Archive for the 'poesie' Category
Dentro il frullo di cordicella
Dentro il frullo di cordicella
salta sveltissima mia sorella.
La cordicella le passa sotto
le passa attorno, giro perfetto
la cordicella le passa accanto
gabbietta d’aria, palla di vento
giro leggero di corda molle
tana lievissima di fune folle
salta sveltissima mia sorella
dentro il frullo di cordicella.
Roberto Piumini
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Mi sento solo.
Mi sento solo.
Mi sento solo come un verme solitario,
come un cammello quando incontra un dromedario,
come una freccia quando vola via dall’arco,
come un gorilla nella gabbia del bioparco.
Mi sento solo come un punto esclamativo,
come un articolo se manca un sostantivo,
come un incastro che non sa qual è il suo posto,
come un cucciolo abbandonato a ferragosto.
Mi sento solo come un anno bisestile,
come una perla che finisce in un porcile,
come un pollastro che conosce il suo destino.
Mi sento solo come solo può un bambino.
Janna Carioli
(da”I sentimenti dei bambini”-spremuta di poesie in agrodolce- ed. Mondadori ).
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Pioggia (Federico Garcia Lorca)
La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio
E’ un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.
E’ l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.
La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l’illusione inquieta di un domani impossibile
con l’inquietudine vicina del color della carne.
L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.
E son le gocce: occhi d’infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.
O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.
Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.
La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all’orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla
O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da’ all’anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!
Federico Garcia Lorca
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Ci hanno costretto a tacere
pitturando le nostre libertà
in grigi oceani di pianto
contando le nostre paure
in giorni, di aiuole antiche.
le nostre palpebre secche
raccolgono orbite di occhi
giovani, addolciti appena da soli lontani.
Incontaminati, lievi, giungono i nostri
respiri verso mondi ostili cullando gli incubi
eterni dei vostri giudizi.
Abdelkader Daghmoumi
Tratto dal numero speciale della rivista di letteratura multiculturale: “CAFFE’ MAROCCO” – Gli scrittori marocchini in Italia (Nov. 2005)
Foto da the Big Picture in appunti novalis
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Il Lonfo.
Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
Fosco Maraini
Io skippo spesso, rifacendomi al linguaggio puerile dei puffi che puffavano. Confesso che ignoravo l’esistenza di una vera e propria tecnica letteraria, detta metasemantica, che gioca con parole senza senso. Dal suono e dalla posizione all’interno del testo si possono attribuire significati più o meno arbitrari a tali parole, quasi per associazione a suoni simili. Ebbene leggendo il sonetto di Fosco Maraini (autore di una raccolta di poesie intitolata Gnosi delle fànfole) mi sono fatta un’idea del lonfo e oggi, per pura coincidenza, mi sono imbattuta in un frusco lonfo lupignante al quale avrei affarferato un gniffo e son skippata fresta fresta, surprisendo intramente.
Senza pretesa, proviamo a lonfare qualcosa usando “la parola come musica e scintilla?”
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Prigioniera
PRIGIONIERA
Sui rami
indecisi
andava una fanciulla
che era la vita.
Sui rami
indecisi.
Con uno specchietto
rifletteva il giorno
che era un fulgore
della sua fronte pura.
Sui rami
indecisi.
Sulle tenebre
andava sperduta,
piangendo rugiada,
prigioniera del tempo.
Sui rami
indecisi.
Federico Garcia Lorca
Per le donne di Kabul che hanno osato protestare contro una legge che viola i fondamentali diritti umani. Per Sitara Achakzai , assassinata perché si batteva per il riconoscimento dei diritti delle donne afghane, spesso ridotte in schiavitù, costrette a matrimoni forzati e ad una vita senza libertà di scelta che le spinge al suicidio. Per le spose bambine, mercificate e private dell’infanzia.
Quanto è successo a Kabul è assurdo: la legge che ora il Presidente Hamid Karzai promette di fare rivedere, solo in seguito alle forti proteste dell’ONU, è priva di fondamento religioso, civile e umano.
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Per l’Abruzzo.
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A tiempe de sorve |
Al tempo delle sorbe
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Nu gricele alla vite…Me retrove
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Un brivido per la vita…Mi ritrovo ancora una collana di sorbe in mano; e quel pioppo ancora rimira giù nel fiume quella foglia gialla che trema e luccica, immalinconita in pizzo a un ramo nero; e ritorna su la voce per il colle: “Quando è tempo delle sorbe, amore amore, già l’estate ha imboccato la via per di là…” E pure questa mattina quella foglia si riaccartoccia a un soffio della montagna. E al di là di un velo di nebbia, in fondo in fondo ai campi, chi ancora chiama? Chi ridà una voce?
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I calabroni e le api.

per un favo di miel una gran lite,
di cui volevano essere padroni
d’ambo le parti e con furore tale,
che infine il grande affare
d’una Vespa fu tratto al tribunale.
La Vespa non sapea che giudicare.
Intorno al miel alcuni testimoni
dicean d’aver veduto bestie alate
giallo-nere, ronzanti e fusolate,
ma in queste condizioni
potevan esser api e calabroni.
Torna la Vespa allora a investigare,
interroga un intero formicaio,
ma le cose non restano più chiare.
Allor disse una Pecchia: – O non vi pare
che duri già da un pezzo questo guaio?
Il miele va in malora e a danno nostro;
ché mentre noi spendiamo in bollo e in tassa,
in carta, in procedura ed in inchiostro,
del nostro miel è il giudice che ingrassa.
Andiam invece ed api e calabroni
a lavorar nell’orto,
e le case ed i favi più ben fatti
indicheranno la ragione e il torto -.
Naturalmente dissero di no
i Calabroni, e il miele
alle Pecchie la Vespa giudicò.
Magari si facesse ogni processo,
come dicon che facciano in Turchia,
senza tutta la lunga litania
di spese e ciarle inutili d’adesso!
Il buon senso val più di tutti quanti
i codici, o, sofferto strazi e croci,
il giudice di solito ha le noci,
e non restan che i gusci ai litiganti.
(Jean de La Fontaine : Favole- Libro primo)
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Pablo Neruda (da Cento sonetti d’amore)

XVII
Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
così ti amo perchè non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
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Silenzio

Benchè l’onda delle parole ci sovrasti sempre,
le nostre profondità sono sempre silenti.
Kahlil Gibran
(Sabbia e schiuma)
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