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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for the 'poesie' Category

Il gatto inverno.

 inverno4

              

                 Ai vetri della scuola stamattina                

l’inverno strofina

la sua schiena nuvolosa

come un vecchio gatto grigio:

con la nebbia fa i giochi di prestigio,

le case fa sparire

e ricomparire;

con le zampe di neve imbianca il suolo

e per coda ha un ghiacciolo…

Sì, signora maestra,

mi sono un po’ distratto:

ma per forza, con quel gatto,

con l’inverno alla finestra

che mi ruba i pensieri

e se li porta in slitta

per allegri sentieri.

Invano io li richiamo:

si saranno impigliati in qualche ramo

spoglio;

o per dolce imbroglio, chiotti chiotti,

fingon d’esser merli e passerotti.

 

 

Gianni Rodari

 

 

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Canta, canta la cicala…

 

 La cicala depone uova negli steli d’erba dalle quali a settembre si schiudono le ninfe che sprofondano nella terra; le larve di cicala vivono circa quattro anni sottoterra e, dopo i sette stadi larvali, raggiungono la maturità e iniziano una nuova vita all’aperto. La cicala si nutre della dolce linfa delle piante, perforandone lo xilema ( tessuto vascolare); invece le formiche, insetti iperattivi di una comunità sociale super organizzata ove ogni componente ha un ruolo specifico ben definito, spesso sono attratte dalla linfa scoperta dalla cicala e accorrono per sfamarsi, costringendola a spostarsi e a trivellare la pianta in altri punti .

La famosa favola di La Fontaine   narra invece di una formica laboriosa e provvida che faticava sotto il sole per accumulare provviste per l’inverno, mentre la cicala si dedicava all’ozio estivo e al canto.Quando arrivò il freddo, la cicala affamata chiese aiuto alla formica ma

“La Formica che ha il difetto
di prestar malvolentieri,
le dimanda chiaro e netto:
- Che hai tu fatto fino a ieri?
- Cara amica, a dire il giusto
non ho fatto che cantare
tutto il tempo. – Brava, ho gusto;
balla adesso, se ti pare.”

Trilussa ribalta il finale in

La Cecala d’oggi

 

Una Cecala, che pijava er fresco

all’ombra der grispigno ( insalata) e de l’ortica,

pe’ da’ la cojonella (per canzonare) a ‘na Formica

cantò ‘sto ritornello romanesco:

“ Fiore de pane,

io me la godo, canto e sto benone,

e invece tu fatichi come un cane.

“ Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:

- rispose la Formica -

nun t’hai da crede mica

ch’er sole scotti sempre come er foco!

A momenti verrà la tramontana:

commare, stacce attenta…”  

Quanno venne l’inverno

la Formica se chiuse ne la tana.

ma, ner sentì che la Cecala amica

seguitava a cantà tutta contenta,

uscì fòra e je disse:  “Ancora canti?

ancora nu’ la pianti?”

“ Io? – fece la Cecala – manco a dillo:

quer che facevo prima faccio adesso;

mó ciò l’amante: me mantiè quer Grillo

che ‘sto giugno me stava sempre appresso.

Che dichi? l’onestà? Quanto sei cicia! ( di poco spirito)

M’aricordo mi’ nonna che diceva:

Chi lavora cià appena una camicia,

e sai chi ce n’ha due? Chi se la leva.”

 

Se la morale della favola di La Fontaine è “chi nulla mai fa, nulla mai ottiene”, nei versi di Trilussa i marpioni ottengono comunque, senza troppi sforzi e lunghe attese.

In verità in entrambi i casi la cicala vive spensieratamente  il presente senza troppi timori per il futuro…

 

E voi, vi sentite più cicala o più formica?

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” ‘A fenesta” di Eduardo De Filippo

 

A fenesta                                                        La finestra

 

E tengo na fenesta a pianterreno,                     Ho una finestra al pianterreno

c‘affaccia int’ a na strada scanusciuta;             che affaccia su una strada sconosciuta;

cu n’aria profumata, e na veduta,                      con un’aria profumata, e una veduta

ca si t’affacce, nun t’ ‘a scuorde cchiù.              che se t’affacci, non la scordi più.

 

Si stongo ‘e buonumore, affacci’ a mmare,     Se sono di buonumore, m’affaccio sul mare

e veco semp’ ‘o stesso bastimento                   e vedo sempre lo stesso bastimento

ca parte chin’ ‘e fede e sentimento,                 che parte pieno di fede e sentimento,

e c’ ‘a bandiera d’ ‘a sincerità.                         e con la bandiera della sincerità.

 

Parte ciuro, e nun arriva maje.                         Parte sicuro, e non arriva mai.

Quanno s’abbìa, sabbìa c’ ‘o maistrale;          Quando s’avvia, parte col maestrale;

ma ncòccia sempre ‘o stesso tempurale,         ma s’imbatte sempre nello stesso temporale,

o stesso maletiempo, e adda turnà!                 lo stesso maltempo, e deve tornare!

 

Quanno senza speranza, e senz’ammore         Quando senza speranza, e senza amore

m‘affaccio e vec’ ‘o stesso bastimento,             m’affaccio e vedo lo stesso bastimento

nce mengo dinto ‘o core mio scuntento,           non ci metto dentro il mio cuore scontento

e c’ ‘o mare ntempesta dico: “Va”.                   e col mare in tempesta dico: Va’

 

Quann’è bontiempo, ognuno è marenaro        Quando è buon tempo, ognuno è navigante

e se vulesse mettere a temmone…                   e vorrebbe mettersi al timone…

C‘ ‘o mare ncalma, tutte songo buone             Col mare calmo, tutti sono capaci

e purtà nu vapore a passià.                               a governare la nave.

 

Miéttece a buord’ ‘o bene ch’ ‘e vuluto,         Mettici a bordo il bene che hai voluto,

e tutt’ ‘o chianto amaro ch’è custato…          e tutto il pianto amaro che è costato.

Nisciunu bastimento s’è affunnato                 Nessun bastimento è affondato

quanno ce’ ‘e miso a buordo ‘a Verità.           quando ci hai messo a bordo la Verità.

 

1947

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Il cielo è di tutti

 

 

Qualcuno che la sa lunga

mi spieghi questo mistero:

il cielo è di tutti gli occhi

di ogni occhio è il cielo intero.

 

È mio, quando lo guardo.

È del vecchio, del bambino,

del re, dell’ortolano,

del poeta, dello spazzino.

 

Non c’è povero tanto povero

che non ne sia il padrone.

Il coniglio spaurito

ne ha quanto il leone.

 

Il cielo è di tutti gli occhi,

ed ogni occhio, se vuole,

si prende la luna intera

le stelle comete, il sole.

 

Ogni occhio si prende ogni cosa

e non manca mai niente:

chi guarda il cielo per ultimo

non lo trova meno splendente.

 

Spiegatemi voi dunque,

in prosa o in versetti,

perché il cielo è uno solo

e la terra è tutta a pezzetti.

 

(Gianni Rodari)

 

 

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Due dimensioni

    

 

“Non c’è nulla che puoi vedere che non sia un fiore;

non c’è nulla che puoi pensare che non sia la luna.”

                              Matsuo Bashō

 

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L’armonia della natura.

Pubblico la versione integrale di questa presentazione in Power Point per rendere merito a chi l’ha realizzata e trasmesso un po’ di poesia e serenità.

vancouverlesbaleines

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Ode al gatto.

I gatti sono regalmente eleganti e misteriosi, istintivi, scelgono chi amare e non dipendono da nessuno. Semplici nei loro bisogni primari ma eternamente cuccioli nell’ entusiasmo e curiosità, affascinanti quando ci osservano e sembrano capire. Interlocutori attenti, muti eppur presenti, abitudinari ma non facilmente addomesticabili .

Un gatto è un gentiluomo. Sotto quel pelo morbido si trova ancora uno degli spiriti più liberi del mondo ( Eric Gurney ) perché Non è facile conquistare l’ amicizia di un gatto. Vi concederà la sua amicizia se mostrerete di meritarne l’ onore, ma non sarà mai il vostro schiavo. (Théophile Gautier )


Ode al gatto di Pablo Neruda

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.

L’uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l’ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d’oro.
Non c’è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l’elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.



Oh piccolo
imperatore senz’orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l’immacolato piede del gatto.


Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna di un irreperibile velluto,
probabilmente non c’è
enigma nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.



Io no.
Io non sono d’accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl’imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l’atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d’oro stanno nei suoi occhi.


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Dicono?

tamara de lempicka dormeuse

Dicono?

Dimenticano.

Non dicono?

Hanno detto.

 

Fanno?

È fatale.

Non fanno?

È uguale.

 

Perché

aspettare?

-Tutto è

sognare.

 

(Fernando Pessoa)

 

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