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	<title>Skip blog &#187; Search Results  &#187;  ode+al+gatto</title>
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	<description>Donna:una perpetua contraddizione ma anche la più viva e completa armonia dell’universo...</description>
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		<title>I Re Magi</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 21:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
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		<category><![CDATA[XXV mostra di arte presepiale]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante le feste di Natale mi piace scovare presepi nelle chiese, nelle mostre, nelle botteghe artigianali e ogni anno scopro qualcosa di nuovo nella storia infinita del presepe e dei suoi personaggi. L&#8217;arte presepiale ha un qualcosa di immortale sia per chi crede, sia per chi non crede. Qui alcune foto della Mostra di Arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Durante le feste di Natale mi piace  scovare presepi nelle chiese, nelle mostre, nelle botteghe artigianali e ogni anno scopro qualcosa di nuovo nella storia infinita del presepe e dei suoi personaggi. L&#8217;arte presepiale ha un qualcosa di immortale sia per chi crede, sia per chi non crede.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Qui alcune foto della Mostra di Arte Presepiale, giunta alla XXV edizione, allestita  nel Complesso Monumentale  San Severo al Pendino, Napoli . Le foto documentano l&#8217;originalità, la creatività e la passione  degli artisti del presepe. </span></h3>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/O-solachianelle-Carolina-Pasquariello.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3938" title="O' solachianelle- Carolina Pasquariello" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/O-solachianelle-Carolina-Pasquariello-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-di-scene-di-vita-contadina-di-Beatrice-De-Simone-Copia-21.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3939" title="particolare di scene di vita contadina di  Beatrice De Simone - Copia (2)" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-di-scene-di-vita-contadina-di-Beatrice-De-Simone-Copia-21-100x79.jpg" alt="" width="100" height="79" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/o-lighero-e-i-polli-Paola-Paesano.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3940" title="o' lighero e i polli- Paola Paesano" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/o-lighero-e-i-polli-Paola-Paesano-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-di-Visitando-il-presepe-Carmine-Iodice.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3941" title="particolare di Visitando il presepe-Carmine Iodice" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-di-Visitando-il-presepe-Carmine-Iodice-100x75.jpg" alt="" width="100" height="75" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-Fiat-Lux-Pasquale-Forte.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3942" title="particolare Fiat Lux-Pasquale Forte" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-Fiat-Lux-Pasquale-Forte-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-1-Fiat-Lux-Rosaria-Tancredi-Pulcino.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3943" title="particolare 1 Fiat Lux-Rosaria Tancredi Pulcino" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-1-Fiat-Lux-Rosaria-Tancredi-Pulcino-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/serenata-napoletana-Susy-Gatto.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3944" title="serenata napoletana-Susy Gatto" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/serenata-napoletana-Susy-Gatto-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-le-due-Natività-Alessandro-Sergio.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3945" title="particolare le due Natività- Alessandro Sergio" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-le-due-Natività-Alessandro-Sergio-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-gruppo-di-borghesi-Angela-Romano-Barbi.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3947" title="particolare gruppo di borghesi- Angela Romano Barbi" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/particolare-gruppo-di-borghesi-Angela-Romano-Barbi-75x100.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Quest&#8217;anno ho riscoperto i  Re Magi, grazie all&#8217;interessante articolo “ I Re Magi, tra verità e leggenda” di Bruno Perchiazzi, segretario  <a title="associazione italiana amici del presepe Napoli in amicidelpresepionapoli.it" href="http://www.amicidelpresepionapoli.it/ " target="_blank">dell&#8217;  Associazione Italiana Amici del Presepe- sezione Napoli.</a></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/adorazione-di-un-re-Mago-di-Isabella-Dionisio-Copia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3948" title="adorazione di un re Mago di Isabella Dionisio - Copia" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/adorazione-di-un-re-Mago-di-Isabella-Dionisio-Copia-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></span></p>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Nella tradizione presepiale della mia famiglia i re Magi &#8211; non ricordo bene se a cavallo di cammelli o dromedari &#8211; incutevano quasi soggezione con la loro imponente e sfarzosa regalità e  avevano il privilegio di essere spostati. In verità anche qualche altro personaggio veniva misteriosamente spostato, anzi abbattuto dalla gatta che durante raid notturni cercava di accaparrarsi i rametti, faticosamente posizionati come alberi. Ogni giorno i tre Re Magi  facevano un solenne, piccolo passo per avvicinarsi  alla meta, cioè al Bambino Gesù. A volte precipitavano, perchè procedere su  montagne innevate a cavallo di dromedari o cammelli non era facile. Ma  tanto armeggiavo  sui rilievi di carta che li assestavo in un piccolo spiazzo, magari tra greggi abbarbicate, o nei pressi di una cascata. Il loro percorso era degno di un  teletrasporto impazzito: un giorno erano in alto a ponente, l&#8217;indomani  in alto a levante e giorno dopo giorno  scendevano a valle. Alla vigilia dell&#8217;Epifania, finalmente potevano scendere dal dorso dei cammelli- dromedari e sgranchirsi le gambe. Venivano sostituiti dalle tre statuine dei Magi in adorazione, non più nomadi  ma stanziali. Questi stavano in contemplazione della radiosa Natività fino a quando il presepe non veniva smantellato. Due Magi sempre in piedi e uno sempre in ginocchio. Mica era facile essere Re Mago, riuscire a rimanere impassibilmente fermi, nonostante i turbanti, i mantelli e gli scrigni protesi come offerta,e a  non farsi distrarre dai vocianti pastori e dai  celestiali cori di  angeli svolazzanti che facevano a gara a chi allelujava  meglio.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/re-Mago-maestri-in-mostra-Villa-Fiorentino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3949" title="re Mago-maestri in mostra Villa Fiorentino" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/re-Mago-maestri-in-mostra-Villa-Fiorentino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Ma chi erano i Magi?  I Magoi erano membri di una casta sacerdotale persiana, dediti allo studio del cielo e delle stelle, discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">“Secondo il Vangelo di Matteo, i Re Magi  partirono dall&#8217; oriente verso occidente seguendo una Stella che annunciava la nascita del Re dei Giudei; nel “Vangelo arabo siriaco dell&#8217;Infanzia” la predizione della venuta del Messia è attribuita a Zarathustra. Quando nacque Gesù, la congiunzione di Giove e Saturno, (che avviene ogni 854 anni) e non una stella, fece sì che fosse presente una luminosità molto intensa, per effetto della diffrazione. É questa la luce che porta i Re Magi a ritenere che sia nato il  Soccorritore e li conduce fino a Betlemme.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">L&#8217;idea del tempo che ciclicamente si rinnova, è propria  del mazdeismo (religione della Persia preislamica),come l&#8217;attesadi un “Soccorritore divino”;in tal senso il mazdeismo si collega all&#8217;attesa messianica.” ( da  “I Re Magi tra verità e leggenda di Bruno Perchiazzi).</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/re-Mago-maestri-in-mostra-Villa-Fiorentino-Sorrento.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3950" title="re Mago-maestri in mostra Villa Fiorentino Sorrento" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/re-Mago-maestri-in-mostra-Villa-Fiorentino-Sorrento-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Nel presepe i Magi sono tre e per alcuni rappresentano le tre età dell&#8217;uomo ( gioventù, maturità e vecchiaia), per altri i  popoli o i continenti  del mondo conosciuto (Europa, Asia, Africa).I loro doni fanno riferimento alla natura umana e divina di Gesù.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Gaspare è  il mago più giovane, il cui nome significa “Puro”. Dona l&#8217;incenso, anticamente usato nelle corti orientali, che rappresenta il riconoscimento e l&#8217;adorazione della natura divina di Gesù.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Melchiorre, il più anziano (il cui nome significa “Luce”), porta l&#8217;oro, dono prezioso riservato ai Re. Il moro Baldassarre, il cui nome significa “ Padrone del Tempo”, dona la mirra, che era utilizzata per imbalsamare corpi e fa quindi riferimento alla natura umana del Cristo.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Si pensa che i Magi dovessero essere più di tre. Una leggenda narra di un quarto re, di nome Altabar che arrivò a Betlemme in ritardo e senza doni. In verità confessò che aveva con sé tre perle preziose per Gesù, ma le aveva donate una alla volta durante il viaggio, prima per fare curare un vecchio mendicante ammalato, poi per liberare una giovane donna dalle violenze di alcuni soldati ed infine per liberare un bambino che stava per essere ucciso da un soldato di Erode. A quelle parole Gesù Bambino si volse sorridente verso Altabar e Maria lo pose  tra le mani vuote del mago.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/Re-Mago-a-cavallo-di-Marina-dAragona.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3951" title="Re Mago  a cavallo di Marina d'Aragona" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2011/01/Re-Mago-a-cavallo-di-Marina-dAragona-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<h3><span style="color: #000000;">Interessante è la <a title="Magi in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magi_(Bibbia) " target="_blank">storia delle spoglie dei Re Magi</a>, portate da Sant&#8217;Elena a Costantinopoli nel 326 , poi &#8211; così si narra- a Milano dal vescovo Eustorgio ed infine a Colonia ad opera di Federico Barbarossa che nel 1162 aveva distrutto la città lombarda. Ai milanesi rimase solo il sarcofago di pietra nella Cappella dei Magi della basilica romanica di  Sant&#8217;Eustorgio, perchè per lungo tempo non riuscirono a riavere le spoglie. Solo nel 1904 l&#8217;arcivescovo Fischer offrì alcuni resti dei Magi a Milano e dal 1962  riprese la tradizionale  processione del 6 gennaio che da San Lorenzo va fino a  Sant&#8217;Eustorgio.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #ff420e;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Articoli correlati:</strong></span></span></span></p>
<h3><span style="color: #ff7800;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a title="A Eduardo direi: “Sì, mi piace il presepe!” (Auguri di Buon Natale) in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2008/12/24/a-eduardo-direi-si-mi-piace-il-presepe-auguri-di-buon-natale/ " target="_blank">A Eduardo direi: “Sì, mi piace il presepe!” (Auguri di Buon Natale)</a></strong></span></span></span></h3>
<p><span style="color: #ff7800;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a title="Ventiquattresima Mostra di Arte  Presepiale in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2009/12/30/ventiquattresima-mostra-di-arte-presepiale/ " target="_blank">Ventiquattresima Mostra di Arte  Presepiale</a></strong></span></span></span></p>
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		<title>“…corpo e mente, un’emozione controllata dall’intelletto. Allora sì, io il lettore lo coinvolgo così” (Edoardo Sanguineti)</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2010/05/21/%e2%80%9c%e2%80%a6corpo-e-mente-un%e2%80%99emozione-controllata-dall%e2%80%99intelletto-allora-si-io-il-lettore-lo-coinvolgo-cosi%e2%80%9d-edoardo-sanguineti/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 23:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Edoardo Sanguineti]]></category>
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		<description><![CDATA[Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, autore di teatro, critico, saggista. Così oggi si ricorda Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930- Genova,18 maggio 2010) esponente della neoavanguardia e  del Gruppo 63 che negli anni Sessanta propose un’innovativa  ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti. I suoi scritti sono complessi, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #000000;">Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, autore di teatro, critico, saggista. Così oggi si ricorda <a title="Edoardo Sanguineti in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Sanguineti" target="_blank">Edoardo Sanguineti </a>(Genova, 9 dicembre 1930- Genova,18 maggio 2010) esponente della neoavanguardia e  del <a title="Gruppo 63 in wikipedia.org" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_63 ." target="_blank">Gruppo 63</a> che negli anni Sessanta propose un’innovativa  ricerca sperimentale di forme linguistiche e contenuti. I suoi scritti sono complessi, a volte ostici, evocativi, provocatori e sorprendenti.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Prendere o lasciare. Una forma letteraria vicina alla musica, per i ritmi incalzanti o spezzati, le pause e l’andamento in crescendo o diminuendo,  come le immagini che, simili a flash,scendono nella profondità dei pensieri per risalire nella superficie delle sensazioni.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">acrobata (s. m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno, è per l&#8217;etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche, di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi, fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo): volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri, in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell&#8217;aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta mortalmente: e mortalmente (e moralmente) ruota: (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore):</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong><em>(da &#8220;Corollario&#8221;1992-1996)</em></strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<h5><span style="color: #000000;">Ti esploro, mia carne, mio oro, corpo mio, che ti spio, mia cruda carta nuda,<br />
che ti segno, che ti sogno, con i miei seri, severi semi neri, con i miei teoremi,<br />
i miei emblemi, che ti batto e ti sbatto, e ti ribatto, denso e duro, tra le tue fratte,<br />
con il mio oscuro, puro latte, con le mie lente vacche, tritamente, che ti accendo,<br />
se ti prendo, con i miei pampani di ruggine, mia fuliggine, che ti aspiro, ti respiro<br />
con le tue nebbie e trebbie, che ti timbro con tutti i miei timpani, con le mie dita<br />
che ti amano, che ti arano, con la mia matita che ti colora, ti perfora, che ti adora,<br />
mia vita, mio avaro amore amaro:<br />
io sono qui così, la zampa del mio uccello, di quello<br />
che ti gode e ti vigila, sono la papilla giusta che ti degusta, la pupilla che ti vibra<br />
e ti brilla, che ti tintinna e titilla; sono un irto, un erto, un ermo ramo, io che<br />
ti pungo, mio fungo, io che ti bramo: sono pallida pelle che si spella, mia bella, io,<br />
passero e pettirosso del tuo fosso: io la piuma, io l’osso, che ti scrivo: io, che ti vivo.</span></h5>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h5><span style="color: #000000;">a quella reginella ridarella, a quella raganella griderella, la bella sopranella<br />
in sottanella, a quella stella bianca, stella nana, unica mia sovrana disumana,<br />
alla sua bianca mano, al piede bianco e stanco, e storto, e morto, a quel suo buco<br />
nero, buco vero, dunque io parlo, e così parlando dico:</span></h5>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">felice la tua faccia</span></h5>
<h5><span style="color: #000000;">di vinaccia, felici le tue braccia di focaccia, principessina di uvaspina,<br />
manducabile inconfutabile, amabile potabile: felice, mia selvaggia, chi ti assaggia<br />
candeggiante albeggiante, sola, tra due lenzuola: felice il tuo sensibile cannibale,<br />
felice chi ti inghiotte in una notte, chi ti concuoce veloce, e ti digerisce<br />
e smaltisce, e ti chilifica e chimifica: felice chi ti dice, e ti nientifica:</span></h5>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
<strong><br />
</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong> <strong>(<em>da L’ultima passeggiata – Omaggio a Pascoli – 1982</em>) </strong></strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><br />
</strong></strong></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #333399;">5.</span></h3>
<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;">esiste il vuoto tempo dell&#8217;attesa, esistono irrazionali<br />
meteore e, ad occhi aperti, ciechi nomadismi: </span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #333399;"><br />
esiste </span></h3>
<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"><br />
(in forma informe di ballata) la vuota attesa del vuoto (le nobili<br />
attenzioni, la profonda pietà cristiana, i misteri dell&#8217;anima,<br />
la luce&#8230;) </span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #333399;"><br />
esistono gli &#8220;stati di necessità&#8221;, esistono i governi </span></h3>
<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"><br />
di (centro-)destra </span></h3>
<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"><br />
oh, al confine con la mia catastrofe, esisti, catastrofico<br />
sguardo d&#8217;amore, sempre </span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #333399;"><br />
(&#8230;ma resiste, </span></h3>
<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #333399;"><br />
figlio, inamabile e vero, il duro tempo della nostra storia).</span></h3>
<p><span style="color: #333399;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #333399;"> </span></h3>
<p><span style="color: #333399;"> </span></p>
<h3><span style="color: #333399;"><strong><em>(da Mikrokosmos -poesie 1951-2004)</em></strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Questo è il cuore dei monti</strong></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong><br />
</strong></span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Questo è il cuore dei monti, che è il tuo cuore,<br />
vinosa vena di fresco sapore:</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"></p>
<p></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
vedi, un corno di luna è un paio di ali,<br />
nodo è di nidi, in luci vendemmiali:</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"></p>
<p></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
questo è un vecchio castello di tarocchi:<br />
questo è il cuore del mondo, nei tuoi occhi:</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"></p>
<p></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
bevendo bianca pace settembrina,<br />
saltami in cerchio, bella furlanina.</p>
<p></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><br />
</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong><em> </em></strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong><em> </em></strong></span></h3>
<h3><span style="color: #ff6600;"><strong>Ballata delle donne</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;">Quando ci penso, che il tempo è passato,<br />
le vecchie madri che ci hanno portato,<br />
poi le ragazze, che furono amore,<br />
e poi le mogli e le figlie e le nuore,<br />
femmina penso, se penso una gioia:<br />
pensarci il maschio, ci penso la noia.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Quando ci penso, che il tempo è venuto,<br />
la partigiana che qui ha combattuto,<br />
quella colpita, ferita una volta,<br />
e quella morta, che abbiamo sepolta,<br />
femmina penso, se penso la pace:<br />
pensarci il maschio, pensare non piace.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Quando ci penso, che il tempo ritorna,<br />
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,<br />
penso che è culla una pancia di donna,<br />
e casa è pancia che tiene una gonna,<br />
e pancia è cassa, che viene al finire,<br />
che arriva il giorno che si va a dormire.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Perché la donna non è cielo, è terra<br />
carne di terra che non vuole guerra:<br />
è questa terra, che io fui seminato,<br />
vita ho vissuto che dentro ho piantato,<br />
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,<br />
la lunga notte che divento niente.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Femmina penso, se penso l&#8217;umano<br />
la mia compagna, ti prendo per mano.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><em>(<strong><em>da Ballate 1982-1989  in </em><em> “Il gatto lupesco -poesie 1982-2001)</em></strong></em><em> </em></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><em> </em></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></h3>
<h3></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong><em><br />
</em></strong></span></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non è facile conquistare l’ amicizia di un gatto.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 23:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[festa nazionale del gatto]]></category>
		<category><![CDATA[gatti]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri era la Festa Nazionale  del Gatto, celebrata con un bellissimo post e una galleria fotografica di gatti nel mitico blog Placida Signora. Alle mie belve di casa, che hanno adottato Skip vero stringendo con lui un’affettuosa amicizia da associazione a delinquere, allietata da allegre  scorribande, avevo già dedicato qualche post. Oggi vorrei ricordare i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Ieri era la Festa Nazionale  del Gatto, celebrata con un bellissimo post e una galleria fotografica di gatti nel mitico <strong><a title="questione di feelining 17 febbraio fetsa nazionale del gatto in placida signora.com" href="http://www.placidasignora.com/2010/02/17/questione-di-feelining-17-febbraio-festa-nazionale-del-gatto/" target="_blank">blog Placida Signora</a></strong>. Alle mie belve di casa, che hanno adottato Skip vero stringendo con lui un’affettuosa amicizia da associazione a delinquere, allietata da allegre  scorribande, avevo già dedicato qualche post. Oggi vorrei ricordare i  tanti gatti coi quali sono vissuta sin da bambina, prima a casa di nonna e poi a casa mia.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Vediamo da dove posso cominciare questa lunga saga felina.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">La Gegia era  una gatta che non si può definire una bella gatta. Aveva un pelo di un nero che sfumava nel viola. Invece di miagolare gnaognalava con una voce straziante Era molto indipendente e incuteva soggezione coi suoi grandi occhi gialli che brillavano al buio. Secondo me incarnava qualche monaciello, perché compariva e scompariva all’improvviso. A quel tempo c’era pure Il Rosso, famoso non solo per le prodezze venatorie ma anche per l’abilità a saltare sulle maniglie ed aprire le porte. Suo compagno era Caribù,  cosiddetto per la folta  pelliccia invernale,bianca con chiazze a strisce. Era il tipico gatto sornione  che finge di non vedere e non sentire.  Un giorno si addormentò dentro il  focolare della cucina, che fungeva da inceneritore,  e ne schizzò fuori bruciacchiato quando la nonna vi accese un piccolo falò. Fortuna volle che i suoi miagolii la indussero ad aprire lo sportello evitando così di cuocere un gattò al forno.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Sandrino invece era un maestoso gattone dal pelo lungo. Amico inseparabile <strong><a title="la signora Gioconda in skipblog" href="http://www.skipblog.it/2009/05/09/la-signora-gioconda/" target="_blank">della nonna</a></strong>, sedeva sul tavolo tondo quando lei ricamava e pareva ascoltarla quando inscenava scherzosi dialoghi, chiamandolo Signor Gatto. Grazie a lui imparai molto presto a fare la spesa, perché la nonna non gli faceva mai mancare papponi di riso e alici.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Molto più tardi arrivò Biòs (vita), una dolce micetta  bianca. Fu chiamata così perché  sottratta da mia zia al regno dei morti del cimitero. In verità era molto viva perché ben presto sfornò tre mici. In contemporanea il destino portò Bissi Bissi ,un micino bianco e nero che io e mia cugina estraemmo da un bidone della spazzatura, incuriosite dai suoi flebili lamenti.  Temendo di portarlo a casa della nonna, già popolata di gatti, spesso abbandonati da ignoti sul portone di casa , lo nascosi  in un deposito del  giardino. Quando mia zia usciva per andare al lavoro, io andavo in giardino e gli somministravo latte diluito col contagocce. Il micetto poi imparò a camminare , seguendomi ovunque. Quando rientravo in casa, lo lasciavo nel deposito. Ma i piccoli mici crescono e quindi  iniziò ad esplorare i dintorni, venendo allo scoperto. Io e mia cugina confessammo l’accaduto  e mia zia, apprezzando il nobile gesto, lo accolse nella tribù felina.  Una volta tornò col pelo non più bianco,ma sporco e unto di grassa fuliggine, perché forse era andato a dormire su una caldaia. Così pensai bene di lavarlo. Lo pulii con estrema cautela per timore di un’artigliata,  inizialmente con una spugna inumidita, poi  osai immergerlo in una bacinella , piena di acqua e bagnoschiuma. È stato l’unico gatto di mia conoscenza, che non solo amava fare il bagno ma anche essere asciugato col phon.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Rugiò ( si legge alla francese , ora lo scrivo Rougeau) , come rivela il suo  nome, era un gatto rosso. Una mattina vidi tre gatti rossi, allineati su un pergolato . Le tre civette di Ambarabàciccicoccò mi richiamano quell’immagine. Per due giorni la zia pensò che  avessi le traveggole perché parlavo continuamente di statuari gatti sul pergolato che lei non riusciva a vedere. Finalmente al terzo giorno i tre compari si degnarono di farsi scorgere e fu salva la mia reputazione. Le tre anime rosse erano state abbandonate nel giardino da una signora che si era trasferita in un’altra città.  Rougeau pian piano si fece accarezzare ed arrivò in casa. Dopo un iniziale assedio alla Maina, un merlo indiano che in seguito ai miei lunghi tentativi di addestramento riuscì a pronunciare “Maina”, “Marì” ( che soddisfazione! Ma giuro che le parlavo in italiano doc) e Ciccià ( nome del cane), Rougeau si mise l’anima in pace e desistette dalle voraci ambizioni. Imparò presto a coricarsi per terra, ad allungare le zampe per aprire un mobile basso della cucina e a rovesciare la scatola dei croccantini.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Romeo era invece  uno dei tre figli di Biòs. Per un paio di anni si comportò come un indolente gattone domestico, fino a quando  madre natura lo portò a scoprire il seducente mondo delle gatte e si inselvatichì. Divenne il boss del rione e cambiò pure voce. Che potere hanno le gatte morte innamorate! La voce roca ben si addiceva allo sfregio sotto l’occhio  e all’ orecchia mozza, forse trofei  di duelli notturni con qualche rivale in amore. A volte lo  incontravo per strada e lo chiamavo. Si avvicinava ma non si lasciava più accarezzare. Ne perdemmo le tracce, ma lo ricordiamo sempre con ammirazione per la conquistata libertà di gatto randagio.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Dei gatti della casa della nonna è sopravvissuto Fusarello che gode ancora di ottima salute. Un giorno nascose una biscia viva in un cesto. Di sera  andò a scovarla e  scatenò un putiferio e un fuggi fuggi generale, simile a quello causato dalla fuiuta del capitone dalle vasche delle pescherie nel periodo natalizio. Un suo fratello, Gri Gri, detto Capucchione,  è venuto a mancare poco tempo fa. Un gatto strano. Era talmente timido che stava sempre nascosto dietro una cristalliera. Si lasciava  prendere ed accarezzare solo dalla zia. Col tempo imparò a vincere la timidezza e a volte entrava pure in cappella e ascoltava (?) la messa. Un giorno si ammalò e mia cugina lo portò dal veterinario. Un’altra zia,  trovandolo addormentato, pensò che fosse morto e così lo seppellì in giardino. In verità  l’ignaro Capucchione era sotto l’effetto dell’anestesia e mia cugina corse a salvarlo. Dopo la drammatica, non voluta esperienza, il redivivo visse ancora, felice e contento a conferma del detto che a volte si può “ nascere sotto una buona stella”.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Quando con la mia famiglia mi trasferii in Liguria, continuai a coltivare  il mio feeling felino. Un’unica e selvatica  gatta randagia approdò nel giardino di casa e da lei ebbe origine una lunga discendenza.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Ogni giorno Mamma Gatta si avvicinava al balcone della cucina in cerca di qualcosa da mangiare. Ogni sera la aspettavamo e ci impensierivamo se tardava a venire. A lei devo la più naturale lezione di educazione sessuale perché un pomeriggio , sentendola miagolare in modo strano, la vidi mentre partoriva un micetto. Grazie a lei capii che i gatti nascono dal culetto, mentre i bambini continuavano a nascere dalla pancia della mamma, perché gli umani non sono gatti. Beata ingenuità dei miei dieci anni che  mi faceva immaginare una straordinaria dilatazione dell’ombelico  dal quale uscivano i bebè. Non riuscivo a spiegarmi altrimenti l’utilità di quel buco che i gatti non avevano.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Mamma gatta non tornò più, quindi adottammo i suoi cuccioli. Pallino diventò  il raìs del rione. Lo inseguivo quando afferrava per la collottola i micini appena nati, cercando di avere per sé le attenzioni di mamma gatta. Un chiaro esempio di sciovinismo ed egoismo felino. Suo fratello, detto il Grigio, era molto diverso. Aveva  un pelo vellutato, color grigio scuro, e grandi occhi giallo-verdi,  come il più aristocratico  certosino,  e soffriva invece di  crisi di identità. Divenne l’ inseparabile amico del mio bassotto Dusky. Di sera lo aspettava sullo zerbino del portone e, camminandogli a  fianco, se ne andava a dormire con lui nella cuccia. Poi dicono “ cani e gatti…”</span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">Celestina invece era una gattina dolcemente timorosa e molto silenziosa.  Mia madre aveva un debole per lei e le parlava di nascosto.  Alle 17. 30 Celestina si sedeva  sulla scala esterna e aspettava mio padre che rientrava dal lavoro. Riconosceva il clacson dell’auto e gli andava incontro, come fanno i cani. Poi lo seguiva fin sull’uscio di casa. Forse capiva che a breve avremmo cenato e le avremmo dato da mangiare. Chissà! Delle prodezze feline di quegli anni ricordo  un’insolita seduta di gatti in semicerchio. Sembravano ipnotizzati, quasi cementati per terra. All’interno dell’ assembramento c’era un riccio. Sì un porcospino ben avvoltolato, che era sconfinato nel mio giardino. Poveretto! Era circondato da una schiera di curiosi cacciatori che ci omaggiavano un giorno sì e uno no di cadaveriche prede ( uccellini, lucertole, insetti, gusci di uova, topolini, a volte pure qualche biscia). Dopo un quarto d’ora di silenzioso appostamento, l’incauto riccio osò  fare spuntare il naso. I gatti , sempre seduti,  concentrati  fissavano la nuova vittima. Non appena il riccio tirò fuori la testa, Celestina con un balzo gli si avventò sopra rimbalzando subito all’indietro, come se avesse ricevuto una scossa elettrica. Liberai la povera bestiola dall’assedio e la riportai nella pineta confinante col giardino.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<h3><span style="color: #000000;">I gatti sono sempre stati i miei compagni di gioco e stavo ore intere a  osservarli, cercando di decifrare il linguaggio della coda e delle orecchie e  tentando di imitare i loro miagolii. Circa dieci anni fa ho deciso di adottarne due, Tigro e Gri Gri. Pure il consorte ha vinto l’iniziale diffidenza e ha imparato a parlottare coi gatti. Mio figlio non va a dormire se prima non ha salutato Gri Gri, che poi quatta quatta si appallottola ai suoi piedi. Che dire? Fanno ormai parte della famiglia, trasmettono affetto, ci si rispecchia un po’ in loro, si acquattano nel trolley quando captano immediate partenze, ci vengono incontro quando rientriamo a casa, ci fanno compagnia con la loro silenziosa presenza, ci coccolano con le fusa e ci logorano con miagolii insistenti. Ma quando si nascondono, ci mancano.</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;"><strong>I gatti sono regalmente eleganti, misteriosi ed istintivi; scelgono chi </strong><em>amare</em><strong> e non dipendono da nessuno. Sono semplici nei loro bisogni primari ma eternamente cuccioli nell’ entusiasmo e curiosità, affascinanti quando ci osservano e sembrano capire. Interlocutori attenti, muti eppur presenti, abitudinari ma non facilmente addomesticabili .</strong></span></p>
<h3><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;"><em>Un gatto è un gentiluomo. Sotto quel pelo morbido si trova ancora uno degli spiriti più liberi del mondo</em></span><strong> ( Eric Gurney ) perché </strong><em><span style="color: #0000ff;">Non è facile conquistare l’ amicizia di un gatto. Vi concederà la sua amicizia se mostrerete di meritarne l’ onore, ma non sarà mai il vostro schiavo</span>.</em><strong> (Théophile Gautier). </strong></span></h3>
</blockquote>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Articoli correlati:</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<p><a title="il vero Skip in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2009/03/20/il-vero-skip/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>Il vero Skip</strong></span></a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<p><a title="Arriva Natale in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2008/12/20/arriva-natale/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>Arriva Natale</strong></span></a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong> </strong></span></p>
<p><a title="ode al gatto in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/2008/08/31/ode-al-gatto/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>Ode al gatto</strong></span></a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><br />
</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vita da&#8230; bufale</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 20:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Immagina 450 bufale intelligenti (pare lo siano più delle mucche) che si autogestiscono grazie a un sistema computerizzato per cui tutti i bracci robotici le riconoscono dai  microchip nelle orecchie. Le bufale sanno che possono disfarsi del latte ogni otto ore. Si avviano verso il recinto e il cancello si apre solo se la precedente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Immagina 450 bufale intelligenti (pare lo siano più delle mucche) che si autogestiscono grazie a un sistema computerizzato per cui tutti i bracci robotici le riconoscono dai  microchip nelle orecchie. Le bufale sanno che possono disfarsi del latte ogni otto ore. Si avviano verso il recinto e il cancello si apre solo se la precedente mungitura è avvenuta a sufficiente distanza. Entrano e si posizionano da sole all&#8217;altezza del braccetto per farsi mungere in modo comodo, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">elegante</em> e piuttosto discreto. La quantità di latte, versata e valutata dalle macchine, modula anche la quantità di cibo di cui avranno  bisogno. Se ci sono problemi, per esempio una mastite, malattia piuttosto comune e ricorrente, il latte è deviato in altri recipienti e l&#8217;animale vedrà aprirsi il cancello dell’infermeria alla sua sinistra. Se tutto fila liscio, dopo la mungitura, le bufale fanno i loro bisogni, poi un piccolo spuntino e infine escono dal paddock. Possono  anche decidere per una seduta rilassante di massaggio e farsi spazzolare da enormi rulli che &#8211; in ragione di questi benedetti chip &#8211; si mettono in movimento al loro arrivo. Decidono dove, come e quanto spazzolarsi. Dopo la seduta, se è sera, vanno nel loro spazio privato di venticinque metri quadrati, e si distendono su un comodo materassino di gomma che  custodiscono con gelosia, mostrando rispetto e tutela per il loro benessere.<br />
Quando le luci diventano soffuse, trascolorando dal rosso fuoco al blu night, sprofondano in un  sonno tranquillo e profondo.<br />
Al mattino le bufale possono pascolare in quindici ettari disponibili. Con il caldo estivo si muovono  poco e a ogni ora possono  fare una doccia rinfrescante. In caso di gravidanza, godono di un permesso sindacale di tre mesi di astensione dal lavoro prima del parto, vivono allo stato brado,vanno  su e giù senza far nulla fino all&#8217;arrivo della figliolanza.<strong> ( <a title="autogestione bufale in repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/bufale-autogestione/bufale-autogestione.html" target="_blank">da repubblica.it</a>)</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Non è  fantascienza ma quanto ha dichiarato ed è riuscito a fare con le buone maniere il signor Antonio Palmieri, che ha<strong> </strong>investito mezzi e inventiva per rendere piacevolmente  produttive le  bufale del suo allevamento. &#8220;Il loro benessere garantisce la qualità del latte e, per proprietà transitiva, la mia mozzarella&#8230; Capii presto che le bufale non amano lo sporco e nella palude ci sguazzano se non ne possono fare a meno. Sono invece piuttosto educate, democratiche nella gestione della vita di mandria, delicate nell&#8217;utilizzo degli attrezzi che le fanno star bene. Non legano con chi è scorbutico: i mungitori per esempio hanno spesso fretta e le indispongono. L&#8217;uomo sa essere cattivo e quindi loro restituiscono pan per focaccia&#8221;.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="allevamento dell bufala in agricoltura24.com" href="http://www.agricoltura24.com/allevamento-della-bufala/p_1217.html" target="_blank"><strong>Pare che le bufale</strong> </a>primipare si adattino più facilmente al robot<strong>,</strong> mentre le pluripare meno ( e ti pareva che le più <em style="mso-bidi-font-style: normal;">vecchie</em> siano più indomite e diffidenti delle novità…). Inoltre con questo sistema sono meno soggette allo stress  della mungitura<strong> </strong>perché negli spazi tradizionali di mungitura, le femmine sono costrette a rimanere in fila, anche per ore, senza potersi muoversi nei recinti di attesa, dove spesso si creano gerarchie con fenomeni di dominanza tra gli animali.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Dopo una vita artificialmente più agiata, il destino di queste bufale è comune a quello delle altre, cioè vanno al macello. Suppongo non di spontanea volontà.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Non è una bufala. Che cosa ne pensate?</span></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Articoli correlati:</span></strong></span></p>
<p><a title="canta,canta la cicala in Skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/12/08/canta-canta-la-cicala/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Canta, canta la cicala.</span></strong></span></a></p>
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</span></span></p>
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		<title>La signora Gioconda</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 21:12:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Gioconda si chiamava così in onore della famosa opera del Ponchielli, tanto amata  da suo padre.  Sua madre era una donna molto bella ma forse anche un po’ agguerrita: ebbe infatti tre mariti. Rimasta vedova dei primi due, osò ripudiare il  terzo, che aveva preferito volar dietro ai commerci e alla bella vita, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gioconda </strong>si chiamava così in onore della famosa opera del Ponchielli, tanto amata <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>da suo padre.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Sua madre era una donna molto bella ma forse anche un po’ agguerrita: ebbe infatti tre mariti. Rimasta vedova dei primi due, osò ripudiare il <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>terzo, che aveva preferito volar dietro ai commerci e alla bella vita, e diventò un’abile amministratrice. Gioconda era la figlia tanto attesa, nata dall’ultimo matrimonio, ma ben presto divenne la<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>testimone dell’ennesima solitudine affettiva; ne pagò quindi le conseguenze con un’infanzia trascorsa sì nell’agio, ma anche in solitudine e in un <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>ruolo troppo stretto, dettato dalla società dell’epoca. Era figlia del suo tempo anche nella sottomissione alla volontà materna e nella precoce saggezza,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>frutto della rigida educazione che le fu impartita. L’intima sofferenza dell’anima spesso rende perspicaci: percepì sempre la colpa di esser figlia di un uomo, a lei descritto come ingrato, che le lasciò il nome e un vago ricordo.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Ma il suo più grande atto di ribellione consistette nel parlarne di rado.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">La sua giornata</strong> scorreva nell’alternanza di un rosario, lettura di libri, che uno zio le prestava di nascosto, e sporadiche visite a parenti. Ogni tanto si interrompeva per soffermare lo sguardo davanti a sé, verso le colline cosparse di aranceti che si intravedevano dalla finestra, in cerca di nuovi orizzonti. Forse ripeteva mentalmente qualche verso o inseguiva qualche pensiero ed emozione dentro di sé. Probabilmente gli stessi che non sfuggivano a quella bambina, nata nel suo stesso giorno<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ma circa sessant’anni più tardi, che riposava sul suo lettone e la osservava furtivamente, con discrezione. La piccola spostava poi lo sguardo verso i dolci profili del tondo della Sacra Famiglia, non a caso il quadro preferito di Gioconda. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">In età avanzata la signora non era bella, come dicevano fosse stata in gioventù, ma conservò </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>un sorriso dolcemente contagioso e una pronta ironia che la rendevano aggraziata ed interessante. Le stesse qualità che anni prima catturarono il cuore di un giovane, tanto ambito dalle ragazze del luogo. Lui aveva occhi azzurri, un sorriso sincero, un<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>portamento sicuro e un’aria distinta che non passavano inosservati. La notò e iniziò a scriverle dopo aver chiesto il permesso a sua madre. Tra i due iniziò una fitta corrispondenza con missive che<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>riassumevano gli impegni della giornata. Ogni lettera, sigillata da una promessa d’ amore e da una dichiarazione di fede nella Provvidenza, era accompagnata da una foglia d’edera in quelle di lui e da una rosellina o un fiore di campo in quelle di lei .Lo scambio epistolare si svolgeva grazie al fidato mulattiere o qualche fornitore che avvicinava la tata di Gioconda. Le giornate trascorrevano nella trepida attesa di quelle lettere,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>finchè furono annunciate le nozze. Un grande e atteso evento, cui parteciparono anche gli zii lontani, compreso quello che viveva a Londra. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Così Gioconda finalmente potè uscire da sola e iniziò a sperimentare l’amore e la vita, anche quando lui partì per la seconda volta per<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il fronte .Altre parole scritte custodivano un legame profondo che nessuna vicenda personale e storica poteva scalfire. Tra le due guerre ebbero sette figli ma sopravvissero solo le ultime quattro. Durante la seconda guerra lui fu richiamato alle armi, ma per poco tempo. Si ammalò,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>fu mandato a casa e ben presto decise di occuparsi anche dei tanti nipoti, rimasti orfani di entrambi i genitori. Gioconda, all’insaputa del marito che era al fronte, vendette il corredo ricevuto in dote e i gioielli di famiglia, che non indossava mai. Inoltre dovette cedere il suo appartamento al comando angloamericano, mentre aitanti giovanotti dormivano giù<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>nel deposito che, prima dello smantellamento, era riservato ai cani da caccia e agli attrezzi agricoli. Insieme alla cognata vigilava quando i soldati sbirciavano le ragazze più grandi, ostentando sorrisi maliziosi e smaglianti senza osare più di tanto. Le sue figlie erano ancora bambine e la più temeraria <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>un giorno osò dire “<em style="mso-bidi-font-style: normal;"> no meat (to) dogs, meat to me”</em> perché la fame si faceva sentire, più del freddo e della mancanza di abiti e scarpe. La spontanea “sfrontatezza” le procurò un piatto di polpette. Gli ufficiali<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>stimavano quelle donne energiche che in tempi difficili fronteggiarono in silenzio i lutti, le difficoltà e gli stenti della guerra, industriandosi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>come potevano tra figli piccoli da accudire, faccende domestiche<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e parenti sfollati dalla città colpita dai bombardamenti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Nell’atrio del portone montagne di divise e cappotti smessi giacevano a testimoniare giovani vite spezzate. Un giorno anche quei ragazzi partirono, lasciando l’eco di parole straniere e di risa sonanti. A Montecassino la storia interruppe il corso della loro vita. La guerra finì. La ditta, già caduta in bassa fortuna durante il fascismo, naufragò<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>insieme ai velieri dediti al commercio marittimo oltreoceano. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gioconda</strong> aveva il suo da fare quotidiano e acquisì senso pratico e determinazione, più per necessità che per scelta.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Con il marito si impose perché tutti i nipoti e le figlie studiassero, e possibilmente in scuole<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>pubbliche. Egli non si oppose per gli studi classici, teologici,tecnici e magistrali ma ebbe qualche resistenza per il liceo artistico in città dove poi iscrisse una delle figlie. Del resto anche uno zio era pittore e i suoi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>quadri di scene e cani da caccia ne erano testimonianza. Apparentemente distaccato, con quella figlia era in sintonia anche se<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la rimproverava perché troppo esuberante ed estroversa, perché andava sempre in bicicletta e giocava a tamburello meglio dei ragazzi del paese, che facevano a gara per sfidarla nel gioco e conquistarla in amore. Quella figlia straordinaria, formatasi in città, in seguito con ironia e sobrietà dimostrò che la vera libertà<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>non necessita né di conferme affettive né dei consensi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di una società all’epoca limitante, se non quelli della propria coscienza; preferì non sposarsi e trasmettere ad alunni e nipoti l’amore per le arti, il bello, la natura, il nuoto, la vita nella sue varie sfaccettature. E Gioconda, se si rammaricava per le sue mancate nozze, in fondo si compiaceva dell’<em style="mso-bidi-font-style: normal;">anticonformismo</em> di quella figlia, con la quale visse in simbiosi fino alla fine.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sin da ragazza</strong> <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>amava la musica e il canto, che le permettevano di interpretare emozioni sul fluire delle note. Anche in età avanzata si concedeva il lusso di andare ai concerti serali di Ravello con la figlia e la bambina, che<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>trascorreva le vacanze estive a casa sua. Per l’occasione indossava uno scialle e il vestito <em style="mso-bidi-font-style: normal;">buono</em>, poco difforme da quello solito, sempre a piccoli pois o fiorellini azzurri su fondo nero o blu. La bambina contemplava davanti a sé le sfumature violacee che univano mare e cielo nel crepuscolo. Poi congiungeva le stelle in disegni immaginari ispirati dalla musica . “ <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">La musica si ascolta ad occhi chiusi. Vibra dentro e trascina</em></strong>” e così si rannicchiava sotto il suo scialle. Rientravano a <em style="mso-bidi-font-style: normal;">notte fonda </em>con la 500 dalla capote abbassata. Talvolta cantavano, finchè la bimba si addormentava sul sedile posteriore, cullata dalle curve tortuose della costiera amalfitana.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Gioconda credeva. Chissà se per convinzione o bigottismo. Aveva comunque approfondito<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la dottrina .Ogni settimana contattava un prete per le messe da celebrare nella<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cappella, che divenne un punto di riferimento per tutto il vicinato, amici e parenti. La fede non le tolse mai il sorriso e la capacità di accettazione, anche quando dovette affrontare la lunga malattia del marito e lutti prematuri. Se la fede fu per lei un sostegno costante, invece la generosità divenne una regola di vita verso chi le chiedeva consiglio o si trovava in difficoltà e non osava domandare. Divideva quel poco che aveva. Un pacco di zucchero, pasta e caffè, a volte un piatto di frittelle di fiori di zucca, ortaggi appena raccolti nell’orto, accompagnati dall’immaginetta di qualche santo e Madonna, che di buon ora la bambina consegnava a persone sconosciute, percependo il significato di quel gesto da cordiali saluti e ringraziamenti o da sguardi tacitamente riconoscenti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">La sua casa</strong> era il ritrovo di tanti… delle figlie, dei nipoti, pronipoti<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e cognate/i partiti per le <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a title="che il signore vi conservi nel suo amore in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/12/11/%e2%80%9cche-il-signore-vi-conservi-nel-suo-amore%e2%80%9d/" target="_blank">missioni</a></strong>, per mare e terre lontane in cerca di fortuna nel dopoguerra, per scelta o vocazione. Quella casa era sempre aperta a tutti e la<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>porta non era mai chiusa a chiave. La domenica mattina gli uomini si riunivano per discutere di politica con suo marito, costretto a letto; di pomeriggio i<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>bambini giocavano in cortile fino a sera inoltrata, quando qualche mamma non li chiamava dal balcone. Allora la grande sala da pranzo si animava<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di donne, che improvvisavano la cena, e di uomini che rientravano dal lavoro. Intanto Gioconda ascoltava dai più piccoli il resoconto della giornata oppure organizzava con due figlie le attività di ricamo per la mostra di <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>beneficenza.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">La gente</strong> del paese andava periodicamente a farle visita .La bambina disponeva su un vassoio i bicchieri che poi portava camminando pian piano per timore di farli cadere. Offriva sciroppo di amarene, nocino, amaro di mirto o giulebbe di limone che aveva aiutato a preparare, selezionando i frutti migliori, filtrando e travasando più volte con garze sottili. Mentre giocava<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>con uno dei tanti gatti di casa, osservava gli occhi e i gesti degli ospiti. Ascoltava i loro aneddoti, racconti, i frammenti di saga familiare cercando di districarsi nella sua mente infantile tra gli intrecci genealogici, in cui spesso si smarriva, e di ricostruire logicamente<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la storia dei fatti e degli affetti .</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">In tarda età Gioconda usciva di rado ma a un rituale estivo non rinunciò mai. Ogni estate doveva fare sette, otto bagni<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>al mare. Quando la 500 gialla, con la capote sempre alzata, arrivava nel borgo marinaro, i vecchi pescatori uscivano dai <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><a title="una costa da accostare in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/08/13/una-costa-da-accostare/" target="_blank">munazeni</a></em></strong> e le andavano incontro per salutarla. Le ricordavano i figli, ormai uomini e perlopiù naviganti, e le presentavano le nuore e i nipoti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">La bambina rideva<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>quando assisteva ai preparativi per l’immersione in mare perchè Gioconda non indossava un normale<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>costume da bagno, ma una palandrana di cotone nero, lunga fino al ginocchio, abbottonata sul davanti e con le mezze maniche. Mutandoni neri ( una sorta di bermuda), completavano l’abbigliamento da spiaggia. Come riuscisse a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>galleggiare, era un mistero! Teneva il mento in alto e la testa diritta, cercando di non bagnare i capelli raccolti, e muoveva le mani in fuori per spostare leggermente l’acqua. Si beava<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>nel mare<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>limpido e fresco sotto i costoni rocciosi ed esortava la bambina a tenersi a distanza, forse perché temeva di bere o di affondare trascinata giù dalla pesante palandrana. La piccola <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>la precedeva, nuotava sott’acqua fingendo di cercare conchiglie e stelle marine sul fondale. In realtà era incuriosita da quella specie di elegante manta nera che avanzava lentamente . </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Un giorno un anziano pescatore volle portarle in barca a remi . La superba costa alta che si stagliava nel cielo terso, le acque cristalline e la nostalgia indussero Gioconda a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>rivivere un passato ormai remoto nella rievocazione ironica di <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a title="paese che vai ville che trovi in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/08/15/paese-che-vai-ville-che-trovi/" target="_blank">famiglie e personaggi</a></strong>, che con i loro soprannomi e aneddoti popolano la storia di ogni paese.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">L’estate</strong> trascorreva placidamente tra persiane socchiuse per mantenere un po’ di fresco nell’antica casa durante la siesta pomeridiana. La bambina giocava tra le ante a specchio dell’armadio: si divertiva a congiungerle quanto più poteva per vedere la propria immagine riflessa per decine di volte, all’infinito. Correva alla finestra non appena sentiva suonare il campanello, sperando di dover calare giù il cestino. Aveva imparato, dopo qualche disastro, a mollare pian piano la corda arrotolata e a tirarla su ancor più lentamente per non farla oscillare e rovesciare<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la bottiglia di latte fresco che una vicina consegnava ogni sera. Altri passatempi consistevano nella preparazione di infusi di erba e petali di fiori nell’alcool per ottenere miscele colorate o nell’usare il macinino per tritare i chicchi di caffè. Appena poteva, sgattaiolava con il cane in giardino per andare su una bicicletta sgangherata e giocare con i cugini, contendendo poi l’amaca per riposarsi. Ma il divertimento più grande era nell’orto: trascinava<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>a fatica la pompa lungo il viale e poi innaffiava tutto. Bagnata e sporca di terra, fiera rientrava in casa portando un cesto pieno di pomodori, basilico, prugne ammaccate, trovate in terra, e fiori freschi recisi maldestramente (…tanto i santi non avrebbero notato questo particolare). Gioconda non la sgridava ma l’ aiutava a ripulirsi. Se invece era esausta per una giornata trascorsa al mare, alle prodezze domestiche la bambina preferiva il riposo sul lettone e, dietro un giornalino, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>spiava sottecchi . Lei stava seduta al tavolo tondo intarsiato mentre lavorava all’uncinetto; all’improvviso con tono teatrale improvvisava uno spiritoso dialogo con il<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Signor Gatto di turno che partecipava miagolando, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">fuseggiando</em> e spingendo la testa sotto la sua mano per farsi accarezzare. Entrambi alludevano<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>alla bambina e le facevano<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>capire che l’avevano scoperta. Nell’ultimo periodo interrompeva il lavoro, stava immobile e osservava in silenzio davanti a sè. Forse si smarriva in una preghiera, un ricordo o un presentimento…</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><em><strong><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>La Signora Gioconda capiva più di quanto non desse a vedere, non si adirava mai e quando doveva dire qualcosa di importante o serio, affrontava con indiretta ironia l’argomento, ricorrendo a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>metafore, aneddoti e domande. Con la sua presenza trasmetteva una serena fermezza e con la sua compostezza un<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>apparente distacco dalle umani passioni. </strong></em></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Pareva che vivesse in un mondo suo, dipinto dalla garbata gentilezza, da una taciuta<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>forza d’animo, dalla coerenza e fede ai principi, dalla discreta e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>pudica ritrosia ad esternare impulsivamente le emozioni più forti e i pensieri più profondi.</strong></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Un mondo fermo ed immutabile nel tempo, in una casa senza orologi. Tempo scandito dai fiori di stagione e tralci d’edera raccolti in giardino, dai racconti, dai quadri, dai mobili, dagli affetti. </strong></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><em><strong>Un mondo di radici mai strappate che mi appartiene, come il patrimonio interiore di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cose semplici e belle che mi ha donato nonna Gioconda. </strong></em></span></span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Festa della Mamma 2009</span></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Articoli correlati:</span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="m come mamma in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/08/09/m-come-mamma/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">M…come mamma</span></a></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff6600;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="quando in skip blog" href="http://http://www.skipblog.it/2009/03/29/quando/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Quando… ( a mia madre)</span></a></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff6600;"> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="i figli sono le ancore nella vita di una madre in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/06/01/i-figli-sono-le-ancore-della-vita-di-una-madre-sofocle/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">I figli sono le ancore nella vita di una madre (Sofocle)</span></a></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff6600;"> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="memorandum di una madre di figli adolescenti" href="http://www.skipblog.it/2009/02/16/memorandum-di-una-madre-di-figli-adolescenti/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Memorandum di una madre di figli adolescenti</span></a></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff6600;"> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="omaggio ad oriana fallaci in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/06/14/omaggio-ad-oriana-fallaci/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">Omaggio a Oriana Fallaci.</span></a></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff6600;"> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="la pastiera in skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/12/04/la-pastiera/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">La pastiera</span></a></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #ff6600;"></span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sformato di riso  con carciofi.</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 07:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[carciofi]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>
		<category><![CDATA[riso]]></category>
		<category><![CDATA[sformato di riso]]></category>

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		<description><![CDATA[  Confesso che attualmente non mi dedico molto alla cucina, o meglio, faccio una sorta di tour de force ai fornelli, soprattutto la domenica. In breve, quando preparo il pranzo della domenica, cucino per i giorni successivi qualcosa al forno o  contorni di verdure, che saranno prontamente  immolati al sacro microonde e  lascio  l’insalata pulita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Confesso che attualmente non mi dedico molto alla cucina, o meglio, faccio una sorta di tour de force ai fornelli, soprattutto la domenica. In breve, quando preparo il pranzo della domenica, cucino per i giorni successivi qualcosa al forno o <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>contorni di verdure, che saranno prontamente <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>immolati al sacro microonde e <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>lascio <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>l’insalata pulita in frigo per tamponare quell’appetito famelico, che languorino non è,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di quando si torna a casa <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>abbagliati dalle stelline della pressione bassa che inducono a sbranare qualsiasi cosa, gatto miagolante compreso… </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="mso-spacerun: yes"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">La seguente ricetta è un piatto unico, sostanzioso, ipercalorico,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ideale da lasciar pronto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Mi scuso, ma per <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>le dosi mi regolo ad occhio. È necessario cuocere <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>una quantità di riso sufficiente a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>foderare due volte la teglia che s’intende utilizzare. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="COLOR: #ff6600"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #ff6600;">Ingredienti</span></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Riso (di solito uso il parboiled)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">8-10<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>carciofi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">olio di oliva</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">aglio</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">prezzemolo</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">una cipolla </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">brodo vegetale </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">parmigiano grattugiato</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">mozzarella a dadini</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">prosciutto crudo tagliato a fette sottili</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">2-3 confezioni di panna da cucina da 200ml ciascuna</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">burro</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">pangrattato</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Pulire i carciofi e circa 4 cm<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di gambo. Lavarli in acqua <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>acidulata con <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>limone per non scurirli .Utilizzare solo <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>i cuori dei carciofi, cioè la parte più interna e tenera., tagliata a spicchi. Procedere poi <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><em style="mso-bidi-font-style: normal">al loro affogamento</em> <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>in<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>abbondante olio d’oliva , dopo avere imbiondito 3 spicchi d’aglio a fuoco medio. Aggiungere <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>il sale, una bella manciata di prezzemolo e un po’ di acqua per non farli asciugare troppo. Coprire con un coperchio e lasciarli cuocere <em style="mso-bidi-font-style: normal">affogati</em>. I carciofi devono disfarsi completamente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">A parte preparare un po’ di brodo vegetale .</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">In un’altra pentola , dal fondo ben largo, soffriggere <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>nel burro la cipolla tritata finemente. Aggiungere e fare tostare<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il riso, mescolando con un cucchiaio di legno per non farlo attaccare. Versare un po’ alla volta il <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>brodo vegetale bollente e continuare a mescolare finchè il riso non<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>è cotto al dente e ha assorbito il brodo. Lasciarlo intiepidire. Mantecare<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>il riso con<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>parmigiano grattugiato e panna da cucina in modo da non risultare troppo asciutto ( altrimenti aggiungervi ancora un po’ di panna).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Imburrare una teglia da forno e cospargerla di pangrattato. Mettere sul fondo uno strato di riso, quindi il ripieno a strati e , nell’ordine, prima i carciofi ( sughetto compreso), poi la mozzarella tagliata a dadini e sopra le fette di prosciutto crudo. Ricoprire infine con uno strato di riso costellato di  fiocchetti di burro e una spolverata di pangrattato. Lasciare cuocere a 200°C, finchè non si forma una crosta dorata <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>in superficie. Lasciar riposare prima di servire.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><em style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Avrete pochi piatti da lavare, ma in compenso una scorta di calorie .</span></span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><em style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il vero Skip</title>
		<link>http://www.skipblog.it/2009/03/20/il-vero-skip/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 23:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza cani randagi nel Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[randagismo]]></category>
		<category><![CDATA[skip]]></category>

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		<description><![CDATA[   Nel 2002 decisi di adottare un cucciolo dopo avere vagliato   l’aggravio di tempo ed energie che avrebbe richiesto. Il cane è cane, non  è un figlio, ma entra comunque a far parte della famiglia. Skip è un bastardino di media taglia, un incrocio tra uno  spinone e un barbone. Insieme ad una decina di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2009/03/100_0360.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1499" title="100_0360" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2009/03/100_0360-300x277.jpg" alt="100_0360" width="300" height="277" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> <span style="color: #000000;">Nel 2002 decisi di adottare un cucciolo dopo avere vagliato   l’aggravio di tempo ed energie che avrebbe richiesto. Il cane è cane, non <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>è un figlio, ma entra comunque a far parte della famiglia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Skip è un bastardino di media taglia, un incrocio tra uno <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>spinone e un barbone.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Insieme ad una decina di compagni di sventura, fu sequestrato ad un tizio che li teneva chiusi al buio e in condizioni igienico- sanitarie non adatte. Durante una visita al canile avevo notato uno spinone marrone e dei cagnetti molto vispi che scorrazzavano in un recinto. Mi piacquero subito ma la signora del canile mi spiegò che si stavano abituando gradualmente sia alla luce che a rapportarsi con l’uomo, in quanto cresciuti in totale abbandono. Esclusi la possibilità di adottarne uno perché avevo due figli piccoli e non sarebbe stato prudente prendere un cane adulto, poco avvezzo all’uomo e per di più in casa. Già a volte era difficile dirimere i bisticci e addomesticare i figli… non osavo immaginare che cosa poteva succedere con un cane un po’ selvatico. La signora aggiunse che tra tutti quei cani sequestrati c’era anche un cucciolo. Andai a vederlo. Aveva circa dieci giorni. La mamma era di taglia<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>piccola, col pelo biondo<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>un po’ mosso come le altre cagnette. In cuor mio decisi all’istante, ma mi riservai di dare una risposta insieme al consorte e ai figli perché potevamo scegliere altri cuccioli, nati nel canile. Tutti fummo conquistati da quel batuffolo rosso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Una volta svezzato, dopo circa un mese, ci avrebbero avvisati per andare a prenderlo. La telefonata arrivò dopo solo due settimane. Ci scervellammo a lungo sul nome da dare al nuovo membro della tribù. Impresa non facile. Idefix, Napoleone, Cesare, Zazù, Rox &#8230;finchè mi venne in mente il titolo del film <em style="mso-bidi-font-style: normal">Il mio cane Skip</em>. Skip, suonava bene. Skip è un nome breve, squillante, facilmente recepibile…dà l’idea di salto, <em style="mso-bidi-font-style: normal">zumpo</em>. Fu aggiudicato il nome Skip. Il giorno dopo a me e mio figlio si accodò <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>pure il nonno e un po’ emozionati andammo in processione al canile. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal">Non</strong> era più come lo ricordavamo. La signora mi porse <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>una palla di pelo rosso che a stento riuscivo a trattenere in braccio e subito iniziò<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>a scodinzolare, a leccare la mano, ad alzare la zampotta, che faceva presagire una taglia sicuramente non piccola. Mater semper certa est, pater <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>numquam ( la madre è sempre certa, il padre mai) dicevano gli antichi. Intuii che il padre doveva essere lo spinone, l’unico cagnone del gruppo. Giunti a casa, ci fu lo storico incontro con le due tigri che con Skip avevano in comune solo la provenienza. Dal canile lui e dal gattile loro. </span><a title="Ode al gatto in Skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/08/31/ode-al-gatto/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>I miei gatti</strong> </span></a><span style="color: #000000;">non avevano mai visto un cane. Il cane non conosceva i gatti e fiducioso zompettò <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>verso le belve spodestate. La loro immediata reazione fu una solenne soffiata, inarcata di coda e balzo su un mobile sul quale rimasero appollaiati per circa una settimana, scendendo solo di notte o quando la cosa rossa movente non era nei paraggi. Skip era più piccolo dei gatti, ma di corporatura più <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>robusta e baldanzoso nei movimenti Il famelico Tigro, pur di non rinunciare alla pappa, imparò presto a mantenerlo a distanza, soffiando e artigliando. </span><a title="Arriva Natale in Skip blog" href="http://www.skipblog.it/2008/12/20/arriva-natale/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>Gri Gri</strong> </span></a><span style="color: #000000;">invece ne era incuriosita. Lo seguiva da lontano oppure lo osservava dall’alto, finchè un giorno inavvertitamente si scontrò con il nuovo arrivato, che usciva <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>trotterellando dalla cucina Il cane, sorpreso, si fermò intimorito e si accucciò, come aveva ben presto imparato quando incrociava il signor <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Gatto. Gri Gri invece, con mia sommo stupore, non scappò via. Si sedette guardinga di fronte a lui. Stettero fermi a guardarsi per qualche minuto. Lui con le orecchie basse e lei con le orecchie ben alzate, finchè <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>la gatta con nonchalance se ne andò. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal">Da</strong> cucciolo<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Skip dormiva in una cesta ai piedi di una cassapanca. Quella notte Gri Gri lo annusò mentre dormiva , salì sulla cassapanca e lì si addormentò. Così fece in seguito: la gatta lo vegliava. Forse aveva capito che era piccolo e innocuo e il suo istinto materno vinse la diffidenza .</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Sono diventati compagni di gioco e di malefatte. Un’allegra associazione a delinquere. Ancor oggi lei si acquatta sulla sedia per allungare una <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>zampa sull’ignaro amico che passa e si guarda intorno senza capire. C’è stato un periodo in cui i miei figli hanno subito sgridate ingiuste per le carte di caramelle o cioccolatini che trovavo sul divano o sotto il tappeto. Un pomeriggio, mentre guardavo la tv, sentii un rumore sulla credenza. Gri Gri spingeva una caramella con la zampa, giù verso il cane che, scodinzolando, stava in trepida attesa. Skip prontamente la ingoiò.La gatta continuò. Questa volta lui riuscì a scartarla e lei, come un pattinatore di hokey su ghiaccio, con l’involucro improvvisò uno slalom sul pavimento del salotto, finchè lo portò trionfalmente in bocca sul divano. Quando osò tornare alla carica del porta bon bon fu paralizzata dal mio inatteso, urlato e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>solenne “scendi giù” e si defilò di corsa. Occhio che non vede, cuore che non desidera: da quel giorno chiusi a chiave i dolci. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Ormai Skip ha 7 anni e i gatti quasi 9. Sono un po’ le<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mie ombre, silenziose e sempre presenti .Nei <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>miei momenti di stasi mi raggiungono, l’una per accoccolarsi <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>sui miei piedi e l’altro, porgendo il muso, per una carezza .</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 6pt 0cm; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">In effetti ho continuato un po’ la tradizione di famiglia: “mio nonno allevava setter inglesi,bracchi tedeschi, pointer e spinoni italiani per andare a caccia nelle varie regioni italiane. Quando gli anni e lo stato di salute lo costrinsero a stare in casa, preferì adottare cani meticci e abbandonati insegnando a me e ai miei cugini a familiarizzare con loro, a capirne l’indole e il linguaggio…che è universale a prescindere dalla provenienza e dal pedigree” ( da </span><a title="Dog pride in Skip blog" href=" http://www.skipblog.it/index.php?s=dog+pride" target="_blank"><strong><span style="color: #ff6600;">Dog Pride</span></strong></a><span style="color: #000000;">) .</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;">Ogni cane aveva una sua storia e ha condiviso<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>parte della nostra vita in un rapporto quasi simbiotico con noi. Quanti ricordi e aneddoti sono legati a quei cani e soprattutto a Dusky che ebbi in regalo al mio decimo compleanno dopo anni di suppliche e solo dopo un mio deciso sciopero della fame.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal">Il cane</strong> è vittima dell’abbandono, dell’incapacità dell’uomo di accudirlo o educarlo. La tragedia avvenuta in Sicilia ne è conferma. Che si accertino le responsabilità di chi ha ignorato o sottovalutato la pericolosità del branco di cani randagi. Solo quando ci sono vittime innocenti si provvede. Perchè nel Mezzogiorno non esistono strutture adeguate? E’ questione di fondi non richiesti o mal gestiti o mancanza di senso civico e inosservanza di leggi? Chi ha consentito che si formassero generazioni e <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>torme di randagi, che<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>affamati hanno cercato di sopravvivere sbranandosi anche tra loro, incattivendosi perché ridotti allo stremo o costretti in luoghi non idonei? Chi ha controllato le loro condizioni di vita? Perché mantenere <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>decine di <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>cani non è certamente facile. Sicuramente ci sono problemi più gravi e urgenti da risolvere, ma anche questo è un problema del quale ci si rende conto solo quando diviene un’emergenza perché pregiudica l’incolumità o la vita delle persone. Non è colpa dei cani se in seconda o <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>terza generazione si sono inselvatichiti. Le responsabilità sono di chi ieri ha preferito ignorare il fenomeno del randagismo e le segnalazioni e oggi gioca a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>scaricabarile. È troppo tardi per recuperare quelle bestie. Impossibile ridare la vita a quel bambino. È una grave </span><a title="istituzioni latitanti su randagismo" href="http://www.asca.it/news-CANI_RANDAGI__ANIMALISTI__NON_ESISTONO__KILLER__MA_ISTITUZIONI_LATITANTI-816329-ORA-.html" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>inadempienza</strong></span></a><span style="color: #000000;"> non aver prevenuto la tragedia.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong><em>Skip poteva diventare uno di quei cani. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Il mio nickname <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>è un segno di riconoscenza al mio amico Skip.</em></strong></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><em style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Articolo correlato:</span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 11.25pt"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a title="bastardi si nasce o si diventa ? di Skip in Poca Cola blog" href="http://www.pocacola.com/2008/03/07/bastardi-si-nasce-o-si-diventa/" target="_blank">Bastardi si nasce o si diventa?</a> ( pubblicato in Poca Cola)</span></span></span></strong></p>
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		<title>Arriva Natale&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 19:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[presepe]]></category>

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		<description><![CDATA[                                                                                 Nonostante le buone intenzioni dei primi giorni di dicembre, finalmente ieri ho finito di preparare presepe ed alberello creando un po&#8217; di atmosfera natalizia senza ridurmi alla vigilia di Natale. Effetto di un ultimatum, che mi sono imposta perché da anni, pur riproponendomi sin dall’Immacolata di adempiere ai rituali natalizi, spesso e volentieri per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="alignleft size-medium wp-image-875" title="grigri" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2008/12/grigri-300x224.jpg" alt="grigri" width="220" height="169" />                                                                               </p>
<div></div>
<p><span style="font-family: mceinline;"></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;">Nonostante le buone intenzioni dei primi giorni di dicembre, finalmente ieri ho finito di preparare presepe ed alberello creando un po&#8217; di atmosfera natalizia senza ridurmi alla vigilia di Natale. Effetto di un ultimatum, che mi sono imposta perché da anni, pur riproponendomi sin dall’Immacolata di adempiere ai rituali natalizi, spesso e volentieri per intere settimane gli addobbi giacevano inerti sul pavimento del salotto in attesa di essere disimballati. Addirittura un anno, poiché partivamo a Santo Stefano prevedendo di rientrare il giorno precedente l’Epifania, ho bypassato <em style="mso-bidi-font-style: normal">l’allestimento natalizio comandato</em>, con un po’ di senso di colpa per la cronica indolenza prefestiva.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;">Quest’anno<span style="mso-spacerun: yes">  </span>ho rinnovato il presepe. O meglio, l’ho ridotto ai minimi termini con statuine giganti, che richiamano un po’ quelle antiche, acquistate dal consorte. Una bella Sacra Famiglia che troneggia su un tavolino, circondata <span style="mso-spacerun: yes"> </span>da una stella di Natale e da qualche ramo di abete e di agrifoglio. Mi spiace non poterlo fare come sempre, utilizzando la base napoletana doc di <a title="San Gregorio Armeno a Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Via_San_Gregorio_Armeno" target="_blank">San Gregorio Armeno</a> e<span style="mso-spacerun: yes">  </span>tutto l’occorrente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes"> </span>Colpa anche della gatta se da qualche anno rinvio i preparativi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;">I gatti sono animali imprevedibili. <span style="mso-spacerun: yes"> </span>Apparentemente non ci sono mai mentre prepari l’albero e collochi le statuine cercando di creare un’equilibrata armonia di colori e di forme. Ma dopo l’impegno serale dell’intera tribù, adunatasi al completo per <span style="mso-spacerun: yes"> </span>discutere di logistica delle palle e delle luci, immancabilmente trovavo i rami bassi dell’alberello completamente spogli. Gli addobbi giacevano<span style="mso-spacerun: yes">  </span>sotto il tappeto o in angoli del salotto, probabilmente dopo avere rotolato a lungo. Qualche anno fa ci fu una strage di decori di paglia e un’ecatombe <span style="mso-spacerun: yes"> </span>di pastori. Tutti &#8211; dico tutti &#8211; comprese le pecore, rigorosamente coricati, abbattuti. Opera della gatta. Il gatto <a title="gatti di Skip" href="http://www.skipblog.it/index.php?s=ode+al+gatto&amp;sbutt=Go" target="_blank">Tigro</a> è troppo pigro per queste imprese. Gri Gri invece è intraprendente e molto furba. Non so se capisca o, semplicemente dal tono di voce, intuisca che è il momento di filare via. Quando trovai il muschio sparso sul pavimento, alzando lo sguardo la colsi in flagrante con un alberello del <span style="mso-spacerun: yes"> </span>presepe in bocca e, al mio perentorio invito di mollare la preda, pensò bene di rispondere non con una veloce fuga, ma con un salto sulla credenza, portando in salvo il suo trofeo. Da lì <span style="mso-spacerun: yes"> </span>continuava a puntare il presepe con occhi sempre più gialli e grandi, pronta a deltaplanarci su. In casa non combina molti disastri. Li concentra tutti nel periodo di Natale. </span></span></p>
<div></div>
<p><span style="font-family: mceinline;"></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span style="FONT-SIZE: 10pt; COLOR: black"><span style="font-family: Times New Roman;">Le ho parlato telepaticamente con uno sguardo inequivocabile di sfida, dicendole che se quest’anno assalta le statuine giganti, la ridurrò a manicotto dei re Magi. Mi sorprende la sua capacità di prendermi alla lettera. Stamattina il presepe era intatto. In compenso lo spiritello felino<span style="mso-spacerun: yes">  </span>ha sparpagliato qualche pallina dell’albero per le stanze di casa e, pur di portare a buon fine le sue scorribande notturne, ha imparato ad aprire la porta del salotto.<span style="mso-spacerun: yes">  </span> <img src='http://www.skipblog.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </span></span></p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">  </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ode al gatto.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 17:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
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		<category><![CDATA[gatti]]></category>
		<category><![CDATA[Neruda]]></category>
		<category><![CDATA[ode al gatto]]></category>

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		<description><![CDATA[I gatti sono regalmente eleganti e misteriosi, istintivi, scelgono chi amare e non dipendono da nessuno. Semplici nei loro bisogni primari ma eternamente cuccioli nell’ entusiasmo e curiosità, affascinanti quando ci osservano e sembrano capire. Interlocutori attenti, muti eppur presenti, abitudinari ma non facilmente addomesticabili . Un gatto è un gentiluomo. Sotto quel pelo morbido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2008/08/tigro-e-gri-gri.jpg"><img class="size-full wp-image-544  aligncenter" title="tigro-e-gri-gri" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2008/08/tigro-e-gri-gri.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<h3 class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Times New Roman;">I gatti sono<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>regalmente eleganti e misteriosi, istintivi, scelgono chi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">amare</em> e non dipendono da nessuno. Semplici nei loro bisogni primari ma eternamente cuccioli nell’ entusiasmo e curiosità, affascinanti quando ci osservano e sembrano capire. Interlocutori attenti, muti eppur presenti, abitudinari ma non<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>facilmente addomesticabili .</span></strong></h3>
<h3 class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></strong></h3>
<h3 class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">Un gatto è un gentiluomo. Sotto quel pelo morbido si trova ancora uno degli spiriti più liberi del mondo</em> ( Eric Gurney ) perché <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Non è facile conquistare l&#8217; amicizia di un gatto. Vi concederà la sua amicizia se mostrerete di meritarne l&#8217; onore, ma non sarà mai il vostro schiavo.</em> (Théophile Gautier )</span></span></span></strong></h3>
<h3 class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"></h3>
<h3 class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></span></h3>
<h3 style="margin: auto 0cm;"><strong><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ode al gatto <em>di Pablo Neruda</em></span></span></span></strong><a href="http://sebastiano.mantissa.it/poegatti/testi/neruda.htm"><span style="color: windowtext;"><span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></span></a></h3>
<address><span style="color: #000000;"><strong>Gli animali furono<br />
imperfetti, lunghi<br />
di coda, plumbei<br />
di testa.<br />
Piano piano si misero<br />
in ordine,<br />
divennero paesaggio,<br />
acquistarono nèi, grazia, volo.<br />
Il gatto,<br />
soltanto il gatto<br />
apparve completo<br />
e orgoglioso:<br />
nacque completamente rifinito,<br />
cammina solo e sa quello che vuole.</strong></span></address>
<address> </address>
<address><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span><span style="color: #000000;"></span></p>
</address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>L&#8217;uomo vuol essere pesce e uccello,<br />
il serpente vorrebbe avere le ali,<br />
il cane è un leone spaesato,<br />
l&#8217;ingegnere vuol essere poeta,<br />
la mosca studia per rondine,<br />
il poeta cerca di imitare la mosca,<br />
ma il gatto<br />
vuole essere solo gatto<br />
ed ogni gatto è gatto<br />
dai baffi alla coda,<br />
dal fiuto al topo vivo,<br />
dalla notte fino ai suoi occhi d&#8217;oro.</strong></span></address>
<address> </address>
<address> </address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>Non c&#8217;è unità</strong></span></address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>come la sua,</strong></span></address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>non hanno<br />
la luna o il fiore<br />
una tale coesione:<br />
è una sola cosa<br />
come il sole o il topazio,<br />
e l&#8217;elastica linea del suo corpo,<br />
salda e sottile, è come<br />
la linea della prua di una nave.<br />
I suoi occhi gialli<br />
hanno lasciato una sola<br />
fessura<br />
per gettarvi le monete della notte.</strong></span></address>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<address><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></address>
<address> </address>
<address> </address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>Oh piccolo<br />
imperatore senz&#8217;orbe,<br />
conquistatore senza patria,<br />
minima tigre da salotto, nuziale<br />
sultano del cielo<br />
delle tegole erotiche,<br />
il vento dell&#8217;amore<br />
all&#8217;aria aperta<br />
reclami<br />
quando passi<br />
e posi<br />
quattro piedi delicati<br />
sul suolo,<br />
fiutando,<br />
diffidando<br />
di ogni cosa terrestre,<br />
perché tutto<br />
è immondo<br />
per l&#8217;immacolato piede del gatto.</strong></span></address>
<address><span style="color: #000000;"><br />
</span></address>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<address> </address>
<address> </address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>Oh fiera indipendente<br />
della casa, arrogante<br />
vestigio della notte,<br />
neghittoso, ginnastico<br />
ed estraneo,<br />
profondissimo gatto,<br />
poliziotto segreto<br />
delle stanze,<br />
insegna di un irreperibile velluto,<br />
probabilmente non c&#8217;è<br />
enigma nel tuo contegno,<br />
forse sei mistero,<br />
tutti sanno di te ed appartieni<br />
all&#8217;abitante meno misterioso,<br />
forse tutti si credono<br />
padroni,<br />
proprietari, parenti<br />
di gatti, compagni,<br />
colleghi,<br />
discepoli o amici<br />
del proprio gatto.</strong></span></address>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<address><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></address>
<address> </address>
<address> </address>
<address><span style="color: #000000;"><strong>Io no.<br />
Io non sono d&#8217;accordo.<br />
Io non conosco il gatto.<br />
So tutto, la vita e il suo arcipelago,<br />
il mare e la città incalcolabile,<br />
la botanica,<br />
il gineceo coi suoi peccati,<br />
il per e il meno della matematica,<br />
gl&#8217;imbuti vulcanici del mondo,<br />
il guscio irreale del coccodrillo,<br />
la bontà ignorata del pompiere,<br />
l&#8217;atavismo azzurro del sacerdote,<br />
ma non riesco a decifrare il gatto.<br />
Sul suo distacco la ragione slitta,<br />
numeri d&#8217;oro stanno nei suoi occhi.</strong></span></address>
<p><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
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		<title>Mea culpa (prima parte: l&#8217;infanzia)</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 07:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Skip</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[genitorialità]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto figli e genitori]]></category>

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		<description><![CDATA[Ah, nessuno insegna a fare il genitore! Lo si diventa così, più o meno volutamente, ma una cosa è appagare il naturale desiderio di maternità e paternità,altra cosa è fare il genitore. In effetti parlo per esperienza mia personale che però ho riscontrato esser comune a tanti. Quando si diventa biologicamente genitori non si pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Times New Roman;">Ah, nessuno insegna a fare il genitore! Lo si diventa così, più o meno volutamente, ma una cosa è appagare il naturale desiderio di maternità e paternità,altra cosa è fare il genitore. In effetti parlo per esperienza mia personale che però ho riscontrato esser comune a tanti. Quando si diventa biologicamente genitori non si pensa a tutto ciò:si è troppo impegnati in una sorta di narcisistico compiacimento a contemplare il primogenito, rivendicato nella somiglianza fisica e caratteriale da chi parla aggiornando in soliloqui il pubblico, inizialmente interessato poi magari esasperato, sulle fasi di crescita e sui normali progressi del neonato, vissuti come eccezionali. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Finchè</strong> il bambino è piccolo, condiziona soltanto coi suoi ritmi .Sin dall’inizio fa capire che sarà cosa ardua accudirlo, soprattutto se non dorme la notte perché ha l’orologio biologico da sincronizzare. Con istintiva dedizione i neogenitori non desistono e, assonnati e barcollanti come zombi dopo nottate insonni, continuano a svolgere il rituale di un corretto allevamento della prole dettato da manuali di pedagogia e dall’onnisciente mammà perché il bebè cresca sano, forte e vivace .Col passar del tempo cercano di sopravvivere …eh già!<br />
Il bebè mette a dura prova la pazienza della coppia , che spesso deve limitare la vita sociale e le uscite serali un po’ perché siffatte mansioni stancano, un po’ perché sente il bisogno e il piacere di starsene a casa col piccolo, soprattutto se di giorno è affidato ad una baby sitter. <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La pazienza è la virtù dei forti</em>… soprattutto quando il bebè non mangia ma trattiene per un’ ora la pappa in bocca a mò di criceto.e la mammina si strema a furia di mimare l’aeroplano che vooooolaaaa o l’automobilina di papi che entra nel garage, nella speranza che deglutisca (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">mentre in cuor suo avrebbe l’incoffessata voglia di stringergli le narici e farlo boccheggiare</em></strong>).A nulla serve lasciarlo a digiuno illudendosi che, affamato, reclami il cibo, se non ad alimentare sensi di colpa nella genitrice che si sente madre snaturata ed irresponsabile ( <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">e guai se lo venisse a sapere la supermatronissima suocera !</em></strong>). Quando finalmente il cucciolo d’uomo ha mangiato tre cucchiaiate di pappa, perché il resto è spiaccicato tutto intorno, è quasi ora di cena. La neomamma si prepara per il rientro del capotribù, invocando il genio di Mastro Lindo e inveendo contro la pubblicità ingannevole . </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Il paterfamilias</strong>, stanco della giornata lavorativa, il più delle volte esordisce con : “<em>Ciao cara, tutto bene? Come sta il mio piccoletto?</em>” “<em>Si caro,tutto bene!”</em> E lui, il piccoletto, si esibisce in una serie di gorgheggi festosi che seducono entrambi. Intanto da sposina bradipescamente ammaliante, la mamma si sveltisce istericamente, s’organizza calcolando i minuti necessari per conciliare i rari appuntamenti dal parrucchiere e dall’estetista con le esigenze del bebè .Il suo orologio biologico ha un’accelerata che la rende ansiosa di riuscire a fare tutto. Rinuncia a preparare manicaretti, torte e cenette ma diventa esperta nel preparare piatti sbrigativi grazie alla santa pentola a pressione e al beatissimo microonde, per avere più tempo libero per sé. Non ha ancora capito che più diventa efficiente, più avrà da fare. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small; color: #000000; font-family: Times New Roman;">Diviene una <em>multi task</em> ambulante e ipercinetica … anche quando porta per ore a passeggio il piccolo, sperando che si stanchi, corre freneticamente e si consola pensando che almeno la salutare passeggiata le abbia fatto perdere qualche etto del sovrappeso accumulato in gravidanza e per i pasti trangugiati ad opera di mammà o in piedi davanti al frigo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Più tardi</strong> il piccolo inizia a gattonare e a scoprire &#8211; chissà perché &#8211; innanzitutto le cose più pericolose che possono esserci in una casa: prese elettriche in cui si divertirebbe a infilar le dita se non fosse fermato da un ululato <strong>“NO”</strong>, il water dove poter fare sguazzare i giocattoli, con sommo gaudio dell’idraulico che per pietà fa tariffe da abbonamento per sturare i tubi, i fornelli perché il clic clic dell’accensione automatica lo intrigano ; poi, consolidandosi sulle gambette, inizia a camminare e ad arrampicarsi. All’ improvviso sta seduto trionfante su un tavolo, intento a giocare con le caramelle di un porta bon bon situato là sopra …così taaaaaaaante , belle e colorate da volerle ingoiare con la carta. Si esercita a stare in piedi nel seggiolone e sul passeggino dopo aver buttato all’aria calzini e scarpette divenendo un appartenente alla tribù dei piedi nudi. Il novello Speedy Gonzales s’ intrufola dappertutto: negli armadi, sotto i letti, nel ripostiglio. Esplora il mondo circostante col quale si sente un tutt’uno: solo così scopre ed impara. Impara, per esempio, che tutto ha un suono, e poco importa se rompe i timpani di chi è nei paraggi…le pentole, i piatti e i giochini che lascia cadere di continuo . </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">S’accorge </strong>che anche lui emette suoni diversi, dai dolci trilli, pronunciati all’orsacchiotto al quale sorride allegramente, alle urla selvagge, qualora sia contrariato . Insomma l’ adorabile figlio dà conferma che sarà un’impresa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">“addomesticarlo”</em> e la mater amabilis si assuefa sempre più alla sua creatura, inconsapevole dell’incipiente sua metamorfosi. Di rado percepisce le sue grida e lo lascia scorrazzare in attesa di captare il primo sbadiglio di stanchezza nella speranza che cada in un sonno ristoratore…per entrambi . Il Papà condivide amorevolmente le gioie del piccolo e lo accudisce di sera o nel tempo libero; talvolta invece inizia a sentirsi trascurato dalla moglie e preferisce trovarsi qualche altro amabile diversivo ( <em>la partita a calcetto o il dopocena con gli amici è un classico</em>). Di qui scatta una molla che si ripercuoterà come un pugnale qualche decennio più tardi nella vita della coppia. Poi il piccolo inizia a parlare e diventa più semplice comunicare con lui: si spiega molto bene anche a forza di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">nghin-ghì e nghèn-ghè</em> che un genitore attento sa ben interpretare come richiesta di soddisfacimento di bisogni primari (<em>urge pannolino pulito, voglio il ciuccio , sono stanco, pappaaa</em>!), espressione di un complimento o di un modo scherzoso per attirare l’attenzione. Trascorso il periodo di iniziale accudimento, la mamma riprende a lavorare .Tragici sensi di colpa la attanagliano e sferrano un inevitabile primo taglio all’invisibile cordone ombelicale che la legano alla sua naturale appendice. Allora telefona spesso alla baby sitter per sapere come sta il bebè e gli parla per telefono, aggiorna di continuo i colleghi /e delle novità del baby prodigio quasi per non interrompere la sua naturale devozione e sentirlo lì con lei…ma soprattutto per esorcizzare il suo senso di colpa. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cerca </strong>di concentrarsi sul lavoro ma non aspetta altro che precipitarsi a casa, dopo aver fatto una gimkana tra i carrelli del supermercato. Si completa la metamorfosi: è divenuta una vera e Italica mammà, quella che detronizza il marito e al vertice delle priorità mette il figlio: Lui , la luce dei suoi occhi, l’eletto, il reuccio di casa, il più bello bravo, buono e speciale che possa esserci perché è così “et nunc et semper et in saecula saeculorum<em>”.</em> Nondimeno il papà è orgoglioso dell’erede, per aver assicurato discendenza alla sua famiglia, e ne è fiero perché è intelligente e forte come lui. Lo accontenta in tutto perché il bambino non deve subire le privazioni che ha patito lui da piccolo e diviene il più delle volte il suo compagno di giochi, abdicando al suo ruolo di educatore. Sembran trascorsi secoli dall’occhiata più che eloquente di mia madre che proclamava perentoriamente <em>“Stasera vi chiarite con vostro padre”</em> per interrompere lo snervante contenzioso in corso tra me e mio fratello maggiore cui , da buona sorellina “rompi…” tenevo testa per godere della stessa sua libertà in nome di un’antesignana par condicio. Nella trepida attesa di chiarirmi a quattr’occhi <em>col paterfamilias </em>mi placavo a lungo. Il più delle volte tutto si risolveva in un’ animata e dibattuta , spesso ironica e riconciliante tavola rotonda. </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 9pt 0cm; line-height: 18pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="color: #000000;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Intanto</strong> il bambino cresce, inizia a frequentare la scuola: si confronta in un contesto nuovo ,non esclusivamente ludico, e in una prima comunità allargata di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">pestiferi<em>.</em></em> Le maestre sono le <em>virago ,</em> quelle che impongono regole di convivenza tra coetanei, non sempre condivise dalla famiglia ignara del gene <em>l’unione fa la forza</em> e inizialmente incapace di capire la differenza che intercorre tra la scuola e casa propria popolata da uno o due o tre pargoli ( <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;">ma si ricrede dopo che i compagnetti di scuola hanno giocato a frisbee coi piattini di patatine e popcorn e letteralmente smontato pezzo per pezzo la casa durante quella che doveva essere un’allegra festa di compleanno</em></strong>) . Dopo massacranti saggi di danza e tornei di basket, lunghi anni di catechismo, festeggiamenti vari a cadenza fissa nei week-end, visite pediatriche e odontoiatriche , periodici richiami di vaccinazioni e pluricollezioni di figurine e pupazzetti, i bambini maturano e i genitori, si spera,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>arrivano al primo giro di boa…</span></span></span></p>
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