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Chi è causa del suo mal, pianga se stesso…
Adoro Massimo Gramellini che sa sempre trovare le parole giuste. Su La Stampa dell’8 luglio ha scritto “Il galateo secondo Matteo”.
“Un politico della famigerata Prima Repubblica si sarebbe mai fatto beccare da YouTube intento a cantare a squarciagola coretti contro i napoletani? Secondo me no, e per due ragioni. La prima è tecnica: YouTube non esisteva ancora e un razzista poteva andarsene tranquillamente in giro a intonare le sue odi al Vesuvio, correndo al massimo il rischio di ricevere una pizza salutare sul grugno,ma certo non di essere ripreso da un telefonino e poi esposto al pubblico ludibrio della Rete. La seconda ragione è squisitamente estetica: fino a una ventina di anni fa, i politici desideravano ancora dimostrarsi diversi dalla parte più becera dei loro elettori. E questa diversità imponeva il rispetto di un galateo minimo: ipocrita fin che si vuole, ma tale da tirare una netta linea di confine fra il Parlamento e il bar dello sport. In seguito è scattata la rivoluzione della sedicente spontaneità: la politica ha smesso di parlare con la gente, ma ha cominciato a parlare come la gente. Vantandosene pure, e spacciandola per evoluzione della democrazia. ..”
In conclusione il leghista Salvini , immortalato mentre canta “Senti che puzza scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani . Son colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati”, invece che vergognarsi, ha replicato dicendo che era un coro cantato in tutti gli stadi. Come se ciò fosse un’attenuante e invece conferma l’incapacità di assumere sempre la veste di rappresentante istituzionale , sia nella sfera pubblica che in quella privata. Nessuno si sognerebbe di dire che poco importa se un poliziotto va a rubare quando non indossa la divisa e che basta che sia un bon poliziotto solo quando è in servizio. Se l’essere coerenti nel ruolo di pubblico rappresentante pesa, nessuno obbliga a intraprendere la carriera politica, fatta di onori e oneri. In fondo la coerenza di comportamenti è un presupposto di credibilità.
Dopo rimostranze più o meno accese con richiesta di scuse, avanzate da entrambi gli schieramenti, c’è stata un’animata opera buffa. Italo Bocchino ha invitato il collega leghista a un tour turistico a Napoli (attenzione , che oltre alle pizze potrebbe volare pure qualche babà e, in alternativa una ben farcita sfogliatella ), la verace Mussolini si è lanciata alla volta di Salvini agitando salviette e disinfettante (ma in aula c’è il disinfettante?) esordendo con un “Sì ‘nu pezzente..così ti sciacqui la bocca quando parli di noi”. Bossi ha minimizzato dicendo che doveva dimettersi perché stonato. Del resto il signùr senatùr è stato uno dei primi a cimentarsi in questo genere di esibizioni. Comunque, alla fine della fiera, Salvini si è scusato e ha dichiarato che al Parlamento europeo rappresenterà tutti gli italiani, del Nord e del Sud. Lo immaginavo già da qualche altra parte, visto che in passato a Strasburgo è stato membro della Commissione per la cultura e l’istruzione e, a mio avviso, col coretto ha dimostrato di capire solo la cultura e l’istruzione degli stadi. Strano come si incentivi economicamente questa cultura sprecando soldi pubblici nel massiccio impegno delle forze dell’ordine, e si disincentivino economicamente le sedi della vera educazione e cultura , come le scuole.
Il problema però è un altro. Alcuni politici non parlano come la gente, ma si comportano come quelle persone che sanno argomentare solo inveendo, che accusano di snobismo chi prende le distanze, che disprezzano ciò che non sono e , forse, non saranno mai .Ovunque esistono persone rispettose e gentili d’animo e altrettanto persone irrispettose e sterili, a prescindere dall’ estrazione socio culturale. Conviviamo tutti i giorni con quella gente che in un’evoluzione democratica più che proporsi , si impone. È la stessa che aggredisce la mitezza o la correttezza, non propagandate da parole, ma constatate dai fatti e dallo stile di vita, e ne percepisce la differenza ostentando superiore e sfacciata onnipotenza che celano un complesso di inferiorità civile. A quella gente brucia l’incapacità di farsi valere in modo intelligente e costruttivo, brucia lo spessore degli altri e, non potendo vantare altro, aggredisce le radici altrui , credendo che siano arginate in confini territoriali. Le radici sono dentro, non sono solo delimitate esternamente, e nessun coro, nessuno slogan, nessuna violenza riuscirà a sradicarle. E in questo i napoletani sono maestri perché da tempo hanno esportato la musica, la lingua, l’arte, la cucina, l’ ironia, le tradizioni, la loro cultura…e non solo camorra, ‘monnezza e ammuìna (confusione). Non hanno bisogno di minacciare paladini armati per salvaguardare quelli che considerano i valori della loro terra perché hanno interiorizzato il loro senso di appartenenza e hanno saputo trasmetterlo nel bene e, purtroppo, anche nel male. Quando si va all’estero spesso l’Italia è associata alle belle città della nostra penisola, compresa la bella Napoli città d’arte, Sorrento, Ischia e Capri, e la Napoli, meno bella, descritta in Gomorra. Compresa l’industriosa e affascinante Milano e oggi anche l’altra Milano, alla quale Salvini si vanta di appartenere, onorata dal suo talento da stadio.
Salvini non rappresenta la gente del Nord e del Sud, ma solo se stesso e la gentaglia più becera e maleducata del nostro paese, quella che non è nemmeno in grado di capire che ci vuole più forza a riconoscere gli altri rispettandoli.
La comunicazione, perché sia efficace, a volte deve adattarsi all’interlocutore. Il silenzio, i fatti e la vita di chi subisce da tempo non bastano. È scontro. L’hanno voluto tutti coloro che hanno votato e sostengono Salvini. Ci pensino loro a pagargli il mandato di parlamentare europeo. Per me le scuse più plausibili sono le dimissioni da eurodeputato con il seguente augurio
6 comments
Jesce e vide ‘e te movere! (esci fuori -dal parlamento- e vedi di sbrigarti)
A Salvini con tanto affetto da una partenopea, che vede confermate per l’ennesima volta una delle ragioni per cui aderirà allo sciopero dei blogger , e a coloro che lo giustificano ricambio con lo stesso stile la cortesia, scrivendo in lingua napoletana.
Genere passione ardente : Vorrei portarti in un posto lontano ….accussì te spierde e non tuorn cchiù ( così ti perdi e non torni più)
Nelle carrozze della metropolitana meneghina riservata alle femmene (comprese le terrone comm’a mme):Voglio sapè addò stai, accussì me ne vaco a’ n’ata parte! (voglio sapere dove stai, così me ne vado da un’altra parte)
Riconoscimento: Tu sei un esemplare unico, dopp’e te hanno iettat’o stamp (dopo di te hanno buttato via lo stampo)
Te voglio bene assaje: Tu sì ‘na malatìa …can nun voglio curà (medita pure)
“ Come tratti, così sei trattato”: Teng’a cazzimma ( sono di carattere) e faccio tutto quello che mi va e nun voglio cagnà (cambiare… per par condicio tiè)
E per quelli che la pensano come lui, con una trionfale caduta di stile, proclamo: In Italia stevm scarz e’ bella ggente (“stavamo scarsi” di bella gente )
Facile esibirsi come Salvini . Mi sono divertita anch’io stasera. Meno facile argomentare seriamente come in “ Diversità”. Mi piacerebbe leggere una sua replica dello stesso livello per ricredermi, intanto gli mando i saluti puzzolenti di una Sudicia DOC .
No comments14 luglio sciopero dei blogger
Da giugno è in corso una petizione da inoltrare al Senato della Repubblica contro il comma 28 dell’art 1 del DDL Alfano sulle intercettazioni, approvato alla Camera.dei Deputati l’11 giugno scorso, che sarà esaminato presto in Senato. Il Decreto limita la libertà di informazione e il comma sottende una minaccia alla libera circolazione di idee su Internet perchè “il responsabile di qualsiasi “sito informatico” ha lo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell’8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.” Nella petizione che trovate qui con proposta di modifica del succitato comma, si fa presente che “non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.”
Per il 14 luglio è prevista una giornata di silenzio dei giornalisti contro il decreto sulle intercettazioni (dal blog di Alessandro Gilioli) e una protesta dei blogger contro la norma ammazza Internet , probabilmente attivata non con un silenzio, come si pensava inizialmente, ma con la pubblicazione di un logo e un unico post che ne spieghino le ragioni, come discusso nel blog di Alberto . Per capire di più le ragioni del dissenso rinvio al blog di Guido Scorza , che insegna informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie.
Nel mio piccolissimo campo di azione aderisco alla protesta per solidarietà perché:
1. Tante notizie, di cui si sapeva ben poco dagli ufficiali organi di informazione, sono emerse e sono state documentate dalla rete. Spesso costruisco la mia opinione attraverso i giornali , tg e dibattiti televisivi ma soprattutto leggendo opinioni di consenso o dissenso in blog di correnti diverse .La rete consente un’effettiva possibilità di confronto di idee dalle quali ognuno trae conclusioni in base alla propria capacità critica e autonomia di giudizio.
2. “Le responsabilità del blogger in termini di diffamazione sono già abbondantemente sancite dall’attuale ordinamento. Nessuno ha libertà di diffamazione e di insulto: chi diffama o ingiuria attraverso blog risponde già oggi penalmente come chiunque diffami o insulti attraverso qualsiasi altro mezzo. L’emendamento in questione invece interviene introducendo un obbligo di rettifica – con annesse pesanti sanzioni, insostenibili per un blogger – che è un’imitazione maldestra di quello previsto per la stampa e per i grandi gruppi editoriali, con il risultato di disincentivare e di soffocare la comunicazione on line non solo nei blog, ma anche nelle piattaforme di condivisione dei contenuti” (Dal blog Piovono rane di Alessandro Gilioli )
3. Non capisco come si possa limitare la libertà di manifestazione del pensiero di chi pubblica in rete facendo a volte informazione, a volte semplice opinione ( e a chi l’arduo compito e in base a quali parametri di giudizio?), quando finora ho assistito col voltastomaco a di tutto e di più. A volte mi chiedo che tipo di controllo vogliano su internet se di fatto continuiamo a mantenere “onorevoli” con pendenze giudiziarie e condanne e se abbiamo parlamentari che rilasciano dichiarazioni con toni , modi e contenuti non consoni al loro ruolo. Che il controllo inizi dall’alto a partire dalle sedi istituzionali. O la libertà di opinione vale solo per fanatici legalizzati in virtù della loro immunità parlamentare? E quante volte ho appreso di smentite e rettifiche, che negavano inequivocabili asserzioni? Ma sono mai stati sanzionati davvero i signori della politica con censure o dimissioni dall’incarico?
4. Non credo che siano una minaccia né le opinioni né le intelligenze presenti in rete, dove emergono validi spunti di riflessione e non semplici illazioni, come vogliono fare credere. Finchè sarà garantita la libertà di manifestazione del pensiero con la parola,scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art 21 Cost) sarà non solo garantita la democrazia, ma forse si eviteranno diverse e più preoccupanti forme di dissenso.
5. Non mi piacciono gli anacronismi…ma come, ci siamo abituati agli euro e adesso si parla di sanzioni in lire? Nunsepòfa accussì!
No comments
L’omesso adempimento a detto obbligo entro 48 ore – esattamente come accade nel caso di una testata giornalistica – comporterebbe per il responsabile del sito informatico la condanna ad una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire.” Nella petizione che trovate qui con proposta di modifica del succitato comma, si fa presente che “non si può esigere da chi fa informazione on-line in modo non professionistico l’adempimento ad un obbligo tanto stringente quale quello di provvedere alla rettifica di ogni inesattezza eventualmente pubblicata sul proprio sito informatico e, egualmente, non si può pretendere che a ciò provvedano i responsabili di siti informatici che ospitano contenuti pubblicati da soggetti terzi.
Difficoltà facilmente intuibili di ordine tecnico, organizzativo ed economico, infatti, ostano al puntuale adempimento ad un simile obbligo ed esporrebbero, pertanto, in modo pressoché automatico, i responsabili dei “siti informatici” al rischio di vedersi irrogare sanzioni pecuniarie che, nella più parte dei casi, appaiono idonee a determinare l’immediata cessazione di ogni attività di informazione on-line.”
Referendum
“Il primo e il secondo quesito prevedono premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento. Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza attribuito, su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato, alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. Il primo e il secondo quesito – che valgono, rispettivamente, per la Camera dei Deputati (scheda viola) e per il Senato (scheda beige) propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.
In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza sarà attribuito alla singola lista (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Un secondo effetto del referendum è che abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento: per ottenere rappresentanza parlamentare le liste devono raggiungere un consenso del 4% alla Camera e 8% al Senato. Dunque la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio. Le liste minori devono superare lo sbarramento.
Il terzo quesito riguarda l’abrogazione delle candidature plurime di uno stesso candidato in più circoscrizioni (scheda verde). Con l’attuale legge l’eletto in più circoscrizioni decide il destino di tutti gli altri candidati, perché scegliendo uno dei seggi che ha conquistato, lascia liberi gli altri e rende possibile l’elezione di altri candidati. Attualmente circa un terzo dei parlamentari sono stati eletti in questo modo. Per spiegare l’attuale meccanismo se il candidato X eletto in più liste sceglie per sé il seggio “A” favorisce l’elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione “B”; se sceglie il seggio “B” favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione “A”. Con l’approvazione del terzo quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.” ( da il Sole 24 ore.com )
Riflessioni.
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, esercitato direttamente dagli elettori, valido solo se la maggioranza degli aventi diritto partecipa alla votazione, e se viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (art 75 Costituzione). Astenersi dal voto significa delegittimare l’istituto del referendum, perdere l’opportunità di esprimersi direttamente.
Purtroppo fino ad oggi si assiste a una mancata e chiara informazione sulla sostanza dei quesiti ai quali siamo chiamati a rispondere il 21 e 22 giugno. Non votare significa continuare a sperperare inutilmente soldi pubblici e oggi ancor di più, visto che si sono svolti separatamente il referendum e le consultazioni elettorali del 6-7 giugno, grazie al ricatto della Lega. Ma con questo referendum, mi pare che ci sia più confusione e disorientamento che in passato. I quesiti sono estremamente tecnici e non di facile risposta. Se tutti auspichiamo di avere governi più stabili e vicini all’effettiva volontà dell’ elettorato, ci si rende conto che il bipartitismo (quesito 1 e 2) , da una parte impedirebbe a partiti minori di fare capricci e ricattare la maggioranza, opponendo veti e minacciando crisi di governo su questioni care solo a pochi e non condivise, ma dall’altra parte le minoranze, che hanno svolto correttamente la loro partecipazione politica, rischiano di non essere rappresentate. Paghiamo un po’ lo scotto di alleanze partitiche ambigue e voltagabbane alle quali finora non è mai stato chiesto, come requisito di appartenenza alla coalizione, di presentare all’elettorato un programma con obiettivi condivisi, linee programmatiche comuni e riconoscimento di un leader. Il bipartitismo potrebbe funzionare se ci fossero davvero compattezza e condivisione di intenti in entrambi gli schieramenti e soprattutto non fosse così irrisolta la questione morale. Forse si spera in questo…
Sono incerta sui primi due quesiti, che in teoria mi sembrano validi, ma nella pratica nutro forti perplessità se penso all’ attuale clima politico. Allo stesso tempo constato che esiste un eccessivo proliferare di gruppi, spesso indecisi sul da farsi, che fanno opposizione fine a se stessa nella stessa coalizione di appartenenza e di certo poco finalizzata al bene del Paese.
A riguardo del terzo quesito non ho dubbi perché spesso sono risultati eletti parlamentari, discutibili a riguardo di esperienza, competenze, trascorsi giudiziari e modalità di rapportarsi a tutto l’elettorato e rappresentanti delle cariche istituzionali, messi a mò di pedine in base a giochi interni, solo perché rientranti nelle grazie di illustri plurieletti e dirigenza di partito. Con il sì ci sarebbe più rispondenza tra la volontà degli elettori e gli eletti.
Questo referendum non è né della sinistra né della destra. Non è il referendum degli italiani che non capiscono. Se ci sforziamo, riusciamo a capire e a votare. Troppo facile non partecipare e poi continuare a lamentarsi.
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18 comments
Quando si vota…
Ho sempre votato esercitando il diritto- dovere al voto credendo che altrimenti si faccia il gioco di chi si esprime e si perda l’opportunità di partecipare attivamente alle scelte politiche del paese.
Quest’anno le elezioni europee mi hanno avvinta. Ho capito perfettamente tutti i programmi di politica internazionale ai quali concorreranno i nostri neoeletti, soprattutto quello della Lega che ritiene clandestini i non indigeni che varcano o hanno osato varcare il Po. Me compresa.
L’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori e brava gente… da sempre. Da decenni parliamo di Europa unita, quando non abbiamo ancora unito l’Italia.Proponiamo un’Italia federale, quando a stento abbiamo acquisito il preliminare concetto di nazione.
Però è stato bello constatare che gli italiani hanno conseguito il primato europeo nell’affluenza alle urne. Per sbaglio: erano convinti di votare pro o contro Berlusconi, mica il parlamento europeo. E poi da oltre un mese grazie a Noemi abbiamo vissuto, volenti o nolenti , la più avvincente campagna elettorale del papi , mecenate di farfalle. È stato pure coinvolgente seguire i commenti televisivi durante lo spoglio delle schede. In pratica pareva che avessero vinto tutti. Vinceva il PDL che è il partito che ha ottenuto maggior consenso, la Lega Nord che ha saputo svolgere una politica concreta e chiara proponendosi pure al Sud e giocando un po’ sulle coordinate geografiche del Po, il PD contro le annunciate e catastrofiche previsioni, l’ IDV che ha quadruplicato i consensi, l’ UDC che ha registrato più voti, e pure i piccoli partiti che hanno sconfitto il bipartitismo. Oh finalmente! Per una volta sembravano tutti felici e vincenti.
Comunque sia, è importante andare a votare dando un senso di ufficialità a uno dei più importanti diritti del cittadino. Se in effetti i problemi del bel Pese sembrano gli stessi, gli italiani sono molto legati alle loro radici e ci tengono a mantenerle. Innanzitutto siamo riusciti a mantenere viva l’usanza delle urne di cartone. Quando in tv inquadravano le urne elettorali in Francia, Olanda e Inghilterra, ho pensato “ noi sì che siamo attenti ai problemi ambientali”. Pure nell’extracomunitario Libano hanno urne di plastica trasparente, e per di più col lucchetto. Noi siamo più parsimoniosi. Impieghiamo il più facilmente riciclabile cartone. Da sempre.
È piacevole anche la trepida attesa che precede le elezioni …soprattutto quando capita di cercare affannosamente la tessera elettorale last minute, convinti che sia in quel cassetto, che immancabilmente è quello sbagliato. Per fortuna quest’anno mi sono accorta di avere erroneamente preso il libretto delle vaccinazioni del cane. Chissà che faccia avrebbero fatto i presenti al seggio. Magari il Presidente non ci avrebbe fatto caso, visto che era ben preso dal chiacchierare dei fatti suoi. Pareva di stare al bar dello Sport che c’è in ogni paese. Quest’anno non ho visto nemmeno un tutore dell’ordine. Ma dico: se avessimo avuto una Noemi locale, chi l’avrebbe scortata? O forse i militi arrivano per rinchiudersi nel seggio solo per dormirci di notte? Altra cosa che appartiene alle nostre più antiche tradizioni riguarda le sedi elettorali. Cioè le scuole. La gente non immagina i salti mortali che si fanno ogni anno col calendario scolastico per non scendere al di sotto dei 200 giorni di lezione che bisogna comunque garantire. E tutti gli anni, pur conteggiando qualche giorno per eventuali votazioni, bisogna rifare i conti perché subentra qualche appuntamento elettorale o un referendum o un ballottaggio. Ma a nessuno viene in mente di adibire a seggio , che ne so, il Comune, una caserma, una palestra, un teatro oppure di accorpare più seggi distanti 100 mt l’uno dall’altro per allestirne uno solo? Così gli insegnanti e i figli, loro e altrui, non fanno “vacanza”. Invece no. Almeno un giorno e mezzo prima, alcune scuole vengono chiuse perché gli operai devono montare i seggi , quella specie di cabine traballanti che a stento contengono una donna incinta o una persona oversize. Meno male che c’è una tenda. Se ci fosse una porta la maggior parte degli elettori avrebbe un attacco di claustrofobia. Poi a elezioni concluse occorre disinfestare la sede elettorale dai microbi degli elettori e in sintesi le scuole restano chiuse per 2-3 giorni.
Ma le consultazioni più interessanti e acculturate sono quelle referendarie. Sì perché votare ai referendum implica una maggiore spremitura di meningi, se non altro solo per riuscire a decifrare il “delirante linguaggio giuridico” degli articoli di legge scritti sulle schede. Bisogna documentarsi almeno una settimana prima, armandosi di vocabolario, nella speranza di capire su cosa esprimere le preferenze. Gli elettori più precisi si muniscono di un promemoria scritto associando il sì e il no ai colori delle schede, dopo avere capito bene il significato del sì e del no. E si schiariscono ancor meglio le idee quando tentano di spiegare il tutto agli anziani genitori. Referendum abrogativo.
‘Sta parola abrogare suona un po’ come biglietti da obliterare a bordo dei bus cittadini, o pizza da asporto che dà l’idea di un bisturi che incide un callo dei piedi.
Insomma alla fine, dopo avere esibito il certificato elettorale e la carta dindirindindà della quale vengono trascritti con somma attenzione i dati, si imbuca la scheda elettorale, ripiegata con cura come un fazzoletto. Una volta il Presidente del seggio proclamava solennemente” Il signor Pinco Pallo ha votato” e lo scrutatore apponeva un timbro per suggellare il completamento della procedura. Ora nemmeno ti guardano. Entri ed esci dal seggio , come un insalutato ospite. Del resto non bisogna appigliarsi troppo a queste formalità. Siamo chiamati alle urne quasi ogni anno: ora per le elezioni comunali, poi per le provinciali , regionali e referendum. A cadenza periodica per le europee e quelle politiche , se non prima per la poco trionfale caduta di qualche governo. Siamo collaudati. Leggevo su un quotidiano che pure la confessione è cambiata. Frettolosa, superficiale, sommaria. La gente si rivolge al confessore per avere consiglio e sgravarsi da un peso, più che manifestare effettivo pentimento. “Si è perso il senso del peccato”, ha tuonato il papa. Davvero? Non me ne ero accorta. Ora i peccatori sono tutti osannati e in gloria. E poi da che pulpito viene la predica se la CEI stessa ha commentato le allegre vicende del Premier dicendo che sono questioni private.Mi pare che ciò sia in contrasto con la visibilità di rappresentanza pubblica e il taciuto art 54 della Cost. che sancisce “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Qui si aprirebbe una lunga disquisizione giuridica sul significato di onore. Mi aspettavo però che l’arzillo impenitente ricevesse la visita di un padre della Santa Inquisizione o quantomeno di un esorcista in grado di spegnere il suo spirito infuocato.
Gli uomini di buona volontà si raccolgono spiritualmente nella cabina elettorale confidando nella divina provvidenza e recitando un “ fusse ca fussi a vota bona”( magari fosse la volta buona), come se dovessero vincere un terno al lotto. E segnando una bella croce, espiano i loro peccati di cittadini ligi al dovere.
11 commentsLa fama della femme.
Da oltre un mese ho letto i giornali on line cercando di capire il programma politico dei candidati al Parlamento europeo e nel frattempo mi sono fatta una cultura gossippara grazie al marasma di chiacchiere sullo stile di vita dell’onnipresente Premier, abile organizzatore di piacevoli convivi e diplomatici cerimoniali allietati dalle naturali grazie di graziose ingrazianti. Una vera e propria indigestione .
Ieri cercando in rete qualche aggiornamento sulle elezioni, mi è caduto l’occhio, anzi mi sono caduti i quattr’occhi e pure le braccia su questa news.
L’arrembaggio mediatico, scatenato dalle dichiarazioni di miss Letizia & co ( padre, madre, zia e ex fidanzato) hanno alimentato forti curiosità non solo a livello nazionale ed internazionale, ma anche nel seggio in cui la prima donna più giovane d’Italia si è recata a votare per la prima volta. Ha dovuto votare a porte chiuse per sottrarsi ai giornalisti e si è defilata scortata da agenti della polizia municipale- pare per motivi di ordine pubblico,- mentre i presenti gridavano “Vergogna, scortate un cittadino”.
Paga lo scotto della notorietà tanto ambita o è una collaboratrice di giustizia?
2 comments2 giugno
Il 2 giugno si festeggia la Repubblica Italiana, proclamata in seguito al referendum istituzionale del giugno1946 con il quale tutti i cittadini italiani, e per la prima volta le donne, scelsero tra la forma di governo monarchica e quella repubblicana.
“L’ emblema della Repubblica Italiana ha una stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia. La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell’iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l’appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese. La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale; la quercia incarna la forza e la dignità del popolo italiano.”
Simboli che oggi assumono ancor più significato per un’ Italia ferita dal terremoto, dalle problematiche del lavoro, dalle tensioni interne e dalla crisi internazionale. Un’Italia che ha bisogno di ricordare quei principi fondamentali di democrazia, libertà, eguaglianza e giustizia per i quali tanti si sono adoprati, con piccole e grandi azioni, facendo la storia del nostro Paese. Principi che oggi, forse più di ieri, devono essere riconosciuti al di sopra dello spirito di parte e devono essere garantiti in un libero e civile confronto e nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali, come auspica il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano .
Auguri alla Repubblica Italiana, a chi crede nei suoi principi e a chi la rappresenta degnamente, senza farmi vergognare di essere italiana.
4 commentsSulla lavagna i nomi degli studenti clandestini
Rosanna Cipollina, Dirigente Scolastico di tre istituti tecnici di Genova, si è recata nelle aule e sulla lavagna ha scritto il nome di ragazzi stranieri , che nel corso dell’anno scolastico avrebbero compiuto 18 anni, invitandoli a regolarizzare la loro posizione sul permesso di soggiorno . Gli stessi insegnanti delle scuole hanno inviato un’indignata lettera al Provveditore agli Studi di Genova e alla Preside. Lei si sarebbe giustificata dicendo di aver scritto quei nomi sulla lavagna temendo di sbagliarne la successiva pronuncia ad alta voce. Ora che si legifera sul reato di clandestinità il problema degli stranieri irregolari emerge in vista soprattutto degli esami di maturità ed è facile immaginarne le conseguenze. Ma la questione non è solo nella sostanza ma nella forma. La Preside avrebbe potuto convocare i genitori dei ragazzi, avvisarli mediante lettera o comunque in forma più strettamente riservata. Ha mostrato diligenza in un adempimento burocratico a costo di mortificare i minori, rivelare pubblicamente dati personali e violare, a mio avviso, non solo i principi fondanti dell’insegnamento ma anche la libertà di insegnamento dei docenti. Dal momento che quei ragazzi erano comunque stati iscritti e frequentavano la scuola, erano a tutti gli effetti prima alunni, cioè destinatari dell’intervento formativo del corpo docente (e non solo), poi irregolari. Erano minori da tutelare nella classe, il cui permesso di soggiorno poteva essere rilevante in segreteria ma non in aula.
Nell’art. 1 del D.Lgs. 297/1994 si afferma che “ai docenti è garantita la libertà di insegnamento come autonomia didattica e come libera espressione culturale . L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni”.
Queste indicazioni di principio vanno correlate alle indicazioni normative contenute, in particolare, nel D.P.R. 275/1999 (L’art.1, comma 2 del Regolamento dell’autonomia scolastica “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”.
Nell’art.1 della L. 30/2000 (Legge di riforma dei cicli si precisa che“Il sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con le disposizioni in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo”).
Suppongo che il fatto, ripetutosi in più classi dei tre plessi , sia avvenuto in presenza degli insegnanti, oltre che degli altri ragazzi della classe, e mi chiedo se qualcuno abbia invitato la Preside ad uscire dall’aula impedendole di fare ciò che ha fatto, perché la sua superiorità gerarchica sui docenti non prevale sull’incompatibilità dell’iniziativa coi principi fondanti dell’insegnamento. Questa preside è la vera clandestina nel mondo della scuola .
5 commentsQuando la coppia scoppia.
Essere belle non è una colpa, ma la visibilità mediatica ottenuta esclusivamente grazie alla bella parvenza non può essere uno specchietto per le allodole per ottenere consensi elettorali. Le donne non necessitano di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori politici, di qualsiasi schieramento, che si lasciano ingraziare da cotanta grazia. Le donne sono persone, capaci giuridicamente, valutabili per titoli e competenze in settori, quali quello politico, in cui francamente la bellezza non conta. Se erano così fondati i meriti delle miss, mi chiedo come mai , si siano riviste le loro candidature dopo le dichiarazioni della Signora Lario. “Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti. Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere”. La signora Lario con determinazione interviene per le donne che s’impegnano e lavorano facendo la gavetta e senza scorciatoie.
In politica si assiste di frequente a una confusione tra ruolo pubblico e privato. Chi ci rappresenta dovrebbe essere in grado di veicolare proposte e messaggi nelle debite forme ( visto che la comunicazione varia a seconda del contesto in cui si opera), essere un esempio per tutti, non solo di professionalità , ma anche di sobrietà intesa come asserzione coerente dei valori che è chiamato a garantire. Arduo per tutti sicuramente scindere l’aspetto privato da quello pubblico nella propria vita, distinguere il ruolo pubblico da quello privato di persona, coniuge e genitore. Credo sia ancora più difficile per chi ha un’immagine e notorietà pubblica. E una confusione dei ruoli è controproducente. Sì l’ironia, a volte spontanea e provocatoria, espressa nell’esercizio di funzioni di rappresentanza politica, implica uno straripamento di conseguenze se coinvolge la sfera privata. Il gioco scherzoso, tipico del Cavaliere, atto a sdrammatizzare in una sorta di spettacolarità leggera e divertente per il pubblico presente, aveva anche destinatari nascosti e lontani, ma attenti. Sensibili nel ruolo privilegiato di compagni di vita, scelti per quel feeling che rende unica e speciale ogni coppia e che dovrebbe preservare ogni famiglia.
Lo stesso protagonismo politico ha intaccato l’ambito privato. In passato la signora Lario si è rivolta alla stampa per ricevere scuse dal marito, non avendole ricevute in privato. Un sintomo che il ruolo del coniuge perdeva terreno rispetto all’altro. Il cavaliere rispose con un’accorata lettera che sembrava sanare le incomprensioni del momento.
“La responsabilità continua verso gli altri e verso di sé, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell’incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilità di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente… Ma la tua dignità non c’entra … la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento”
Tra moglie e marito non mettere il dito e i panni sporchi si lavano in famiglia, detti popolari che racchiudono un fondo di verità e in questi giorni riecheggiano.
Le dichiarazioni pubbliche sulle crisi coniugali disturbano. Le ragioni potrebbero essere varie e strettamente personali. Non dovrebbero divertire né servire a fare audience. È una visibilità non richiesta se sottende una riflessione più o meno meditata e sofferta. Quando si separa una coppia, dispiace. A volte pare necessario, a volte magari no alla luce dei propri convincimenti , non sempre rispondenti a quelli dei soggetti in causa. Si sceglie di vivere in due, di condividere e costruire insieme un progetto di vita con amore e rispetto reciproci, con la consapevolezza di mettersi alla prova in un rapporto che cambia. Perché il cambiamento è in noi. Se la coppia scoppia, è perché si è evoluta per tante ragioni , e ci si può trovare di fronte a un qualcosa che a lungo termine può non piacere e non ci si ritrova più. Nelle fasi critiche si fa un bilancio. Si valutano gli sforzi e le rinunce coi risultati e le gratifiche ottenute. La verifica è una fase cruciale. A volte è razionale, a volte emerge come semplice intuizione di malessere . Spesso si tende a scaricare le cause su altri, a giustificarsi, e non sempre in modo pacifico. La miglior difesa di sé a volte è l’attacco. E’ più facile voltare pagina che mettersi in discussione. Lo si fa se c’è ancora un legame affettivo, la volontà di continuare a crederci e di adoprarsi al meglio. Talvolta, anche per ragioni più o meno indipendenti dalla volontà dei due, emergono difficoltà di fronte alle quali ognuno reagisce diversamente. Siamo esseri umani. La forza dello stare insieme in fondo si vede nella capacità di vivere e conciliarsi negli incidenti di percorso, più o meno prevedibili, nella sensazione o certezza di sbagliare, non essere all’altezza, non essere capiti o apprezzati. A volte uno cresce più dell’altro e lo traina. A volte l’altro fatica a stare dietro. Ma alla base c’è quell’intesa più profonda che rafforza e custodisce il rapporto con la stima,la fiducia e l’affetto, rinnovati e coltivati, che ne sono il presupposto. Altrimenti si scelgono strade diverse.
Ricordate che tutto cambia, soprattutto i rapporti umani, e che per mantenerli noi dobbiamo cambiare con essi. Assicuratevi di progredire e di crescere costantemente insieme, ma separatamente. (Leo Buscaglia).
Potrebbe incuriosire o meno constatare quanto abbia inciso il ruolo e la vita pubblica nelle vicende personali del Cavaliere e della signora Lario… per il resto sono una coppia come tante, ad un bivio che dovrebbe esser scevro da rivalse politiche e dal clamore. Se non altro, per ciò che può ancora significare per il resto della famiglia.
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Le “colpe” dei padri ricadono sui figli? (l’augurio dell’onorevole Carlucci)
7 commentsLe “colpe” dei padri ricadono sui figli? ( l’augurio dell’onorevole Carlucci)
Gabriella Carlucci,Vicepresidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia, da tempo sostiene una proposta di legge per regolamentare internet (estensione della legge sul diritto d’autore anche su internet, divieto di contenuti in forma anonima per contrastare l’illecito di diffamazione e la pedofilia, istituzione di un comitato per la legalità in rete) che ha suscitato vive repliche nella rete…ma non entro nel merito della sua validità .
Vive reazioni ha suscitato “l’augurio”, definito da tanti infelice, che durante una seduta della Camera la deputata ha rivolto al giornalista Alessandro Gilioli, che replicava alle misure restrittive della legge. “Le auguro che appena suo figlio avrà accesso a FaceBook venga intercettato dai pedofili e che lo incontrino sotto scuola…glielo auguro, così capirà sul serio.”(qui il filmato ) .
Nei dibattiti più accesi del Parlamento si sono sentite e viste provocazioni di ogni genere…ma questa frase mi ha colpito per la superficialità con cui una rappresentante delle istituzioni, nell’esercizio delle sue funzioni, non in un salotto privato o televisivo, ha pensato e osato dire una cosa del genere. Il destinatario di questa bestemmia indirettamente era il padre, ma di fatto è l’ ignaro figlio di Gilioli al quale è stata augurata la violenza più ignobile che esista. L’onorevole, che di onorevolezza ha fatto sfoggio, ha dato prova capacità di argomentazione e di sensibilità a tutela dell’Infanzia .Fare un’ ipotesi del tipo “supponga che a suo figlio capiti…” sicuramente le avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo per filtrare il messaggio e destreggiarsi in uno scambio dialettico più corretto. Il fervore della discussione e l’impeto del momento non giustificano né una donna che sbandiera il suo amore e preoccupazione materna anche di fronte alla pubblicità “dell’amore universale” della Tim, né una rappresentante della volontà popolare che dovrebbe essere in grado di sostenere proposte con toni e contenuti più adeguati al suo ruolo, né la persona che, a maggiore ragione per la carica che ricopre, dovrebbe praticare i modi del viver civile. La frase si commenta da sola… sì bisogna legiferare contro la diffamazione e chiamare in causa chi ha diffamato in tal modo quel minore, dimostrando attenzione e rispetto indiretti anche per la sofferenza dei bambini abusati. Non si riesce nemmeno a pensare, e tanto meno ad augurare una maledizione del genere.
Ammirevole la reazione signorile di Gilioli, che ha ringraziato per l’umanità dimostrata e ha avuto la forza di non scendere al livello dell’interlocutrice. Forse una donna avrebbe ripagato con la stessa cortesia, magari con toni più eleganti ma sferzanti, trattandola senza troppi convenevoli.
Auspico che l’onorevole beva una damigiana di camomilla prima di chiedere scusa e dimettersi. Potrebbe anche struccarsi. La bella parvenza non serve più. Inganna ben poco,ormai.
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