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	<title>SkipBlog &#187; elaborazione del lutto</title>
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		<title>A mio padre</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 02:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/02/20170113_124551.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2516" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2017/02/20170113_124551-1024x576.jpg" alt="20170113_124551" width="584" height="329" /></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“Se per dirlo basta il silenzio bisogna limitarsi a quel silenzio. Non aggiungere. Togli” e finora ho tolto parole, ma solo per iscritto perché in mente ne avevo tante e te le ho lette e raccontate tutte, come quando ti leggevo i miei post. Strano come non sia riuscita a scriverti nulla prima d’ora, sapessi quante volte in questi due anni mi sono seduta davanti a un foglio bianco e ho provato e riprovato invano. Eppure ne sentivo il bisogno, ma avevo troppa confusione, troppo<strong><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.skipblog.it/2013/07/18/la-nuotatrice/" target="_blank"> mare dentro</a>.</span></strong> Mi mancano le nostre chiacchierate, anche se a noi due bastava uno sguardo per capire a vicenda come stavamo. Avevamo un rapporto empatico da cui mamma si sentiva un po’ esclusa quando esclamava spazientita:  “Siete tali e quali, voi due!”,  arrendendosi di fronte alla nostra spiazzante testardaggine e ironia che ci rendeva complici.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo sfavillanti scontri adolescenziali, estenuanti confronti  più meditati dopo, ci siamo avvicinati e trovati in età adulta quando ho capito di più, imparando a rispettare anche i tuoi difetti e ad accettare  la sempre più emergente fragilità dei tuoi anni. Per me è stata dura quando si sono invertiti i ruoli e ti ho assistito, avrei dato chissà cosa per tornare indietro nel tempo, per essere la figlia di prima, quella che sapeva di trovare sempre una spalla forte e avere un punto di vista diverso che magari sul momento non accettavo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono stata fortunata ad averti come padre, nonostante i forzati periodi di separazione che in fondo ci hanno reso quel che siamo, con i nostri pregi e difetti, con quell’ingenuità che ci porta a vedere gli altri  e il mondo con i nostri occhi, rimanendone a volte delusi, consapevoli però che siamo troppo radicati e avvitati al nostro modo di essere. E in fondo, pa’, chissene…? Forse proprio questa nostra debolezza fa la differenza. “Se devi sbagliare, sbaglia con la tua testa” mi ripetevi quando pensavo di avere ragione nelle diatribe adolescenziali tra coetanei. </span><span style="color: #000000;">La tua ironia mi ha aiutato, e mi aiuta tuttora, a ridimensionare i piccoli drammi infantili, le delusioni sentimentali, le difficoltà del momento che oggi mi fanno sorridere, alla luce di quelle che abbiamo affrontato insieme senza sapere da che parte cominciare, quando<a href="http://www.skipblog.it/2013/07/24/grazie-di-cuore/" target="_blank"> l<strong><span style="color: #ff6600;">a vita ci ha messo alla prova</span> </strong></a>in tutta la  nostra impotenza. Tu avevi la fede che ti sorreggeva, io forse nemmeno più quella anche  se a volte mi sono scoperta a pregare, chi non lo so, davanti a una<strong><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.skipblog.it/2013/03/15/la-porta-rossa/" target="_blank"> porta rossa</a></span></strong> e nei corridoi di ospedali, forse il mio era solo un  soliloquio, o più semplicemente parlavo con un  padre immaginario perché in fondo si ha sempre bisogno di un padre che arresti la caduta del figlio, che ci lanci in alto nel futuro e poi ci afferri con braccia sicure per ricordarci che il futuro è comunque un’incognita, ma  ci incoraggi comunque a vivere il presente, ci orienti e sia più avanti di noi.</span></p>
<h4><span style="color: #000000;">Un maestro di vita, uno di quelli che compare quando meno te l’aspetti e poi ti tradisce scomparendo troppo presto nell’ aldilà, mi disse che se l’affetto della madre è gratuito, la stima del padre si conquista. Ed è così. Con te non è stato facile, però me lo hai detto spesso che credevi in me, ci tenevi a dirmelo negli ultimi tempi  e me lo hai scritto in quella lettera che mi hai lasciato affidandomi il tuo ruolo, di cui non so se sarò mai all’altezza. Sei stato lungimirante, papà, in tante cose. La tua intelligenza andava oltre e la dissimulavi bene con l’umiltà delle persone speciali, forti del loro essere e nell’esempio. Non amavi apparire, eri schivo di parole inutili, parlavi in modo diretto e semplice senza mai trascendere, e sapevi tacere riuscendo a farci arrivare a quella che consideravamo potesse essere la soluzione migliore, anche se dal tuo sguardo capivo che dentro soffrivi per troppo affetto, che per te sarebbe stato più facile  intervenire e liberarci dai dubbi, dagli errori e dai timori. Hai sempre incoraggiato noi figli, hai lasciato che sbagliassimo, vigilando che fossero esperienze con possibilità di ritorno.</span></h4>
<p><span style="color: #000000;">Ho imparato quando ti organizzasti il funerale prima dell’intervento, a nostra insaputa, pur di non lasciare nulla in sospeso, facendo sorridere l’impresario delle pompe funebri. Riuscivamo anche a riderne di gusto, prendendoci in giro per la mania di fare tutto e subito, di essere puntuali, portarci avanti di circa dieci anni anche sulla nera Signora, di esorcizzare le paure.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ho imparato dalla tua <strong><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="http://www.skipblog.it/2013/03/18/la-valigia/" target="_blank">valigia</a> </span></strong>di cartone, che sta ancora a casa, dalle partenze attese e ritorni, da quelle lontananze che aiutano a leggersi dentro anche quella volta che andasti via per non abbassare ingiustamente  la testa in  controversie di lavoro. Scegliesti la lontananza ma poi mettesti da parte l’orgoglio per privilegiare gli affetti. Dopo tanti anni, quando temesti di lasciare tutto per sempre, hai cercato più volte di giustificarti. Ti ho risparmiato le parole. Non dovevi  scusarti. Ho apprezzato quel tuo gesto, anche se allora lo interpretai con i moti del cuore in quanto ignara delle vere ragioni che mi furono spiegate anni dopo. Quella valigia esprimeva il tentativo di affermazione della tua dignità di persona oltre che di lavoratore, con un atto di rivolta soffocato poi dal ruolo di padre. A volte però si è più grandi nel sottomettersi mantenendo le distanze e assumendosi altre responsabilità, che nel mettere alle strette scappando.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Ho imparato da quella volta che, già ottantenne, corresti in casa a prendere il portafogli e ti precipitasti in strada per aiutare un uomo  che aveva detto di avere fame e tornasti dicendo “ Io me  la ricordo la fame. Ricordati di non negare mai nulla a chi ha fame”. Non ti avevo mai visto piangere così tanto, papà. O quella volta che aiutasti economicamente  un uomo anziano, conosciuto da poco, che rischiava lo sfratto. Lo accogliesti più volte a pranzo e gli  pagasti gli affitti arretrati “Fa’ il bene e scordatelo, ma ricordati il male che fai” mi dicesti sorridendo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">Due anni fa alle nove di sera, mentre scendevo le scale di casa tua per tornare alla mia, gridasti dal tuo letto con quanto fiato avevi “Ciao, Maria!”. Da giorni non avevi nemmeno più la forza di aprire la bocca. Capii che era arrivato il momento e cercai di ricacciare indietro  le lacrime davanti a mamma. Qualche ora dopo, il 1° febbraio te ne andasti nel sonno. Fu una liberazione, per te innanzitutto. Non meritavi quell’agonia, che accettasti con rassegnazione e che mi ha cambiata, legandomi ancor più a te, che mi ha indotto a ripensare ancor più alle priorità della vita  e ad apprezzare la quotidianità delle piccole cose.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Ogni tanto rileggo  <strong><a href="http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-25705" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">quei versi</span> </a></strong> che ho fatto scrivere sulla tua figurella, di fatto è così: in fondo sei nascosto nell’ altra stanza, io son sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora, la nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c&#8217;è una continuità che non si spezza. Perché dovresti essere fuori dai miei pensieri e dalla mia mente, solo perché sei fuori dalla mia vista? Non sei lontano, papà, sei sempre con me, forse oggi ancor più di ieri. Lo sei anche nei miei figli che continuano a parlare di te con affetto. Grazie per quel che hai saputo costruire in me e in loro. Grazie per averci voluto bene. Non smetterò di ascoltarti e di andare avanti come mi hai insegnato e come posso, con tutti i miei limiti.Finalmente sono riuscita a scriverti, scusami se ci ho messo un po&#8217; di tempo, dovevo farlo per te, e anche per me. Per noi due.  </span></p>
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