Archive for September, 2011
La voce degli invisibili in “100 click 4 Change”
Palazzo Valentini , sede della Provincia di Roma,ospita fino al 30 settembre “100 click 4 Change”, una bella ed interessante mostra fotografica che probabilmente proseguirà in altre città italiane ed estere. I fotografi professionisti e amatoriali dell’associazione Shoot 4 Change, nata senza scopo di lucro due anni fa ad opera di Antonio Amendola, come gli oltre 600 iscritti in tutto il mondo dell’omonimo photo social network, si propongono di perseguire un cambiamento attraverso la fotografia sociale. In 100 scatti presentano realtà particolarmente difficili, taciute o comunque poco conosciute. Scatti che, svelando identità interiori e sociali nascoste in ogni parte del mondo, danno voce a coloro che non ne hanno e reclamano dignità per i tanti che versano in uno stato di estremo bisogno.
100 scatti sono eloquenti più di mille parole, dette o scritte, perché riescono a fermare l’essenza di uno sguardo, di un contesto, di un fatto, di un sentimento, fissandoli negli occhi di chi guarda e vede oltre , scorgendo realtà spesso inimmaginabili, ignorate dai media o rimosse. Immagini che documentano, comunicano, restano dentro e possono quindi sensibilizzare. Arduo cambiare il mondo ma sicuramente il primo cambiamento s’innesca con la presa di coscienza di ciò che avviene, sia con il coinvolgimento diretto di chi fotografa , sia con quello indiretto di chi viene a conoscenza attraverso le foto.
Non si resta indifferenti di fronte a storie di singoli o di tanti in fuga, come il popolo Roingya che cerca di accoglienza nel povero Bangladesh, di etnie a rischio d’ estinzione, come quella dei nomadi Himba in Namibia, di popoli che stanno perdendo le loro radici culturali, come la cambogiana minoranza animista dei Pnong, o di altri che difendono la loro cultura di pace e unità, come i colombiani Nasa. Un racconto di vite dimenticate reso attraverso luoghi, fatti e soprattutto persone che nel loro silenzio esprimono solitudini, diritti negati, disagio, nobiltà del dolore, ma anche bellezza, speranza, desiderio di vita. Da Beirut a Srebrenica, dall’Afghanistan alla Georgia, da L’Aquila a Chernobyl, dalla città dei morti de Il Cairo all’ospedale “ Sheraton Hotel” della Tanzania, dal grande slum di Mumbai e dall’orfanatrofio cambogiano alla casa di accoglienza di Roma, dall’Irlanda a Buenos Aires affiorano le impronte di un’umanità invisibile che merita di essere riconosciuta.
Qui per informazioni ed approfondimenti.
100 click 4 Change
16-30 settembre 2011
Roma, palazzo Valentini
Via IV novembre 119
ore 10 - 19 ( da lunedì a venerdì), ore 10 - 13 il sabato
Ingresso gratuito
4 comments
Caccavella alla sorrentina
In questo post una commentatrice mi ha messo nell’orecchio una pulce saltellante tra i fornelli.
Durante i primi giorni di vacanza a Sorrento sono andata alla ricerca della “caccavella”, avvalendomi della proficua collaborazione del consorte che , quando si tratta di pappatoria, è sempre pronto all’assalto. Gira di qua e chiedi di là ho avuto la fortuna di incappare subito nella confezione delle 4 caccavelle con tegamini di terracotta vietrese, nei quali cuocere e servire le caccavelle di pasta.
Questo insolito formato gigante di pasta , prodotto da “ La fabbrica della pasta” di Gragnano, sembra una pentolina o un cestino che si può farcire a proprio piacimento con ripieni a base di pesce, carne, verdure, ricotta o formaggio. Un’idea diversa per preparare piatti più o meno tradizionali.
Entusiasta della mia recente scoperta, mi sono messa ai fornelli per sperimentare la ricetta “a’ caccavella alla sorrentina”. In pratica le ho farcite con il ripieno che di solito uso per i cannelloni.
Ingredienti
4 caccavelle
250g di carne trita
200g di mozzarella
150g di ricotta fresca
1 uovo
parmigiano grattugiato
basilico fresco
sale q.b.
Premetto che le caccavelle pesano circa 50g ciascuna e devono cuocere in abbondante acqua bollente e salata per 10 minuti. È importante scolarle una per una, togliendole con delicatezza dalla pentola con la schiumarola per svuotarle bene dell’acqua di cottura. Per il ripieno saltare la carne, senza alcun condimento, in una padella antiaderente. Lasciarla intiepidire. In una terrina amalgamare la ricotta con l’uovo, aggiungere la mozzarella tagliata a cubetti, la carne, una manciata di parmigiano,qualche fogliolina di basilico fresco a pezzetti e un pizzico di sale. Mescolare bene gli ingredienti; se il ripieno è troppo denso aggiungere un uovo, se è troppo liquido un po’ di mozzarella. In verità io mi regolo – come si suol dire- “a occhio”. Preparare a parte una salsa di pomodoro un po’ liquida, condita con basilico e un filo di olio d’oliva. Riempire di salsa i tegamini, adagiarvi le caccavelle ripiene e lasciare cuocere in forno per 15- 20 minuti. Consiglio di servire in tavola nel tegamino di terracotta .
Prossimamente altre ricette perché questo formato di pasta ispira tanti saporiti abbinamenti .
9 comments
Le magiche Lune di Pompei
È giunta alla III edizione “Le Lune di Pompei”, suggestive visite notturne nel Parco Archeologico di Pompei, che vede confluire negli scavi migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Una danza di luci, ombre e proiezioni virtuali per le strade e nelle domus di Pompei, accompagnate dalle poetiche riflessioni dell’attore Luca Ward, fanno rivivere le voci, i suoni, i profumi e i colori di una civiltà senza tempo.
Otto magiche lune indicano i luoghi più significativi della città sepolta, quali la Necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei Fuggiaschi, la Casa del Profumiere, la Villa di Ottavio Quartione, la Casa della Nave Europa e l’Arena.
Quest’anno il percorso ha qualche nuova tappa e ha subito deviazioni a causa dei recenti crolli, per cui non prevede la visita dell’elegante domus della Venere in Conchiglia.
La tremante luce delle fiaccole e la Luna della Morte guidano i passi nell’antica Necropoli che custodisce la morte a Pompei ma non la morte di Pompei, perchè qui la morte è un continuum con la vita. In prossimità delle mura della città, sull’erba, le proiezioni delle onde del mare e del fiume Sarno svelano la ricostruzione virtuale del Foro, delle domus più famose, dell’arena e delle strade principali di Pompei. Il tempo modella la realtà , cambia i paesaggi, ma attraverso la Luna virtuale passato e presente si cristallizzano e sovrappongono.
La luna della speranza illumina i calchi in gesso delle vittime dell’eruzione. L’Orto dei Fuggiaschi induce ad un silenzioso e commovente rispetto verso la testimonianza più attendibile di ciò che accadde, di ciò che siamo e saremo. Rivela l’energia dell’invisibile che anima ogni mondo, le emozioni degli uomini di secoli fa che ancor oggi contagiano con la loro sfera d’amore, l’unica e vera speranza .
La domus del Profumiere racconta il successo e l’operosità di una città dedita al commercio, dove tutti potevano riuscire. Qui la luna del successo rischiara il giardino di Ercole ove il profumiere coltivava piante pregiate ed erbe aromatiche per l’arte del piacere.
La casa rustica della nave Europa, incisa su una parete, testimonia l’operosità e il desiderio di avventura e di scoperta di chi vi abitava. La luna comunitaria ricorda il mito di Europa che se in passato ha dato il nome al continente a nord di Creta e a questa domus, oggi assume un significato attuale perchè rappresenta l’unione di nazioni aventi la stessa rotta, il sogno di migranti di ogni epoca, proiettati nel futuro.
L’elegante villa di Ottavio Quartione sprigiona un gusto raffinato per il bello e la ricerca di conoscenza nel culto di Iside. La luna mitica svela i misteri dei magici rituali per un mito del tempo di Ottavio, cioè la dea egizia della fertilità , ben accolta a Roma. In verità i culti orientali non furono banditi dal mondo romano, se non per ragioni di ordine pubblico, anzi pian piano furono accettati ed assorbiti nei culti ufficiali.
In via della Palestra i graffiti illuminati dalla luna della Vita restituiscono le voci di Pompei, le storie di amori e di rivalità politiche, l’ironia, gli interessi, il mormorio della città.
Infine la Luna che si diverte sovrasta l’Arena ed onirici giochi di luce. Noi spettatori di oggi, un po’ increduli e disorientati, nel centro dell’Arena siamo l’attrazione per le vocianti folle di ogni tempo che continuano a divertirsi tra gli spalti, ricordandoci la quotidianità, i segreti, la raffinatezza della città sepolta che ancora palpita nello scottante monito “Hic Sumus Felices”.
“Una solenne proclamazione di gioia e di vitalità collettiva che associo a tutte le genti che vivevano Pompei . Uno squillo per i secoli a venire , una speranza di buon augurio per noi, provenienti dal futuro, incapaci di definire la felicità, se non per difetto, e tanto meno di scrivere una cosa del genere sui muri di una qualsiasi città. “Qui siamo felici.” E sarà una delle magiche lune di Pompei o il fascino acuito dalle ombre di una dolce notte d’estate, sarà il mistero di queste strade percorse da chissà chi e di questi muri che raccontano più di mille parole, ma in questa scritta graffiata c’è tutta la vita, la forza prorompente e la grandezza di una civiltà. Qui siamo felici. E non provo invidia, ma commozione e un senso di compiaciuta appartenenza a un patrimonio universale, a una sorta di Eden nascosto, carpito attraverso le fonti storiche.
Pompei, maledetta dalla natura e benedetta dagli dei, suggestiona chiunque nei suoi chiaroscuri, nell’eco remota che risuona dentro, nella sua immensità costellata da vibranti fiammelle che segnano il percorso, quasi a ricordo del percorso esistenziale dell’umanità .
“Qui siamo felici” è l’epitaffio più bello in memoria di una città che ha ancora tanto da dire indistintamente a tutti.” ( da Hic sumus felices – le Lune di Pompei in skipblog.it)
Le Lune di Pompei
Visite notturne degli Scavi di Pompei
Da luglio a ottobre nel weekend
prenotazione obbligatoria
per informazioni e prenotazioni www.lelunedipompei.it
6 comments
L’arte nella metropolitana di Napoli
L’arte pubblicamente esposta nelle stazioni della metropolitana di Napoli (linea 1 e linea 6) è espressione di una città culturalmente viva ed originalmente creativa. Ogni martedì è possibile effettuare una visita guidata gratuita, il Metro Art Tour, partendo dalla stazione del Museo, alla scoperta delle oltre 180 opere di 90 artisti contemporanei che, con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva, hanno reso possibile la realizzazione di un museo decentrato . Quando sono stata a Napoli il tour era stato sospeso e allora ho girovagato da sola, ma mi riprometto di ricorrere ad una guida perchè sono riuscita a visitare parzialmente solo alcune stazioni della linea 1 in una sorta di caccia al tesoro che si snoda nelle viscere della terra, anche a 50 metri di profondità, e risale con decine di scale mobili ed ascensori fino in superficie.
La linea 1 della metropolitana è stata progettata da famosi architetti, quali Gae Aulenti, Alessandro Mendini, Domenico Orlacchio, con criteri di funzionalità e luminosità, resa soprattutto attraverso strutture di vetro e di acciaio, ed è stata abbellita da numerose opere d’arte contemporanea che si trovano all’esterno e all’interno delle stazioni, negli atri, lungo i corridoi, le pareti e le banchine del metro. Queste stazioni hanno spesso valorizzato i rioni, armonizzandosi nel contesto con nuovi giardini, fontane e parchi gioco, innovativi elementi di arredo urbano, trasparenti ascensori e guglie di vetro, superfici maiolicate. I viaggiatori, spesso sconsolati nell’andirivieni quotidiano, usufruiscono non solo di un mezzo di trasporto, ma di un originale ed elegante connubio di arte ed urbanistica. L’arte è a portata di tutti, di chi passa e spassa, si collega e si scollega nei labirinti sotterranei di Napoli.
Stazione Dante è il capolinea della linea 1. Sono ancora in corso i lavori in direzione di Piazza Garibaldi, sede della stazione ferroviaria, che si sono più volte fermati a causa di continui ritrovamenti archeologici. A piazza Dante, detta il Mercatello, tra il ‘500 e il ‘600 si svolgevano i mercati, finchè il Vanvitelli la ricostruì a metà del ‘700 per volere di re Carlo III. In effetti la statua del re finì in piazza Plebiscito, prima perchè non voluta dai repubblicani napoletani, poi perchè soppiantata dalla statua di Napoleone durante la dominazione francese ed infine da quella di Dante dopo l’unità d’Italia .
La piazza è stata ridisegnata dall’architetto Gae Aulenti, ed è diventata area pedonale con pavimentazione di pietra lavica. La stazione del metro è strutturata su 4 livelli, scende fino a 30 metri di profondità ed è dotata di 13 scale mobili e 5 ascensori. È un’elegante combinazione di cristallo e di acciaio. Scendendo verso i binari l’ opera di Joseph Kosuth in tubolare di neon immortala una frase del Convivio di Dante : “Lo calore e la luce sono propriamente: perchè solo col viso comprendiamo ciò, e non con altro senso.Queste cose visibili, sì le proprie come le comuni in quanto visibili, vengono dentro a l’occhio- non dico le cose, ma le forme loro- per lo mezzo diafono, non realmente ma intenzionalmente , si quasi come in vetro trasparente.E ne l’acqua ch’e ne la pupilla de l’occhio, questo discorso, che fa la forma visibile per lo mezzo, si si compiute, perchè quell’acqua è terminata. Quasi come specchio, che è vetro terminato con piombo-, si che passar più non può, ma quivi, a modo d’una palla, percossa si ferma; si che la forma, che nel mezzo trasparente non pare ( ne l’acqua pare) lucida e terminata”
Seguono opere di Nicola De Maria (un mosaico Universo senza bombe, regno dei fiori, 7 angeli rossi), Michelangelo Pistoletto (il bacino Mediterraneo) e olii di Carlo Alfano.
L’ installazione senza titolo di Jannis Kounellis con scarpe di donna e di uomo, cappelli, ecc.. tra rotaie suscita una libera interpretazione della metafora.
Materdei è un rione caratterizzato da edifici in stile liberty della prima metà del ‘900 e dalla chiesa rinascimentale di Santa Maria Mater Dei, da cui deriva il nome. La stazione della metropolitana l’ha riqualificato con un’area pedonale ricca di verde e di originali elementi di arredo urbano, mosaici, installazioni di ceramica e l’inconfondibile guglia di acciaio e vetri colorati dell’Atelier Mendini, che spicca anche nella stazione di Salvator Rosa (zona Vomero) .
È una delle stazioni più colorate della linea 1, come si può vedere dalle serigrafie sulla banchina e dai mosaici che riprendono temi marini.Qui si trovano le opere di Mathelda Balatresi,Anna Gili, Stefano Giovannoni, Robert Gligorov, Denis Santachiara, Innocente e George Sowden.
Stazione Museo, progettata d a Gae Aulenti, porta al Museo Archeologico Nazionale. È inconfondibile per la riproduzione dell’ Ercole Farnese,che domina la sala centrale, e l’originale della testa Carafa. Da questa stazione della Linea 1 si può raggiungere la stazione Cavour della Linea 2 della metropolitana attraverso tapis roulant che si snodano nei lunghi corridoi sotterranei abbelliti dalle foto artistiche di fotografi napoletani.
Nel corridoio che porta al Museo Archeologico si trova l’esposizione permanente Neapolis, che raccoglie i reperti archeologici scoperti durante i lavori di scavo della metropolitana, in particolare nelle stazioni Municipio,Toledo,Università e Duomo. Essi risalgono all’insediamento di Partenope, fondata dai cumani verso la metà del VII secolo a. C. , e di Neapolis tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a. C. (tra questi vasi in vetro e terracotta,anfore funerarie e per alimenti, i modellini di tre galere rinvenute in piazza Municipio, resti di abbigliamento di marinai e calzari,epigrafi). Una mostra che in agosto non ho potuto visitare perchè il corridoio era chiuso, ma che di sicuro non mi lascerò sfuggire.
Stazione Quattro Giornate prende il nome dalle quattro giornate d’insurrezione popolare, che si svolse dal 27 al 30 settembre 1943 ed è nota come la rivolta degli scugnizzi in quanto i bambini di strada contribuirono alla vittoria. L’uccisione di un ragazzino di tredici anni, Filippo Illuminato, mentre lanciava una bomba contro un blindato tedesco, accese molto gli animi e indusse tanti a reagire contro gli occupanti nazisti e a liberare la città, colpita da pesanti bombardamenti e rastrellamenti, tant’è che le truppe alleate entrarono in una Napoli già liberata.
Quest’insurrezione del 1943 conferì alla città di Napoli la Medaglia d’oro al Valor Militare ed è ricordata nel Monumento allo Scugnizzo in piazza della Repubblica.
Sin dall’ingresso la stazione sembra un museo d’arte moderna, ricco di pannelli di materiali diversi che ricordano le Quattro Giornate di Napoli. Le opere sono di Umberto Manzo, Anna Sargenti, Baldo Diodato, Maurizio Cannavacciuolo, Betty Bee e si trovano sia nel percorso di discesa che di salita.
La stazione di Salvator Rosa , nella zona del Vomero, è stata disegnata dall’Atelier Mendini che ha realizzato uno splendido abbinamento di arte, urbanistica e storia . Artisti napoletani contemporanei della transavanguardia , quali Ernesto Tatafiore e Mimmo Paladino, hanno decorato anche gli alti palazzi adiacenti la stazione , valorizzando tutta l’area. La stazione sembra una chiesa con colorate vetrate ad arco e marmi policromi, circondata da giardini ove spiccano giochi per bambini , installazioni artistiche, aiuole maiolicate, i resti romani della via Antiniana che collegava Neapolis e Miseno e di una chiesetta. Molto suggestiva l’opera d’arte moderna delle Fiat Cinquecento nei pressi dell’ascensore.
La Stazione Vanvitelli è una delle più frequentate in quanto conduce al popoloso quartiere del Vomero e a mete turistiche obbligate quali la Certosa di San Martino e Villa Floridiana, ed inoltre vi confluiscono le tre funicolari che collegano il Vomero con la parte bassa della città.
Scendendo verso i binari si può vedere la spirale con la sequenza numerica di Fibonacci, realizzata da Merz. Poi una carovana di animali preistorici , realizzati da Vettor Pisani, i grandi mosaici di Isabelle Ducroite, il masso che rompe il vetro di Giulio Paolini. . Nei corridoi di uscita le foto di Gabriele Basilico e di Olivio Barbieri che riprendono particolari architetture della città .
Questo è stato uno degli itinerari turistici più sorprendenti che completerò non appena ritornerò a Napoli.
6 comments

































