

Gli orti, arricchiti di filari  e di ulivi dalla chiome argentate, nel 1961 restituirono alla storia  tredici vittime dell’eruzione, asfissiate dal gas e dalle ceneri durante la fuga. Nei cosiddetti Orti dei Fuggiaschi il destino di Pompei parla a chiunque. La pietas erompe alla vista di  sagome contorte e sofferenti. L’immaginazione assume una dimensione tristemente più concreta, ma proprio quei calchi fanno rivivere la città. I vuoti dei corpi si riempiono di  tutta la vita narrata sui muri e sui basoli sconnessi, nelle domus, tabernae, terme, nei teatri e nel foro dando una dimensione umana ad una civiltà grandiosa.

   

 

 

Ogni  muro, colonna, cubiculum, peristilio, cespuglio di rosmarino, giardino interno  respira ancora e l’immaginazione restituisce gli affreschi, i mosaici, le suppellettili e le statue che arricchivano gli spazi, ora deserti, dove ti senti un intruso in uno scenario fuori dal tempo e percepisci  un invadente senso di solitudine che ti riempie di riverente stupore ed ammirazione  per un  qualcosa di irraggiungibile e grande.

Come il bello che traspare dalla domus più raffinate. E ti pare di sentire le fragranze della casa del profumiere, di vedere scorrere l’acqua nella lunga vasca di marmo, ombreggiata da una pergola, nella casa di Octavius Quartius e brillare al sole i personaggi mitici e leggendari  di altri tempi e civiltà.

 

 

E ti chiedi chi possa avere calpestato quella strada, chi si sia fermato sull’uscio di quella locanda, chi sia l’autore di questi graffiti che, in tal caso, non informavano nè provocavano, ma comunicavano per davvero un modus vivendi.

 

 

 

“ HIC SUMUS FELICES” cioè “QUI  SIAMO FELICI”.

Una solenne proclamazione  di gioia e di vitalità collettiva che associo a tutte le genti che vivevano Pompei . Uno squillo per i secoli a venire , una speranza di buon augurio per noi,  provenienti dal futuro, incapaci  di definire la felicità, se non per difetto, e tanto meno di scrivere una cosa del genere sui muri di una qualsiasi città. “Qui siamo felici.” E sarà una delle magiche  lune di Pompei  o il fascino acuito dalle ombre di una dolce notte d’estate, sarà il mistero di queste strade percorse da chissà chi  e di questi muri  che raccontano più di mille parole, ma in questa scritta graffiata c’è tutta la vita, la forza  prorompente e la grandezza di una civiltà. Qui siamo felici. E non provo invidia, ma commozione e un senso di compiaciuta appartenenza a un patrimonio universale, a una sorta di  Eden nascosto, carpito attraverso le fonti storiche.

 

Pompei, maledetta dalla natura e benedetta dagli dei, suggestiona chiunque nei suoi chiaroscuri, nell’eco remota che risuona dentro, nella sua  immensità costellata da vibranti fiammelle che segnano il percorso, quasi a ricordo del percorso esistenziale dell’umanità .

“Qui siamo felici” è l’epitaffio più bello in memoria di una città che ha ancora tanto da dire indistintamente a tutti.

 

Scontenti e perennemente incontentabili, riusciremo mai ad annunciare ai posteri “Qui siamo felici” non per effetto di una momentanea scarica di adrenalina o senza cedere ad una qualsiasi forma di finzione?

 

 

 

Le Lune di Pompei

Visite notturne degli Scavi di Pompei

maggio- ottobre 2010

www.lelunedipompei.it

 

 

 

 

 

5 comments

Gli uccelli mortali dell’anima

 

 

 

Primi fra i creati, voi prescelti della creazione,
vette assolute, albeggianti cime
di tutta la creazione- polline della fiorente divinità,
guide della luce, passaggi, gradini, troni,
spazi dell’essere, scudi di gioia, tumulti tempestosi
dell’incanto del sentimento e d’improvviso, uno ad uno,
specchi: che la fluente bellezza ricreano
nel loro volto.

 

 

Da Seconda Elegia duinese di R. M . Rilke

 

                     

4 comments

La gatta di palazzo Grazioli

 

Se i gatti romani hanno colonizzato l’area archeologica del largo di Torre Argentina, meritandosi nel 2001 il riconoscimento di “patrimonio bioculturale della città eterna”, a una gatta è dedicata la via che da Piazza del Collegio Romano porta a Via del Plebiscito e fiancheggia palazzo Grazioli, nota residenza romana del Presidente del Consiglio.

 

 

 

In un angolo del cornicione del palazzo è murata una gatta di marmo a grandezza naturale, proveniente dall’Iseo e Serapeo campense, costruito nella zona nel 43 a. C. in onore delle divinità  egizie Iside e Serapide. In seguito alla progressiva distruzione dello sfarzoso tempio egizio, molte  statue e obelischi  furono sparsi per le vie di Roma e nei musei .

 

  

 

 

 

Si narra che la statua della gatta sia stata posta a ricordo di una gatta vera che, avendo visto un bambino in pericolo sul cornicione, con un miagolio insistente e  continuo  riuscì ad attirare l’attenzione della madre che mise in salvo il piccolo.

 

Una credenza popolare invece  attribuisce  alla gatta l’indicazione di un ricco tesoro, che sarebbe nascosto in direzione del suo sguardo. 

  

 

In effetti molto più in là, nel parco di Villa Borghese, ho scoperto  “il tesoro felino” . Anzi lui ha scoperto me e mi è venuto incontro.  

 

 

 

 

 

9 comments

Ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed è un possesso per tutta l’eternità (Oscar Wilde)

 

Nel cortile di Palazzo Nuovo in Campidoglio Marforio, mordace interlocutore a distanza col sarcastico Pasquino, sorrideva beffardo mentre cercavo di immortalare ciò che sentivo come bello.

 

 Per gli antichi il bello era proporzione e armonia di forme, rese ancor più pure dalla trasparenza del marmo.Ci sono opere che  a distanza di secoli hanno reso eternamente belle qualità colte in matrone, fanciulle, divinità, imperatori, guerrieri. Uomini e donne, realmente esisititi o immaginati,  che ancora trasmettono forza, fierezza, fermezza, gentilezza, nobiltà, dolcezza, leggiadria, armonia, serenità.

 

“Per quanto viaggiamo in tutto il mondo per trovare ciò che è bello, dobbiamo portarlo con noi oppure non lo troveremo” (Ralph Wado Emerson). Non saprei se si percepisce il bello perchè è stato coltivato dentro di sè  o perchè è una proprietà insita oggettivamente nelle cose. Potremmo discutere a lungo sul carattere oggettivo o soggettivo  del bello. Sta di fatto che a Roma ovunque,  per strada, nei musei e nelle chiese, ci sono opere talmente sublimi che suscitano incanto e commozione.

 

 

 

 

 

Qui una galleria fotografica su statue della classicità ammirate nei Musei Capitolini di Roma, che è una delle collezioni d’arte più prestigiosa e antica del mondo. Da visitare la mostra “I giorni di Roma: L’età della conquista- il fascino dell’arte greca a Roma” allestita all’interno dei Musei fino al 5 settembre.

 

 

 

 

                     

 

 

 

4 comments

Il grande pi greco

Il grande pi greco



Degno di meraviglia è il numero pi greco

tre virgola uno quattro uno.

Le sue cifre seguenti sono ancora tutte iniziali,

cinque nove due, perché non ha mai fine.

Non si fa abbracciare sei cinque tre cinque con lo sguardo,

otto nove con il calcolo,

sette nove con l’immaginazione,

e neppure tre due tre otto per scherzo, o per paragone

quattro sei con qualsiasi cosa

due sei quattro tre al mondo.

Il più lungo serpente terrestre dopo una dozzina di metri s’interrompe.

Così pure, anche se un po’ più tardi,  fanno i serpenti delle favole.

La fila delle cifre che compongono il numero Pi greco

non si ferma al margine del foglio,

riesce a proseguire sul tavolo, nell’aria,

su per il muro, il ramo, il nido, le nuvole, diritto nel cielo,

per tutto il cielo atmosferico e stratosferico.

Oh come è corta, quasi quanto quella di un topo, la coda della cometa!

Quanto è debole il raggio di una stella, che s’incurva nello spazio!

Ed ecco invece due tre quindici trecento diciannove

il mio numero di telefono il tuo numero di camicia

l’anno mille novecento settanta tre sesto piano

numero di abitanti sessanta cinque centesimi

giro dei fianchi due dita una sciarada e una cifra,

in cui vola vola e canta, mio usignolo

e si prega di mantenere la calma,

e così il cielo e la terra passeranno,

ma il Pi greco no, quello no,

lui sempre col suo bravo ancora cinque,

un non qualsiasi otto,

un non ultimo sette,

stimolando, oh sì, stimolando la pigra eternità

a durare.


Wislawa Szymborska


5 comments

Il Manifesto degli Insegnanti

“La scuola che funziona”, un social network che tratta pratiche di miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento e propone condivisione di risorse e confronto su temi critici , ha promosso la stesura del  Manifesto degli Insegnanti. È una sorta di giuramento di Ippocrate finora mai formalizzato, ma sentito e vissuto da tanti. Un utile memorandum per superare momenti critici e recuperare la profonda motivazione che dà significato alla professione docente, che è innanzitutto a servizio dei bambini e dei ragazzi.


Qui le varie fasi che hanno portato alla stesura del documento che  in 13 punti dichiara intenti all’apparenza altisonanti ma sostanzialmente impegnativi per  coloro che credono e operano nella scuola. Una sfida appassionata per migliorarsi e favorire lo sviluppo personale, sociale e cognitivo degli studenti in una scuola attenta ai bisogni formativi delle nuove generazioni e in grado di riappropriarsi della propria funzione e professionalità.


Qui il link per sottoscrivere il Manifesto degli insegnanti  e qui per scaricarlo in formato pdf



Il Manifesto



1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.


2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.


3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l’esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.


4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.


5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.


6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.


7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.


8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.


9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.


10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.


11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.


12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com’è, ma non a subirlo lasciandolo così com’è.


13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.


10 comments

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Finalmente è arrivato il  caldo afoso dell’estate che garantirà saune gratuite per tutti e conseguente  espulsione di tossine. Le notizie più o meno recenti  hanno reso bollenti gli animi , ma forse non è il caso di essere pessimisti. Arrabbiati sì.  Il tormentone di quest’estate “è  tempo di sacrifici per qualche categoria di lavoratori più che per altre”, accompagnato dal barrito di una  vuvuzela. Dal bailamme mediatico ho capito che i parlamentari sono iperdotati  dipendenti delle PA,  lavoratori indefessi spesso  impegnati nelle amministrazioni centrali e periferiche, in libere professioni e docenza, che per i magistrati saranno previsti gli scatti di carriera-pensione, che le tredicesime delle forze dell’ordine non saranno toccate grazie  anche al pronto intervento delle associazioni sindacali di categoria e del  tuonante Ministro della Difesa. Le proposte, prontamente bocciate, erano solo  refusi, semplici errori di distrazione. Come i miei che, quando digito in fretta, spesso inverto le lettere. Il caldo fiacca per cui  aspetto che qualche capa,  più fresca delle altre, si accorga  del  refuso  pure per gli insegnanti che lavoreranno invisibilmente per tre anni con blocco del contratto collettivo nazionale e  congelamento degli scatti di anzianità. Poi auspico che qualcuno, ancora più attento,  ci garantirà il congelamento dei prezzi nel triennio per evitare che i cosiddetti sacrifici  divengano una mattanza .Nelle botte e risposte tra i manovratori e i manovrati non ho sentito- ma forse mi è sfuggito-  il Ministro della Pubblica Istruzione. Forse la cosiddetta meritocrazia si ridurrà al dovere di fedeltà allo Stato e alla condotta di adoprarsi per il buon funzionamento della P. A. a carico dei dipendenti pubblici, insegnanti compresi.


Nell’accezione religiosa il sacrificio indicava la rinuncia  a un bene  per ingraziarsi qualche entità sovrumana. Gli insegnanti restano figli di un dio minore. Più comunemente il sacrifico sottende uno sforzo, una rinuncia a qualcosa in vista di un fine che, in tal caso,  sarebbe il risanamento dei conti pubblici e la riduzione delle spese del pubblico impiego. Mi pare giusto. Dobbiamo pagare per coloro ai quali nonsisachi ha concesso le baby pensioni e ora svolgono altre attività,  che magari per magia o qualche strano effetto ottico non risultano. Si sa- il caldo tira brutti scherzi. Ma è bene guardare al bicchiere mezzo pieno, non alla parte  mezza vuota. È giusto pagare per le responsabilità altrui e per politiche poco accorte di chi ha indetto concorsi su concorsi e continua a sprecare in convegni e consulenze? Pare di sì.

Allora sarà meglio prendersela con calma , senza affaticarsi troppo, come coloro che hanno lavorato finora con scarso senso di responsabilità e per i quali non cambia mai nulla. Si fa presto a livellare tutti indistintamente e a prelevare facilmente da buste paghe trasparenti. In fondo ci ringiovaniscono di tre anni facendo saltare  lo sviluppo professionale di anzianità del triennio. Del resto per operare coi ragazzi bisogna sentirsi giovani ma sinceramente preferirei un   anno sabbatico in una beauty farm .  Invece i magistrati possono invecchiare beatamente,  come i vecchi saggi di una volta chiamati al governo della città.


Sono sicura che gli insegnanti continueranno ad educare, a trasmettere il rispetto per le istituzioni e la legalità. Fino a diventare un esercito di Pinocchi che mentiranno quotidianamente a se stessi .Un esercito di signori e signore che metterà da parte il senso di rivalsa per una mortificazione  percepita come socialmente ingiusta. Figli illegittimi della stessa PA alla quale appartiene la casta blindata, la più affollata e strapagata d’Europa. Un bel primato! E basta chiedere spiegazioni di quel che gli accatastati dicono e hanno detto , fanno o hanno fatto. La dea  della discrezione , Santa Privacy, va tutelata. Scusate l’impertinenza,  ma gli accatastati che avranno tanto da dirsi per telefono? Risparmino  un po’ sulle bollette pure loro. Che diamine! Sempre lì a ciappettare con Tizio, Caio e Sempronio e a fare scervellare di nervi e risate chi si preoccupa del buon andamento della Res Publica. Metteteli in mondovisione ‘sti telefoni roventi, intercettateci tutti  e non se ne parli più.  Chi non ha niente da nascondere non si preoccuperà certo se si scopriranno le sue solite noiose raccomandazioni, indiscreti pettegolezzi, battibecchi coniugali e qualche cornetto.


Modestamente vorrei contribuire pure io allo sciorinamento di consigli per fare fronte al deficit pubblico.  sollecitando un decreto legge, urgentissimo, sull’incompatibilità e il divieto di cumulo di incarichi da parte dei parlamentari, come è già previsto a carico dei dipendenti pubblici. Senza alcuna richiesta,  né concessione di autorizzazione. La carriera politica di parlamentare potrebbe divenire incompatibile con quella a livello locale ( e non solo viceversa , come lo è attualmente), con l’occupazione di   cattedre universitarie e lo svolgimento di libere professioni. Si eviterebbero conflitti di interessi e clientele di vario genere, ma soprattutto si tutelerebbe la salute di  operatori multi tasking, a rischio di esaurimento e inclini a frequenti refusi, o virtualmente stra impegnati, visto che il teletrasporto e la clonazione umana  non sono stati ancora inventati. In tal modo non ci sarebbero invadenti assi piglia tutto,si creerebbero molti posti di lavoro con un ricambio generazionale in tanti settori e, dulcis in fundo,  i tagli sarebbero più equamente distribuiti,  ripartiti tra coloro che potrebbero maggiormente contribuire a risollevare il debito pubblico. Inoltre il diritto alla pensione non dovrebbe maturare dopo qualche anno di mandato, ma alla soglia dei 60 anni. Si potrebbe chiedere inoltre ai manovrati  se le loro trattenute debbano concorrere a mantenere vitalizi, agevolazioni, diarie, indennità ,mega scorte, auto blu del popolo delle Camere. Nessuno pensa di sfoltirlo e di ridurgli  gli emolumenti?  Strano che finora  le menti, eccelse nell’individuare sacrifici dovuti e imposti ad altre categorie, non abbiano  ancora pensato ad istituire un conto corrente o una mensile maratona televisiva di Telethon ove devolvere generose offerte per fronteggiare il debito pubblico in attesa di emendamenti della manovra finanziaria.  Un magnanimo intervento assistenzialista, anche degli evasori fiscali , sarebbe ben accetto per prevenire   fastidiosi ed improvvisi mal di pancia di tanti “fannulloni” che potrebbero costringere altri  lavoratori a recarsi in fabbrica, negli uffici, nelle caserme e negli ospedali con la prole al seguito, a meno che non riescano a provvedervi last minute in altro modo.  Scuole senza insegnanti, né supplenti, né bidelli che un bel giorno potrebbero essere afflitti da una contagiosa ed improvvisa  epidemia che  farebbe saltare il Paese e le statistiche sull’assenteismo di Brunetta. Un debito morale da onorare per rispetto di se stessi e per fedeltà a quello Stato in cui hanno creduto e  vorrebbero servire, senza essere servili, in nome di quei principi di dignità dei lavoratori e di uguaglianza dei cittadini. Uno Stato che non legalizza due pesi e due misure all’interno della stessa P. A. e faccia valere  l’art. 53  Cost “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”che sancisce un principio fondamentale del nostro ordinamento tributario  per cui le prestazioni tributarie devono gravare in modo uniforme su soggetti che dispongono della stessa capacità contributiva e in modo differente (criterio della progressività) su soggetti che dispongono di capacità diverse.


Chi  ha l’onore e l’onere di rappresentare gli elettori sia all’altezza del mandato perché ha già più volte perso credibilità, dando prova di perseguire interessi personali , nemmeno più quelli del partito. Altro che principio del buon padre di famiglia. Potrebbe essere il  titolo per un nuovo reality: “Il buon padre di famiglia” in cui  un politico si trovi a gestire  una famiglia di 3 o 4 persone con uno  stipendio mensile.



Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?

Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesto tuo furore si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?”. (Cicerone, 1 Catilinaria).

14 comments