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	<title>SkipBlog &#187; Mario Stefanile</title>
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		<title>La minestra maritata  o pignato grasso.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 07:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[usi e costumi]]></category>
		<category><![CDATA[Breviario della cucina napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Stefanile]]></category>
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		<category><![CDATA[piatti tipici]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizioni gastronomiche]]></category>

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		<description><![CDATA[La minestra maritata è un antico piatto napoletano che di solito si preparava  per il  pranzo di Natale e di Santo Stefano, ma anche di Capodanno e Pasqua. La ricetta ha subito variazioni nel tempo anche perché alcuni ingredienti sono &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2012/12/30/la-minestra-maritata-o-pignato-grasso/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">La minestra maritata è un antico piatto napoletano che di solito si preparava  per il  pranzo di Natale e di Santo Stefano, ma anche di Capodanno e Pasqua. La ricetta ha subito variazioni nel tempo anche perché alcuni ingredienti sono limitatamente  reperibili o utilizzati .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ecco cosa ho scoperto nel “Breviario della cucina napoletana” di Mario Stefanile,  un libretto che raccoglie curiosità e divagazioni letterarie  su alcuni piatti tipici di Napoli e dintorni. Già il nome è tutto un programma: un breviario, che mi ricorda brevi lezioni  sulle sacre tradizioni gastronomiche,  tramandate di generazione in generazione e distribuite, mese per mese, in occasione delle  festività e delle celebrazioni dei santi. Sì perché  a Napoli ogni occasione, sacra e profana, è buona per gustare un piatto o un dolce tipico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">La minestra maritata “ è  stata per secoli la pietanza di gala della cucina napoletana, adesso è l’insegna di un Ordine gastronomico che tenta di rinverdirne la fama, almeno presso le generazioni più giovani, meno attente alle patrie glorie.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Venne a Napoli forse con la dominazione spagnola (una variante della “olla podrida” spagnolesca) e vi restò a trionfare almeno fino ai primi decenni del Novecento, in città e in campagna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Fatta di cicoriette gentili, di verze, di cavoli cappucci e di altri ortaggi tipici della campagna napoletana; messa a cuocere in un brodo lento, ottenuto dalla carne da lesso, con cotenne di maiale e guance e orecchie e muso del medesimo animale e, come se non bastasse ancora, con salsicce di terza qualità, povere residue salsicce ottenute dalla lavorazione dei suini e perfino l’osso spolpatissimo di un prosciutto, tutto insieme in un grande e capace paiolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure alla fine, fra tanti grassi un che di finissimo, di vellutato , di gentile, di decantato: e quelle verdure e quegli ortaggi e quelle carni varie tutte a fare non già, come pure si sospetterebbe, un intruglio immangiabile ma una pietanza di una sua classe robusta ma non grossolana, schietta ma non sguaiata, ricca senza tracotanza: una minestra davvero ben maritata che fu l’orgoglio delle vecchie massaie e che ancora oggi fa cimentare qualche nostalgica signora in una preparazione che richiede oltre tutto un gran mucchio di tempo, oltre che di pazienza, moneta fuori corso per le frettolose cuciniere di oggi.”</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi reputo una frettolosa cuciniera , ggiovane così così, forse anche poco attenta alle patrie glorie, ma sicuramente non vecchia massaia , per cui non sono dedita alla preparazione di questo piatto, ma ho aiutato una zia, ben zavorrata alle antiche tradizioni, a prepararlo. Innanzitutto  lo consiglio quando si hanno tanti commensali, perché vi assicuro che alla fine si ottiene un pentolone di minestra maritata che può bastare fino a Pasqua.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><strong style="color: #ff6600;">Ingredienti.</strong></p>
<p><span style="color: #000000;">Le quantità sono a piacere. I pezzi di carne, perlopiù di maiale, sono a vostro gusto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Io suggerisco 3 kg di verdure a foglie tra bietole, cicoria, un po’ di  verza, piccole scarole, broccoletti, <strong><span style="color: #993300;"><a title="torzella in agricoltura.regione.campania.it" href="http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/tradizionali/torzella.html"><span style="color: #993300;">torzelle</span></a></span></strong> ( se le trovate), un po’ di borragine o catalogna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 carote</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 patate</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 cipolla</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 costa di sedano</span></p>
<p><span style="color: #000000;">2-3 costine di maiale</span></p>
<p><span style="color: #000000;">uno zampino di maiale</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un osso di prosciutto</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un po’ di salsiccia</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un pezzo di bollito o mezza gallina</span></p>
<p><span style="color: #000000;">sale q.b.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un peperoncino</span></p>
<p><span style="color: #000000;">un po’ di pecorino o parmigiano grattugiato</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><strong style="color: #ff6600;">Preparazione.</strong></p>
<p><span style="color: #000000;">La minestra maritata si prepara con 6-7 tipi di verdure  a foglie (bietole, cicoria, verza, borragine o catalogna, <strong><em>scarulelle</em></strong>, torzelle o broccoletti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il giorno prima si prepara  un brodo con le carni elencate sopra, due carote, due patate  una cipolla e una costa di sedano.</span><span style="color: #000000;"> Si lascia bollire il tutto in un litro e mezzo di acqua a fuoco lento per circa due ore, si tolgono prima  la schiuma che si forma in superficie, e infine gli odori (carote, patate, cipolla e sedano), a cottura ultimata delle carni.</span><span style="color: #000000;"> Si sgrassa il brodo freddo, togliendo con un cucchiaio il grasso che si è addensato, si estraggono le carni che si mettono da  parte in un piatto, e si continua a filtrare il brodo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">In pentole diverse, perché è diverso il tempo di cottura, si dà un bollo a ogni verdura in acqua salata.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si porta di nuovo a ebollizione il brodo con la carne, si regola di sale e, una volta scolate ben bene tutte le verdure, si calano nel brodo aggiungendo un peperoncino piccante.</span><span style="color: #000000;">Si lascia cuocere per un quarto d’ora a  fuoco basso, per amalgamare i sapori, e si lascia riposare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La minestra va servita  con un pezzetto di carne per ogni commensale e un po’ di parmigiano o pecorino grattugiato.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">A pensarci bene “Breviario della cucina napoletana” potrebbe anche indicare una raccolta di salmi e orazioni da recitare con devozione a Santa Pazienza, mentre si spignatta, per invocare  la buona riuscita della minestra maritata  <img src="http://www.skipblog.it/wp-includes/images/smilies/simple-smile.png" alt=":)" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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