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	<title>SkipBlog &#187; attualità</title>
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		<title>Fuga trasversale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 16:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Fuga trasversale]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata internazionale della Donna]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Macario]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Scomparsa in casa frugano nei cassetti dentro il frigo sotto il letto di lei nessuna traccia un indizio una lettera niente eppure non era mai uscita da se stessa non sapeva nemmeno guidare così bisognosa dei suoi affetti la voglia &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2021/03/07/fuga-trasversale/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Scomparsa in casa</span></p>
<p><span style="color: #000000;">frugano nei cassetti</span></p>
<p><span style="color: #000000;">dentro il frigo</span></p>
<p><span style="color: #000000;">sotto il letto</span></p>
<p><span style="color: #000000;">di lei nessuna traccia</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un indizio</span></p>
<p><span style="color: #000000;">una lettera</span></p>
<p><span style="color: #000000;">niente</span></p>
<p><span style="color: #000000;">eppure non era mai uscita</span></p>
<p><span style="color: #000000;">da se stessa</span></p>
<p><span style="color: #000000;">non sapeva nemmeno guidare</span></p>
<p><span style="color: #000000;">così bisognosa dei suoi affetti</span></p>
<p><span style="color: #000000;">la voglia di abbattere quei muri</span></p>
<p><span style="color: #000000;">non l’aveva mai sfiorata</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un mistero che ha gettato nello sconforto</span></p>
<p><span style="color: #000000;">la famiglia</span></p>
<p><span style="color: #000000;">il marito ha denunciato la scomparsa</span></p>
<p><span style="color: #000000;">agli organi competenti</span></p>
<p><span style="color: #000000;">pensa sia scappata nuda per strada</span></p>
<p><span style="color: #000000;">da almeno tre giorni sotto la pioggia</span></p>
<p><span style="color: #000000;">se poi la ritrovassero</span></p>
<p><span style="color: #000000;">nello sgabuzzino delle scope</span></p>
<p><span style="color: #000000;">o appesa sul balcone insieme al bucato</span></p>
<p><span style="color: #000000;">basterebbe asciugarle le lacrime</span></p>
<p><span style="color: #000000;">e stirarla.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tutto tornerebbe come prima.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Mauro Macario</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2021/03/mauro-macario.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2763" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2021/03/mauro-macario-300x169.jpg" alt="mauro macario" width="300" height="169" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Scrivo qui una mia riflessione, alla fine di questi bei versi, semplici ma  sferzanti e tristementi ironici alla fine. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">8 marzo 2021: c&#8217;è poco da festeggiare. Da inizio anno sono state uccise in Italia 13 donne per mano di mariti, compagni, fidanzati, ex. Uccide anche l&#8217;indifferenza di chi sa, di chi tace, di chi addirittura discolpa colui che fa violenza,minacce, stalking. Mi rivolgo alla tribù degli incivili, uomini e ancor di più donne che non solo subiscono, ma educano i loro figli a subire e perpetrare violenza: siamo nel 2021 e l&#8217;ignoranza del vivere civile, camuffata da tradizioni e pseudovalori della famiglia patriarcale, non è più ammessa. Vi rendete complici e come complici sarete giudicati.Ricordate che per ogni donna che ha paura  ci sono centinaia di donne che non ne hanno e sanno come agire. Oggi non scrivo a caso e in generale. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">L&#8217;8 marzo è la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne e ho la certezza  che tanti  uomini e donne li riconoscono e si adoprano per farli valere, sempre e ovunque. </span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Buon 8 Marzo!</span></strong></p>
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		<title>Voglio parlare di una bambina&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 23:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e dintorni]]></category>
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		<category><![CDATA[bambine soldato]]></category>
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		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia negata]]></category>
		<category><![CDATA[Malala Yousafzai]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Murad]]></category>
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		<description><![CDATA[Voglio parlare di una bambina, bionda con i capelli sciolti e spettinati, gli occhi ambra, la gonna corta, le ginocchia nodose e le braccia sottili. Una donna, centenaria di baci e clienti, recita la solita solfa e con un sorriso &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2018/11/17/voglio-parlare-di-una-bambina/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Voglio parlare di una bambina, bionda con i capelli sciolti e spettinati, gli occhi ambra, la gonna corta, le ginocchia nodose e le braccia sottili. Una donna, centenaria di baci e clienti, recita la solita solfa e con un sorriso accattivante  e sdentato, invita il passante ad assaggiare quel frutto acerbo che con ritrosia abbassa lo sguardo e cerca di retrocedere.Le tira su il mento, per mettere in mostra la sua bocca carnosa che si annida in un broncio infantile. La bambina dagli occhi selvatici guarda quasi con aria di sfida, ignara di accrescere così il suo potere d’acquisto. L’uomo che le compare davanti, le va incontro in silenzio con il passo lento ma fermo di due generazioni fa, di chi non si pone più tante domande, né si fa scrupoli pur di concedersi una scarica di adrenalina, forse l’ultima, che lo nutra di un altro vigore, forse l’ultimo, tra le carni giovani, mentre le sue irrancidiscono di egoismo, rancore e ineluttabile destino.La nonna ruffiana gli fa strada su un selciato polveroso verso una casa, ancora segnata dal terremoto, e tira per mano la bambina. </span><span style="color: #000000;">Voglio parlare di una bambina che non sorride, che sconta la colpa di essere graziosa da quando ha dieci anni perché “doveva imparare presto” a soddisfare le voglie di un uomo qualunque e ad arricchire il protettore di turno.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Voglio parlare di una bambina che ogni giorno percorre sei chilometri per andare a scuola, canta e saltella come una gazzella per i campi e si sente libera nel cielo turchino che l’accompagna. Sui libri le piace immaginare il suo futuro, pensare che andrà a studiare in città. Un giorno viene marchiata da colui che può quindi reclamarla come moglie. Non importa che sia il cognato, ormai vedovo e di vent’anni più vecchio di lei, e che l’abbia rapita, rinchiusa e violata in un casolare, lontana dai suoi sogni e dai suoi affetti. Tra le lacrime, le grida e i calci trova la rabbia e la forza di schizzare via da quell’uomo che confonde l’amore col possesso, dalle tradizioni, dalla volontà altrui, dal verdetto dei vecchi del villaggio, dall’omertà di tutti, dal silenzio di sua madre, dalla rassegnazione di suo padre. Voglio parlare di lei che ha cambiato un po’ la storia, ha creato un precedente in un continente dove le donne subiscono mutilazioni dei genitali e dei seni, fuggono da matrimoni combinati e preferiscono affrontare l’incognita di un viaggio senza meta sopportando la violenza di altri uomini,della calura del deserto e del mare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Voglio parlare di una bambina che vive felice nel suo villaggio finché alcuni uomini, armati di sangue e odio, la rapiscono con la sorellina e la portano nella foresta insieme ad altri bambini. Con la nostalgia di casa nel cuore e la paura delle botte negli occhi cammina in silenzio per giorni aiutando la piccola, sfinita dalla fame e dalla stanchezza, fin quando un uomo le porge una pistola.Voglio parlare di una bambina soldato costretta a uccidere sua sorella, da allora in guerra con se stessa, che continua a combattere con quel ricordo, più che con quello degli altri morti ammazzati, degli stupri, delle gravidanze subite, di una libertà da pagare con l’emarginazione sociale.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/11/nadia-murad-P.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2702" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/11/nadia-murad-P-188x300.jpg" alt="nadia-murad-P" width="188" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Voglio parlare di una bambina che hanno cercato di  sfregiare per cancellarne l’ identità di ragazza libera, curiosa di imparare,conoscere e scrutare orizzonti lontani; voglio parlare della riduzione in schiavitù di studentesse, della loro colpa di credere che l’istruzione possa emancipare e affrancare da ogni forma d’ignoranza, di pregiudizio, da ogni abuso e sopraffazione. Voglio parlare di donne di ogni età, vittime sacrificali di una precisa strategia militare. A nome loro hanno parlato una bambina e una ragazza che all’ONU hanno rivendicato la libertà e la dignità  delle tante vittime di uomini spietati e brutali. Il loro sguardo sofferente ma deciso ha urlato al mondo intero un’invocazione di giustizia più delle loro parole dirette, calme ed efficaci.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Voglio parlare di una bambina bella bella, gioia e orgoglio di mamma e papà, talmente bella da sembrare una bambola, truccata pettinata vestita come una Barbie in miniatura. Una piccola venere sotto i riflettori, idolo delle coetanee, incarnazione della vanità femminile, di una bellezza artefatta ma perfetta. Una bambola di bambina, capace di sedurre a sua insaputa: i suoi  occhi splendenti e il suo sorriso da star nel teleobiettivo gli sono rimasti impressi nel cervello anche quando l’ha stuprata e fatta a pezzi. Magari fosse scappata da quel gioco attraente di luci,tulle e paillettes. Voglio parlare delle bambine plagiate a essere una finta donna, a volte proprio da chi avrebbe dovuto proteggerle, vittime di un ruolo non scelto, di un’infanzia negata dalla miseria, dalla pubblicità o dalla perversione degli orchi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Voglio parlare di una ragazza dal sorriso dolce e dagli occhi grandi, spalancati sul domani, sui sogni della giovinezza e sull’ amore sbagliato,che ride con lui, piange per lui, litiga con lui, a lui si ribella e da lui viene uccisa.Voglio ricordare le tante ragazze assassinate dalla stessa mano che poco tempo prima accarezzava e diceva di amare la loro voglia di vivere. Ora gravano sul cuore e sulla coscienza di tutti, perché sono un po’ le nostre figlie, indifese nell’ estremo tentativo di reagire, salvarsi, vivere.Come stille di pioggia scivolano lungo una foglia, evaporando, si sono dileguate troppo presto lasciando nel web quei sorrisi indelebili e preziosi.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/11/103843947-0b39a899-25c9-4ce2-82e7-aa73c0607048.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2701" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/11/103843947-0b39a899-25c9-4ce2-82e7-aa73c0607048.jpg" alt="103843947-0b39a899-25c9-4ce2-82e7-aa73c0607048" width="600" height="450" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Scusatemi se parlo per le tante bambine che vivono nell’ ombra di una baracca o in un bordello per turisti, o se grido per tutte quelle bambine e donne che oggi come ieri  pagano l’essere femmine in un contesto dove nascere è una disgrazia, ma nascere femmina lo è ancora di più. Scusatemi se ho impresse negli occhi quelle bambine senza voce, invisibili per chi ha troppa fretta o indifferenza, schifate perché di diversa origine, provenienza, lingua e cultura anche da madri di altri figli, troppo ottuse e frustrate per uscire dal buco in cui si rintanano gongolanti di pregiudizi. Ascoltatemi se parlo di bambine che hanno per bambolotti i fratellini o i figlioletti da accudire, di quelle che vivono per strada, o delle spose bambine da comprare a vita in cambio di un pasto sicuro, da scartare poi per soddisfare un nuovo capriccio.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non smettiamo di parlare delle donne che non sono mai state bambine e delle bambine che non possono più diventare donne, perché nessuna guerra, usanza, ignoranza, distanza può giustificare certi crimini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em>Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne 2018</em></strong></span></p>
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		<title>La Venere degli stracci a Ventimiglia</title>
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		<comments>http://www.skipblog.it/2018/05/20/la-venere-degli-stracci-a-ventimiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 May 2018 15:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel cortile della chiesa delle Gianchette di Ventimiglia è arrivato l’esemplare extralarge della Venere degli stracci, opera del grande artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto, simbolo dell’Arte povera e icona della cultura del consumismo contemporaneo. È stata già accolta in contesti di &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2018/05/20/la-venere-degli-stracci-a-ventimiglia/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 179px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/Venere-degli-stracci-Ventimiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-2674" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/Venere-degli-stracci-Ventimiglia-169x300.jpg" alt="METADATA-START" width="169" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Venere degli stracci a Ventimiglia</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Nel cortile della chiesa delle Gianchette di Ventimiglia è arrivato l’esemplare extralarge della Venere degli stracci, opera del grande artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto, simbolo dell’Arte povera e icona della cultura del consumismo contemporaneo. È stata già accolta in contesti di frontiera e in luoghi di emergenza sociale come l’isola di Lampedusa e il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Roma e partirà poi a giugno per Bolzano. Già nell’aprile 2017 su un’aiuola al confine italofrancese di ponte San Ludovico Pistoletto collocò  il  Terzo Paradiso, una sequenza di massi a forma di otto rovesciato, dove  l’anno scorso <strong><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.skipblog.it/2017/06/20/giornata-mondiale-del-rifugiato/" target="_blank">ricordammo coloro che persero la vita nel tentativo di varcare quel confine.</a></span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“Gli stracci non sono solo stoffe, ma quel che resta degli abiti. Dentro ogni straccio è passato almeno una persona. Quindi c’è l’umanità, tutto quello che l’umanità ha vissuto e che rimane come residuo. E la Venere, con  la sua bellezza rivolta verso quegli scarti, rigenera la fine.”</span></p>
<div id="attachment_2675" style="width: 179px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/dati-accoglienza.jpg"><img class="size-medium wp-image-2675" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/dati-accoglienza-169x300.jpg" alt="dati accoglienza" width="169" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">dati accoglienza</p></div>
<p><span style="color: #000000;">Una rigenerazione che a Ventimiglia si fa attiva e partecipativa nel donare nuove appartenenze a chi, in viaggio verso l’ignoto, è troppo spesso reso invisibile dalla perdita della propria identità. Da quest’opera d’arte contemporanea parte un messaggio importante di sensibilizzazione per l’attuale e drammatica situazione delle migrazioni in Europa e nel Mediterraneo. <span style="color: #ff6600;"><strong><a style="color: #ff6600;" href="http://www.lastampa.it/2018/05/18/edizioni/la-venere-di-pistoletto-rinnova-il-suo-messaggio-alle-gianchette-DWoQZbxpFVYMwo7uupINrM/pagina.html" target="_blank">Arte che si fonde con la vita per promuovere responsabilità sociale</a></strong></span>, dialogo, relazione, un ponte culturale e umanitario  in una città che ha trovato in Don Rito  una figura di grande spessore per l’impegno nell’accoglienza, nel rispetto e nella cura dei migranti. Grazie a lui persone della società civile, di ogni nazionalità, età ed estrazione socioculturale, si sono attivate come potevano mettendo in pratica quei valori che sono alla base di ogni democrazia. </span></p>
<div id="attachment_2676" style="width: 179px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-volontari-gianchette.jpg"><img class="wp-image-2676 size-medium" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-volontari-gianchette-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">testimonianza volontari delle Gianchette</p></div>
<p><span style="color: #000000;">È bello vedere come  a Ventimiglia, che ha una realtà complessa, confluiscano  volontari da ogni parte d’Italia e d’Europa. Sì, d’Europa. Voglio ricordare i ragazzi britannici  che hanno operato per i piccoli ospiti delle Gianchette, regalandoci poi  tutto il materiale rimasto, o i volontari di un’associazione tedesca che si sono adoprati perché le donne nascoste nel fiume potessero lavarsi, e tutti quei ragazzi e volontari francesi che ogni sera distribuiscono pasti e vestiti ai migranti di passaggio. Ricordo anche  una giovane insegnante universitaria venuta appositamente dall’America per capire cosa stesse succedendo a Ventimiglia e  in Italia con il fenomeno della migrazione. Aveva pianificato le sue ferie per parlare con rappresentanti istituzionali e volontari che operano per e con i migranti in varie parti d’Italia e raccogliere interviste e foto che le servivano per una pubblicazione.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2677" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-2-150x150.jpg" alt="testimonianza 2" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2678" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-4-150x150.jpg" alt="testimonianza 4" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-11.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2690" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/testimonianza-11-150x150.jpg" alt="testimonianza 1" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Ventimiglia nel suo piccolo di fatto  rappresenta la cultura in trasformazione, cosa che non può dirsi per altre città liguri, ma non dimentichiamo che  in fondo arte e cultura sono motori di  sviluppo territoriale. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/planisfero2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2680" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/planisfero2-150x150.jpg" alt="planisfero2" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/planisfero-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2681" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/planisfero-1-150x150.jpg" alt="planisfero 1" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_142908.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2688" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_142908-150x150.jpg" alt="20180519_142908" width="150" height="150" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oltre alla Venere nel cortile della chiesa delle Gianchette  ci sono altri stracci intrecciati in una rete da cantiere, anch’essa di scarto che diventa risorsa. L’intreccio consente la visione di un grande planisfero, un  mondo a colori per tessere relazioni e veicolare metafore, raccontare un nuovo tessuto sociale in una complementarietà di pieni e vuoti, collegati da un filo alla vela che consente di navigare alla Venere degli stracci. Al centro la riproduzione in carta d’alluminio del Terzo Paradiso, realizzata dai bambini delle scuole: due cerchi piccoli possono unirsi e trasformarsi in uno più grande, perché l’unione è sempre una risorsa e una forza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Tempo fa scrissi, ricordando un giovane migrante:“Dicono che chi viaggia ha più strade, chi stende le ali e molla tutto si lancia in un’ avventura per allontanarsi dalla propria vita, con un senso di libertà e un brivido di paura. Per allontanarsi sì, ma anche arrivare prima a se stesso, cimentandosi in prove che solo lo sradicamento rende possibili. Forse di fronte alla libertà del mare hai sognato un porto in cui arrivare che valesse tutta quell’acqua da attraversare. Il mare ridimensiona e  cambia prospettiva, separa e unisce popoli e terre. Quel viaggio vi ha dato nuovi occhi, per sperare. “Sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove” (Marguerite Yourcenar) e c’è anche tanta bellezza in tutto questo.”</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_143810.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2682" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_143810-1024x576.jpg" alt="20180519_143810" width="584" height="329" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144256.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2686" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144256-169x300.jpg" alt="20180519_144256" width="169" height="300" /></a>Oggi riconosco che quest’esperienza è stata straordinaria; chiunque di noi riconosce che ci ha cambiati e arricchiti. Penso alla stazione di piazza Garibaldi della metropolitana di Napoli dove Pistoletto ha collocato le  immagini fisse di viaggiatori di ogni età su specchi  nei quali si riflettono quelli veri che salgono verso la città sulle scale mobili. Gente che va e viene in una quotidianità che si ripete, in un flusso vario e denso di energia e vissuti. Così ora alle Gianchette nella mostra di foto, video, diapositive, disegni, lettere, articoli di giornale, pietre colorate e nel librone di 13000 nomi di uomini donne e bambini di 50 diverse nazionalità c’è scritta un’importante pagina di storia, ci sono i passi, le testimonianze di un’umanità così umile da renderci partecipi delle loro vite e dei loro fiduciosi sorrisi. Questo è stato il piccolo grande miracolo di Ventimiglia, in un contesto socio culturale non facile, spesso indifferente, a volte chiuso e ostile, ma un miracolo che rigenera, dà speranza e commuove chi l’ha capito. Grazie a quanti lo hanno reso possibile, a tutte quelle 13000 persone in cammino, grazie per averci spronato a trovare nell’emergenza le risorse interiori per uscire da noi stessi, per incontrarvi, sostenervi come potevamo, e conoscervi  facendoci sperimentare che la diversità arricchisce davvero nel profondo e che ogni essere umano, con il suo vissuto e le sue speranze, merita rispetto in quanto tale.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144313.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2683" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144313-150x150.jpg" alt="20180519_144313" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144416.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2684" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144416-150x150.jpg" alt="20180519_144416" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144056.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2685" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2018/05/20180519_144056-150x150.jpg" alt="20180519_144056" width="150" height="150" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">L’evento è stato promosso dalla Caritas diocesana di Ventimiglia-Sanremo, Ventimiglia CONfine Solidale , con la collaborazione di Cittadellarte- Fondazione Pistoletto, del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea, dell’Associazione Pigna Mon Amour di Sanremo e di spazio5 di Bolzano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La mostra è aperta dal 18 maggio fino al 20 giugno presso la chiesa delle Gianchette ( venerdì- sabato &#8211; domenica dalle 10.00 alle 20.00)</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #ff6600;"><strong>Articoli correlati: </strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.skipblog.it/2016/12/25/cio-che-non-hai-mai-visto-lo-trovi-dove-non-sei-mai-stato-proverbio-africano/" target="_blank">“Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato” (proverbio africano).</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.skipblog.it/2016/09/24/buona-fortuna-ragazzi/" target="_blank">Buona fortuna, ragazzi!</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.skipblog.it/2015/10/28/liberta-di-emigrare-e-diritto-a-non-emigrare/" target="_blank">Libertà di emigrare e diritto a non emigrare</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.skipblog.it/2017/12/24/in-cammino/" target="_blank">In cammino…</a></strong></span></p>
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		<title>In cammino&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 14:32:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/12/20171224_142628.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-2628" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/12/20171224_142628-1024x970.png" alt="" width="584" height="553" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Rosso. Un cerchio rosso mi fa frenare automaticamente al semaforo. Resto in attesa del verde mentre rincorro mentalmente orari e impegni che si sovrappongono nel fine settimana. Guardo quel rosso senza vederlo,  fa da sfondo alla mia corsa mentale. D’un tratto vedo un giovane che procede a passo svelto sul marciapiede di fronte, poco distante un altro che tira un trolley e porta a cavalcioni un bambino di circa due anni, che mi guarda senza sorridere, forse un po’ spaventato da quel passo accelerato che lo fa leggermente oscillare sulle spalle del ragazzo. Dietro una bimba con le treccine, di  circa sette anni, avvolta in un piumino lungo colore fucsia, affretta il passo per raggiungere i due che la precedono. Forse uno è il padre. Scatta il verde, resto ferma, tanto dietro di me non ci sono auto e sono in una stradina poco frequentata. Sono ipnotizzata da quella scena. La bimba ha uno zainetto e ora saltella mentre stringe qualcosa tra le braccia. Guardo dietro di lei e vedo avanzare una donna, alta, con lo scialle che le copre la testa e le spalle, un piumino beige, un jeans slancia le sua gambe affusolate. Il suo  portamento regala un’innata fierezza, un’atavica regalità. Il suo viso tradisce un po’ di stanchezza  ma quella marcia è una dichiarazione di inarrendevole forza per  proseguire. Dove state andando? Trascina un grande trolley con la mano sinistra mentre un altro bimbetto, di un paio d’anni più piccolo della bambina, si aggrappa al suo braccio e, trotterellando, cerca di stare al passo con lei che procede spedita. Sembrano avere tutti fretta, come se avessero un appuntamento. Dove andate? Sembrano una famiglia. Sono una famiglia, una giovane famiglia, bella come tutte le giovani famiglie. O più probabilmente quei giovani stanno aiutando la madre dei bambini, che cerca di raggiungere qualche familiare  oltralpe. Provengono<span style="color: #ff6600;"><strong> <a style="color: #ff6600;" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/24/minorenni-allinferno-tra-i-migranti-sul-greto-del-fiume-roja-a-ventimiglia-e-litalia-viola-le-sue-stesse-norme/4051273/" target="_blank">dal campo Roja</a></strong></span>, sono a Roverino  e si dirigono a piedi verso Ventimiglia in una soleggiata e fredda mattina di dicembre.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Scatta di nuovo il rosso. Resto ancora lì, inchiodata a quel fotogramma, mentre li vedo allontanarsi, non si voltano, corrono verso il loro appuntamento col futuro, avanzano nelle pagine della storia, seguono il filo della sorte  che li separa da nuove attese e da paesi sconosciuti. Hanno il coraggio di chi non può fermarsi di fronte a nulla, sospinti da una disperata speranza, di chi ha la tenacia delle proprie radici che non si spezzano mai, di chi sa che  bisogna solo guardare avanti  e che i giorni non sono tutti uguali, come i cieli che cambiano di continuo e parlano a tutti in sfumature diverse, anche se  solo alcuni sanno ascoltarli. Ogni loro passo batte con forza assordante nelle coscienze di tutti gli  uomini di buona volontà. La mia commozione lascia scivolare qualche lacrima impotente in questa frontiera sperduta, poi alla fine supero quel  dannato semaforo e incrocio lo sguardo della bambina che mi sorride. Rallento, la saluto, li saluto, mi salutano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Buon Natale!</span></p>
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		<title>“Ma dimmi tu questi negri”- Andrea Ivaz Melis</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 19:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libertà di migrare]]></category>
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		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
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		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Ma dimmi tu questi negri  che vengono a prendersi per disperazione  ciò che noi ci prendemmo con la violenza,  la spada e la croce santa,  lasciandoci dietro solo disperazione. Ma dimmi tu questi negri che hanno cellulari e &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2017/10/29/ma-dimmi-tu-questi-negri-andrea-ivaz-melis/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/10/fiume_roya_2.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2619" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/10/fiume_roya_2.jpeg" alt="fiume_roya_2" width="760" height="380" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma dimmi tu questi negri </span><br />
<span style="color: #000000;"> che vengono a prendersi per disperazione </span><br />
<span style="color: #000000;"> ciò che noi ci prendemmo con la violenza, </span><br />
<span style="color: #000000;"> la spada e la croce santa, </span><br />
<span style="color: #000000;"> lasciandoci dietro solo disperazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri</span><br />
<span style="color: #000000;"> che hanno cellulari e guardano le nostre donne, </span><br />
<span style="color: #000000;"> mentre noi da sempre</span><br />
<span style="color: #000000;"> ci fottiamo le loro </span><br />
<span style="color: #000000;"> un tanto a botta nelle strade nere delle periferie, </span><br />
<span style="color: #000000;"> e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre, </span><br />
<span style="color: #000000;"> e come osano poi questi negri </span><br />
<span style="color: #000000;"> avere desideri proprio uguali ai nostri </span><br />
<span style="color: #000000;"> manco fossero umani.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare </span><br />
<span style="color: #000000;"> come se fosse messo lì per viaggiare </span><br />
<span style="color: #000000;"> e non per tenerli lontani, </span><br />
<span style="color: #000000;"> per galleggiare e non per affondare, </span><br />
<span style="color: #000000;"> per andare e non per tornare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri </span><br />
<span style="color: #000000;"> ex schiavi dei bianchi </span><br />
<span style="color: #000000;"> che vengono qui a rubarci il pane </span><br />
<span style="color: #000000;"> proprio ora che gli schiavi siamo noi </span><br />
<span style="color: #000000;">messi in ginocchio e catene </span><br />
<span style="color: #000000;"> da politici e finanzieri bianchi </span><br />
<span style="color: #000000;"> con colletti bianchi </span><br />
<span style="color: #000000;"> e canini e incisivi sorridenti </span><br />
<span style="color: #000000;"> e perfettamente bianchi, </span><br />
<span style="color: #000000;"> che in meno di trent’anni </span><br />
<span style="color: #000000;"> ci hanno fatto schiavi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri </span><br />
<span style="color: #000000;"> che hanno scoperto ora che la terra è una, </span><br />
<span style="color: #000000;"> è rotonda, </span><br />
<span style="color: #000000;"> e che a seguire la rotta della loro fame</span><br />
<span style="color: #000000;">si arriva dritti dritti alla nostra opulenza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri </span><br />
<span style="color: #000000;"> che facessero come i nostri nonni:</span><br />
<span style="color: #000000;"> cioè tornare nella giungla e sui rami alti </span><br />
<span style="color: #000000;"> visto che sono loro i nostri progenitori</span><br />
<span style="color: #000000;"> e che l’umanità è tutta africana.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma dimmi tu questi negri che non rispettano i confini della nostra ignoranza e i muri della nostra paura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette </span><br />
<span style="color: #000000;"> dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste, </span><br />
<span style="color: #000000;"> le loro miniere, </span><br />
<span style="color: #000000;"> il loro passato,</span><br />
<span style="color: #000000;"> il loro presente </span><br />
<span style="color: #000000;"> ma abbiamo commesso l’imperdonabile errore di lasciargli una vita </span><br />
<span style="color: #000000;"> e un futuro </span><br />
<span style="color: #000000;"> a cui dimmi tu, questi negri, </span><br />
<span style="color: #000000;"> non rinunciano mica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri </span><br />
<span style="color: #000000;"> che si portano il loro Dio da casa </span><br />
<span style="color: #000000;"> anziché temere il nostro, </span><br />
<span style="color: #000000;"> e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre e parlano male la nostra lingua</span><br />
<span style="color: #000000;">ma benissimo le loro che però noi non capiamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano </span><br />
<span style="color: #000000;"> né far mettere piede in casa, </span><br />
<span style="color: #000000;"> sebbene a ben guardare </span><br />
<span style="color: #000000;"> abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Proprio come i nostri.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Andrea Ivaz Melis</span></p>
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		<title>Giornata Mondiale del Rifugiato</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2017/06/20/giornata-mondiale-del-rifugiato/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2017/06/20/giornata-mondiale-del-rifugiato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2017 21:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Oggi ho partecipato a una pacifica manifestazione al confine italo francese, organizzata da Amnesty International, proprio presso “Il Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto. In nome dei diritti internazionali dei Rifugiati e Migranti si sono ricordati  quanti hanno perso la &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2017/06/20/giornata-mondiale-del-rifugiato/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_1900521.jpg"><img class="size-large wp-image-2563" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_1900521-1024x679.jpg" alt="METADATA-START" width="584" height="387" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi ho partecipato a una pacifica manifestazione al confine italo francese, organizzata da Amnesty International, proprio presso “<strong><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.lastampa.it/2017/04/08/edizioni/imperia/paradiso-di-pistoletto-sulla-linea-di-confine-R0HDW8aEoK8aPtXfzCbdWI/pagina.html" target="_blank">Il Terzo Paradiso</a></span></strong>” di Michelangelo Pistoletto. In nome dei diritti internazionali dei Rifugiati e Migranti si sono ricordati  quanti hanno perso la vita lungo il confine nel tentativo di raggiungere destinazioni che garantissero loro una vita al riparo da guerre, persecuzioni e povertà. A Ventimiglia da anni c’è un costante flusso di migranti che cercano di andare in  Francia  e proseguire il viaggio verso i paesi scandinavi, la Germania, l’Inghilterra, spesso  per raggiungere parenti o amici.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_190041.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2559" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_190041-300x169.jpg" alt="20170620_190041" width="248" height="145" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_185719.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2560" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_185719-300x169.jpg" alt="20170620_185719" width="236" height="138" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Solo nel mese di maggio  sono passate per Ventimiglia 2500 persone diverse, provenienti in gran parte dalla Siria, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Guinea, Nigeria, Sudan, Ciad , Mali  di cui 711 ragazzi dagli 11 ai 18 anni e 1054 dai 19 ai 25 anni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sempre a maggio 502 persone sono stati registrate  presso la chiesa di sant’Antonio alle Gianchette, di cui 155 femmine, 347 maschi. Tra questi 30 bambini da 0 a 4 anni, 21 bambini  da 5 a 9 anni, 18 da 10 a 14, 271 dai 15 ai 18 anni, 55 dai 19 ai 24 anni,73 dai 25 ai 34 anni, 22 dai 35 ai 44 anni, 7 dai 45 ai 54 anni, 4 dai 55 ai 64 anni, 1 dai 65 ai 74 anni.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20161105_115808.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2550" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20161105_115808-1024x576.jpg" alt="20161105_115808" width="584" height="329" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Da oltre un anno dedico parte del mio tempo a  loro, ai giovani che sperano gli venga riconosciuto lo  status di rifugiato. Tanti se ne sono andati, altri sono rimasti. Svolgono attività di volontariato civile, stanno seguendo sperimentazioni botaniche e laboratori didattici, alcuni lavoricchiano nei  bar e  ristoranti, suonano, cantano, hanno recitato in circa venti scuole  della zona dove siamo riusciti a portare una fiaba africana, inventata da uno dei più giovani e creativi del gruppo, per fare conoscere usi e costumi africani misti agli elementi caratteristici della fiaba,  compreso il finale “e vissero tutti felici e contenti”.  </span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_190620.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2549" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_190620-1024x576.jpg" alt="20170620_190620" width="584" height="329" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">L’integrazione non è facile, ma possibile, lavorando  soprattutto con le giovani generazioni; qui un esempio di quanto svolto nella scuola di Dolceacqua. <span style="color: #ff6600;"><strong><a style="color: #ff6600;" href="https://www.youtube.com/watch?v=BRapnZ1reN4">https://www.youtube.com/watch?v=BRapnZ1reN4</a></strong></span></span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170610_171019.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2551" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170610_171019-150x150.jpg" alt="20170610_171019" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170527_160730.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2552" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170527_160730-150x150.jpg" alt="20170527_160730" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG-20170616-WA0014.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2553" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG-20170616-WA0014-150x150.jpg" alt="IMG-20170616-WA0014" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_072051.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2554" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_072051-150x150.jpg" alt="20170620_072051" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_072218.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2555" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/20170620_072218-150x150.jpg" alt="20170620_072218" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG-20170616-WA0015.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2556" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG-20170616-WA0015-150x150.jpg" alt="IMG-20170616-WA0015" width="150" height="150" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG-20170614-WA0004.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2557" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/06/IMG-20170614-WA0004-225x300.jpg" alt="IMG-20170614-WA0004" width="225" height="300" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">È possibile vivere insieme, confrontarsi, maturare e imparare dalla diversità. La maggior parte dei ragazzi che arrivano sperano che un giorno possano tornare a vivere liberi e in pace nella loro terra, come noi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Articoli correlati:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.skipblog.it/2016/12/25/cio-che-non-hai-mai-visto-lo-trovi-dove-non-sei-mai-stato-proverbio-africano/" target="_blank">“Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato” (proverbio africano).</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.skipblog.it/2016/09/24/buona-fortuna-ragazzi/" target="_blank">Buona fortuna, ragazzi!</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.skipblog.it/2015/10/28/liberta-di-emigrare-e-diritto-a-non-emigrare/" target="_blank">Libertà di emigrare e diritto a non emigrare</a></span></strong></p>
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		<title>“Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato” (proverbio africano).</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2016 21:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo un pesce morto nuota seguendo la corrente. Sei andato controcorrente, rifiutandoti di iscriverti alle società segrete di uomini del tuo paese, che hanno in mano la politica, l’economia e l’applicazione della legge. Se  non vi appartieni, sei tagliato fuori &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2016/12/25/cio-che-non-hai-mai-visto-lo-trovi-dove-non-sei-mai-stato-proverbio-africano/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Solo un pesce morto nuota seguendo la corrente. S</span><span style="color: #000000;">ei andato controcorrente, rifiutandoti di iscriverti alle società segrete di uomini del tuo paese, che hanno in mano la politica, l’economia e l’applicazione della legge. Se  non vi appartieni, sei tagliato fuori da tutto, dagli studi e dal lavoro, decidono sulla tua vita, anche privata, se puoi lavorare, studiare, vivere o morire, usufruire dei social bonus. Sono effetti di tradizioni radicate per cui alcuni decidono la vita delle donne, quando devono sposarsi e con chi, quando procreare.  Se le ragazze  si rifiutano, sono costrette a lasciare i villaggi, vanno altrove, dove spesso non sopravvivono se non prostituendosi. Molte vengono in Europa per una vita diversa &#8211; si spera &#8211; molto diversa. Hanno spesso dai 15 ai 17 anni.  Le donne non possono decidere nulla in quanto ogni decisione è presa dal padre, soprattutto le musulmane. A circa 14 anni le ragazzine sono costrette a sposarsi, anche contro la loro volontà. Possono studiare se la famiglia è in grado di  sostenere le spese della scuola e degli studi, le musulmane possono frequentare le scuole solo da bambine, le cristiane sono più libere. Quelle che conseguono un titolo di studio lavorano negli uffici, nelle scuole e negli ospedali, le altre come baby sitter o nelle fattorie. I datori di lavoro le assumono se disponibili sessualmente. Le donne protestano  per i loro diritti ma non sono ascoltate, come non lo sono quelle impegnate politicamente, che  propongono una modifica della Costituzione che  di fatto avalla un diritto di famiglia arcaico, fatto valere da tribunali locali di uomini.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/12/pick-up.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2487" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/12/pick-up-1024x695.jpg" alt="pick-up" width="584" height="396" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Te ne sei andato dalla tua città, rifiutando &#8220;l’obbligo&#8221; di iscriverti alla società segreta e lasciando una moglie e due figlioletti bellissimi. “Voglio decidere io della mia vita”, quindi sei stato escluso da tutto. Sei più giovane di mio figlio. Hai detto che lo studio e l’occupazione risolverebbero in parte i problemi del tuo paese, perché l’ignoranza è la causa di tanti mali. Pensieri già sentiti, amico mio, e torniamo a un circolo vizioso comune a ogni latitudine. Scrivesti “le donne hanno bisogno di protezione” e <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_1109041.jpg" target="_blank">disegnasti una  di quelle ragazze</a> rapite da Boko Haram, almeno così pensai, e poi in un altro un pick up con una donna strattonata per i capelli. Mi spiegasti che durante il viaggio nel deserto quella  ragazza nigeriana fu violentata, prima dagli stessi compagni di viaggio, poi dai trafficanti, e che non riuscisti a difenderla. Tua madre  ce l’ha fatta, diventando una commerciante in un’altra città dell’Africa e ti ha consigliato di partire. Siete stati solo due ragazzi a elencare, tra le tante criticità del vostro paese, la questione  femminile, e nei vostri occhi ho captato una segreta sofferenza di fronte alla quale ho taciuto e fatto un passo indietro. Il pudore non è vergogna a svelare, ma  è anche una forma di rispetto dell’altrui sensibilità. L’ho imparato da voi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Hai affrontato il viaggio nel deserto e poi per mare su un barcone, soccorso infine dalla guardia costiera italiana. Da Lampedusa sei arrivato qui, alla frontiera del Nord. Volevi restare e invece alcuni giorni fa  te ne sei andato via, come altri. Hai istruzione ed educazione non comuni, tali che per noi eri un piccolo Lord, avevi  carisma sui compagni,  riuscivi a placare gli animi inquieti aiutandoci a comunicare con i ragazzi quando ci sono state tensioni o incomprensioni. Con me hai parlato, avevi un mondo da raccontare, non è stato facile sbloccarvi ma l’arte terapia funziona, serve a voi ma è servita tanto anche a noi tutte. Ci avete cambiate, come cambia chi vede la lucentezza della luna dall’altra parte della Terra. Le vostre storie sono una risorsa di forza e umanità e lo sarebbero soprattutto per i nostri figli. Sono però  le lungaggini burocratiche che vi snervano, l’inerzia, l’attesa, l’impossibilità di fare qualcosa, la convivenza con altri accomunati da un passato, spesso da dimenticare, e da un futuro incerto. All’inizio sognavi come tutti, poi come  tanti, poi solo come quelli arrivati di recente. Hai portato la tua testimonianza in pubblico, eri molto emozionato ma condividevi che la gente deve sapere, la gente deve vedervi, deve parlare con voi per rendersi conto di quel che siete. “L’Africa non è solo leoni, elefanti e zebre, ma un popolo, gente  che pensa e prova sentimenti e scappa via dal suo paese perché vuole vivere” come ha spiegato uno di voi ai ragazzini delle scuole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/12/disegno-migranti.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-2488" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/12/disegno-migranti-1024x631.png" alt="disegno-migranti" width="584" height="360" /></a>  </span><span style="color: #000000;">Di recente eri pensieroso, a volte nervoso. Un tuo  compagno mi ha consegnato due tuoi disegni, dicendomi che li avevi fatti per noi. Un ultimo messaggio maturato di notte per ringraziarci e salutarci , ma soprattutto un appello “Cambiate le vostre leggi  sui rifugiati.” Immagino mentre lo scrivevi, perché quel disegno lo avevi iniziato un sabato e non volesti spiegarmi nulla. La tua mente non ha confini, viaggiare è anche cambiare mente e pregiudizi, e tu ne sei consapevole. Dicono che chi viaggia ha più strade, chi stende le ali e molla tutto si lancia in un’ avventura per allontanarsi dalla propria vita, con un senso di libertà e un brivido di paura. Per allontanarsi sì, ma anche arrivare prima a se stesso, cimentandosi in prove che solo lo sradicamento rende possibili. Forse di fronte alla libertà del mare hai sognato un porto in cui arrivare che valesse tutta quell’acqua da attraversare. Il mare ridimensiona e  cambia prospettiva, separa e unisce popoli e terre. Quel viaggio vi ha dato nuovi occhi, per sperare. “Sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove” (Marguerite Yourcenar) e c’è anche tanta bellezza in tutto questo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi è Natale, giorno della nascita di Cristo. Un altro profugo, un perseguitato, un diverso che ha attraversato la storia controcorrente e ha segnato il tempo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi ti auguro di cuore  buona fortuna, amico mio, ovunque tu sia. Segui sempre la luce che hai dentro di te.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/12/disegno-migranti-2.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-2489" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/12/disegno-migranti-2-1024x643.png" alt="disegno-migranti-2" width="584" height="367" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buona fortuna, ragazzi!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2016 21:57:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[In uno zaino immaginario tra le cose che avreste voluto portare con voi avete disegnato magliette, pantaloni, scarpe, cellulari,  palloni da calcio, computer, libri, raramente villaggi, costantemente scritte sulla pace, a volte una preghiera. Tutti avete scritto il vostro nome, &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2016/09/24/buona-fortuna-ragazzi/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">In uno zaino immaginario tra le cose che avreste voluto portare con voi avete disegnato magliette, pantaloni, scarpe, cellulari,  palloni da calcio, computer, libri, raramente villaggi, costantemente scritte sulla pace, a volte una preghiera. Tutti avete scritto il vostro nome, cognome e provenienza a grandi lettere o con una bandiera. Un’identità che sentite con fierezza e nostalgia di affetti lontani. Ricordate i nomi dei genitori, di padri scomparsi, dei fratelli più piccoli rimasti là e che sperate di potere aiutare da qui, dei  nonni e anche dei bisnonni di entrambi i rami della famiglia. Avete radici</span> <span style="color: #000000;">giovani, ma forti e profonde.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_110743.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2460" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_110743-670x1024.jpg" alt="20160924_110743" width="584" height="893" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Siete proiettati in avanti, ambìte, avete spiccato il salto per osare e conquistare il domani. “Voglio riprendere gli studi”. Hai lasciato la Nigeria e l’università al secondo anno di economia, in quegli occhi così neri c’è una vivacità incredibile, sei  brillante, hai talento per la recitazione. Ricordo quando arrivasti imbronciato e mi dicesti “I’m not happy, I’m sad, I’m angry”.</span><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160910_113503.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2462" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160910_113503-202x300.jpg" alt="20160910_113503" width="202" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8221; Parliamone&#8221;. Ne abbiamo parlato, prima con esitazione poi con sicurezza hai raccontato l’immobilità del presente e un più soddisfacente futuro immaginato che non so se mai qualcuno riuscirà a garantirti, eppure i tuoi 19 anni ne avrebbero diritto in qualsiasi parte del mondo. Oggi non eri a lezione. Mi hanno detto che sei andato via, con la noia che ti  rodeva dentro perché, presumo,  la tua intelligenza e giovinezza scalpitano. “Perché sei andato via dal tuo paese?” “Perché la mia famiglia ha avuto problemi, tanti problemi” e lo sguardo si è rattristato come quando pronunciasti il nome di tua madre: Peace. Ti auguro di realizzare quel sogno americano che hai negli occhi, non sta a me giudicarlo, riprenditi un po&#8217; di benessere con ciò che le tante multinazionali hanno tolto alla tua terra, questo sì. Di te resta il tuo bel ritratto con la maglietta  verde e bianca come la</span> <span style="color: #000000;">bandiera del tuo paese, che ha i colori delle foreste, dell&#8217;agricoltura e della pace. Restano le frasi di un romanzo e un’invocazione a Dio con  i nomi delle tante squadre italiane di calcio,  il fumetto in cui pensi di diventare un footballer, ma in realtà ti saresti accontentato di un lavoro qualsiasi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Tu invece sei più semplice e scanzonato, simile a un rapper americano nei modi ma sogni di diventare un  musicista, e ti piace ridere e  ballare come nel giorno del tuo compleanno che per te è stato il giorno più bello della tua vita di cui hai subito parlato ai tuoi per telefono.  Invece tu ti  dichiari nigeriano ma hai il Biafra nel cuore, un’appartenenza che rivendichi con fierezza. Il tuo nome è “giorno del Sole”, quando parli del tuo paese sembri un  guerriero che con gli occhi stretti  fissa l’orizzonte  accompagnando il sole nel  tramonto con la  consapevolezza che domani riapparirà.Ben concentrato con le cuffie nelle orecchie, come me quando scrivo, hai disegnato  il simbolo  della pace e scritto in inglese “C’è bisogno di orgoglio e di un po’ di rabbia per la libertà del mio paese”. Sei arrivato in Italia  perché là non c’è futuro, vuoi che gli occidentali capiscano che l’Africa sta morendo nell’ indifferenza del mondo intero.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_111442.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2461" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_111442-1024x576.jpg" alt="20160924_111442" width="584" height="329" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi non eravate a lezione. Mi hanno detto che ve ne siete andati, forse in Germania. Buona fortuna, ragazzi! Forse oggi avrei saputo di più della vostra vita, ma la rivedo in quella dei vostri amici e di quelli che sono arrivati e hanno disegnato imbarcazioni piene d’acqua, navi della guardia costiera che soccorrono naufraghi, campi lager libici, gestiti dai trafficanti, dove mangia e beve solo chi può pagare pane e acqua e non si fanno sconti nemmeno a donne e bambini, e si sopravvive senza servizi igienici e docce e chi muore viene abbracciato dal mare. Vi immagino sui pick up Toyota, anche voi ammassati con una ventina, più spesso trentina di altre persone, in viaggio da una o due settimane nel deserto, con fermate solo  notturne per dormire al freddo, senza cibo, i più fortunati mangiano  qualche biscotto quattro &#8211; cinque volte durante tutto il viaggio e bevono da taniche, da sacche appese ai bordi del veicolo, da una bottiglietta, Destiny non ha avuto nemmeno quella, e   i più deboli sono gettati nella sabbia del deserto, unica destinataria delle loro speranze.</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_1109041.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2463" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/09/20160924_1109041-205x300.jpg" alt="20160924_1109041" width="205" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"> In quei furgoni ci sono anche donne e bambini, si consumano violenze a discapito delle ragazze costrette a pagare con ulteriore sofferenza il diritto a vivere. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Buona fortuna, ragazzo</span> ! <span style="color: #000000;">Avrei voluto salutarti e lo faccio adesso. Non avere paura di non essere “adeguato”, non importa la mala sorte passata “ perché comandano i desideri, perché non siamo (solo) nel mondo materiale dove le cause sono tutto, qui nel mondo umano le finalità decidono i comportamenti, cioè è quello che vedi davanti che spiega i tuoi movimenti e allora buttati nel vuoto, guarda che nessuno ha imparato a volare prima di buttarsi. Allora confonditi, commuoviti un po’, prendi tutte le tue energie e vai, è proprio nel momento che ti sei lanciato che sperimenti la comprensione, proprio quando ti dimentichi di te stesso, incredibile ! “ (cit. prof. Camillo Bortolato). In fondo la vita è come l’apprendimento, è essa stessa continuo apprendimento che</span> <span style="color: #000000;">richiede capacità di mettersi in gioco, è  un’ opportunità da cogliere al volo,da tenere stretta e difendere, da conquistare a volte con gradualità, a volte con lo slancio di una sfida . È naturale per i bambini di 12 &#8211; 14  anni, in viaggio da soli, i  più abili nella fuga  grazie all’ esaltante incoscienza e irrequietezza di chi è ancora libero dai condizionamenti e, nonostante tutto, riesce a ridere.  Afferrate la vostra vita con quel sorriso contagioso, che nasconde con pudore ciò che vi ha reso uomini troppo presto, stringetela forte con quel coraggio e voglia di guardare  avanti e farcela che in fondo in fondo vi invidiamo e spaventa tanto chi non sa più sognare come voi.</span></p>
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		<title>“Avrei scritto un libro e quella sera avevo avuto il coraggio di confessarlo, almeno ai gerani” (Anna Marchesini)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2016 15:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[ Abbassasti lo sguardo sul geranio bianco che era il tuo preferito, era anche il più delicato e il più raro… Ciao, Anna! &#160; “Se il terrazzino si fosse affacciato sulla strada anziché sul giardino incolto di una vecchia casa disabitata, &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2016/07/30/avrei-scritto-un-libro-e-quella-sera-avevo-avuto-il-coraggio-di-confessarlo-almeno-ai-gerani-anna-marchesini/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/07/geranio-zonale_NG4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2423" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/07/geranio-zonale_NG4-300x183.jpg" alt="geranio-zonale_NG4" width="300" height="183" /></a><span style="color: #000000;"> Abbassasti lo sguardo sul geranio bianco che era il tuo preferito, era anche il più delicato e il più raro… Ciao, Anna!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">“Se il terrazzino si fosse affacciato sulla strada anziché sul giardino incolto di una vecchia casa disabitata, con molte probabilità avrei visto un minor numero di cose e la mia vita sarebbe andata diversamente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Le finestre della sala e del corridoio, quelle si affacciavano sulla strada; lo sguardo prima di giungere a terra subiva l&#8217;interferenza dei gerani alle finestre del primo piano, allegri e ciarlieri; gerani abituati tutto il giorno a vedere un po&#8217; di mondo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I gerani esposti sulle facciate delle case erano tenuti in assai più ampia considerazione, non solo perché gerani di più larghe vedute ma soprattutto perché soggetti principali di confronti e di critiche dei vicini, dei dirimpettai e dei passanti. Erano anche soggetti privilegiati degli scatti di turisti in cerca di angolini caratteristici, che sapienti tendine di lindo merletto sapevano tenere al riparo da sguardi indiscreti di viaggiatori indifferenti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Perciò sui davanzali affacciati sulla via, era tutto un mettere di vasi, rimetterli ma cambiando posizione in considerazione degli spostamenti del sole; era annaffiare e aggiungere terra e uno svasare le piante al momento opportuno e innestare sapientemente e sfogliare, staccare foglioline secche e ruotare le piante per esibirne il ciuffo, la parte più folta, verso l&#8217;esterno e sbriciolare i fondi del caffè sul terriccio; era un alternare i colori dei fiori, un contare i boccioli, pulire i vasi e togliere i vasi meno riusciti per relegarli all&#8217;interno, esporre al pubblico giudizio l&#8217;orgoglio e il trionfo dei più preziosi vasi di famiglia e poi fingere, fingere un&#8217;indifferente modestia davanti agli acidi e superstiziosi complimenti delle vicine di casa.”</span></p>
<p><em><span style="color: #000000;">Da &#8221; Il terrazzino dei gerani timidi&#8221; di Anna Marchesini. </span></em></p>
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		<title>I fatti di Colonia tra denunce, responsabilità, reazioni, opinioni, strategie politiche  affinchè i   diritti e le libertà delle donne siano valori indiscutibili e non negoziabili</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2016 22:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella notte di san Silvestro a Colonia le donne, affluite nella piazza vicina alla Cattedrale e alla stazione centrale per festeggiare il Capodanno, sono state circondate da circa mille uomini, suddivisi in  gruppi di 20 -30,  e sono state molestate, &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2016/01/17/i-fatti-di-colonia-tra-denunce-responsabilita-reazioni-opinioni-strategie-politiche-affinche-i-diritti-e-le-liberta-delle-donne-siano-valori-indiscutibili-e-non-negoziabili/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.lastampa.it/2016/01/08/esteri/che-cosa-sappiamo-e-cosa-no-dei-fatti-di-colonia-HAjEFu9mSHsWYGubBjW5XM/pagina.html" target="_blank">Nella notte di san Silvestro a Colonia</a></span> le donne, affluite nella piazza vicina alla Cattedrale e alla stazione centrale per festeggiare il Capodanno, sono state circondate da circa mille uomini, suddivisi in  gruppi di 20 -30,  e sono state molestate, palpate, umiliate, derubate. Le forze dell’ordine non sono riuscite a contenere  i vari branchi,  gli uomini che accompagnavano le donne non riuscivano a opporre resistenza, qualcuno è stato derubato e malmenato. Il giorno dopo da un rapporto della polizia non risultava nulla dei disordini e delle aggressioni, ma hanno iniziato a fioccare prima 30, poi 40, 150, 300, fino a più di 600 denunce di molestie sessuali, messe in atto  quasi contemporaneamente anche in altre città tedesche  come Amburgo, Francoforte, Stoccarda, Düsseldorf , mentre a Bielefeld,  in Vestfalia, 500 uomini hanno aggredito le ragazze presenti  nella discoteca Elephant Club.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La notizia ha iniziato a rimbalzare in rete e attraverso i media, suscitando un generale sdegno e tanti interrogativi. Dalle testimonianze risultava che i branchi erano composti perlopiù da nordafricani e arabi, ubriachi ed esaltati. Il capo della polizia di Colonia ha subito ammesso che le aggressioni, così come sono avvenute, dovevano essere state coordinate ed è stato mandato in pensionamento anticipato per la gestione della sicurezza e dell’informazione dopo le violenze di Capodanno; in seguito  il Ministro della Giustizia tedesco ha dichiarato che gli attacchi sono stati pianificati. Le notizie, spesso frammentarie e contraddittorie,  hanno suscitato disorientamento nell’opinione pubblica internazionale. Alcune domande  sorgevano spontanee: come mai una così massiccia concentrazione di extracomunitari in quella piazza, come mai queste aggressioni sono avvenute oggi e non in passato? Come mai alcuni aggressori sono confluiti da centri a 100 km di distanza, se non addirittura dalla Francia e dall’Olanda, come hanno poi scritto in seguito?  Una prima lettura dei fatti di Colonia è emersa in due editoriali. In &#8220;<span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/10/news/colonia_molestie_capodanno_un_articolo_dello_scrittore_algerino_daoud-130973948/." target="_blank">Il corpo delle donne e il desiderio di libertà di quegli uomini sradicati dalla loro terra&#8221; lo scrittore algerino Kamel Daoud</a> </span> ammette: &#8220;Del rifugiato vediamo lo status, non la cultura. E così l&#8217;accoglienza si limita a burocrazia e carità, senza tenere conto dei pregiudizi culturali e delle trappole religiose…Nel mondo di Allah il sesso rappresenta la miseria più grande” .</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Invece in  <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_09/quegli-uomini-che-negano-violenze-contro-donne-7a5964a6-b6a1-11e5-9dd6-8570df72b203.shtml" target="_blank">“Quegli uomini che negano le violenze contro le donne”</a></span>&#8211; i fatti di Colonia e la profonda ferita nella coscienza europea-  Aldo Cazzullo denuncia l’incredibile sottovalutazione della situazione che lascia una ferita perché tutti  pensano che poteva capitare a una sorella o una figlia che esce per festeggiare il Capodanno in piazza, per vivere spensieratamente la sua libertà. Incredibile il tardivo riconoscimento di quanto accaduto, confermato dal primo rapporto della polizia tedesca che riferiva di  una nottata pacifica. </span><span style="color: #000000;">Del resto in Germania si è indulgenti verso gli eccessi festaioli sia dell’Oktober Fest, del Carnevale e del Capodanno dove l’alcool libera da freni inibitori e i fuochi sono lanciati ad altezza uomo, a dispetto della nomea di Napoli.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Allarmismi infondati o differenze culturali sottovalutate? Certe sono le molestie e le oltre 600 denunce, le insufficienti misure di prevenzione e sicurezza, la sottovalutazione della situazione da parte delle forze dell&#8217;ordine, sia prima i fatti di Capodanno che durante il loro svolgimento. </span><span style="color: #000000;">Il direttore generale dell’anticrimine della Renania Settentrionale Vestfalia, nel rapporto presentato a una seduta speciale del parlamento regionale a Düsseldorf, ha poi dichiarato che dalle indagini sulle molestie nella notte di San Silvestro NON risultava  nessuna organizzazione o guida degli attacchi . </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Reazioni.</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;"> Intanto si è subito scatenata una duplice  reazione: quella degli  hooligan, impegnati in  una caccia all&#8217;uomo nel centro storico di Colonia conclusasi col ferimento di  pakistani e siriani,  più un  corteo del movimento xenofobo di estrema destra Pegida ( Patrioti Europei contro l’Islamizzazione dell’Occidente), e  quella  delle donne che hanno inscenato flash mob di protesta.  Strano come gli artefici di vandalismi, violenze gratuite e misoginia si siano prontamente  elevati a paladini dei diritti delle donne,  tant’è che ciò ha alimentato una tesi complottista  che li vede come anonimi fomentatori delle violenze via Whatsapp.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dalla  <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/01/12/rapine-molestie-lacrime-ora-ora-l-inferno-colonia-0adb5300-b8fe-11e5-85a5-46ffd263e960.shtml" target="_blank">ricostruzione ora per ora</a> </span>dei fatti di Colonia, pubblicata sul Corriere della Sera, si è aperto uno scenario inquietante e  si è avuta conferma  che il tutto non era solo dovuto al temporaneo uso di alcool e stupefacenti, alle eccessive scariche di adrenalina che contagiano il branco. Intanto il sindaco di Colonia, Henriette Reker, ha infelicemente consigliato alle donne di tenersi a un braccio di distanza dagli immigrati in occasione delle manifestazioni di piazza, provocando così prevedibili e immediate  contestazioni. Si consideri che durante la campagna elettorale  l&#8217; attuale sindaco fu  ferita in un&#8217;aggressione xenofoba per il suo impegno a favore dei richiedenti asilo e di una politica d’integrazione.</span><span style="color: #000000;">Ciò fa intuire che i continui arrivi dei rifugiati in Germania, molto avversati dalla destra,  abbiano creato problemi di integrazione e di  convivenza con i tedeschi, una situazione sociale apparentemente tranquilla,  poi precipitata e resa visibile agli occhi del  mondo intero. </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">In Egitto</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Questi fatti di Colonia  però dovevano pur avere una spiegazione logica, non per altro per esorcizzare la comprensibile e generale paura.  Intanto in rete sono stati segnalati articoli sulle violenze contro le donne in Egitto, sulla pratica del &#8221; cerchio dell&#8217;inferno&#8221;, consistente nell’accerchiamento e  nello stupro collettivo  delle donne che osano frequentare le piazze di notte o vestire come le occidentali. Ciò si è verificato soprattutto al Cairo, in Piazza Tahrir, durante la rivoluzione egiziana del 2011 ove le donne volevano festeggiare  e invece ebbero conferma che nulla sarebbe cambiato per loro nella società patriarcale esistente. Questi stupri sono stati spesso strumentalizzati politicamente,  prima messi in atto dai soldati dell’esercito di Morsi poi anche dai ribelli nei giorni della protesta contro il governo di Morsi, ormai deposto, quando  novantuno donne,  scese in piazza per manifestare, sono state aggredite e violentate da gruppi di uomini, forti  dell’impunità. In  rete sono reperibili  testimonianze e video impressionanti  di questa pratica, di cui rimase vittima anche la  giornalista francese <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.youtube.com/watch?v=xVHVla1Qdno" target="_blank">Caroline Sinz</a></span>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nelle piazze egiziane si attivarono volontari, i “Tahrir Body Guard”, riconoscibili dai giubbini fluorescenti e  pronti a intervenire e mettere in salvo le donne in difficoltà come risulta da <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href=". http://video.corriere.it/egitto-donne-piazza-tahrir-violentate-la-protesta/195298fe-e493-11e2-8ffb-29023a5ee012" target="_blank">questo video</a></span> del Corriere che è una breve sintesi di quegli stupri collettivi. Spesso le nordafricane  non denunciavano, e non denunciano, le violenze subite sia perché non hanno séguito con condanna dei colpevoli, sia  perché sono ritenute gravemente disonorevoli e  implicano quindi l’impossibilità di sposarsi oltre a  una perenne discriminazione sociale. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ben presto trova conferma ciò che maggiormente si temeva. Un rapporto del Ministero di Giustizia della Renania Settentrionale- Vestfalia e l&#8217;Ufficio federale tedesco di polizia criminale hanno  definito &#8220;<span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Taharrush_gamea" target="_blank">taharrush gamea</a></span>&#8221; (termine arabo che indica la pratica di molestie- violenze  sessuali di gruppo che si svolgono in strada  e in mezzo alla folla), le molestie della notte di san Silvestro a  Colonia, come quelle  di Piazza Tahrir, perpetrate da uomini &#8220;quasi esclusivamente&#8221; di contesto migratorio &#8220;nordafricano e arabo&#8221;, di recente arrivo.  </span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le reazioni della stampa.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Interessante notare  come  la stampa di destra abbia molto sottolineato la provenienza dei responsabili per contrastare la politica di accoglienza  a sostegno invece di quella   xenofoba. La stampa di sinistra ha rilevato invece l’inefficienza delle forze dell’ordine, la necessità di una più  efficace politica di integrazione, soprattutto culturale,  l’immediata  ed energica reazione della Merkel. È emersa  anche una tesi complottista per cui i messaggi di incitamento alle violenze sarebbero stati anonimamente inviati da estremisti di destra per fomentare l’odio razziale e religioso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questi sono più o meno i fatti che sinceramente, a dir poco, mi hanno molto disturbata . Quel che continua a stupirmi è la posizione delle donne, poco manifestata e sentita attraverso i media, e non a caso ho deciso di scriverne. Subito dopo i fatti, circa 300 donne hanno improvvisato flash mob di protesta nella piazza dei misfatti, altre hanno partecipato al corteo organizzato dal movimento  Pegida  di estrema destra. Mi chiedo se esista un movimento femminista in Germania, che fino a poco tempo fa nel mio immaginario appariva come la nazione dell’efficienza,  delle mille opportunità , del benessere socio culturale. Unica voce forte e chiara, sin dall’inizio, è stata quella di Angela Merkel che ha subito richiesto leggi più dure ed effettivamente applicate e ha annunciato la revoca del diritto di asilo ai profughi che risultino colpevoli.</span></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Le opinioni  di alcune intellettuali italiane.</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">In Italia <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_10/colonia-fragile-liberta-donne-641b9aac-b772-11e5-8210-122afbd965bb.shtml" target="_blank">Dacia Maraini</a></span> dichiara che siffatti reati sono stati compiuti da migranti di seconda e terza generazione, emarginati sociali che trovano soddisfazione nel provocare terrore;  invoca una revisione della politica di accoglienza, un rispetto fermo delle nostre leggi, delle libertà conquistate dalle donne, dei nostri valori e delle nostre abitudini. Un rispetto che deve essere reciproco e costruito sul piano culturale. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/01/10/tutti-i-branchi-dei-maschi27.html" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Natalia Aspesi</span> </a> fa un discorso generale sulla violenza di genere  “Quella notte, a Colonia, ma anche altrove, le donne si sono ritrovate completamente sole, tra maschi violenti, maschi indifferenti, maschi spaventati. Di nuovo dentro la loro storia secolare di isolamento, impotenza, sopraffazione, abbandono, pericolo, che ogni tanto sembra finita e invece non lo è mai: probabilmente ancora una volta usate per consentire a un branco di maschi di disprezzarle e rimetterle al loro posto di sottomissione e irrilevanza, e a un altro branco di maschi di ergersi, dopo i fatti e solo a parole, a indispensabili protettori, a eroici paladini della loro libertà, che per secoli hanno ostacolato e ostacolano tuttora; e a un altro branco ancora a servirsene come pedine di una sporca politica.”  </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La scrittrice <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/13/news/_tardiva_la_condanna_delle_femministe_italiane_-131135986/" target="_blank">Lorella Zanardo</a> </span> si è espressa duramente sulla tardiva reazione di condanna da parte delle femministe italiane, come se ci fosse qualche perplessità nel riconoscere le responsabilità degli immigrati, ha chiaramente detto che prima devono essere tutelati i  diritti delle donne e poi degli altri, e che è indecisa sulla sua partecipazione alla manifestazione a Colonia, annunciata  per il 4 febbraio, perché teme che possa ridursi a una semplice passerella.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">L’antropologa  e sociologa <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.lettera43.it/cultura/signorelli-a-colonia-una-guerra-tra-maschilisti_43675229318.htm" target="_blank">Amalia Signorelli</a> </span>denuncia:  “ A Colonia una guerra tra maschilisti. Le violenze prima. La strumentalizzazione poi. Perché l&#8217;uomo occidentale difende le donne per sentirsi superiore ai musulmani.” In pratica la donna è sempre considerata terra di conquista dell’uomo che se ne serve  per affermare la propria supremazia e riconosce che oggi le donne quasi temono di esporsi nel manifestare dissenso, anche perchè &#8220;femminista&#8221; è intesa in un&#8217;accezione negativa, grazie anche alle più recenti generazioni che vivono di rendita delle battaglie intraprese da altre donne a partire dagli anni &#8217;70.  </span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Manifestazioni sì o no? </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inizialmente  pareva che il 4 febbraio a Colonia, proprio in occasione del Carnevale che prevede un grande affluenza di persone, si sarebbe svolta una manifestazione. Si discuteva se  consentirne la libera partecipazione a donne provenienti dalle  varie parti d&#8217;Europa,  poi per motivi  di sicurezza solo  ad alcune intellettuali italiane e contemporaneamente le manifestazioni avrebbero dovuto svolgersi anche in altre piazze d&#8217;Europa ( auspicando magari  la presenza di  donne e uomini musulmani che condannano queste violenze) . Ammetto che di questa manifestazione non ho trovato più notizie. </span><span style="color: #000000;">Intanto  la tradizionale sfilata dei carri carnevaleschi è stata sospesa a Rheinberg per timore  delle aggressioni sessuali e per l’impossibilità di attivare idonee misure di sicurezza, e  nella città tedesca di Bornheim, vicino Bonn, il Comune ha vietato l’ingresso nella  piscina pubblica a profughi maschi in seguito a segnalazione di molestie da parte delle ragazze che la frequentano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #ff6600;"><strong>In Italia.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza di genere esiste, in Italia come  in altri paesi europei . Un giornalista che chiedeva  a un giovane italiota nostro cosa pensasse delle molestie di Colonia si è sentito rispondere, con una superficialità che avrà disintegrato l’unico neurone dell’intervistato, che in una  situazione del genere ( di branco)  non si tirerebbe indietro dal partecipare alle molestie. Fatto grave che testimonia ancora una volta che manca una cultura di genere, e la consapevolezza che la violenza contro le donne  è trasversale a prescindere dall’estrazione socio culturale  e dalla nazionalità degli uomini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/01/dati-stupro-2014-grafico-torta-465x463.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2171" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2016/01/dati-stupro-2014-grafico-torta-465x463-300x300.jpg" alt="dati-stupro-2014-grafico-torta-465x463" width="300" height="300" /></a>Basti ricordare che  a fine dicembre 2014 <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/oltre-600-condannati-per-stuproe-sono-minorenni/" target="_blank">il ministero di Giustizia minorile</a> </span>ha detto  di avere in carico ben 532 ragazzi condannati per stupro e 270 per stupro di gruppo. A questi si aggiungono alcune condanne per altri reati a sfondo sessuale (ad esempio abuso su minore e detenzione di materiale pornografico attraverso sfruttamento di minori in cui sono coinvolti maschi e femmine) per un totale di 973 ragazzi, di cui  235 sono stranieri e 738 italiani. Tra  le prime dieci provincie di  provenienza dei giovani delinquenti compaiono  città del sud, come Bari e Napoli, ma anche città del nord, come Bergamo e Trento, e le regioni più interessate sono la Puglia con 131 casi e l’Emilia Romagna con 129. Questi dati dimostrano come il fenomeno sia trasversalmente  diffuso a livello territoriale, come la violenza di genere si manifesti già in giovanissima età e come il silenzio sulla questione culturale impedisca il cambiamento. Se nel  1996 l’Italia ha riconosciuto lo stupro come reato contro la persona, e non più solo contro la morale, bisogna prendere atto che in questi  venti  anni le leggi non si sono rivelate  sufficienti, proprio perché  non supportate  da  un percorso  culturale ed educativo né da dure condanne.</span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Opinione personale</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">A mio avviso, manca una dichiarazione ufficiale  dell’Unione Europea a riguardo di  questi fatti, una forte  e univoca condanna in difesa dei  diritti delle donne. Ciò non significa  scatenare  uno scontro culturale, né avversare la politica di accoglienza e d’ integrazione, sulle quali dovranno interrogarsi e provvedere i singoli governi, ma riconoscere  la libertà  delle  donne, europee e non. Manca un discorso serio di legalità, forse per timore di aizzare la deriva destrorsa,  razzista e xenofoba che  serpeggia in tanti paesi europei. Invocare  il rispetto delle leggi e delle persone  dei paesi che accolgono, spesso impegnati nel rispetto delle tradizioni e  delle culture diverse e in un processo di integrazione, e chiedere l’immediata espulsione di chi delinque non significa essere xenofobi, bensì difendere diritti che sono stati così sfacciatamente violati. </span></p>
<blockquote><p><strong><span style="color: #000000;">Proprio  il  primo giorno del  2016 abbiamo avuto conferma che anche in Europa la violenza di genere può essere una strategia politica, come gli  stupri di massa che ci sono e ci sono stati in ogni guerra e a ogni latitudine.  Trovo  avvilente  dovere ricordare che i  diritti e le libertà delle donne sono valori indiscutibili e non negoziabili, che vanno garantiti e tutelati sempre e comunque,  perché soprattutto la molestia e la violenza sessuale  sono mortificanti e odiose e non possono assolutamente essere tollerate  da paesi che si dichiarano civili.</span></strong></p>
<h1></h1>
</blockquote>
<h1></h1>
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