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	<title>Skip blog &#187; donne</title>
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	<description>Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo...</description>
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		<title>I bambini nascosti e Irena Sendler</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Durante l’Olocausto furono assassinati circa due milioni di bambini. Si stima che circa venti, trentamila bambini di età inferiore ai quattordici anni, tra i quali molti neonati, siano sopravvissuti alla guerra perché affidati dai genitori a persone di buon cuore  e a istituzioni cristiane o perché rimasero a lungo nascosti in vari rifugi . [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Durante l’Olocausto furono assassinati circa due milioni di bambini. Si stima che circa venti, trentamila bambini di età inferiore ai quattordici anni, tra i quali molti neonati, siano </span><span style="color: #000000;">sopravvissuti alla guerra perché affidati dai genitori a persone di buon cuore  e a istituzioni cristiane o perché rimasero a lungo nascosti in vari rifugi . Alcuni bambini nascosti sopravvissero da soli nelle foreste e nei fienili, vivendo in un continuo stato d’allerta.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">“Non eravamo come gli altri.Nessun altro poteva capire il nostro passato. Noi, i bambini dell’Olocausto, eravamo stati ignorati, le nostre parole troppo deboli per essere ascoltate. Invisibili, portavamo il nostro fardello in silenzio e da soli.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Avevo 12 anni nel 1942 quando, nel pieno della notte, dei soldati tedeschi a Żabno, in Polonia, dove vivevamo, mi puntarono addosso una pistola e mi chiesero dove fosse mio padre. Dissi che non lo sapevo. scesero nello scantinato dove mio padre si nascondeva e gli spararono a morte. Mia madre, mia sorella Rachel e io dovemmo fuggire in una fattoria nelle vicinanze…</span></h3>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">La proprietaria ci fece rimanere controvoglia, ignorandoci totalmente. Rimanemmo lì per due anni e mezzo. in tutto quel tempo non ci diede mai nemmeno un bicchiere d’acqua…Potevo uscire solo quando non c’era la luna. Se mi avessero visto sarei stata spacciata… dovevamo bisbigliare &#8211; per due anni e mezzo non parlammo mai con un tono di voce più </span><span style="color: #000000;">alto del sussurro! Né potevamo uscire con la luce del sole. Eravamo attaccati alla vita con un filo sottile, sempre infreddoliti, con la paura delle ombre, di corsa, in ascolto. Ogni giorno, ogni notte, portava del nuovo terrore. Era un’esistenza veramente terribile ma, nonostante fossi così spaventata, non ho mai pensato di darmi per vinta&#8221; (Ann Shore (Hania Goldman), in seguito divenne presidente della Hidden Child Fundation).</span></h3>
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<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2012/01/Irena-Sendler.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5349" title="Irena Sendler" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2012/01/Irena-Sendler-300x257.jpg" alt="" width="300" height="257" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Ci furono però anche persone che si esposero in prima persona per aiutare i più indifesi, cioè le migliaia di bambini che morivano di fame, freddo e tifo nel ghetto di Varsavia. Dal 1939 al 1942 nel ghetto furono trasferite dai villaggi centinaia di migliaia di ebrei; nel 1941 c’erano oltre 400.000 persone, tra le quali tanti bambini, che si pensava di sterminare lentamente per fame. I più piccoli impararono ad uscire dal ghetto, spesso attraverso le fogne, per raggiungere la zona ariana in cerca </span><span style="color: #000000;">di qualcosa da mangiare per sé e per gli altri, sfidando tanti pericoli e la sorveglianza dei soldati. Quelli rimasti orfani furono abbandonati a loro stessi per le strade. In seguito furono deportati nei lager, perlopiù a Treblinka. (informazioni  tratte da “Il </span><span style="color: #000000;">futuro spezzato- i nazisti contro i bambini”, di Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida.)</span></h3>
<h3></h3>
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<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Un‘ infermiera ed assistente sociale, Irena Sendler, ebbe il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia; spesso si spacciò per tecnico di condutture idrauliche per collaborare con la Resistenza polacca e portare in salvo circa 2500 bambini ebrei, nascondendo i più piccoli nella cassetta degli attrezzi e i più grandi in un sacco di iuta. Si avvalse del prezioso aiuto di un cane addestrato a stare nel camion e ad abbaiare per avvisare dell’arrivo dei nazisti o per coprire il pianto dei bambini. Quando fu scoperta, Irena subì la violenza dei soldati tedeschi che le spezzarono braccia e gambe. A guerra finita cercò di rintracciare i genitori sopravvissuti di quei bambini, dei quali aveva scritto i nomi veri accanto a quelli falsi in elenchi ben nascosti in barattoli sepolti sotto un albero del suo giardino; sistemò molti orfani presso famiglie affidatarie ed istituti. Al parlamento polacco che nel 2007 la proclamò eroe nazionale, Irena scrisse</span>:</h3>
<blockquote>
<h3><span style="color: #000000;"> “Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria”. </span></h3>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Tempo fa è stata proposta per il premio Nobel per la pace, ma non è stata nominata. Qualche anno fa è volata via all’età di 98 anni.</span></h3>
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]]></content:encoded>
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		<title>“Le donne che hanno fatto l’Italia”  dal Risorgimento in poi.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 17:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; “Le donne che hanno fatto l’Italia” (presso il complesso del Vittoriano fino al 20 gennaio)  si colloca tra le varie iniziative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed è una bella retrospettiva su figure femminili più o meno conosciute, che direttamente ed indirettamente hanno influito sull’evoluzione culturale, sociale, economica e politica dell’Italia. Si parte  dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2012/01/locandina-donne-che-hanno-fatto-lItalia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5300" title="locandina donne che hanno fatto l'Italia" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2012/01/locandina-donne-che-hanno-fatto-lItalia-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a><span style="color: #000000;"> “Le donne che hanno fatto l’Italia” (presso il complesso del Vittoriano fino al 20 gennaio)  si colloca tra le varie iniziative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed è una bella retrospettiva su figure femminili più o meno conosciute, che direttamente ed indirettamente hanno influito sull’evoluzione culturale, sociale, economica e politica dell’Italia.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Si parte  dalle donne del Risorgimento, dalle più famose protagoniste dei salotti intellettuali e dell’alta società , come  Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Adelaide Bono Cairoli e Sara Nathan, alle più sconosciute donne del popolo che disinnescavano bombe inesplose, consegnavano </span><span style="color: #000000;">carte segrete, depistavano la polizia, combattevano con i garibaldini e soccorrevano i feriti . Donne di un’Italia ancora da fondare, accomunate dalla </span><span style="color: #000000;">stessa passione e dalla voglia di partecipare al cambiamento. </span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">La panoramica sull’universo femminile è molto ampia e non ignora donne schierate su altri fronti ma altrettanto determinate, come le regine che diedero un diverso apporto alla storia e alla cultura del paese, e le brigantesse che per miseria, paura, convinzione o ignoranza combatterono </span><span style="color: #000000;">strenuamente esponendosi alle persecuzioni del loro tempo e ad un’ impietosa storiografia. </span></h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Il Risorgimento segnò più ufficialmente un Risorgimento  delle donne, in seguito all’ istruzione di un’elite femminile e alla diffusione dei grandi ideali rivoluzionari di libertà, fraternità ed uguaglianza del ‘700. Le donne vennero allo scoperto sulle barricate, nelle piazze, nei salotti , nei campi. Nell’800  manifestarono pubblicamente il loro pensiero, soprattutto </span><span style="color: #000000;">per iscritto, con epistolari, memorie, diari, romanzi, poesie esprimendo coscienza di sé, capacità critica ed autonomia di giudizio sul loro tempo e sulle vicende personali, emergendo sempre più come presenze attive nella vita comunitaria.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Con l’Unità d’Italia le donne continuarono nel loro cammino per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del paese, seppure ignorate dalla storia. Si pensi alle maestre che in paesi sperduti promossero la prima alfabetizzazione, rinunciando spesso ad una propria vita affettiva, alle operaie che sostituirono gli uomini nelle fabbriche, alle infermiere volontarie impegnate al fronte durante le guerre mondiali, alle mondine e alle tabacchine che sollevarono questioni sociali di disagio e di sfruttamento lavorativo, alle balie che, forse inconsapevolmente, collegarono l’isolato mondo rurale con  quello cittadino più aperto al nuovo.</span></h3>
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<h3><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2012/01/donne-alla-costituente.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-5303" title="donne alla costituente" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2012/01/donne-alla-costituente-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></span></a></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Pian piano le donne conquistarono titoli di studio, un posto di lavoro, un nuovo ruolo nella società che si consolidò con le adesioni ad associazioni, ai partiti, ai sindacati, alla Resistenza. Lottarono non poco e a lungo per ottenere il diritto di voto che in Italia si esercitò per la prima volta  soltanto nel 1946, circa quarant’anni dopo la  Finlandia. Ai seggi affluirono circa 14.600.000 donne contro i 13.350.000 uomini , che elessero nell’Assemblea Costituente 21 donne su 556 membri. Erano perlopiù giovani e laureate: tra  insegnanti e giornaliste vi erano anche una sindacalista e una casalinga. Cinque di loro fecero parte della Commissione dei 75 per elaborare la Costituzione. Lotte, sacrifici e sconfitte nella storia dell’emancipazione femminile furono in un certo modo riscattate dalla possibilità di accedere alle più alte cariche istituzionali.</span></h3>
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<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Tra le tantissime donne nella mostra del Complesso del Vittoriano, alcune sono evidenziate come protagoniste della storia d’Italia perché con intelligenza e passione, capacità e determinazione seppero vedere oltre e contribuire  al progresso e all’affermazione dell’Italia a livello internazionale. Figure femminili unicamente grandi, per meriti diversi, alcuni dei quali- confesso- non conoscevo.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Anna Kulishoff, l’ esule russa che come medico operò nei quartieri più poveri di Milano, condusse battaglie per l’ indipendenza economica delle donne, necessaria per il conseguimento di  libertà, diritti e parità, per il diritto al voto e per la difesa delle lavoratrici operaie e contadine.</span></h3>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><a title="‘O munaciello in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2009/10/30/%e2%80%98o-munaciello/">Matilde Serao</a>, l’attenta lettrice del pentagramma dell’anima, ha lasciato tanti scritti introspettivi e descrittivi che ben rendono il quadro socio, economico e culturale del suo tempo. Riscattò l’intelligenza delle donne in un ruolo anticonformista sia nella vita privata che in quella pubblica, in quanto fu la prima donna a fondare e a dirigere un quotidiano ( il Mattino).</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Madre Francesca  Saverio Cabrini, una religiosa che fondò la Compagnia delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù e circa 80 case missionarie in sette paesi del mondo. Nel 1889  partì per gli Stati Uniti e s’adoprò negli slums, affinchè gli emigranti imparassero la lingua e le usanze del luogo e si integrassero nel nuovo contesto. Valicò le Ande a dorso di un asino e raggiunse luoghi impervi in Sud America dove diffuse la sua missione. Ovunque costruì asili, scuole, convitti per studentesse, orfanotrofi, case di riposo, ospedali che seppe bene amministrare. Fu beatificata nel 1938 e riconosciuta patrona di tutti gli emigranti nel 1950.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Maria Montessori, pedagogista, filosofa, scienziata, educatrice di grande cultura, col suo trattato sul metodo della pedagogia scientifica ha rivoluzionato il mondo dell’educazione e della didattica. Nel corso della sua vita s’adoprò molto per la liberazione,la difesa e il riconoscimento  della dignità del bambino.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Luisa Spagnoli, una semplice casalinga che diventò l’’abile imprenditrice della Perugina, una delle più antiche aziende italiane. Entrata nel consiglio d’amministrazione dell’azienda nel 1923, promosse strutture sociali per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle dipendenti ( ad esempio un  asilo nido nello stabilimento di Fontivegge  per i figli delle operaie). Negli anni ’30 si dedicò con le lavoranti ad una nuova attività, cioè all’allevamento di conigli d’angora per ricavarne pregiati filati di lana, ma non vide i risultati di questa felice intuizione a causa di una morte prematura.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;"><a title="Omaggio ad Oriana Fallaci in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2008/06/14/omaggio-ad-oriana-fallaci/">Oriana Fallaci</a>, la giornalista che seguì in prima persona e in tutto il mondo  i grandi fermenti sociali e politici: le insurrezioni dell’America latina, la dittatura in Grecia , le contestazioni giovanili, i conflitti indo pakistani e mediorientali.  Coraggiosa corrispondente di guerra in un’epoca in cui non esistevano le tecnologie e gli attuali mezzi di comunicazione, per dodici volte in sette anni tornò in Vietnam per documentare la verità e le menzogne, l’eroismo e la dannazione di un conflitto che ha segnato un’intera generazione. Intervistò i grandi della </span><span style="color: #000000;">storia degli anni ’70 (Kissinger, Golda Meir, Khomeini, Gheddafi); suscitò grandi dibattiti su questioni di coscienza e di politica internazionale.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Marisa Bellisario, una pioniera del nascente settore elettronico dei computer e della programmazione, si distinse per capacità professionali e manageriali. Nel 1965 si trasferì in  America ove fece carriera,nel 1979 divenne presidente dell’Olivetti Corporation e nel 1981 diresse l’Italtel. Nel 1984 fece parte della Commissione nazionale per la realizzazione della </span><span style="color: #000000;">parità tra uomo e donna. Ottenne il premio di manager dell’anno nel 1986, due anni prima della sua prematura morte. Una top manager a livello mondiale in un mondo ove- come asserì- “una dirigente deve nascondere il più possibile il suo essere donna”.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;"><a title="Omaggio ad Anna Magnani in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2008/06/11/omaggio-ad-anna-magnani/">Anna Magnani</a>: l’energica e fragile Nannarella, straordinaria  interprete del cinema neorealista del dopoguerra che ci ha mostrato la vita reale attraverso la dimensione umana di </span><span style="color: #000000;">personaggi comuni . Una donna che, pur riscuotendo fama mondiale, in varie stagioni della vita fronteggiò grandi solitudini che ci fanno ricordare con affetto i suoi indimenticabili e profondi sguardi, la spontanea  ironia, la dolce e sofferta malinconia.</span></h3>
<h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><a title="Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita (Rita Levi Montalcini) in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2009/04/21/meglio-aggiungere-vita-ai-giorni-che-non-giorni-alla-vita-rita-levi-montalcini/">Rita Levi Montalcini </a>, la scienziata che nel ’36 si rifugiò in Belgio ma anni dopo rientrò a Torino per proseguire la ricerca sulle cellule nervose, allestendo un laboratorio in camera da letto, finchè nel 1947 raggiunse gli Stati Uniti ove lavorò per venti anni. Animata da un continuo  bisogno di conoscenza, anche nei periodi più cruciali della sua vita si è dedicata alla ricerca scientifica . Ha  conseguito il premio Nobel per la medicina nel 1986 ed è senatrice a vita dal 2001.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;">Palma Bucarelli, esperta di storia e di critica dell’arte anche molto bella ed anticonformista, all’età di trent’anni fu la prima donna a dirigere un museo pubblico. Dagli  anni </span><span style="color: #000000;">’40 a metà degli anni ’70 si occupò della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma: salvò opere in tempo di guerra, promosse l’astrattismo, rese accessibile al grande pubblico l’arte moderna.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Una lunga  galleria fotografica svela in ordine cronologico i volti di  donne che dall’ 800 in poi hanno contribuito alla storia d’Italia . Sono tantissime ad avere conseguito i primi traguardi nella cultura, nell’arte, nella politica, nella società e nello sport. Ne  voglio elencare alcune.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1872 Caterina Scarpelli, medaglia d’oro per il valore scientifico delle sue ricerche</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1875 Enrichetta Girardi, prima donna che conseguì la laurea in lettere a Napoli </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1879 Ersilia Caetani Lovatelli, prima donna ammessa all’accademia dei Lincei, per conoscenze di archeologia , di lingue classiche e del sanscrito</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1887 Iginia Massarini, prima donna a conseguire la laurea in matematica</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1898 Aurelia Pincherle Rosselli, prima donna che scrisse per il teatro</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1906 Elvira Coda Notari, prima donna regista</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1908 Emma Strada, prima donna ingegnere e Rina Monti che a 37 anni fu la prima donna ad ottenere la cattedra universitaria di zoologia a Sassari</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1913 Adelaide Cocco, prima donna medico a Sassari</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1913 Rosina Ferraro ,ottava donna al mondo a conseguire il brevetto di pilota degli aerei numero 203</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1915-1918  Ester Danesi Traversari, prima giornalista italiana corrispondente di guerra per il Messaggero</span></h3>
<h3>
<span style="color: #000000;">1926 Grazia Deledda , premio Nobel per la letteratura</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1940  la poetessa Ada Negri  fu ammessa tra gli Accademici d’Italia </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1943 Ondina Peteani partigiana, a 18 anni entrò nel Movimento di Liberazione operaia dei cantieri di Monfalcone</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1947 Franca Viola, prima donna che denunciò e fece condannare il suo stupratore, rifiutando un matrimonio riparatore </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1948 Angela Merlin, prima senatrice</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">1953-1956  le suore Maria Cleofe e suor Maria Innocenza furono le prime religiose a prendere la licenza di volo per recarsi, rispettivamente  in Pakistan e in India, a servizio dei bisognosi</span></h3>
<h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Seguono tante , tante altre. </span></h3>
<h3>
<p><span style="color: #000000;">La  storia dell’emancipazione femminile in Italia può vantare donne intraprendenti di diversa estrazione socio-culturale che con lungimiranza hanno messo a frutto le proprie inclinazioni e capacità in scelte di vita , a volte inconsuete, apprezzate tardivamente perchè spesso hanno precorso i tempi.</span></h3>
<h3>
<span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Mi sono resa conto di appartenere  ormai ad un’altra generazione, quando  ho notato due ragazze ventenni che osservavano l’Olivetti con cui Oriana Fallaci scriveva i suoi articoli. Non avevano mai visto, tanto meno usato, una macchina da scrivere. “Le donne che hanno fatto l’Italia” riassume aspetti della storia italiana che si dovrebbero divulgare nelle scuole , soprattutto tra le nuove generazioni troppo distanti da quella vite vissute alla luce di speranze, attese e conquiste durate per secoli. Non a caso ancor oggi, nel 2012, bisogna </span><span style="color: #000000;">promuovere la cultura di genere e delle pari opportunità perché, a mio parere, non si conosce e di conseguenza non si apprezza quel percorso di crescita, progresso e civiltà delle tante donne che hanno fatto e possono continuare a fare l’Italia.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #0000ff;"><strong>“Le donne che hanno fatto l’Italia”</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #0000ff;"><strong>Roma, complesso del Vittoriano</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #0000ff;"><strong>fino al 20 gennaio 2012</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #0000ff;"><strong>Ingresso gratuito</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong><em> </em></strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong><em> </em></strong></span></h3>
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<h3><span style="color: #ff6600;"><strong>Articoli correlati:</strong></span></h3>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<h3><a title="150 anni dell’Unità d’Italia. Le donne del Risorgimento in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2011/03/13/150-anni-dell%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia-le-donne-del-risorgimento/"><span style="color: #ff6600;"><strong>150 anni dell’Unità d’Italia. Le donne del Risorgimento</strong></span></a></h3>
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<p>&nbsp;</p>
<h3><a title="Donne del Risorgimento. Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2011/03/18/donne-del-risorgimento-rosalia-montmasson-e-giuditta-tavani-arquati/"><span style="color: #ff6600;"><strong>Donne del Risorgimento. Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati</strong></span></a></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #ff6600;"><strong><a title="Donne del Risorgimento: Anita Garibaldi in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2011/03/27/donne-del-risorgimento-anita-garibaldi/">Donne del Risorgimento: Anita Garibaldi</a> </strong></span></h3>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<address><span style="color: #000000;"> </span></address>
<address><span style="color: #000000;"><em> </em></span></address>
<p><span style="color: #000000;"><em>Immagini tratte dal web</em> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"> </span></p>
<h3><span style="color: #ff6600;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #ff6600;"> </span></h3>
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<h3><span style="color: #ff6600;"> </span></h3>
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]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.skipblog.it/2012/01/15/%e2%80%9cle-donne-che-hanno-fatto-l%e2%80%99italia%e2%80%9d-dal-risorgimento-in-poi/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Il regno della teletta in “Fascino muliebre” di Matilde Serao</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 23:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre ero a spasso per il mercato domenicale di Porta Portese, su una bancarella di stampe, manifesti pubblicitari e giornali  ho scorto la scritta “ Matilde  Serao” su un libretto nascosto tra vecchie  etichette e cartoline. Il nome della scrittrice è già di per sé garanzia di uno  stile ridondante in cui le descrizioni si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<h3><img class="alignleft size-medium wp-image-5174" title="fascino muliebre- matilde serao" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/12/fascino-muliebre-matilde-serao-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" /> <span style="color: #000000;">Mentre ero a spasso per il mercato domenicale di Porta Portese, su una bancarella di stampe, manifesti pubblicitari e giornali  ho scorto la scritta “ <a title="Matilde Serao in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matilde_Serao">Matilde  Serao</a>” su un libretto nascosto tra vecchie  etichette e cartoline. Il nome della scrittrice è già di per sé garanzia di uno  stile ridondante in cui le descrizioni si snodano  dall’esterno per intrecciarsi  nella mente  del lettore , inconfondibile per le sfumature  lessicali e – cosa straordinaria delle grandi penne- per  le   riflessioni sempre attuali, forse perché attingono dall’animo umano e da un’intelligenza vivace. Il titolo del libricino è “Fascino Muliebre” e sinceramente credevo riservasse  argute frecciate alle dame dei salotti  che amavano spettegolare sull’anticonformismo della scrittrice. L’ho letto d’un fiato e ho scoperto che i vari capitoli esplorano  l’universo  della bellezza femminile attraverso immagini storiche e mitologiche, osannano l’acqua , l’idroterapia e i rituali del regno della teletta, suprema arte feminea, svelano consigli e  segreti per esibire  belle mani, bei piedi nel capitolo intitolato “La bellezza di Cenerentola”, una splendida capigliatura in “ La chioma di Berenice”, il profumo di belle labbra. Da riferimenti storico letterari di partenza la Serao arriva a reclamizzare &#8211; qui la sorpresa-  prodotti chimico-farmaceutico- igienici della società A Bertelli di Milano , e in particolare modo  della linea di profumeria igienica Venus (acqua, estratti, brillantina, lozioni, olio, profumi, saponi, pomate) elencati in un prezzario nelle ultime pagine.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Peccato che sul libretto non sia indicato l’anno di stampa . Presumo che fosse annesso a qualche altra pubblicazione, forse di un giornale </span><span style="color: #000000;">dell’epoca?</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Eccone uno stralcio tratto dal capitolo  “Nel regno della teletta”</span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-language: EN-US; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/12/nel-regno-della-teletta-matilde-serao1.jpg"><img class="size-full wp-image-5176 aligncenter" title="nel regno della teletta- matilde serao" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/12/nel-regno-della-teletta-matilde-serao1.jpg" alt="" width="425" height="326" /></a></span></span><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">“La parola <em>toilette</em>- dicono i ricercatori delle origini delle parole- trasse la sua fortuna da un movente assai esiguo, come accade di quasi tutte le cose destinate ad una grande popolarità. Essa viene  da <em>toile</em>, tela, giacchè al principio del </span><span style="color: #000000;">diciassettesimo secolo, le signore solevano portare in viaggio, in un sacchetto </span><span style="color: #000000;">di tela, esternamente assai lavorato e leggiadramente adorno, gli oggetti per </span><span style="color: #000000;">l’abbellimento del volto e dei capelli; il sacchetto era fatto per modo che, </span><span style="color: #000000;">aprendolo, si distendeva come una tovaglietta, una piccola tela, una <em>toilette</em>, sovra un tavolino da lavoro, che si collocava avanti alla specchiera, e lì la signora, la sua camerista, la sua pettinatrice o l’azzimato parrucchiere dalla mano lieve <em>comme des pattes de papillons</em>, compivano quella mirabile opera di architettura, di polverizzazione, d’incipriamento, di miniatura, di ritocco e di dipintura minuziosa che assurse poi agli onori della massima illustrazione, un secolo dopo, sotto lo scettro di Madame de Pompadour, di Maria Antonietta e della principessa di Metternich.</span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Alcuni filologi hanno invocato anche l’origine dalla parola </span><span style="color: #000000;">provenzale e italiana tavoletta, taoletta ,e quindi anche tailetta, toilette, teletta.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Che cosa diventò, poi, la teletta! Ve ne erano, per le dame francesi, due, e non più di tela, ma fisse avanti all’enorme specchio,che le </span><br />
<span style="color: #000000;">avviluppava tutte nella sua ampiezza indiscreta: una era per la preparazione intima, la teletta privata, raccolta, discreta, l’altra, vero poema di merletti e di rabeschi, era per l’adornamento sontuoso, che la dama si faceva completare in presenza dei cortigiani e dei corteggiatori, in un  salone dorato e rabescato. Questo era il salotto- <em>boudoir</em>- dalla tradizionale spinetta che accompagnava il passo molle e carezzoso del minuetto; ivi si compiva l’incipriamento, la postura dei nèi finti, si dava l’ultimo tocco di minio, si appuntava l’<em>aigrette</em>, fra le lodi sussurrate e le ciance dolci e banali. Oh, cari, spirituali, frivoli e pur affascinanti <em>boudoirs</em>, ritratti dal pennello di Watteau, ove aleggiava la poesia sottile come la cipria e colorita come una tortuosa pavana! Ancora, ancora da quelle figure di donne per le quali il supremo studio della vita era l’arte di piacere, di ammaliare, l’arte d’ingentilire in un’onda d’incanti la loro bellezza, ancora come da esseri viventi e gorgheggianti si sprigiona un caldo sapore di vita, un’onda di armonie che raramente possono ritrovarsi ai giorni nostri!</span></h3>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Che cosa vi era, allora, su la teletta tutta avorii, ori e argenti della signora elegante, dove i più celebri miniaturisti, orafi, argentieri, </span><span style="color: #000000;">incisori e scultori annidavano le carezze della loro arte delicata, tutta leggiadrie e profumi? Chiedetelo a gli scrittori che ricostruirono quel mondo così gaio e così interessante: ai Goncourt, che ne penetrarono l’anima; a Théophile Gautier, che ne dipinse con pennellate nobilissime la merlettata esteriorità. Erano arsenali di ninnoli, di fiale, di cofanetti, di boccette, di ordegni, di ampolle, il contenuto dei quali era una immensa varietà sortita di fantasie sempre fertili, sempre tormentate dall’idea fissa dell’originalità.</span><br />
<span style="color: #000000;">Oggi, la moda, il gusto diverso, i ritrovati nuovi hanno semplificato ogni cosa; ma il piccolo arsenale della teletta di una signora </span><span style="color: #000000;">elegante, che segua le norme dell’igiene con la stessa scrupolosità con cui cura la sua bellezza, non è meno interessante. Il tipo è unico, e la donna d’altronde è conservatrice per eccellenza, anche quando sembra subire qualche evoluzione…”</span></h3>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Seguono citazioni di prodotti Venus  , acqua da teletta, vellutina, brillantina, glicerina, lozione, crema cosmetici antisettici ricciolina, essenze profumate al gelsomino, mughetto, violetta rosata, rosa thea, ylang-ylang … Usi, costumi e atmosfera di altri tempi, ma il piccolo arsenale, fisso e mobile, della  teletta esiste ancora, a ogni età e non solo per le donne. Una ragione in più per </span> <span style="color: #000000;">difendere a spada tratta  dalle critiche e dai tentativi di espropriazione o di sfratto le creme e le cremine idratanti, emollienti, struccanti,nutrienti, rigeneranti, antirughe, antistress, rassodanti, snellenti ecc…ben schierate  nei mobiletti e sulle mensole </span> <span style="color: #000000;">del bagno. <img src='http://www.skipblog.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </span></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></span></h3>
<div>
<div></div>
<div><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-language: EN-US; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/12/nel-regno-della-teletta-matilde-serao1.jpg"></a></span></div>
</div>
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		<title>Dalla  Casa dell’Annunziata al “Ventre di Napoli” di Matilde Serao.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 20:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; La Santa Casa dell’Annunziata era un’antica ed importante istituzione  del  Regno di Napoli, nata nel XIV secolo per accogliere orfani e bambini abbandonati. Nel 1318 circa una Congregazione della Santissima Annunziata chiese al re Roberto d&#8217;Angiò l&#8217;esproprio di un piccolo fondo per la costruzione di una chiesa e di un ospedale, sostenuta dalle offerte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">La</span> <a title="la Santa Casa dell’Annunziata in annunziatamaggiore.it" href="http://www.annunziatamaggiore.it/index.php?p=storia1_it">Santa Casa dell’Annunziata</a> <span style="color: #000000;">era un’antica ed importante istituzione  del  Regno di Napoli, nata nel XIV secolo per accogliere orfani e bambini abbandonati. Nel 1318 circa una Congregazione della Santissima Annunziata chiese al re Roberto d&#8217;Angiò l&#8217;esproprio di un piccolo fondo per la costruzione di una chiesa e di un ospedale, sostenuta dalle offerte del popolo, e nel 1343, grazie a Sancia di Majorca, seconda moglie di Roberto il Saggio, sorse il nuovo complesso che comprendeva la chiesa, più volte modificata nel corso dei secoli  e  ricostruita dal Vanvitelli nel Settecento in seguito ad un incendio, l&#8217;ospedale, il brefotrofio e il conservatorio delle esposte. La Casa dell’Annunziata veniva amministrata da un cavaliere del Sedile Capuano e da quattro rappresentanti della piazza del popolo. Durante il XVII secolo divenne uno dei più importanti ospedali della città in grado di accogliere  fino a cinquecento malati.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Sulla via dell’Annunziata c’era un’apertura che ospitava una ruota girevole ove madri in difficoltà appoggiavano i neonati, prelevati  poi dalle suore all’interno della struttura. In tal modo le donne mantenevano l’anonimato ed affidavano i loro piccoli a qualcuno che poteva prendersene cura  in una città afflitta da grandi miseria e mortalità infantile.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">I bambini “esposti” nella ruota diventavano così figli della Madonna ( ne avevo accennato anche </span><a title="Gemito-museo Pignatelli in skipblog.it " href="http://www.skipblog.it/2009/04/14/gemito-museo-pignatelli/"><span style="color: #ff6600;">qui</span></a><span style="color: #000000;">).  Si registrava la loro presunta età, l’ora e il giorno del ritrovamento, eventuali  segni distintivi, biglietti o piccoli  oggetti che potevano consentirne un tardivo riconoscimento. Per tutto l’Ottocento quelli che non erano stati adottati imparavano un mestiere. I maschi  erano impiegati nelle fabbriche del Real Albergo dei Poveri, alle ragazze era data una dote in caso di matrimonio, altrimenti potevano rimanere nella Casa dell’Annunziata. La ruota  fu utilizzata fino al 1875 ma ancora per qualche tempo permase l’esposizione di bimbi  sui gradini della chiesa.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Nel “Ventre di Napoli” la giornalista e scrittrice </span><a title="Matilde Serao in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matilde_Serao"><span style="color: #ff6600;">Matilde Serao</span></a><span style="color: #000000;"> racconta la pietà e la devozione, o più semplicemente la solidale umanità delle popolane napoletane.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Roma, autunno 1884</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Quando una popolana napoletana non ha figli, essa non si addolora segretamente della sua sterilità, non fa una cura mirabile per guarirne, come le sposine aristocratiche, non alleva un cagnolino o una gattina o un pappagallo, come le sposette della borghesia. Una mattina di domenica  ella si avvia, con suo marito, all’Annunziata, dove sono riunite le trovatelle, e fra  le bimbe e i bimbi, allora svezzati o grandicelli, ella ne sceglie uno con cui ha più simpatizzato, e, fatta la dichiarazione al governatore della pia opera, porta con sé, trionfante, la piccola <em>figlia della Madonna.</em></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Questa creaturina, non sua, ella l’ama come se l’avesse essa messa al mondo; ella soffre di vederla soffrire, per malattia o per miseria, come se fossero viscere sue; nella piccola umanità infantile napoletana, i più battuti sono certamente i figli legittimi; di battere una <em>figlia della Madonna</em>, ognuno ha certo un ritegno; una certa pietà gentilissima fa esclamare  alla madre adottiva: <em>Puverella, non aggio  core de la vattere, è figlia della Madonna</em>. Se questa creatura fiorisce in salute e in bellezza, la madre ne va gloriosa come di opera sua, cerca di mandarla a scuola o almeno da una sarta per imparare a cucire, poiché certamente, per la sua bellezza, la bimba è figlia di un principe; in  nessun caso di miseria o infermità, la madre riporta, come potrebbe, la figliuola all’Annunziata. E l’affezione, scambievole, è profonda, come se realmente fosse filiale; e a una certa età il ricordo dell’Annunziata scompare, e questa madre fittizia acquista realmente una figliuola.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Ma vi è di più: una madre ha cinque figli. Il più piccolo ammala gravemente, ella si vota alla Madonna, perché suo figlio guarisca; ella adotterà una creatura trovatella. Il figlio muore; ma la pia madre, portando al collo il fazzoletto nero che è tutto il suo lutto, compie il voto, lacrimando. Così, a poco a poco, la creatura viva e bella consola la madre della creatura morta, e vi resta in lei solo una dolcezza di ricordo e vi fiorisce una gratitudine grande per la <em>figlia della Madonna</em>.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Talvolta il figlio guarisce: il primo giorno in cui può uscire, la madre se lo toglie in collo e lo porta alla chiesa dell’Annunziata, gli fa baciare l’altare, poi vanno dentro a scegliere la sorellina o il fratellino. E fra i cinque o sei figli legittimi, la povera trovatella non sente mai di essere un’intrusa, non è mai minacciata di essere cacciata, mangia come gli altri mangiano, lavora come gli altri lavorano, i fratelli la sorvegliano perché non s’innamori di qualche scapestrato, ella si marita e piange dirottamente, quando parte dalla casa e vi ritorna sempre, come a rifugio e a conforto.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Un caso frequente di pietà è questo: una madre troppo debole o infiacchita dal lavoro ha un  bambino ma non ha latte. Vi è sempre un’amica o una vicina o qualunque estranea pietosa, che offre il suo latte; ne allatterà due, che importa? Il Signore penserà a mandarle il latte sufficiente. Tre volte al giorno la madre dal seno arido porta il suo bambino in casa della madre felice: e seduta sulla soglia, guarda malinconicamente il suo figlio succhiare al vita. Bisogna aver visto questa scena e avere inteso il tono di voce sommesso, umile, riconoscente, con cui ella dice, riprendendosi in collo il bambino  <em>‘O Signore t’ ‘o renne, la carità che fai a sto figlio ( Il Signore ti renda la carità che fai a questo figlio).</em> E la madre  di latte finisce per mettere amore a questo secondo bimbo, e allo svezzamento soffre di non vederlo più: e ogni tanto va a ritrovarlo, a portargli un  soldo di frutta, o un amuleto della Vergine: il bimbo ha due madri.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Io ho visto anche altro: una povera donna andava in servizio, non poteva tenere presso di sé il suo bimbo; lo lasciava a un’altra povera donna, che orlava gli stivaletti, e lavorava in casa, cioè nella strada. Ella metteva i due bimbi, il suo e quello della sua amica, nello stesso <em>sportone</em> (culla di vimini), attaccava una funicella all’orlo dello sportone e dall’altra parte al proprio piede, e mentre orlava gli stivaletti, canticchiava la ninna nanna per i due bimbi; mentre orlava  gli stivaletti, mandava avanti e indietro il piede, per cullare i due bimbi nello stesso <em>sportone</em>….</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<blockquote>
<h3><span style="color: #000000;"><strong>È naturale  che il popolo non possa fare carità di denaro, al più povero di lui, non avendone: ma si vedono e si sentono carità più squisite, più gentili.</strong></span></h3>
</blockquote>
<h3><span style="color: #000000;">Una cuoca si metteva sempre di malumore quando la padrona ordinava il brodo: era soltanto felice quando si ordinavano maccheroni o legumi, o risotto, grosse e nutrienti minestre. Fu lungamente sospettata di ingordigia, sebbene alla sua  personcina malandata fosse più necessario il brodo che i maccheroni: in realtà ella dava la sua minestra, ogni giorno, ai due bimbi della portinaia, e preferiva dar loro un grosso piatto, anziché tre cucchiaiate di brodo: ella rimaneva senza…</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Nessuna donna che mangi, nella strada, vede fermarsi un bambino a guardare, senza dargli subito di quello che mangia: e quando non ha altro, gli dà del pane. Appena una donna incinta si ferma in una via, tutti quelli che mangiano o che vendono qualche cosa da mangiare, senza che ella mostri nessun desiderio, gliene fanno parte, la obbligano a prenderlo, non vogliono avere <em>lo scrupolo</em>. …</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">E ancora un altro fatto mi rammento. Un giorno, al larghetto Consiglio, una donna incinta, presa dalle doglie, si abbattè sugli scalini e partorì nella strada. Il tumulto fu grande: ella taceva, ma per pietà, per commozione, molte altre donne strillavano e piangevano. E in poco tempo, da tutti i bassi, da tutte le botteghe, da tutti i sottoscala, vennero fuori camicioline e fasce per avvolgervi la povera creaturina, e lenzuola per la povera puerpera. Una madre offrì la culla del suo bimbo morto; un’altra battezzò il bimbo, facendogli il segno della croce sul visino; una terza questuò per tutte le case del vicinato; una quarta, serva, si offrì e andò a fare il servizio per la povera puerpera. La moglie del fornaio divise il suo letto con al puerpera: e il fornaio dormì sopra una tavola per dieci giorni, avendo per cuscino un sacco. E quella miserella piangeva di emozione, ogni volta che baciava suo figlio.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;"><em><strong>Matilde Serao ( da “Il  Ventre di Napoli” )</strong></em></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em><strong><br />
</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Donne del Risorgimento: Anita Garibaldi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 19:19:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Anita-Garibaldi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4238" title="Anita Garibaldi" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Anita-Garibaldi-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Il Gianicolo è un parco pubblico molto suggestivo sia  perché offre dall’alto una splendida veduta di Roma, sia perché è un  luogo della memoria, che nei grandi monumenti equestri di  Giuseppe e di Anita Garibaldi, negli 84  busti e nelle quattro  stele dedicati ai combattenti garibaldini </span>di<span style="color: #000000;"> ogni parte d’Italia , ricorda la strenua difesa della breve Repubblica Romana tra l’ aprile e il luglio del 1849.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Il monumento celebrativo di Anita Garibaldi , realizzato da Mario Rutelli ed inaugurato nel 1932, custodisce le ceneri di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, universalmente  nota come <a title="Anita Garibaldi in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anita_Garibaldi">Anita Garibaldi</a> (Morrinhos, 30 agosto 1821- Mandriole di Ravenna 4 agosto 1849).</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Anita stringe tra le braccia un bambino, molto probabilmente Menotti, il figlio appena nato, portato in salvo dalla madre che di notte scappò a cavallo per sottrarsi alle violente  truppe imperiali giunte a  San Simon (Rio Grande) nel 1840 . Garibaldi, che l’aveva lasciata a casa di amici per cercare vesti per lei e il piccolo, la ritrovò nella foresta mentre allattava il primogenito.</span></h3>
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<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumento-Anita-Garibaldi-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4239" title="monumento Anita Garibaldi 1" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumento-Anita-Garibaldi-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Anita, l’unica donna veramente amata da Garibaldi, a diciotto anni divenne la sua inseparabile compagna , condividendo fino alla fine una vita avventurosa e difficile tra stenti, rinunce e sacrifici, ideali e battaglie per terra e per mare, sia in Sud America che in Italia. È passata   alla storia come l’Eroina dei due mondi, emblema della donna combattente e leggenda vivente del Risorgimento Italiano.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Da Garibaldi ebbe quattro figli:  Menotti (1840), Rosita (1843) morta all’età di due anni, Teresita (1845) e Ricciotti (1847) . Di umili origini, sin da ragazzina mostrò un carattere indomito, forte e determinato. Alta, fiera, dai grandi occhi scuri conobbe e  conquistò il cuore di Garibaldi nel 1839  a Laguna, piccola città a sud del Brasile</span>, <span style="color: #000000;">durante le lotte sudamericane per l’indipendenza repubblicana. Una giovane donna  “ il cui coraggio io mi sarei desiderato tante volte”- come scrisse di lei il marito  nelle Memorie autobiografiche- e che Anita mostrò   nella strenua difesa della breve Repubblica Romana.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Dopo la resa di Roma  Garibaldi , con l’inseparabile Anita  e i suoi compagni, compì un disperato viaggio verso Venezia che ancora resisteva agli Austriaci. Sperava di  accendere l’insurrezione nell’Italia centrale ma, inseguito da truppe francesi, pontificie e poi austriache, nel luglio del 1849  si diresse verso la repubblica di San Marino.</span></h3>
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<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumento-Anita-Garibaldi-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4240" title="monumento Anita Garibaldi 3" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumento-Anita-Garibaldi-3-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Nelle sue “ Memorie” descrisse con   un’analisi umanamente schietta la criticità  del momento, le condizioni disperate di Anita, incinta di sei mesi,  e  la viltà dei  disertori “ codardi nell’abbandonare vilmente la causa santa del loro paese, essi naturalmente scendevano ad atti osceni e crudeli cogli abitanti. Ciò sommamente mi straziava, peggiorava ed umiliava non poco la già sventurata posizione nostra! Come potevo io mandare dietro a quelle scellerate masnade, attorniato come mi trovavo dai nemici! Alcuni colti in flagrante erano fucilati; ma ciò poco rimediava, andando la maggior parte impuniti. La situazione divenuta disperata, io cercai d’arrivare a S. Marino. Avvicinatomi alla sede di quelli eccellenti Repubblicani, giunsemi una loro deputazione, ed avvendone avuto notizie, mi avvicinai per conferire con essa. E mentre io mi trovavo conferendo colla deputazione di S. Marino, un corpo di Austriaci comparì alla nostra retroguardia e vi cagionò confusione tale, che tutti presero a fuggire quasi senza veder nemici, almeno la maggior parte.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<blockquote>
<h3><span style="color: #000000;">Avvertito di tal contrattempo, retrocessi, trovai la gente fuggendo, e la mia valorosa Anita, che col colonnello Forbes facevano ogni sforzo per trattenere i fuggenti. Quella incomparabile donna incapace di qualunque timore aveva lo sdegno dipinto sul volto e non poteva darsi pace di tanto spavento in uomini che poco prima s’eran battuti valorosamente….”</span></h3>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">Giunti a San Marino Garibaldi  scrisse su un gradino d’una chiesa al di fuori della città l’ordine del giorno:</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">“ Militi, io vi sciolgo dall’impegno d’accompagnarmi. Tornate alle vostre case;ma ricordatevi che l’Italia non deve rimanere nel servaggio, e nella vergogna!”  Dei circa 4000 uomini, partiti da Roma, rimasero solo 200 seguaci  coi quali  giunse a Cesenatico per poi imbarcarsi  su barche da pesca ( bragozzi)  alla volta di  Venezia.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">“Per parte mia, però, non avendo idea di depor le armi, con un pugno di compagni, io sapevo non impossibile aprirsi strada e guadagnar Venezia. E così s’era deciso. Un carissimo e ben doloroso impiccio era la mia Anita, avanzata in gravidanza, ed inferma. Io la supplicavo di rimanere in quella terra di rifugio ( <em>San Marino</em>) , ove un asil almeno per lei poteva credersi assicurato, ed ove gli abitanti ci avevan mostrato molta amorevolezza. Invano! Quel cuore virile e generoso si sdegnava a qualunque delle mie ammonizioni su tale assunto, e m’imponeva silenzio, colle parole: “ tu vuoi lasciarmi”.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Gli Austriaci scorsero i  garibaldini e iniziarono a sparare da lontano cannonate e razzi.</span></h3>
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<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Garibaldi-e-Anita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4241" title="Garibaldi e Anita" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Garibaldi-e-Anita-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;">“Io lascio pensare qual era la mia posizione in quei sciagurati momenti. La donna mia infelice, moribonda! Il nemico perseguendo dal mare, con quella alacrità che dà una vittoria facile. Aprodando ad una costa, ove tutte le probabilità di trovarvi altri, e numerosi nemici, non solamente Austriaci, ma papalini, allora in fiera reazione. Comunque fosse, noi aprodammo. Io presi la mia preziosa compagna nelle braccia, sbarcai e la deposi  sulla sponda. Dissi ai miei compagni, che collo sguardo mi chiedevano ciocchè dovevano fare:d’incamminarsi alla spicciolata, e di cercar rifugio, ove potrebbero trovarlo. In ogni modo d’allontanarsi dal punto ove ci trovavamo, essendo imminente l’arrivo dei palischermi nemici. Per [me] esser impossibile seguitar oltre, non potendo abbandonare mia moglie moribonda…</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Io rimasi nella vicinanza del mare in un campo di melica, colla mia Anita, e col tenente Leggiero, indivisibile mio compagno….Le ultime parole della donna del mio cuore erano state per i suoi figli! Ch’essa presentì di non poter più rivedere!”</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Il tenente Leggero  andò in cerca di aiuto e tornò col colonnello Nino Bonnet, uno degli ufficiali più valorosi che, ferito a Roma nell’assedio, si era ritirato a casa, in quel di Comacchio, per curarsi. Egli propose di avvicinarsi ad una casupola  nelle vicinanze .Qui povera gente offrì acqua e primo soccorso ad Anita. Poi Garibaldi e i compagni trasportarono la donna in casa della sorella di Bonnet ed infine alla Mandriola per trovare un medico. “Guardate di salvare questa donna”!-  raccomandò al dottore ma “Nel posare la mia donna in letto, mi sembrò di scoprire sul suo volto, la fisionomia della morte. Le presi il polzo…più non batteva! Avevo davanti a me la madre de’ miei figli, ch’io tanto amava! Cadavere!&#8230;</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Io piansi amaramente la perdita  della mia Anita! Di colei che mi fu compagna inseparabile nelle più avventurose circostanze della mia vita!”</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumento-Anita-Garibaldi-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4242" title="monumento Anita Garibaldi 2" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumento-Anita-Garibaldi-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></span></p>
<h3><span style="color: #000000;">A fatica il fedelissimo Leggero convinse il generale a riprendere la fuga per salvarsi  dalle truppe pontificie e dai soldati austriaci. “Generale, dovete farlo. Per i vostri figli, per l&#8217;Italia&#8230;”.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Garibaldi raccomandò alla buona gente che lo circondava di seppellire Anita  e s’allontanò.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">“Io, conobbi il gran male che feci, il dì, in cui sperando ancora di rivederla in vita io, stringeva il polso d&#8217;un cadavere: e piangevo il pianto della disperazione! Io, errai grandemente ed errai solo!”.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Queste parole  sigillano un profondo rimorso, non spiegato, forse per avere cambiato la vita di quell’intrepida ragazza dai grandi occhi scuri, che a 28 anni è entrata a fare parte della storia come figura esemplare dell’amore romantico e del nostro Risorgimento.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Donne del Risorgimento: Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 19:46:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Risorgimento è stato un processo storico  complesso, un  intrigo di diplomazia  e  di alleanze, un’illuminazione  di ideali liberali che contagiò gli intellettuali, una partecipazione di  masse conquistate  dalla speranza di cambiamento e poi in parte disilluse. Tante sono le interpretazioni del Risorgimento, ma  certamente  ci fu una generale intraprendenza di tanti giovani che osarono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/cimitero-monumentale-del-verano1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4203" title="cimitero monumentale del verano" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/cimitero-monumentale-del-verano1.jpg" alt="" width="448" height="336" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Il Risorgimento è stato un processo storico  complesso, un  intrigo di diplomazia  e  di alleanze, un’illuminazione  di ideali liberali che contagiò gli intellettuali, una partecipazione di  masse conquistate  dalla speranza di cambiamento e poi in parte disilluse. Tante sono le interpretazioni del Risorgimento, ma  certamente  ci fu una generale intraprendenza di tanti giovani che osarono combattere per ció in cui credevano.</span></h3>
<p><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Goffredo-Mameli-Verano-Roma.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4204" title="Goffredo Mameli-Verano Roma" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Goffredo-Mameli-Verano-Roma-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">L’ideale di un’unica Italia, libera dagli stranieri, mosse i cuori e armò  le braccia, infervorò gli animi come la bella Gigogin quello del giovane  Mameli.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Ieri, giornata di celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’unitá d’Italia sul  monumento commemorativo di Mameli, reso immortale dai versi del nostro inno nazionale,  c’erano fiori e corone, ma il cimitero monumentale del Verano  a Roma  custodisce le spoglie di altri patrioti e patriote, tra i quali non posso tralasciare  <a title="Rosalia Montmasson in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosalia_Montmasson"><span style="color: #ff6600;">Rose Montmasson</span></a><span style="color: #ff6600;">,</span> piú nota come Rosalia Montmasson Crispi, l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille.</span></h3>
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<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/cimitero-monumentale-verano-roma.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4206" title="cimitero monumentale verano -roma" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/cimitero-monumentale-verano-roma-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Rose Montmasson (1823-1904) , originaria della Savoia, giunse a Torino nel 1849 dove inizió a lavorare come lavandaia e stiratrice. Qui conobbe Francesco Crispi, un giovane rivoluzionario, esule in Piemonte dopo il fallimento dei moti rivoluzionari siciliani del 1848. Rose condivise col suo uomo una vita avventurosa. Prima lo seguì in esilio in Piemonte e a Malta, dove si sposarono, poi a Parigi ove rimasero finché non furono accusati di complotto con Felice Orsini, ed infine a Londra ove, nuovamente in fuga, raggiunsero Mazzini. Rientrati in Italia nel 1859, collaborarono per la realizzazione dello sbarco in Sicilia. Rose si recó con un vapore postale in Sicilia e a Malta per avvisare della spedizione dei Mille i patrioti siciliani e i rifugiati. Fece in tempo a rientrare a Genova e, contro la volontá  del marito, travestita da uomo s’imbarcó con le camicie rosse a Quarto.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Durante la battaglia di Calatafimi s’adopró per portare in salvo e curare i feriti, imbracciando il fucile se necessario. I siciliani la ribattezzarono Rosalia, nome che compare sulla sua lapide.</span></h3>
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<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/rosalia-montmasson-crispi-verano1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4208" title="rosalia montmasson crispi- verano" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/rosalia-montmasson-crispi-verano1.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
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<h3><span style="color: #000000;">Dopo l’unitá d’Italia cambiarono molte cose, anche i sogni. Crispi, in veste di deputato, abbandonó i repubblicani per schierarsi con i monarchici. Ben presto ripudió Rosalia, denunciando   l’irregolaritá del matrimonio, celebrato a Malta  da un prete sospeso a divinis per le sue simpatie patriottiche, e nel 1878 convoló a nuove nozze con Lina Barbagallo, un’aristocratica di Lecce dalla quale, cinque anni prima, aveva avuto una figlia. In effetti  Rosalia  consideró  la scelta politica del consorte un vero e proprio tradimento di quegli ideali che li avevano uniti e per i quali avevano combattuto insieme. Scoppió uno scandalo e  Crispi fu accusato di bigamia. In veritá fu poi assolto, ma non dalla regina Margherita di Savoia  che si rifiutó  di stringergli la mano e gli tolse il saluto.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Rosalia rimase a Roma dove morí in povertá. La sua salma é in un loculo concesso gratuitamente dal Comune di Roma.</span></h3>
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<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Giuditta-Tavani-Arquati-via-della-Lungaretta-Trastevere2.jpg"><img class="size-medium wp-image-4211 alignright" title="Giuditta Tavani Arquati -via della Lungaretta Trastevere" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Giuditta-Tavani-Arquati-via-della-Lungaretta-Trastevere2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Un’altra patriota sepolta al Verano é <a title="Giuditta Tavani Arquati in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_Tavani_Arquati"><span style="color: #ff6600;">Giuditta Tavani Arquati</span></a> (1832-1867) che, incinta del quarto figlio, morí col marito , con il figlio dodicenne Antonio e altri cospiratori durante il massacro nel lanificio Ajani a Trastevere. La tentata insurrezione contro il governo di  Pio IX e  la mancata rivolta del popolo romano contro il Papa Re  anticiparono la disfatta garibaldina di Mentana del 1867. In effetti la vera unitá d’Italia si ebbe nel 1870 quando la breccia di porta Pia  segnó la fine dello Stato pontificio.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;">Ho celebrato e festeggiato il 150 ˚ dell’Unitá d’Italia  non solo con un tricolore esposto sul balcone, ma ho voluto ringraziare idealmente <a title="cimitero del verano in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_del_Verano  "><span style="color: #ff6600;">nel cimitero del Verano</span></a> tutti coloro, e sono davvero tanti, che hanno contribuito alla storia e alla cultura dell’Italia. Dopo avere girovagato a lungo e letto  centinaia di lapidi (ahimé non basta la mappa), mi sono emozionata dinanzi al piccolo ritratto di Rosalia, l’ umile lavandaia che divenne un’intrepida patriota. In Via della Lungaretta 97 a Trastevere ho invece  scovato una targa e un busto che  ricordano  Giuditta Tavani Arquati, divenuta  il simbolo della lotta per la liberazione di Roma.</span></h3>
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<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumenti-al-verano-51.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4215" title="monumenti al verano 5" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/monumenti-al-verano-51-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati sono due protagoniste del Risorgimento italiano, che sfidarono i tempi e i costumi con scelte di vita che  all’epoca dovevavo apparire- a dir poco-  inusuali. Entrambe tradite, piú che dalle dinamiche del cuore e del potere, soprattutto dalla storia&#8230; una storia che ancora oggi, a mio parere,  risulta scritta e interpretata  dagli  uomini.</span></h3>
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]]></content:encoded>
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		<title>150 anni dell’Unità d’Italia. Le donne del Risorgimento.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 19:06:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; “Il Risorgimento delle donne. Da icona del patriottismo a patriota” è  un bellissimo  filmato  didattico realizzato da  Annalisa Costagli e Giacomo Verde che attraverso la pittura, scritti e foto hanno documentato la presenza attiva e  il contributo delle donne, di diversa estrazione socio-culturale, all’unità e all’indipendenza dell’Italia, alle prime forme di democrazia e alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/cucitrici-di-camicie-rosse-Borrani.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-4185" title="cucitrici di camicie rosse- Borrani" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/cucitrici-di-camicie-rosse-Borrani-240x300.gif" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">“Il Risorgimento delle donne. Da icona del patriottismo a patriota” è  un bellissimo  filmato  didattico realizzato da  Annalisa Costagli e Giacomo Verde che attraverso la pittura, scritti e foto hanno documentato la presenza attiva e  il contributo delle donne, di diversa estrazione socio-culturale, all’unità e all’indipendenza dell’Italia, alle prime forme di democrazia e alle pari dignità dei sessi.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Protagoniste poco conosciute del Risorgimento, le donne operarono senza visibilità né  riconoscimento di ruoli politici, promuovendo nei salotti il  fermento intellettuale dell’epoca , partecipando alla lotta risorgimentale come combattenti ed assistenti dei feriti, continuando a lavorare nei campi o in casa, in attesa di lettere o notizie dei familiari lontani.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Cristina-Trivulzio-di-Belgiojoso-Hayez.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4186" title="Cristina Trivulzio di Belgiojoso- Hayez" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/03/Cristina-Trivulzio-di-Belgiojoso-Hayez-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">In occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia  è doveroso ricordare anche questo aspetto della storia italiana   perché come scrisse  <a title="Cristina  Trivulzio Belgiojoso in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cristina_Trivulzio_Belgiojoso">Cristina Trivulzio di Belgiojoso</a> nel </span>1866:</h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #000000;">&#8220;Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata, felicità!&#8221;</span></h3>
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<p>&nbsp;</p>
<h3><a title="il risorgimento delle donne in mmedia.kataweb.it" href="http://mmedia.kataweb.it/video/22615731/il-risorgimento-delle-donne"><span style="color: #0000ff;">Qui il link per “Il Risorgimento delle donne. Da icona del patriottismo a patriota”</span></a></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Buona visione!</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8221; Se non ora, quando? &#8221; a Imperia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 15:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[manifestazione 13 febbraio]]></category>
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		<description><![CDATA[Eravamo in tanti, secondo me, più di mille persone. Tante donne, tanti uomini e soprattutto tanti ragazzi e ragazze. Giovani e meno giovani pian piano siamo confluiti in  Piazza De Amicis alle 11 e poi abbiamo riempito  il  Porto di Oneglia. Qualcuno ha letto articoli, riflessioni e poesie e ci siamo incamminati verso la spianata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-13-febbraio-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4078" title="imperia oneglia 13 febbraio" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-13-febbraio-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Eravamo in tanti, secondo me, più di mille persone. Tante donne, tanti uomini e soprattutto tanti ragazzi e ragazze.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Giovani e meno giovani pian piano siamo confluiti in  Piazza De Amicis alle 11 e poi abbiamo riempito  il  Porto di Oneglia.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
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<h3><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-se-non-ora-quando.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4080" title="imperia se non ora quando" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-se-non-ora-quando-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Qualcuno ha letto articoli, riflessioni e poesie e ci siamo incamminati verso la spianata di Borgo Peri. Lì abbiamo formato una catena umana  sorridente che faceva l’onda. Si  respirava aria di festa e di solidarietà.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-se-non-ora-quando.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4082" title="slogan se non ora quando" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-se-non-ora-quando-300x265.jpg" alt="" width="300" height="265" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Tra slogan e qualche tricolore,  anche due bandiere di paesi lontani, sventolat<span style="color: #000000;">e</span> con orgoglio da donne che vivono nella nostra Italia.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">È stato bello ritrovarci e ritrovarsi, tutti insieme.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-1-se-non-ora-quando1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4101" title="imperia oneglia 1 se non ora quando" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-1-se-non-ora-quando1-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /> </a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio-imperia.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4105" title="13 febbraio imperia" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/13-febbraio-imperia-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-se-non-ora-quando-1-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4107" title="imperia se non ora quando 1" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-se-non-ora-quando-1-1-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-se-non-ora-quando-2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4108" title="imperia se non ora quando 2" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-se-non-ora-quando-2-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-imperia-13-febbraio.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4109" title="slogan imperia 13 febbraio" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-imperia-13-febbraio-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-imperia1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4110" title="slogan imperia" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-imperia1-100x82.jpg" alt="" width="100" height="82" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-13-febbraio.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4111" title="imperia 13 febbraio" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-13-febbraio-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/donne-13-febbraio.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4112" title="donne 13 febbraio" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/donne-13-febbraio-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /> </a><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-se-non-ora-quando2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4114" title="imperia oneglia se non ora quando" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-se-non-ora-quando2-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-13-febbraio-basta.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-4115" title="slogan 13 febbraio basta" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/slogan-13-febbraio-basta-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /> </a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/imperia-oneglia-1-se-non-ora-quando.jpg"> </a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per tutte le donne: &#8220;Se non ora, quando?&#8221;</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2011/02/06/per-tutte-le-donne-se-non-ora-quando/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 17:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
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		<description><![CDATA[Noi  donne comuni, poco divinamente belle o divinizzate, siamo qua, negli uffici, ospedali, scuole, fabbriche e soprattutto nelle nostre case. Siamo una maggioranza che crede di essere una minoranza, che opera più o meno in silenzio, con maggiore o minore  fatica per ciò in cui crede, sceglie, ama ed  è necessario . Abbiamo dato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #000000;">Noi  donne comuni, poco divinamente belle o divinizzate, siamo qua, negli uffici, ospedali, scuole, fabbriche e soprattutto nelle nostre case.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Siamo una maggioranza che crede di essere una minoranza, che opera più o meno in silenzio, con maggiore o minore  fatica per ciò in cui crede, sceglie, ama ed  è necessario . Abbiamo dato per scontato troppe cose, che oramai scontate non sono. E non bastano più intelligenza, buonsenso, buongusto, correttezza  ed esempio di vita per riconoscerci e farci riconoscere in una società cosiddetta civile. Ora dobbiamo mostrarci per ricordare a noi stesse e agli altri,  e soprattutto a chi dovrebbe rappresentarci  e fa la questua dei voti in occasione della propaganda elettorale,  che meritiamo  un minimo di rispetto, se non altro per ciò che facciamo e abbiamo sempre fatto, con orgoglio, convinzione e determinazione ma soprattutto senza troppa sbandierata visibilità e mania di protagonismo. Abbiamo sufficiente autonomia di giudizio e capacità critica per  farci  sentire e valere . Ora più che mai tra le tante iniziative in corso, di cui volentieri accolgo l’appello, mi permetto di ricordare che URGE  UNA RIFORMA ELETTORALE  perché  gente incompetente non sia più imposta nei listini bloccati , in quanto  non è in grado di promuovere  con coerenza  politiche sociali ispirate a valori morali e civili per tutti e soprattutto per la famiglia, i cui slogan suonano come solenne presa in giro del corpo elettorale, un insulto a chi s’adopra per metterli in pratica e quotidianamente non viene meno alle proprie  responsabilità. È ora di rispondere a  chi propaganda come disvalori  quel perbenismo nascosto e finora taciuto  che esiste ancora,  più di quanto non vogliano farci credere, spacciandolo  per  ipocrisia e falso moralismo, come la volpe faceva con l’uva,  pur di legittimare debolezze, giochi di potere e pretestuose scusanti che attecchiscono solo tra chi non ha spessore morale e civile.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">La saggezza popolare dice “Il pesce puzza dalla testa”.  Per avere  rispetto, è necessario  rispettarci coi fatti e pochi show mediatici. In particolar modo  le donne, che ricoprono cariche istituzionali e dovrebbero rappresentarci, non ci parlino  più di pari opportunità, meritocrazia e tantomeno di codice etico nelle scuole se continuano a difendere  a spada tratta  l’indifendibile con argomentazioni poco convincenti , dando conferma di essere  politicanti scese ad un  compromesso che tradisce palesemente quella cultura di genere che soprattutto loro dovrebbero garantire. Santa Privacy non può  giustificare lo scambio di cariche pubbliche con i favori sessuali personali. La <a title="sui lupi e lupacchiotte in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2009/10/02/sui-lupi-e-lupacchiotte/" target="_blank">logica dei lupi e  delle lupacchiotte</a> resti ben lontana dalla  scena politica. Chiedano che si faccia luce su quanto sta emergendo, invece di trincerarsi per partito preso, perché scenderemo in piazza anche per la loro dignità.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Divulgo volentieri l’appello di “ Se non ora, quando?”</strong> <strong>(<a title="senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com" href="http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/" target="_blank">qui il link per ulteriori informazioni</a>)</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/senonora-disegnomini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4058" title="senonora-disegnomini" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/02/senonora-disegnomini.jpg" alt="" width="300" height="299" /></a> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">&#8220;</span> In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.</span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità<span style="color: #000000;"> e diciamo agli uomini: se non ora, quando? È il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.&#8221;</span></span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA</span></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Voi non potete dubitare delle cose in cui credete: io devo” (Ipazia di Alessandria in Agorà )</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2010/05/05/%e2%80%9cvoi-non-potete-dubitare-delle-cose-in-cui-credete-io-devo%e2%80%9d-ipazia-di-alessandria-in-agora/</link>
		<comments>http://www.skipblog.it/2010/05/05/%e2%80%9cvoi-non-potete-dubitare-delle-cose-in-cui-credete-io-devo%e2%80%9d-ipazia-di-alessandria-in-agora/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 23:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[Ipazia di Alessandria]]></category>
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		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[storie di donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel film Agorà , di recente giunto nelle sale cinematografiche italiane,  Alejandro Amenabàr narra la vita di Ipazia,  nota matematica, astronoma  e filosofa della tarda antichità e  inventrice di strumenti, come il planisfero, l’astrolabio e l’idroscopio. Nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 d.C,  Ipazia vive in un’epoca di grande confusione, di scontro tra la civiltà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2010/05/Ipazia-Rachel-Weisz-in-Agorà.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2924" title="Ipazia- Rachel Weisz in Agorà" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2010/05/Ipazia-Rachel-Weisz-in-Agorà-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Nel film Agorà , di recente giunto nelle sale cinematografiche italiane,  Alejandro Amenabàr narra la vita di Ipazia,  nota matematica, astronoma  e filosofa della tarda antichità e  inventrice di strumenti, come il planisfero, l’astrolabio e l’idroscopio. Nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 d.C,  Ipazia vive in un’epoca di grande confusione, di scontro tra la civiltà ellenistica e il proto cristianesimo, politeismo e monoteismo in un’alternanza di giochi di potere ed intolleranza tra eruditi saggi e masse in cerca di riscatto, fomentate da fanatici monaci ( parabolani) che interpretano a modo loro la parola di Cristo divenendo persecutori di tutti coloro che non condividono il loro credo. Alessandria, capitale delle scienze dell’Impero romano , ove convivevano etnie diverse, diventa ben presto scenario di lotte fratricide tra pagani,cristiani e ebrei .</span></h3>
<h3></h3>
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<h3><span style="color: #000000;"><a title="Ipazia in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ipazia" target="_blank">Ipazia</a>, come il padre Teone, si dedica a  studi di filosofia , matematica ed astronomia, divenendo a 31 anni  la più nota esponente alessandrina della scuola neoplatonica.  Per lungo tempo studia il cielo, si interroga sulle stelle e,  partendo dalla “bizzarra”teoria di Aristarco, alla concezione tolemaica geocentrica oppone l’intuizione del movimento della Terra che ruota intorno al Sole lungo un’orbita ellittica, poi resa ufficiale  da Keplero molti secoli più tardi. A lungo osserva, ipotizza, dubita, riformula ipotesi, deduce .Il suo pensiero scientifico,  improntato alla necessità logica che spiega fenomeni e fatti, si fonda sul dubbio e approda a verità approssimate, confutabili e difficili da dimostrare con gli strumenti esistenti a quei tempi. La sua forma mentis si scontra col fanatismo  religioso e la politica che misconoscono il valore positivo del dubbio e impongono dogmaticamente verità e certezze assolute, non necessariamente da dimostrare, spesso richieste e volute dagli uomini per rispondere ai misteri della vita e del creato o per governare. Ipazia afferma la sua neutralità di pagana, prende distanza dal potere con una saggezza maturata grazie allo studio e ad una straordinaria sensibilità. Pare distaccarsi  dalle umane passioni abbracciando  i misteri dell’universo che rispondono a  leggi talvolta incomprensibili e conquista spazi infiniti varcando i confini del mondo umano. La filosofia diviene il suo stile di vita in una  costante ricerca di verità, non sempre certe e assolute, che la avvicina  al rispetto della vita, più di ogni altro dogmatico dio.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;">Donna di eccezionale bellezza ed intelligenza è affascinata dal misterioso e perfetto equilibrio esistente in natura, spesso simboleggiato dal cerchio ove tutti i  punti della circonferenza sono equidistanti dal centro. Una perfezione  idealmente auspicabile per un’equilibrata forma di governo ispirata alla tolleranza, alla convivenza, alla giustizia, al bene. Un cerchio che,  in alcune inquadrature dall’alto, incornicia<span style="color: #000000;">, ma non riesce ad arginare,</span> masse impazzite simili a formiche che scappano senza meta.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;">Ipazia esercita una grande infuenza non solo culturale ma anche politica, perciò  paga con la vita quello che all’epoca tutti le riconoscevano un eccezionale privilegio in quanto donna. Accusata di eresia e stregoneria, è assassinata nel 415 , sebbene stimata per la  fervida mente e virtù. Va incontro al suo destino, rifiuta la conversione al cristianesimo  proclamando la sua libertà di pensiero,  la sua indipendenza da ruoli prestabiliti e il suo impegno civile. Con la sua morte viene sancita  l’esclusione delle donne dal sapere.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;">Ecco la testimonianza di  Socrate Scolastico, storico cristiano:</span></h3>
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<blockquote><p><span style="color: #000000;"><em><strong>“C’era in Alessandria una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo Teone, che aveva fatto tali conquiste in scienza e letteratura da sorpassare tutti i filosofi del suo tempo. Essendo succeduta al padre nella guida della scuola di Platone e di Plotino, ella insegnava i principi della filosofia ai suoi discepoli, molti dei quali venivano da lontano per assistere alle sue lezioni. A dimostrazione della sua erudizione e delle sua abilità di conversazione, che aveva acquisito in seguito alla coltivazione della sua mente, appariva spesso in pubblico in presenza di magistrati, e non aveva vergogna di partecipare alle assemblee di uomini. Per questo gli uomini la ammiravano sempre più, per la sua straordinaria dignità e virtù. Eppure anch’essa cadde vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Poiché ella aveva frequentazioni con Oreste, fu calunniosamente riportato tra i cristiani che era stata lei ad impedire che Oreste si riappacificasse con il vescovo. Allora alcuni di essi, il cui capo era un lettore chiamato Pietro, presi da uno zelo bigotto e ferino, la assalirono sulla via di casa e, trascinatala giù dal carro, la trascinarono alla chiesa chiamata Cesarèo dove la spogliarono completamente e la uccisero a colpi di tegola. Dopo aver fatto a pezzi il suo corpo, portarono le sue membra sanguinanti in un posto chiamato Cinaron, e lì le bruciarono. Questo episodio ha portato l’obbrobrio non solo su Cirillo, ma anche sull’intera chiesa di Alessandria. E di certo nulla può essere più lontano dallo spirito del cristianesimo che la giustificazione di massacri, battaglie, e cose di questo genere. Questo accadde nel mese di Marzo durante la Quaresima, nel quarto anno dell’episcopato di Cirillo, sotto il decimo consolato di Onorio e il sesto di Teodosio”</strong></em><strong>.</strong></span></p></blockquote>
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<h3><span style="color: #000000;">Ipazia è una bella figura femminile della storia e della scienza. Nel film è tanto amata ma in modi diversi, dal  padre col quale condivide affinità intellettive,  dal prefetto Oreste che si accontenta di amore platonico, dallo schiavo Davo che nutre un&#8217; attrazione fisica. Tutti, chi prima, chi dopo, le riconoscono la libertà di essere ciò che vuole. Agorà propone conflittualità ancora attuali , forse senza soluzione, proclama quel bisogno umano di avere  certezze, credute o possedute, per legittimare ogni forma di potere, sociale , politico, religioso.</span></h3>
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<h3><span style="color: #000000;">In questo Ipazia è sempre stata libera  e tutti, anche coloro che la condannarono, riconobbero la sua libertà.</span></h3>
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<h3><a title="il fascino della matematica in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2009/12/07/il-fascino-della-matematica/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>Il fascino della matematica </strong></span></a></h3>
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