Archive for October, 2011
Villa Torlonia e la Casina delle Civette
Il noto quartiere Nomentano a Roma custodisce Villa Torlonia, che ha un fascino particolare sia per il giardino all’inglese che per i numerosi e splendidi edifici disseminati nel parco.
Le prime notizie di Villa Torlonia risalgono al 1600 quando, come ampia tenuta agricola abbellita da statue, fu venduta da Giuseppe Maturo all’abate Giovanni Bovier. Acquistata nel 1673 da Benedetto Pamphilj che ben presto diventò cardinale, il vigneto lasciò il posto ad un elegante palazzo grazie agli interventi degli architetti Giacomo Moraldo,Mattia de’ Rossi e infine di Carlo Fontana. Nel 1762 passò ai Colonna e più tardi nel 1797 a Giovanni Torlonia che, incrementando i beni di famiglia con prestiti di capitali alle famiglie romane durante l’occupazione francese, ambì a un titolo nobiliare ed ottenne nel 1797 il titolo di marchese. Giovanni perciò acquistò la villa ed incaricò l’architetto Giuseppe Valadier di sistemare la tenuta perché fosse all’altezza del suo nuovo rango. Villa Colonna diventò quindi un elegante palazzo, furono costruite le Scuderie ma soprattutto si diede un nuovo assetto al parco con viali alberati e fontane.
Alessandro Torlonia, figlio di Giovanni,volendo emergere nell’aristocratica società romana, valorizzò la villa che divenne famosa per feste e cerimonie. Si avvalse di Giovan Battista Caretti che ampliò il palazzo ed aggiunse il pronao alla facciata ,edificò nel parco le finte rovine, l’Anfiteatro, il Tempio di Saturno e la Tribuna con fontana. Più tardi Quintiliano Raimondi costruì il Teatro, oggi in fase di restauro, e la Limonaia. L’architetto Giuseppe Jappelli, noto per i giardini all’inglese, fu l’artefice di innovativi interventi . Nella tenuta infatti furono realizzati il Campo dei Tornei, la Capanna Svizzera, la Serra e la Torre moresca e il parco fu abbellito di piante esotiche e laghetti.
Nel 1842 Alessandro Torlonia fece erigere anche due obelischi, dedicati ai genitori, e in tale occasione organizzò una grandiosa festa cui parteciparono pure il papa Gregorio XVI e Ludwig di Baviera. In seguito all’infermità della moglie Teresa Colonna , alla morte di una delle due figlie e del fratello Carlo, Alessandro si ritirò dalla vita mondana ed interruppe i lavori nella villa. L’altra sua figlia , Anna Maria, sposò Giulio Borghese ed ereditò la villa ma, di carattere riservato, non amò i fasti e le ambizioni del padre. Solo con Giovanni, figlio di Anna Maria, si ebbero nuovi interventi nella proprietà e in particolar modo fu proprio lui a trasformare la Capanna svizzera in Casina delle Civette, dove si ritirò. Dal 1925 al 1943 la villa fu residenza stabile di Mussolini tant’è che nel piano interrato si realizzò un rifugio antigas ed un bunker antiaereo, e dal 1944 al 1947 fu occupata dal comando anglo-americano. La proprietà subì gravi danni e per molti anni versò in uno stato di trascuratezza, fino a quando nel 1977 il Comune di Roma l’acquistò e venti anni più tardi l’aprì al pubblico come spazio museale .
Villa Torlonia è infatti sede di due musei: il Casino Nobile e la Casina delle Civette, che mi ha incuriosito non poco per il nome e ancor di più per l’aspetto. Casino Nobile è il palazzo principale, riccamente decorato da rinomati pittori, quali Podesti e Coghetti, e da scultori e stuccatori della scuola di Thorvaldsen e Canova, ed è anche sede del Museo della Villa e delle opere della scuola Romana.
Il neocinquecentesco Casino dei Principi ospita l’Achivio della scuola Romana e mostre temporanee. Attualmente la mostra ”Gio Ponti- il fascino della ceramica” (22 ottobre 2011-19 febbraio 2012, aperta dal martedì alla domenica , ore 9.00-19:00) che espone le ceramiche realizzate da Gio Ponti dal 1923 per la manifattura Richard Ginori. Opere estremamente raffinate che coniugano l’antichità classica con un più moderno estro creativo in forme ben delineate e sottolineate da armonie cromatiche e dalle pose di simpatici, talvolta ironici personaggi . Così ledonne su vaporose nuvole, animali in corsa , pagliacci, barche che veleggiano su sinuose onde alleggeriscono l’eleganza classica.
A Villa Torlonia si trovano anche le Catacombe ebraiche (III- IV secolo) della comunità giudaica romana.
Molto particolare ed originale è la Casina delle Civette, ideata nel 1839 da Giuseppe Jappelli come capanna svizzera, poi trasformata nei primi anni del Novecento in un bizzarro ed originalissimo villino, residenza del principe di Torlonia. Si chiama Casina delle Civette per decorazioni su vetro che richiamano la civetta. Peculiarità di questa casina sono le vetrate policrome, realizzate in gran parte da Cesare Picchiarini tra il 1910 e il 1925, su disegni di Duilio Ciambellotti ,Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.
Oggi la casina ospita il Museo delle vetrate artistiche in stile liberty , arricchita da opere degli stessi autori e da disegni, bozzetti e cartoni preparatori. Trasparenze , colori brillanti, pavimenti maiolicati o decorati con motivi floreali ( stanza del trifoglio, dei ciclamini) arredano le stanze con gusto squisito.
Come si può intuire dalle foto, qui si respira un’atmosfera quasi fiabesca, da scoprire in una tranquilla giornata d’autunno.
8 comments
Nerone, smamma! (Roma: 15-16 ottobre)
Nella mattinata del 15 ottobre sono andata nei pressi di piazza Bologna .Ho preso il bus della
linea 3 che tranquillamente, sia all’andata che al ritorno, è passato per via Labicana,Viale Manzoni, Via Emanuele Filiberto, piazza di Porta San Giovanni e la Città Universitaria. Nella piazza di Porta San Giovanni qualche bancarella e qualche striscione preannunciavano aria di festa. Mi ha colpito una scritta “Lasciate ogni partito voi che entrate”.
Nel pomeriggio avevo intenzione di raggiungere il corteo degli indignati, dopo avere accompagnato Skip vero in una clinica veterinaria. Al rientro a casa ho pensato di accendere internet e le notizie Ansa già informavano di tumulti e disordini. La curiosità di vedere dal vivo cosa stesse succedendo era forte, ma una saggia prudenza mi ha fatto desistere. Più tardi dai telegiornali ho appreso che cosa era successo e stava succedendo.
Questa mattina alle 8.30 sono tornata a Porta San Giovanni.
Un cielo terso e un’aria di primo autunno illumina il grande san Francesco che sembra
benedire la piazza, la stessa di cui stanno parlando tutti i mass media. Qualche turista è già in cammino, e pure un ubriaco che non esita ad attraversare senza alcuna cautela. Mi avvicino all’attraversamento pedonale nei pressi del semaforo, in cerca di tracce. Inizio a vedere vetri ed asfalto rotti, una carcassa d’auto sul lato opposto ed alcuni operatori di Sky tg 24. Via Emanuele è sommariamente pulita; piccoli cumuli di sanpietrini , una mazza spezzata, pali di segnaletica stradale divelti ed adagiati per terra testimoniano i fatti del giorno precedente. Proseguo per poco in via Merulana dove subito noto un cestino della spazzatura completamente spezzato, transenne abbattute, la telecamera rotta di un istituto religioso e, a fianco, insegne frantumate e fili troncati. Una suora mi dice che ieri le hanno consigliato di non mettersi in viaggio per raggiungere l’istituto e mi mostra i danni intorno.
All’incrocio con via Labicana è impossibile non fermarsi a guardare la banca Etruria. Oltre si snodano tre auto incendiate, indicate anche da un turista straniero al figlio, che pare avere visto gli scheletri di un dinosauro in un museo di scienze. Di lato,sul marciapiede, la serranda di plastica di una finestra del pianterreno, più avanti semafori rotti, le vetrate sfondate del banco del Lazio, di un’agenzia interinale e di uffici del Ministero della Difesa. Si provvede a ripulire e a rimediare ai danni subiti. All’entrata dell’agenzia due mazze appoggiate al muro. Mi chiedo come le abbiano potuto nascondere in uno zaino. Troppo lunghe, non passano inosservate. Come i caschi. Altre carcasse d’auto. Le strade sono state ripulite, nuovi cassonetti hanno rimpiazzato quelli inutilizzabili, solo qualche bidone annerito, vetri di parabrezza e resti di fari di automobili tracciano il passaggio del branco.
Scritte sui muri. Tante, sempre le stesse sigle che non meritano di essere reclamizzate. Ne fotografo qualcuna.“È arrivato Nerone, Roma brucia”. Forse Modestino è il secondo nome dell’ignoto graffitaro, che s’erge alla gloria dei posteri come Nerone. Più che come idolo, forse per lui potrebbe essere l’antieroe di un videogame. Tra realtà e finzione però ci passa un mare di diversità, se non altro per i ruoli e le responsabilità. Quando ho letto “L’unico futuro è la rivoluzione” ed “ Il futuro ce lo prendiamo da soli” ho intravisto per qualche istante una ventata di orgogliosa rivendicazione ma, pensando all’esito della presunta rivolta, mi chiedo quale sia stato il fine di questa scorribanda. Io vedo solo vandalismo e volontà di distruzione che stride con l’altisonante parola “futuro”.
L’ indignazione è generalmente conclamata per l’assurda guerriglia urbana di ieri, la rabbia di tanti è latente, ma con gli atti vandalici non si approda a nulla, se non ad alimentare ulteriormente tensioni sociali e paura. Mi chiedo come un gruppo di teppisti sia riuscito a raggiungere piazza San Giovanni, forse indossando un gonnellino etabetiano dal quale ha estratto spranghe, mazze e caschi e una violenza ad hoc, di quelle senza limite e fondamento, e forse senza alcuna bandiera. Non a caso il 15 ottobre è ricordato non tanto per i pacifici indignati d’Italia che hanno manifestato contro la disoccupazione giovanile e le scelte dell’alta finanza proponendosi come pluralità di giovani e meno giovani, italiani e stranieri, che credono nei principi fondamentali della democrazia. Centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per una rinascita morale e civile, una ripresa dell’Italia, ma hanno potuto esprimersi limitatamente perché si è imposta l’incontrollata e presunta potenza di un branco, che sottende il bisogno di lasciare il segno della propria esistenza, come una cacca lascia traccia del passaggio di un cane. Un padrone educato la rimuove, come oggi rimuove il fantasma di un novello Nerone. Resta però un’aria pesante, ben diversa da quella tanto attesa. Resta un’amarezza di fondo che dovrebbe fare riflettere perché la precarietà, diffusa a tanti livelli, non lascia spazio alla progettualità a medio e lungo termine ed alla proiezione nel futuro , ammazza i sogni, induce a vivere il presente .
“Il futuro ce lo prendiamo da soli.”… Bello slogan, se fosse più costruttivo. Il genere umano ha la fortuna o la sfortuna di vantare un’intelligenza, che lo privilegia e lo condanna a cercare risposte per le domande delle varie fasi della vita. Agli animali, più o meno pensanti, non basta assecondare i bisogni primari- checchè si dica o si voglia credere- e se non ci sono ideali e valori in cui credere, e spessore morale e civile per i quali incanalare risorse interiori ed energie, non resta altro che fronteggiare la noia con la continua ricerca di sempre più nuove e trasgressive scariche di adrenalina in un presente da sballo, dal quale si dipenderà più che dall’ambizione di un futuro, che può sembrare una chimera irraggiungibile, ma che sicuramente richiede più forza , costanza , tenacia e coraggio di una scazzottata, ubriacatura, assalto e violenza. Prendiamo atto che esistono anche i black bloc, ma non basta, né può, né deve bastare. Come loro esistono tanti altri, molto diversi, che non sono pecore né ignavi, ma semplicemente più evoluti perché tentano di mettere a frutto in modo più proficuo e rispettoso la loro intelligenza, manifestano il loro dissenso in modo civilmente contenuto e sanno farsi valere con le armi di un confronto dialettico, che non è facile impugnare. Questa è la sostanziale differenza tra la cacca e il cane. La prima , presto o tardi, sarà sempre rimossa; il secondo sarà sempre libero di scegliere se avere o no un padrone col quale convivere pacificamente.
10 comments
La clamorosa protesta di Wikipedia
Ecco il comunicato dell’edizione italiana di Wikipedia, libera enciclopedia on line fatta dagli utenti, contro il DDL intercettazioni.
Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla. Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni. Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.
L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.
Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia
4 comments
Girovagando a Porta Portese
Chi non ha ma sentito parlare del mercato romano di Porta Portese? Se non altro ricorderà il ritornello dell’omonima canzone di Claudio Baglioni. Il mercato di porta Portese si snoda per circa due chilometri fuori dalla porta Portuensis, lungo via Portuense
e dintorni, parallelamente a viale Trastevere. Nato nel secondo dopoguerra, quando per necessità si vendeva qualsiasi cosa pur di racimolare soldi, oggi è una meta fissa per venditori ed acquirenti, curiosi e collezionisti, romani e vacanzieri.
Ogni domenica venditori ambulanti, italiani e non, espongono roba nuova ed usata su centinaia di bancarelle: capi di abbigliamento, dall’intimo alle pellicce, scarpe e borse, lenzuola e d asciugamani ricamati di antichi corredi, passamaneria e merletti, mobili e soprammobili, stampe e cornici, lampadari e quadri, prodotti di artigianato locale ed estero, libri e dischi, cartoline e francobolli, monete e medaglie, trenini ed automobiline, orologi, macchine fotografiche e da scrivere… cose che affollano tanti mercatini dell’antiquariato e che ricordo nelle case della mia infanzia.
Al mercato di Porta Portese ho scoperto “L’antica Cartoleria”, una bancarella piena di tanti piccoli articoli di cancelleria, alcuni quasi introvabili, come le matite rosse e blu che la maestra usava per correggere i compiti, segnando di rosso gli errori lievi e di blu quelli gravi (almeno così mi ricordo J ), oppure i pennini usati dai miei genitori, che mi raccontavano le loro acrobazie per non fare sbavare l’inchiostro.
Non oso immaginare cosa avrei combinato con un pennino, visto che con una semplice bic riuscivo a produrre pasticci grafici che invogliavano gli zero a scappare (e ad insediarsi stabilmente) sui miei quaderni.
Tra squadre di legno, acquerelli, modellini e anche cartoline osè degli anni 20 ho scovato un album di bamboline. Ricordo che mi piacevano tanto le bamboline con i vestiti di carta da ritagliare, leggermente vellutati e coloratissimi, adatti per ogni occasione e corredati di borse, fiocchi e cappelli. Peccato che si rovinassero a furia di piegare le linguette di carta. Più tardi ebbi in regalo una “vera” bambola, di nome Bettina , che nel suo guardaroba vantava qualche vestito di stoffa, cucito dalla nonna, e fazzoletti a fiorellini che scovavo nei cassetti e avvolgevo sulla bambola a mo’ di pareo o sari indiano. Bambole con le fattezze di bambina, non di un’adulta in miniatura, che ben presto abbandonai in una cassapanca per giocare con le costruzioni e con i gatti, non di peluche però.
Di tanto in tanto pubblicherò qualche angolo di Porta Portese.
E a voi piace frequentare i cosiddetti mercati delle pulci?
10 comments







































