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Viva l’Italia
Il 12 novembre 2011 è una data memorabile. Viviamo tempi difficili,e speriamo che ce la caviamo…
Viva l’Italia
Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.
Francesco De Gregori
3 commentsVotate, votate! (referendum 12- 13 giugno)
Domenica 12 giugno ( dalle 8:00 alle 22:00) e lunedì 13 giugno (dalle 7:00 alle 15:00) i cittadini sono chiamati a rispondere a 4 quesiti referendari , due sulla privatizzazione dell’acqua, uno sulle centrali nucleari e uno sul legittimo impedimento.
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, esercitato direttamente dagli elettori, valido solo se la maggioranza degli aventi diritto partecipa alla votazione ( quorum 50 % + 1 ), e se viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (art 75 Costituzione).
Astenersi dal voto significa delegittimare l’istituto del referendum, perdere l’opportunità di esprimersi direttamente, continuare a sperperare inutilmente soldi pubblici e oggi ancor di più, visto che si è deciso di svolgere separatamente il referendum e le elezioni amministrative di maggio.
Il referendum del 12 e 13 giugno è abrogativo di leggi e atti aventi forza di legge (articolo 75 Cost) , serve quindi ad abolire una legge già esistente o parte di questa.
Votando SI’ si esprime la volontà di abrogare la normativa citata nel quesito referendario
Votando NO si esprime la volontà di mantenerla in vigore.
È possibile votare anche solo per uno o per alcuni quesiti referendari.
Scheda rossa: il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua riguarda le modalità di affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si vota SÌ se si è contro la privatizzazione dell’ acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si vota NO se si è a favore della legislazione attuale.
Scheda gialla: il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
Si vota SÌ per abrogare la norma che prevede guadagni sicuri da parte delle società private che forniscono servizi idrici, quindi la possibilità di aumentare le tariffe.
Si vota NO se si è a favore della legislazione attuale che consente tale guadagno.
Scheda grigia: costruzione di centrali nucleari . La Corte di Cassazione ha deciso che si voterà sul nucleare.
Si vota SÌ se si è contro la costruzione di centrali nucleari in Italia per gli alti costi, per la forte sismicità del territorio italiano e per l’irrisolto problema delle scorie, preferendo lo sfruttamento di energie rinnovabili come hanno deciso alcuni paesi europei in.seguito al disastro di Fukushima.
Si vota NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede la costruzione di centrali nucleari, visto che importiamo energia da altri paesi.
Scheda verde: legittimo impedimento. Il quesito riguarda l’abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 sul legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale.
Si vota SÌ se si vuole fare valere l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. (art 3 Cost) per cui il Presidente del Consiglio o ministri non possono anteporre i loro impegni istituzionali per non comparire in giudizio .
Si vota NO per mantenere l’attuale norma sul legittimo impedimento, in parte riscritta dalla Corte Costituzionale (vedasi qui per ulteriori approfondimenti) .
È in corso una bella iniziativa su Facebook, che si chiama Taxi Quorum. È possibile chiedere un passaggio in auto o mettersi a disposizione per accompagnare al seggio coloro che non possono andarci (anziani, disabili o persone che abitano lontano dai seggi). Basta scrivere una mail al gruppo Taxi Quorum. (vedi qui)
Buon referendum !
“Discorso sulla Costituzione” di Piero Calamandrei
Il Discorso di Piero Calamandrei agli studenti universitari e medi di Milano non spiega soltanto le radici storiche della nostra Costituzione, ma richiama l’impegno morale e civile che ne sono le fondamenta.
Quest’anno festeggio il 25 Aprile ricordando una Costituzione nata dalla Resistenza.
Buon 25 Aprile!
Milano, 26 gennaio 1955
“L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! È stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. È una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.
Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E io quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica.
È così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. È la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è uno delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.
Ora vedete, io ho poco altro da dirvi.
In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.
E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo: nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.
O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!
O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!
O quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.
Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione.”
Piero Calamandrei
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La libertà è come l’aria:ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare (Piero Calamandrei)
25 Aprile
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Donne del Risorgimento: Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati
Il Risorgimento è stato un processo storico complesso, un intrigo di diplomazia e di alleanze, un’illuminazione di ideali liberali che contagiò gli intellettuali, una partecipazione di masse conquistate dalla speranza di cambiamento e poi in parte disilluse. Tante sono le interpretazioni del Risorgimento, ma certamente ci fu una generale intraprendenza di tanti giovani che osarono combattere per ció in cui credevano.
L’ideale di un’unica Italia, libera dagli stranieri, mosse i cuori e armò le braccia, infervorò gli animi come la bella Gigogin quello del giovane Mameli.
Ieri, giornata di celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’unitá d’Italia sul monumento commemorativo di Mameli, reso immortale dai versi del nostro inno nazionale, c’erano fiori e corone, ma il cimitero monumentale del Verano a Roma custodisce le spoglie di altri patrioti e patriote, tra i quali non posso tralasciare Rose Montmasson, piú nota come Rosalia Montmasson Crispi, l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille.
Rose Montmasson (1823-1904) , originaria della Savoia, giunse a Torino nel 1849 dove inizió a lavorare come lavandaia e stiratrice. Qui conobbe Francesco Crispi, un giovane rivoluzionario, esule in Piemonte dopo il fallimento dei moti rivoluzionari siciliani del 1848. Rose condivise col suo uomo una vita avventurosa. Prima lo seguì in esilio in Piemonte e a Malta, dove si sposarono, poi a Parigi ove rimasero finché non furono accusati di complotto con Felice Orsini, ed infine a Londra ove, nuovamente in fuga, raggiunsero Mazzini. Rientrati in Italia nel 1859, collaborarono per la realizzazione dello sbarco in Sicilia. Rose si recó con un vapore postale in Sicilia e a Malta per avvisare della spedizione dei Mille i patrioti siciliani e i rifugiati. Fece in tempo a rientrare a Genova e, contro la volontá del marito, travestita da uomo s’imbarcó con le camicie rosse a Quarto.
Durante la battaglia di Calatafimi s’adopró per portare in salvo e curare i feriti, imbracciando il fucile se necessario. I siciliani la ribattezzarono Rosalia, nome che compare sulla sua lapide.
Dopo l’unitá d’Italia cambiarono molte cose, anche i sogni. Crispi, in veste di deputato, abbandonó i repubblicani per schierarsi con i monarchici. Ben presto ripudió Rosalia, denunciando l’irregolaritá del matrimonio, celebrato a Malta da un prete sospeso a divinis per le sue simpatie patriottiche, e nel 1878 convoló a nuove nozze con Lina Barbagallo, un’aristocratica di Lecce dalla quale, cinque anni prima, aveva avuto una figlia. In effetti Rosalia consideró la scelta politica del consorte un vero e proprio tradimento di quegli ideali che li avevano uniti e per i quali avevano combattuto insieme. Scoppió uno scandalo e Crispi fu accusato di bigamia. In veritá fu poi assolto, ma non dalla regina Margherita di Savoia che si rifiutó di stringergli la mano e gli tolse il saluto.
Rosalia rimase a Roma dove morí in povertá. La sua salma é in un loculo concesso gratuitamente dal Comune di Roma.
Un’altra patriota sepolta al Verano é Giuditta Tavani Arquati (1832-1867) che, incinta del quarto figlio, morí col marito , con il figlio dodicenne Antonio e altri cospiratori durante il massacro nel lanificio Ajani a Trastevere. La tentata insurrezione contro il governo di Pio IX e la mancata rivolta del popolo romano contro il Papa Re anticiparono la disfatta garibaldina di Mentana del 1867. In effetti la vera unitá d’Italia si ebbe nel 1870 quando la breccia di porta Pia segnó la fine dello Stato pontificio.
Ho celebrato e festeggiato il 150 ˚ dell’Unitá d’Italia non solo con un tricolore esposto sul balcone, ma ho voluto ringraziare idealmente nel cimitero del Verano tutti coloro, e sono davvero tanti, che hanno contribuito alla storia e alla cultura dell’Italia. Dopo avere girovagato a lungo e letto centinaia di lapidi (ahimé non basta la mappa), mi sono emozionata dinanzi al piccolo ritratto di Rosalia, l’ umile lavandaia che divenne un’intrepida patriota. In Via della Lungaretta 97 a Trastevere ho invece scovato una targa e un busto che ricordano Giuditta Tavani Arquati, divenuta il simbolo della lotta per la liberazione di Roma.
Rosalia Montmasson e Giuditta Tavani Arquati sono due protagoniste del Risorgimento italiano, che sfidarono i tempi e i costumi con scelte di vita che all’epoca dovevavo apparire- a dir poco- inusuali. Entrambe tradite, piú che dalle dinamiche del cuore e del potere, soprattutto dalla storia… una storia che ancora oggi, a mio parere, risulta scritta e interpretata dagli uomini.
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Per tutte le donne: “Se non ora, quando?”
Noi donne comuni, poco divinamente belle o divinizzate, siamo qua, negli uffici, ospedali, scuole, fabbriche e soprattutto nelle nostre case.
Siamo una maggioranza che crede di essere una minoranza, che opera più o meno in silenzio, con maggiore o minore fatica per ciò in cui crede, sceglie, ama ed è necessario . Abbiamo dato per scontato troppe cose, che oramai scontate non sono. E non bastano più intelligenza, buonsenso, buongusto, correttezza ed esempio di vita per riconoscerci e farci riconoscere in una società cosiddetta civile. Ora dobbiamo mostrarci per ricordare a noi stesse e agli altri, e soprattutto a chi dovrebbe rappresentarci e fa la questua dei voti in occasione della propaganda elettorale, che meritiamo un minimo di rispetto, se non altro per ciò che facciamo e abbiamo sempre fatto, con orgoglio, convinzione e determinazione ma soprattutto senza troppa sbandierata visibilità e mania di protagonismo. Abbiamo sufficiente autonomia di giudizio e capacità critica per farci sentire e valere . Ora più che mai tra le tante iniziative in corso, di cui volentieri accolgo l’appello, mi permetto di ricordare che URGE UNA RIFORMA ELETTORALE perché gente incompetente non sia più imposta nei listini bloccati , in quanto non è in grado di promuovere con coerenza politiche sociali ispirate a valori morali e civili per tutti e soprattutto per la famiglia, i cui slogan suonano come solenne presa in giro del corpo elettorale, un insulto a chi s’adopra per metterli in pratica e quotidianamente non viene meno alle proprie responsabilità. È ora di rispondere a chi propaganda come disvalori quel perbenismo nascosto e finora taciuto che esiste ancora, più di quanto non vogliano farci credere, spacciandolo per ipocrisia e falso moralismo, come la volpe faceva con l’uva, pur di legittimare debolezze, giochi di potere e pretestuose scusanti che attecchiscono solo tra chi non ha spessore morale e civile.
La saggezza popolare dice “Il pesce puzza dalla testa”. Per avere rispetto, è necessario rispettarci coi fatti e pochi show mediatici. In particolar modo le donne, che ricoprono cariche istituzionali e dovrebbero rappresentarci, non ci parlino più di pari opportunità, meritocrazia e tantomeno di codice etico nelle scuole se continuano a difendere a spada tratta l’indifendibile con argomentazioni poco convincenti , dando conferma di essere politicanti scese ad un compromesso che tradisce palesemente quella cultura di genere che soprattutto loro dovrebbero garantire. Santa Privacy non può giustificare lo scambio di cariche pubbliche con i favori sessuali personali. La logica dei lupi e delle lupacchiotte resti ben lontana dalla scena politica. Chiedano che si faccia luce su quanto sta emergendo, invece di trincerarsi per partito preso, perché scenderemo in piazza anche per la loro dignità.
Divulgo volentieri l’appello di “ Se non ora, quando?” (qui il link per ulteriori informazioni)
“ In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? È il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.”
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA
Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
Finalmente è arrivato il caldo afoso dell’estate che garantirà saune gratuite per tutti e conseguente espulsione di tossine. Le notizie più o meno recenti hanno reso bollenti gli animi , ma forse non è il caso di essere pessimisti. Arrabbiati sì. Il tormentone di quest’estate “è tempo di sacrifici per qualche categoria di lavoratori più che per altre”, accompagnato dal barrito di una vuvuzela. Dal bailamme mediatico ho capito che i parlamentari sono iperdotati dipendenti delle PA, lavoratori indefessi spesso impegnati nelle amministrazioni centrali e periferiche, in libere professioni e docenza, che per i magistrati saranno previsti gli scatti di carriera-pensione, che le tredicesime delle forze dell’ordine non saranno toccate grazie anche al pronto intervento delle associazioni sindacali di categoria e del tuonante Ministro della Difesa. Le proposte, prontamente bocciate, erano solo refusi, semplici errori di distrazione. Come i miei che, quando digito in fretta, spesso inverto le lettere. Il caldo fiacca per cui aspetto che qualche capa, più fresca delle altre, si accorga del refuso pure per gli insegnanti che lavoreranno invisibilmente per tre anni con blocco del contratto collettivo nazionale e congelamento degli scatti di anzianità. Poi auspico che qualcuno, ancora più attento, ci garantirà il congelamento dei prezzi nel triennio per evitare che i cosiddetti sacrifici divengano una mattanza .Nelle botte e risposte tra i manovratori e i manovrati non ho sentito- ma forse mi è sfuggito- il Ministro della Pubblica Istruzione. Forse la cosiddetta meritocrazia si ridurrà al dovere di fedeltà allo Stato e alla condotta di adoprarsi per il buon funzionamento della P. A. a carico dei dipendenti pubblici, insegnanti compresi.
Nell’accezione religiosa il sacrificio indicava la rinuncia a un bene per ingraziarsi qualche entità sovrumana. Gli insegnanti restano figli di un dio minore. Più comunemente il sacrifico sottende uno sforzo, una rinuncia a qualcosa in vista di un fine che, in tal caso, sarebbe il risanamento dei conti pubblici e la riduzione delle spese del pubblico impiego. Mi pare giusto. Dobbiamo pagare per coloro ai quali nonsisachi ha concesso le baby pensioni e ora svolgono altre attività, che magari per magia o qualche strano effetto ottico non risultano. Si sa- il caldo tira brutti scherzi. Ma è bene guardare al bicchiere mezzo pieno, non alla parte mezza vuota. È giusto pagare per le responsabilità altrui e per politiche poco accorte di chi ha indetto concorsi su concorsi e continua a sprecare in convegni e consulenze? Pare di sì.
Allora sarà meglio prendersela con calma , senza affaticarsi troppo, come coloro che hanno lavorato finora con scarso senso di responsabilità e per i quali non cambia mai nulla. Si fa presto a livellare tutti indistintamente e a prelevare facilmente da buste paghe trasparenti. In fondo ci ringiovaniscono di tre anni facendo saltare lo sviluppo professionale di anzianità del triennio. Del resto per operare coi ragazzi bisogna sentirsi giovani ma sinceramente preferirei un anno sabbatico in una beauty farm . Invece i magistrati possono invecchiare beatamente, come i vecchi saggi di una volta chiamati al governo della città.
Sono sicura che gli insegnanti continueranno ad educare, a trasmettere il rispetto per le istituzioni e la legalità. Fino a diventare un esercito di Pinocchi che mentiranno quotidianamente a se stessi .Un esercito di signori e signore che metterà da parte il senso di rivalsa per una mortificazione percepita come socialmente ingiusta. Figli illegittimi della stessa PA alla quale appartiene la casta blindata, la più affollata e strapagata d’Europa. Un bel primato! E basta chiedere spiegazioni di quel che gli accatastati dicono e hanno detto , fanno o hanno fatto. La dea della discrezione , Santa Privacy, va tutelata. Scusate l’impertinenza, ma gli accatastati che avranno tanto da dirsi per telefono? Risparmino un po’ sulle bollette pure loro. Che diamine! Sempre lì a ciappettare con Tizio, Caio e Sempronio e a fare scervellare di nervi e risate chi si preoccupa del buon andamento della Res Publica. Metteteli in mondovisione ‘sti telefoni roventi, intercettateci tutti e non se ne parli più. Chi non ha niente da nascondere non si preoccuperà certo se si scopriranno le sue solite noiose raccomandazioni, indiscreti pettegolezzi, battibecchi coniugali e qualche cornetto.
Modestamente vorrei contribuire pure io allo sciorinamento di consigli per fare fronte al deficit pubblico. sollecitando un decreto legge, urgentissimo, sull’incompatibilità e il divieto di cumulo di incarichi da parte dei parlamentari, come è già previsto a carico dei dipendenti pubblici. Senza alcuna richiesta, né concessione di autorizzazione. La carriera politica di parlamentare potrebbe divenire incompatibile con quella a livello locale ( e non solo viceversa , come lo è attualmente), con l’occupazione di cattedre universitarie e lo svolgimento di libere professioni. Si eviterebbero conflitti di interessi e clientele di vario genere, ma soprattutto si tutelerebbe la salute di operatori multi tasking, a rischio di esaurimento e inclini a frequenti refusi, o virtualmente stra impegnati, visto che il teletrasporto e la clonazione umana non sono stati ancora inventati. In tal modo non ci sarebbero invadenti assi piglia tutto,si creerebbero molti posti di lavoro con un ricambio generazionale in tanti settori e, dulcis in fundo, i tagli sarebbero più equamente distribuiti, ripartiti tra coloro che potrebbero maggiormente contribuire a risollevare il debito pubblico. Inoltre il diritto alla pensione non dovrebbe maturare dopo qualche anno di mandato, ma alla soglia dei 60 anni. Si potrebbe chiedere inoltre ai manovrati se le loro trattenute debbano concorrere a mantenere vitalizi, agevolazioni, diarie, indennità ,mega scorte, auto blu del popolo delle Camere. Nessuno pensa di sfoltirlo e di ridurgli gli emolumenti? Strano che finora le menti, eccelse nell’individuare sacrifici dovuti e imposti ad altre categorie, non abbiano ancora pensato ad istituire un conto corrente o una mensile maratona televisiva di Telethon ove devolvere generose offerte per fronteggiare il debito pubblico in attesa di emendamenti della manovra finanziaria. Un magnanimo intervento assistenzialista, anche degli evasori fiscali , sarebbe ben accetto per prevenire fastidiosi ed improvvisi mal di pancia di tanti “fannulloni” che potrebbero costringere altri lavoratori a recarsi in fabbrica, negli uffici, nelle caserme e negli ospedali con la prole al seguito, a meno che non riescano a provvedervi last minute in altro modo. Scuole senza insegnanti, né supplenti, né bidelli che un bel giorno potrebbero essere afflitti da una contagiosa ed improvvisa epidemia che farebbe saltare il Paese e le statistiche sull’assenteismo di Brunetta. Un debito morale da onorare per rispetto di se stessi e per fedeltà a quello Stato in cui hanno creduto e vorrebbero servire, senza essere servili, in nome di quei principi di dignità dei lavoratori e di uguaglianza dei cittadini. Uno Stato che non legalizza due pesi e due misure all’interno della stessa P. A. e faccia valere l’art. 53 Cost “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”che sancisce un principio fondamentale del nostro ordinamento tributario per cui le prestazioni tributarie devono gravare in modo uniforme su soggetti che dispongono della stessa capacità contributiva e in modo differente (criterio della progressività) su soggetti che dispongono di capacità diverse.
Chi ha l’onore e l’onere di rappresentare gli elettori sia all’altezza del mandato perché ha già più volte perso credibilità, dando prova di perseguire interessi personali , nemmeno più quelli del partito. Altro che principio del buon padre di famiglia. Potrebbe essere il titolo per un nuovo reality: “Il buon padre di famiglia” in cui un politico si trovi a gestire una famiglia di 3 o 4 persone con uno stipendio mensile.
14 commentsQuousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?
Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesto tuo furore si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?”. (Cicerone, 1 Catilinaria).
Non si può abrogare la serietà
Oggi si aprono le danze.
Mi ricordo di domenica scorsa quando su corriere.it ho seguito in diretta la manifestazione che si è svolta a Milano, promossa da Libera, per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Dal 1995 i familiari delle vittime si incontrano per trovare la forza di elaborare il lutto e continuare a ricercare giustizia per chi è caduto facendo il suo dovere di cittadino, che credeva nella legalità. Uomini, donne e ragazzi, colpevoli di avere resistito, di avere denunciato, di essersi opposti alle mafie. Ovunque. Sono intervenuti anche figli di desaparecidos dell’America latina e il figlio della scomoda giornalista Anna Politkovskaja. Mi sono commossa durante la lettura dei nomi delle 900 vittime della mafia e il discorso di Don Ciotti.Mi sono commossa per coloro che aspettano ancora giustizia e sperano. Don Luigi Ciotti, già scortato da vent’anni per avere osato mettere in piedi una rete antimafia solidale e soprattutto efficace, ha lanciato un appello perché magistrati e forze di polizia non siano lasciati soli nella lotta alle tante mafie e alla loro infiltrazione nelle istituzioni, nell’economia e nella società italiana. Ha chiesto che la politica torni ad essere politica con la “p” maiuscola che sappia fare a meno di darsi codici etici perchè deve rispondere al codice della propria coscienza. “Si fa fatica a parlare del problema del lavoro, dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, dell’indipendenza degli organi istituzionali, della libertà di informazione. Con umiltà non si può né si deve tacere contro una democrazia a doppio registro, forte coi deboli e conciliante coi potenti” . Oltre ad una crisi economica c’è una crisi morale in cui le tangenti e cotangenti, appalti, pressioni fanno parte di un sistema tollerato, quasi giustificato a diversi livelli, perché mal comune è mezzo gaudio, mentre i bei principi sono ridotti a slogan e le tante parole sono ritrattate all’opposto significato, a seconda della convenienza del momento. Quanto tempo perso dai nostri politicanti a emettere decreti per tutelare i diritti di alcuni, a fare una politica a tavolino mentre piccoli imprenditori e disoccupati compiono gesti estremi, impossibilitati ad accedere alle banche a differenza dei delinquenti dai colletti bianchi, mentre permane degrado sociale e culturale fomentato da sbandieratori di vessilli, pronti a ricordarci l’amore di patria, i principi della Costituzione, la sovranità del popolo ai quali danno un significato politicamente contraddittorio. Finchè nelle liste ci saranno persone con pendenze giudiziarie, con comportamenti e frequentazioni incoerenti, la politica di certi personaggi non è credibile. Purtroppo questi simboleggiano schieramenti di ambo le parti, e rischiano di annullare il lavoro onesto degli altri e dei nuovi candidati, animati da belle speranze. I compagni di partito affossano e sostengono, invece di scalciare come ciucci e farli decollare fuori dalle istituzioni. Essere servili in giochi di potere non significa servire, né rappresentare lo Stato. Ci sono dinamiche troppo concilianti all’interno dei partiti, che si autoassolvono proponendo gente che riscuote voti e consensi popolari. A quale prezzo e in quale modo non è dato sapere. Non ci rappresentano coloro che ottengono voti in cambio di favori di ogni sorta alla faccia mia, nostra e vostra, cari elettori ed elettrici. Si fa fatica ad ascoltare 900 nomi di donne, uomini e ragazzi , le cui morti spesso risultano ancora senza mandanti. Si fa fatica a credere che ogni forma di violenza e discriminazione siano solo espressione di teppismo. “Normale sia l’onestà, la trasparenza, il rispetto delle leggi. Bisogna sostenere, incoraggiare, distinguere e riconoscere le cose positive, educare ed educarci ad esse e ricorrere alla denuncia quando non lo sono”. È questione di serietà, termine aborrito come sinonimo di anacronistico moralismo bacchettante.
“È una persona seria” tuona vox populi. Lo stesso popolo così indulgente coi potenti che vota e così censore con i cittadini comuni, che passa al setaccio nella loro sfera pubblica e privata. Ebbene per parlare bisogna essere in condizione di poterlo fare. Non è questione di moralismo ma di reciproca serietà. Quella conquistata personalmente con le proprie forze e risorse e che ci viene chiesta tutti i giorni nel nostro piccolo raggio d’azione. Nessuna maldicenza, pregiudizio, ignoranza, invidia può intaccare la credibilità di chi è coerentemente serio. Si fa fatica ad esserlo nell’essere e nel fare , ma ne vale la pena se non altro per acquisire il diritto di replica. Se non si è all’altezza del mandato, si cambia strada, non si sgomita, né si declama. La rispettabilità si guadagna con lealtà e coi fatti, senza invettive, volgarità, pressioni, minacce. Questo è ciò che fa la differenza, e non passa mai di moda, anche se vogliono farci credere il contrario. Si fa fatica ad ascoltare 900 nomi di comuni cittadini, ma serve a ricordarci ben altro. Il diritto- dovere di voto consente di esprimerci e non deve essere barattato in cambio di promesse di case popolari, lavoro, favori, guadagni. Se si accetta questo sistema, è inutile poi lamentarsi. Casa, salute, lavoro ed istruzione non sono benevole concessioni da parte degli eletti, ma sono diritti dei cittadini che i rappresentanti politici di qualsiasi schieramento hanno il dovere di promuovere e garantire. Si dovrebbero dare per scontati in qualsiasi programma elettorale, invece che farsene un baluardo. Le tanto decantate riforme sul sistema elettorale dalle liste bloccate, grazie alle quali in alcune regioni sono risultati eletti candidati collusi con l’antistato mafioso o hanno consentito ad alcuni indagati di riproporsi ( e forse, non a caso, le modalità di voto non sono uniformi in tutte le regioni italiane) , la riforma sugli enti locali, la riforma della giustizia non sono state fatte. Solo decreti mirati, urlati e spesso raffazzonati, non finalizzati al bene della collettività. Credibilità? Qui ci vuole un atto di fede e una schiera di ciucci scalpitanti che facciano valere i principi sanciti dalla Costituzione. Quelle 900 persone e tante altre , indirettamente vittime di una mentalità che privilegia l’interesse di parte invece che quello comune, meritano una risposta forte e chiara di rispetto delle leggi e delle regole, improntata ad un senso di responsabilità personale ed istituzionale. Lo Stato siamo anche noi e tutti coloro che ci hanno creduto.
4 commentsChe aria tira…
Non credevo di essere così popolare In verità lo sono pure il consorte e mia figlia e pure tutti voi. Qualche giorno fa ho sbirciato nella cassetta delle lettere e, dietro il solito volantino pubblicitario, ho scovato un mezzo chilo di lettere. E che è? Pensavo tra me e me. Si sono scavezzacollate tutte le bollette in una sola volta? Tutte della stessa forma e con lo stesso indirizzo per ricever altro indennizzo. Ogni timore di bollette è poi svanito. La prima iniziava con Cara amica, la seconda con un confidenziale quanto inopportuno Cara Maria, la terza con gentile Famiglia, la quarta con niente perché conteneva un fac-simile di scheda elettorale con nominativo da scrivere perentoriamente. Senza per favore, né per piacere, né un miserrimo cara elettrice, mi permetto di propormi qualora tu sia ancora in dubbio sulle preferenze da esprimere in occasione delle prossime elezioni regionali e provinciali. Invece il messaggio implicito era “ Vota me! Attenta, leggi e segna bene il mio nome”. Non ho mai visto una campagna elettorale così fervente. I colpi di scena sono stati comunicati dai Tg e dai quotidiani, con gli annessi e connessi risvolti polemici. Anche senza talk show, arene animate da gagliardi gladiatori della politica, il fermento pre elettorale si è sentito molto in rete. Da qualche parte doveva pure venire fuori in un paese tanto libero, che pare premiare ufficialmente solo i demeriti . In occasione di questa nuova chiamata alle urne, elettorali e non cinerarie, c’è aria di festa. Per strada circolavano furgoni variopinti che talvolta, pur di non passare inosservati, assordavano con slogan. Slogans. Pare che un candidato girasse con un trattore. Memore forse del Ragazzo di campagna, interpretato da Renato Pozzetto. Del resto siamo in campagna…elettorale, appunto. Ovunque sono fioriti in men che non si dica point elettorali. Points? Preferisco pois. Per non parlare dei gazebo sventolanti di bandiere. Vi risparmio gazebos, perchè suona male. Fuori dai bar la gente si riunisce, brinda e non si schioda nemmeno con un caterpillar dal marciapiede pubblico per farti passare, perchè troppo intenta a fare pronostici e ad esibire al meglio il programma politico del taglia e cuci dei piccoli centri. E come se non bastasse, mentre correvo per i fatti miei, cercando di sbrigare più commissioni nel minor tempo possibile, gaia di avere trovato un parcheggio nelle vicinanze della meta, un attivista dei succitati point ha cercato di rifilarmi un volantino. Un cortese “no, grazie” all’andata, è seguito da un secondo “ no, grazie”al ritorno . Mentre dentro di me pensavo: “egregio attivissimo attivista, non ha capito che, se ho declinato l’offerta all’andata, significa che non condivido la sua proposta? Perché insiste anche quando ripasso per prendere l’auto?” Ero quasi tentata di passare più volte per vedere fino a quando avrebbe continuato, ma non avevo tempo da perdere. Sono, siamo, siete nei pensieri di tanti. Sissì, cara amica, cara Maria, cara famiglia, cara me anonima elettrice . Mi, ci,vi vogliono tanto bene. Tutti si prendono cura di noi, come le piste ciclabili che sembrano essere una priorità per farci pedalare meglio. E’ un amore bipartisan, sancito con spreco di carta e soldi. A proposito di sprechi, che fine ha fatto la proposta di abolire le province? Come mai ne sono state istituite altre e se ne propongono di nuove (Sulmona, Bassano del Grappa, Marsi, Sibartide-Pollino, Melfi, Aversa, Venezia Orientale e Avezzano)? Quasi quasi scrivo anch’io a loro in modo più personale, se solo trovassi l’indirizzo del mittente, sotto il curriculum vitae di qualche papabile e, a volte, dei suoi familiari. Qualcuno mi spieghi che ci azzeccano i familiari e il voto di laurea. Forse serve a rafforzare le competenze, oltre che i buoni propositi. Potrebbero allegare un albero genealogico e pure l’eventuale pedigree del cane o gatto di casa, così ne sapremmo di più. Magari la dichiarazione dei redditi ,un estratto di casellario giudiziario e dichiarazioni sulla titolarità di cariche, per valutarne l’eventuale cumulo o incompatibilità, che forse male non ci starebbero. E perché no? Una panoramica dentale, per farsi un’idea della robustezza ossea. Sono perfida. Ma come si fa a non esserlo? Ci hanno “risparmiato” le bagarre televisive e ci hanno omaggiati di cortei dell’ ammmore cosmico accompagnato da invettive ispirate a “ chi non è me, è contro di me” in un patetico ed isterico delirio collettivo, ci hanno regalato inni alla democrazia accompagnati dal disprezzo delle istituzioni non rappresentate dai veterani della politica, proclami a difesa della famiglia dopo averci nauseato con tresche con commari e commarelle, che rendono deboli e ricattabili gli uomini, gare al ribasso a chi dà di più i numeri ( e non solo riferiti alle presenze), citazioni sul cancro da estirpare assecondate da triviale sensibilità, continue previsioni per la spartizione dei territori . Qualcuno ha frenato le verdi mire espansionistiche su Milano proclamando che, in caso di sorpasso , mangerà un asino vivo. Questa dichiarazione è più spiazzante del paradosso del gatto di Schrödinger. E la controparte ha spernacchiato. Aspetto la reazione degli animalisti a difesa dell’ignaro ciuccio e mi chiedo da dove possa iniziare il lauto e metaforico pasto, se dalle ‘recchie o dalle zampe.
Mi pare che ciò sia in contrasto con la visibilità di rappresentanza pubblica e il taciuto art 54 della Cost. che sancisce “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Qui si aprirebbe una lunga disquisizione giuridica sul significato di onore. Forse vale solo per il semplice impiegato- fannullone della Pubblica Amministrazione e perciò si parla di revisionare la Costituzione. Si tace del bene dell’intera collettività, ma si parla solo di categorie di persone. Il cittadino deve adattarsi a loro. Prendere o lasciare, come le bloccate liste regionali.
Mai , come in questi anni , la politica è riuscita a dividere, a creare tensioni e sfiducia.
“Gli uomini di buona volontà si raccolgono spiritualmente nella cabina elettorale confidando nella divina provvidenza e recitando un “ fusse ca fussi a vota bona”( magari fosse la volta buona), come se dovessero vincere un terno al lotto. E segnando una bella croce, espiano i loro peccati di cittadini ligi al dovere” (da Quando si vota in skipblog.it)
I fantasmi di Teheran
Pietro Masturzo, fotografo indipendente, ha vinto il premio World Press Photo of the Year 2009 con questa foto dove si vedono alcune donne iraniane che, di notte, dai tetti di Teheran lanciano grida di indignazione contro il regime di Ahmadinejad.
Dopo la laurea in Scienze internazionali e diplomatiche, conseguita a Napoli, qualche anno fa Pietro ha deciso di fare il fotografo per raccontare ciò che lo spinge a viaggiare per il mondo. Si è formato facendo la gavetta: inizialmente ha frequentato stage presso l’Associated Press e corsi serali di fotogiornalismo organizzati dal Comune di Roma, poi ha collaborato con agenzie e giornali italiani, e nel 2009 ha vinto , come secondo classificato, il concorso Fotoleggendo. Nel mese di giugno è andato in Iran con giornalisti free lance per vedere e documentare come gli iraniani stavano vivendo quello che definivano un momento storico a trent’anni dalla rivoluzione islamica che, tra l’altro, coincideva con le elezioni presidenziali. Pietro sentiva di dover esserci. E’ stato arrestato per avere scattato foto per le strade. Rilasciato e costretto a stare in casa nei giorni degli scontri tra oppositori e sostenitori di Ahmadinejad, ha iniziato a salire sui tetti delle case, incuriosito dalle grida che partivano dall’alto. Lassù ha scoperto i fantasmi di Teheran, persone timorose di farsi riprendere dall’ obiettivo fotografico, che gli hanno spiegato che questa forma di protesta fu adottata già trent’anni fa contro lo Scià. Uomini e donne, che euforici avevano sfilato per le strade in occasione dell’Election Day confidando nella vittoria del moderato Mir-Hossein Moussawi , ora gridano sogni e speranze tradite, affidando al cielo urla di indignazione, di protesta, di lotta. World Press Photo ha premiato non solo fotografie tecnicamente meritevoli, ma anche in grado di esprimere messaggi sociali forti. Gli scatti di Pietro in Iran Day, Election Day, Roofs of Teheran rivelano il modo in cui gli iraniani stanno vivendo un disperato tentativo di non arrendersi, che la giuria ha definito l’inizio di una nuova e grande storia .
Anche le donne gridano dall’alto dei tetti. La protesta delle donne in Iran è stata forte e proprio alcune donne sono diventate tristi simboli del dissenso. Hanno fatto il giro del mondo i giovani volti di Neda Soltan, la studentessa uccisa il 20 giugno 2009 da un componente Basij durante una manifestazione di protesta per l’esito sospetto delle elezioni, e di Taraneh Mousavi rapita per essere seviziata e bruciata. Donne troppo belle ed emancipate per potere opporsi a un paese reazionario che da tre decenni ha riconosciuto l’apartheid tra i sessi, forme di violenza e abuso a discapito delle donne, subordinazione dei diritti civili della donna (possibilità di viaggiare, intrattenere relazioni sociali, partecipare ad attività sociali) al permesso del marito, padre o di altro uomo di famiglia, vendita delle donne islamiche e poligamia, negazione dei fondamentali diritti umani, pene capitali che prevedono tortura, frusta , lapidazione (Delara Darabi, la pittrice ventitreenne iraniana condannata all’impiccagione per un delitto di cui si era addossata al colpa a 17 anni, scosse l’opinione pubblica. Qui il manifesto di liberazione delle donne in Iran) .Immagini e storie diffuse anche grazie a Internet.
In questa fotografia altre donne fanno echeggiare la loro voce in un’atmosfera impalpabile, nell’apparente e calma quiete della notte, interrotta da un grido che fa presagire davvero l’inizio di una grande storia per le nuove generazioni, delle quali Pietro ha colto anche occhi grandi e scuri , a volte spaventati, a volte proiettati altrove con l’entusiasmo pre- elettorale, e abbracci solitari, ma tenaci, dell’ideale di libertà dall’oppressione che tanti iraniani desiderano vivere non più come una chimera.
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Sull’apprendistato a 15 anni
L’emendamento al disegno di legge sul lavoro, presentato dal deputato Pdl Giuliano Cazzola e sostenuto dal Ministro del Lavoro Sacconi, consente di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato, quindi prevede la possibilità di abbassare dai 16 ai 15 anni sia il limite per l’obbligo scolastico che l’età minima per lavorare grazie a un contratto di apprendistato. In tal modo si fronteggerebbero il problema della dispersione e dell’ abbandono scolastico e, secondo Sacconi, “ è meglio che i ragazzi vadano a lavorare in azienda invece di fare niente, lavorare in nero o svolgere attività criminali… Non si tratta per nulla di anticipare l’età del lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo.”. Opinione condivisa dal Ministro dell’Istruzione Gelmini .
Immediate le reazioni contro questo emendamento, che annulla l’innalzamento dell’obbligo di frequenza scolastica fino a 16 anni varato dal governo Prodi (legge del 27 Dicembre 2006, n. 296, art. 1 commi 622, 624, 632), perché approvato in fretta senza consultare le parti sociali (Giorgio Santini segretario confederale Cisl). I sindacati della scuola Cgil-Cisl-Uil e le Acli evidenziano che dai dati Isfol (Istituto per lo Sviluppo della formazione dei lavoratori) risulta che solo il 17%dei ragazzi apprendisti svolgono attività di formazione oltre che lavorare, gli altri lavorano e basta. I contratti di apprendistato consentono sì di entrare nel mercato del lavoro, ma più della metà dei ragazzi trova occupazione al Nord, con inquadramenti a livelli retributivi più bassi rispetto al lavoro svolto e forti sgravi contributivi a vantaggio dei datori di lavoro.
Il deputato Cazzola dichiara che il biennio di formazione successivo alle medie è un parcheggio, l’ apprendistato è un anno di formazione professionale e nel pacchetto lavoro in discussione alla Camera è prevista la possibile revisione del contratto di apprendistato. (da La Stampa del 21 gennaio 2010)
La questione è controversa.
Mi chiedo che senso abbia un solo anno di scuole superiori per poi accedere all’apprendistato, quando è più che risaputo che il primo anno delle superiori è un anno di rodaggio in cui il ragazzo si cimenta in un nuovo percorso di formazione. Forse avrebbe più senso riformare le scuole medie ( durata di 4 anni) e rinviare di un anno la scelta- si spera più meditata- del successivo grado di istruzione.
L’abbandono scolastico , cioè l’interruzione degli studi, senza un ritiro formalizzato e senza il conseguimento di titoli, generalmente riguarda fasce sociali economicamente e culturalmente più povere oppure ragazzi con difficoltà familiari, cattivi rapporti all’interno del sistema scolastico o desiderosi di rendersi economicamente autonomi.
L’abbandono è un indicatore della dispersione scolastica, concetto più ampio, che sottende un rapporto problematico con la scuola che si manifesta anche con l’evasione scolastica, i ritiri, le bocciature, le irregolarità nella frequenza , il basso rendimento.
Ho l’impressione che si giochi al ribasso di fronte al problema della dispersione scolastica, invece che investire maggiormente nelle scuole per prevenirla, istituire borse di studio e misure a sostegno di famiglie, perché si disperdono anche ragazzi che devono contribuire alle spese in famiglie in difficoltà . Di fatto la formazione extrascolastica in Italia è inconsistente. Se le imprese avranno a disposizione manovalanza a basso costo e i ragazzi matureranno un’esperienza lavorativa, che è lavoro più che formazione, non si investe a lungo termine. Ci saranno operai specializzati meno flessibili a riconversioni in caso di licenziamento.








