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Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo…

Archive for the 'politica' Category

I fantasmi di Teheran

 

 

 

Pietro Masturzo, fotografo indipendente, ha vinto il premio World Press Photo of the Year 2009 con questa  foto dove si vedono alcune donne iraniane che, di notte, dai tetti di Teheran lanciano grida di indignazione contro il regime di  Ahmadinejad.

 

Dopo la laurea in Scienze internazionali e diplomatiche, conseguita a Napoli, qualche anno fa  Pietro ha deciso di fare il fotografo per raccontare ciò che lo spinge a viaggiare per il mondo. Si è formato facendo la gavetta: inizialmente ha frequentato  stage presso l’Associated Press e corsi serali  di fotogiornalismo organizzati dal Comune di Roma, poi ha collaborato con agenzie e giornali italiani, e nel 2009 ha vinto , come secondo classificato, il concorso Fotoleggendo.  Nel mese di giugno è andato in Iran con giornalisti free lance per  vedere e documentare come gli iraniani stavano vivendo quello che definivano un momento storico  a trent’anni dalla rivoluzione islamica che, tra l’altro, coincideva con le elezioni presidenziali. Pietro sentiva di dover esserci. E’ stato arrestato per avere scattato foto per le strade. Rilasciato e  costretto  a stare in casa nei giorni degli  scontri tra oppositori e sostenitori di Ahmadinejad, ha  iniziato a salire sui tetti delle case, incuriosito dalle grida che partivano dall’alto. Lassù ha scoperto i fantasmi di Teheran, persone  timorose di farsi riprendere dall’ obiettivo fotografico, che gli hanno spiegato che questa forma di protesta fu adottata già trent’anni fa contro lo Scià. Uomini e donne, che euforici avevano sfilato  per le strade  in occasione dell’Election Day confidando nella vittoria del moderato Mir-Hossein Moussawi , ora gridano sogni e speranze tradite, affidando al cielo urla di indignazione, di protesta, di lotta. World Press Photo ha premiato non solo fotografie tecnicamente meritevoli, ma anche in grado di esprimere messaggi sociali forti. Gli scatti di Pietro in Iran Day, Election Day,  Roofs of Teheran  rivelano il modo in cui gli iraniani stanno vivendo un disperato tentativo di non arrendersi, che la giuria ha definito l’inizio di una nuova e grande storia .

 

Anche le donne gridano dall’alto dei tetti. La protesta delle donne in Iran è stata  forte e proprio alcune donne sono diventate tristi simboli del dissenso. Hanno fatto il  giro del mondo  i giovani volti di Neda Soltan, la studentessa uccisa il 20 giugno 2009 da un componente Basij durante una manifestazione di protesta per l’esito sospetto delle elezioni, e di  Taraneh Mousavi rapita  per essere seviziata e bruciata.  Donne troppo belle ed emancipate per potere opporsi a un paese reazionario che da tre decenni ha riconosciuto l’apartheid tra i sessi, forme di violenza e abuso a discapito delle donne, subordinazione dei diritti civili della donna (possibilità di viaggiare, intrattenere relazioni sociali, partecipare ad attività sociali) al permesso del marito, padre o di altro uomo di famiglia, vendita delle donne islamiche e poligamia, negazione dei fondamentali diritti umani, pene capitali che prevedono tortura, frusta , lapidazione (Delara Darabi, la pittrice ventitreenne iraniana condannata all’impiccagione per un delitto di cui si era addossata al colpa a 17 anni, scosse l’opinione pubblica. Qui il manifesto di liberazione delle donne in Iran) .Immagini e storie diffuse anche  grazie a Internet.

 

In questa  fotografia altre donne fanno echeggiare la loro voce in un’atmosfera impalpabile, nell’apparente e calma quiete della notte, interrotta da un grido che fa presagire davvero l’inizio di una grande  storia per le nuove generazioni, delle quali Pietro ha colto anche  occhi grandi e scuri , a volte spaventati, a volte proiettati altrove con l’entusiasmo pre- elettorale, e  abbracci solitari, ma tenaci, dell’ideale di libertà dall’oppressione che tanti iraniani desiderano  vivere non più come una chimera.

 

 

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Sull’apprendistato a 15 anni

L’emendamento al disegno di legge sul lavoro, presentato dal deputato Pdl Giuliano Cazzola e sostenuto dal Ministro del Lavoro Sacconi, consente di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato, quindi prevede la possibilità di  abbassare dai 16 ai 15 anni sia il limite per l’obbligo scolastico che l’età minima per lavorare grazie a un contratto di apprendistato. In tal modo si fronteggerebbero il problema della dispersione e dell’ abbandono scolastico e, secondo Sacconi, “ è meglio che i ragazzi vadano a lavorare in azienda invece di fare niente, lavorare in nero o svolgere attività criminali… Non si tratta per nulla di anticipare l’età del lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo.”. Opinione condivisa dal Ministro dell’Istruzione Gelmini .

Immediate le reazioni contro questo emendamento, che annulla l’innalzamento dell’obbligo di frequenza scolastica fino a 16 anni varato dal governo Prodi (legge del 27 Dicembre 2006, n. 296, art. 1 commi 622, 624, 632), perché approvato in fretta senza consultare le parti sociali (Giorgio Santini segretario confederale Cisl). I  sindacati della scuola Cgil-Cisl-Uil e le Acli evidenziano che dai dati Isfol (Istituto per lo Sviluppo della formazione dei lavoratori) risulta che solo il 17%dei ragazzi apprendisti svolgono attività di formazione oltre che lavorare, gli altri lavorano e basta. I contratti di apprendistato consentono sì di entrare nel mercato del lavoro, ma più della metà dei ragazzi trova occupazione al Nord, con inquadramenti a livelli retributivi più bassi rispetto al lavoro svolto e forti sgravi contributivi a vantaggio dei datori di lavoro.

Il deputato Cazzola dichiara che il biennio di formazione successivo alle medie è un parcheggio, l’ apprendistato è un anno di formazione professionale e nel pacchetto lavoro in discussione alla Camera è prevista la possibile revisione del contratto di apprendistato. (da La Stampa del 21 gennaio 2010)

La questione è controversa.

Mi chiedo che senso abbia un solo anno di scuole superiori per poi accedere all’apprendistato, quando è più che risaputo che il primo anno delle superiori è un anno di rodaggio  in cui il ragazzo si cimenta in un nuovo percorso di formazione. Forse avrebbe più senso riformare le scuole medie ( durata di 4 anni) e rinviare di un anno la scelta- si spera più meditata-  del successivo grado di istruzione.


L’abbandono scolastico , cioè l’interruzione degli studi, senza un ritiro formalizzato e senza il conseguimento di titoli, generalmente riguarda fasce sociali economicamente e culturalmente più povere oppure ragazzi con difficoltà familiari, cattivi rapporti all’interno del sistema scolastico o desiderosi di rendersi economicamente autonomi.

L’abbandono  è un indicatore della dispersione scolastica, concetto più ampio, che sottende un rapporto problematico con la scuola che si manifesta anche con  l’evasione scolastica, i ritiri, le bocciature, le irregolarità nella frequenza , il basso rendimento.

Ho l’impressione che si giochi al ribasso di fronte al problema della dispersione scolastica, invece che investire maggiormente nelle scuole per prevenirla, istituire borse di studio  e misure a sostegno di famiglie, perché si disperdono anche ragazzi che devono contribuire alle spese in famiglie in difficoltà  . Di fatto  la formazione extrascolastica in Italia è inconsistente. Se le imprese  avranno a disposizione manovalanza a basso costo e i ragazzi matureranno un’esperienza lavorativa, che è lavoro più che formazione, non si investe a lungo termine. Ci saranno operai specializzati meno flessibili a riconversioni in caso di licenziamento.


Forse occorrerebbe investire di più sulla formazione professionale, anche su suggerimento delle aziende e con un maggiore coinvolgimento degli imprenditori. La proposta di Sacconi  non prevede assorbimento di ragazzi professionalmente già formati, ma appare come un palliativo che più che puntare sull’innovazione  asseconda il problema della dispersione scolastica in un’ottica di rinuncia.

La riforma scolastica Berlinguer (legge 10 dicembre 1997, n 425), poi abrogata dalla riforma Moratti del 2003,  prospettava la scuola- lavoro con obbligo alla formazione professionale fino ai 18 anni.L’Ue e tutti i più recenti studi sul capitale umano chiedono di investire per migliorare la qualità dell’istruzione e della formazione .

Se il lavoro nobilita, un  po’ di formazione in più, e soprattutto  più mirata, consentirebbe di nobilitarsi meglio oltre che acquisire maggiore capacità critica e autonomia di giudizio.

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La dannazione di Haiti

Gli incantevoli  paesaggi dei Caraibi, che spiccano sui depliant pubblicitari, sono rimossi da immagini crudelmente reali che di recente scuotono la coscienza del mondo intero. Haiti, perla francese nel XVIII secolo, ha pagato l’ indipendenza con degrado e miseria, per noi inimmaginabili. Da tempo la gente ha abbandonato le campagne per ammassarsi in città che non offrono né  lavoro né speranza, e ha vissuto  alla mercè di dittatori come Francois Duvalier, “papa doc”, e di suo figlio baby doc, artefici di terrificanti e cruente follie e dell’esodo di quella fascia della popolazione che dava fastidio, perché  consapevole dei soprusi. Agli occhi dei paesi civili Haiti è  una realtà straordinariamente  infernale, raccolta e assistita dai tanti missionari e operatori di associazioni umanitarie, che da decenni s’adoprano per  garantire la sopravvivenza ad una delle popolazioni più dannate e  povere della Terra. I potenti si stanno impegnando in una gara di solidarietà, forse per riscattarsi da gravi dimenticanze. Pare che la natura, con un terremoto 35 volte più forte di quello che ha colpito L’Aquila, abbia steso un velo pietoso su uno scempio provocato dagli uomini. La natura fa il suo corso e ricorda un’umanità che fa i conti con la morte tutti i giorni. I morti, abbandonati per strada o trasportati con mezzi di fortuna, ci turbano. Il riconoscimento di una salma, con un  nome e  una degna sepoltura, è una mera formalità, quasi un lusso  in un paese in cui finora sono state negate l’identità della persona e la dignità ai  vivi. Haiti appare come il paese dei morti viventi, relegati in un continuo stillicidio di violazione di diritti umani,  dove è prassi consolidata abbandonare e schiavizzare i bambini, dove il 60% dei piccoli  non compie  cinque anni e l’ 80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, varcando a stento la soglia dei 50 anni, privilegiata condanna ad un’esistenza in  baracche senza acqua e luce , in strade in cui il più forte e armato prevale sul più debole perpetrando ogni forma violenza e razzia di beni, vite e anime.


Gli zombi, anime soggiogate da riti  vudù e dalla superstizione, questa volta non resusciteranno dagli Inferi.  Il sisma ricorda che l’inferno è su questa Terra ed è voluto dagli uomini. Ad Haiti i vivi muoiono tra mille emergenze e i morti rivivono  nella magica confusione di miti, superstizione, fede, paura, sacrificio e rinascita. Ad Haiti la natura incontaminata si ribella  periodicamente nel ritmo di canti e danze che alleviano stenti e paure, consacrano l’istinto vitale ed esorcizzano la brutalità dell’uomo, in un vortice di seducente bellezza, inebriante stordimento, fatalistica rassegnazione che diabolicamente sconfinano dal divino.


Questa forse è la ragione per cui si prova pietà e solidarietà per le vittime, ma soprattutto un senso di colpa per avere ignorato quella schiera di oppressi che come ombre, silenziosamente invisibili, da tempo sovrappopolano una terra dimenticata e in balia di se stessa. Ora Haiti a stento piange chi è rimasto sotto le macerie, ma chiede aiuto alla Comunità internazionale con la  disperazione di chi finora è rimasto schiavo di altri mali.


Qui per aiutare Haiti.


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Erre… come Rosarno

 

Rissosa rivolta di raggirati reietti rappresenta reazione a regia di reprobi, rapaci rais. Ragazzi racimolavano ridicole retribuzioni, raccogliendo.

Recentemente raggrumano rantolanti  respiri mentre  rapide ruspe raspano Rognetta, rivoltano rancidi rifiuti e resti di riscossa.

 

Rimpatrio , risarcito rimborso di rinnegato rispetto nelle rimbalzanti responsabilità, risveglierà  rimorsi? Rosarno  resterà  roccaforte di rustici rampanti che reingaggeranno remissive reclute, riconquisteranno recinti, o riconoscerà rovinose ribalderie? Ruggente si riarmerà, resisterà per risanarsi, ricostruire relazioni, redimersi, o ruffianamente  riverirà racket e ragguardevoli rampolli reggicoda?

 

Reiterata recrudescenza ricerca riflessioni, rivendica regole, raccomanda reale  e reciproco recupero. Rabbia e revanscismo reclamano ragionevoli rimedi, risposte, risultati.

Requiescat  Rognetta, rugginoso ritratto, risaputo reflusso,  rude radiografia di rilassata  Repubblica.

 

Recondita rapsodia riconcili, restituisca  rispetto a reduci di rivolta, relegati in rinunce, ricatti e restrizioni. Redivivi repressi raggranellano rare reliquie di remoti ricordi, rimpiante ragnatele di radici.

 

Rincresce ricordare, romita Rosarno!

 

 

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Sul crocifisso in aula.

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha accolto il ricorso presentato da una cittadina italo- finlandese atea che nel 2002 chiese all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Poiché la  direzione della scuola diede risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della signora, la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha di recente sentenziato che «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni» e quindi il governo italiano dovrà versare un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

Immediate le reazioni dal mondo politico italiano e della CEI. che contestano la decisione ritenendo che il  crocifisso è inteso come simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese, e sottende  principi di eguaglianza, libertà e tolleranza.



Il crocifisso è innanzitutto un simbolo della fede religiosa cristiana, facente parte anche delle nostre radici storiche e culturali. Per un credente può assumere il significato di amore per gli altri non meno  di quello che , in questo senso, potrebbe avere una colomba come  simbolo della pace. Ma in questo caso ci vedo forzature ideologiche da ambo le parti: l’obbligo di esporre il crocifisso risale all’articolo 140 del Regio Decreto n. 4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Piemonte e Sardegna che stabiliva «ogni scuola dovrà senza difetto essere fornita (…) di un crocifisso», ripreso poi in età fascista. Oggi è consuetudine esporlo nelle scuole pubbliche, senza alcun obbligo di preghiera. È una presenza silenziosa nella sua verità di fede  come, d’altra parte, credo che altrettanto silenziosa possa essere un ciondolo a forma di croce al collo degli insegnanti che, a mio avviso, nessuna norma potrebbe obbligare a privarsene.

Con la revisione del Concordato tra Stato- Chiesa del 1984 la religione cattolica è stata riconosciuta non più come religione ufficiale dello Stato Italiano, ma maggioritaria, cioè  prevalente sulle altre. Ciò ha sottolineato il carattere laico della scuola pubblica italiana dove gli studenti, o chi per essi, scelgono se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica , che è quindi diventato opzionale. La scuola è un’ istituzione neutrale in cui si impara a conoscere e conoscersi in un’ottica di accoglienza e pari opportunità per tutti e “l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace “ (art 29 Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo).



A mio avviso,l’esposizione di un crocifisso non turba né condiziona più di tanto se si spiega il suo valore per promuovere  scambio e confronto tra culture. Il che non significa né tradire la nostra cultura ancorata al cattolicesimo e comprensiva di più religioni, né negare quelle altrui, né ledere chi non crede.  Come non significa rinnegare la propria fede qualora si cerchi di capire i simboli di altre religioni o altre correnti di pensiero. Il discorso di fede è personale e riguarda la sfera privata e ciascuno ha libertà di professare il proprio credo nelle sedi opportune.


In molte religioni si riconosce il principio di non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te, evidenziati nell’incontro di Assisi tra i capi spirituali del mondo, e l’accoglienza, la solidarietà,la giustizia, il rispetto  per gli altri in effetti sono principi fondamentali  di convivenza civile oltre che  messaggio morale positivo della fede cristiana, che arriverebbe quindi a esprimere valori costituzionali laici. Valori che  si trasmettono ugualmente, anche senza un crocefisso esposto e, in teoria,  condivisi da tutti. Anzi sono dell’opinione che in una scuola laica si dovrebbe insegnare anche la storia comparata delle religioni per risalire a punti di contatto ed esaminare quelli più specifici, avere una visione globale  ed   evidenziare quei principi universali che riconoscono il valore della persona in quanto tale.  Il che non significa rinnegare la propria identità culturale, anzi potrebbe rafforzarla, e allo stesso aiutare a comprendere quella altrui. Non condivido né il relativismo esasperato che nega ogni verità,  né il fondamentalismo che pretende di possederla integralmente e la impone. Dubito che un’eventuale  rimozione di un oggetto simbolico sia  un attentato alle propria identità quando constato comportamenti contraddittori  di ferventi  detentori di verità di fede che cedono a pregiudizi ed  intolleranza  in campo politico e sociale nei riguardi delle varie forme di diversità che veramente contrastano col messaggio universale del crocefisso. Cristo è morto per tutti gli uomini, indistintamente, che poi alcuni lo riconoscano o meno, è un altro discorso. Ognuno ha il proprio dio  esposto dentro di sé che dovrebbe esser reso  visibile attraverso azioni coerenti e conformi al suo esempio, se veramente si crede in ciò che rappresenta e non cadere in un bigottismo apparente.


D’altra parte  mi pare sia in atto una battaglia ideologica perché basterà rimuovere un crocifisso per  ottenere un’istruzione equamente rispettosa  della libertà di fede e di pensiero di tutti? Oppure, al contrario, siamo sicuri che un crocifisso esposto assuma veramente il suo valore intrinseco se contraddetto dai più frequenti, e meno visibili, pensieri,parole, opere ed omissioni di coloro che oggi si spacciano per difensori della storia e della cultura italiana e che si sono mostrati molto più indulgenti nei riguardi di chi ha vilipeso altri simboli della nostra storia, quale il tricolore?

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Chi si loda, s’imbroda.

Lode e lodi fanno ormai le mode. Il lodo Mondadori ha fatto discutere sin dagli  albori e  il bocciato lodo Alfano sta animando  il panorama politico italiano. Chi infuria di qua, chi replica di là, tanti invocano la giustizia contro dei giudici nequizia. S’appellano alla democrazia e del popolo sovranità , che ci azzecchino tutti sti bla bla , opinion mia, c’entra solo  il comune bene che è quello che più conviene. Ovunque una gran confusione che bistratta la nazione, la politica e l’economia fanno  ingerenza e talvolta sconfinano nell’indecenza . E non si faccia del vittimismo cedendo a mediatico protagonismo, che non si parli di storici valori perché qui si tratta solo di affari. E mentre i due colossi si fanno battaglia come molossi, mi sono persa a convertire i 750 milioni di euri in lire, e il numero calcolato è talmente elaborato che  non so tenerlo a mente se non pensando che in  50 vite non ne percepirei  l’equivalente.

Nuova tempesta spira ,l’Alfano lodo è causa di funesta ira :  intrighi, complotti, manipolazioni  sono della bocciatura le vere ragioni. Così il cavaliere accusa, adducendo offensiva scusa. La miglior difesa è l’attacco, per non subire uno smacco, per aprirsi la strada in ogni contrada: questa è la strategia della rampante borghesia contro chicchessia. E pure Il buon San Giorgio viene da ingiurie coinvolto, e della Bindi  umiliazioni ne sono altro risvolto  di quella imperante rabbia  che  andrebbe soffocata sotto la sabbia. Si sa la lingua batte dove il dente duole, ma il cervello la comanda , solo se vuole. Tante cose sono oggetto di contrattazione, esclusi il buon senso e la buona educazione. Ma gli schierati accusano a spada tratta le alte cariche di fare al Premier sgambetto. Ce l’hanno tutti con lui e chi non è con lui, è contro di lui. Parole datate, di altri tempi, ma lo stesso spirto anima le menti. La sindrome anti cavaliere imperversa, più della  porcella influenza sversa.  È contagiosa , infettiva assai, spicca nei dissenzienti e diffusi lai.  Non appena i sintomi si affievoliscono, nuovi ed  infelici exploit  ci intristiscono. Ha contagiato pure della Camera  Presidente , che pare più democratico e a sinistra di tanti. Ma perché a destra si è schierato? Forse non si è ben lateralizzato .  Mannaggia alla vecchia maestra che obbligava tutti i bimbi a scrivere con la destra. Forse è un mancino corretto, ma esser ambidestro, in politica, è un difetto. Tra un po’ brevetteranno una vaccinazione per cambiare gli equilibri sanciti dalla Costituzione.   Non si capisce più chi debba giudicare, se ai giudici o ai politici spetti sentenziare. Verdetto  i giudici facciano!  Anche se scontentano quelli che poi contestano. Comunque la gente acconsenta o dissenta, è meglio che taccia, che altri al posto lor ci mettono la faccia. Non siamo  all’altezza  dei giochi di potere, meglio occuparsi di umili cose e chimere. Forse è meglio  perché gli smodati toni delle lillipuziane  altezze  sono il chicchirichì che il gallo fa sopra le monnezze.   Intanto faccio preventivamente scorta di bicarbonato perché una dura prova vedrà lo stomaco impegnato con l’  assaggio del Cavaliere pasta che potrebbe esser indigesta.



Poi ho pensato a cose più vere riguardante la questione maschile del potere, perpetrato dalla notte dei tempi quando l’uomo  si procurava a caccia gli alimenti. L’atavico richiamo del comando, del senso di possesso, di essere vincente in ogni campo, compreso quello del sesso, l’ambita dominanza è non solo antica costumanza ma una maschil prerogativa, in area personale e in quella lavorativa in cui  le donne sono ancor considerate un’utile e piacevole refurtiva . La donna ha le sue ambizioni, ma alla base è mossa da interiori motivazioni o dalla convenienza più che dalla potenza.  Forse è soltanto un mio ingenuo o artificioso convincimento per spiegarmi tutto sto sconvolgimento. Ma ascoltando il Cavaliere , più di una Duracell   inesauribile, di tempra e ostinazione ricaricabile,  ossequiando la  sua rispettabilissima età, mi pongo sta domanda qua. Cosa gli manca? Non di certo un conto in banca. Cosa aspetta a vivere serenamente in una bella villa e con bella gente?  Di salute ne guadagnerebbe, di armoniosi affetti s’ addolcirebbe, senza temere  travasi di bile potrebbe vivere in santa pace e con più stile.


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Sui lupi e lupacchiotte.

Ho visto Annozero, per ascoltare dal vivo la voce delle famose escòrt.  Sì, volevo sentire le loro dichiarazioni,  visto che da tempo tanti  parlano e scrivono per loro . Io son tarda, in tanti sensi, ma finalmente ho capito che se la gentil pulzella è bella e ha un vestitino nero ed elegante, viene invitata a cena da tutte le parti. Non solo le offrono la cena, ma la prelevano, la scortano,  le pagano la trasferta, ma soprattutto un gettone di bella presenza . Una sorta di generosa offerta . Che poi per alcune questo gettone  sia di 500 euro o 1000 euri, forse dipende dall’ avvenenza della conviviale , dalla capacità di portare avanti un progetto progettato  da riprogettare oppure  dalla capacità di conversare a tavola. Essere polliglotta torna sempre utile, apre la comunicazione nelle alte sfere e pure a livello internazionale.

Certo che le escòrt hanno uno spiccato senso degli affari per essere così giovani. Chissà perché tutti si accaniscono e non le comprendono. Tutta invidia delle donne comuni, poco divinamente belle e divinizzate?

Le escòrt  sono incantevoli lavoratrici dello spettacolo da harem , se non professioniste della grande distribuzione, imprenditrici di se stesse. Madame del volontariato sociale, espletatrici di un lavoro socialmente utile. Fanno compagnia a quei poverelli che, in pausa da impegni e responsabilità ad alto livello, si sentono soli e  si accontentano di godere della loro innocente visione e leggiadria durante una serata, allietata da piacevoli e formali conversazioni.


Mentre ascoltavo  le intervistate,  appartenenti , come dichiarato, al “disinteressato” sistema del do ut des , notavo la loro silhouette, poco rispondente alle cene e cenette, ma soprattutto la loro impudica, dignitosamente  rivendicata  sincerità che, con la diplomatica maestria del “non dico ma  faccio capire e rispondo”, dipingevano con eleganza la charme gentile e la generosità dei maschietti che le avevano invitate ed intrattenute.  Pareva quasi che nell’esibizione televisiva si fossero ribaltati i ruoli in nome di una tacita solidarietà di lupi e lupacchiotte. Mi ha colpito molto  la   furbizia di tutti i personaggi  di barattare piacere e potere in questa nuova  tragicommedia. Ho immaginato  che s’incrociavano, s’ingarbugliavano, s’annodavano nel gioco privato  di vizi e virtù in un regale serraglio.

Ora aspetto che vi si rinchiudano dentro tutti  e che qualcuno ne butti via  la chiave.



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Regginella

Tragicommedia (11 mesi dopo)


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Crescete e moltiplicatevi ?

Finalmente il problema di accudimento dei piccoli e degli anziani che grava soprattutto sulle donne, implicando talvolta limitazioni o rinunce all’attività lavorativa fuori casa,  viene preso in considerazione.

L’attivissimo e agguerrito Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione , su  Sky Tg24 ha annunciato che la prossima settimana lancerà un grande piano per gli asili nido in tutte le amministrazioni pubbliche. I ministri Carfagna e Sacconi, in collaborazione con le regioni, definiranno un piano specifico per  assegnare alle famiglie meno abbienti buoni prepagati per usufruire di servizi per l’infanzia e l’ assistenza ( asili nido e badanti).

Altri progetti riguardano l’introduzione della tagesmutter, la cosiddetta baby sitter condominiale, molto diffusa nei Paesi dell’Europa del Nord, e albi per le badanti e le baby sitter, la cui gestione sarebbe affidata ai Comuni.

Mi chiedo perché mai creare asili nido solo per i bebè  degli impiegati statali.

Che cosa ne pensate?


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Fannullona!


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Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne

 

rosa bianca

Respect women Respect the world

Un passo ufficiale che considera a livello internazionale la violenza contro le donne.

 

Il  Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’apertura della Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne  svoltasi a Roma il 9 e 10 settembre, su iniziativa della Presidenza italiana del G8,  ha dichiarato:

“In paesi evoluti e ricchi come l’Italia, dotati di Costituzione e di sistemi giuridici altamente sensibili ai diritti fondamentali delle donne, continuano a verificarsi fatti raccapriccianti, in particolare, negli ultimi tempi, di violenza di gruppo contro donne di ogni etnia, giovanissime e meno giovani…Nessuno può essere chiamato fuori, perché il riconoscimento dei diritti umani è condizione di convivenza civile, libera e democratica”. Ha inoltre invitato a non ignorare la Costituzione, riferendosi anche all’omofobia e alla xenofobia che, come la violenza sulle donne, nascono  “dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dei principi sui quali si basa la nostra Costituzione”.

 

Ecco il documento finale che sintetizza le conclusioni raggiunte e condivise dalle delegazioni che hanno partecipato alla Conferenza .

1. Al termine dei lavori della Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne, tenutasi a Roma il 9 e 10 Settembre 2009 su iniziativa della Presidenza italiana del G8, affermiamo con rinnovato slancio e determinazione che è giunto il momento per una nuova epoca di cooperazione internazionale e di una grande alleanza tra tutti i Governi e la società civile per affrontare la sfida comune di porre fine ad ogni forma di violenza contro le donne.

2. La violenza nei confronti delle donne e delle bambine rappresenta un’inaccettabile forma di violazione e privazione dei diritti umani. Per questo motivo, vogliamo reiterare la nostra condanna assoluta del fenomeno, in tutte le sue forme e manifestazioni. Ogni atto di violenza contro le donne e le bambine – da chiunque ed ovunque sia commesso – è un crimine. Impedisce il godimento dei diritti e delle libertà fondamentali e l’autodeterminazione libera e scevra da condizionamenti e minacce.

3. In determinate circostanze, la violenza contro le donne e le bambine è un crimine di guerra e contro la stessa umanità. Le Risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU costituiscono un importante progresso nell’azione congiunta per affermare il rispetto dei diritti delle donne nelle situazioni di conflitto e promuovere la loro partecipazione ai negoziati di pace e alla ricostruzione postbellica. Ci impegniamo a rafforzare l’attuazione di questi strumenti anche al fine di eliminare il senso di impunità ancora diffuso tra chi commette questi crimini.

4. Le donne sono agenti di pace. La pace e la sicurezza mondiali dipendono anche dalla loro attiva e paritaria partecipazione allo sviluppo delle società e ai meccanismi di governance, a livello locale, nazionale e mondiale. Dobbiamo impegnarci a garantire alle donne pari opportunità di accesso e la possibilità di trasformarsi da vittime di violenza ad agenti di pace, di giustizia, di sviluppo economico e sociale. Il ruolo degli uomini è essenziale per raggiungere questi obiettivi.

5. L’empowerment della donna è uno strumento essenziale di sviluppo, la via per la promozione della democrazia, l’antidoto contro l’estremismo e l’instabilità sociale. Riteniamo che la più importante risorsa inutilizzata ai fini dello sviluppo siano proprio i milioni di donne e bambine a cui viene negato l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie, alla salute riproduttiva, all’integrità del proprio corpo, ad un lavoro dignitoso e alla partecipazione paritaria. Dobbiamo impegnarci affinché siano riconosciuti e applicati standards internazionali di tutela nel campo dei diritti economici e sociali, oltre che dei diritti umani. In questo senso l’adesione senza riserve agli strumenti pattizi di tutela dei diritti delle donne è un passo fondamentale. Ci impegniamo altresì a sostenere le iniziative che, ai vari livelli, promuovono il rispetto dei diritti delle donne, come la campagna “UNiTE to End Violence against Women” del Segretario Generale delle Nazioni Unite. I finanziamenti decisi dal G8 al Vertice dell’Aquila dello scorso luglio in difesa della salute e della sicurezza alimentare potranno raggiungere pienamente il loro obbiettivo solo se accompagnati da azioni specifiche per i diritti umani e di lotta alla violenza contro le donne.

6. La trasformazione delle nostre società per effetto della globalizzazione e dei movimenti migratori che ne risultano incentivati, richiede l’apporto fondamentale delle donne per la diffusione di un multiculturalismo che non ceda a costumi lesivi della dignità femminile e sia basato sulla tolleranza e sul rispetto reciproco, e per lo sviluppo di politiche d’integrazione fondate sull’osservanza di tutti i diritti umani. La donna rappresenta uno strumento formidabile contro l’intolleranza, la discriminazione e la xenofobia.

7. Un sistema democratico fondato sull’eguaglianza di tutti gli individui e un apparato giudiziario indipendente sono strumenti essenziali per contrastare ogni forma di violenza. La legge svolge un insostituibile ruolo educativo, non solo repressivo, per tutelare la donna contro ogni forma di sopruso, di sopraffazione e di comportamenti ritorsivi e per garantirle il pieno godimento dei propri diritti. Dobbiamo fare di più e meglio per non vanificare nei fatti gli impegni raggiunti a livello internazionale. E’ giunto il momento che ogni governo inserisca nella propria agenda politica e normativa la promozione e la protezione dei diritti delle donne e delle bambine secondo un approccio non settoriale, ma trasversale (mainstreaming), attribuendo priorità all’educazione per promuovere i diritti umani e l’eguaglianza di genere, specie fra le giovani generazioni.

8. Di pari passo con la protezione giuridica contro ogni forma di abuso, va incoraggiato un cambiamento radicale nelle norme sociali. Anche attraverso il fondamentale contributo delle ONG e della società civile, vanno  Sostenute iniziative volte a divulgare e radicare a livello delle comunità il concetto stesso di diritti umani. E’ questo il veicolo più efficace per promuovere alla base una cultura del rispetto e dell’inclusività e l’abbandono di comportamenti e pratiche
violente nei confronti delle donne, a prescindere dalla cultura, dalla religione e dalle tradizioni.

9. Rivolgiamo un appello ai mezzi di comunicazione e d’informazione affinché svolgano pienamente il loro ruolo centrale nel promuovere l’abbandono di stereotipi sociali degradanti e l’immagine della donna come protagonista ed artefice del progresso della comunità. Richiamiamo i media a denunciare violenze e abusi anche quando essi vengono perpetrati, come purtroppo continua ad accadere, nell’ambito della famiglia.

10. La Presidenza Italiana del G8 si impegna a proseguire nel cammino avviato con la Conferenza di Roma, mantenendo la questione della violenza contro le donne al centro dell’agenda internazionale. Confidiamo nella prossima Presidenza canadese affinché raccolga il testimone che questa Conferenza le affida.

 

 

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Oggi sciopero.

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Il  14 luglio questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.


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