Archive for November, 2010
Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma (Shelley)
Quant’è bella Roma! È un museo a cielo aperto con la bellezza solenne e magnificente della capitale.
Roma è la città delle fontane. Sono ovunque: nei cortili interni di antichi palazzi, nei parchi, nelle strade, nelle piazze e nei piccoli larghi nascosti nella città. Incantano con piroette d’acqua e rendono eleganti i dintorni. Sono uno scrigno prezioso che custodisce arte, storia, miti e simboli.
Sono rimasta ferma, come tanti, dinanzi a quelle più famose e ho invidiato un po’ i piccioni. Con tanti tetti e cornicioni, sui quali potevano tranquillamente dominare dall’alto, preferivano stare appollaiati sulle umide statue delle fontane a governare il bello.
Uno dei simboli di Roma è la fontana monumentale di Trevi, che ha una lunga storia. Così come appare oggi, fu realizzata in trent’anni dal 1732 al 1762 ad opera di Nicola Salvi, di ispirazione berniniana, che morì prematuramente prima del suo compimento. Giuseppe Pannini provvide quindi ad ultimare questa composizione barocca, ispirata al mare,che si trova a ridosso di Palazzo Poli . Al centro della fontana c’è un arco trionfale fiancheggiato da quattro colonne corinzie, sormontate da un maestoso attico sul quale domina lo stemma di Clemente XII , menzionato nell’iscrizione . Nella balaustra spiccano le figure allegoriche delle quattro stagioni. Nella nicchia centrale un maestoso Oceano (di Pietro Bracci,1759-1762) si erge su un cocchio, a forma di conchiglia, trainato da cavalli marini, uno tranquillo e l’altro irrequieto- come le acque del mare- , preceduti da tritoni. Nelle nicchie laterali compaiono la Salubrità e l’Abbondanza di Filippo della Valle , sulle quali sono situati i bassorilievi di “La Vergine che indica la sorgente ai soldati” e “Agrippa che approva il disegno dell’acquedotto”.
La fontana dei Quattro Fiumi, progettata dal geniale Gian Lorenzo Bernini, è al centro di piazza Navona dal 1651. Sul basamento, che riproduce una scogliera intorno all’obelisco di età domiziana , si annidano maestosi personaggi raffiguranti i quattro grandi fiumi, che rappresentano i quattro continenti conosciuti a quel tempo: il Gange,il Danubio, il Rio de la Plata e il Nilo, scolpiti da Claude Poussin, Antonio Raggi, Francesco Baratta e Jacopo Antonio Fancelli. Dagli anfratti fuoriescono piante ed animali dei diversi continenti (cavallo, leone,delfino,drago, serpente di mare, serpente di terra e coccodrillo) che con i giochi d’acqua movimentano il suggestivo complesso scultoreo . La grazia divina, nel simbolo della colomba, irradia sui continenti.
Una leggenda allude alla rivalità tra Bernini e Borromini, altro grande maestro del barocco. La statua del Nilo, col viso velato, e del Rio de la Plata, che alza un braccio come per ripararsi, sembrano inorridire e temere il crollo della chiesa di Sant’Agnese in Agone, situata di fronte alla fontana e progettata dal Borromini . In verità il Nilo ha il volto coperto perché all’epoca non se ne erano ancora scoperte le sorgenti e la realizzazione della fontana precede di qualche anno l’intervento del Borromini per la chiesa.
Ai lati di piazza Navona ci sono altre due fontane.
La fontana erroneamente detta del Moro per i tratti somatici della statua centrale, in realtà è dedicata ad un tritone che lotta con un delfino. Anche qui c’è l’onnipresenza progettuale del Bernini ma se ne attribuisce la realizzazione a Giovanni Antonio Mari .
Sul lato opposto della piazza la fontana del Nettuno, commissionata a Giacomo della Porta nel Cinquecento fu ornata delle sculture attualmente visibili nell’Ottocento.
Nella piazzetta Mattei spicca la raffinata fontana delle Tartarughe, realizzata da Taddeo Landini forse su progetto di Giacomo della Porta (1581-1582),mentre le tartarughe furono aggiunte nel 1658 probabilmente da Bernini. Quattro efebi di bronzo poggiano il piede su delfini, dalla cui bocca sgorga l’acqua che si raccoglie in grandi conchiglie di marmo. Con una mano spingono le tartarughe per farle bere dalla vasca superiore.
Accecanti gioielli di piazza, sfarzosi e imponenti, delicati e raffinati, filigranati da lievi zampilli o da cascate invadenti, riflettono l’eterno bagliore del bello negli occhi di chi riesce ancora a sognare.


















