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	<title>SkipBlog &#187; maschere</title>
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		<title>Il  Carnevale a Napoli ovvero come le allegre usanze dai salotti sconfinarono nelle piazze.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 06:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina e dintorni]]></category>
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		<description><![CDATA[La festa di Carnevale ha radici molto antiche, che si diramano un po’ ovunque, sia in Italia che all’estero. A Napoli il 17 gennaio segnava l’ingresso del Carnevale e, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, si dava fuoco- pratica &#8230; <a href="http://www.skipblog.it/2013/02/02/il-carnevale-a-napoli-ovvero-come-le-allegre-usanze-dai-salotti-sconfinarono-nelle-piazze/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carnevale-a-napoli-alessandro-danna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-431" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carnevale-a-napoli-alessandro-danna.jpg" alt="" width="1531" height="989" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">La festa di Carnevale ha radici molto antiche, che si diramano un po’ ovunque, sia in Italia che all’estero.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A Napoli il 17 gennaio segnava l’ingresso del Carnevale e, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, si dava fuoco- pratica molto diffusa- a cataste di roba vecchia ( i cippi).Al più comune Carnevale, immaginato come un personaggio grasso e dedito a grandi abbuffate , si affiancava la “ Vecchia ‘o Carnevale”, dalle giovani e prorompenti curve, che trasportava a cavalcioni o sulla gobba un piccolo Pulcinella.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Giovan Battista del Tufo racconta le tradizioni carnevalesche di Napoli in “Ritratto o modello delle grandezze, delle letizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli”. All’epoca degli aragonesi il Carnevale era sontuosamente festeggiato dai nobili che ambivano gareggiare in tornei e giostre e partecipare a  grandiosi ricevimenti, indossando sfarzosi costumi e fulgide armature. Nel XVI secolo il gaudente popolo partenopeo si appropriò di questa festa, inscenando sguaiati canti e rappresentazioni in maschera lungo Via Toledo e nel Largo di Palazzo (l’attuale piazza Plebiscito). La festa, sovvenzionata dai nobili che vi si intrufolavano volentieri, era organizzata dalle Corporazioni delle Arti e mestieri. Ben presto l’allegra usanza di mascherarsi  scavalcò barriere sociali e sconfinò nelle strade e nelle piazze. Memorabile fu la mascherata promossa dal principe di Tarsia che per le vie della città fece sfilare accanto ai paggi, riccamente vestiti, la corporazione dei pescivendoli ornati di gioielli, prestati dagli orefici in cambio di pesce fresco.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel 1656 si allestirono carri allegorici, addobbati anche con prodotti mangerecci. Usanza molto gradita che si perpetrò negli anni successivi, grazie alla generosità del re e delle Corporazioni. I carri – cuccagna, che accompagnavano le cavalcate e le quadriglie dei baroni, dei cavalieri e delle Corporazioni delle Arti, venivano poi presi d’assalto dal sempre affamato popolo napoletano. Le maschere al seguito dei carri si esibivano in cartelli carnevaleschi propri, cioè canzoni dialettali scritte su pezzi di carta o di stoffa che scherzosamente decantavano le attività e i  prodotti delle corporazioni e infine venivano lanciati al pubblico e al re.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-432" style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;" title="carnevale" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carnevale-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></span></p>
<div><span style="color: #000000;">Poiché a volte il saccheggio dei carri provocò gravissimi incidenti, nel 1746  re Carlo di Borbone stabilì che i carri –cuccagna, invece di attraversare la città, fossero allestiti nel largo di Palazzo e fossero presidiati da truppe armate fino all’inizio dei  festeggiamenti.  I carri furono poi sostituiti da  più stanziali  cuccagne, allestite in sei giorni da una schiera di architetti e artigiani e, addobbate con caciocavalli, prosciutti, pollastri, capretti, quarti di bue, agnelli e vino, venivano poi offerte alla plebe durante le quattro domeniche di Carnevale. Dopo pochi minuti dallo sparo del cannone che dava il via all’arrembaggio, delle cuccagne ovviamente non rimaneva nulla.</span><span style="color: #000000;"> Nel 1764 ci fu una grave carestia , e la cuccagna fu una tentazione troppo forte per il deperito popolo che quindi assalì i soldati e portò via ogni cosa prima dell’inizio dei festeggiamenti. Si rese necessario l’intervento della cavalleria  per riportare l’ordine dopo un inevitabile spargimento di sangue. Così la cuccagna fu sospesa fino al 1773; l’ultima festa si ebbe nel 1778  con saccheggi e tumulti a volte qualche ora, a volte giorni prima dell’inizio. L’anno dopo la Gazzetta Universale annunciò che l’eletto del popolo D. Ferdinando Lignola aveva deciso di abolire questa forma di divertimento rivelatasi troppo pericolosa. Il re pensò bene di devolvere per il matrimonio di  venti povere ragazze la somma destinata al Carnevale.</span></p>
<div>
<p><span style="color: #000000;">  Al tempo dei Borboni la festa era annunciata al popolo con il prolungato suono di grosse conchiglie, dette tofe. E via per le strade si riversavano festosi e baldanzosi cortei che danzavano al ritmo di strani e rumorosi strumenti  detti  ‘o putipù,  ‘o triccaballacche e  ‘o scetavaiasse ( quest’ultimo- come dice il nome-poteva addirittura svegliare le volgari vaiasse, che pare sprofondassero in un sonno ristoratore dopo estenuanti fatiche).Una folla chiassosa di uomini,donne e scugnizzi invadeva ogni luogo, circondava le carrozze e ossequiava con coriandoli e uova piene di farina  i malcapitati nobili o abati. Gli aristocratici quindi si limitavano a lanciare coriandoli e fiori da balconi addobbati a festa. I signori preferivano festeggiare partecipando al ballo e al pranzo nel teatro San Carlo, che veniva trasformato per l’occasione . In verità alcune dame e cavalieri approfittavano del Carnevale per travestirsi e mescolarsi al popolo e poter  compiere, indisturbati, lascive trasgressioni.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/cavalcata-degli-struzzi-a-Carnevale.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-full wp-image-433" title="cavalcata degli struzzi a Carnevale" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/cavalcata-degli-struzzi-a-Carnevale.jpg" alt="" width="417" height="326" /></span></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nell’800 l’allegra fantasia carnevalesca straripò in idee e costruzio</span>ni originali. <span style="color: #000000;">Basti ricordare  l’insolita e divertente cavalcata di struzzi, che annunciavano il passaggio dei carri allegorici in Via Toledo, oppure i carri con  il cavallo impennato, simbolo della città, con l’immancabile e sorridente popolana al balcone, o la cornucopia dell’Abbondanza o  la seducente sirena Partenope.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pian piano i festeggiamenti del Carnevale si ridussero a feste rionali. Su un carro <a href="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carro-della-sirena-napoli-carnevale-18761.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-435" title="carro della sirena- napoli  carnevale 1876" src="http://www.skipblog.it/wp-content/uploads/2013/01/carro-della-sirena-napoli-carnevale-18761-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></span></a>troneggiava un  grasso Carnevale , ornato di provoloni, salsicce e prosciutti . Al seguito sfilavano donne in lacrime per il suo cattivo stato di salute, che recitavano le infelici diagnosi dei medici dei tre rioni più popolari di Napoli ( il Mercato, il Pendino e il Porto)  alle quali si  contrapponevano un generale e buon augurio di lunga vita.</span></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000;">E vui ca l’avite visto st’anno/ </span></p>
<p><span style="color: #000000;">lu puzzate vede’a ca a cient’anne</span></p></blockquote>
<p><span style="color: #000000;">(e voi che l’avete visto quest’anno, possiate vedere da qui  a cent’anni).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Interveniva quindi O’ mast’ e festa ( il maestro della festa) che girovagava per le botteghe per  fare la questua in nome del Carnevale e  racimolare qualcosa come rimborso delle spese sostenute.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> Ormai  del Carnevale è rimasto ben poco, se non le mascherate perlopiù dei bambini, e qualche piatto tipico, come la lasagna e la <span style="color: #800000;"><strong><a title="pizza di Carnevale in skipblog.it" href="http://www.skipblog.it/?p=424"><span style="color: #800000;">pizza di Carnevale</span></a></strong></span>. Il sanguinaccio, gustosa crema di cioccolata fatta – ahimè- col sangue di maiale,  è stato vietato da recenti norme sanitarie e sostituito </span><span style="color: #000000;">dal più comune cacao.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
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