Per un’indimenticabile verità storica
“… Quando abbiamo finito, ciascuno è rimasto nel suo angolo, e non abbiamo osato levare gli occhi l’uno sull’altro. Non c’è ove specchiarsi, ma il nostro aspetto ci sta dinanzi, riflesso in cento visi lividi, in cento pupazzi miserabili e sordidi. Eccoci trasformati nei fantasmi intravisti ieri sera.
Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga. “
(da ” Se questo è un uomo” di Primo Levi)
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Agghiaccianti queste parole. Come degli umani possano togliere ad altri umani ogni dignità che parte dall’identità. Senza più un nome, ma solo un numero.
…e la storia sembra non averci insegnato ancora nulla dopo tutti questi anni…
la storia è lì, siamo noi che non vogliamo ascoltarla, leggerla, studiarla, siamo noi che non abbiamo voglia di imparare perché troppo spesso siamo più morti dei morti.finché sopravvive un minimo desiderio di cambiare se stessi e un pur piccolo pezzetto di mondo,c’è la speranza che l’orrore non si ripeta. In questa ultima giornata della memoria televisioni e giornali hanno dedicato più spazio a ruby e al solito gossip mefitico che al ricordo di ciò che non andrebbe dimenticato, non credo di essere stata l’unica a percepire come una cantilena di bestemmie la volgarità e l’idiozia quotidiana il 27 gennaio, a pensare che forse conserva maggiori tratti di umanità l’uomo cui è stato sottratto tutto, compreso il nome, rispetto alle tante meduse gelatinose trascinate dalle correnti, prive da sempre di una identità propria……
@alberto:sì Alberto, e queste parole di Primo Levi sono una sferzata ” Noi non ritorneremo. Nessuno deve uscire di qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto, ad Auschwitz,è bastato animo all’uomo di fare dell’uomo.”
@ Caigo:già a volte pare proprio così, un motivo in più per ricordarla
@kim: come rende bene “meduse gelatinose trascinate dalle correnti”…urticanti ma inconsistenti e destinate a sciogliersi al sole
peché si sciolgano al sole è necessario che qualcuno le tiri fuori dall’acqua, o dalla putrida melma al percolato tipica di certi ecosistemi, poi lasciamo fare al sole. ciao!
@kim :
ciao skip,
un caro saluto.
g
@giovanna: ciao giovanna, buon week end ! A presto
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