Archive for the 'politica' Category
Crescete e moltiplicatevi ?
Finalmente il problema di accudimento dei piccoli e degli anziani che grava soprattutto sulle donne, implicando talvolta limitazioni o rinunce all’attività lavorativa fuori casa, viene preso in considerazione.
L’attivissimo e agguerrito Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione , su Sky Tg24 ha annunciato che la prossima settimana lancerà un grande piano per gli asili nido in tutte le amministrazioni pubbliche. I ministri Carfagna e Sacconi, in collaborazione con le regioni, definiranno un piano specifico per assegnare alle famiglie meno abbienti buoni prepagati per usufruire di servizi per l’infanzia e l’ assistenza ( asili nido e badanti).
Altri progetti riguardano l’introduzione della tagesmutter, la cosiddetta baby sitter condominiale, molto diffusa nei Paesi dell’Europa del Nord, e albi per le badanti e le baby sitter, la cui gestione sarebbe affidata ai Comuni.
Mi chiedo perché mai creare asili nido solo per i bebè degli impiegati statali.
Che cosa ne pensate?
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Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne
Un passo ufficiale che considera a livello internazionale la violenza contro le donne.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’apertura della Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne svoltasi a Roma il 9 e 10 settembre, su iniziativa della Presidenza italiana del G8, ha dichiarato:
“In paesi evoluti e ricchi come l’Italia, dotati di Costituzione e di sistemi giuridici altamente sensibili ai diritti fondamentali delle donne, continuano a verificarsi fatti raccapriccianti, in particolare, negli ultimi tempi, di violenza di gruppo contro donne di ogni etnia, giovanissime e meno giovani…Nessuno può essere chiamato fuori, perché il riconoscimento dei diritti umani è condizione di convivenza civile, libera e democratica”. Ha inoltre invitato a non ignorare la Costituzione, riferendosi anche all’omofobia e alla xenofobia che, come la violenza sulle donne, nascono “dall’ignoranza, dalla perdita di valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dei principi sui quali si basa la nostra Costituzione”.
Ecco il documento finale che sintetizza le conclusioni raggiunte e condivise dalle delegazioni che hanno partecipato alla Conferenza .
1. Al termine dei lavori della Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne, tenutasi a Roma il 9 e 10 Settembre 2009 su iniziativa della Presidenza italiana del G8, affermiamo con rinnovato slancio e determinazione che è giunto il momento per una nuova epoca di cooperazione internazionale e di una grande alleanza tra tutti i Governi e la società civile per affrontare la sfida comune di porre fine ad ogni forma di violenza contro le donne.
2. La violenza nei confronti delle donne e delle bambine rappresenta un’inaccettabile forma di violazione e privazione dei diritti umani. Per questo motivo, vogliamo reiterare la nostra condanna assoluta del fenomeno, in tutte le sue forme e manifestazioni. Ogni atto di violenza contro le donne e le bambine – da chiunque ed ovunque sia commesso – è un crimine. Impedisce il godimento dei diritti e delle libertà fondamentali e l’autodeterminazione libera e scevra da condizionamenti e minacce.
3. In determinate circostanze, la violenza contro le donne e le bambine è un crimine di guerra e contro la stessa umanità. Le Risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU costituiscono un importante progresso nell’azione congiunta per affermare il rispetto dei diritti delle donne nelle situazioni di conflitto e promuovere la loro partecipazione ai negoziati di pace e alla ricostruzione postbellica. Ci impegniamo a rafforzare l’attuazione di questi strumenti anche al fine di eliminare il senso di impunità ancora diffuso tra chi commette questi crimini.
4. Le donne sono agenti di pace. La pace e la sicurezza mondiali dipendono anche dalla loro attiva e paritaria partecipazione allo sviluppo delle società e ai meccanismi di governance, a livello locale, nazionale e mondiale. Dobbiamo impegnarci a garantire alle donne pari opportunità di accesso e la possibilità di trasformarsi da vittime di violenza ad agenti di pace, di giustizia, di sviluppo economico e sociale. Il ruolo degli uomini è essenziale per raggiungere questi obiettivi.
5. L’empowerment della donna è uno strumento essenziale di sviluppo, la via per la promozione della democrazia, l’antidoto contro l’estremismo e l’instabilità sociale. Riteniamo che la più importante risorsa inutilizzata ai fini dello sviluppo siano proprio i milioni di donne e bambine a cui viene negato l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie, alla salute riproduttiva, all’integrità del proprio corpo, ad un lavoro dignitoso e alla partecipazione paritaria. Dobbiamo impegnarci affinché siano riconosciuti e applicati standards internazionali di tutela nel campo dei diritti economici e sociali, oltre che dei diritti umani. In questo senso l’adesione senza riserve agli strumenti pattizi di tutela dei diritti delle donne è un passo fondamentale. Ci impegniamo altresì a sostenere le iniziative che, ai vari livelli, promuovono il rispetto dei diritti delle donne, come la campagna “UNiTE to End Violence against Women” del Segretario Generale delle Nazioni Unite. I finanziamenti decisi dal G8 al Vertice dell’Aquila dello scorso luglio in difesa della salute e della sicurezza alimentare potranno raggiungere pienamente il loro obbiettivo solo se accompagnati da azioni specifiche per i diritti umani e di lotta alla violenza contro le donne.
6. La trasformazione delle nostre società per effetto della globalizzazione e dei movimenti migratori che ne risultano incentivati, richiede l’apporto fondamentale delle donne per la diffusione di un multiculturalismo che non ceda a costumi lesivi della dignità femminile e sia basato sulla tolleranza e sul rispetto reciproco, e per lo sviluppo di politiche d’integrazione fondate sull’osservanza di tutti i diritti umani. La donna rappresenta uno strumento formidabile contro l’intolleranza, la discriminazione e la xenofobia.
7. Un sistema democratico fondato sull’eguaglianza di tutti gli individui e un apparato giudiziario indipendente sono strumenti essenziali per contrastare ogni forma di violenza. La legge svolge un insostituibile ruolo educativo, non solo repressivo, per tutelare la donna contro ogni forma di sopruso, di sopraffazione e di comportamenti ritorsivi e per garantirle il pieno godimento dei propri diritti. Dobbiamo fare di più e meglio per non vanificare nei fatti gli impegni raggiunti a livello internazionale. E’ giunto il momento che ogni governo inserisca nella propria agenda politica e normativa la promozione e la protezione dei diritti delle donne e delle bambine secondo un approccio non settoriale, ma trasversale (mainstreaming), attribuendo priorità all’educazione per promuovere i diritti umani e l’eguaglianza di genere, specie fra le giovani generazioni.
8. Di pari passo con la protezione giuridica contro ogni forma di abuso, va incoraggiato un cambiamento radicale nelle norme sociali. Anche attraverso il fondamentale contributo delle ONG e della società civile, vanno Sostenute iniziative volte a divulgare e radicare a livello delle comunità il concetto stesso di diritti umani. E’ questo il veicolo più efficace per promuovere alla base una cultura del rispetto e dell’inclusività e l’abbandono di comportamenti e pratiche
violente nei confronti delle donne, a prescindere dalla cultura, dalla religione e dalle tradizioni.
9. Rivolgiamo un appello ai mezzi di comunicazione e d’informazione affinché svolgano pienamente il loro ruolo centrale nel promuovere l’abbandono di stereotipi sociali degradanti e l’immagine della donna come protagonista ed artefice del progresso della comunità. Richiamiamo i media a denunciare violenze e abusi anche quando essi vengono perpetrati, come purtroppo continua ad accadere, nell’ambito della famiglia.
10. La Presidenza Italiana del G8 si impegna a proseguire nel cammino avviato con la Conferenza di Roma, mantenendo la questione della violenza contro le donne al centro dell’agenda internazionale. Confidiamo nella prossima Presidenza canadese affinché raccolga il testimone che questa Conferenza le affida.
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Oggi sciopero.
Il 14 luglio questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la Internet italiana.
Diritto alla rete: 14 luglio 2009.
Per il 14 luglio è confermata la giornata di silenzio rumoroso della Rete con pubblicazione di un post e una manifestazione in piazza Navona a Roma .
La protesta è contro il comma 28 art 1 ddl, noto come decreto Alfano (vedi link) che vuole equiparare i siti informatici( quindi anche blog e social network come Twitter e Face Book) alle testate giornalistiche con obbligo di rettifica entro 48 ore in caso di inesattezza, e quindi il responsabile di sito informatico al direttore di un giornale. Ciò servirà solo a disincentivare le pubblicazioni dei post, perché i blogger e gli utenti di siti di condivisione, che spesso non sono professionisti con una redazione alle spalle, temeranno di ricevere notifiche e non avranno la voglia né la disponibilità economica di sostenere spese legali per evitare sanzioni fino a 25 milioni di lire . Quali sono i criteri o parametri di riferimento legali che definiranno offensive o imprecise le notizie? In tal modo si lascia ampio spazio alla suscettibilità di una persona .
La discussione è accesa .
Esistono problematiche e vuoti legislativi a riguardo della rete, avente caratteristiche proprie e in parte diverse da quelle degli altri media , che richiedono semmai interventi normativi specifici, studiati, discussi e condivisi da esperti del settore e non raffazzonati con norme poco chiare ed equivocamente interpretabili. Qui un caso, verificatosi di recente , che dimostra come l’obbligo di rettifica sui siti informatici è inapplicabile.
Come cittadini di uno stato, che si vanta di essere democratico, abbiamo il diritto di avere una pluralità di informazioni, esprimerci, ascoltare e di essere ascoltati, criticare, proporre in un’ottica di confronto diretto.
Per ulteriori aggiornamenti segnalo Diritto alla Rete, alla quale potete aderire se interessati, che ha ricevuto più di 700 adesioni in pochi giorni, la proposta di emendamento del comma 28 art 1, redatta dal senatore Belisario già presentata al Senato ed infine la breve sintesi su YouTube .
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Chi è causa del suo mal, pianga se stesso…
Adoro Massimo Gramellini che sa sempre trovare le parole giuste. Su La Stampa dell’8 luglio ha scritto “Il galateo secondo Matteo”.
“Un politico della famigerata Prima Repubblica si sarebbe mai fatto beccare da YouTube intento a cantare a squarciagola coretti contro i napoletani? Secondo me no, e per due ragioni. La prima è tecnica: YouTube non esisteva ancora e un razzista poteva andarsene tranquillamente in giro a intonare le sue odi al Vesuvio, correndo al massimo il rischio di ricevere una pizza salutare sul grugno,ma certo non di essere ripreso da un telefonino e poi esposto al pubblico ludibrio della Rete. La seconda ragione è squisitamente estetica: fino a una ventina di anni fa, i politici desideravano ancora dimostrarsi diversi dalla parte più becera dei loro elettori. E questa diversità imponeva il rispetto di un galateo minimo: ipocrita fin che si vuole, ma tale da tirare una netta linea di confine fra il Parlamento e il bar dello sport. In seguito è scattata la rivoluzione della sedicente spontaneità: la politica ha smesso di parlare con la gente, ma ha cominciato a parlare come la gente. Vantandosene pure, e spacciandola per evoluzione della democrazia. ..”
In conclusione il leghista Salvini , immortalato mentre canta “Senti che puzza scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani . Son colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati”, invece che vergognarsi, ha replicato dicendo che era un coro cantato in tutti gli stadi. Come se ciò fosse un’attenuante e invece conferma l’incapacità di assumere sempre la veste di rappresentante istituzionale , sia nella sfera pubblica che in quella privata. Nessuno si sognerebbe di dire che poco importa se un poliziotto va a rubare quando non indossa la divisa e che basta che sia un bon poliziotto solo quando è in servizio. Se l’essere coerenti nel ruolo di pubblico rappresentante pesa, nessuno obbliga a intraprendere la carriera politica, fatta di onori e oneri. In fondo la coerenza di comportamenti è un presupposto di credibilità.
Dopo rimostranze più o meno accese con richiesta di scuse, avanzate da entrambi gli schieramenti, c’è stata un’animata opera buffa. Italo Bocchino ha invitato il collega leghista a un tour turistico a Napoli (attenzione , che oltre alle pizze potrebbe volare pure qualche babà e, in alternativa una ben farcita sfogliatella ), la verace Mussolini si è lanciata alla volta di Salvini agitando salviette e disinfettante (ma in aula c’è il disinfettante?) esordendo con un “Sì ‘nu pezzente..così ti sciacqui la bocca quando parli di noi”. Bossi ha minimizzato dicendo che doveva dimettersi perché stonato. Del resto il signùr senatùr è stato uno dei primi a cimentarsi in questo genere di esibizioni. Comunque, alla fine della fiera, Salvini si è scusato e ha dichiarato che al Parlamento europeo rappresenterà tutti gli italiani, del Nord e del Sud. Lo immaginavo già da qualche altra parte, visto che in passato a Strasburgo è stato membro della Commissione per la cultura e l’istruzione e, a mio avviso, col coretto ha dimostrato di capire solo la cultura e l’istruzione degli stadi. Strano come si incentivi economicamente questa cultura sprecando soldi pubblici nel massiccio impegno delle forze dell’ordine, e si disincentivino economicamente le sedi della vera educazione e cultura , come le scuole.
Il problema però è un altro. Alcuni politici non parlano come la gente, ma si comportano come quelle persone che sanno argomentare solo inveendo, che accusano di snobismo chi prende le distanze, che disprezzano ciò che non sono e , forse, non saranno mai .Ovunque esistono persone rispettose e gentili d’animo e altrettanto persone irrispettose e sterili, a prescindere dall’ estrazione socio culturale. Conviviamo tutti i giorni con quella gente che in un’evoluzione democratica più che proporsi , si impone. È la stessa che aggredisce la mitezza o la correttezza, non propagandate da parole, ma constatate dai fatti e dallo stile di vita, e ne percepisce la differenza ostentando superiore e sfacciata onnipotenza che celano un complesso di inferiorità civile. A quella gente brucia l’incapacità di farsi valere in modo intelligente e costruttivo, brucia lo spessore degli altri e, non potendo vantare altro, aggredisce le radici altrui , credendo che siano arginate in confini territoriali. Le radici sono dentro, non sono solo delimitate esternamente, e nessun coro, nessuno slogan, nessuna violenza riuscirà a sradicarle. E in questo i napoletani sono maestri perché da tempo hanno esportato la musica, la lingua, l’arte, la cucina, l’ ironia, le tradizioni, la loro cultura…e non solo camorra, ‘monnezza e ammuìna (confusione). Non hanno bisogno di minacciare paladini armati per salvaguardare quelli che considerano i valori della loro terra perché hanno interiorizzato il loro senso di appartenenza e hanno saputo trasmetterlo nel bene e, purtroppo, anche nel male. Quando si va all’estero spesso l’Italia è associata alle belle città della nostra penisola, compresa la bella Napoli città d’arte, Sorrento, Ischia e Capri, e la Napoli, meno bella, descritta in Gomorra. Compresa l’industriosa e affascinante Milano e oggi anche l’altra Milano, alla quale Salvini si vanta di appartenere, onorata dal suo talento da stadio.
Salvini non rappresenta la gente del Nord e del Sud, ma solo se stesso e la gentaglia più becera e maleducata del nostro paese, quella che non è nemmeno in grado di capire che ci vuole più forza a riconoscere gli altri rispettandoli.
La comunicazione, perché sia efficace, a volte deve adattarsi all’interlocutore. Il silenzio, i fatti e la vita di chi subisce da tempo non bastano. È scontro. L’hanno voluto tutti coloro che hanno votato e sostengono Salvini. Ci pensino loro a pagargli il mandato di parlamentare europeo. Per me le scuse più plausibili sono le dimissioni da eurodeputato con il seguente augurio
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Jesce e vide ‘e te movere! (esci fuori -dal parlamento- e vedi di sbrigarti)
A Salvini con tanto affetto da una partenopea, che vede confermate per l’ennesima volta una delle ragioni per cui aderirà allo sciopero dei blogger , e a coloro che lo giustificano ricambio con lo stesso stile la cortesia, scrivendo in lingua napoletana.
Genere passione ardente : Vorrei portarti in un posto lontano ….accussì te spierde e non tuorn cchiù ( così ti perdi e non torni più)
Nelle carrozze della metropolitana meneghina riservata alle femmene (comprese le terrone comm’a mme):Voglio sapè addò stai, accussì me ne vaco a’ n’ata parte! (voglio sapere dove stai, così me ne vado da un’altra parte)
Riconoscimento: Tu sei un esemplare unico, dopp’e te hanno iettat’o stamp (dopo di te hanno buttato via lo stampo)
Te voglio bene assaje: Tu sì ‘na malatìa …can nun voglio curà (medita pure)
“ Come tratti, così sei trattato”: Teng’a cazzimma ( sono di carattere) e faccio tutto quello che mi va e nun voglio cagnà (cambiare… per par condicio tiè)
E per quelli che la pensano come lui, con una trionfale caduta di stile, proclamo: In Italia stevm scarz e’ bella ggente (“stavamo scarsi” di bella gente )
Facile esibirsi come Salvini . Mi sono divertita anch’io stasera. Meno facile argomentare seriamente come in “ Diversità”. Mi piacerebbe leggere una sua replica dello stesso livello per ricredermi, intanto gli mando i saluti puzzolenti di una Sudicia DOC .
No comments14 luglio sciopero dei blogger
Da giugno è in corso una petizione da inoltrare al Senato della Repubblica contro il comma 28 dell’art 1 del DDL Alfano sulle intercettazioni, approvato alla Camera.dei Deputati l’11 giugno scorso, che sarà esaminato presto in Senato. Il Decreto limita la libertà di informazione e il comma sottende una minaccia alla libera circolazione di idee su Internet perchè “il responsabile di qualsiasi “sito informatico” ha lo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.” Nella petizione che trovate qui con proposta di modifica del succitato comma, si fa presente che “non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.”
Per il 14 luglio è prevista una giornata di silenzio dei giornalisti contro il decreto sulle intercettazioni (dal blog di Alessandro Gilioli) e una protesta dei blogger contro la norma ammazza Internet , probabilmente attivata non con un silenzio, come si pensava inizialmente, ma con la pubblicazione di un logo e un unico post che ne spieghino le ragioni, come discusso nel blog di Alberto . Per capire di più le ragioni del dissenso rinvio al blog di Guido Scorza , che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie.
Nel mio piccolissimo campo di azione aderisco alla protesta per solidarietà perché:
1. Tante notizie, di cui si sapeva ben poco dagli ufficiali organi di informazione, sono emerse e sono state documentate dalla rete. Spesso costruisco la mia opinione attraverso i giornali , tg e dibattiti televisivi ma soprattutto leggendo opinioni di consenso o dissenso in blog di correnti diverse .La rete consente un’effettiva possibilità di confronto di idee dalle quali ognuno trae conclusioni in base alla propria capacità critica e autonomia di giudizio.
2. “Le responsabilità del blogger in termini di diffamazione sono già abbondantemente sancite dall’attuale ordinamento. Nessuno ha libertà di diffamazione e di insulto: chi diffama o ingiuria attraverso blog risponde già oggi penalmente come chiunque diffami o insulti attraverso qualsiasi altro mezzo. L’emendamento in questione invece interviene introducendo un obbligo di rettifica – con annesse pesanti sanzioni, insostenibili per un blogger – che è un’imitazione maldestra di quello previsto per la stampa e per i grandi gruppi editoriali, con il risultato di disincentivare e di soffocare la comunicazione on line non solo nei blog, ma anche nelle piattaforme di condivisione dei contenuti” (Dal blog Piovono rane di Alessandro Gilioli )
3. Non capisco come si possa limitare la libertà di manifestazione del pensiero di chi pubblica in rete facendo a volte informazione, a volte semplice opinione ( e a chi l’arduo compito e in base a quali parametri di giudizio?), quando finora ho assistito col voltastomaco a di tutto e di più. A volte mi chiedo che tipo di controllo vogliano su internet se di fatto continuiamo a mantenere “onorevoli” con pendenze giudiziarie e condanne e se abbiamo parlamentari che rilasciano dichiarazioni con toni , modi e contenuti non consoni al loro ruolo. Che il controllo inizi dall’alto a partire dalle sedi istituzionali. O la libertà di opinione vale solo per fanatici legalizzati in virtù della loro immunità parlamentare? E quante volte ho appreso di smentite e rettifiche, che negavano inequivocabili asserzioni? Ma sono mai stati sanzionati davvero i signori della politica con censure o dimissioni dall’incarico?
4. Non credo che siano una minaccia né le opinioni né le intelligenze presenti in rete, dove emergono validi spunti di riflessione e non semplici illazioni, come vogliono fare credere. Finchè sarà garantita la libertà di manifestazione del pensiero con la parola,scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art 21 Cost) sarà non solo garantita la democrazia, ma forse si eviteranno diverse e più preoccupanti forme di dissenso.
5. Non mi piacciono gli anacronismi…ma come, ci siamo abituati agli euro e adesso si parla di sanzioni in lire? Nunsepòfa accussì!
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L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.” Nella petizione che trovate qui con proposta di modifica del succitato comma, si fa presente che “non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.”
Referendum
“Il primo e il secondo quesito prevedono premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento. Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza attribuito, su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato, alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. Il primo e il secondo quesito – che valgono, rispettivamente, per la Camera dei Deputati (scheda viola) e per il Senato (scheda beige) propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.
In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza sarà attribuito alla singola lista (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Un secondo effetto del referendum è che abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento: per ottenere rappresentanza parlamentare le liste devono raggiungere un consenso del 4% alla Camera e 8% al Senato. Dunque la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio. Le liste minori devono superare lo sbarramento.
Il terzo quesito riguarda l’abrogazione delle candidature plurime di uno stesso candidato in più circoscrizioni (scheda verde). Con l’attuale legge l’eletto in più circoscrizioni decide il destino di tutti gli altri candidati, perché scegliendo uno dei seggi che ha conquistato, lascia liberi gli altri e rende possibile l’elezione di altri candidati. Attualmente circa un terzo dei parlamentari sono stati eletti in questo modo. Per spiegare l’attuale meccanismo se il candidato X eletto in più liste sceglie per sé il seggio “A” favorisce l’elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione “B”; se sceglie il seggio “B” favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione “A”. Con l’approvazione del terzo quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.” ( da il Sole 24 ore.com )
Riflessioni.
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, esercitato direttamente dagli elettori, valido solo se la maggioranza degli aventi diritto partecipa alla votazione, e se viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (art 75 Costituzione). Astenersi dal voto significa delegittimare l’istituto del referendum, perdere l’opportunità di esprimersi direttamente.
Purtroppo fino ad oggi si assiste a una mancata e chiara informazione sulla sostanza dei quesiti ai quali siamo chiamati a rispondere il 21 e 22 giugno. Non votare significa continuare a sperperare inutilmente soldi pubblici e oggi ancor di più, visto che si sono svolti separatamente il referendum e le consultazioni elettorali del 6-7 giugno, grazie al ricatto della Lega. Ma con questo referendum, mi pare che ci sia più confusione e disorientamento che in passato. I quesiti sono estremamente tecnici e non di facile risposta. Se tutti auspichiamo di avere governi più stabili e vicini all’effettiva volontà dell’ elettorato, ci si rende conto che il bipartitismo (quesito 1 e 2) , da una parte impedirebbe a partiti minori di fare capricci e ricattare la maggioranza, opponendo veti e minacciando crisi di governo su questioni care solo a pochi e non condivise, ma dall’altra parte le minoranze, che hanno svolto correttamente la loro partecipazione politica, rischiano di non essere rappresentate. Paghiamo un po’ lo scotto di alleanze partitiche ambigue e voltagabbane alle quali finora non è mai stato chiesto, come requisito di appartenenza alla coalizione, di presentare all’elettorato un programma con obiettivi condivisi, linee programmatiche comuni e riconoscimento di un leader. Il bipartitismo potrebbe funzionare se ci fossero davvero compattezza e condivisione di intenti in entrambi gli schieramenti e soprattutto non fosse così irrisolta la questione morale. Forse si spera in questo…
Sono incerta sui primi due quesiti, che in teoria mi sembrano validi, ma nella pratica nutro forti perplessità se penso all’ attuale clima politico. Allo stesso tempo constato che esiste un eccessivo proliferare di gruppi, spesso indecisi sul da farsi, che fanno opposizione fine a se stessa nella stessa coalizione di appartenenza e di certo poco finalizzata al bene del Paese.
A riguardo del terzo quesito non ho dubbi perché spesso sono risultati eletti parlamentari, discutibili a riguardo di esperienza, competenze, trascorsi giudiziari e modalità di rapportarsi a tutto l’elettorato e rappresentanti delle cariche istituzionali, messi a mò di pedine in base a giochi interni, solo perché rientranti nelle grazie di illustri plurieletti e dirigenza di partito. Con il sì ci sarebbe più rispondenza tra la volontà degli elettori e gli eletti.
Questo referendum non è né della sinistra né della destra. Non è il referendum degli italiani che non capiscono. Se ci sforziamo, riusciamo a capire e a votare. Troppo facile non partecipare e poi continuare a lamentarsi.
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Quando si vota…
Ho sempre votato esercitando il diritto- dovere al voto credendo che altrimenti si faccia il gioco di chi si esprime e si perda l’opportunità di partecipare attivamente alle scelte politiche del paese.
Quest’anno le elezioni europee mi hanno avvinta. Ho capito perfettamente tutti i programmi di politica internazionale ai quali concorreranno i nostri neoeletti, soprattutto quello della Lega che ritiene clandestini i non indigeni che varcano o hanno osato varcare il Po. Me compresa.
L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori e brava gente… da sempre. Da decenni parliamo di Europa unita, quando non abbiamo ancora unito l’Italia.Proponiamo un’Italia federale, quando a stento abbiamo acquisito il preliminare concetto di nazione.
Però è stato bello constatare che gli italiani hanno conseguito il primato europeo nell’affluenza alle urne. Per sbaglio: erano convinti di votare pro o contro Berlusconi, mica il parlamento europeo. E poi da oltre un mese grazie a Noemi abbiamo vissuto, volenti o nolenti , la più avvincente campagna elettorale del papi , mecenate di farfalle. È stato pure coinvolgente seguire i commenti televisivi durante lo spoglio delle schede. In pratica pareva che avessero vinto tutti. Vinceva il PDL che è il partito che ha ottenuto maggior consenso, la Lega Nord che ha saputo svolgere una politica concreta e chiara proponendosi pure al Sud e giocando un po’ sulle coordinate geografiche del Po, il PD contro le annunciate e catastrofiche previsioni, l’ IDV che ha quadruplicato i consensi, l’ UDC che ha registrato più voti, e pure i piccoli partiti che hanno sconfitto il bipartitismo. Oh finalmente! Per una volta sembravano tutti felici e vincenti.
Comunque sia, è importante andare a votare dando un senso di ufficialità a uno dei più importanti diritti del cittadino. Se in effetti i problemi del bel Pese sembrano gli stessi, gli italiani sono molto legati alle loro radici e ci tengono a mantenerle. Innanzitutto siamo riusciti a mantenere viva l’usanza delle urne di cartone. Quando in tv inquadravano le urne elettorali in Francia, Olanda e Inghilterra, ho pensato “ noi sì che siamo attenti ai problemi ambientali”. Pure nell’extracomunitario Libano hanno urne di plastica trasparente, e per di più col lucchetto. Noi siamo più parsimoniosi. Impieghiamo il più facilmente riciclabile cartone. Da sempre.
È piacevole anche la trepida attesa che precede le elezioni …soprattutto quando capita di cercare affannosamente la tessera elettorale last minute, convinti che sia in quel cassetto, che immancabilmente è quello sbagliato. Per fortuna quest’anno mi sono accorta di avere erroneamente preso il libretto delle vaccinazioni del cane. Chissà che faccia avrebbero fatto i presenti al seggio. Magari il Presidente non ci avrebbe fatto caso, visto che era ben preso dal chiacchierare dei fatti suoi. Pareva di stare al bar dello Sport che c’è in ogni paese. Quest’anno non ho visto nemmeno un tutore dell’ordine. Ma dico: se avessimo avuto una Noemi locale, chi l’avrebbe scortata? O forse i militi arrivano per rinchiudersi nel seggio solo per dormirci di notte? Altra cosa che appartiene alle nostre più antiche tradizioni riguarda le sedi elettorali. Cioè le scuole. La gente non immagina i salti mortali che si fanno ogni anno col calendario scolastico per non scendere al di sotto dei 200 giorni di lezione che bisogna comunque garantire. E tutti gli anni, pur conteggiando qualche giorno per eventuali votazioni, bisogna rifare i conti perché subentra qualche appuntamento elettorale o un referendum o un ballottaggio. Ma a nessuno viene in mente di adibire a seggio , che ne so, il Comune, una caserma, una palestra, un teatro oppure di accorpare più seggi distanti 100 mt l’uno dall’altro per allestirne uno solo? Così gli insegnanti e i figli, loro e altrui, non fanno “vacanza”. Invece no. Almeno un giorno e mezzo prima, alcune scuole vengono chiuse perché gli operai devono montare i seggi , quella specie di cabine traballanti che a stento contengono una donna incinta o una persona oversize. Meno male che c’è una tenda. Se ci fosse una porta la maggior parte degli elettori avrebbe un attacco di claustrofobia. Poi a elezioni concluse occorre disinfestare la sede elettorale dai microbi degli elettori e in sintesi le scuole restano chiuse per 2-3 giorni.
Ma le consultazioni più interessanti e acculturate sono quelle referendarie. Sì perché votare ai referendum implica una maggiore spremitura di meningi, se non altro solo per riuscire a decifrare il “delirante linguaggio giuridico” degli articoli di legge scritti sulle schede. Bisogna documentarsi almeno una settimana prima, armandosi di vocabolario, nella speranza di capire su cosa esprimere le preferenze. Gli elettori più precisi si muniscono di un promemoria scritto associando il sì e il no ai colori delle schede, dopo avere capito bene il significato del sì e del no. E si schiariscono ancor meglio le idee quando tentano di spiegare il tutto agli anziani genitori. Referendum abrogativo.
‘Sta parola abrogare suona un po’ come biglietti da obliterare a bordo dei bus cittadini, o pizza da asporto che dà l’idea di un bisturi che incide un callo dei piedi.
Insomma alla fine, dopo avere esibito il certificato elettorale e la carta dindirindindà della quale vengono trascritti con somma attenzione i dati, si imbuca la scheda elettorale, ripiegata con cura come un fazzoletto. Una volta il Presidente del seggio proclamava solennemente” Il signor Pinco Pallo ha votato” e lo scrutatore apponeva un timbro per suggellare il completamento della procedura. Ora nemmeno ti guardano. Entri ed esci dal seggio , come un insalutato ospite. Del resto non bisogna appigliarsi troppo a queste formalità. Siamo chiamati alle urne quasi ogni anno: ora per le elezioni comunali, poi per le provinciali , regionali e referendum. A cadenza periodica per le europee e quelle politiche , se non prima per la poco trionfale caduta di qualche governo. Siamo collaudati. Leggevo su un quotidiano che pure la confessione è cambiata. Frettolosa, superficiale, sommaria. La gente si rivolge al confessore per avere consiglio e sgravarsi da un peso, più che manifestare effettivo pentimento. “Si è perso il senso del peccato”, ha tuonato il papa. Davvero? Non me ne ero accorta. Ora i peccatori sono tutti osannati e in gloria. E poi da che pulpito viene la predica se la CEI stessa ha commentato le allegre vicende del Premier dicendo che sono questioni private.Mi pare che ciò sia in contrasto con la visibilità di rappresentanza pubblica e il taciuto art 54 della Cost. che sancisce “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Qui si aprirebbe una lunga disquisizione giuridica sul significato di onore. Mi aspettavo però che l’arzillo impenitente ricevesse la visita di un padre della Santa Inquisizione o quantomeno di un esorcista in grado di spegnere il suo spirito infuocato.
Gli uomini di buona volontà si raccolgono spiritualmente nella cabina elettorale confidando nella divina provvidenza e recitando un “ fusse ca fussi a vota bona”( magari fosse la volta buona), come se dovessero vincere un terno al lotto. E segnando una bella croce, espiano i loro peccati di cittadini ligi al dovere.
11 commentsLa fama della femme.
Da oltre un mese ho letto i giornali on line cercando di capire il programma politico dei candidati al Parlamento europeo e nel frattempo mi sono fatta una cultura gossippara grazie al marasma di chiacchiere sullo stile di vita dell’onnipresente Premier, abile organizzatore di piacevoli convivi e diplomatici cerimoniali allietati dalle naturali grazie di graziose ingrazianti. Una vera e propria indigestione .
Ieri cercando in rete qualche aggiornamento sulle elezioni, mi è caduto l’occhio, anzi mi sono caduti i quattr’occhi e pure le braccia su questa news.
L’arrembaggio mediatico, scatenato dalle dichiarazioni di miss Letizia & co ( padre, madre, zia e ex fidanzato) hanno alimentato forti curiosità non solo a livello nazionale ed internazionale, ma anche nel seggio in cui la prima donna più giovane d’Italia si è recata a votare per la prima volta. Ha dovuto votare a porte chiuse per sottrarsi ai giornalisti e si è defilata scortata da agenti della polizia municipale- pare per motivi di ordine pubblico,- mentre i presenti gridavano “Vergogna, scortate un cittadino”.
Paga lo scotto della notorietà tanto ambita o è una collaboratrice di giustizia?
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